{"id":26113,"date":"2018-05-18T12:12:00","date_gmt":"2018-05-18T12:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/18\/leuropa-deve-reagire-al-mostruoso-ricatto\/"},"modified":"2018-05-18T12:12:00","modified_gmt":"2018-05-18T12:12:00","slug":"leuropa-deve-reagire-al-mostruoso-ricatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/18\/leuropa-deve-reagire-al-mostruoso-ricatto\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa deve reagire al mostruoso ricatto"},"content":{"rendered":"<p>Un ricatto mostruoso pesa sull&#8217;Europa, dal 1945 a oggi; e continuer\u00e0 a pesare, fino a quando gli europei, e i tedeschi per primi, non saranno capaci di riconoscere e respingere le false premesse ideologiche e morali sulle quali esso si basa. Il ricatto \u00e8 questo: l&#8217;Europa deve accettare il nichilismo come il proprio destino, perch\u00e9 l&#8217;ultimo energico sforzo che essa ha fatto per scrollare da s\u00e9 la cultura nichilista \u00e8 stato compiuto da forze politiche, sociali e culturali che hanno prodotto il fascismo, prima, indi il nazismo, e, da ultimo, Auschwitz: e la colpa di aver prodotto Auschwitz \u00e8 inestinguibile, peser\u00e0 per sempre sulla coscienza europea, perci\u00f2 qualsiasi tentativo di reagire al nichilismo equivarrebbe a un tentativo, pi\u00f9 o meno mascherato, di ridar vita a quelle stesse forze malvagie, che si resero colpevoli del genocidio. In altre parole: non si pu\u00f2 lottare contro il nichilismo, perch\u00e9 gli ultimi che lo hanno fatto, sono stati i carnefici nazisti: l&#8217;Europa deve restare inchiodata alla vergogna di Auschwitz, non pu\u00f2 andare oltre, non pu\u00f2 e non deve n\u00e9 dimenticare, n\u00e9 voltare pagina; deve restare crocifissa al suo senso di colpa.<\/p>\n<p>Si tratta di un sofisma mal costruito, e tuttavia efficace, visto che, da settant&#8217;anni, funziona egregiamente, e pare destinato a durare ancora chiss\u00e0 quanto. \u00c8 un sofisma, per varie ragioni: tanto per cominciare, di ordine storico. Esso, infatti, non fa alcuna distinzione tra fascismo e nazismo, il che \u00e8 storicamente errato (ed \u00e8 errato, a maggior ragione, porre, o anche solo suggerire, una impossibile equivalenza fra il razzismo biologico e l&#8217;antisemitismo dei nazisti, da un lato, e la politica razziale del fascismo, dall&#8217;altro); non include, tra le forze &quot;malefiche&quot;, o comunque ribelli al disordine europeo, il socialismo e il comunismo, il che \u00e8 del pari errato; e non include, ovviamente, neppure il liberalismo e la democrazia, le quali, specie nella forma del capitalismo finanziario del XX secolo, senza dubbio meritano di essere incluse, sia tra le espressioni del nichilismo europeo, sia fra i tentativi di dare ad esso una risposta. Ma la storia, si sa, \u00e8 sempre e comunque la storia dei vincitori: perci\u00f2, dal 1945 ad oggi, la domanda che il mondo intero ripete, o almeno pensa, pur senza formularla ad alta voce, \u00e8 sempre la stessa: <em>Perch\u00e9 voi tedeschi non vi siete ribellati a Hitler?<\/em>; e a nessuno, neanche ai campioni della democrazia liberale, \u00e8 mai venuto in mente di voler domandare ai russi: <em>Perch\u00e9 non vi siete ribellati a Stalin?<\/em> Laddove \u00e8 evidente che, se la Seconda guerra mondiale si fosse conclusa, in Europa, sulle macerie di Mosca, anzich\u00e9 di Berlino, nessuno avrebbe chiesto, n\u00e9 allora, n\u00e9 poi, ai tedeschi vincitori, perch\u00e9 non si fossero ribellati a Hitler, mentre ora tutti lo chiedono, ma solo perch\u00e9 la Germania \u00e8 stata sconfitta. E se, per ipotesi accademica, fossero stati sconfitti gli inglesi e gli americani, forse che il mondo non avrebbe domandato loro ragione di Dresda e di Hiroshima? E se fossero stati sconfitti i sovietici, forse che il mondo non avrebbe domandato loro ragione della pugnalata alle spalle inferta alla Polonia e dei massacri della Bessarabia, per non parlare dello sterminio dei <em>kulaki<\/em> e delle &quot;purghe&quot; staliniane? Non parliamo, poi, del fascismo e di Mussolini: un piccolo saggio di ci\u00f2 che la nostra opinione pubblica avrebbe seguitato a dire di lui, se l&#8217;esito della Seconda guerra mondiale fosse stato diverso, lo si pu\u00f2 dedurre