{"id":26168,"date":"2018-06-04T03:15:00","date_gmt":"2018-06-04T03:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/04\/leroismo-cristiano-non-e-piu-una-virtu\/"},"modified":"2018-06-04T03:15:00","modified_gmt":"2018-06-04T03:15:00","slug":"leroismo-cristiano-non-e-piu-una-virtu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/04\/leroismo-cristiano-non-e-piu-una-virtu\/","title":{"rendered":"L&#8217;eroismo cristiano non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;eroismo cristiano ha cessato di essere una virt\u00f9? I nostri avi, i nostri nonni, fino a non molti anni fa, erano convinti che lo fosse; non solo: erano convinti che l&#8217;eroismo fosse assolutamente necessario, per affrontare degnamente i cimenti della vita. Inoltre, erano persuasi che l&#8217;eroismo non \u00e8 una virt\u00f9 puramente umana; che il cristiano pu\u00f2 ottenere questa virt\u00f9 necessaria, rivolgendosi a Dio con suppliche e preghiere, ma certo non se la pu\u00f2 dare da se stesso. E, di fatto, non li abbiamo visti vivere in maniera eroica, chi accanto a una moglie o a un marito paralizzati, a un padre o a una madre affetti da demenza senile, e assisterli con dedizione, con premura, con pazienza inesauribile, per anni ed anni, apparentemente senza stancarsi? Non li abbiamo visti dedicarsi anima e corpo a un figlio nato con una grave malformazione o con un grave ritardo cognitivo, senza lamentarsi, anzi, con una serenit\u00e0 che aveva qualcosa di sovrumano? E, in realt\u00e0,<em>\u00a0era<\/em>\u00a0qualcosa di sovrumano: veniva dal Cielo, non era un prodotto della volont\u00e0 umana.<\/p>\n<p>In un discorso tenuto il 29 ottobre 1951 alle partecipanti al congresso della Unione Cattolica Ostetriche, Pio XII, fra le altre cose, aveva affermato:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Perci\u00f2 non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d&#8217;impossibilit\u00e0, n\u00e8 per ci\u00f2 che riguarda il vostro giudizio interno, n\u00e9 per ci\u00f2 che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana!<\/em>\u00a0<em>\u00c8 fare torto agli uomini ed alle donne del nostro tempo il crederli incapaci di un eroismo continuo. Oggi, per molti motivi (forse sotto la stretta della dura necessit\u00e0 od anche alle volte al servizio dell&#8217;ingiustizia) l&#8217;eroismo \u00e8 esercitato in un grado ed in una misura che, nei tempi passati, si sarebbe creduto impossibile. Perch\u00e9 dunque questo eroismo, se veramente lo esigono le circostanze, dovrebbe essere ristretto nei limiti segnato dalle passioni e dalle inclinazioni della natura? \u00c8 chiaro; colui che non vuole dominarsi non lo potr\u00e0 fare; e chi crede di potersi dominare, contando unicamente sulle sue forze, senza cercare sinceramente e con perseveranza il soccorso divino, rester\u00e0 miseramente deluso<\/em>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Il discorso di Pio XII era specificamente rivolto agli sposi e verteva intorno all&#8217;etica sessuale cristiana, che considera la riproduzione come il fine supremo dell&#8217;unione coniugale; pure, ci sembra che le parole di quel grande pontefice possano e debbano essere intese anche in un senso molto pi\u00f9 ampio, e cio\u00e8 riferite a tutto l&#8217;insieme della vita morale della persona. Del resto, sarebbe un grave errore pensare che l&#8217;eroismo \u00e8 una virt\u00f9 che veniva richiesta ai cristiani solo in lontane epoche storiche, ad esempio durante le persecuzioni degli imperatori romani; oppure che riguardi solo ere categorie di persone e certe specialissime situazioni, ad esempio i missionari o gli asceti che vogliono praticare integralmente la ricerca costante d Dio, isolandosi dal modo. A parte il fatto che il tempo delle persecuzioni non \u00e8 mai finito, come ben sanno i cristiani che vivono, oggi, in Pesi come la Siria o l&#8217;Iraq, l&#8217;eroismo non \u00e8 solo quello dei missionari e