{"id":26135,"date":"2018-07-21T06:09:00","date_gmt":"2018-07-21T06:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/21\/lamor-di-patria-e-un-concetto-soggettivo\/"},"modified":"2018-07-21T06:09:00","modified_gmt":"2018-07-21T06:09:00","slug":"lamor-di-patria-e-un-concetto-soggettivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/21\/lamor-di-patria-e-un-concetto-soggettivo\/","title":{"rendered":"L&#8217;amor di Patria \u00e8 un concetto soggettivo?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;amor di Patria \u00e8 un concetto oggettivo o soggettivo? In tempi di relativismo galoppante, verrebbe spontaneo rispondere: soggettivo, certamente; ciascuno ha la sua idea di cosa sia l&#8217;amor di Patria; anzi, ciascuno ha la sua idea di cosa sia la Patria. Ma \u00e8 proprio vero, ed \u00e8 sempre vero? Pensiamo a una casa, a una famiglia: se un figlio \u00e8 stanco di abitare nella casa dei genitori, gli \u00e8 forse lecito appiccarvi il fuoco, cos\u00ec da vederla distrutta e costringere la famiglia a cercarne un&#8217;altra? Solo un pazzo potrebbe dire che questo \u00e8 amore della casa. E se il marito \u00e8 stanco e insoddisfatto della moglie, gli \u00e8 forse lecito picchiarla, costringerla a fuggire, magari ucciderla, cos\u00ec da riacquistare la propria libert\u00e0 e assicurare ai figli, poniamo, una vita pi\u00f9 tranquilla e serena? Di nuovo, solo uno squilibrato potrebbe affermare che quel marito ha agito per amore della famiglia. Evidentemente, c&#8217;\u00e8 un limite anche alla concezione soggettiva dell&#8217;amore: che sia l&#8217;amore della famiglia o quello della Patria, che \u00e8 una famiglia pi\u00f9 grande. Eppure, in Italia &#8212; e solo in Italia, a quel che ci risulta &#8212; esiste una cultura che avalla l&#8217;idea che sia meglio incendiare la casa e ammazzare la moglie, purch\u00e9 gli altri stiano meglio e riacquistino la loro libert\u00e0. Solo in Italia, infatti, chi tradisce la Patria in guerra, e si augura la sua disfatta, e, magari, si d\u00e0 da fare perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga pi\u00f9 in fretta, ma senza esporsi n\u00e9 rischiare nulla, piuttosto pugnalando alla schiena i propri connazionali che lottano e rischiano la vita ogni giorno: solo in Italia, dicevamo, una simile concezione dell&#8217;amor di Patria viene presa per buona, e pu\u00f2 essere sostenuta a testa alta, con l&#8217;aria di chi merita ammirazione e gratitudine, perch\u00e9 \u00e8 anche per merito suo che la Patria ha riacquistato la sua libert\u00e0. La guerra perduta, naturalmente, \u00e8 la Seconda guerra mondiale; il regime che meritava di essere abbattuto ad ogni costo, il fascismo; e gli amanti della Patria che hanno desiderato la sconfitta del proprio Paese, e che si sono adoperati a favore del nemico perch\u00e9 ci\u00f2 accadesse, sono gli ammiragli, i generali, i finanzieri, gli industriali, i massoni e i monsignori che dal 1940 al 1943 hanno fatto del loro meglio, o magari del loro peggio, per mettere in opera il loro sedicente amor di Patria, ricevendo poi, a cose fatte, ogni sorta di premi e onorificenze.<\/p>\n<p>Nero su bianco, l&#8217;ammiraglio Franco Maugeri, che fu capo dell&#8217;ufficio informazioni della Marina durante la guerra, ha scritto queste terribili parole in un suo libro di memorie (peraltro pubblicato in inglese negli Stati Uniti, che furono prodighi di riconosciuti per i suoi &quot;servizi&quot; (quali?) e non tradotto in Italia: forse per decenza, forse per prudenza: <em>Pi\u00f9 uno amava il suo Paese, pi\u00f9 doveva pregare per la sua sconfitta sul campo di battaglia.