{"id":26118,"date":"2019-03-30T02:58:00","date_gmt":"2019-03-30T02:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/30\/litalia-che-piace-tanto-agli-inglesi\/"},"modified":"2019-03-30T02:58:00","modified_gmt":"2019-03-30T02:58:00","slug":"litalia-che-piace-tanto-agli-inglesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/30\/litalia-che-piace-tanto-agli-inglesi\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia che piace tanto agli inglesi"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;Italia che gli inglesi amano moltissimo, ancora pi\u00f9 dei suoi monti, dei suoi laghi, delle sue spiagge e delle sue innumerevoli bellezze storiche e artistiche; perfino pi\u00f9 di quell&#8217;Italia che spedisce loro, ogni anno, migliaia di ottimi ragazzi laureati, i quali, senza esserle costati una sterlina, si offrono sul suo mercato del lavoro e danno un contributo immenso, al netto di ogni spesa, alla sua ricchezza e alla sua crescita industriale, commerciale, intellettuale, scientifica e tecnica. L&#8217;Italia che piace loro immensamente, sia sotto il profilo politico ed economico che sotto quello intellettuale e culturale, \u00e8 l&#8217;Italia che si auto-mortifica, che si auto-denigra, che si auto-umilia, che si flagella pubblicamente e si auto-disprezza con ardore e perseveranza. L&#8217;Italia che si batte il petto e si pente e si duole con tutto il cuore di aver osato sfidarla, quand&#8217;ella era la signora del Mediterraneo (Mediterraneo: destinato dal fato, dalla geografia e dalla storia, ad esse il <em>Mare Nostrum<\/em> della&#8230; Gran Bretagna); di aver osato tentare di scacciarla, per tornare in possesso delle sue vitali linee di comunicazione; di aver osato costruirsi un impero coloniale in Africa, che, pur se non faceva affatto ombra al suo (figuriamoci!, con un quarto delle terre emerse sottoposte all&#8217;Union Jack!), nondimeno le dava un po&#8217; di noia, un po&#8217; d&#8217;incomodo, un po&#8217; di fastidio. Perch\u00e9 non si sa mai, come scrive il buon Winston Churchill nella sua <em>Storia della seconda guerra mondiale<\/em> (che gli \u00e8 valsa, niente di meno, il Premio Nobel per la Letteratura; e suppergi\u00f9 per la stessa ragione che ha visto assegnare il Premio Nobel per la Pace al neoletto presidente americano Barack Obama), se le truppe italiane della Libia e quelle dell&#8217;Etiopia avessero compiuto una conversione sull&#8217;Egitto e sul Sudan, si sarebbe creato un &quot;enorme&quot; impero italiano su una bella fetta del Continente Nero, e in tal caso, chi sa quale tremendo pericolo avrebbe corso la mite e pacifica Albione, lass\u00f9, nel Mare del Nord&#8230;<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;Italia che piace tanto agli inglesi \u00e8 quella del film <em>I due nemici<\/em> di Guy Hamilton, del 1961, con Alberto Sordi che, alla testa delle truppe italiane dell&#8217;Africa orientale, fronteggia David Niven, il comandante britannico che alla fine, inevitabilmente, vince la partita: cio\u00e8 un&#8217;Italia scalcagnata, velleitaria, fanfarona, un po&#8217; macchiettistica, magari anche coraggiosa, qualche volta; per\u00f2, vuoi mettere un ufficiale italiano, per giunta romanesco, di fronte a un vero <em>gentleman<\/em> inglese. Insomma, non c&#8217;\u00e8 paragone; e che la vittoria militare debba andare al secondo, emerge dalla forza stessa delle cose, \u00e8 una specie di legge del destino: c&#8217;\u00e8 chi nasce destinato a vincere e a dominare, e chi nasce destinato a perdere e a servire (<em>questa gente \u00e8 pronta per farsi mietere come il grano<\/em>, diceva il buon Churchill, ingenerosamente, con molto cinismo e non senza una punta di razzismo, quando ebbe notizia della sconfitta italiana di Sidi el Barrani). Perci\u00f2, l&#8217;Italia che piace agli inglesi \u00e8 quella dell&#8217;Amba Alagi e della resa (italiana) con l&#8217;onore delle armi e il suono struggente delle cornamuse a far da sottofondo romantico e cavalleresco: anche se oggi sappiamo, grazie alle ricerche di Franco Bandini, che il Duca d&#8217;Aosta si fece bellamente abbindolare dai suoi vecchi amici inglesi e che