non \u00e8 solo quello degli asceti, bens\u00ec \u00e8 una virt\u00f9 caratteristica della vita cristiana in quanto tale: perch\u00e9 dire cristianesimo significa dire anche eroismo, necessariamente e ordinariamente. Tutti i cristiani sono chiamati all&#8217;eroismo, perch\u00e9 tutti sono chiamati alla santit\u00e0:opinare diversamente, sarebbe ricadere in una forma di gnosticismo, in un manicheismo come quello dei catari, con una piccola\u00a0<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0di &quot;perfetti&quot; che vogliono vivere integralmente la dimensione cristiana, e una massa di fedeli di seconda scelta che si accontentano di seguirli da lontano, ma guardandosi bene dal sobbarcarsi gli stessi sacrifici e le medesime prove. L&#8217;eroismo, al contrario, \u00e8 sempre necessario e tutti sono chiamati a essere eroi, con l&#8217;aiuto di Dio, perch\u00e9 la vita \u00e8 una guerra fra il bene e il male e quindi c&#8217;\u00e8 bisogno, come in tutte le guerre, che i soldati possiedano spirito d&#8217;abnegazione, tenacia, perseveranza, sobriet\u00e0, coraggio&#8230; ed eroismo, appunto. Qualcuno ha osservato che sono beati quei popoli i quali non hanno bisogno di eroi. Noi non siamo d&#8217;accordo, perch\u00e9 sarebbe come dire che la guerra \u00e8 finita: ma ci\u00f2 non \u00e8 vero, perch\u00e9 il male non disarma, non disarmer\u00e0 mai, e chi vuol far credere il contrario \u00e8 un imbecille o un traditore. Finch\u00e9 ci troviamo nella condizione terrena, nulla \u00e8 mai definitivamente acquisto, nulla \u00e8 conquistato senza pericolo: esistono le tentazioni, perch\u00e9 esiste il male; e, se vi sono le tentazioni, vi \u00e8 anche la possibilit\u00e0 della caduta. Per ciascuno, in qualsiasi momento; nessuno \u00e8 al riparo, nessuno pu\u00f2 ritenersi fuori pericolo.\u00a0Valga per tutti, e sempre, il terribile ammonimento del Peccato originale: cosa mancava, ad Adamo ed Eva, nel Giardino dell&#8217;Eden, per essere pienamente felici e per godersi, in perfetta serenit\u00e0, il dono inestimabile della familiarit\u00e0 e dell&#8217;amicizia con Dio? Eppure, si direbbe che il clero dei nostri giorni, sulla scia dei teologi della &quot;svolta antropologica&quot;, Karl Rahner in testa (il quale, appunto, ha trasformato il cristianesimo in una specie di gnosticismo heideggeriano) la pensi in tutt&#8217;altra maniera. Si direbbe che, per i pastori del terzo millennio, non solo non ci sia pi\u00f9 bisogno della virt\u00f9 dell&#8217;eroismo, ma che l&#8217;eroismo non sia pi\u00f9 nemmeno desiderabile: che non sia pi\u00f9 nemmeno una virt\u00f9, ma una specie di anticaglia, un pezzo da museo tanto inutile quanto ingombrante. Roba dell&#8217;Ottocento, insomma; roba da libro\u00a0<em>Cuore<\/em>, da\u00a0<em>Piccola vedetta lombarda<\/em>\u00a0o da\u00a0<em>Piccolo scrivano fiorentino<\/em>.\u00a0 Si prenda, a titolo di esempio e dopo aver riletto e meditato le parole di Pio XII:\u00a0<em>non lasciatevi confondere da questo gran parlare d&#8217;impossibilit\u00e0<\/em>, il \u00a7 303 della esortazione apostolica\u00a0<em>Amoris laetitia<\/em>, in cui si parla della condizione dei divorziati risposati, o passati a una nuova convivenza, e che, nondimeno, desiderano ricevere la santa Eucarestia:<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev&#8217;essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza pu\u00f2 riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; pu\u00f2 anche riconoscere con sincerit\u00e0 e onest\u00e0 ci\u00f2 che per il momento \u00e8 la risposta generosa che si pu\u00f2 offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella \u00e8 la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessit\u00e0 concreta dei limiti, bench\u00e9 non sia ancora pienamente l&#8217;ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento \u00e8 dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l&#8217;ideale in modo pi\u00f9 pieno.