{"id":26139,"date":"2017-11-12T08:15:00","date_gmt":"2017-11-12T08:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/12\/lanima-diventa-cio-che-contempla\/"},"modified":"2017-11-12T08:15:00","modified_gmt":"2017-11-12T08:15:00","slug":"lanima-diventa-cio-che-contempla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/12\/lanima-diventa-cio-che-contempla\/","title":{"rendered":"L&#8217;anima diventa ci\u00f2 che contempla"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una riflessione folgorante, nelle <em>Enneadi<\/em> di Plotino, in cui un grande filosofo pagano, niente affatto cristiano, rivela una straordinaria convergenza con un aspetto essenziale della filosofia cristiana: <em>L&#8217;anima diventa ci\u00f2 che contempla<\/em> (IV, 3, 8). E poco importa che i presupposti e la stessa prospettiva speculativa siano profondamente differenti da quelli della concezione cristiana; quel che conta \u00e8 l&#8217;identit\u00e0 di vedute su questo fatto, che l&#8217;anima diventa ci\u00f2 che contempla. L&#8217;anima, infatti, non \u00e8 statica; essa \u00e8 sempre se stessa, quanto al suo statuto ontologico, cio\u00e8 all&#8217;essere anima; ma quanto al <em>come<\/em> essere anima, e che tipo di anima essere, questo dipende da ci\u00f2 che essa vuole, da ci\u00f2 che essa cerca, da ci\u00f2 che essa, appunto, <em>contempla<\/em>.<\/p>\n<p>La conoscenza, per Plotino, \u00e8 contemplazione; tutto, per lui, \u00e8 contemplazione. Plotino \u00e8 un mistico assoluto; l&#8217;azione, per lui, \u00e8 irrilevante, anzi, sarebbe meglio che venisse ridotta al minimo indispensabile, perch\u00e9 essa, di per s\u00e9, tende a coinvolgere la vita dell&#8217;anima nelle cose del mondo, tende a invischiarla nella rete delle passioni, e ci\u00f2 l&#8217;allontana dalla sua meta finale, dallo scopo per il quale si vive, si spera e si soffre: il ricongiungimento con l&#8217;Assoluto, che, per Plotino, \u00e8 l&#8217;Uno. <em>Io mi sforzo di ricondurre il divino che \u00e8 in me al divino che \u00e8 nell&#8217;universo<\/em>, dice Plotino; ed \u00e8 un atteggiamento decisamente mistico. La vita terrena \u00e8 un pellegrinaggio verso la realt\u00e0 vera; e meno l&#8217;anima si confonde con le cose materiali, meno si lascia toccare dalle passioni terrene, e pi\u00f9 rapido e sicuro sar\u00e0 il suo viaggio di ritorno alla fonte dell&#8217;Essere. \u00c8 una concezione che ricorda pi\u00f9 l&#8217;estremismo spiritualista dei catari, che quello genuinamente cristiano: <em>viveva come uno che si vergogni di avere un corpo<\/em>, \u00e8 stato detto di Plotino, ed \u00e8 una osservazione che ben riassume il suo atteggiamento nei confronti della dimensione terrena. Nella visione cristiana, invece, il mondo terreno non \u00e8 un male, anche perch\u00e9 esso \u00e8 stato creato da Dio, quindi non pu\u00f2 che essere un bene; poi, per\u00f2, il Peccato originale lo ha ferito, lo ha oscurato, lo ha deturpato, ma esso conserva pur sempre una scintilla della perfezione originaria, e questa scintilla brilla pi\u00f9 che mai nell&#8217;uomo, la creature eletta, fatta ad immagine di Dio stesso e, come Lui, dotata dell&#8217;attributo della libert\u00e0. Oltre a questo, Dio ha voluto incarnarsi in un corpo mortale e vivere da uomo fra gli uomini, per morire e risorgere nel corpo: segno che il corpo non \u00e8 male, perch\u00e9 \u00e9 stato ulteriormente glorificato nel mistero dell&#8217;Incarnazione del Verbo. Certo, il corpo risorto di Cristo \u00e8 un corpo glorioso, fatto di luce, non un corpo fisico, e corpi gloriosi saranno anche quelli degli uomini quando verr\u00e0 il giorno del Giudizio universale, ciascuno secondo il suo destino, di eterna luce o di tenebra eterna. E qui appare evidente la diversit\u00e0 rispetto alla concezione di Plotino, che vede nel corpo, e nel mondo fisico in generale, unicamente una zavorra, un fastidio, un intralcio sulla via del ritorno a Dio: ritorno che richiede un distacco totale dalle cose di quaggi\u00f9. Anche il cristiano vive con distacco dalle cose mondane, ma con una nota di serenit\u00e0 che manca nel neoplatonismo; semmai, il radicale pessimismo insito nell&#8217;atteggiamento neoplatonico ricorda il misticismo esasperato dei Padri del deserto, dei monaci della Tebaide e di una