{"id":26156,"date":"2022-04-27T11:54:00","date_gmt":"2022-04-27T11:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/04\/27\/lateismo-come-fuga-dalla-responsabilita-personale\/"},"modified":"2022-04-27T11:54:00","modified_gmt":"2022-04-27T11:54:00","slug":"lateismo-come-fuga-dalla-responsabilita-personale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/04\/27\/lateismo-come-fuga-dalla-responsabilita-personale\/","title":{"rendered":"L&#8217;ateismo come fuga dalla responsabilit\u00e0 personale"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;ateismo? \u00c8 innanzitutto ed essenzialmente una negazione ed un rifiuto: esso afferma che Dio non esiste, che il mondo \u00e8 privo di uno spirito divino e che la sua origine non ha nulla a che fare con un atto creatore. Nel fatto per\u00f2 di questa negazione radicale si cela, evidentissima, una stridente contraddizione: il fatto che si nega qualcosa o qualcuno la cui esistenza appunto viene negata, ma che, per essere negata, in qualche modo deve essere presente alla coscienza &#8212; altrimenti non vi sarebbe alcun bisogno di negarla. Paradossalmente, negandolo Dio lo si pone; proprio come, negando il vero, indirettamente lo si pone, nel senso che si afferma il falso, e il falso \u00e8 il contrario del vero; o come o negando la luce, la si presuppone, perch\u00e9 si pone il buio, e il buio \u00e8 il contrario della luce, n\u00e9 sarebbe concepibile senza di essa.<\/p>\n<p>Non siamo certi che il concetto sia tanto evidente quanto dovrebbe esserlo alla coscienza dell&#8217;uomo contemporaneo. Dire che l&#8217;ateismo \u00e8 una negazione equivale a dire che non \u00e8 un&#8217;idea che nasce dalla realt\u00e0, non \u00e8 un&#8217;idea immediata ed auto-evidente: al contrario, \u00e8 un&#8217;idea che nasce in contrasto con il sentire immediato e con il senso comune. Il senso comune suggerisce che se esistono le cose, allora deve esistere anche la loro causa; e per evitare una spirale infinita e inconcludente, si deve per forza postulare l&#8217;esistenza di una causa prima. Cos\u00ec ha sempre sentito l&#8217;uomo, in ogni epoca e sotto ogni cielo. L&#8217;uomo primitivo adorava le forze della natura, il sole, la luna e le stelle, oppure gli spiriti presenti nei boschi, nei fiumi, nei laghi; l&#8217;uomo antico adorava gli d\u00e8i, signori delle forze della natura e superiori ad esse: mai, in nessun luogo n\u00e9 presso alcun popolo, gli uomini hanno fatto a meno dell&#8217;idea di Dio, perch\u00e9 una tale idea\/negazione ripugna tanto al senso comune quanto al bisogno profondo della natura umana. Nella natura umana vi sono delle aspirazioni, dei desideri, una tensione intima verso il bene, il vero e il bello, che trovano soddisfazione solo parziale e imperfetta nella realt\u00e0 sperimentabile nel corso della vita; dunque appunto tale distonia fa ci\u00f2 che il cuore e la mente desiderano, di cui sentono il bisogno, e verso cui tendono, e ci\u00f2 che in effetti si incontra nel corso della propria vicenda esistenziale, rimanda a una realt\u00e0 ulteriore, a una dimensione nella quale il bello s&#8217;incarna pienamente nella vera Bellezza, e il bene si realizza nella piena Bont\u00e0, e il vero trova conferma nella Verit\u00e0 suprema.<\/p>\n<p>Cos\u00ec hanno sempre sentito gli esseri umani; e mano a mano che l&#8217;evoluzione storica ha prodotto la civilt\u00e0, tale bisogno si \u00e8 venuto via via precisando, definendo, perfezionando. L&#8217;uomo ha smesso di temere gli spiriti e di adorare le forze della natura, e ha rivolto il corso dei suoi pensieri e la pienezza del suo sentire verso qualcosa di pi\u00f9 alto, di pi\u00f9 completo, di pi\u00f9 complesso; verso Qualcuno che ha in s\u00e9 le determinazioni pi\u00f9 elevate del bene, del vero e del bello, e che come ha dato origine alle cose a e al divenire, cos\u00ec si pone quale meta finale di esse e supremo compimento e completamento di tutte e di ciascuna.