casc\u00f2 come una pera nella rete dei loro inganni, e fin\u00ec per arrendersi davanti a un nemico che avrebbe potuto, se non battere, sicuramente tenere a bada per un bel po&#8217; di tempo, laddove si era illuso che non lo avrebbe attaccato e avrebbe consentito ad un &quot;ridotto&quot; italiano di restare intatto, e neutrale, sino alla fine della guerra. E perch\u00e9 poi andare ad arroccarsi proprio sull&#8217;Amba Alagi, in assenza di depositi di viveri e soprattutto di sorgenti d&#8217;acqua? Tanto valeva regalare la vittoria al nemico: un autentico delitto, visti i prodigi di valore dimostrati dai nostri soldati nell&#8217;epica battaglia di Cheren. Con un altro comandante, ad esempio un tipo come Rommel, quei soldati non si sarebbero arresi, ma avrebbero dato parecchio filo da torcere agli inglesi: mentre col Duca, per loro si tratt\u00f2 quasi di una passeggiata militare. Non stupisce che di costui, in seguito, si sia fatto un eroe, sia pure malinconico e un po&#8217; amletico: sono questi i nostri eroi che piacciono agli inglesi: quelli che si arrendono, dopo aver opposto un simulacro di resistenza. Quel che avrebbero potuto fare i nostri soldati, se avessero avuto un comandante meno inetto e sprovveduto, lo si vide a Culqualber, sotto la guida del generale Nasi, dove si batterono come leoni e tennero alta la bandiera italiana in Etiopia, uno contro dieci (2.900 uomini, senza aerei, contro 22.500 uomini con 100 aerei), fino al 21 novembre 1941, pi\u00f9 di sei mesi dopo che il Duca d&#8217;Aosta aveva deposto le armi sull&#8217;Amba Alagi.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia che piace agli inglesi \u00e8 anche quella descritta da un loro storico di nessun valore scientifico, ma che \u00e8 stato d&#8217;immensa rilevanza nel determinare l&#8217;immagine dell&#8217;Italia presso il pubblico britannico, e anche, quel che pi\u00f9 conta, presso lo stesso pubblico italiano, specie negli anni &#8217;70 e &#8217;80 del Novecento: Denis Mack Smith (Londra, 1920-ivi, 2017). Costui, semplicemente, non \u00e8 uno storico: la sua tecnica preferita consiste nel non tener conto di tutto ci\u00f2 che non rientra nella sua tesi ideologica precostituita e nell&#8217;accentuare e gonfiare al massimo, fino alla caricatura (involontaria), ci\u00f2 che, invece, gli \u00e8 gradito. Il risultato \u00e8 una melensa e banale biografia di Garibaldi, una storia del Risorgimento, una storia delle guerre fasciste, e soprattutto quel brutto libro intitolato <em>Storia d&#8217;Italia<\/em>, pubblicato in Italia da Laterza, nel 1969, al quale, ahim\u00e8, si sono abbeverati migliaia di giovani italiani, imparando una storia della loro Patria che faceva a brandelli ogni ombra di obiettivit\u00e0 e che collimava cos\u00ec bene con quel fondo di auto-disprezzo che il nostro popolo ha accumulato a causa delle sue disgraziate vicende passate. Collaboratore e allievo di Benedetto Croce e dunque liberale di ferro (ecco la ragione della preferenza accordatagli dalla Laterza), Mack Smith ha ricevuto anche, incredibile ma vero, l&#8217;onorificenza di grande ufficiale dell&#8217;Ordine al merito della Repubblica Italiana. E ci\u00f2 nonostante che il suo libro, oltre che totalmente fazioso e fastidiosamente paternalistico e pieno di condiscendenza nei confronti del popolo italiano (i soli italiani buoni sono quelli che, sul modello della liberale Inghilterra, rinnegano gli interessi della loro Patria e si fanno servili imitatori e volontari subordinati della politica imperiale britannica; gli altri, Crispi, Mussolini, sono brutti e cattivi, e la storia immancabilmente s&#8217;incarica di castigarli) e sia stato criticato, nel merito e nel metodo, da autentici storici del calibro di Renzo De Felice: il che non gli ha impedito di essere il libro pi\u00f9 letto dagli italiani interessati alla loro storia, dopo la <em>Storia d&#8217;Italia<\/em> di Montanelli, mentre si fa fatica a trovare una qualsiasi edizione delle opere d&#8217;un vero storico italiano dell&#8217;Italia come Gioacchino Volpe, la cui colpa imperdonabile, evidentemente, \u00e8 quella di esser stato fascista, e sia pure assai