{"id":26112,"date":"2008-12-08T11:06:00","date_gmt":"2008-12-08T11:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/08\/perche-leuropa-dellasse-non-sopravvisse-alla-sconfitta-del-1945\/"},"modified":"2008-12-08T11:06:00","modified_gmt":"2008-12-08T11:06:00","slug":"perche-leuropa-dellasse-non-sopravvisse-alla-sconfitta-del-1945","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/08\/perche-leuropa-dellasse-non-sopravvisse-alla-sconfitta-del-1945\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l&#8217;Europa dell&#8217;Asse non sopravvisse alla sconfitta del 1945?"},"content":{"rendered":"<p>Una concezione ideologica e manichea della storia della seconda guerra mondiale e degli eventi ad essa successivi vuole che <em>tutto<\/em> ci\u00f2 che venne realizzato nell&#8217;Europa durante il dominio dell&#8217;Asse non poteva che dissolversi con la sconfitta militare, perch\u00e9 frutto esclusivamente della brutale politica egemonica di Hitler. Il rapido sopraggiungere della \u00abguerra fredda\u00bb, con la divisione del mondo in due blocchi e, quindi, anche del continente europeo, avrebbe fatto il resto.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che gli storici non hanno mai osato sostenere che l&#8217;edificio politico europeo creato dall&#8217;Asse non era totalmente effimero, ma che anzi conteneva elementi di validit\u00e0 oggettiva, per una forma evidente di ricatto psicologico: per il timore, cio\u00e8, di vedersi bollati quali fautori dell&#8217;\u00abordine nuovo\u00bb hitleriano; quasi che tuttora non si potesse &#8211; a sessantatr\u00e9 anni dalla fine della seconda guerra mondiale &#8211; parlare obiettivamente di quelle vicende, senza essere automaticamente accusati di revisionismo o, peggio, di sentimenti apertamente nazisti.<\/p>\n<p>Dopo avere, pertanto, pagato l&#8217;obolo alla dominante cultura \u00abpoliticamente corretta\u00bb con l&#8217;affermare, chiaramente e senza riserve, che l&#8217;Europa hitleriana del 1940-45 aveva caratteristiche politiche da incubo e che \u00e8 stato certamente il male minore, per essa e per il mondo, il fatto che i disegni globali di Hitler siano riusciti, alla fine, sconfitti, resta da dire che l&#8217;Europa di Versailles, cui essa si sostitu\u00ec per meno di cinque anni, era una costruzione squilibrata, anacronistica e dominata dall&#8217;egoismo delle potenze occidentali; e che \u00e8 proprio tale disarmonia la chiave per interpretare una parte almeno dei vari \u00abcollaborazionismi\u00bb; infine, che la pace del 1945 non elimin\u00f2 i vecchi problemi ma, semmai, ne aggiunse di nuovi e ancora pi\u00f9 gravi.<\/p>\n<p>Solo una storiografia parziale e in mala fede pu\u00f2 sostenere che l&#8217;Europa, nel 1939, era un continente pacificato e avviato verso le magnifiche sorti e progressive, le quali si sarebbero puntualmente realizzate se Hitler, il 1\u00b0 settembre 1939, non lo avesse precipitato nel vortice della catastrofe per pura smania di potere mondiale.<\/p>\n<p>Si dimenticano, quegli storici, che cos\u00ec come la Cecoslovacchia era implosa, dopo la conferenza di Monaco, per le sue contraddizioni interne (non ultima delle quali la volont\u00e0 indipendentistica degli Slovacchi e le mire annessionistiche polacche sul distretto minerario di Teschen, prontamente realizzate quando lo Stato cecoslovacco si disintegr\u00f2), allo stesso modo l&#8217;Unione Sovietica fu corresponsabile della distruzione dello Stato polacco, grazie al patto Molotov-Ribbentrop dell&#8217;agosto 1939 e, poi, all&#8217;invasione congiunta del suolo polacco; e che ancora il 28 settembre, in una nota congiunta tedesco-sovietica, si ribadiva che Francia e Gran Bretagna portavano la responsabilit\u00e0 del conflitto europeo. Poi, dopo aver annesso l&#8217;Estonia, la Lettonia e la Lituania, nonch\u00e9 la Bessarabia e la Bucovina settentrionale, l&#8217;Unione Sovietica si volse contro la neutrale e pacifica Finlandia, scatenando la guerra d&#8217;inverno finno-sovietica del 1939-40.