{"id":26166,"date":"2018-11-19T08:20:00","date_gmt":"2018-11-19T08:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/19\/leresia-modernista-nasce-dallipertrofia-dellio\/"},"modified":"2018-11-19T08:20:00","modified_gmt":"2018-11-19T08:20:00","slug":"leresia-modernista-nasce-dallipertrofia-dellio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/19\/leresia-modernista-nasce-dallipertrofia-dellio\/","title":{"rendered":"L&#8217;eresia modernista nasce dall&#8217;ipertrofia dell&#8217;io"},"content":{"rendered":"<p>Da dove nasce l&#8217;eresia modernista? Dove con l&#8217;espressione &quot;modernismo&quot; intendiamo non solo il modernismo degli ultimi anni del 1800 e del principio del 1900, quello condannata formalmente da san Pio X, ma anche quello che, seppure non adottando tale nome, si \u00e8 fatto strada sotterraneamente fino alla seconda met\u00e0 del &#8216;900 ed \u00e8 esploso con il Concilio Vaticano II, impadronendosi dei vertici della Chiesa e &quot;occupando&quot; gran parte delle cattedre teologiche, cio\u00e8 gran parte del pensiero filosofico e teologico cattolico degli ultimi decenni. La risposta alla domanda \u00e8 sempre la stessa che si pu\u00f2 fare per ogni altro peccato, dato che l&#8217;eresia \u00e8 la conseguenza di un peccato ben preciso, la superbia; ed \u00e8 questa: nasce dall&#8217;ipertrofia dell&#8217;io. Ci\u00f2 che hanno in comune i modernisti vecchi e nuovi; ci\u00f2 che hanno in comune Ernesto Buonaiuti ed Enzo Bianchi, per esempio, \u00e8 la pretesa di ricondurre la religione a un fatto umano, a un &quot;bisogno dell&#8217;uomo!&quot;, a qualcosa che inizia e si conclude dentro di noi, nella pi\u00f9 radicale immanenza, cio\u00e8 senza la dimensione trascendente di Dio creatore, ordinatore e salvatore; di Dio che sta al di sopra dell&#8217;uomo e che pure si fa piccolo, si fa debole, si fa uomo, e soffre e muore per amor nostro, e risorge per riscattare le nostre colpe e per riaprici la via del Cielo. I modernisti, vecchi e nuovi, hanno in comune, tutti, l&#8217;idea che fede \u00e8 un&#8217;esperienza interiore, e che si manifesta nel desiderio dell&#8217;uomo di trovare Dio: ma \u00e8 un Dio che l&#8217;uomo stesso si fabbrica, se lo forgia a sua immagine, capovolgendo le parole della <em>Bibbia<\/em>, secondo la quale \u00e8 Dio che ha fatto l&#8217;uomo a Sua immagine, e non viceversa. Inoltre, \u00e8 tipico il fatto che i modernisti arrivano a questo estremo soggettivismo, a questo relativismo e a questo sentimentalismo partendo da un approccio razionalistico alle Scritture: indossano i panni del biblista erudito e intransigente, del filologo inflessibile, ma dotato di una mentalit\u00e0 storicista, per cui si accosta alla parola di Dio senza un briciolo di umilt\u00e0, convinto di avere, lui solo, la chiave per bene interpretarla, per restituirla al suo vero significato, quello originario. Questa pretesa di tornare alle &quot;origini&quot; \u00e8 tipica di tutti i modernisti, antichi e recenti: \u00e8 quasi un <em>mantra<\/em>, un ritornello che non si stancano mai di ripetere: <em>noi vogliamo tornare al Vangelo, al vero Vangelo; vogliamo ripristinare la vera Tradizione, non abolire la tradizione<\/em>; insomma sono molto furbi, perch\u00e9, in base al loro approccio storicista, in effetti non potremo mai sapere quale fosse il &quot;vero&quot; Vangelo. Come dice, assai acutamente, il generale dei gesuiti, Sosa Abascal, al tempo di Ges\u00f9 non esistevano registratori e quindi nessuno ne ha mai catturato la viva voce; di conseguenza, non siamo affatto certi di sapere quel che disse realmente, e neppure quel che fece. Una volta aperte le porte allo storicismo, non ci sono pi\u00f9 limiti alle degenerazioni dottrinali e all&#8217;arbitrio teologico: ciascuno pu\u00f2 dire quel che vuole. Sosa Abasca, per esempio, quando asseriva quel geniale enunciato, era in aperta polemica con il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale M\u00fcller, riguardo alla indissolubilit\u00e0 del matrimonio: M\u00fcller l&#8217;affermava, citando le parole di Ges\u00f9 Cristo, <em>l&#8217;uomo non separi ci\u00f2 che Dio ha unito<\/em>, ma lui la metteva in dubbio, sostenendo, appunto, che nessuno ha mai registrato la sua voce, e inoltre che Ges\u00f9, allora come in ogni altro caso di cui siamo a conoscenza, non parlava in astratto e in generale, bens\u00ec in un contesto preciso, ad un pubblico preciso. Storicismo esasperato, appunto: al posto della Verit\u00e0 eterna, una serie di affermazioni relative, di verit\u00e0 parziali, sempre modificabili, perch\u00e9 la societ\u00e0 cambia, e dunque bisogna tener conto di tali mutamenti.<\/p>\n<p>Come si vede, in fondo lo storicismo ha ben poco di originale e ben poco di profondo. Tutto sommato, esso esprime un approccio teologico per menti limitate, superficiali, che non hanno alcuna idea dello spessore filosofico della Verit\u00e0; \u00e8 una dottrina che emerge nei tempi di trasformazione e di passaggio, nei tempi di cambiamento, quando la gente ha smania di novit\u00e0 e chi segue la tradizione teme di restare indietro, di perdere l&#8217;autobus del progresso, insomma di essere condannato a restar fermo per chiss\u00e0 quanti giri, e, forse, per esser rottamato, per vedersi gettato nel cestino della carta straccia, prospettiva che spaventa, appunto, le anime deboli, le personalit\u00e0 mediocri. Chi \u00e8 forte della verit\u00e0, non teme l&#8217;incomprensione dei contemporanei, perch\u00e9 sa che l&#8217;opinione dei contemporanei \u00e8 passeggera, mentre la Verit\u00e0 rimane. Certo, ci vuole un po&#8217; di saldezza interiore, un minimo di coraggio: a nessuno piace restare indietro e far la figura del retrogrado, dell&#8217;ottuso, specialmente se sa che le cose non sono come appaiono, e sa che la verit\u00e0 non \u00e8 in tasca ai progressisti soltanto perch\u00e9 gridano pi\u00f9 forte e hanno dalla loro tutti i mezzi dnforamzione, ma se ne resta tranquillo e saldo sulle posizioni di sempre, perch\u00e9 la Verit\u00e0 non invecchia, non si turba, non si confonde, non arrossisce, non ha bisogno di restauri, n\u00e9 di revisioni e aggiornamenti, e soprattutto non ha alcun bisogno di giustificarsi.<\/p>\n<p>Uno storico ecclesiastico oggi alquanto dimenticato, che \u00e8 stato anche un illustre pastore d&#8217;anime, l&#8217;arcivescovo di Sassari monsignor Agostino Saba, nato nel 1888 e ordinato sacerdote nel 1914, venuto a mancare nel 1962, scriveva, nella sua monumentale <em>Storia della Chiesa<\/em>, composta, insieme alla <em>Storia dei Papi<\/em>, nel quinquennio 1938-1943 (Torino, U.T.E.T., vol. IV, pp. 357-358):<\/p>\n<p><em>La condanna di Pio X fu la prima esposizione sintetica di questa dottrina, perch\u00e9 tent\u00f2 l&#8217;inquadramento in formule teologiche e in un unico logico schema delle teorie sparse e ispirate da indirizzi diversi, non sempre cos\u00ec precise e chiare nei singoli lavori dei modernisti. Perci\u00f2 i colpito potevano trovar pretesti di negare all&#8217;enciclica quella autorit\u00e0 dottrinale, che va ricercata invece nella precisione teologica dell&#8217;insieme, e non ostante la condanna papale continuarono ad affermare il loro atteggiamento religioso, come quello di &quot;cristiani e di cattolici, viventi in armonia con lo spirito del loro tempo&quot; (&quot;Programma dei modernisti&quot;).<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0 le intenzioni di mirare a nuove conquiste nel campo culturale e sociale venivano guastate dal voler conciliare il cattolicesimo con le correnti filosofiche e storiche che ne minacciavano l&#8217;intima natura. Purtroppo la cultura &quot;moderna&quot; alla quale attingevano molti modernisti era quella, gi\u00e0 esaminata, del secolo XIX, che in filosofia negava di potersi conoscere un reale fuori dell&#8217;uomo e del pensiero, opponendosi ad ogni metafisica e alle stesse basi della fede religiosa, e parlava poi di una scienza storica, &quot;agnostica nei suoi presupposti e totalitaria nel suo campo d&#8217;applicazione, che