{"id":26154,"date":"2019-10-10T01:13:00","date_gmt":"2019-10-10T01:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/10\/lassenza-dellistinto-materno-e-un-fatto-culturale\/"},"modified":"2019-10-10T01:13:00","modified_gmt":"2019-10-10T01:13:00","slug":"lassenza-dellistinto-materno-e-un-fatto-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/10\/lassenza-dellistinto-materno-e-un-fatto-culturale\/","title":{"rendered":"L&#8217;assenza dell&#8217;istinto materno \u00e8 un fatto culturale"},"content":{"rendered":"<p>Quando \u00e8 nato, in Europa e un Occidente, il sentimento di diffidenza, disamore, fastidio delle donne<\/p>\n<p>nei confronti della maternit\u00e0? Quando la societ\u00e0 moderna ha incominciato a orientarsi verso la negazione della maternit\u00e0 come scopo principale dell&#8217;esistenza delle donne e come completa realizzazione del loro istinto fondamentale?<\/p>\n<p>Elisabeth Badinter, classe 1944, che i dizionari definiscono &quot;filosofa&quot;, \u00e8 una femminista francese, studiosa di sociologia, sposata a un prestigioso ministro socialista del governo Mitterrand, Robert Badinter, molto ascoltato anche in sede europea; in passato \u00e8 stata criticata dalle frange estreme del movimento per le sue posizioni non abbastanza dure verso il sesso maschile, al quale si rifiutava di dichiarare una guerra senza quartiere. Comunque, a parte la sua posizione &quot;moderata&quot; all&#8217;interno dell&#8217;ideologia femminista, la vita e la brillante carriera della Signora Badinter, culminata nella presidenza del consiglio di sorveglianza del gruppo Publicis, una multinazionale che opera nel campo della pubblicit\u00e0, della comunicazione e del marketing, di cui \u00e8 anche azionista, sono un perfetto esempio del passaggio degli intellettuali della <em>rive gauche<\/em> dalla contestazione a tutto campo del 1968, al felice e ben remunerato inserimento, qualche anno pi\u00f9 tardi, nel sistema politico ed economico-sociale che in giovent\u00f9 disprezzavano e contestavano cos\u00ec acerbamente: con tanto di uso sessista dell&#8217;immagine femminile da parte del gruppo pubblicitario in cui la signora ex femminista svolge un ruolo da dirigente. Una dinamica, occorre peraltro precisare, che non \u00e8 certo sconosciuta al panorama degli intellettuali progressisti italiani e di altri Paesi occidentali, Stati Uniti compresi. Quello che qui ci interessa \u00e8 svolgere una riflessione sulla critica che la Badinter ha condotto contro il concetto della maternit\u00e0 come istinto naturale, anche se la sua prospettiva storica e soprattutto etica \u00e8 ben lontana, per non dire opposta, alla nostra: ella vuol &quot;dimostrare&quot; che nelle donne la maternit\u00e0 \u00e8 una libera scelta e non una vocazione naturale, e che molte, forse tutte, ne sono prive, almeno in quanto istinto primario, salvo poi lasciarsi orientare dalla societ\u00e0 in cui vivono e predisporsi alla maternit\u00e0 <em>come se<\/em> fosse la cosa pi\u00f9 naturale e scontata per loro. In questo caso potremmo dire che anche un orologio rotto segna l&#8217;ora giusta per due volte al giorno: la tesi della Badinter \u00e8, a nostro avviso, criticabile perch\u00e9 totalmente ideologica: ella &quot;vuole&quot; che la donna sia libera e, da buona femminista, ancorch\u00e9 moderata, guarda con una forte diffidenza alla maternit\u00e0, perlomeno nel modo in cui essa \u00e8 presentata nella societ\u00e0 occidentale, e quindi ha &quot;bisogno&quot; di negare l&#8217;istinto naturale alla maternit\u00e0, proprio come Bakunin, per fare un parallelo, ha bisogno di affermare che l&#8217;uomo \u00e8 libero, e quindi \u00e8 costretto a negare l&#8217;esistenza