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>S\u00ec, avete capto bene: ci\u00f2 che dice il signor Bergoglio, in questa pretesa esortazione apostolica, \u00e8 che ciascuno pu\u00f2 prendere la propria coscienza come garante della propria assoluzione, dopo aver violato la santit\u00e0 del sacramento matrimoniale; che tale violazione \u00e8 ci\u00f2 che un simile &quot;cristiano&quot; pu\u00f2 offrire a Dio, con onest\u00e0 e sincerit\u00e0 (guarda dove si vanno a mettere l&#8217;onest\u00e0 e la sincerit\u00e0&#8230;). Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 ancora, e di peggio: si chiama Dio a testimone ed assolutore del peccato, cio\u00e8 lo si chiama ad abolire la legge che Lui stesso ha stabilito, quella della indissolubilit\u00e0 del vincolo matrimoniale. In altre parole, si dice che Dio \u00e8 pago di chiederci di restare nel peccato,\u00a0<em>e pi\u00f9 non ci domanda<\/em>. Dio, infatti, in questa prospettiva, \u00e8 ben cosciente della complessit\u00e0 delle situazioni nelle quali ci troviamo invischiati, nonch\u00e9 dei &quot;condizionamenti concreti&quot; (perch\u00e9, se fossero solo teorici, allora, forse&#8230;) che limitano la nostra libert\u00e0 di scegliere. E cos\u00ec, di fatto, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il peccato, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il peccatore: c&#8217;\u00e8 una &quot;complessit\u00e0&quot; nella quale, chi sa come (vallo a sapere!), le persone vengono a trovarsi; e siccome la situazione \u00e8 complessa, e i condizionamenti concreti sono tali e tanti, allora anche la legge morale bisogna che divenga elastica, finch\u00e9 svanisce, si dissolve: resta solo la coscienza soggettiva, la quale dice s\u00ec al peccato, anzi, si rifiuta di chiamarlo peccato, cosa che, del resto, fa anche il buon Dio. E tutti vissero felici, peccatori e contenti.<\/p>\n<p>Oppure si prenda ci\u00f2 che ha detto don Paolo Cugini, parroco di una chiesa di Reggio Emilia e ormai famoso per le sue &quot;veglie di preghiera&quot; contro quell&#8217;orribile peccato che \u00e8 l&#8217;omofobia (qui il peccato torna a far capolino nella dottrina di un certo neoclero, ma, guarda caso, a diventar peccato \u00e8 l&#8217;orrore del peccato&#8230;), il quale, intervistato dai suoi amici omosessualisti di\u00a0<em>Gay News<\/em>, ha testualmente dichiarato:<em>\u00a0Gi\u00e0 facciamo fatica noi preti a vivere la castit\u00e0. Immaginarsi se la si pu\u00f2 imporre a persone laiche, pur credenti<\/em>. Come dire che, per duemila anni, abbiamo scherzato, ma ora \u00e8 venuto il tempo di parlar sul serio. Con queste parole, si prendono duemila anni di dottrina morale cristiana e li si butta nel cesso. La castit\u00e0, che razza di fatica improba: non ce la facciamo noi preti a osservarla, e come potremmo imporla ai laici, quantunque notoriamente peccatori? Il tutto con la pretesa di non essere ipocriti, quindi con l&#8217;intenzione di far colpo per la &quot;franchezza&quot;, per la &quot;sincerit\u00e0&quot;. Peccato soltanto che questo non sia pi\u00f9 cristianesimo. Questa \u00e8 immondizia, allo stato puro. Si tratta, n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno, di una delle cento, mille facce di un unico processo in corso, ordinato da un&#8217;unica strategia (anche se gli utili idioti di turno non si accorgono neppure di servirla), il cui scopo \u00e8 la graduale, costante, irreversibile naturalizzazione del cristianesimo. Si tratta di trasformare il cristianesimo, la religione del soprannaturale, della grazia, dell&#8217;infinita potenza e dell&#8217;inesauribile amore di Dio, in una cosa di questo modo, molto ragionevole, molto\u00a0<em>come di deve<\/em>, molto discreta e per niente invasiva. Una faccenda di ordinaria amministrazione, che si sappia adeguare ai tempi e ai ritmi della nostra vita, che tenga nel debito conto la nostra natura umana, anzi, che rifletta, rispecchi