{"id":26174,"date":"2020-06-27T11:43:00","date_gmt":"2020-06-27T11:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/27\/lessenziale-e-invisibile-indicibile-ineffabile\/"},"modified":"2020-06-27T11:43:00","modified_gmt":"2020-06-27T11:43:00","slug":"lessenziale-e-invisibile-indicibile-ineffabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/27\/lessenziale-e-invisibile-indicibile-ineffabile\/","title":{"rendered":"L&#8217;essenziale \u00e8 invisibile, indicibile, ineffabile"},"content":{"rendered":"<p>La nostra vita di figli della civilt\u00e0 moderna \u00e8 piena di cose superflue, di abitudini superflue e di obiettivi sbagliati e fuorvianti. Ma che cosa \u00e8 essenziale? E perch\u00e9, una volta che lo si \u00e8 riconosciuto, diventa importantissimo puntare verso di esso? Sappiamo tante cose, o almeno crediamo di saperle; di certo vengono stipate nella nostra mente molte nozioni, e parecchie altre ci entrano quasi da sole, veicolate dalla tecnologia informatica, oltre che dalla televisione e dai giornali; ci manca, per\u00f2, la conoscenza dell&#8217;essenziale. E non solo la conoscenza: ci manca la <em>coscienza<\/em> dell&#8217;essenziale; vale a dire che viviamo senza renderci conto di cosa \u00e8 essenziale e di cosa non lo \u00e8, e quindi sprofondati nella pi\u00f9 competa confusione. Siamo simili a dei mercanti di pietre preziose tanto sciocchi quanto incompetenti: poich\u00e9 non le sappiamo riconoscere, raccogliamo tutto, immagazziniamo tutto, dedichiamo il nostro tempo e le nostre energie a fare scorta di tutto quel che potrebbe avere un valore, ma si tratta perlopi\u00f9 di pietre false, di autentiche patacche; forse, nel mucchio, c&#8217;\u00e8 anche qualche autentica pietra preziosa, per\u00f2 sommersa da quintali di merce inutile, e quindi \u00e8 passata del tutto inosservata. Cos\u00ec facciamo noi: corriamo dietro a cose senza valore, ci affanniamo a collezionare cose inutili, false, e intanto i nostri giorni corrono via e noi siamo sempre immersi nel buio dell&#8217;ignoranza.<\/p>\n<p>L&#8217;essenziale, infatti, \u00e8 invisibile agli occhi del corpo: non lo si pu\u00f2 vedere, non lo si pu\u00f2 raffigurare, non lo si pu\u00f2 descrivere. Questa \u00e8 la grandezza e la miseria dell&#8217;arte: essa tenta di mostrarci l&#8217;essenziale, ma quel che si pu\u00f2 mostrare non \u00e8 mai l&#8217;essenziale, al massimo \u00e8 una sua discreta imitazione. \u00c8 grande l&#8217;artista che ci fa coscienti di questa mancanza, di questa nostalgia; e che attraverso le cose concrete, le linee, le forme, i colori, ci punge il cuore con il desiderio struggente di quel che non ha potuto mostrarci, ma a cui ha potuto solamente alludere. Una scultura, un quadro, un edificio architettonicamente perfetto, ci indicano la strada da percorrere: sono come il dito che indica la luna; non bisogna scambiarli per l&#8217;oggetto di cui siamo alla ricerca. La musica, fra tutte le arti, occupa il posto pi\u00f9 alto e pi\u00f9 perfetto: non si serve di segni materiali, ma di onde acustiche, di pure melodie, incorporee, senza spessore, senza colore, senza odore: \u00e8 sorella gemella della matematica, e come la matematica ci fa misurare la sublime perfezione cui pu\u00f2 giungere l&#8217;anima umana nel suo slancio verso Dio. <em>L&#8217;arte della fuga di Bach<\/em>, per esempio, ci mostra il limite estremo a cui pu\u00f2 arrivare lo