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso di ricordare che l&#8217;intervento in guerra della Gran Bretagna contro la Germania, il 4 agosto 1914, era stato motivato dalla violazione della neutralit\u00e0, da parte di quest&#8217;ultima, di un altro piccolo stato neutrale, il Belgio?<\/p>\n<p>Si ha l&#8217;impressione, pertanto, che, alla luce dei successivi sviluppi della guerra, con l&#8217;aggressione tedesca all&#8217;Unione Sovietica del giugno 1941 e la conseguente alleanza strategica fra essa e le democrazie anglo-sassoni, nonch\u00e9 della vittoria finale di tale composita coalizione, nel 1945, si siano voluti passare sotto silenzio tutti quei fatti che dimostrano come la responsabilit\u00e0 dello scoppio della seconda guerra mondiale non pu\u00f2 essere addossata interamente alla Germania; e che, nella politica revisionistica di questa contro i trattati di Versailles, vi fossero numerosi elementi oggettivi e legittimi, i quali, col senno del poi, si sono voluti presentare quali parte di un disegno aggressivo hitleriano assolutamente irragionevole e immotivato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, sia la proibizione alla Repubblica austriaca di unirsi alla Germania, decisa a Versailles; sia il passaggio di oltre tre milioni di tedeschi dei Sudeti sotto la sovranit\u00e0 ceca; sia la perdita della sovranit\u00e0 germanica su citt\u00e0 etnicamente tedesche, come Danzica e Memel: tutti questi fatti sono stati messi un po&#8217; tra parentesi, in modo da presentare le rivendicazioni naziste del 1938-39 come qualche cosa di assurdo e chiaramente illegittimo.<\/p>\n<p>Lo stesso strabismo politico \u00e8 stato mostrato dalla maggior parte degli storici (tranne pochi, come l&#8217;inglese A. J. P. Taylor, che infatti sono stati accusati di parzialit\u00e0 a favore delle ragioni tedesche) per quanto riguarda i contenziosi esistenti fra gli Stati eredi della monarchia austro-ungarica, creature artificiali volute da una Francia che sperava di servirsene come surrogato della vecchia alleanza franco-russa, allo scopo di tenere la Germania in un stato di perpetua minorit\u00e0. Ciascuno di quegli Stati &#8211; tranne l&#8217;Austria e l&#8217;Ungheria, le due nazioni \u00abvinte\u00bb del 1918 &#8211; non era che una riproduzione della compagine multinazionale dell&#8217;Impero asburgico (specialmente la Cecoslovacchia e la Jugoslavia), ma senza il prestigio di un antico principio ereditario e senza l&#8217;elemento centripeto di una efficiente macchina burocratica e amministrativa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, gli Slovacchi si sentivano dominati dal governo ceco, mentre i Ruteni sub-carpatici si sentivano doppiamente dominati, dai Cechi e dagli stessi Slovacchi; Bielorussi ed Ucraini gemevano sotto il dominio polacco e diedero vita ad alcune sanguinose insurrezioni; i Croati e gli Sloveni, per non parlare dei Macedoni , degli Albanesi del Kosovo o dei Magiari della Vojvodina, consideravano il governo di Belgrado come una espressione del nazionalismo e del centralismo serbo; i magiari della Transilvania guardavano con ira impotente ai loro nuovi padroni di Bucarest, mentre i Bulgari sognavano di riprendersi la Dobrugia meridionale.