{"id":26114,"date":"2019-07-08T11:03:00","date_gmt":"2019-07-08T11:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/08\/leuropa-non-ha-futuro-perche-non-ha-una-civilta\/"},"modified":"2019-07-08T11:03:00","modified_gmt":"2019-07-08T11:03:00","slug":"leuropa-non-ha-futuro-perche-non-ha-una-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/08\/leuropa-non-ha-futuro-perche-non-ha-una-civilta\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa non ha futuro perch\u00e9 non ha una civilt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Una civilt\u00e0 sussiste a due condizioni: che sia animata da un grande ideale, e che sappia mantenere la sua coesione interna, sia spirituale che materiale.<\/p>\n<p>La prima condizione non richiede una particolare dimostrazione: \u00e8 di per s\u00e9 evidente. In assenza di un grande ideale non nasce alcuna civilt\u00e0: gli uomini amministrano l&#8217;esistente alla meno peggio, in attesa di qualche fatto esterno &#8212; di segno positivo o negativo &#8212; il quale venga a smuovere le acque e inneschi dei processi reattivi. Tutte le civilt\u00e0 conosciute rispondono a questo requisito, da quella egiziana, a quella greca, a quella cristiana. Di una civilt\u00e0 moderna non \u00e8 possibile parlare, perch\u00e9 in essa non si delinea alcun grande ideale. L&#8217;idea del progresso illimitato, infatti, non \u00e8 un ideale, \u00e8 solo un&#8217;idea; le manca del tutto, per divenire un ideale, la dimensione spirituale, senza la quale si resta nell&#8217;ambito della partita doppia, legittima fin che si vuole, ma rispondente a un criterio sostanzialmente commerciale: tanta la spesa, tanto il guadagno. Perch\u00e9 un&#8217;idea diventi un ideale, \u00e8 necessaria la disponibilit\u00e0 al sacrificio disinteressato da parte di coloro che la professano, il che implica una visione spirituale e trascendente della vita umana: quello che conta non si realizza qui sino in fondo; resta uno stacco, una distanza, che \u00e8 tensione e sacrificio; noi non vedremo la realizzazione del nostro ideale, ma la vedranno i nostri nipoti. La vedranno solo in parte, beninteso, perch\u00e9 un ideale, per definizione, non si realizza mai del tutto, altrimenti la tensione verrebbe meno e l&#8217;ideale cesserebbe di essere tale. Inoltre, i valori di cui si nutre un ideale non hanno prezzo, non hanno corso monetario. L&#8217;idea della divinit\u00e0 del faraone, ad esempio, nella civilt\u00e0 egiziana; o l&#8217;idea della libert\u00e0 e della bellezza, nel caso di quella greca; o, ancora, l&#8217;idea della relazione amorevole fra l&#8217;uomo e Dio, che conferisce un significato pi\u00f9 alto alla vita umana, in quella cristiana. Invece l&#8217;idea di Progresso degli illuministi si basa principalmente su fattori materiali, le macchine, il commercio, un&#8217;amministrazione pi\u00f9 efficiente, il tutto in vista di una &quot;felicit\u00e0&quot; fortemente connotata in senso edonista e, appunto, materialista.<\/p>\n<p>La seconda condizione, la coesione interna, \u00e8 figlia della prima; ma mentre la prima \u00e8 il motore della nascita della civilt\u00e0, la seconda \u00e8 la garanzia della sua sopravvivenza. Una civilt\u00e0 \u00e8 come un atto d&#8217;amore: c&#8217;\u00e8 la fase dell&#8217;innamoramento e c&#8217;\u00e8 la fase dell&#8217;assestamento. Nell&#8217;innamoramento ci\u00f2 che conta \u00e8 l&#8217;ideale, la disponibilit\u00e0 a sacrificarsi: amare al punto da essere disposti a sacrificare tutto, anche la vita, per la cosa amata. Il consolidamento dell&#8217;amore richiede soprattutto la coesione interiore, perch\u00e9 viene messa alla prova sui tempi lunghi della realt\u00e0 concreta, e attua la difficile impresa di calare l&#8217;ideale nel regno dell&#8217;esistente, cio\u00e8 del possibile. Per un singolo individuo, coerenza interna significa tenacia, perseveranza, costanza nel perseguire l&#8217;obiettivo o gli obiettivi prefissati; per una societ\u00e0, la coerenza interna \u00e8 data dalla capacit\u00e0 di armonizzare e tenere insieme, armonicamente organizzati, gli elementi che la compongono, materiai e morali. Uno di essi \u00e8 la composizione