{"id":26150,"date":"2022-01-10T08:44:00","date_gmt":"2022-01-10T08:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/10\/larte-deve-glorificare-dio-ma-solo-in-modo-esplicito\/"},"modified":"2022-01-10T08:44:00","modified_gmt":"2022-01-10T08:44:00","slug":"larte-deve-glorificare-dio-ma-solo-in-modo-esplicito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/10\/larte-deve-glorificare-dio-ma-solo-in-modo-esplicito\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte deve glorificare Dio ma solo in modo esplicito?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;arte deve glorificare Dio:su questo non c_25E2_2580_2599/u00e8 dubbio. Ogni artista dovrebbe disporsi all_25E2_2580_2599opera 0264117D38>soli Deo gloria.<\/em> Sorge nondimeno una domanda pi\u00f9 che legittima: deve glorificazione deve essere sempre e comunque esplicita? Oppure pu\u00f2 essere anche implicita, purch\u00e9 il pubblico la possa riconoscere chiaramente?<\/p>\n<p>Per discutere la questione, ci piace partire da una riflessione dello scrittore, giornalista e critico letterario olandese Pieter Van Der Meer (Utrecht, 10 settembre 1880-Breda, 16 dicembre 1970), poi marito e padre, fattosi monaco a quarantadue anni, tratta dal suo libro <em>Uomini e Dio<\/em> (titolo originale; <em>Mensen en God<\/em>, Utrecht 1949; traduzione di C. M. Richelmy, Alba, Edizioni Paoline, 1955, pp.141-143):<\/p>\n<p><em>La portata dell&#8217;influenza che esercitano le forme create dall&#8217;immaginazione del poeta e dell&#8217;artista \u00e8 maggiore di quanto comunemente non si sarebbe portati a credere. Molto sovente \u00e8 la letteratura che crea i costumi oli modifica, e non il contrario. Gli scrittori e gli artisti sono dei seminatori d&#8217;idee, di pensieri, d&#8217;immagini. E quando sono forti o semplicemente seducenti, esse suscitano immediatamente il bene o il male, la verit\u00e0 o l&#8217;errore. Per conseguenza ci s&#8217;inganna o si agisce male quando, per un certo pudore di rivelare i propri sentimenti profondi, si teme di parlare di Dio. In questo nostro tempo \u00e8 necessario dichiarare apertamente e senza timori che la sovranit\u00e0 universale spetta a Dio, anche quella che regge tutta l&#8217;attivit\u00e0 umana, ivi compresa quella dell&#8217;arte e della letteratura.<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo il Rinascimento, l&#8217;arte ha mirato senza posa a rendesi indipendente e interamente autonoma. L&#8217;arte s&#8217;\u00e8 fatta un idolo e l&#8217;artista, che ne \u00e8 il servitore, si considera un essere d&#8217;eccezione, che possiede il segreto di questa misteriosa scienza di combinare i colori e di animare le parole. Il Rinascimento ha fatto dell&#8217;artista un semidio. Indubbiamente la vanit\u00e0 artistica e letteraria \u00e8 un fenomeno di tutti i tempi, forse gli stesi umili artigiani del medioevo ne sono stati affetti. Ma essi lavorano assieme, in comunit\u00e0, alla realizzazione di grandi opere per questo erano aiutati ad assumere un atteggiamento pi\u00f9 umile. Per l&#8217;artista dei tempi moderni, l&#8217;arte ha sostituito Dio. All&#8217;artista cattolico ora tocca il compito di ristabilire l&#8217;ordine dei valori delle cose, di ricollocare tutto in una giusta gerarchia. Gli occorre far sentire la presenza di Dio, anche quando non ne pronuncia il nome.