<\/p>\n<p>Pertanto l&#8217;ateismo, quale rifiuto e negazione dell&#8217;idea di Dio e della sua stessa <em>possibilit\u00e0<\/em>, \u00e8 un fenomeno moderno, nonch\u00e9 un fenomeno anomalo e per certi aspetti patologico. L&#8217;uomo che vede la realt\u00e0 per quella che \u00e8, e che ama la vita e le sue manifestazioni, crede naturalmente in Dio: intuisce cio\u00e8 che dietro tanta variet\u00e0 e tanta bellezza di esseri deve esserci un essere che ne \u00e8 all&#8217;origine; che gli enti non sarebbero, se non vi fosse un Essere che rende possibili tutti gli altri esseri, e conferisce loro lo statuto ontologico della realt\u00e0, dell&#8217;esistenza, della vita effettiva. L&#8217;uomo moderno \u00e8 malato e incompleto: gli manca qualcosa, sia al livello della sensibilit\u00e0, sia al livello della sana ragione naturale. La sensibilit\u00e0 ci dice che nulla esiste per caso, tanto meno un mondo cos\u00ec armonioso e perfetto; la ragione naturale ci dice che esiste una causa prima degli enti e una sorgente della legge morale, la quale \u00e8 pure presente nell&#8217;animo umano, senza che se ne possa spiegare l&#8217;origine in termini casuali o immanentistici. La legge morale c&#8217;\u00e8, ed \u00e8 un mistero che ci sia, ma \u00e8 anche una conferma di un sentire immediato e istintivo: se cos\u00ec non fosse, di dove verrebbe all&#8217;uomo l&#8217;idea che certe azioni, certi comportamenti sono bene, mentre certe azioni e certi comportamenti sono male? E se esiste naturalmente, spontaneamente, la legge morale, allora deve esistere anche Qualcuno che l&#8217;ha impressa nei nostri cuori; Qualcuno che la fa vivere, che la attualizza, che la conferma continuamente, sebbene le circostanze concrete del vivere, sia individuale che sociale, tendano, di per s\u00e9, a smentirla o quantomeno a indebolirne la certezza e la probabilit\u00e0. Tutti i giorni infatti possiamo vedere i malvagi affermarsi a scapito dei buoni; tutti i giorni possiamo vedere che i buoni soccombono e i malvagi realizzano i loro disegni, calpestando la legge morale. Nondimeno la legge morale esiste, e noi ne avvertiamo l&#8217;esistenza nella ripugnanza istintiva che proviamo davanti allo spettacolo del male scatenato e trionfante e del bene conculcato, vilipeso, calunniato e sconfitto &#8212; almeno in apparenza. Dunque la legge morale esiste; la morale naturale esiste: e ci\u00f2 \u00e8 una prova indiretta dell&#8217;esistenza di una sorgente soprannaturale di essa, poich\u00e9 non sempre essa si presenta come una continuazione e una conferma della legge morale positiva, frutto delle consuetudini sociali e dell&#8217;educazione ricevuta da bambini; a volte, anzi, ne \u00e8 la radicale confutazione.<\/p>\n<p>Scriveva il filosofo Virgilio Melchiorre in una riflessione sull&#8217;ateismo contemporaneo (in: V. Melchiorre, Sul senso della morte, Brescia, Morcelliana, 1964, pp. 156-158):<\/p>\n<p><em>Il fondamento di ogni scelta \u00e8 l&#8217;atto libero, ma quest&#8217;atto a sua volta \u00e8 fondamento fondante o fondamento fondato? Pu\u00f2 essere inteso senza contraddizione come assoluto o deve appellarsi ad un ulteriore rapporto? Se vale quanto ho gi\u00e0 scritto prima, ne consegue un aspetto singolare della libert\u00e0: in definitiva, essa \u00e8 da sola impotente a provocare una scelta. L&#8217;uomo, come dicevo, \u00e8 per un verso spinto a trascendere ogni suo oggetto nella correlazione di tutti gli oggetti possibili, per l&#8217;altro non pu\u00f2 reperire in questa correlazione nulla che in qualche modo lo determini ad un qualsiasi oggetto: questa correlazione \u00e8 essa stessa costituita nel segno della possibilit\u00e0. Chi, dunque, cerchi ragioni assolute