{"id":26149,"date":"2018-06-30T12:32:00","date_gmt":"2018-06-30T12:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/30\/larte-brutta-e-anche-immorale\/"},"modified":"2018-06-30T12:32:00","modified_gmt":"2018-06-30T12:32:00","slug":"larte-brutta-e-anche-immorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/30\/larte-brutta-e-anche-immorale\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte brutta \u00e8 anche immorale"},"content":{"rendered":"<p>Checch\u00e9 ne dica Hegel con le sue elucubrazioni e le sue fumisterie sulla fine dell&#8217;arte bella, l&#8217;arte brutta \u00e8 un controsenso, perch\u00e9 l&#8217;arte \u00e8 l&#8217;espressione del sentimento del bello, che \u00e8 innato e costituisce uno dei pochi punti di riferimento certi e sicuri in tutta la perigliosa navigazione della vita umana. Perci\u00f2 l&#8217;arte brutta \u00e8 un controsenso, una contraddizione logica: se \u00e8 brutta, non \u00e8 arte; tuttavia, ammesso che sia possibile, o meglio, ammesso che sia possibile spacciare una bruttura per arte, ci\u00f2 equivale a una operazione che non \u00e8 solamente antiestetica, ma altres\u00ec immorale. Infatti, celebrare il brutto, il deforme, il patologico, l&#8217;aberrante, il disgustoso, come fanno tanti sedicenti artisti, poeti, musicisti, eccetera, significa andare frontalmente e deliberatamente contro uno di quei pochi fari che brillano nel buio della notte dell&#8217;esistenza, ossia il senso estetico dell&#8217;uomo, e pi\u00f9 precisamente il suo bisogno del bello. La creazione di opere intenzionalmente brutte, repulsive, presentate per\u00f2 &#8212; soprattutto dai critici &#8212; come &quot;artistiche&quot;, pertanto, va contro la morale, e si configura come qualcosa di diabolico, nel senso letterale del termine: qualcosa che mira a ridestare il fondo fangoso, lutulento, abominevole, che giace, per fortuna addormentato, nelle caverne pi\u00f9 oscure ed abissali dell&#8217;anima umana. Ma guai a stuzzicare il mostro addormentato: potrebbe ridestarsi; e le conseguenze sarebbero terribili. Ci\u00f2 \u00e8 precisamente quanto accade in un rito di magia nera: si evocano delle forze sataniche e le si adopera per fare il male di qualcuno, senza per\u00f2 considerare che la prima vittima di tale sortilegio, bench\u00e9 possa non apparir subito evidente, \u00e8 proprio lo sciagurato che a quelle forze ha fatto appello.<\/p>\n<p>Se si riflette al potere che hanno gli artisti, i poeti, gli scrittori, i musicisti, i cantanti, nell&#8217;orientare e definire l&#8217;immaginario collettivo, nel costruire la percezione del mondo che hanno le persone nella nostra societ\u00e0 &#8212; potere che non va affatto sottovalutato, perch\u00e9 il fatto che la nostra societ\u00e0 si suole definire tecnologica, non muta la costante da noi ricordata, e cio\u00e8 che l&#8217;animo umano \u00e8 <em>naturalmente<\/em> portato a cercare la bellezza e, se invece del bello trova il brutto, che gli vien fatto per\u00f2 passare per bello, o comunque per &quot;artistico&quot;, finir\u00e0 per adattarvisi e per nutrirsene, in mancanza d&#8217;altro &#8212; si comprender\u00e0 facilmente quale immensa responsabilit\u00e0 gravi sulle spalle degli artisti, e quanto sovente essi abusino del potere di cui dispongono, per accontentare i gusti del &quot;mercato&quot;, i quali nulla hanno a che fare con la sensibilit\u00e0 naturale delle persone. E aggiungiamo, per scrupolo di chiarezza, bench\u00e9 ci\u00f2 non dovrebbe esser necessario: delle persone <em>normali<\/em>. Il fatto \u00e8 che la societ\u00e0 moderna, proprio per le caratteristiche costitutive della modernit\u00e0, non alimenta gli istinti sani e normali della gente, ma, troppo spesso, quelli malati, aberranti, paranoidi; li stimola, li incoraggia, li approva, li potenzia, in ci\u00f2 sostenuta pi\u00f9 che validamente dalla dilagante cultura del relativismo e da quella perfida forma di bassa magia nera che usurpa il nome di scienza e che, pomposamente, si presenta con l&#8217;etichetta di psicanalisi: una di quelle tipiche costruzioni intellettuali della modernit\u00e0, le quali hanno acquisto lo <em>status<\/em> di verit\u00e0 rivelate, e la cui conoscenza, peraltro banalizzata e