sforzo umano di spingersi verso l&#8217;essenziale: e in quello sforzo, che \u00e8 tanto pi\u00f9 perfetto quanto meno ha l&#8217;apparenza di uno sforzo, risiede il suo valore immenso: non per quello che dice, bens\u00ec, paradossalmente, per quello che <em>non<\/em> pu\u00f2 arrivare a dire, perch\u00e9 nessun mezzo umano pu\u00f2 darci anche solo una vaga idea dell&#8217;assoluto. Ora, l&#8217;essenziale \u00e8 appunto l&#8217;assoluto: quando si sono tolte e lasciate cadere, come inutili veli, tutte le cose superflue, ci\u00f2 che resta \u00e8 l&#8217;essenziale, e l&#8217;essenziale \u00e8 l&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>La stessa funzione \u00e8 svolta dalla filosofia, e anch&#8217;essa soffre, nel proprio ambito, dello stesso limite intrinseco. C&#8217;\u00e8 una buona filosofia e una cattiva filosofia: buona \u00e8 quella che punta all&#8217;essenziale, secondo le leggi della ragione naturale e in sostanziale accordo con il senso comune, o almeno non in aperto contrasto con esso; cattiva \u00e8 quella che vuole imporre una visione del mondo che contrasta col principio di realt\u00e0 e che vorrebbe ingabbiare l&#8217;uomo in una prigione vera e propria, qualunque sia il nome che si decida di darle, la prigione dell&#8217;immanenza. Immanenza e assoluto sono inconciliabili: finch\u00e9 si rimane sul terreno dell&#8217;immanenza, non si giunger\u00e0 mai neppure a intravedere un raggio di luce dell&#8217;assoluto. Ne deriva che la cattiva filosofia \u00e8 superflua, e solo la buona filosofia \u00e8 capace di introdurci alla conoscenza dell&#8217;essenziale. Essa, per\u00f2, non \u00e8 ancora l&#8217;essenziale; come nel caso della vera arte, la vera filosofia ci pu\u00f2 indicare la strada, ma non ci pu\u00f2 condurre, da s\u00e9 sola, fino alla meta. La meta \u00e8 l&#8217;assoluto, e l&#8217;assoluto trascende le possibilit\u00e0 della ragione umana, cos\u00ec come trascende le possibilit\u00e0 dell&#8217;umana espressione. Il filosofo non pu\u00f2 dire cosa \u00e8 essenziale, pu\u00f2 solo alludervi, come il vero artista pu\u00f2 metterci nel cuore il pungolo della nostalgia, ma non pu\u00f2 mostrarci direttamente ci\u00f2 che \u00e8 essenziale. Ci\u00f2 che \u00e8 essenziale non si pu\u00f2 rappresentare visibilmente e neppure lo si pu\u00f2 spiegare, sino alla causa prima, con lo strumento della ragione naturale. Lo si pu\u00f2 solo sperimentare, come fa il mistico, il quale non ha bisogno di rappresentarlo, n\u00e9 di spiegarlo, per il semplice fatto che lo vive e lo vive con piena consapevolezza, sia pure in alcuni momenti privilegiati, nei quali ha la beatitudine di proiettarsi fuori dalle catene dello spazio e del tempo.<\/p>\n<p>Quando diciamo che l&#8217;arte e la filosofia, ciascuna per le sue vie, ci mettono in cuore la nostalgia dell&#8217;essenziale, non intendiamo affatto dire che la inventano. La nostalgia c&#8217;\u00e8 gi\u00e0, perch\u00e9 fa parte del nostro statuto ontologico; ma pu\u00f2 succedere, e di fatto accade alla maggior parte degli esseri umani, che se ne smarrisca la coscienza. E cos\u00ec come all&#8217;anziano pu\u00f2 accadere di essere disidratato, ma di non avvertire lo stimolo della sete, cos\u00ec a molti uomini adulti accade di non avvertire la nostalgia dell&#8217;essenziale, bench\u00e9 da bambini ne avessero l&#8217;immediata percezione: la percezione, si badi, e non