alla sua scelta, approder\u00e0 nel silenzio difficile della malinconia, cio\u00e8 nella convinzione esistenziale che una assoluta trascendenza lo trascende e lo fonda, e che per agire egli deve abbandonarsi a quella divina assenza. A questo punto la responsabilit\u00e0 della scelta viene toccata in tutta la sua gravit\u00e0: niente mi obbliga a volere un oggetto, ma a quell&#8217;oggetto io rispono e, poich\u00e9 esso non chiama in modo decisivo, la mia risposta pesa tutta su me. L&#8217;abbandono e la fede con cui scelgo non tolgono questo peso, anche se lo fanno pi\u00f9 leggero. Non lo tolgono perch\u00e9 non tolgono l&#8217;incertezza e la non assolutezza che \u00ec&#8217;hanno provocato: Dio mi aiuta a scegliere ma non pu\u00f2 rendere necessario ci\u00f2 che per essenza \u00e8 solo possibile. Ecco perch\u00e9 la tentazione pi\u00f9 forte \u00e8 quella di fuggir el&#8217;esercizio integrale della scelta: tentazione di annullare il peso ambiguo della responsabilit\u00e0 lasciando che altri decida ci\u00f2 che non possiamo decidere, lasciando che altri ci procuri e ci finga le certezze che non troveremo mai. Quando si ceda a questa tentazione, s&#8217;aprono i plebisciti e dai plebisciti il dittatore che si proclama foriero di sicurezza e di tranquillit\u00e0. E nascono le discipline autoritarie con l&#8217;incredibile tono d&#8217;entusiasmo o di festa: nuovo rito domenicale ammantato di clamori assordanti. Al fondo della propria vita responsabile l&#8217;uomo avrebbe dovuto avvertire una ulteriorit\u00e0 assoluta ed in nome di questa scegliere, ma la solitudine che precede quel passaggio metafisico gli sembr\u00f2 insopportabile ed egli la fugg\u00ec. In quel punto egli si rendeva responsabile dell&#8217;assenza di Dio, ma ad un tempo fuggiva proprio la responsabilit\u00e0 e cos\u00ec l&#8217;assenza di Dio ora non lo riguarda pi\u00f9: non ha alcun senso e di conseguenza non ha alcun senso una qualsiasi affermazione di Dio. L&#8217;ateismo non \u00e8 pi\u00f9 una ribellione, \u00e8 ormai una constatazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Dicevo che in tal modo il fenomeno ateo diviene un fenomeno politico. Resta, per\u00f2, da precisare come un concreto sia oggi possibile una fuga dalla responsabilit\u00e0 singolare. Il che non pu\u00f2 essere fatto, se non rifacendosi alle strutture essenziali della societ\u00e0 contemporanea: strutture segnate dal primato della fabrilit\u00e0. E, poich\u00e9 la fabrilit\u00e0 sembra caratterizzarsi in una crescente divisione del lavoro, dovremo chiederci in quale misura questo tipo di fabrilit\u00e0 condizioni e favorisca la fuga dalle responsabilit\u00e0 individuali. Come si ricorder\u00e0, muoveva da una considerazione integrale dell&#8217;uomo responsabile. In tal senso dicevo che non v&#8217;\u00e8 responsabilit\u00e0, se non come risposta a qualcosa o qualcuno, se non come risposta ad un oggetto. E dicevo ancora che il lavoro diviso allontana gli oggetti ed astrae l&#8217;uomo dai suoi oggetti: ci\u00f2 che del mondo viene dato all&#8217;uomo egli non lo conosce, non vi si riconosce, non vi si \u00e8 oggettivato, non vi ritrova una sua risposta. La sua coscienza responsabile \u00e8 l\u00ec, vuota, leggera, senza problemi: difficilmente sopporter\u00e0 il gioco pi\u00f9 radicale della libert\u00e0, difficilmente vorr\u00e0 misurarsi con l&#8217;assente presenza di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Anzi, d&#8217;ora in poi ogni rapporto a Dio diviene pericoloso per il buon andamento delle catene di lavoro: una ripresa di responsabilit\u00e0 sarebbe un arresto, una distrazione di quanto corre cos\u00ec facilmente.