di Dio, che, a suo parere, se esistesse, getterebbe un&#8217;ombra sulla sua libert\u00e0. Eppure nella tesi della Badinter, e ancor pi\u00f9 nelle osservazioni che svolge per arrivare a formularla, ci sono degli aspetti validi, che meritano di essere evidenziati: altrimenti resterebbero inspiegabili i non rari casi di donne che abbandonano o maltrattano gravemente i loro figli. Per non parlare della frequenza con cui molte di esse fanno ricorso alla pratica dell&#8217;aborto, apparentemente senza provare rimorsi n\u00e9 sensi di colpa: frequenza che rende difficile, se non impossibile, invocare circostanze sociali o psicologiche estreme, tali da alterare l&#8217;istinto materno innato.<\/p>\n<p>E tuttavia, anche se la ricostruzione storica che la Badinter fa del fenomeni della maternit\u00e0 rifiutata, o vissuta con evidente disamore, \u00e8 sostanzialmente corretto, non condividiamo affatto la sua prospettiva: ella vuol sostenere che la maternit\u00e0 <em>non<\/em> \u00e8 un istinto primario della donna; noi riteniamo invece che lo sia, per\u00f2 ammettiamo che, in una societ\u00e0 permeata di materialismo, efficientismo, edonismo e femminismo, molte donne finiscono per perdere tale istinto, e per chiudersi nella difesa &quot;sindacale&quot; del loro diritto a non essere n\u00e9 madri, n\u00e9 spose, ma delle libere, ed eventuali, compagne dell&#8217;uomo. Ma potrebbero anche essere le compagne di un&#8217;altra donna, oppure di svariati uomini, o, ancora, di nessuno: per esse, l&#8217;importante \u00e8 che la donna sia libera da qualsiasi legame precostituito; non le spaventa il fatto che non solo la donna, ma qualsiasi essere umano, compreso il maschio e compresi anche i bambini, se viene rescisso da qualsiasi legame durevole e impegnativo, finisce per evaporare nel nulla, perch\u00e9 noi siamo qualcosa solo se ci apriamo al reale e ci lasciamo penetrare da esso. Cos\u00ec, la suora, o il monaco, sono qualcosa se si lasciano penetrare da Dio: ma nessuno, crediamo, pu\u00f2 essere qualcosa, e tantomeno se stesso, se si abbandona ad una libert\u00e0 astratta e velleitaria, che lo rende del tutto irresponsabile. Per essere qualcosa, bisogna contrarre degli impegni, assumere delle responsabilit\u00e0, affrontare dei sacrifici in vista di un fine; e, soprattutto, bisogna avercelo, un fine, e non girovagare senza meta, di qua e di l\u00e0, come cani randagi, quasi disancorati dalle proprie radici.<\/p>\n<p>Ci sembra che valga la pena di citare la pagina iniziale della monografia di Elisabeth Badinter significativamente intitolata <em>L&#8217;amore in pi\u00f9. Storia dell&#8217;amore materno<\/em> (titolo originale: <em>L&#8217;Amour en Plus<\/em>, Paris, Flammarion, 1980; traduzione dal francese di Rosetta Roy, Milano, Longanesi &amp; C., 1981, pp. 7-8):<\/p>\n<p><em>1780: il prefetto di polizia Lenoir constata, non senza amarezza, che dei ventimila bambini che nascono ogni anno a Parigi, appena mille vengono allattati dalle madri. Altri mille, dei privilegiati, sono allattati dalle balie a domicilio, tutti gi altri lasciano il seno materno per la casa pi\u00f9 o meno lontana di una nutrice mercenaria.<\/em><\/p>\n<p><em>Molti bambini moriranno senza aver conosciuto lo sguardo della madre, quelli che torneranno qualche anno dopo alla casa paterna troveranno una sconosciuta: colei che ha dato loro la vita. Non esiste prova che questi ritorni fossero felici, n\u00e9 che la madre si affrettasse ad appagare un bisogno di tenerezza che a noi sembra oggi cos\u00ec naturale.