impoverita, qualunque persona semicolta (vale a dire tanto ignorante quanto presuntuosa e inconsapevole della propria ignoranza) si sente in dovere di sbandierare ad ogni occasione, per far vedere quanto \u00e8 preparata, scaltra e assolutamente impermeabile agli inganni nei quali cadono, invece, gli individui comuni, sprovvisti di tali raffinate conoscenze. E se anche fosse questo il solo danno che la psicanalisi produce alla societ\u00e0, ci\u00f2 sarebbe pi\u00f9 che sufficiente per proclamarne il bando perpetuo; cos\u00ec come dovrebbe essere proibito citare Darwin a tutti coloro i quali credono di aver capito l&#8217;evoluzionismo, solo perch\u00e9 hanno letto qualche libro divulgativo o assistito a qualche programma televisivo nello stile di Piero Angela; o citare Nietzsche a tutti i somari che tirano fuori Zarathustra, il superuomo e la morte di Dio, pur se non si sono mai presi la briga di leggere personalmente le opere del filosofo tedesco, e, quel che pi\u00f9 importa, anche se non ci hanno mai capito un beneamato nulla.<\/p>\n<p>Osservava a questo proposito &#8212; e le sue osservazioni, pur giustissime, fanno quasi sorridere, vedendo fino a che punto \u00e8 peggiorata, ai nostri giorni, la situazione da lui denunciata, e che gi\u00e0 sessant&#8217;anni or sono lo muoveva a sdegno &#8211; un notevole critico e storico dell&#8217;arte, nonch\u00e9 compositore, Matteo Marangoni (Firenze, 12 luglio 1876-Pisa, 1\u00b0 giugno 1958), nel suo libro <em>Saper vedere. Come si guarda un&#8217;opera d&#8217;arte<\/em> (Milano, Garzanti Editore, 1947, 1953, pp. 96-97):<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 non esiste una censura per il cattivo gusto? Perch\u00e9 deve esser lecito pubblicare le oleografie pi\u00f9 sdolcinate, i romanzi pi\u00f9 banali, fissare nei dischi, o, peggio ancora, TRASMETTERE certe musiche volgarissime? Si risponder\u00e0, al solito: &quot;Se queste cose &#8216;vanno&#8217; vuol dire che piacciono, che esiste tutto un pubblico che le ricerca e se ne ciba, e ogni pubblico ha l&#8217;are che si merita&quot;. Purtroppo \u00e8 cos\u00ec: il livello medio del gusto musicale del nostro pubblico, per esempio, \u00e8 ancora molto basso. La grande maggioranza non apprezza che la pura e semplice MELODIA [povero Marangoni, se sapesse cosa apprezza oggi il pubblico di &quot;musica&quot; rap, anche la pi\u00f9 banale e demenziale!] e il canto vocale; tutta la musica strumentale e polifonica gli \u00e8 indigesta. Quante volte ho visto chiudere con dispetto la radio ad un pezzo pianistico oppure orchestrale, per riaprirla con gioia al primo belato!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 davvero desolante questo perfido gusto del pubblico, e non \u00e8 meno desolante che non si faccia qualcosa di pi\u00f9 per educarlo ma se ne coltivi quasi il vizio con certe banali filastrocche di canzonette e ballabili che egli pu\u00f2 godersi alla radio dalla mattina alla sera.<\/em><\/p>\n<p><em>E in fatto di musica per molti \u00e8 forse anche questione di ignoranza, e si potrebbe, credo, educarli ad un gusto migliore quando fossero costretti &#8212; per mancanza d&#8217;altro &#8212; a star a sentire soltanto musica buona. Per quanto ci\u00f2 potrebbe essere, magari, una rivelazione! La sinfonia &quot;Incompiuta&quot; di Schubert non \u00e8 forse divenuta popolare dopo il gran successo del film &quot;Angeli senza paradiso&quot;?<\/em><\/p>\n<p><em>Non si dovrebbe, insomma seguire il gusto del pubblico, bens\u00ec correggerlo. [Nota dell&#8217;Autore: Non si dovrebbero, per esempio, permettere quegli sfacciati empori a pubblico &quot;incanto&quot; con pitturacce oleografiche che, in questi ultimi anni specialmente, prosperano alla barba dei gonzi. Sono essi focolai infettivi del gusto pubblico, gi\u00e0 cos\u00ec malsano.]