e santifichi la nostra debolezza umana. Una &quot;religione&quot; immanente, che mette Dio sullo sfondo e divinizza, di fatto, l&#8217;uomo, perch\u00e9 trasforma tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano, a partire dagli istinti, in qualcosa di fatale, di necessario e d&#8217;inevitabile. L&#8217;istinto sessuale, per esempio (ma \u00e8 solo un esempio): come si potrebbe pensare d&#8217;imbrigliarlo, di ostacolarlo, si sublimarlo? Eh, no; finch\u00e9 si scherza, va bene; ma se si parla sul serio, come si potrebbe predicare la castit\u00e0? Figuriamoci l&#8217;eroismo, poi: neanche a sognarselo. Via, bisogna essere realisti. I preti sono uomini, la carne \u00e8 debole; e se la carne \u00e8 debole, allora nessuno deve pretendere dagli uomini ci\u00f2 che \u00e8 umanamente impossibile.<\/p>\n<p>Da bravi eretici, costoro hanno preso solo met\u00e0 della parola di Dio, quella che fa loro comodo: ossia che la carne \u00e8 debole. Si sono ben guardati dal prendere anche l&#8217;altra met\u00e0, ossia che lo Spirito \u00e8 pronto. Ma lo Spirito, bisogna chiederlo: \u00e8 la grazia di Dio, che scende dall&#8217;alto, e che rende gli uomini capaci di qualsiasi abnegazione, di qualsiasi prodezza, di qualsiasi eroismo: ma solo dopo che essi si sono spogliati del loro piccolo io, viziato e capriccioso, che vuole sempre un capriccio diverso, e non \u00e8 mai contento di nulla, perch\u00e9 le sue voglie sono inesauribili. Una volta che l&#8217;uomo si \u00e8 spogliato di questo piccolo io, ecco che muore in lui l&#8217;uomo vecchio e nasce l&#8217;uomo nuovo, il\u00a0 vero figlio di Dio. Non tutti gli uomini sono figli di Dio: lo sono quelli che desiderano esserlo, che vogliono esserlo, che chiedono di esserlo. Gli altri, sono figli della carne e hanno per patrono il diavolo, che della carne si serve per condurli lontano da Dio.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la verit\u00e0, per quanto difficile possa risultare guardarla in faccia. La neochiesa che insegna cose come quella affermata nel \u00a7 303 di\u00a0<em>Amoris laetitia<\/em>, non \u00e8 pi\u00f9 la vera Chiesa cattolica, ma \u00e8 una falsa chiesa diabolica, ispirata da satana per la perdizione degli uomini. S\u00ec, \u00e8 duro, \u00e8 durissimo dire queste cose: pure, bisogna farlo, per il bene delle anime e per la chiarezza e la verit\u00e0 della dottrina cristiana. Ci sono in gioco, come diceva Kierkegaard, il paradiso e l&#8217;inferno: mica poco. C&#8217;\u00e8 in gioco il nostro destino eterno. E, davanti a una realt\u00e0 cos\u00ec sconvolgente, come si pu\u00f2 essere timidi, reticenti, insinceri? Lasciamo ad altri l&#8217;arte della diplomazia. C&#8217;\u00e8 un tempo per tacere, e c&#8217;\u00e8 un tempo per parlare: e questo \u00e8 tempo di parlare. Chi non parla, \u00e8 connivente col male; chi tace, \u00e8 come se assentisse. Guai a noi se non parlassimo; come diceva san Paolo rivolto a se stesso, guai a noi se non annunciassimo il Vangelo. Quello vero, per\u00f2: quello di Ges\u00f9 Cristo, morto e risorto per suggellarlo con il suo stesso sangue e con la sua stessa gloria. Non il falso vangelo, annacquato e taroccato, insegnato da don Cugini o dal signor Bergoglio. E che ciascuno si assuma la responsabilit\u00e0 delle proprie parole. Noi ci assumiamo quella delle nostre. Ci conforta, in un frangente cos\u00ec scabroso, tale da\u00a0<em>far tremare le vene e i polsi<\/em>\u00a0a qualunque mortale, il pensiero che le nostre parole non sono affatto &quot;nostre&quot;, non ce le siamo date da soli, non sono il frutto di una sapienza umana, ma sono quelle, eterne, perfette e immutabili, insegnate da Ges\u00f9 in Persona, quando venne sulla terra per mostrare a noi uomini la sola via che porta al Cielo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;eroismo cristiano ha cessato di essere una virt\u00f9? 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