certa spiritualit\u00e0 tipicamente greca, come quella di san Simeone Stilita, che visse per 37 anni in cima a una colonna: tutte posizioni che vanno ricondotte a una certa fase storica e culturale ma che, nel complesso, non rappresentano certo l&#8217;atteggiamento tipico della spiritualit\u00e0 cristiana in quanto tale, specie nell&#8217;ambito cattolico occidentale. Tuttavia, una volta consapevoli delle differenze di fondo tra l&#8217;ascetismo ed il misticismo neoplatonico e quello cristiano, proviamo a considerare l&#8217;affermazione di Plotino, <em>l&#8217;anima diventa ci\u00f2 che contempla<\/em>, da un punto di vista cristiano: e troveremo in essa non pochi spunti di riflessione, di ascetica, di teologia e, non ultimo, anche di buona, anzi ottima, psicologia.<\/p>\n<p>Per valorizzare al massimo la riflessione di Plotino, bisogna innanzitutto chiedersi quale sia lo scopo, quale la meta della vita dell&#8217;anima; tenendo per\u00f2 presente che l&#8217;anima, nello stato presente, non \u00e8 distaccata dal corpo, non vive di vita propria, ma legata al corpo, e forma con esso una unit\u00e0 indissolubile, anche se problematica. L&#8217;anima, dunque, creata da Dio, aspira a ritornare in Dio, perch\u00e9 solamente l\u00ec essa trova quel Sommo Bene cui aspira, cos\u00ec come vi aspirano, ciascuna secondo la sua natura, tutte le altre creature. Questo, a sua volta, ci sollecita a domandarci chi \u00e8 l&#8217;uomo e quale sia il suo destino. Rispondiamo che l&#8217;uomo \u00e8 una creatura dotata di anima e di corpo; che la sua anima \u00e8 sia vegetativa, sia sensibile, sia razionale, e che quest&#8217;ultima \u00e8 fatta a immagine di Dio; e che il corpo le viene dato non come pietra d&#8217;intralcio sulla via della perfezione, ma, al contrario, come strumento per puntare a quella perfezione, che, in senso specificamente cristiano, si caratterizza come una <em>santificazione<\/em>. L&#8217;anima, dunque, si santifica <em>attraverso<\/em> il corpo, e non gi\u00e0 <em>contro<\/em> il corpo, nel senso che essa prende il corpo e lo conduce verso le vette spirituali, fin dove ci\u00f2 sia possibile, e non permette che sia il corpo a sottometterla e farla schiava dei suoi impulsi, delle sue brame e delle sue passioni disordinate, verso le quali esso, se lasciato privo di guida, tenderebbe, trascinato verso il basso da quella concupiscenza che \u00e8 la triste eredit\u00e0 del Peccato originale. E circa il destino dell&#8217;uomo, la dottrina cristiana ci insegna che tale destino \u00e8 la felicit\u00e0; che l&#8217;uomo \u00e8 stato creato per la vita e per la pienezza, non per la morte e per la sofferenza; e che la felicit\u00e0, per lui, consiste nel conoscere, amare e servire Dio, in questa vita, e nel tornare completamente a Lui, nell&#8217;altra. Al di fuori di Dio, esistono solamente dei beni di livello inferiore; non tutti, per\u00f2, di uguale valore, anzi, alcuni positivi in se stessi, perch\u00e9 aiutano l&#8217;anima ad avviarsi verso la sua meta finale, seguendo la giusta direzione; altri, invece, che sono in realt\u00e0 dei beni apparenti, ma in realt\u00e0 falsi, l&#8217;allontanano da essa, e perci\u00f2 costituiscono un grave pericolo per l&#8217;anima, che viene sedotta e ingannata, e trascinata lontano dalla meta cui naturalmente tende, che \u00e8 sempre e comunque Dio.<\/p>\n<p>Il fatto che l&#8217;anima tende naturalmente a Dio, anche se molte anime non lo sanno, e vivono perci\u00f2 immerse nell&#8217;ignoranza e nella inconsapevolezza, \u00e8 la prova del finalismo dell&#8217;esistenza umana, e, nello stesso tempo, della perfetta naturalit\u00e0 della relazione fra l&#8217;uomo e Dio. Ecco due punti fermi di grandissima importanza: primo, l&#8217;uomo non vive a caso, ma per una ragione precisa, e cio\u00e8 per poter trovare da se stesso tale ragione, che \u00e8 conoscere, amare e servire Dio; secondo, la ricerca di Dio non \u00e8 un elemento accessorio e, per cos\u00ec dire, facoltativo, dell&#8217;esistenza umana, ma l&#8217;elemento essenziale di essa: per cui \u00e8 da considerarsi pienamente riuscita quella vita che si focalizza attorno a tale ricerca; fallita, invece, quella vita che non dedica ad essa alcuna attenzione, lasciandosi assorbire interamente dalla dimensione