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel leggere e cifre del prefetto di polizia della capitale non possiamo fare a meno di interrogarci. Come spiegare l&#8217;abbandono di un neonato in un tempo in cui il latte e le cure della madre rappresentavano per lui forse l&#8217;unica probabilit\u00e0 di sopravvivenza? Come giustificare un simile disinteresse per il bambino, cos\u00ec contrario ai nostri valori attuali? Le donne dell&#8217;Ancien R\u00e9gime si comportarono sempre cos\u00ec? Per quali ragioni la madre indifferente del Settecento si \u00e8 mutata nella madre-pellicano dell&#8217;Ottocento e del Novecento? Che strano fenomeno questa trasformazione che contraddice l&#8217;opinione generale di un istinto innato comune alla femmina animale e alla donna!<\/em><\/p>\n<p><em>Si \u00e8 parlato cos\u00ec a lungo del&#8217;amore materno come di un istinto innato, che noi, oggi, siamo convinti che questo comportamento sia radicato nella natura stessa della donna, sena distinzione di luogo o di tempo. Per noi ogni donna, nel momento stesso che diventa madre, trova n se stessa tutte le risposte alla sua nuova condizione. Come se una predisposizione necessaria e automatica aspettasse solo l&#8217;occasione per manifestarsi. Poich\u00e9 la procreazione un fatto naturale, si presuppone che al fenomeno biologico e fisiologico della gravidanza debba corrispondere un determinato comportamento materno.<\/em><\/p>\n<p><em>Procreare non avrebbe alcun senso, se la madre non portasse a termine la sua opera assicurando fino in fondo la sopravvivenza del feto e la trasformazione dell&#8217;embrione in un individuo completo, Questa opinione \u00e8 confortata dall&#8217;uso ambiguo del concetto di maternit\u00e0 che riguarda sia uno stato fisiologico momentaneo, la gravidanza, sia un&#8217;azione a lungo termine: allevare ed educare il bambino. Al limite la funzione materna avr\u00e0 fine solo quando la madre avr\u00e0 partorito l&#8217;adulto.<\/em><\/p>\n<p><em>In quest&#8217;ottica \u00e8 difficile spiegare la mancanza di amore materno, la freddezza e la tendenza all&#8217;abbandono che si manifestarono nella Francia urbana del Seicento e che si generalizzarono il secolo dopo. Per questo fenomeno, debitamente constatato dagli storici, furono trovate una quantit\u00e0 di giustificazioni economiche e demografiche. Una maniera diversa per dire che l&#8217;istinto vitale \u00e8 pi\u00f9 forte di quello materno. Al massimo si ammise che fosse malleabile e forse soggetto ad eclissi.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa ammissione suscita diverse domande. Che cos&#8217;\u00e8 un istinto che si manifesta in qualche donna e in altre no? Bisogna considerare &quot;anormali&quot; tutte quelle che lo ignorano? Cosa di deve pensare di un comportamento patologico che riguarda tante donne di condizione diversa e dura per secoli?<\/em><\/p>\n<p><em>Sono pi\u00f9 di trent&#8217;anni che una filosofa, Simone de Beauvoir, ha rimesso in causa l&#8217;istinto materno. Psicologi e sociologi, in maggioranza donne, hanno fatto altrettanto. Ma poich\u00e9 queste donne erano delle femministe, si prefer\u00ec credere che la loro illuminazione fosse pi\u00f9 militante che scientifica. Invece di discutere le loro idee, molti si misero a ironizzare sulla sterilit\u00e0 volontaria delle une o sull&#8217;aggressivit\u00e0 e la virilit\u00e0 delle altre&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Anche se la Badinter fa del vittimismo sul fatto che la comunit\u00e0 scientifica si mostra scettica circa le affermazioni delle studiose femministe sul carattere secondario ed acquisito dell&#8217;istinto materno, il suo modo di argomentare tradisce appunto un pregiudizio ideologico. <em>Che cos&#8217;\u00e8 un istinto che si manifesta in qualche donna e in altre no?