{"id":26152,"date":"2020-09-19T09:43:00","date_gmt":"2020-09-19T09:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/09\/19\/larte-di-far-adulare-le-proprie-opere-escrementizie\/"},"modified":"2020-09-19T09:43:00","modified_gmt":"2020-09-19T09:43:00","slug":"larte-di-far-adulare-le-proprie-opere-escrementizie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/09\/19\/larte-di-far-adulare-le-proprie-opere-escrementizie\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte di far adulare le proprie opere escrementizie"},"content":{"rendered":"<p>Esistono al mondo innumerevoli fatti. Il sapere umano si fonda su una selezione dei fatti: gli esperti scelgono i pi\u00f9 significativi nel proprio campo, poi la scuola e l&#8217;universit\u00e0 li mettono in fila, li studiano e li fanno imparare agli studenti. Ad esempio, esistono innumerevoli persone che si sono dedicate alla scrittura. Molti non hanno mai pubblicato le loro opere; molti le hanno pubblicate, ma sono scivolate via, del tutto inosservate; altri hanno raggiunto un certo grado di notoriet\u00e0, ma sono stati presto dimenticati; altri, che erano stati dimenticati, vengono riscoperti, a un certo punto, non si sa bene per quale ragione; alcuni sconosciuti rimangono tali, altri assurgono improvvisamente alla notoriet\u00e0. Qualche critico li ha &quot;scoperti&quot;, li ha recensiti, li ha fatti conoscere; qualche editore ha &quot;fiutato&quot; l&#8217;occasione buona; qualche giornalista ha intervistato quell&#8217;autore e lo ha strappato al limbo dell&#8217;anonimato per dargli un volto, una voce, una personalit\u00e0, che entrano a far parte dell&#8217;orizzonte intellettuale del pubblico. Mano a mano che quella celebrit\u00e0 si accresce, che quelle recensioni positive aumentano, il personaggio in questione si fa una reputazione della quale il pubblico dovr\u00e0 tener conto, e che alla fine gli studenti, a scuola, saranno tenuti a imparare le sue opere, perch\u00e9 cos\u00ec hanno deciso i libri di testo, e i professori si prestano alla divulgazione, in genere senza farsi troppe domande circa l&#8217;effettivo valore intrinseco delle opere che illustrano. A loro volta, da studenti, le hanno conosciute e accettate come parte essenziale del panorama letterario, e ora si fanno docili trasmettitori di quel che hanno appreso in giovent\u00f9. Eppure, a ben riflettere, la letteratura che il pubblico conosce \u00e8 solo una minima parte della letteratura totale, cio\u00e8 dell&#8217;insieme delle opere, edite e inedite, che sono state partorite dall&#8217;ingegno umano. La persona comune ha pochissime probabilit\u00e0 di capire da sola se la selezione che le viene presentata dalla cultura dominante \u00e8 onesta, attendibile, veritiera, oppure no. La prende per buona per abitudine, diciamo pure per pigrizia mentale. Ma se non lo fosse? Il dubbio, atroce, prende forma quando cade una dittatura, ed \u00e8 quindi pi\u00f9 evidente quando la materia in questione \u00e8 la storia; ma lo stesso discorso vale per la letteratura, la filosofia, l&#8217;arte, la religione, perfino le scienze naturali e la stessa matematica (esistono svariate geometrie, ma a scuola s&#8217;impara quella di Euclide, e la maggioranza degli studenti non sa neppure che si tratta di una scelta, sia pure fondata su ragioni pratiche pi\u00f9 che valide). Dunque, dopo la caduta del fascismo sono spariti dai libri di testo molti nomi e molti fatti che, prima, godevano della massima visibilit\u00e0; altri nomi e altri fatti, che allora erano ignoti alla stragrande maggioranza del pubblico, diventano importantissimi, fondamentali. Eppure, se fossimo smaliziati e sospettosi quanto basta, potremmo chiederci: se noi attualmente vivessimo in una dittatura, s\u00ec, una dittatura mascherata chiamata democrazia, che opera anch&#8217;essa, per ragioni politiche e quindi arbitrarie, non scientifiche e comunque non oggettive, una sistematica selezione dei fatti, tale da fornire