si accorge alla ricerca senza sapere &#8216;a priori&#8217; quali siano per esserne i risultati&quot;. &quot;La critica storica indipendente, figlia legittima cos\u00ec del soggettivismo filosofico come del positivismo, applicando alla storia delle religioni in genere e alla storia del cristianesimo in particolare gli stessi metodi d&#8217;indagine applicati alla storia profana ha distrutto il concetto di una &quot;storia sacra&quot;, ha considerato documenti quali il Vecchio e il Nuovo Testamento, che il fedele ritiene ispirati, come qualsiasi altro documento letterario, ne ha negato il carattere soprannaturale, ne ha messo in discussione e spesso negato il valore storico; ha contestato l&#8217;attendibilit\u00e0 storica dei fatti (come la fondazione della Chiesa da parte di Cristo, la risurrezione di Cristo, ecc.) cardinali per la fede del cristiano, rigettando il concetto cattolico secondo il quale la rivelazione si \u00e8 conclusa con l&#8217;epoca degli Apostoli, ha considerato la storia stessa dei dogmi non gi\u00e0 come l&#8217;enucleazione progressiva di una soprannaturale verit\u00e0 in germe contenuta tutta nei documenti della Rivelazione, ma come la risultante di tutta una serie di fattori umani, estranei al contenuto iniziale del messaggio cristiano. Lo stesso cristianesimo, abbassato dal metodo storico-comparativo al livello di qualsiasi altra manifestazione religiosa dell&#8217;umanit\u00e0, si \u00e8 veduto contestare ogni titolo privilegiato&quot; (M. Niccoli, &quot;Modernismo&quot;, articolo in &quot;Enciclopedia Italiana, &quot;XXIII, Roma, 1934).<\/em><\/p>\n<p><em>Anche le dottrine sociali minacciavano di considerare sempre meno i rapporti degli uomini in quanto credenti in una stessa fede, per dar maggior rilievo ad altri rapporto nazionali politici ed economici. I modernisti davanti a questa nuova critica storica, filosofica, sociale, anzich\u00e9 ripudiare nettamente tutto il patrimonio religioso cattolico e cristiano (come gli idealisti italiani), preferirono costituirsi patroni di una &quot;nuova apologetica&quot;, cercando valori pi\u00f9 alti in difesa del cristianesimo contro la moderna critica demolitrice, per mantenergli il suo posto d&#8217;onore in mezzo agli uomini. Ma questo intento pot\u00f2 a conclusioni ereticali, contro le quali la Chiesa dovette reagire, per differenziare nella crisi oscura delle coscienze i veri dai falsi valori religiosi<\/em>.<\/p>\n<p>Insomma: se il modernismo, sul piano strettamente filosofico e teologico, \u00e8 ben poca cosa, e infatti non ha prodotto alcun pensatore degno di questo nome, da Tyrrell e Loisy a Karl Rahner e Hans K\u00fcng, fino agli attuali Enzo Bianchi, i quali peraltro non meritano neppure l&#8217;appellativo di teologi, e non solo per la pochezza del loro pensiero, ma soprattutto perch\u00e9 non accettano le basti fondamentali della teologia cristiana, la trascendenza di Dio e la finitezza dell&#8217;uomo, il modernismo come espressione di un nuovo indirizzo, sia culturale che pratico \u00e8, invece, estremamente significativo dal punto di vista antropologico. Il modernismo \u00e8 il rifiuto di qualsiasi elemento &quot;religioso&quot; che non provenga dall&#8217;interno dell&#8217;io; in questo senso, esso \u00e8 semplicemente il prolungamento e l&#8217;estensione alla religione cattolica della tendenza pi\u00f9 caratteristica della civilt\u00e0 moderna, cui la Chiesa aveva tenuto testa per cinque o sei secoli, riaffermando la propria visione del reale e la propria tavola dei valori morali. L&#8217;uomo moderno non accetta che vi sia qualcosa o qualcuno al di fuori o al di sopra di lui che gli dica quel che deve fare, e meno ancora quel che deve pensare; vuol essere norma a se stesso, e a tale scopo si ingegna di formulare sempre nuovi <em>diritti della persona<\/em>. Solo che della persona ha una visione distorta, completamente differente da quella cristiana: perch\u00e9 mentre il personalismo cristiano ha pur sempre il suo centro in Dio, cos\u00ec come era