<\/p>\n<p>Si prenda il caso della Transilvania, che costituiva il nodo di una durissima contrapposizione fra Ungheria e Romania, dopo la cessione dell&#8217;intera regione alla Romania, dopo la prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Il lodo arbitrale italo-tedesco di Vienna del 30 agosto 1940, che stabiliva il ritorno della Transilvania settentrionale all&#8217;Ungheria, fu un tentativo di riequilibrare i rapporti romeno-ungheresi, disinnescando un grave focolaio di tensione e d&#8217;instabilit\u00e0 nella regione carpatico-danubiana e ponendo parzialmente rimedio a una delle pi\u00f9 controverse deliberazioni prese a Versailles dalla Francia e dalla Gran Bretagna, ispirata a una concezione della pace puramente \u00abpunitiva\u00bb, dato che non teneva in alcun conto il destino della minoranza magiara presente in quella regione, n\u00e9 i secolari legami storici e culturali che la univano all&#8217;Ungheria.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 dire che il lodo italo-tedesco rispondeva al disegno di Hitler e, in subordine, di Mussolini, di preservare l&#8217;Ungheria nella sfera dell&#8217;Asse evitando, al tempo stesso, lo smembramento totale della Romania e, anzi, cercando di preservare quest&#8217;ultima, nell&#8217;ottica di un futuro spostamento della guerra verso Oriente, cio\u00e8 contro l&#8217;Unione Sovietica. Ci\u00f2 non toglie che il problema della Transilvania era un problema reale e che la fine della seconda guerra mondiale lo ha lasciato irrisolto, cos\u00ec come lo aveva creato la conferenza di Versailles (pi\u00f9 precisamente, il trattato del Trianon del 4 giugno 1920).<\/p>\n<p>Chiunque abbia viaggiato in Ungheria, ai nostri giorni, sa con quanto risentimento il popolo ungherese, comprese le giovani generazioni, guarda ancora al \u00abfurto\u00bb della Transilvania perpetrato nel 1919 dalla disprezzata Romania, con la connivenza della Francia, interessata a creare un sistema di alleanze con gli Stati centro-orientali e balcanici in funzione anti-tedesca.<\/p>\n<p>Quello della Transilvania (e occorre ricordare che la rivolta contro il regime di Ceusescu \u00e8 partita proprio di l\u00ec, alla fine del 1989?) non \u00e8 che uno dei molti contenziosi territoriali creati dalla balcanizzazione dell&#8217;Europa operata dalla conferenza di Versailles; e, in particolare, dal vuoto lasciato dalla cancellazione della monarchia austro-ungarica la quale, bene o male (forse pi\u00f9 bene che male) aveva assicurato a quella parte della Mitteleuropa, etnicamente mista e formata da regioni strettamente interdipendenti dal punto di vista economico, alcuni secoli (secoli, non anni) di convivenza pacifica.<\/p>\n<p>Un altro aspetto dell&#8217;instabilit\u00e0 politica e della precariet\u00e0 della pace europea negli anni Venti e Trenta era costituito dal consolidamento del regime sovietico in Russia, a seguito della conclusione della guerra civile fra i \u00abBianchi\u00bb, sostenuti dall&#8217;Intesa, e i \u00abRossi\u00bb (che, invece, avevano stabilito discreti rapporti con la Germania di Weimar, sul piano economico-commerciale, ma anche su quello politico, nel segno della comune insofferenza per l&#8217;Europa di Versailles).<\/p>\n<p>L&#8217;instabilit\u00e0 era dovuta a tre ordini di fattori: politico-sociale, etnico e internazionale.