moderato. Ne consegue che, nel libro di Mack Smith, ogni tentativo di fare dell&#8217;Italia una nazione realmente indipendente e sovrana, dal Risorgimento in poi, da parte dei suoi governanti, incontra la disapprovazione, l&#8217;ironia e le continue battute sprezzanti dell&#8217;autore; basti dire che, facendo il verso allo storico illuminista Edward Gibbon, non si vergogna d&#8217;intitolare il capitolo dedicato alla sconfitta italiana nella Seconda guerra mondiale <em>Declino e caduta di un impero romano<\/em>. Di un impero romano? Sissignori, c&#8217;\u00e8 scritto proprio cos\u00ec. Tanto per dire la seriet\u00e0 storiografica e l&#8217;imparzialit\u00e0 del nostro uomo. Viceversa, l&#8217;Italia che tanto gli piace \u00e8 quella che segue le orme della democrazia anglosassone e, raccontando a se stessa la favoletta del Risorgimento nobile e puro (e disinteressatamente aiutato dalla generosa Inghilterra) e della Resistenza non come feroce guerra civile (sempre alimentata, ma solo per nobili e disinteressate ragioni umanitarie, da Sua Maest\u00e0 britannica), bens\u00ec come eroico riscatto dall&#8217;infamia nazifascista, si adatta a fare la parte di Cenerentola nel consesso dei maggiori Stati europei, disponibile come sostanziosa e docilissima materia prima per le spregiudicate operazioni finanziarie della City, per i piani egemonici della Deutsche Bank e per i disegni strategici di potenza neocoloniale della Francia, sua eterna nemica.<\/p>\n<p>Apriamo una pagina a caso, letteralmente a caso, perch\u00e9 una vale l&#8217;altra, per dare al lettore un piccolissimo saggio della spudorata faziosit\u00e0 della <em>Storia d&#8217;Italia dal 1861 al 1997<\/em> di Denis Mack Smith, e consideriamo queste poche righe (Roma-Bari, Laterza, 2000, p. 513):<\/p>\n<p><em>Mussolini diede un saggio dello stile fascista in politica estera quando fece bombardare Corf\u00f9 nel 1923. Il generale italiano Tellini, membro di una commissione alleata, era stato assassinato alla frontiera tra l&#8217;Albania e la Grecia. Senza aspettare l&#8217;accertamento dei fatti, Mussolini invi\u00f2 un truculento ultimatum alla Grecia e diede ordine ad alcune navi da guerra italiane di bombardare l&#8217;isola. Il fatto \u00e8 ch&#8217;egli voleva eclissare D&#8217;Annunzio e guadagnarsi la fama di uomo capace di imporre in tutti i Balcani il rispetto per l&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>Nonostante un avvertimento da parte dell&#8217;Inghilterra e il fatto che la Grecia accertasse trattative per raggiungere un accordo a Parigi, l&#8217;episodio apparve un successo agli occhi di quanti in Italia credevano nell&#8217;uso della forza. Esso stabil\u00ec comunque un sinistro e premonitore precedente di violenza rimasta impunita, e nello stesso tempo rappresent\u00f2 una sfida aperta alla Societ\u00e0 delle Nazioni. Mussolini cerc\u00f2 di accreditare presso la sua opinione pubblica l&#8217;idea che il resto d&#8217;Europa fosse ammirata e gelosa del suo atto. Non era nella sua natura rendersi conto che poteva tornare a danno dell&#8217;Italia crearsi la reputazione di personaggio tracotante e sleale.<\/em><\/p>\n<p><em>Finch\u00e9 non riusc\u00ec ad affermarsi in maniera pi\u00f9 appariscente, Mussolini cerc\u00f2 tuttavia di rassicurare il mondo lasciando intendere che il fascismo non fosse un articolo d&#8217;esportazione e che l&#8217;ideologia non avrebbe influenzato la sua politica estera: le sue simpatie e antipatie erano ben note, affermava, ma non avrebbe fondato la sua politica su di esse. In momenti di minore controllo, tuttavia, annunci\u00f2 la sua intenzione di provocare la crisi dell&#8217;Impero britannico e di fare del Mediterraneo un lago italiano, scacciandone i &quot;parassiti&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>In questa mezza paginetta c&#8217;\u00e8 tutto lo stile, volgare e derisorio, e tutta la prevenzione e la faziosit\u00e0 ideologica dell&#8217;autore, in un perfetto condensato (ma, ripetiamo, potevamo aprire qualsiasi altra pagina, con identico risultato). Il bombardamento navale di Corf\u00f9 nel 1923? Fu ispirato a Mussolini dal solo desiderio di strappare a D&#8217;Annunzio la palma di leader morale del nazionalismo italiano. Esso <em>apparve un successo agli occhi di quanti in Italia credevano nell&#8217;uso della forza.