<\/em> Qualunque ufficiale che abbia il senso dell&#8217;onore, qualunque soldato, qualunque cittadino, dovrebbe fremere di raccapriccio e di disgusto davanti a una simile improntitudine: amare il proprio Paese significa augurarsi la sua sconfitta in guerra? E non in una guerricciola secondaria o in qualche spedizione coloniale, ma in una guerra totale, decisiva, dalla quale dipendeva il suo futuro, la sua stessa sopravvivenza come nazione sovrana e indipendente. In nessun altro Paese normale, n\u00e9 in Francia, n\u00e9 in Gran Bretagna, n\u00e9 in Germania, n\u00e9 negli Stati Uniti, n\u00e9 in Russia, simili parole sarebbero state tollerate; in ciascuna di queste nazioni, chi le avesse scritte o pronunciate avrebbe anche firmato, con ci\u00f2 stesso, il proprio bando perpetuo dalle persone d&#8217;onore, dai veri amanti della Patria. Perch\u00e9 il concetto dell&#8217;amor di Patria non pu\u00f2 essere deformato e capovolto sino a questo punto: sino al punto di desiderare che la propria Patria sia sconfitta, schiacciata, distrutta sotto un diluvio di bombe, che le sue donne siano stuprate, che i suoi soldati, marinai e aviatori siano massacrati, e che il nemico pianti la sua bandiera sopra le macerie fumanti, e di parteggiare per gli invasori, sostenendo, nondimeno, di essere i veri patrioti, i pi\u00f9 sinceramente pensosi dei destini e del bene della Patria. Perch\u00e9 i casi sono due: o il mondo si \u00e8 capovolto, oppure chi si augura la sconfitta del proprio Paese e tresca con il nemico, non \u00e8 altro che uno spregevole traditore, un individuo abietto; e ci\u00f2 vale anche nel caso che il regime al potere non incontri il personale gradimento di costui, per ragioni pi\u00f9 o meno legittime.<\/p>\n<p>Scriveva Antonino Trizzino nel suo famoso saggio <em>Navi e poltrone<\/em>, la cui pubblicazione gli cost\u00f2 un processo per diffamazione da parte degli ammiragli da lui chiamati in causa e dallo stesso Ministero della Difesa, risoltosi con una condanna in primo grado e una assoluzione in appello (Milano, Longanesi &amp; C., 1952, pp. 169, 185-187):<\/p>\n<p><em>Era evidentemente in malafede l&#8217;Ufficio Informazioni quando rassicurava l&#8217;ammiraglio Jachino [il quale si era lamentato che le informazioni relative alle prossime operazioni in mare trapelavano all&#8217;esterno con troppa facilit\u00e0]. Il suo capo, l&#8217;ammiraglio Maugeri, sapeva bene come stavano le cose: infatti, a guerra finita, nel suo libro di memorie pubblicato in lingua inglese &quot;From the Ashes of Disgrace&quot;, egli ha rivelato che l&#8217;ammiragliato britannico contava tra gli ammiragli italiani e nello stesso ministero della marina persone devotissime, sulle quali poteva fare il massimo affidamento, non vedendo esse l&#8217;ora di finire comunque la guerra, per liberare l&#8217;Italia dal fascismo. C&#8217;era anche lui nel numero di quelli che volevano la fine a tutti i costi e con qualsiasi mezzo? Non posiamo dirlo, ma \u00e8 certo che egli fu ricompensato con la decorazione americana &quot;Legion of Merit&quot;, che porta<\/em> <em>sul petto, in riconoscimento dei meriti acquisito appunto mente era capo dell&#8217;Ufficio operazioni. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;inverno 1942-&#8217;43&quot; scrive Maugeri nel suo gi\u00e0 citato &quot;From the Ashes of Disgrace&quot;, &quot;trov\u00f2 molti di noi, che speravano in un&#8217;Italia libera, di fronte a questa dura, amara, dolorosa verit\u00e0: non ci saremmo mai potuti liberare delle nostre catene, se l&#8217;Asse fosse stato vittorioso&quot;. L&#8217;invasione angloamericana della Sicilia \u00e8 appunto successiva alla stagione dei dubbi indicata dall&#8217;ammiraglio, gi\u00e0 capo del servizio informazioni della marina. Ma anche gli avvenimenti precedenti l&#8217;inverno 1942-&#8217;43 non mostrano diversa ispirazione e sembra che il filo conduttore tra Genova e Pantelleria, Augusta e Matapan sia unico, forse generato da un concetto nuovo dell&#8217;amor di patria, diverso da come \u00e8 stato inteso finora: &quot;Pi\u00f9 uno amava il suo Paese&quot;, dice Maugeri, &quot;pi\u00f9 doveva pregare per la sua sconfitta sul campo di battaglia&quot;. Richiamare indietro le nostre navi quando erano in condizioni di superiori forze; farle uscire in due quando avrebbero potuto andare in quattro; dirottarle quando potevano incontrare vittoriosamente la flotta inglese e trarle fuori di strada con notizie artefatte; farle viaggiare a velocit\u00e0 ridotta quando interessava, invece raggiungere il nemico il pi\u00f9 presto possibile; mandarle contro navi da burla quando c&#8217;erano quelle vere da