<\/p>\n<p>Sul piano politico-sociale, bisogner\u00e0 aspettare fino al 1990-91 per assistere al crollo del sistema bolscevico, ma \u00e8 evidente che, negli anni Venti e Trenta, esso gi\u00e0 covava in s\u00e9 le insanabili contraddizioni di fondo che ne avrebbero decretato la fine: cos\u00ec come \u00e8 evidente che l&#8217;U.R.S.S. avrebbe potuto implodere anche prima (con sollievo dei suoi abitanti e della situazione mondiale), se si fossero verificate le condizioni per il manifestarsi delle forze dell&#8217;opposizione interna, specialmente dopo il genocidio dei <em>kulak<\/em>i, la collettivizzazione forzata delle campagne e, in ultimo, le spietate \u00abpurghe\u00bb staliniane. \u00c8 noto che, quando l&#8217;esercito tedesco invase l&#8217;Unione Sovietica secondo le direttive della \u00abOperazione Barbarossa\u00bb, ingenti masse di popolazione lo accolsero come un esercito di liberatori; se, poi, il loro atteggiamento mut\u00f2 radicalmente, trasformandosi in opposizione implacabile, ci\u00f2 fu dovuto alla brutale politica di sterminio adottata dalla <em>Wehrmacht<\/em>, in ottemperanza alle idee di Hitler sul <em>Lebensraum<\/em> germanico nelle regioni occidentali della Russia, oltre che in Polonia.<\/p>\n<p>Anche cos\u00ec, resta il fatto che un esercito russo anticomunista di notevoli dimensioni venne arruolato, tra mille difficolt\u00e0, dal generale Vlasov; esercito che non pot\u00e9 dare il contributo che ci si sarebbe potuti attendere, appunto per la diffidenza dei Tedeschi, che si decisero a riconoscere il governo di Vlasov solo quando era ormai troppo tardi, nel 1944, e tutto il territorio sovietico era gi\u00e0 stato rioccupato dall&#8217;Armata Rossa in marcia verso Berlino.<\/p>\n<p>Anche il fattore di instabilit\u00e0 etnico era latente alla vigilia della seconda guerra mondiale; e, anche se pure esso \u00e8 venuto apertamente in luce solo negli ultimi anni del governo di Gorbaciov, la rapidit\u00e0 con cui le quindici repubbliche dell&#8217;ex Unione Sovietica si sono proclamate indipendenti dimostra che, pur covando sotto la cenere, esso non si era affatto attenuato durante i decenni della \u00abguerra fredda\u00bb.<\/p>\n<p>Del resto, sono noti i metodi con i quali il regime staliniano aveva ottenuto un apparente congelamento delle tensioni etniche nell&#8217;Unione Sovietica, dopo la seconda guerra mondiale: la deportazione dei Tartari di Crimea, che durante la guerra avevano parteggiato per i Tedeschi, ne offre un esempio significativo.<\/p>\n<p>Non solo: episodi come la sanguinosa guerra in Cecenia o la guerra indipendentistica dell&#8217;Abkhazia e dell&#8217;Ossezia meridionale, contro la Georgia &#8211; per limitarci a due soli casi &#8211; mostrano <em>ad abundantiam<\/em> come il mosaico delle nazionalit\u00e0, all&#8217;interno delle ex Repubbliche sovietiche, riproduca quella confusione e quella conflittualit\u00e0 che gi\u00e0 si erano viste negli Stati successori dell&#8217;Impero austro-ungarico; confusione e conflittualit\u00e0 che sono prontamente riemerse, all&#8217;antico richiamo del nazionalismo, non appena \u00e8 venuto meno il collante artificiale dell&#8217;ideologia marxista, classista e internazionalista.<\/p>\n<p>Il terzo fattore di instabilit\u00e0 costituito, per l&#8217;Europa, dall&#8217;Unione Sovietica, era dovuto all&#8217;anomalia dei suoi rapporti diplomatici con il resto del mondo.<\/p>\n<p>Stalin desiderava riportare l&#8217;Unione Sovietica nel gioco delle grandi potenze, giocando contemporaneamente su tre tavoli: quello del Comintern, che fungeva da cavallo di Troia all&#8217;interno di tutti quei Paesi in cui esisteva un forte partito comunista; quello finanziario, commerciale e industriale, che facevano di Mosca un interlocutore imprescindibile per i paesi importatori di petrolio e altre materie prime russe, a partire dalla Germania stessa; e quello diplomatico \u00abclassico\u00bb, che consisteva nella ripresa del programma zarista di espansione verso l&#8217;Europa centrale, verso l&#8217;India britannica e verso l&#8217;Estremo Oriente.