<\/em> In Inghilterra, questa tendenza vergognosa a &quot;credere nell&#8217;uso della forza&quot; era, evidentemente, lontanissima dal governo e dal sentire dell&#8217;opinione pubblica. Si vede che fucilazioni di Dublino, nel 1916, o il massacro di Amritsar, nel 1919, erano stati quisquilie; e la prima pulizia etnica della storia, quella dell&#8217;Acadia nel 1755, e il primo caso di guerra batteriologica, le coperte infettate di vaiolo per i pellerossa nel 1763, e i primi campi di concentramento per i civili, in Sud Africa nel 1900, ove morirono migliaia di anziani, donne e bambini, tutti di pura marca britannica, senza dubbio vanno ascritti agli imponderabili del destino, oppure a stringenti e ragionevoli cause di forza maggiore. Mussolini personaggio tracotante e sleale? Sul <em>tracotante<\/em> si pu\u00f2 discutere, certo; anche se uno storico non dovrebbe sparare giudizi morali senza averli prima motivati. Come definire il buon Churchill, allora che, nel 1944 e nel 1945, fece ridurre in cenere le citt\u00e0 tedesche senza alcuna necessit\u00e0 militare, e bruciare vive con le bombe al fosforo bianco decine di migliaia di persone innocenti ad Amburgo, Berlino, Dresda? Sullo <em>sleale<\/em>, poi, non si capisce bene da cosa nasca un tale giudizio. Certo, il bombardamento di Corf\u00f9 non \u00e8 stato un&#8217;azione umanitaria: ma perch\u00e9 definirlo un atto sleale? Poi, senza volerlo, e dopo aver fatto della psicologia a buon mercato (<em>non era nella sua natura rendersi conto che<\/em>&#8230;) Mack Smith lascia trasparire le ragioni profonde di tanta viscerale antipatia: Mussolini voleva <em>di provocare la crisi dell&#8217;Impero britannico e di fare del Mediterraneo un lago italiano, scacciandone i &quot;parassiti&quot;<\/em>. \u00c8 straordinario, detto da un figlio di quella Inghilterra che ha dominato l&#8217;impero pi\u00f9 grande della storia ricorrendo alla politica di provocare e attizzare sistematicamente le crisi dei sistemi politici altrui, dalle guerre dell&#8217;oppio contro la Cina all&#8217;indebitamento finanziario dell&#8217;Egitto del Khediv\u00e8. E quanto a voler fare del Mediterraneo un lago italiano, che orrore! Il Mediterraneo, come tutti sanno, \u00e8 stato creato da Dio affinch\u00e9 sia un lago britannico. Il fatto \u00e8 che, dal punto di vista intellettuale, Mack Smith, come i suoi amici italiani liberali, crociani e antifascisti, ai quali piaceva tanto (si scorrano le recensioni di allora alla <em>Storia d&#8217;Italia<\/em>, e si vedr\u00e0 di quali sviolinate son capaci i nostri esterofili e anglofili) \u00e8 esattamente quel che Mussolini pensava degli statisti suoi connazionali, convinti che nulla fosse pi\u00f9 normale e naturale che Gibilterra, Malta e Suez fossero in mano alla Gran Bretagna: un perfetto parassita. I suoi libri storici hanno il valore di quelli che il sovietico Erusalimskij dedicava alla Germania imperiale e poi nazista: zero. Quella di Mack Smith, che era tanto simpatico ai nostri giornalisti, anche perch\u00e9 si faceva intervistare sfoggiando un bellissimo paio di calze rosa, non \u00e8 storia, ma aneddotica di bassa qualit\u00e0 e pettegolezzo da portinai. Cari amici italiani e inglesi, non leggetela: non ne vale la pena&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;Italia che gli inglesi amano moltissimo, ancora pi\u00f9 dei suoi monti, dei suoi laghi, delle sue spiagge e delle sue innumerevoli bellezze storiche e artistiche;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[178],"class_list":["post-26118","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26118","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26118"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26118\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26118"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26118"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26118"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}