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questo l&#8217;impresa del lavoro diviso deve disfarsi di ogni vita religiosa o deve annullarne il senso pi\u00f9 autentico&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Dunque: l&#8217;idea di Dio \u00e8 presente istintivamente alla coscienza, ma non con una forza di persuasione tale da fugare ogni dubbio. Se cos\u00ec fosse, non si tratterrebbe di un&#8217;idea, n\u00e9, tanto meno, di un bisogno o un desiderio, ma di un fatto: e i fatti parlano da soli, poich\u00e9 <em>contra factum non valet argumentum<\/em>. Invece l&#8217;idea di Dio c&#8217;\u00e8, ma tende a nascondersi, a eclissarsi; e quando pi\u00f9 ne avremmo bisogno, ad esempio allorch\u00e9 siamo immersi nella sofferenza, tanto pi\u00f9 pare farsi elusiva, quasi inafferrabile. Si direbbe che non tenga conto del nostro bisogno, che non si curi dei nostri richiami. Come mai?<\/p>\n<p>A questo punto \u00e8 necessario introdurre il concetto della libert\u00e0 e della sua naturale conseguenza, la possibilit\u00e0. L&#8217;uomo \u00e8 libero: e la libert\u00e0 consiste nell&#8217;esercitare (o non esercitare, sia ben chiaro) una facolt\u00e0 di scelta. Ma perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 libero? \u00c8 libero perch\u00e9, unico fra tutti i viventi, pu\u00f2 decidere cosa fare e a quale oggetto indirizzare il suo desiderio, la sua sete di esistenza. La pianta e l&#8217;animale non possono; sono legati all&#8217;istinto, che li muove a dirigersi in maniera determinata e non libera a ci\u00f2 che assicura loro la sopravvivenza. Ma l&#8217;uomo no; l&#8217;uomo pu\u00f2 anche scegliere di lasciarsi morire, di lasciarsi impazzire, oppure di oltrepassare se stesso onde affermare qualcosa che non corrisponde ai suoi bisogni concreti, ma a un&#8217;idea, a un&#8217;aspirazione, a un bisogno invisibili, e quindi spirituali e, in quanto spirituali, sottratti alla necessit\u00e0 del mondo materiale. L&#8217;uomo, e l&#8217;uomo solamente, pu\u00f2 scegliere cosa fare e decidere cosa essere: pu\u00f2 innalzarsi al livello degli angeli o abbassarsi a quello dei demoni. L&#8217;uomo pu\u00f2 darsi dei fini trascendenti, e pu\u00f2 orientare la propria vita verso un oggetto oppure un altro, completamente diverso; diverso non solo perch\u00e9 dissimile, ma perch\u00e9 appartenente a tutt&#8217;altra sfera morale. L&#8217;uomo e soltanto l&#8217;uomo pu\u00f2 prendere a modello i Santi e scegliere il bene per il bene, anche pagando il prezzo inevitabile della incomprensione, della derisione e della persecuzione; oppure prendere a modello gli individui pi\u00f9 malvagi e perversi, e divenire crudele e insensibile come un mostro, compiendo il male in perfetta consapevolezza, il male per il gusto del male.<\/p>\n<p>Ora, se la libert\u00e0 implica la possibilit\u00e0, \u00e8 pur vero che la possibilit\u00e0 \u00e8, da un certo punto di vista, qualcosa di scomodo. Vivere sempre al bivio, sempre dovendo decidere di scegliere, e cosa scegliere, \u00e8 faticoso: va contro una certa qual pigrizia che si annida naturalmente nell&#8217;anima umana. D&#8217;altra parte, anche il bisogno del vero, del bene e del bello fanno parte del bagaglio naturale dell&#8217;anima: per cui la dimensione concreta dell&#8217;esistenza umana si articola in una dialettica incessante fra la pigrizia naturale, ossia il rifiuto della scelta e della possibilit\u00e0, e l&#8217;accettazione piena e coraggiosa di esse, che equivale a una vita costantemente protesa oltre il proprio limite, e costantemente impegnata nella battaglia contro le forze opache sia interne che esterne, le quali si oppongono alla tensione dell&#8217;uomo verso le dimensioni spirituali superiori. Si tratta di una battaglia senza esclusione di colpi, alla quale partecipano il Cielo e l&#8217;inferno. L&#8217;uomo, proiettato al centro della dimensione cosmica, \u00e8 chiamato a fare una scelta suprema, irrevocabile, che non \u00e8 solo la scelta fra questa o quella possibilit\u00e0, ma la scelta assoluta della possibilit\u00e0 assoluta, ossia la scelta come condizione essenziale della mia stessa esistenza. Esisto, dunque sono libero; e sono libero, dunque posso e devo scegliere. E gli effetti della mia scelta saranno tali da determinare tutto quel che sono e che sar\u00f2, gi\u00e0 in questa vita e tanto pi\u00f9 nell&#8217;altra, la vita eterna della mia anima. In questa prospettiva, \u00e8 chiaro cosa sia l&#8217;ateismo: una fuga dalla libert\u00e0 e il rifiuto della possibilit\u00e0 di scegliere.