etnica e sociale. Una civilt\u00e0 non \u00e8 tale se non si allarga e non si espande, per\u00f2 non oltre un certo limite, quantitativo o qualitativo, altrimenti degenera e implode, perch\u00e9 non riesce pi\u00f9 a coordinare le sue componenti e a dirigerle verso un fine comune: prevalgono le spinte particolari, gli egoismi di questo o quel settore, di questa o quella componente. La civilt\u00e0 decade e torna ad essere ci\u00f2 che era prima di svilupparsi, una semplice somma d&#8217;individui, tenuti insieme alla meno peggio dall&#8217;interesse privato; ma se anche questo appare minacciato, la societ\u00e0 si disgrega e si dissolve, e verr\u00e0 sostituita da nuove forme di aggregazione, magari fondate su nuovi soggetti etnici, su nuove popolazioni venute dall&#8217;esterno. Se una civilt\u00e0 si espande oltre i limiti che le consentono di metabolizzare le comunit\u00e0 che ne fanno parte, va incontro al tracollo: \u00e8 quanto accadde alla civilt\u00e0 greco-romana, specialmente dopo l&#8217;editto di Caracalla che trasformava praticamente tutti gli abitanti dell&#8217;immenso Impero in altrettanti cittadini, facendo venir meno la dialettica fra interno ed esterno, centro e periferia, minoranza e maggioranza.<\/p>\n<p>Tutte le civilt\u00e0 che conosciamo sono nate e si sono sviluppate grazie al genio di un singolo popolo. Con due eccezioni: la civilt\u00e0 greca, nella sua ultima fase, allorch\u00e9 divenne la civilt\u00e0 greco-romana; e soprattutto la civilt\u00e0 cristiana, che sin dall&#8217;inizio si svilupp\u00f2 non sulla base di una specifica nazione, ma su un ideale universale e trascendente. Sarebbe un errore considerare la civilt\u00e0 cristiana come il frutto del genio ebraico, o del genio greco, o di quello romano; di fatto, essa si avvalse dell&#8217;apporto di ciascuno di quei popoli, la spiritualit\u00e0 ebraica, il senso greco di un cosmo ordinato e l&#8217;ideale giuridico dei romani. Essa fu, sin dall&#8217;inizio, una civilt\u00e0 del tutto particolare, non il frutto del genio di un popolo, ma l&#8217;edificio costruito a partire da un preciso evento storico: la vita e la predicazione di Ges\u00f9 Cristo, e la prosecuzione di quest&#8217;ultima da parte dei suoi seguaci e dei loro successori. Essendo una civilt\u00e0 di tipo puramente spirituale, pot\u00e9 estendersi illimitatamente in senso geografico, e inglobare in s\u00e9 anche popolazioni e culture del tutto estranee a quella greco-romana: i germani, gli slavi, i vichinghi, gli ungari. Abbiamo detto per\u00f2 che una civilt\u00e0 non pu\u00f2 estendersi all&#8217;infinito, pena l&#8217;implosione; ma abbiamo precisato che il limite, che ad essa \u00e8 necessario, pu\u00f2 essere di tipo quantitativo o quantitativo. Nel caso della civilt\u00e0 greco-romana, il limite fu quantitativo: le sue frontiere non potevano estendersi oltre un certo limite; quando ci\u00f2 accade, ebbero inizio la crisi e la decadenza. Per la civilt\u00e0 cristiana, il limite fu qualitativo: essa rinunci\u00f2, sin dall&#8217;inizio, e sia pur con qualche incertezza (processo che di fatto richiese dei secoli) a controllare interamente la dimensione giuridica e politica, e si concentr\u00f2 su quella morale e spirituale. In altre parole, la civilt\u00e0 cristiana pot\u00e9 espandersi all&#8217;infinito, fino alle pi\u00f9 lontane popolazioni, sia primitive che civilizzate, perch\u00e9 non pretese di disciplinare tutti gli aspetti della vita umana, ma si riserv\u00f2 il lato spirituale e morale; per gli aspetti materiali, riconobbe l&#8217;esistenza di un altro potere, quello delle legittime autorit\u00e0 politiche, volute o permesse dall&#8217;ordine provvidenziale di Dio e perci\u00f2 meritevoli di rispetto, mai per\u00f2 di adorazione. Ricordiamo che proprio su questo punto si gioc\u00f2 lo scontro decisivo fra cristianesimo e autorit\u00e0 imperiali romane: i seguaci della nuova religione seppero tener duro, fino al martirio, su quel punto: non ammisero mai che fosse lecito adorare l&#8217;imperatore come se fosse un Dio, ma si limitarono a dire che erano disposti a obbedire alle sue leggi. Il culto, per\u00f2, cio\u00e8 il