una visione parziale e incompleta, per non dire falsata e distorta, della realt\u00e0? Una volta che il sospetto \u00e8 entrato nella mente, non c&#8217;\u00e8 modo di liberarsene: \u00e8 come una mosca fastidiosa, che torna continuamente a ronzare presso l&#8217;orecchio. E allora prendiamo il toro per le corna e affrontiamo dei casi pratici. Chi non consoce, dopo il 1945, la storia dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti durante la guerra civile (oggi finalmente la si pu\u00f2 chiamare cos\u00ec, ma fino qualche anno fa bisognava chiamarla obbligatoriamente con il nome che le hanno dati gli apologeti dei vincitori: Resistenza, con la &quot;r&quot; maiuscola). Benissimo. Ma quanti, fra le persone comuni, conoscono la storia dei sette fratelli Govoni? Erano dei fascisti, o meglio, solo due di essi lo erano, fucilati dai partigiani a guerra ormai finita: e fra essi c&#8217;era anche una ragazza. Curioso, no? Sette fratelli di qua, sette fratelli di l\u00e0: stessa identica situazione; ma questi sono conosciuti da tutti, quelli sono pressoch\u00e9 sconosciuti al pubblico. A cosa si deve ci\u00f2? Alla selezione dei fatti. E chi opera la selezione? Non solo gli &quot;specialisti&quot;, in questo caso gli storici, e in ogni caso non sempre e non solo per delle ragioni obiettive, inerenti alla metodologia di quella disciplina; spesso, molto spesso, le ragioni sono di natura politica o ideologica. Ed ecco che tutto il nostro sapere si rivela, improvvisamente, una costruzione fragile, posticcia, tale da non fornirci una valida rappresentazione del mondo, ma solo una sua versione addomesticata.<\/p>\n<p>Scriveva a questo proposito L\u00e9on Bloy nella sua <em>Esegesi dei luoghi comuni<\/em> (titolo originale: <em>Exs\u00e9g\u00e8se des lieux communs. Premi\u00e8re s\u00e9rie et seconde s\u00e9rie<\/em>, <em>1902-1912<\/em>, Parigi, Mercure de France, 1953; traduzione dal francese di Gennaro Auletta, Milano, Edizioni Paoline, 1962, n. XLIII, <em>Leggere tra le righe<\/em>, pp. 293-294):<\/p>\n<p><em>\u00c8 un cosa facilissima. Basta avere due soldi di chiaroveggenza, avere un po&#8217; di esperienza e trovarsi nella volont\u00e0 abituale di non presumere troppo di s\u00e9. Un esempio tra centinaia di migliaia:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCaro maestro, ho letto con una sconfinata ammirazione la vostra incomparabile opera sulla &quot;Divisione del lavoro sessuale considerata come la sorgente della solidariet\u00e0 coniugale&quot;, e non so come esprimervi il mio entusiasmo, ecc.\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;autore, per fortuna circonciso, Emilio Durkheim, papa della sociologia ella Sorbona, abituato indubbiamente alla lettura tra le righe, decifrer\u00e0 certamente cos\u00ec:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abTriplice idiota, con indicibile disgusto ho dovuto inghiottire quel capolavoro di cretinismo che tu hai, con inqualificabile sfrontatezza, pubblicato, e non voglio perdere un minuto per rivomitartelo in faccia, ecc.\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Notate bene che attenuo sensibilmente le espressioni supposte di una semplice lettera diretta a un venerato professore.<\/em><\/p>\n<p><em>Che dire di un intero libro, letto allo stesso modo? \u00c8 vero che in questo caso sarebbe l&#8217;autore a parlare al suo lettore, ma lo stile non sarebbe meno generoso, ed ecco press&#8217;a poco l&#8217;avvertenza sincerissima che si troverebbe tra tutte le righe d&#8217;un romanzo di quattrocento pagine scritto da Paolo Bourguet, oppure da Maurizio Barr\u00e8s o pi\u00f9 semplicemente da Bottom:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSnob imbecilli e deliziose baldracche, ecco la mia porcheria; assaporatela. \u00c8 tutta degna di voi, e il vostro infallibile gusto per le immondizie non mancher\u00e0 di apprezzarla, ecc.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Bisognerebbe fondare una cattedra per l&#8217;insegnamento della lettura tra le righe.