<\/em><\/p>\n<p><em>E perch\u00e9 poi l&#8217;artista non avrebbe il diritto di nominare Dio? Per questo si fa necessario che l&#8217;arista cattolico abbia in s\u00e9, come parte integrante e vivente del suo essere, una concezione e una visione cristiana del mondo e della vita. Non occorre affatto che egli porti con s\u00e9 una specie di grimaldello che apra, e sovente molto a sproposito, il piccolo cassettino, o la piccola scatoletta donde sorga, al momento giusto, come un buon folletto, Nostro Signore, in persona. La qualit\u00e0 cristiana non pu\u00f2 essere aggiunta all&#8217;arte dall&#8217;esterno come una tenue vernice che ne simuli le apparenze; come in Bloy, in Claudel, in Gertrud von le Fort, il pensiero cattolico deve impregnare tutta la visione artistica e saturarne tutte le parole:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSalve, o mondo nuovo ai miei occhi, o mondo totale! O credo integrale delle cose visibili ed invisibili, io vi accetto con cuore cattolico; ovunque volgo il capo, intravvedo l&#8217;immensa opera della creazione\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei loro capolavori i grandi lirici, i poeti epici e i tragici hanno cantato e glorificato le divinit\u00e0 pagane: e gli scrittori cattolici che adorano il Dio vivente, come potranno esitare a rendergli lo stesso omaggio? I poeti cattolici debbono cercare la loro ispirazione nello splendore dei dogmi e non pi\u00f9 esclusivamente nei tormenti del loro cuore, a meno che non sappiano portare ad un piano superiore il loro dolore di esseri carnali e faro rientrare nell&#8217;ordine di Dio. L&#8217;arte e la letteratura devono essere un pubblico omaggio reso a Dio.<\/em><\/p>\n<p>Il clima che si respira nella societ\u00e0 moderna \u00e8 tale che la domanda stessa, se cio\u00e8 l&#8217;arte e la letteratura debbano celebrare Dio in maniera diretta o indiretta, suona in qualche modo strana: per noi \u00e8 normale che l&#8217;arista o lo scrittore seguano il proprio impulso e rappresentino qualunque passione, qualunque stimolo, anche il pi\u00f9 disordinato, incomposto e poco edificante, purch\u00e9 siano &quot;sinceri&quot;. La categoria della sincerit\u00e0 ha completamente oscurato quella dell&#8217;etica: non \u00e8 importante che una cosa sia buona, ma che sia detta o fatta con sincerit\u00e0, fosse pure la pi\u00f9 diseducativa e fuorviante che si possa immaginare. Purtroppo il cattivo esempio viene dall&#8217;alto: si pensi a ci\u00f2 che sta scritto nella cosiddetta esortazione apostolica <em>Amoris laetitia<\/em>, al \u00a7 303, l\u00e0 dove Bergoglio affronta il tema dei divorziati che sono passati a nuove unioni e magari hanno formato un nuovo nucleo familiare:<\/p>\n<p><em>A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev&#8217;essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza pu\u00f2 riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; pu\u00f2 anche riconoscere con sincerit\u00e0 e onest\u00e0 ci\u00f2 che per il momento \u00e8 la risposta generosa che si pu\u00f2 offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella \u00e8 la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessit\u00e0 concreta dei limiti, bench\u00e9 non sia ancora pienamente l&#8217;ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento \u00e8 dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l&#8217;ideale in modo pi\u00f9 pieno.<\/em><\/p>\n<p>E questo perch\u00e9, dice sempre il signor Bergoglio (\u00a7 304):<\/p>\n<p><em>\u00c8 meschino soffermarsi a considerare solo se l&#8217;agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perch\u00e9 questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedelt\u00e0 a Dio nell&#8217;esistenza concreta di un essere umano.