<\/p>\n<p>L&#8217;occasione di reinserire l&#8217;Unione Sovietica nel gioco della grande politica mondiale, un anno dopo la mortificante esclusione dal patto di Monaco del settembre 1938, venne offerta a Stalin dall&#8217;accordo tedesco-sovietico dell&#8217;agosto 1939 e, pi\u00f9 ancora, dalla successiva dichiarazione di guerra della Gran Bretagna e della Francia alla Germania, il 3 settembre successivo.<\/p>\n<p>Ora che Hitler era impegnato in una guerra contro le potenze occidentali, l&#8217;Unione Sovietica tornava ad essere l&#8217;ago della bilancia: dal suo buon volere e dalle sue forniture di prodotti strategici alla Germania, nonch\u00e9 dal suo consenso al transito di prodotti strategici giapponesi, come il caucci\u00f9, indispensabili per l&#8217;industria bellica tedesca, dipendevano le possibilit\u00e0 di resistenza della Germania stessa a una guerra che tutti gli esperti militari dell&#8217;epoca immaginavano simile a quella del 1914-1918, ossia caratterizzata da uno stallo sul fronte occidentale e da un progressivo logoramento dei rispettivi apparati finanziari, industriali e militari.<\/p>\n<p>Stalin approfitt\u00f2 largamente di questa ritrovata centralit\u00e0 politica, come si \u00e8 detto, per annettersi le tre repubbliche baltiche, per costringere la Romania a larghe cessioni territoriali e per scatenare una guerra di aggressione contro la Finlandia cui gli Alleati occidentali, se fossero stati coerenti, avrebbero dovuto rispondere come avevano risposto all&#8217;aggressione tedesca alla Polonia: con la dichiarazione di guerra, allo scopo di proteggere uno degli Stati minori usciti dalla conferenza di Versailles.<\/p>\n<p>Una parziale eccezione all&#8217;atteggiamento dominante della storiografia contemporanea \u00e8 dato dall&#8217;opera del tedesco Andreas Hillgruber (1925-1989), il quale, nella sua \u00abStoria della seconda guerra mondiale\u00bb (titolo originale: \u00abDer Zweite Weltkrieg, 1939-45\u00bb, 1982; traduzione italiana di Enzo Grillo, Roma, Laterza, 1989, 1994), ha tracciato una delle ricostruzioni pi\u00f9 chiare, sintetiche e obiettive del complesso intreccio di fattori politico-strategici delle varie nazioni impegnate nel conflitto, ivi compresi gli Stati Uniti d&#8217;America, di cui il presidente F. D. Roosevelt intendeva fare la potenza planetaria egemone, sia pure in maniera indiretta e non biologico-territoriale come, invece, era nell&#8217;ideologia di Hitler.<\/p>\n<p>Giustamente, Hillgruber distingue tre diversi atteggiamenti della politica hitleriana verso l&#8217;Europa occupata o collaborazionista, dopo la battaglia di Mosca e il fallimento della campagna tedesca del 19141 contro l&#8217;Unione Sovietica: la consapevolezza della impossibilit\u00e0 di vincere la guerra e, quindi, il perseguimento dei suoi obiettivi fondamentali, prima che si profilasse la sconfitta inevitabile, primo fra tutti lo sterminio degli Ebrei d&#8217;Europa; l&#8217;illusione di poter ancora rovesciare le sorti del conflitto, mediante una mobilitazione totale del potenziale industriale ed umano, pur conoscendo la netta superiorit\u00e0 del potenziale avversario; infine gli incerti disegni di addivenire a una pace separata con uno dei due blocchi avversari, quello anglo-americano o quello sovietico, a seconda delle circostanze, onde recuperare alla Germania un ruolo essenziale nella definizione dei nuovi rapporti di forza mondiali.