<\/em><\/p>\n<p>L\u00e9on Bloy prende quale tipico esempio del suo discorso <em>La divisione del lavoro sociale<\/em> di \u00c9mile Durkheim, e indirettamente tutta l&#8217;opera del preteso padre nobile della sociologia francese (anche se Durkheim era figlio di un rabbino alsaziano che dopo la guerra franco-tedesca del 1870 era emigrato a Parigi per non diventare suddito tedesco). Con impagabile ironia, il grande scrittore cattolico mette in evidenza il lato ridicolo, grottesco, escrementizio del poderoso sforzo speculativo di costui, che gi\u00e0 allora passava per uno dei luminari di Francia, nonch\u00e9 uno degli astri nel firmamento della Sorbona, e pi\u00f9 ancora quanto di assurdamente, penosamente masochistico vi \u00e8 nell&#8217;atteggiamento adulatorio di quanti pendono dalle labbra di cosiffatti sapienti e non sanno pi\u00f9 quali espressioni inventare per manifestare la propria canina riconoscenza e devozione nei loro confronti. Che poi si tratti, non di rado, di autori circoncisi, per usare l&#8217;espressione L\u00e9on Bloy, evidentemente \u00e8 solo una mera coincidenza, come lo sarebbe, senza dubbio, far notare che ai nostri giorni, all&#8217;alba del terzo millennio, le cose son cambiate poco o nulla, tanto nell&#8217;ambito del grande potere finanziario (Rotschild, Goldman-Sachs, Lehman Brothers, Soros) quanto in quello del giornalismo e dell&#8217;informazione, dove gli esempi, anche di casa nostra, letteralmente si sprecherebbero. Per\u00f2, senza dubbio, aver fatto notare la circostanza \u00e8 stata una grave caduta di stile, da parte del nostro: non si deve mai parlare di corda in casa dell&#8217;impiccato; mai evidenziare ci\u00f2 che \u00e8 di per s\u00e9 evidente, allorch\u00e9 si tratta di cosa che, pur essendo vera, verissima, potrebbe nondimeno offrire il fianco, se la si chiamasse per nome, all&#8217;accusa di prestar troppa attenzione alla frequenza di certi cognomi, nelle sfere <em>ove si puote ci\u00f2 che si vuole<\/em>. E ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero nel campo della cultura, ove la frequenza di quei cognomi \u00e8 tale da far sorgere il dubbio che tutta la modernit\u00e0 altro non sia che un epifenomeno di quei tali signori e di quella tale cultura (cfr. il nostro articolo: <em>Fino a che punto la nostra visione del mondo \u00e8 una visione ebraica?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 03\/03\/09, e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 30\/11\/17). Ma questi sono cattivi pensieri, e dunque \u00e8 meglio non averli.<\/p>\n<p>Anche noi, a suo tempo, abbiamo detto qualcosa a proposito di questo preteso fenomeno della sociologia positivista (cfr. l&#8217;articolo <em>La nozione del mistero \u00e8 originaria o frutto di una evoluzione storica?<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 05\/02\/18; cfr. anche <em>La &quot;svolta antropologica&quot; in teologia non \u00e8 altro che l&#8217;abbandono della metafisica<\/em>, il 02\/02\/18); ma qui ci basta ci\u00f2 che dice Bloy, del resto a titolo d&#8217;esempio: fino a che punto certi palloni artificialmente gonfiati della sedicente cultura moderna vengano fatti risuonare come cembali e timpani di una orchestra ideale, dinanzi alla quale \u00e8 gi\u00e0 stabilito in partenza che il pubblico pu\u00f2 solamente applaudite e cadere in deliquio davanti a cotanta scienza e un tale sfolgorio di suprema intelligenza. Ma chi lo ha stabilito? I critici, naturalmente: quelli della grande stampa, i quali, ieri come oggi (e giocoforza torniamo, quand&#8217;anche non lo volessimo, a un discorso di scabrosa e scottante attualit\u00e0), fanno sempre rima con il grande poter finanziario e quindi con quei tali cognomi di cui sopra. Ce cosa vogliamo dire, con ci\u00f2? Semplicemente questo: che noi tutti siamo stati addestrati a spellarci le mani ad applaudire e cadere in deliquio davanti a portenti