affrontare; Campioni amletico a Capo Teulada e Da Zara beffato dagli incrociatori fantasma nel canale di Sicilia; e ancora la grande battaglia che gl&#8217;inglesi fecero durante tre anni delle nostre navi mercantili, mandate su e gi\u00f9 per il Mediterraneo senza o con pochissima scorta e di cui spesso il nemico conosceva rotta e destinazione; l&#8217;acqua nella benzina che andava in Libia e le corazzate a Taranto ben esposte ai colpi del nemico; tutto ci\u00f2 sembra rientrare in un&#8217;unica e coerente trama. Ora che si conosce il tradimento, di cui del resto nemmeno ammiragli che rivestivano posti di alta responsabilit\u00e0 fanno mistero, nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 credere che anche i rovesci, attribuiti prima alla prudenza eccessiva o al caso, non abbiano avuto invece la stessa causa: non facciano parte, cio\u00e8, di un unico piano premeditato, nel quale perfettamente si inquadrano.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Finire la guerra, non importa come&quot;, proclama Maugeri, &quot;a qualsiasi costo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ammesso che si possa essere d&#8217;accordo con le teorie dell&#8217;ammiraglio, bisognava anche un po&#8217; distinguere sul &quot;non importa come&quot;. Non si pu\u00f2 scegliere proprio quel modo, il modo, cio\u00e8, di far morire ogni giorno migliaia di connazionali, di far distruggere il proprio paese pezzo per pezzo, quando si presenta un&#8217;altra alternativa, pi\u00f9 rischiosa per chi ne prenda l&#8217;iniziativa, ma di efficacia pi\u00f9 immediata. Difatti l&#8217;accesso a palazzo Venezia, sede del comandante supremo delle forze operanti, non era certamente precluso all&#8217;ammiraglio, come a nessun altro suo collega degli uffici di Supermarina, ed egli vi poteva essere ricevuto come e quando voleva. Inoltre, lo stesso comandante supremo, arbitro della continuazione della guerra, si recava spesso a bordo di navi a tenere discorsi e a distribuire medaglie. L&#8217;eliminazione del dittatore, invece di aspettare che fosse fatta dal re il 25 luglio, poteva dunque essere molto anticipata, risparmiando lutti e rovine. A un ammiraglio, come a qualsiasi altro soldato, si addice piuttosto la qualifica di congiurato che quella di traditore o di spia.<\/em><\/p>\n<p><em>Ammettiamo per un momento anche quel &quot;a qualsiasi costo&quot;; ma se Maugeri amava veramente il suo paese, come diceva, doveva evitare di coprirlo di disonore. La scarsa considerazione in cui siamo tenuti oggi \u00e8 un risultato dell&#8217;&quot;amor di patria&quot; di Maugeri e dei suoi soci. Oltre tutto, questo amor di patria era una cosa molto astratta, perch\u00e9 non abbracciava i connazionali, ai quali si chiedeva il sacrificio della vita, mentre l&#8217;ammiraglio e i suoi amici non esponevano la pelle n\u00e9 la propria carriera.<\/em><\/p>\n<p>Quanto alla carriera, ricordiamo solo, per quanti non lo sapessero, che l&#8217;ammiraglio Maugeri, che ricevette dagli Stati Uniti la decorazione <em>Legion of Metit<\/em> &quot;<em>per la condotta eccezionalmente meritevole nel compimento di superiori servizi resi al governo degli Stati Uniti, in qualit\u00e0 di capo del servizio informazioni navali, come comandante della base navale di La Spezia e come capo di stato maggiore della marina militare italiana durante e dopo la seconda guerra mondiale<\/em>&quot; (e questo mentre i soldati semplici, nei campi di prigionia, subivano il trattamento di rigore se, dopo l&#8217;8 settembre 1943, rifiutavano di collaborare con gli ex nemici), ne ha fatta una estremamente brillante, dopo il rovesciamento delle alleanze e a guerra finita. Ammiraglio di divisione nel 1945, poi ammiraglio di squadra, infine capo di Stato maggiore della Marina nel 1947-48, per ricordare solo le tappe pi\u00f9 prestigiose, e senza contare una vera pioggia di decorazioni e di medaglie, comprese quattro (<em>quattro!<\/em>) medaglie d&#8217;argento, e quattro (<em>quattro!<\/em>) medaglie di bronzo al valore militare, e due (<em>due!