riconoscimento di un qualcosa di sacro, davanti a cui gli uomini si devono inginocchiare, andava riservato esclusivamente a Dio. <em>Tu non avresti su di me alcun potere<\/em>, disse Cristo a Pilato, <em>se non ti fosse stato dato dall&#8217;alto; ma il mio Regno non \u00e8 di questo mondo<\/em>. Lo stesso scontro si verific\u00f2 di nuovo nel XX secolo davanti ai totalitarismi che sacralizzavano lo Stato, il partito o la classe, e che perci\u00f2, giustamente, furono considerati dai cristiani come un ritorno del paganesimo: di nuovo i cristiani rifiutarono di adorare un idolo e di nuovo furono perseguitati, specie da quello dei totalitarismi che sopravvisse pi\u00f9 a lungo e che mostr\u00f2 la pi\u00f9 forte tendenza ad auto-divinizzarsi &#8212; quello comunista. Ma prima di cadere, esso riusc\u00ec a inoculare il suo veleno nella Chiesa e specialmente fra il clero: riusc\u00ec a trasmettere il nucleo della sua concezione idolatrica, ossia che il povero ha sempre ragione, per il fatto di essere povero, il che ne fa automaticamente uno &quot;sfruttato&quot; e crea automaticamente un nemico che deve essere annichilito, lo sfruttatore; e inoltre che la giustizia sociale, e non la fede in Dio, \u00e8 il pi\u00f9 alto dei valori umani.<\/p>\n<p>Ebbene: alla luce di queste riflessioni, appare chiaro che la nostra civilt\u00e0 &#8212; e saremmo imbarazzati su come chiamarla; una civilt\u00e0 moderna propriamente non esiste per le ragioni dette prima, e d&#8217;altra parte la civilt\u00e0 cristiana \u00e8 di fatto tramontata da tempo &#8212; non \u00e8 pi\u00f9 in grado di reggersi e sta correndo verso la fine. Da un lato ha perduto, o forse non ha mai avuto, un&#8217;autentica spinta ideale, ma solo una spinta tecnologica: e le macchine consentono, s\u00ec, di realizzare spettacolari risultati, ma sono pur sempre macchine, qualcosa d&#8217;inerte, e come tali incapaci di giustificare le scelte da intraprendere e i valori da perseguire; dall&#8217;altro, appare del tutto incapace di assicurare la propria coesione interna. E ci\u00f2 \u00e8 dovuto a diversi fattori, sui quali due spiccano pi\u00f9 evidenti: lo scollamento dei valori e degli interessi dei singoli e dei gruppi sociali, ciascuno dei quali persegue i propri, nell&#8217;indifferenza o nell&#8217;aperto disprezzo dei fini comuni, considerando come sue vittorie ci\u00f2 che reca danno agli altri, e viceversa; e la sconcertante apertura delle frontiere a masse incontrollabili e incessanti d&#8217;immigrati provenienti da ambiti culturali completamente diversi, e sostanzialmente incompatibili con la civilt\u00e0 europea, della quale apprezzano solo il benessere materiale, ma della quale ignorano e disprezzano tutto il resto, essendo, nella maggior parte dei casi, specie se di origini islamiche, fermamente intenzionati a non integrarsi affatto, semmai a concorrere all&#8217;islamizzazione dei Paesi ove si stabiliscono. E mentre gli europei discutono e litigano ferocemente su come comportarsi di fronte alle navi delle sedicenti organizzazioni umanitarie, che di fatto incoraggiano e favoriscono l&#8217;invasione africana del continente, dall&#8217;altro lato i governi appaiono rassegnati all&#8217;idea di accettare milioni d&#8217;immigrati &quot;regolari&quot;, pur se le loro economie non ne hanno bisogno e se, anzi, costituiranno certamente un fattore sociale destabilizzante, dal momento che provocheranno un generale abbassamento del costo del lavoro &#8212; per non parlare dei disagi, delle tensioni e dei conflitti che scatener\u00e0 la massiccia presenza di elementi estranei alla cultura locale, e portatori di sistemi di vita e di valori incompatibili con essa. Si pensi, per fare solo un esempio, alla condizione della donna nelle famiglie e nelle societ\u00e0 islamiche di stretta osservanza, del tutto incompatibile con la dignit\u00e0 della donna nella societ\u00e0 europea, cos\u00ec come noi europei la intendiamo, che il \u00e8 frutto di una storia secolare, evidentemente assai diversa da quella delle societ\u00e0 islamiche. Ma di esempi se ne potrebbero fare moltissimi altri, non solo legati ai grandi valori della vita ma anche alle