la consapevolezza, che \u00e8 cosa assai diversa. La consapevolezza \u00e8 il frutto di una riflessione e perci\u00f2 di una conquista dello spirito; ma quale conquista potr\u00e0 mai fare l&#8217;anima nel contesto del mondo moderno, basato sulle apparenze e sul superfluo, e metodicamente impegnato a smarrire e far smarrire il senso di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale? In fondo, il paradigma della modernit\u00e0 nasce e si afferma per questo scopo, con questo preciso obiettivo: far dimenticare agli uomini la coscienza dell&#8217;assoluto; tenerli lontani dall&#8217;essenziale, cos\u00ec come il cane idrofobo si tiene lontano dall&#8217;acqua, bench\u00e9 sia divorato da una sete atroce. E tale \u00e8, a proposito di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e di ci\u00f2 che \u00e8 secondario, l&#8217;essenza diabolica della civilt\u00e0 moderna: un deliberato progetto di oblio dell&#8217;essere e di sacralizzazione dell&#8217;effimero, del superfluo, dell&#8217;impermanente, allo scopo deliberato di allontanare quanto pi\u00f9 possibile gli uomini da Dio. Arte e filosofia, quando sono vere, aiutano l&#8217;uomo a riscoprire, in se stesso, quel bisogno e quella nostalgia; a divenire consapevole che non si pu\u00f2 vivere dell&#8217;effimero e del transeunte, perch\u00e9 la vita \u00e8 una cosa terribilmente seria, e la seriet\u00e0 ha bisogno di appagarsi con ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e non con ci\u00f2 che \u00e8 fronzolo o, peggio, inganno e trabocchetto. Tutto il mondo moderno \u00e8 un gigantesco inganno e un unico trabocchetto per condurre gli uomini fuori dalla retta via, per farli smarrire nella foresta dell&#8217;errore e dell&#8217;illusione, e per spingerli verso l&#8217;angoscia, la disperazione e la morte. Angoscia, disperazione e morte sono, infatti, l&#8217;inevitabile approdo di un&#8217;anima che non trovi risposta alla domanda di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, e che si veda privata, quando non anche sbeffeggiata e derisa, nel suo bisogno di assoluto. Infatti il bisogno di assoluto non \u00e8 un qualcosa di cui si possa anche fare a meno; \u00e8, al contrario, un elemento costitutivo della struttura ontologica dell&#8217;essere umano. Se egli viene costretto a farne mano, se quel bisogno in lui viene amputato, per cos\u00ec dire, nelle profondit\u00e0 dell&#8217;anima sua, senza aver potuto esprimersi, n\u00e9 trovare un riconoscimento, sia pure parziale, al suo diritto d&#8217;esistere, l&#8217;uomo impazzisce.<\/p>\n<p>La vera arte e la sana filosofia, dunque, possono indicare la via, ma non condurre alla meta: l&#8217;una perch\u00e9 non pu\u00f2 mostrare adeguatamente ci\u00f2 che \u00e8 invisibile, l&#8217;altra perch\u00e9 non pu\u00f2 spiegare sino in fondo ci\u00f2 che \u00e8 inesprimibile. Chi dunque potr\u00e0 condurre l&#8217;uomo fino all&#8217;essenziale: forse la religione? Non del tutto, nemmeno essa; anche la religione deve fermarsi sulla soglia. La religione insegna la dottrina, spiega la Rivelazione, predispone e conduce le anime a farsi seguaci del Buon Pastore; neppure in essa, per\u00f2, si trovano le massime risposte; nemmeno in essa l&#8217;anima si appaga completamente, ma piuttosto si deve accontentare di una primizia, di una caparra della Verit\u00e0 ultima, del pieno possesso dell&#8217;assoluto. Per fare un altro