da quel che di lui dissero e scrissero quasi tutti gli intellettuali, alcuni anche di parte socialista e comunista, in termini estremamente elogiativi, per non dire entusiastici, all&#8217;indomani della conclusione vittoriosa della campagna d&#8217;Etiopia e della proclamazione dell&#8217;Impero. Quanto all&#8217;antisemitismo fascista &#8211; che, come tale, non \u00e8 mai esistito, anche se \u00e8 esistita una politica razziale fascista, il che \u00e8 cosa ben diversa &#8211; sarebbe quantomeno imbarazzante andare a rileggere i nomi dei firmatari del Manifesto della razza, tra i quali figura Amintore Fanfani, o spulciare fra la stampa dell&#8217;epoca, dove si troverebbero gli articoli, favorevoli a quelle leggi, di un certo Spectator, che era il <em>nom de plume<\/em> di Alcide De Gasperi. E chi \u00e8 senza peccato, scagli la prima pietra. E che dire della stampa cattolica, ad esempio la rivista dei gesuiti <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>? Forse \u00e8 meglio sorvolare per carit\u00e0 di patria (o di religione).<\/p>../../../../n_3Cp>Naturalmente, la ragione profonda della mancata ribellione a Hitler (come pure a Stalin) suona ancora pi\u00f9 sgradevole ai delicati orecchi del politicamente corretto, perch\u00e9 giace a un livello ideologicamente pi\u00f9 &quot;basso&quot; dei gusti dei nostri intellettuali, tutti debitamente progressisti e, se possibile, di sinistra. Oltre alle difficolt\u00e0 pratiche materiali di organizzare, o anche solo d&#8217;immaginare, una ribellione nei confronti di un regime autenticamente totalitario, come quello nazista (e quello comunista; mentre il regime fascista era totalitario solo nelle velleit\u00e0 di pochi suoi esponenti, e Mussolini non era fra costoro), resta la decisiva contro domanda: <em>Perch\u00e9 mai i tedeschi (o i russi) avrebbero dovuto ribellarsi contro un regime che stava conseguendo dei grandiosi successi, sia in politica interna che in politica estera?<\/em> Un regime che, nel caso della Germania, aveva assorbito, in soli sei anni, l&#8217;intera disoccupazione provocata dalla crisi di Wall Street del 1929, qualcosa come <em>sei milioni<\/em> di disoccupati, al ritmo di un milione l&#8217;anno, riportando quel Paese, alla vigilia della guerra, nel 1939, ai vertici dell&#8217;economia mondiale? Ma qui il discorso si farebbe inevitabilmente scabroso, perch\u00e9 bisognerebbe vedere in che modo il nazismo ha realizzato un simile miracolo, perch\u00e9 di un miracolo si tratta, visto che gli storici di regime sono ancora qui ad affannarsi per spiegarci come Roosevelt, col suo mitico <em>New Deal<\/em>, e pur disponendo di risorse incomparabilmente superiori, <em>non<\/em> riusc\u00ec a rimettere in piedi l&#8217;economia americana e a riassorbire la disoccupazione; cosa che accadde, invece, solo con l&#8217;entrata in guerra degli Stati Uniti e l&#8217;inizio della conversione industriale agli scopi bellici.<\/p>\n<p>La vulgata attuale farfuglia che la ripresa dell&#8217;economia tedesca fu dovuta alla politica di riarmo del nazismo, ma, ovviamente, \u00e8 un po&#8217; difficile spiegare dove lo Stato, in tempi di recessione, abbia trovato i capitali per finanziare le commesse all&#8217;industria privata (una ricetta che pot\u00e9 funzionare per gli Sati Unti, dopo il 1941, perch\u00e9 gli Stati Uniti disponevano delle materie prime, di una struttura produttiva e di un mercato interno e internazionale, in misura incomparabilmente superiore alla Germania, all&#8217;Italia e al Giappone messi insieme). E la prova che la conclusione della guerra, nel 1945, ha portato all&#8217;instaurazione di un totalitarismo democratico, il quale perdura a tutt&#8217;oggi, si deduce dal fatto che \u00e8 tuttora impossibile affrontare seriamente questo argomento: perch\u00e9 il miracoloso risanamento dell&#8217;economia tedesca (e la buona tenuta dell&#8217;economia italiana) negli anni Trenta del Novecento ha a che fare con una ricetta che sarebbe pericoloso, ancora oggi, divulgare, visto e considerato che le forze dominanti della finanza mondiale sono, oggi, le stesse del 1929 e del 1945, cio\u00e8 le stesse che regalarono al mondo la Grande Depressione, la Seconda guerra mondiale e la vergognosa spartizione