<\/p>\n<p>Ma quest&#8217;ultima speranza, che Hitler indirizzava prevalentemente in direzione delle democrazie anglosassoni, venne frustrata dalla dichiarazione congiunta di Londra e Washington, al principio del 1943, che non sarebbero state disposte a prendere in considerazione alcuna proposta di pace tedesca se non nei termini di una resa incondizionata, come nel 1918; mentre le gi\u00e0 ardue prospettive di una pace di compromesso con l&#8217;Unione Sovietica, pur caldeggiate sia da Mussolini (prima del 25 luglio 1945), sia dai Giapponesi, erano di fatto vanificate dalla ostinazione di Hitler a non voler fare lui il primo passo, poich\u00e9 temena che ci\u00f2 avrebbe fatalmente indebolito la posizione tedesca al momento dell&#8217;eventuale armistizio, suonando come una ammissione di sconfitta.<\/p>\n<p>Scrive dunque Hillgruberm a proposito della incapacit\u00e0 della Germania nazista di creare un sistema europeo vitale e capace, eventualmente, di sopravvivere alla stessa sconfitta della Germania, al contrario delle istanze anti-colonialiste impugnate dal Giappone &#8211; e sia pure in chiave strumentale -, le quali sopravvissero alla sconfitta di quest&#8217;ultimo e portarono all&#8217;indipendenza di tutte le ex colonie asiatiche della Gran Bretagna, della Francia e dei Paesi Bassi, a cominciare dall&#8217;India, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale (Op. cit., pp. 1398-46):<\/p>\n<p>\u00abIn effetti non mancarono alcuni possibili spunti per sfruttare i contrasti d&#8217;interessi esistenti all&#8217;interno della coalizione avversaria [ossia quella degli Alleati], specialmente in occasione dei confitti che si svilupparono tra i movimenti di resistenza comunisti e quelli anticomunisti nell&#8217;Europa occupata dai tedeschi. Ci\u00f2 valeva particolarmente per l&#8217;Ucraina, ancor pi\u00f9 per la Polonia, per la Jugoslavia e la Grecia. A differenza di quanto era accaduto negli altri Pesi dell&#8217;Europa occidentale, soprattutto, qui non si era riusciti ad amalgamare perlomeno su piano militare i vari gruppi della resistenza. Al contrario, in Ucraina i nazionalisti e i partigiani sovietici erano in aspro conflitto. Finch\u00e9 Hitler vinceva, prevalse la comune opposizione delle due organizzazioni alle brutali operazioni della &quot;politica orientale&quot; tedesca. Ma quando nel 1943-44 l&#8217;Armata rossa avanz\u00f2 verso occidente, , per i partigiani anticomunisti l&#8217;Unione Sovietica divenne il nemico numero uno in tutta l&#8217;area in cui si erano spinti i tedeschi, e l&#8217;esercito germanico che era stato l&#8217;obiettivo originario della loro lotta divenne, mal volentieri, lo scudo protettivo contro l&#8217;avanzata sovietica. Un caso a parte, in questo quadro, fu rappresentato dal comportamento, nel 1943-44, dell&#8217;esercito polacco in patria, di sentimenti anticomunisti. Dal momento che Hitler aveva vietato qualsiasi &quot;collaborazione&quot;, anche indiretta, con la Polonia, questa non ebbe altra scelta che aggregarsi all&#8217;avanzata dei sovietici (che finirono con l&#8217;eliminare le forze dell&#8217;esercito in patria) o assumersi il rischio inaudito di una sollevazione <em>motu proprio<\/em> contro i tedeschi, nella speranza di guadagnare un peso autonomo anche nei confronti dei sovietici (insurrezione di Varsavia del 1944).<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 estremo di quello ucraino fu il mutamento di atteggiamenti nei confronti della Germania e dell&#8217;Unione Sovietica determinato dallo scontro sanguinario, in corso fin dal 1941, tra il movimento serbo-nazionalista guidato da Mihajlovic e l&#8217;organizzazione partigiana comunista comandata da Tito., in una Jugoslavia di cui Hitler e Mussolini dopo la breve campagna dell&#8217;aprile-luglio 19141 avevano decretato lo smembramento, procedendo alla sua spartizione in sfere di interesse tedesco, italiano, ungherese e bulgaro. Sebbene i cetnici fossero stati i primi ad insorgere contro le forze d&#8217;occupazione