<\/p>\n<p>Questo per quanto riguarda l&#8217;ateismo come scelta individuale di non scegliere; come rifiuto della possibilit\u00e0 stessa della scelta, la quale, innalzando l&#8217;uomo al di sopra della sfera puramente fisiologica, lo costringe a decidere della propria vita, in un senso o nell&#8217;altro. Come fenomeno sociale, Virgilio Melchiorre fa notare che una societ\u00e0 atea \u00e8 una societ\u00e0 naturalmente portata verso un sistema totalitario, perch\u00e9 in un simile regime gli uomini, intesi come collettivit\u00e0, vengono sollevati dalla responsabilit\u00e0 di assumere una posizione e di compiere una scelta: nei regimi totalitari vi sono delle direttive che assegnano a ciascuno il suo compito e vi sono degli obiettivi che sono dati per tutti, senza richiedere alcun contributo alla decisione individuale. In altre parole, nei regimi totalitari si sposta la questione della scelta dal piano personale a quello impersonale e dalla dimensione della libert\u00e0, e quindi del rischio, a quella della necessit\u00e0, dove tutto quel che si chiede alla gente \u00e8 di credere e obbedire, e null&#8217;altro. Si noti peraltro che la societ\u00e0 totalitaria non viene determinata in quanto tale solo dal fattore politico e ideologico, ma gi\u00e0 la divisione capillare del lavoro prefigura una situazione totalitaria, e perci\u00f2 deresponsabilizzante nei confronti del singolo individuo.<\/p>\n<p>Lo stiamo vendendo, fin tropo bene, in questo ultimi due anni di falsa emergenza sanitaria, maschera e paravento di una volont\u00e0 feroce totalitaria imposta da poteri esterni ed estranei alla societ\u00e0 stessa. L\u00e0 dove il lavoro \u00e8 estremamente suddiviso, anche la responsabilit\u00e0 \u00e8 proporzionalmente parcellizzata e minimizzata. Ad esempio, se a un medico non si chiede pi\u00f9 di guarire il paziente, ossia di farsi carico della totalit\u00e0 della salute del paziente, ma gli si impone solamente di applicare dei protocolli, egli potr\u00e0 sempre nascondere e tacitar eventuali scrupoli di coscienza dicendo a se stesso che non si deve sconfinare oltre il proprio ambito di competenza, e che dopotutto, quando egli ha fatto bene la sua parte di anestesista, di cardiologo, di pneumologo, ecc. ha fatto tutto quel che legittimamente si pu\u00f2 pretendere da lui. Il che \u00e8 una menzogna colossale, ma una menzogna che torna molto utile agli spiriti pigri e agli animi vili, pi\u00f9 che mai desiderosi di sbarazzarsi del pesante fardello della libert\u00e0 e della relativa possibilit\u00e0 di scegliere: <em>aut-aut<\/em>, diceva il buon Kierkegaard; <em>o<\/em> questo <em>o<\/em> quello&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;ateismo? \u00c8 innanzitutto ed essenzialmente una negazione ed un rifiuto: esso afferma che Dio non esiste, che il mondo \u00e8 privo di uno spirito<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117],"class_list":["post-26156","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26156","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26156"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26156\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26156"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26156"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}