<\/em><\/p>\n<p>E per sostenere questa enormit\u00e0 teologica e questa vera e propria aberrazione pastorale, egli non si fa scrupolo di citare, strumentalizzandolo vergognosamente, il grande san Tommaso d&#8217;Aquino (<em>Summa Theologiae<\/em>\u00a0I-II, q. 94, art. 4):<\/p>\n<p><em>Prego caldamente che ricordiamo sempre ci\u00f2 che insegna san Tommaso d&#8217;Aquino e che impariamo ad assimilarlo nel discernimento pastorale: \u00abSebbene nelle cose generali vi sia una certa necessit\u00e0, quanto pi\u00f9 si scende alle cose particolari, tanto pi\u00f9 si trova indeterminazione. [&#8230;] In campo pratico non \u00e8 uguale per tutti la verit\u00e0 o norma pratica rispetto al particolare, ma soltanto rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 generale; e anche presso quelli che accettano nei casi particolari una stessa norma pratica, questa non \u00e8 ugualmente conosciuta da tutti. [&#8230;] E tanto pi\u00f9 aumenta l&#8217;indeterminazione quanto pi\u00f9 si scende nel particolare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ma tornando al discorso sull&#8217;arte e la letteratura: di che altro dovrebbero parlare l&#8217;artista e lo scrittore, se non dei loro sentimenti, delle loro passioni, delle loro esperienze, dei loro desideri e delle loro paure? Cos\u00ec ragionano gli uomini moderni; e cos\u00ec ragionano sovente anche i sedicenti credenti. Questi sono i frutti di cinque secoli di umanesimo: un antropocentrismo senza freni n\u00e9 limiti, che si stupisce se qualcuno gli domanda di render conto di se stesso. Che le passioni individuali debbano essere filtrate da un&#8217;istanza superiore; che l&#8217;arte e la letteratura abbiano la responsabilit\u00e0 d&#8217;innalzare la coscienza del pubblico verso la sfera spirituale e non di sprofondarlo nel fango della carnalit\u00e0 pi\u00f9 disordinata; che l&#8217;arista e il poeta abbiano dunque una missione morale da svolgere, e debbano perci\u00f2 sorvegliare le proprie passioni, disciplinarle, purificarle, e non certo utilizzarle per fare colpo mediante ingredienti piccanti, riprovevoli e scandalosi: tutto questo non \u00e8 affatto chiaro alla mente della maggior parte degli artisti e degli scrittori, per non parlare del pubblico, abituato anzi a &quot;consumare&quot; merce sempre pi\u00f9 scadente o ripugnante, e a chiederla, come il drogato, in dosi sempre pi\u00f9 forti.<\/p>\n<p>Che le arti figurative, la musica, la poesia e la narrativa debbano celebrare Dio, a nostro parere non \u00e8 cosa dubbia. La vera arte deve esprimere gratitudine per la bellezza di cui l&#8217;Onnipotente ha riempito il creato e la nostra stessa vita, purch\u00e9 noi la sappiamo vedere e apprezzare. Ci chiediamo per\u00f2 se tale celebrazione debba esser sempre e comunque esplicita, come nel <em>Cantico delle creature<\/em> di san Francesco, o nella <em>Divina Commedia<\/em> di Dante, o negli <em>Inni sacri<\/em> di Manzoni; o se possa essere anche implicita e indiretta: beninteso purch\u00e9 vi sia, e il pubblico possa coglierla con relativa facilit\u00e0. Prima di rispondere, si consideri che perfino il libro poetico per eccellenza della <em>Bibbia<\/em>, poetico e addirittura sensuale, il <em>Cantico dei cantici<\/em>, non celebra la gloria di Dio in modo esplicito, ma per mezzo d&#8217;una serie di metafore e figure allegoriche che ruotano intorno al desiderio del fidanzato per la sua bella; e lo fa in una maniera cos\u00ec concreta e persuasiva che il lettore distratto e ignaro (se mai ci\u00f2 fosse possibile) del contesto sacro e della divina ispirazione di <em>tutte<\/em> le Scritture, sarebbe portato a credere trattarsi d&#8217;una celebrazione profana. D&#8217;altra