<\/em>) croci al merito di guerra. Doveva avere un petto molto ampio, l&#8217;ammiraglio Maugeri, per portare in giro tutta quell&#8217;argenteria; e una bella disinvoltura, pensando a quanti marinai, soldati e aviatori hanno sacrificato la vita per la Patria, e non hanno avuto alcuna medaglia o decorazione, forse perch\u00e9, loro, non pensavano che l&#8217;importante fosse finire la guerra a qualunque costo e in ogni modo, purch\u00e9 la si perdesse, cos\u00ec che il fascismo cadesse e la libert\u00e0 baciasse in fronte i destini della Patria; ma vollero battersi sino in fondo, con un eroismo silenzioso e rimasto ignoto, o peggio, screditato, andando incontro al loro destino senza pensare a riconoscimenti, promozioni e avanzamenti di carriera, coi relativi vantaggi economici.<\/p>\n<p>E adesso lasciamo le malinconiche riflessioni sul passato, sui misteri delle notti di Taranto e di Matapan, sulla resa di Pantelleria e di Augusta, sulla mancata battaglia finale nel luglio del 1943, e veniamo al presente. La domanda che dobbiamo farci, ora che il concetto stesso di Patria \u00e8 stato pressoch\u00e9 archiviato, \u00e8 se l&#8217;amore per l&#8217;Italia sia ancora un concetto altamente soggettivo, e se ci siano ancora delle persone, magari annidate proprio nella classe dirigente e nei posti-chiave della sicurezza nazionale, le quali hanno un&#8217;idea talmente personale di cosa sia il bene dell&#8217;Italia, da essere disposte a parteggiare per dei soggetti esterni, pur di vedere eliminato il governo in carica, se risulta loro sgradito. A monte di questa domanda \u00e8 se ci sia, in Italia, una cultura che privilegia i valori &quot;universali&quot; e i diritti civili, fino al punto di brandirli come clave contro quanti, invece, sono attaccati ai valori nazionali, alla tradizione, alla sovranit\u00e0, alle radici storiche e alla religione dei padri. La risposta \u00e8 affermativa: non solo esiste una tale cultura che si contrappone aggressivamente a quell&#8217;altra, che chiameremo, per capirci, <em>nazionale<\/em>; ma i suoi paladini si considerano i depositare del Bene in assoluto, quindi considerano una battaglia meritoria quella mirante a scalzare chi non la pensa come loro. Tradotto nella situazione politica odierna, ci\u00f2 significa che esiste una forte concentrazione d&#8217;interessi, bramosa di veder spazzato via il governo Conte, reo di incarnare gli anti-valori del populismo e della xenofobia. Dal presidente Mattarella, il quale considera un dogma di fede l&#8217;adesione dell&#8217;Italia all&#8217;Unione europea, per quanto disastrosa essa si sia dimostrata per la nostra economia e il nostro tessuto sociale, al presidente dell&#8217;Inps, Boeri, che dichiara necessario far venire ancora pi\u00f9 stranieri, fino ai vertici della Chiesa e del Partito democratico, favorevoli all&#8217;immigrazione indiscriminata e all&#8217;islamizzazione dell&#8217;Italia, esiste un blocco ideologico e sociale che ragiona esattamente come ragionava l&#8217;ammiraglio Maugeri: poich\u00e9 il governo oggi esistente non risponde alle sue simpatie politiche, prima esso cadr\u00e0, con qualsiasi mezzo (oggi non c&#8217;\u00e8 bisogno di guerre guerreggiate, bastano le aggressioni finanziarie a colpi di <em>spread<\/em>), tanto meglio sar\u00e0. Chi ama davvero l&#8217;Italia, essi pensano, non pu\u00f2 tollerare di vederla in mano a populisti e <em>fascisti<\/em>. Sono passati quasi ottant&#8217;anni dal 1940, ma nulla \u00e8 cambiato, mio Dio: neppure le parole&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;amor di Patria \u00e8 un concetto oggettivo o soggettivo? In tempi di relativismo galoppante, verrebbe spontaneo rispondere: soggettivo, certamente; ciascuno ha la sua idea di cosa<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-26135","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26135","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26135"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26135\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26135"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26135"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26135"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}