tratto di strada in direzione dell&#8217;essenziale \u00e8 necessaria la fede: la fede che \u00e8 simile al bastone del pellegrino e che aiuta ciascun essere umano, indipendentemente dai suoi trascorsi, dal suo sapere, dalla sua intelligenza, a giungere ancor pi\u00f9 vicino alla meta finale. Naturalmente, la fede non pu\u00f2 essere una fede qualunque, rivolta verso un oggetto qualsiasi; deve essere la fede nel Vero, e quindi presuppone la religione: non una religione qualunque, non il culto di Pachamama o quello del Diavolo, ma la fede nel solo Dio vero, quella in Colui che venne ad insegnare l&#8217;amore, e che di s\u00e9 stesso disse; <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita; chi ha visto me, ha visto il Padre.<\/em> Cos\u00ec, la fede senza la vera religione diventa superstizione, ma anche la vera religione senza la fede diventa falsit\u00e0 e ipocrisia. L&#8217;uomo, per giungere all&#8217;essenziale, ha bisogno di entrambe: come quel pellegrino russo che partiva alla riscoperta dell&#8217;essenziale, con un fagottino contenente solo pochi effetti personali e una <em>Bibbia<\/em> da leggere e meditare ogni giorno, affidandosi per tutto il resto alla generosit\u00e0 del prossimo e alla sollecitudine sapiente della divina Provvidenza. L&#8217;essenziale, per l&#8217;uomo, \u00e8 Mistero: egli non pu\u00f2 arrivarci da solo, con le sue forze. Al centro della Rivelazione cristiana ci sono due misteri abissali: quello dell&#8217;Unit\u00e0 e Trinit\u00e0 di Dio, e quello dell&#8217;Incarnazione, Morte e Resurrezione del Figlio. Li si pu\u00f2 accettare per fede, non spiegare con la ragione.<\/p>\n<p>L&#8217;essenziale non \u00e8 solamente invisibile e indicibile, \u00e8 anche <em>ineffabile<\/em>, nel senso che non pu\u00f2 essere detto perch\u00e9 non <em>deve<\/em> essere detto, in quanto \u00e8 il Sacro per eccellenza, cos\u00ec come lo era il nome di Dio per il popolo ebreo. Chi infatti pu\u00f2 presumere di dire con parole umane ci\u00f2 che non appartiene al mono delle parole, perch\u00e9 \u00e8 la Parola stessa, il Verbo, nel senso giovanneo del termine: <em>in principio era il Verbo; e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio<\/em>? Ammettiamo, per pura ipotesi, che esistano le parole per esprimere l&#8217;assoluto: in tal caso nemmeno quelle parole sarebbero adeguate, neppure esse sarebbero sufficienti a darne una nozione veritiera, perch\u00e9, nell&#8217;atto di dirle, esse risuonerebbero cos\u00ec come risuonano tutte le parole dell&#8217;uomo, all&#8217;interno di un universo mentale e concettuale puramente umano, e quindi tradirebbero automaticamente la finalit\u00e0 di esprimere l&#8217;inesprimibile. Questo \u00e8 un concetto che l&#8217;uomo moderno ha pressoch\u00e9 dimenticato, perch\u00e9 lo ha letteralmente cancellato e rimosso dal proprio orizzonte coscienziale: abbagliato dai successi spettacolari, ma esteriori (nel senso che non mutano in nulla la sua natura profonda) della sua ragione strumentale e calcolante, si \u00e8 persuaso che qualunque formula pu\u00f2 essere espressa in termini logico-matematici, dalla natura dell&#8217;energia all&#8217;origine dell&#8217;universo. Tuttavia l&#8217;essenziale supremo, l&#8217;assoluto, non pu\u00f2 essere tradotto in formule, per la stessa ragione che rende impossibile trasferire l&#8217;acqua del mare in una buca scavata sulla spiaggia: il