della cultura la cui eccellenza ci \u00e8 sempre stata presentata come un dato di fatto, come qualcosa che si illustra da s\u00e9, senza bisogno di teorie o spiegazioni, per la semplicissima ragione che, se un cane viene addestrato ad abbaiare o a scodinzolare dinnanzi al suo padrone, magari con la prospettiva di ricevere poi in premio una carezza o un buon boccone, in brevissimo tempo imparer\u00e0 ad abbaiare e a scodinzolare, non perch\u00e9 ci\u00f2 sia il fritto di un suo spontaneo atteggiamento, ma perch\u00e9 tale \u00e8 stato il risultato del suo addestramento: e cos\u00ec noi. Il pi\u00f9 grande genio della psicologia di tutti i tempi? Ma Sigmund Freud, naturalmente. Il pi\u00f9 grande scienziato di tutti i tempi? Albert Einstein. Il pi\u00f9 grande teorico dell&#8217;economia? Karl Marx, si sa bene. La pi\u00f9 grande figura della rivoluzione permanente? Lev Davidovic Bronstein, detto Trotskij. E della rivoluzione sessantottina? Daniel Cohn-Bendit. I pi\u00f9 grandi pittori? Amedeo Modigliani e Marc Chagall. Il massimo filosofo? Qui, a dire il vero, le opzioni sono parecchie: si va da Max Horkheimer a Theodor W. Adorno, da Walter Benjamin e Gunther Anders e da Emmanuel Levinass a Herbert Marcuse (come dite? che c&#8217;\u00e8 molta aria di famiglia? via, sono solo combinazioni). Il prete pi\u00f9 in gamba, l&#8217;amico del popolo e il precursore del rinnovamento conciliare? Don Lorenzo Milani, mitico priore di Barbiana. E venendo ai pi\u00f9 grandi scrittori di casa nostra del Novecento? Aron Hector Schmitz, alias Italo Svevo; Giorgio Bassani, Primo Levi, Carlo Levi, Umberto Saba, Sergio Moravia: parenti spirituali di quei Proust, Kafka, Roth, ecc. con quei tali cognomi. E vogliamo anche metterci, s\u00ec o no, l&#8217;eclettico e infaticabile Alain Elkann, figlio d&#8217;un autorevolissimo e ricchissimo rabbino, presidente del Concistoro ebraico di Parigi, nonch\u00e9, per pura coincidenza, autore (il figlio, non il padre) di una quarantina di volumi, fra i quali si annovera il memorabile, imprescindibile <em>Essere ebreo<\/em>, del 1994, scritto a quattro mani con Elio Toaff: vera pietra miliare nella storia dell&#8217;umano pensiero? In altre parole: \u00e8 come quando, in un computer, si inseriscono certi dati, e certi altri no: come stupirsi se, poi, da quel computer escono solo e unicamente risultati conformi a quei dati? Succeder\u00e0 come a quel fedelissimo lettore di un certo quotidiano, il quale, dopo una quarantina d&#8217;anni di lettura giornaliera del medesimo, un giorno se ne esce con questa frase, rivolta alla moglie: <em>Sai, cara, \u00e8 strano, ma constato ogni giorno di pi\u00f9 che il mio giornale la pensa proprio come la penso io!<\/em> Ma quando, domanderete, siamo stati addestrati come il cane di Pavlov? Come, e da chi? Prima di tutto, dai giornali e dalla televisione, i cui direttori vengono scelti da quei tali proprietari che fanno capo a quei tali banchieri con quei tali cognomi, di cui sopra. In secondo luogo, dai libri di testo e dagli insegnanti: i quali, mediamente, non vanno tanto per il sottile nella ricerca delle fonti, si accontentano di ruminare quel che trovano gi\u00e0 bell&#8217;e pronto fin da quando a loro volta erano studenti, e poi, per tutta la vita seguitano a ripetere quelle stesse cose ai <em>loro<\/em> studenti, un anno dopo l&#8217;altro, fino al momento di andare in pensione. La carezza e lo zuccherino coi quali il padrone premia il cane ben addestrato si traducono, nell&#8217;ambito della scuola e dell&#8217;universit\u00e0, nelle parole di lode, nei bei voti e nelle tesi di laurea premiate con il massimo punteggio, se lo studente si \u00e8 attenuto alle istruzioni e ha servito bene la tesi precostituita; se no, voti striminziti, occhiate sospettose e battute malevole da parte dei professori&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono al mondo innumerevoli fatti. 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