nell&#8217;umanesimo cristiano, nelle forme pi\u00f9 coerenti (e intransigenti) della cultura moderna il personalismo dei diritti corrisponde ad un naturalismo assoluto: i diritti sono quelli che vengono dai bisogni, e ogni bisogno scaturisce da un istinto. Dunque, gli istinti sono <em>buoni<\/em> e occorre soddisfarli; reprimere gli istinti genera la nevrosi, e una persona nevrotica \u00e8 anche una persona infelice e non realizzata. &quot;Realizzarsi&quot; \u00e8 la parola d&#8217;ordine: e si realizza chi afferma i suoi bisogni, slegati dai doveri e dai bisogni, o dai diritti, altrui: i bisogni del singolo vengono assolutizzati e il <em>nomos<\/em> deve adeguarsi ed inchinarsi davanti ad essi. La societ\u00e0, le leggi, lo Stato, servono a questo: ad assicurare al singolo la realizzazione dei suoi diritti, cio\u00e8 dei suoi bisogni, cio\u00e8 dei suoi istinti. \u00c8 l&#8217;esito logico e naturale del liberalismo; e qui si vede come sia incoerente la posizione di quei cattolici che vogliono anche essere liberali, perch\u00e9 il liberalismo \u00e8 incompatibile col cristianesimo, cos\u00ec come lo \u00e8, in generale, tutto ci\u00f2 che di caratteristico vi \u00e8 nella civilt\u00e0 moderna. La civilt\u00e0 moderna nasce come una rivolta contro il passato, cio\u00e8 contro la Tradizione, cio\u00e8 contro Dio: essa prende di mira i tre pilastri tradizionali, Dio, la patria e la famiglia, e al loro posto proclama l&#8217;assolutezza dei diritti personali, i cosiddetto diritti civili. Il diritto di morire volontariamente, per il malato terminale, o il diritto della madre di abortire, nel caso di una gravidanza indesiderata, stanno sullo stesso piano del diritto di sposarsi fra persone dello stesso sesso, o del diritto degli individui di cambiare sesso, se cos\u00ec desiderano. Non c&#8217;\u00e8 istinto che non nasca da un bisogno, e i bisogni non vanno repressi, vanno soddisfatti; e la societ\u00e0 serve a questo: a garantire la soddisfazione dei bisogni. Ecco allora l&#8217;aborto a spese della sanit\u00e0 pubblica, ed ecco il cambiamento di sesso a spese della sanit\u00e0 pubblica. Tutta la societ\u00e0 deve riconoscere che questi sono dei diritti fondamentali, perch\u00e9 nascono da bisogni naturali. E poco importa se, in natura, l&#8217;inversione sessuale \u00e8 l&#8217;eccezione che conferma la regola, e se essa \u00e8, alla lettera, una contro-natura perch\u00e9, se divenisse la regola, danneggerebbe in modo irreparabile la propagazione delle specie. Qui i modernisti, che sono in tutto e per tutto dei naturalisti, si accorgono che la natura, dopotutto, ha i suoi limiti, i suoi &quot;difetti&quot;; e, lamentando che l&#8217;ano non sia abbastanza morbido per essere penetrato dal pene, ricorrono a svariati stratagemmi per rendere la cosa un po&#8217; pi\u00f9 facile e meno dolorosa; e soprattutto, accorgendosi che dall&#8217;ano non nascono bambini, si fanno propagandisti e sostenitori delle pi\u00f9 svariate pratiche di inseminazione artificiale, oppure, per tagliare la testa al toro, della pratica dell&#8217;utero in affitto, dimenticandosi, in questo caso (specie se progressisti, come sono solitamente), che una simile pratica equivale a una forma di moderno sfruttamento, quale mai si era visto o immaginato l&#8217;uguale, se non nei secoli pi\u00f9 lontani, quando la schiavit\u00f9 era una pratica diffusa e sistematica. Conclusione: il modernismo nasce da una ipertrofia dell&#8217;ego. \u00c8 l&#8217;io che diventa un valore assoluto e non sa pi\u00f9 dire &quot;tu&quot;, meno ancora porsi in adorazione davanti al Tu divino; che \u00e8 divenuto incapace di timor di Dio, e vuol costruire in nome del naturalismo una contro-natura assoluta; perci\u00f2 \u00e8 una contraddizione in termini. E come potr\u00e0 dare una risposta ai veri bisogni dell&#8217;uomo: non cambiare sesso, ma trovare, in Dio, se stesso?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da dove nasce l&#8217;eresia modernista? 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