contenitore non pu\u00f2 accogliere ci\u00f2 che lo supera incommensurabilmente sia per natura che per estensione, ma soltanto ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 piccolo di lui, e che appartiene alla sua stessa natura. Pertanto l&#8217;essenziale \u00e8 inesprimibile perch\u00e9 le parole umane fanno parte della realt\u00e0 che pu\u00f2 essere espressa; mentre di fronte alla realt\u00e0 che non appartiene ala dimensione dell&#8217;immanenza, il solo atteggiamento possibile \u00e8 quello dell&#8217;umilt\u00e0 e della riverenza di fronte al Mistero. L&#8217;uomo potrebbe esprimere l&#8217;essenziale solo alla condizione di avere interamente trasceso la propria natura umana: ma allora l&#8217;uomo non sarebbe pi\u00f9 solamente uomo, sarebbe puro spirito. L&#8217;uomo, al contrario, nella sua vita terrena, non \u00e8 un puro spirito, ma \u00e8 unione di anima e di corpo: pertanto \u00e8 un essere anfibio, che partecipa sia alla dimensione carnale, sia alla dimensione spirituale. Per il primo aspetto, egli \u00e8 una creatura di questo mondo, legata alla terra e immersa nell&#8217;immanenza, con tutte le sue paure e le sue brame; per il secondo, \u00e8 proiettato un poco oltre se stesso, oltre i suoi bisogni e i suoi limiti corporali, perch\u00e9 gli arde nel cuore una bruciante nostalgia dell&#8217;assoluto. In questo senso la ricerca dell&#8217;essenziale \u00e8 per lui l&#8217;equivalente di ci\u00f2 che \u00e8 il cammino verso l&#8217;uscita della caverna di Platone, per lo schiavo imprigionato nelle buie profondit\u00e0 della terra. Uscire dalla caverna significa scoprire il cielo azzurro e la dimensione vera del reale; restare nella caverna significa permanere nell&#8217;ignoranza e nell&#8217;errore. Chi ha scelto di essere e di restare solo e unicamente un figlio di questo mondo, ha per ci\u00f2 stesso scelto anche di vivere per sempre brancolando fra illusioni e miraggi; ma chi sceglie di sviluppare la sua parte spirituale, aprendosi alla Verit\u00e0 trascendente, non \u00e8 pi\u00f9 un figlio di questo mondo di tenebre, bens\u00ec un figlio della luce, perch\u00e9 la Verit\u00e0 \u00e8 come un fiume di luce che rischiara le tenebre. Non \u00e8 tuttavia sufficiente la nostalgia della Verit\u00e0; \u00e8 necessario anche riconoscere la propria piccolezza e finitezza, e supplicare l&#8217;aiuto di Colui che \u00e8 Verit\u00e0, e senza il cui Spirito nessuno pu\u00f2 anche solo avvicinarsi ad essa. Non \u00e8 l&#8217;uomo che conquista la Verit\u00e0, ma la Verit\u00e0 che conquista l&#8217;uomo, allorch\u00e9 questi si pone nella giusta relazione con Dio, aprendosi al suo mistero e lasciandosi illuminare dalla sua luce. E per farlo deve anche prendere sulle spalle la propria croce, come il Figlio ha fatto con Se stesso, in piena obbedienza al Padre. Poich\u00e9 il servo non \u00e8 superiore al padrone, e l&#8217;uomo non pu\u00f2 evitare a s\u00e9 quello che neppure Dio si \u00e8 risparmiato, per amor suo (<em>Gv.<\/em> 16,33): <em>Vi ho detto queste cose perch\u00e9 abbiate pace in me. Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia perch\u00e9 io ho vinto il mondo!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nostra vita di figli della civilt\u00e0 moderna \u00e8 piena di cose superflue, di abitudini superflue e di obiettivi sbagliati e fuorvianti. 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