piccole abitudini di ogni giorno, le quali hanno anch&#8217;esse la loro importanza, se l&#8217;ospite non mostra alcuna inclinazione a modificare le proprie usanze per adeguarsi a quelle della societ\u00e0 ospitante. Per fare un esempio banale, provate a immaginare di ospitare in casa vostra un fumatore accanito, voi che non siete fumatori e aborrite il fumo; e immaginate che costui non solo non mostri alcuna intenzione di smettere di fumare, ma che non rispetti le vostre abitudini e pretenda di fumare continuamente, in tutte le stanze della casa, magari senza neanche darsi il disturbo di aprire le finestre per cambiare l&#8217;aria. La vita di ogni giorno diverrebbe qualcosa di penoso; la convivenza con quella persona, un calvario e una frustrazione incessante; la tensione comincerebbe ad avvelenare i rapporto reciproci, e il malanimo, l&#8217;insofferenza di entrambi giungerebbe a livelli di guardia. Ora, noi vediamo lo stile con cui gli immigrati africani, e molti di quelli asiatici, si accingono a fare dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa la loro nuova patria: quel misto di sciatteria e maleducazione, ma anche di aggressivit\u00e0 e potenziale violenza, che contrassegna le loro relazioni quotidiane con i cittadini della nazione ospitante. Basta avere gli occhi per vedere, o saper leggere le pagine di cronaca, nonostante l&#8217;auto-censura che i mass-media si sono imposti, per capire quel che sta succedendo sui treni, sugli autobus, nelle scuole, nei locali pubblici e nelle strade: i nuovi arrivati, spavaldi, aggressivi, sprezzanti delle leggi, sono costantemente all&#8217;offensiva, mentre gli europei, non pi\u00f9 abituati, da generazioni di vita pacifica, a risolvere le contese coi pugni o il coltello, soccombono in continuazione, oltretutto avendo le mani legate dalle leggi e dall&#8217;applicazione che di esse danno i magistrati progressisti e filo-migrazionisti, per non parlare dei preti buonisti e filo-islamisti. Perfino gli uomini delle forze dell&#8217;ordine hanno le mani legate, e cos\u00ec gli altri pubblici ufficiali; gli insegnati chinano la testa, gli impiegati degli uffici e il personale medico negli ospedali vanno sistematicamente per le perse; i gestori dei locali, i commercianti, i vigili urbani, i controllori, i sindaci, gli amministratori condominali e cento altre categorie di persone son costrette a masticare il loro disappunto e a subire, pi\u00f9 o meno in silenzio, le quotidiane prepotenze, piccole o meno piccole, che un esercito di conquistatori, resi forti dell&#8217;impunit\u00e0, consumano ai danni di una popolazione residente sempre pi\u00f9 vecchia e sempre pi\u00f9 stanca, rassegnata, sconfitta.<\/p>\n<p>Intanto i signori della grande finanza hanno deciso di sradicare la gente dai propri luoghi, di creare nei giovani, attraverso la mancanza di lavoro, l&#8217;abitudine alla mobilit\u00e0 intercontinentale; stanno riuscendo a distruggere il senso di radicamento e d&#8217;appartenenza, per cui milioni di giovani europei, specie dei ceti meno abbienti, non vedono l&#8217;ora di andarsene all&#8217;estero in cerca di miglior fortuna. E mentre loro se ne vanno, portando con s\u00e9 la speranza del futuro e il desiderio frustrato dei loro genitori di diventare nonni e di veder crescere i nipotini, al loro posto arrivano frotte di nigeriani, di senegalesi, di bengalesi, di marocchini, bench\u00e9 in nessuno di quei Paesi ci siano guerre o particolari emergenze umanitarie. Arrivano e pretendono di essere accolti; e tacciano di razzismo, essi e i loro amici della sinistra nostrana, i figli di pap\u00e0 dell&#8217;internazionalismo al caviale, chi vede e comprende quel che succeder\u00e0 nel giro di due generazioni, forse meno: che l&#8217;Europa avr\u00e0 cessato di esistere e i pochi bianchi sopravvissuti dovranno, loro, integrarsi nelle nuove comunit\u00e0 africane e islamiche&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una civilt\u00e0 sussiste a due condizioni: che sia animata da un grande ideale, e che sappia mantenere la sua coesione interna, sia spirituale che materiale. 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