dell&#8217;Europa in due sfere coloniali: forze che non devono essere neppure nominate, anche perch\u00e9, diversamente, i popoli dell&#8217;Europa potrebbero capire che la sottomissione alla finanza mondiale non \u00e8 un destino ineluttabile e che, volendo, \u00e8 possibile opporsi ad essa in favore degli interessi nazionali di ciascuno Stato. Cosa che non avverr\u00e0 mai fino a che le classi dirigenti europee saranno rappresentate da uomini come Sergio Mattarella, il quale, dopo aver giurato sulla Costituzione di difendere la sovranit\u00e0 dello Stato italiano, scavalcando l&#8217;esito delle elezioni del marzo 2018 e anticipando la formazione del nuovo governo, si affretta ad ammonire pubblicamente gli italiani che nessuno Stato pu\u00f2 pensare di far da solo, con ci\u00f2 svalutando l&#8217;idea sovranista, disprezzando l&#8217;esito del voto del popolo sovrano e portando acqua al mulino di Bruxelles, della Banca centrale europea (privata), del signor Junker e della signora Merkel, ossia delle stesse forze che tengono in ginocchio l&#8217;Italia e rappresentano la prepotenza della finanza contro il lavoro e la libert\u00e0 dei popoli.<\/p>\n<p>Ma torniamo al nostro assunti iniziale: si pu\u00f2 uscire dal nichilismo, senza incorrere nel reato di voler &quot;dimenticare&quot; Auschwitz? Ne avevamo gi\u00e0 discusso una volta (cfr. il nostro articolo: <em>Il crollo del Terzo Reich attesta l&#8217;impossibilit\u00e0 di superare il nichilismo?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 28\/12\/2015, e sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 17\/11\/2017). Rimandiamo il lettore a quella precedente riflessione; e, senza ripetere cose gi\u00e0 dette, ci domandiamo: \u00e8 possibile che qualcuno voglia tenere lo spirito europeo intrappolato nel suo senso di colpa, alimentandolo ad arte, affinch\u00e9 a nessuno venga la &quot;tentazione&quot; di ribellarsi al nichilismo, perch\u00e9 la cultura nichilista \u00e8 perfettamente funzionale alla sottomissione politica, economica e finanziaria dell&#8217;Europa, oltre che all&#8217;ideologia divenuta in essa dominante, e che esprime, in buona sostanza, sia il punto di vista, sia gli interessi materiali dei <em>veri<\/em> vincitori della Seconda guerra mondiale, i banchieri di Londra e di New York, ma che gli europei hanno indossato come fosse una divisa, senza rendersi conto che \u00e8 una camicia di forza o, meglio ancora, una vera e propria camicia di Nesso, che sta provocando la loro morte? Rispondiamo che s\u00ec, \u00e8 possibilissimo; anzi, \u00e8 molto probabile. La cultura nichilista non \u00e8 solo una tendenza &quot;spontanea&quot; dell&#8217;Europa. Perch\u00e9 il resto del mondo non ne \u00e8 affatto colpito? E non parliamo solo della Russia, o dei Paesi islamici, o della Cina, o del Giappone; parliamo anche degli Stai Uniti e della Gran Bretagna, i quali ne sono appena sfiorati, pur essendone i maggiori esportatori e, in buona sostanza, anche i principali produttori. Come dire che Stati Unti e Gran Bretagna &quot;fabbricano&quot; le idee e le opere del nichilismo, ma non le mangiano; un po&#8217; come coloro i quali acquistano le reti televisive e se ne servono per condizionare mentalmente le persone, si guardano bene dal mettersi davanti al piccolo schermo (nell&#8217;ambiente circola questa battuta: <em>la televisione \u00e8 come la merda; chi la fa, non la guarda<\/em>). E se questo, che abbiamo suggerito, \u00e8 uno scenario possibile, anzi probabile, allora diventa anche abbastanza chiara la strada che conduce fuori dalla palude mefitica del nichilismo. Si tratta di una strada in due tappe: la prima, e forse la pi\u00f9 difficile, consiste nel rifiuto del ricatto di Auschwitz; nel rifiuto, cio\u00e8, dell&#8217;assioma, assurdo e maligno, secondo il quale voler uscire dal nichilismo equivale a rimettersi sul binario nefasto gi\u00e0 percorso dal nazismo, tornando cio\u00e8 al populismo, alla xenofobia, al rogo dei libri e chiss\u00e0 a quali altre nefandezze. Sono le accuse che oggi, sul piano politico, vengono rivolte a partiti come la Lega, o a uomini di governo come Orban e Putin: e ci\u00f2 perch\u00e9 essi rivendicano con fierezza la sovranit\u00e0 dei loro Paesi, la