<\/em>, domanda con aria innocente. Tuttavia sa benissimo che tale istinto si manifesta nella stragrande maggioranza delle donne, mentre a non mostrare di averlo sono solo dei casi minoritari: lei stessa ha mostrato che il fenomeno si manifesta per la prima volta a Parigi, fra Sei e Settecento, e non nelle campagne. Sa anche che psicologia e sociologia non sono scienze esatte e che ogni norma presuppone alcune eccezioni; pertanto, non c&#8217;\u00e8 niente di strano nel fatto che alcune donne non manifestino l&#8217;istinto materno: ci\u00f2 non prova nulla, \u00e8 solo l&#8217;eccezione alla regola. <em>Bisogna considerare &quot;anormali&quot; tutte quelle che lo ignorano?<\/em>, chiede poi. Con questa domanda le sue finalit\u00e0 ideologiche vengono allo scoperto: ella si serve deliberatamente di un ricatto di ordine psicologico e morale per costringere l&#8217;interlocutore <em>politically correct<\/em> a rispondere che no, nessuno giudica &quot;anormali&quot; tali donne. Grazie alla cultura del &#8217;68, la parola &quot;anormale&quot; ha perso il suo significato originario, o per meglio dire ha subito il bando da parte della dominante cultura progressista: \u00e8 divenuta una parolaccia, che nessuna persona civile adopera pi\u00f9. Nessuno \u00e8 anormale, perch\u00e9 ciascuno ha il diritto di essere quel che gli pare, in qualsiasi modo; anche le deviazioni, anche le perversioni, in questa prospettiva, diventano forme legittima di manifestazione del proprio io. Naturalmente non \u00e8 affatto vero: ma quale studioso, quale intellettuale sarebbero disposti a sostenerlo? Basta confrontare un qualsiasi testo di psicologia degli anni &#8217;50 o dei primi anni &#8217;60 con uno degli anni e dei decenni successivi: il concetto di anormalit\u00e0 \u00e8 stato abolito; anche quello di deviazione \u00e8 sparito, e resta solo la registrazione spassionata di atti e comportamenti umani, nessuno dei quali, o quasi, pu\u00f2 essere giudicato. Le cose accadono perch\u00e9 accadono, semplicemente perch\u00e9 in noi si \u00e8 fatta strada una certa pulsione, un certo istinto: non accadono per una nostra libera scelta. Si noti, per inciso, che questa concezione si scontra frontalmente e irreparabilmente con il nucleo del pensiero femminista, e del pensiero progressista in generale, secondo il quale ciascuno \u00e8 libero di essere se stesso, perch\u00e9 gli ostacoli da vincere sono tutti all&#8217;esterno del soggetto, non al suo interno; e se sono interni, dipendono da una auto-repressione. E il primo ostacolo sono i pregiudizi altrui. La malattia mentale, per esempio: il vero scoglio sono gli altri, i &quot;sani&quot;, che hanno dei pregiudizi; ma non esiste, in realt\u00e0, una vera e propria malattia mentale, perch\u00e9 \u00e8 stato abolito il concetto di normalit\u00e0. Probabilmente era fascista, o quanto meno autoritario. Logico: Freud, il gran sacerdote della nuova religione psicanalitica, o piuttosto il suo grande stregone, ha sentenziato che non esistono atti e comportamenti giusti o sbagliati in se stessi, ma solo atti e comportamenti che fanno star bene e altri che fanno star male, ma ci\u00f2 non ha niente a che vedere col giudizio e quindi con la morale.<\/p>\n<p>Quindi la Badinter incalza: <em>Cosa si deve pensare di un comportamento patologico che riguarda tante donne di condizione diversa e dura per secoli?