<\/em><\/p>\n<p><em>Ma mi pare di sentir dire: &quot;Ognuno \u00e8 padrone di avere il gusto che ha, senza per questo offendere o nuocere a nessuno: tutto ci\u00f2 \u00e8 al di l\u00e0 di considerazioni civili e morali&quot;. Ecco l&#8217;errore, la vecchia mentalit\u00e0 cos\u00ec dura a morire. \u00c8 un errore considerare immorale soltanto quello che offende direttamente il nostro cosiddetto senso morale; anche una brutta poesia, una musica banale, un quadro lacrimogeno sono IMMORALI perch\u00e9, bench\u00e9 indirettamente, assecondano, lusingano, favoriscono la pigrizia intellettuale, il cattivo gusto, il pi\u00f9 rancido sentimentalismo delle folle, gi\u00e0 cos\u00ec affette da vizi di questo genere; e nessuno potr\u00e0 mai dire quanto questi veleni sottili e serpeggianti debilitino la psicologia e quindi l&#8217;anima di un popolo<\/em>.<\/p>\n<p>E si consideri che, allorch\u00e9 Marangoni scriveva queste riflessioni, la televisione non era ancora entrata nelle case degli italiani (la Rai venne fondata l&#8217;anno dopo, il 3 gennaio 1954), e che comunque, quando vi sarebbe entrata, per un buon quindicennio i suoi intenti furono largamente didattici, ispirati in ampia misura a una sana pedagogia, che mirava a educare il gusto del pubblico, compresi i programmi destinati all&#8217;infanzia e quelli cosiddetti d&#8217;intrattenimento e di variet\u00e0. Ci\u00f2 valeva, in qualche misura, perfino per la pubblicit\u00e0 stessa, tanto \u00e8 vero che il <em>Carosello<\/em> serale costituiva un innocente spettacolino per i bambini, dopo il quale essi venivano mandati a letto e gli adulti restavano, soli, davanti alla televisione. (Precisiamo, per inciso, che il film <em>Angeli senza paradiso<\/em>, citato da Marangoni, \u00e8 quello del regista austriaco Willi Forst, il cui vero titolo era <em>Leise flehen meine Lieder<\/em>, dedicato alla vita di Schubert; e non certo il <em>remake<\/em> italiano del 1970, di Ettore Maria Fizzarotti, interpretato da Al Bano e Romina, all&#8217;apice del loro successo musicale.)<\/p>\n<p>Dunque, il succo dell&#8217;argomentazione di Matteo Marangoni \u00e8 che l&#8217;arte brutta &#8211; se vogliamo chiamarla cos\u00ec, tanto per capirci -, gli artisti che la coltivano e coloro i quali li finanziano, non dovrebbero veicolare un messaggio antiestetico, per non recare un danno, oltre che alla sensibilit\u00e0 e al buon gusto, anche all&#8217;intelligenza e alla volont\u00e0 delle persone; perch\u00e9 \u00e8 cosa troppo facile assecondare i gusti peggiori del pubblico e servirgli quel tipo di &quot;prodotti&quot; che esso gradisce, facendo leva sulla pigrizia intellettuale e, aggiungiamo noi, sulle tendenze istintive pi\u00f9 malsane, arrecando, per\u00f2, danni incalcolabili alla sanit\u00e0 morale dell&#8217;intero corpo sociale. Ma l&#8217;ottimo professor Marangoni non ha tenuto conto, o forse non viveva ancora in un clima in cui si doveva tener conto, della pronta, ovvia, risentita obiezione che qualunque intellettuale politicamente corretto gli rivolgerebbe oggi: per quale ragione, cio\u00e8, egli crede di essere in possesso di un gusto pi\u00f9 raffinato e pi\u00f9 maturo della massa del pubblico, al punto da voler decidere, lui, cosa \u00e8 meritevole di essere apprezzato in ambito estetico, e cosa invece non lo \u00e8. Si ritiene forse migliore, pi\u00f9 esperto degli altri? Naturalmente, il buon professore risponderebbe: <em>certo che sono pi\u00f9 esperto: ho dedicato la vita allo studio dell&#8217;arte; permetterete che ne sappia e ci capisca qualcosa in pi\u00f9 di un idraulico, il quale sar\u00e0 certo pi\u00f9 competente di me nel suo ambito, ma non in questo<\/em>. Per\u00f2 lui, passato nell&#8217;eternit\u00e0 nel 1958, cinque anni prima che entrasse in vigore la sciagurata riforma della scuola media unificata, ha avuto il privilegio di non vedere il trionfo universale del pi\u00f9 demagogico egualitarismo; di non dover assistere all&#8217;instaurarsi pieno e definitivo di una cultura che parifica ogni merito e appiattisce ogni talento, e nella quale qualunque somaro si crede un Aristotele, e, spalleggiato da tutti gli altri suoi pari, lancia i suoi altissimi ragli contro chiunque osi contraddirlo, perch\u00e9 una tale opposizione sarebbe un reato di lesa democrazia. Ai suoi tempi, le mamme non andavano a scuola, indignate, a chieder conto del perch\u00e9 la maestra abbia nesso al loro geniale pargoletto un misero &quot;sette&quot; invece del meritatissimo &quot;otto&quot;, n\u00e9 i padri si presentavano infuriati per picchiare il professore che avesse sminuito i meriti, evidenti a chiunque abbia appena un po&#8217; di cervello, del loro viziato e maleducato rampollo adolescente. Del resto, erano i suoi colleghi critici e storici dell&#8217;arte che, in larga misura, si rifiutavano di umiliarsi e di magnificare le cose brutte solamente per piacere al pubblico dal palato grosso: per cui tutta la societ\u00e0, dal vertice alla base (perch\u00e9 esisteva ancora un minimo di struttura gerarchica basata sul merito, ed era un bene) svolgeva, direttamente o indirettamente, una certa qual funzione educante; e chi sapeva e capiva poco, non pretendeva di montare in cattedra e dar lezione a quanti erano migliori di lui.