difesa dei confini e soprattutto la difesa delle radici cristiane, contro la marea montante della globalizzazione, specialmente dell&#8217;invasione islamica dell&#8217;Europa e della graduale sostituzione delle sue popolazioni con gli immigrati africani e asiatici. La seconda tappa consiste nell&#8217;adottare le misure politiche, economiche e finanziarie, ma anche nel mobilitare le risorse intellettuali, spirituali e religiose, che traggono alimento dalle nostre radici e dalla nostra identit\u00e0 vera: e non quella banale verniciatura americana che i nostri conquistatori d&#8217;oltre Oceano (e non liberatori) ci hanno imposto, dal 1945 a oggi, come se fosse il nostro destino, cio\u00e8 il nostro solo futuro possibile. Restando sul piano strettamente culturale: chi lo dice che i migliori scrittori, pensatori, artisti europei sono gli esponenti della cultura nichilista? Chi lo dice che non esiste un genio pi\u00f9 grande di Heidegger (e della sua scimmietta francese, Sartre) in filosofia; pi\u00f9 grande di Montale in poesia; o dei geni pi\u00f9 grandi dei <em>Beatles<\/em> nella musica leggera, o pi\u00f9 grandi delle <em>archistar<\/em> in architettura, i quali stanno sfigurando le nostre belle citt\u00e0 con i loro orribili edifici, ponti, palazzi, musei e cattedrali? Per non parlare di tutta la spazzatura umana che oggi imperversa nel cinema, nel pop, nel rock, alla tv, o degli squallidi divi dei blog, freneticamente a caccia (per soldi) del maggior numero di visualizzazioni in rete, corresponsabili del rapidissimo incretinimento collettivo della nostra giovent\u00f9? Chi dice che il destino dell&#8217;Europa sia proprio <em>questo<\/em>? Ci vogliono inchiodare ad Auschwitz affinch\u00e9 non torniamo mai pi\u00f9 padroni di noi stessi.<\/p>../../../../n_3Cp>Ci si pu\u00f2 domandare se le energie sane ci sono ancora. S\u00ec, ci sono: la situazione appare pi\u00f9 grave di quella che \u00e8, per il fatto che i promotori del nichilismo controllano i mezzi d&#8217;informazione, le case editrici, la critica letteraria e cinematografica. Il cittadino europeo \u00e8 pi\u00f9 sano, o, se si preferisce, meno malato di quanto non s&#8217;immagini; in realt\u00e0 solo una minoranza si deve ritenere pressoch\u00e9 irrecuperabile. Ci\u00f2 non toglie che la situazione sia estremamente grave, perch\u00e9, con i mezzi di cui dispone e con il ritmo che sta assumendo la sua strategia, l&#8217;<em>\u00e9lite<\/em> finanziaria \u00e8 in grado, nel giro di un paio di generazioni, di distruggere quel che di buono sopravvive nella nostra societ\u00e0. E il primo bersaglio, come tutti possono vedere, \u00e8 la famiglia: per questo si sta sferrando una offensiva senza precedenti contro di essa, che parte dal divorzio e dall&#8217;aborto e arriva alle unioni di fatto e ai cosiddetti matrimoni gay, con tanto di adozioni, fecondazione eterologa e utero in affitto. Se questi nuovi istituiti verranno riconosciuti dalla legge e se, Dio non voglia, passeranno anche nella prassi e nella dottrina della Chiesa, sar\u00e0 veramente la fine. Una volta distrutta la famiglia, non ci saranno pi\u00f9 speranze. Ecco perch\u00e9 occorre vigilare e tenersi pronti a reagire: non bisogna pi\u00f9 cedere neanche un metro di terreno; anzi, bisogna cominciare a riguadagnare il terreno perduto. La lotta sar\u00e0 culturale, intellettuale, spirituale. Si tratta di ricostruire i valori della nostra civilt\u00e0: che \u00e8 la civilt\u00e0 cristiana&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un ricatto mostruoso pesa sull&#8217;Europa, dal 1945 a oggi; e continuer\u00e0 a pesare, fino a quando gli europei, e i tedeschi per primi, non saranno capaci<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[133,137],"class_list":["post-26113","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-europa","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26113","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26113"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26113\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26113"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26113"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26113"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}