<\/em> La risposta che lei stessa suggerisce \u00e8 che se molte donne, in tempi e luoghi diversi, hanno mostrato di non avere l&#8217;istinto materno, ci\u00f2 significa che un tale istinto originario non esiste. Ma la conclusione, \u00e8 evidente, \u00e8 assai maggiore della premessa. Ci\u00f2 che ella ha mostrato \u00e8 che, in certi tempi e in certi luoghi, in verit\u00e0 sempre circoscritti, tale istinto pare venir meno. Ebbene, la spiegazione pi\u00f9 logica di questo fatto \u00e8 che in certi contesti culturali la maternit\u00e0, per una serie di ragioni, viene fortemente scoraggiata, e quindi le donne introiettano tale orientamento. Ma questo dimostra solo che un istinto naturale pu\u00f2 essere inibito e represso, se la pressione sociale \u00e8 abbastanza forte da riuscirci. La compassione, ad esempio, \u00e8 un istinto naturale: ma un sistema politico basato sulla crudelt\u00e0 pu\u00f2 estirparla dai suoi membri. Ci\u00f2 \u00e8 storicamente accaduto e senza dubbio continuer\u00e0 ad accadere; tuttavia non dimostra che gli uomini siano <em>naturalmente<\/em> sprovvisto dell&#8217;istinto della piet\u00e0. Ci sono societ\u00e0 deviate e momenti storici di crisi, nei quali istinti naturali &#8212; perfino quello della sopravvivenza &#8212; vengono minati e addirittura aboliti. Nella cultura eschimese, e in molte culture sudamericane e della Nuova Guinea, gli anziani erano incoraggiati a suicidarsi, oppure erano i loro figli che si incaricavano di sopprimerli. Ci\u00f2 accadeva perch\u00e9 una bocca inutile da sfamare, in ambienti estremi, era considerata un lusso che la societ\u00e0 non poteva permettersi. Ma cosa dimostra questo fatto? Certo non dimostra che presso quelle culture le persone nascessero prive dell&#8217;istinto di conservazione, ma solo che subivano una pressione culturale cos\u00ec forte, da accettare e considerare inevitabile l&#8217;eliminazione fisica dei vecchi. Queste, per\u00f2, ripetiamo, sono le eccezioni alla regola: in condizioni normali, tali usanze non si trovano, anzi fanno inorridire. La stessa cosa vale per l&#8217;istinto materno. Se poi ci si riferisce a singoli casi individuali, nel contesto di una societ\u00e0 che, nel complesso, \u00e8 orientata verso la dolcezza della maternit\u00e0, \u00e8 chiaro che bisogna cercare la spiegazione per l&#8217;assenza di un tale istinto nella storia personale delle singole donne.<\/p>\n<p>Ci sia consentito di osservare, per\u00f2, che la Badinter sfiora il grottesco quando contrappone il XVII secolo, con lo scarso amore delle madri per i loro figli (cosa tutta da dimostrare, tranne per alcune specifiche realt\u00e0 urbane) al profondo amore per i bambini dei secoli XIX e XX, laddove chiede con enfasi: <em>Come giustificare un simile disinteresse per il bambino, cos\u00ec contrario ai nostri valori attuali?<\/em> La Badinter evidentemente dimentica che i nostri tempi sono i tempi dell&#8217;aborto sistematico e legalizzato. Davvero si pu\u00f2 dire che il XX secolo \u00e8 stato contraddistinto dall&#8217;affetto per i bambini e dal rispetto per la loro fragilit\u00e0, quando ogni giorno migliaia di nascituri vengono soppressi nel ventre delle loro madri nelle pubbliche strutture sanitarie, non per dolorose ma ineluttabili necessit\u00e0 mediche, ma su richiesta precisa di quelle madri, e ci\u00f2 con l&#8217;approvazione della societ\u00e0 o comunque nell&#8217;acquiescenza generale? Forse gli uomini del futuro, studiando queste nostre abitudini, si chiederanno, ma invano, come gli uomini del nostro tempo potessero mostrarsi tanto crudeli e insensibili verso i bambini che stavano per venire al mondo. Ma non giungeranno, per rispetto della logica e del buon senso, all&#8217;avventata conclusione che ci\u00f2 dimostra l&#8217;inesistenza di un istinto materno o<em>riginario&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando \u00e8 nato, in Europa e un Occidente, il sentimento di diffidenza, disamore, fastidio delle donne nei confronti della maternit\u00e0? 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