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra ragione ancora, per cui l&#8217;atteggiamento suggerito da Marangoni, oggi, verrebbe bollato con parole di fuoco praticamente da tutti, e presentato, oltre al resto, come un esempio lampante d&#8217;incomprensione della <em>complessit\u00e0<\/em> del mondo moderno (parola magica, che permette sempre di scantonare davanti a un bel <em>s\u00ec<\/em> o a un bel <em>no<\/em>). Egli afferma che \u00e8 sbagliato incoraggiare la pigrizia intellettuale, e che questo \u00e8 un male; e, se \u00e8 un male, allora \u00e8 immorale, perch\u00e9 la morale non sa che farsene dei &quot;forse&quot;, dei &quot;chiss\u00e0&quot; e simili, ma vuole stabilire, o almeno tentare di stabilire, cosa \u00e8 bene e cosa \u00e8 male. Lui dice che la pigrizia intellettuale \u00e8 un male; e noi siano pienamente d&#8217;accordo. Ma la cultura pseudo democratica oggi imperante, che si serve dell&#8217;ignoranza per fomentare l&#8217;odio contro l&#8217;intelligenza, ha l&#8217;obiettivo d&#8217;imporre il totalitarismo della pigrizia. In effetti, pi\u00f9 la gente \u00e8 pigra (intellettualmente) e pi\u00f9 resta campo libero al dominio dei peggiori, in ogni ambito in cui vi sia da esercitare un po&#8217; di potere: dall&#8217;arte alla politica, dall&#8217;economia alla scienza. Ed \u00e8 quel che sta accadendo: l&#8217;incretinimento collettivo viene accuratamente pianificato e attuato, al preciso scopo di eliminare ogni ostacolo alla dittatura dei pi\u00f9 cinici, dei pi\u00f9 sfrontati, dei pi\u00f9 arrivisti e di quelli che hanno meno scrupoli di coscienza. Questo vale anche per l&#8217;are, gli artisti e quella casta di mercenari che \u00e8 formata dai critici letterari, cinematografici, musicali, eccetera. Solo considerando questo aspetto, si arriva a comprendere ci\u00f2 che Marangoni intuiva e contro cui metteva in guardia: il fatto che la pigrizia \u00e8 un vizio, non \u00e8 un comportamento &quot;neutro&quot; e puramente individuale; e che la pigrizia di massa genera effetti nefasti sull&#8217;intera societ\u00e0, dunque l&#8217;are brutta, che la incoraggia o la giustifica, finisce per avere un impatto negativo anche nella sfera dell&#8217;etica. Non \u00e8 male solo ci\u00f2 che provoca direttamente il male, ma lo \u00e8 tutto ci\u00f2 che favorisce le condizioni affinch\u00e9 il male nasca, prosperi e si estenda. <em>Eh, via<\/em>, diranno a questo punto i signori del politicamente corretto, <em>che vorreste fare: imporre l&#8217;inquisizione nell&#8217;arte?<\/em> No di certo: non si tratta di reprimere, ma di affermare ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male. Il codice penale non punisce tutto ci\u00f2 che \u00e8 moralmente male. Per questo ci vuole una coscienza vigile ed esigente, anzitutto con se stessa. La persona veramente etica, infatti, al contrario del cialtrone, \u00e8 pi\u00f9 severa con s\u00e9 che con gli altri&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Checch\u00e9 ne dica Hegel con le sue elucubrazioni e le sue fumisterie sulla fine dell&#8217;arte bella, l&#8217;arte brutta \u00e8 un controsenso, perch\u00e9 l&#8217;arte \u00e8 l&#8217;espressione del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[148,153],"class_list":["post-26149","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-friedrich-nietzsche","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26149","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26149"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26149\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}