terrena. Ne consegue che non solo l&#8217;orientamento della vita umana, ma la stessa struttura ontologica dell&#8217;uomo \u00e8 caratterizzata dal bisogno di Dio: \u00e8 impossibile immaginare una creatura umana che non abbia, al profondo della propria anima, il desiderio di Dio, per il semplice fatto che il destino dell&#8217;anima \u00e8 la felicit\u00e0, e ogni anima tende verso la realizzazione di essa, cio\u00e8 tende a Dio. Perfino le creature prive d&#8217;intelligenza tendono alla propria perfezione, e la perfezione \u00e8 la felicit\u00e0, perch\u00e9 una creatura si deve ritenere felice quando abbia perfettamente realizzato la propria natura. Ancora: se il desiderio di Dio \u00e8 connaturato alla struttura originaria dell&#8217;anima umana, allora tale desiderio \u00e8 una cosa naturale, cos\u00ec come la legge naturale non pu\u00f2 che configurarsi come un riflesso della legge divina; mentre sarebbe cosa estremamente innaturale tentare di estirpare dall&#8217;uomo tale desiderio, e far finta che esso non vi sia, che non esista. Ne segue il corollario: la tensione religiosa \u00e8 un fattore naturale che si riscontra sia nella vita del singolo individuo, sia nella storia dei gruppi, delle comunit\u00e0, dei popoli e della civilt\u00e0; non esiste, in natura, l&#8217;ateismo: l&#8217;ateismo \u00e8 un prodotto totalmente culturale, vale a dire del tutto artificiale, del tutto staccato dalla naturalit\u00e0 della condizione umana. Credere in Dio \u00e8 <em>secondo natura<\/em>; rifiutarsi ostinatamente e pervicacemente di credervi, nonostante tutti gli indizi del bisogno di Lui che possiamo trovare nel profondo di noi stessi, oltre che nella logica delle cose (la via filosofica), \u00e8 un atteggiamento <em>contro natura<\/em>.<\/p>\n<p>E qui emerge, inevitabilmente, una grossa differenza col neoplatonismo, conseguenza del diverso giudizio che le due concezioni danno a proposito della natura. La natura, nella visione di Plotino, \u00e8 il male, perch\u00e9 ci immerge nella dimensione corporea, fisica, e cos\u00ec ci allontana dalla dimensione spirituale, divina, alla quale siamo chiamati. Nel cristianesimo, come abbiamo gi\u00e0 osservato, la natura non \u00e8 affatto il male, anzi, \u00e8 buona in se stessa (senza essere, perci\u00f2, il vero bene), ma essa, allo stato presente, \u00e8 ferita e degradata dalle conseguenze del primo Peccato, per cui non pu\u00f2 costituire, per noi, un modello, bens\u00ec qualcosa che deve essere superato. Ma superato, non significa disprezzato; al contrario, la via che il cristianesimo cattolico propone \u00e8 quella della santificazione per mezzo del corpo, cio\u00e8 la spiritualizzazione della dimensione naturale e la sua cooperazione nella ricerca di Dio. In altre parole, qui l&#8217;anima non tende a Dio, Sommo Bene, opponendosi al corpo, rifiutandolo e disprezzandolo, ma santificandolo, ossia facendo anche del corpo uno strumento di progresso nel cammino verso la perfezione spirituale. Per fare un esempio: nella visione cristiana, la sessualit\u00e0 non viene negata o disprezzata, ma santificata attraverso il matrimonio, e diviene, nel farsi strumento di una nuova vita, uno dei modi per glorificare Dio, non contro la natura, ma all&#8217;interno della natura, pur senza mai perdere di vista la meta finale, che \u00e8 il ritorno a Dio in spirito e verit\u00e0, e quindi non con il corpo. Il corpo, bisogner\u00e0 lasciarlo, come una veste ormai inutile, al termine del cammino terreno: nuda, l&#8217;anima dovr\u00e0 andare incontro a Dio. Tuttavia, finch\u00e9 la vita sussiste, il corpo \u00e8 uno strumento utile, e quindi esso \u00e8 pieno di dignit\u00e0 e di bellezza: \u00e8 il tempio dell&#8217;anima, dunque il tempio di Dio stesso, perch\u00e9 nell&#8217;anima vi \u00e8 un riflesso della perfezione divina. Nel neoplatonismo, invece, come del resto nel catarismo, la natura \u00e8 il male, dunque anche il corpo \u00e8 male, e la sessualit\u00e0, il matrimonio e la riproduzione sono gli strumenti di cui si serve il demonio per tenerci lontani da Dio. Quale abisso separa le due concezioni! Eppure, nel loro odio anticristiano, i neopagani odierni, che accusano i cristiani di sessuofobia, si dichiarano seguaci di Plotino, di Proclo, di Porfirio, e ammiratori persino del catarismo. I moderni filosofi neopagani &#8212; e noi ne abbiamo conosciuti &#8212; si farebbero seguaci e ammiratori di chiunque, anche del diavolo, se ci\u00f2 servisse a criticare e denigrare la concezione cristiana della vita, piena, com&#8217;\u00e8, di dignit\u00e0, di bellezza e di rispetto per la condizione umana; e son capaci di non vedere le stridenti contraddizioni in cui sprofondano, a tal punto sono accecati dal loro furore ideologico.