parte, notiamo che negli scrittori cattolici dell&#8217;ultimo secolo la presenza di Dio, non diciamo la Sua lode, \u00e8 quasi sempre implicita e molto, molto discreta, a volte quasi evanescente: si direbbe che abbiano paura di stancare il pubblico, come certi sacerdoti i quali si affrettano a concludere la santa Messa perch\u00e9 temono di annoiare i fedeli se mai si attardassero cinque minuti di troppo con l&#8217;omelia (eppure la santa Messa celebrata da Padre Pio durava anche tre ore, e nessuno se ne lamentava, tutt&#8217;altro!). Quanto agli artisti, tranne quelli che si dedicano all&#8217;arte sacra o alla musica sacra, vale lo stesso discorso. Di pi\u00f9: perfino nei pittori di arte sacra si nota una certa tendenza a desacralizzare i loro soggetti, cio\u00e8 a rappresentare i Santi, la Vergine Maria e Ges\u00f9 Cristo in maniera fin troppo umana e realistica, a volte al limite della mancanza di rispetto. E non parliamo del sacrilegio vero e proprio, come nel caso degli orridi affreschi del duomo di Terni, dei quali abbiamo parlato a suo tempo, per i quali non c&#8217;\u00e8 che un rimedio: una bella mano di calce per coprirli, e una ri-consacrazione del sacro edificio, contaminato dalla loro blasfema presenza.<\/p>\n<p>Fatte queste considerazioni, crediamo che l&#8217;alternativa fra celebrazione diretta o indiretta, esplicita o implicita, sia in buona sostanza un falso dilemma. La celebrazione \u00e8 esplicita quando si rivolge apertamente a Dio, \u00e8 implicita quando si rivolge a Dio attraverso la celebrazione della santit\u00e0 della vita, la bellezza del creato, la pulizia morale dei personaggi. I quali possono anche essere negativi, purch\u00e9 l&#8217;autore sappia mostrare la laidezza del male e l&#8217;attrattiva del bene, come sa fare in maniera superlativa Dostoevskij, e come si vede anche nei <em>Promessi Sposi.<\/em> E non \u00e8 necessario che il malvagio sia punito in questa vita, come accade a don Rodrigo, colpito dalla peste e condotto morente al lazzaretto; n\u00e9 che si converta in maniera clamorosa, come nel caso dell&#8217;Innominato. \u00c8 sufficiente che l&#8217;autore sappia comunicare il disgusto per il male e non tradisca una segreta attrazione per esso, il che invece accade pi\u00f9 di qualche volta e, ovviamente, fa un effetto disastroso sul pubblico, poich\u00e9 invece di educarlo, lo mette fuori strada. Il discorso \u00e8 molto delicato, perch\u00e9 il confine che separa una rappresentazione realistica del male da una nella quale si coglie una morbosa attrazione verso di esso non \u00e8 sempre nitido e palese. Tale ambiguit\u00e0 si riscontra, a volte, perfino nei grandi e nei sommi, come Dante (e lo sanno i suoi lettori, affascinati sovente pi\u00f9 dalle immagini macabre e orrende dell&#8217;<em>Inferno<\/em>, che da quelle rasserenanti del <em>Purgatorio<\/em>, o sublimi del <em>Paradiso<\/em>); a maggior ragione si trova nei piccoli e nei mediocri. In ogni caso, il vero artista sa esprimere un contenuto che tocca il pubblico con accenti di verit\u00e0, senza imporsi schemi ideologici precostituiti; cos\u00ec come il filosofo cerca il vero seguendo la ragione naturale, libero da ogni altra influenza. Va da s\u00e9 per\u00f2 che l&#8217;artista cristiano, come il filosofo cristiano, non possono esprimersi che in accordo con quel Sommo Bene che li ispira, l&#8217;uno nella sfera del sentimento, l&#8217;altro della ragione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arte deve glorificare Dio: su questo non c&#8217;\u00e8 dubbio. 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