<\/p>\n<p>A questo punto, dobbiamo notare un&#8217;altra cosa. Se l&#8217;anima cerca Dio in maniera consapevole e coerente, essa tiene anche lo sguardo fisso su di Lui, o, quanto meno, lo tiene fisso sulla strada che conduce a Lui: e questa \u00e8 ci\u00f2 che Porfirio chiama <em>contemplazione<\/em>. Ora, l&#8217;anima che vive nella contemplazione di Dio, un poco alla volta diventa luminosa, sempre pi\u00f9 bella, sempre pi\u00f9 attraente, e di ci\u00f2 se ne accorgono anche gli altri: \u00e8 la bellezza della santit\u00e0. Il caso estremo si verifica quando perfino le creature non intelligenti colgono quella luminosit\u00e0 e ne subiscono il fascino: non si diceva forse, di san Serafino di Sarov, che perfino gli orsi e gli altri animali della foresta venivano presso di lui, dolci e mansueti, attratti da un qualcosa che si sprigionava dalla sua persona? E racconti analoghi non si tramandavano anche a proposito di san Francesco d&#8217;Assisi, ritenuto capace di ammansire perfino un lupo feroce, o di predicare ai pesci, agli uccelli, e di parlare alle cicale e a qualunque altro animale? In altre parole, l&#8217;anima che si dirige verso Dio incomincia a risplendere di luce perch\u00e9 cercare Dio \u00e8 gi\u00e0, almeno un poco, averlo trovato: anche perch\u00e9 \u00e8 Lui, in realt\u00e0, che cerca gli uomini, e chi lo cerca, non fa che andare incontro al Suo abbraccio. A quel punto, l&#8217;anima incomincia gi\u00e0 ad essere un riflesso dell&#8217;Amore di Dio: e gi\u00e0 qui, nella vita terrena, comincia a manifestarsi il prodigio del superamento della <em>condizione<\/em> terrena. Che cosa permetteva, a santa Teresa Neumann, di vivere per molti anni senza pi\u00f9 assumere alcun cibo fisico, tranne il Corpo del Signore, nella santa Eucarestia?<\/p>\n<p>Viceversa, l&#8217;anima che vive lontana da Dio, immersa nel disordine delle passioni e abbandonata al vento furioso della concupiscenza, tende a diventare ci\u00f2 che un tal modo di vivere comporta: tende a farsi sempre pi\u00f9 animalesca, sempre pi\u00f9 bestiale, sempre pi\u00f9 demoniaca. Di fatto, se il diavolo si fa signore dell&#8217;anima, un riflesso della sua repellente bruttezza traspare da quel volto e da quel corpo, fossero pure bellissimi, in base a dei criteri astrattamente estetici. <em>Questa<\/em> \u00e8 la teologia cattolica; <em>questo<\/em> \u00e8 il Magistero ecclesiastico di sempre. Padre Sosa Abascal, il nuovo generale dei gesuiti, non ci crede: ha dichiarato che il diavolo, secondo lui, non esiste, che \u00e8 solo un&#8217;immagine simbolica. Pensi pure quello che vuole; \u00e8 affar suo: ma non parli da sacerdote, n\u00e9 da cattolico. Il cattolicesimo non la vede come lui. Nel <em>Vangelo<\/em>, il diavolo esiste; Ges\u00f9 lo ha affrontato e vinto; e anche gli uomini lo devono affrontare e vincere, con l&#8217;aiuto della grazia divina e dei Sacramenti, fin da quando ricevono il Battesimo. Su tali cose, un cattolico serio non si permette mai di scherzare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una riflessione folgorante, nelle Enneadi di Plotino, in cui un grande filosofo pagano, niente affatto cristiano, rivela una straordinaria convergenza con un aspetto essenziale della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[96,117,223],"class_list":["post-26139","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-anima","tag-dio","tag-plotino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26139","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26139"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26139\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26139"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26139"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26139"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}