tedesche in Serbia fin dal maggio 19141, quindi ancor prima dell&#8217;aggressione della Germania all&#8217;Unione Sovietica, &#8211; mentre Tito aveva aperto le ostilit\u00e0 contro le truppe d&#8217;occupazione della Jugoslavia divisa solo agli inizi di luglio 19141, e cio\u00e8 dopo l&#8217;attacco tedesco, i cetnici non riuscirono a mantenere l&#8217;iniziativa. I tentativi iniziali di accordo tra i due movimenti di resistenza fallirono e si giunse ad uno scontro cruento che dur\u00f2 anni e lasci\u00f2 ingenti vittime sul terreno. Sul territorio jugoslavo, se si prescinde da altri gruppi di minore importanza, la lotta si svolgeva tra cetnici contro tedeschi, partigiani di Tito contro tedeschi e italiani, tra gli uni e gli altri insieme contro l&#8217;organizzazione croata ustasacia (che attu\u00f2 lo sterminio degli slavi ortodossi in Bosnia), e soprattutto tra cetnici e partigiani di Tito. Dal 1942 in poi gruppi di cetnici &#8211; limitatamente ad alcune zone o regioni &#8211; trovarono un appoggio da parte delle forze d&#8217;occupazione italiane, il cui comandante generale Roatta ben presto oper\u00f2 una svolta in senso anti-tedesco anticipando, si pu\u00f2 dire, gi\u00e0 nei Balcani fin dall&#8217;autunno 1942 il capovolgimento di fronte dell&#8217;Italia del settembre 1943. Anche Tiuto allacci\u00f2 alcuni fili verso la parte tedesca, per poter giungere ad un armistizio con i tedeschi nel caso di un&#8217;occupazione inglese della Dalmazia, ed eventualmente persino per unirsi a loro nel caso di una comune difesa contro la temuta invasione alleata dei Balcani. Dall&#8217;autunno 1943 (missione dell&#8217;ambasciatore Neubacher) le truppe d&#8217;occupazione tedesche perseguirono l&#8217;obiettivo di unificare tutte le forze anticomuniste dell&#8217;Europa sudorientale, anche quelle che fino ad allora avevano combattuto contro i tedeschi. Sebbene ufficialmente Mihajlovic rifiutasse di collaborare con loro, egli fu di fatto spinto a fianco dell&#8217;esercito tedesco nella lotta difensiva contro l&#8217;avanzata dell&#8217;Armata rossa e contro i partigiani di Tito, e per questo fu giustiziato poi a Belgrado nel 1946 come &quot;traditore&quot;.<\/p>\n<p>In Grecia la situazione era analoga, anche se l\u00ec i conflitto non raggiunsero le punte drammatiche della Jugoslavia, e perch\u00e9 l&#8217;organizzazione resistenziale nazionalista de generale Zervas mantenne, dall&#8217;autunno 1943, un atteggiamento passivo verso i tedeschi. Essa mirava a risparmiare armi e combattenti per poter meglio affrontare la lotta contro le formazioni ELAS egemonizzate dai comunisti, dopo la prevedibile ritirata dei tedeschi. Nelle intenzioni di Hitler invece il mutato atteggiamenti tedesco nel sud-est d&#8217;Europa, a partire dall&#8217;autunno 1943, aveva esclusivamente aspetti tattici.. In caso di una vittoria tedesca ancora possibile, la lotta contro i gruppi anticomunisti sarebbe ripresa immediatamente. Ci\u00f2 ci fa capire gi\u00e0 che Hitler rifiut\u00f2 l&#8217;alternativa immediata che si presentava dopo il fallimento del suo piano militare del 1941-42, ossia l&#8217;unificazione sotto la guida della Germania (intesa per\u00f2, fuori dalla linea finora seguita, pi\u00f9 come potenza egemone in senso tradizionale) di tutte le forze politiche in quella che oggi viene chiamata &quot;roccaforte Europa&quot;, attaccata dagli eserciti della &quot;coalizione antihitleriana&quot; da est, da sud e, dalla met\u00e0 del 1944, anche da ovest. Sollecitazioni per una politica europea di questo stampo che avrebbe avuto alcune possibilit\u00e0 di sopravvivenza anche nel caso di un&#8217;eventuale e sempre pi\u00f9 probabile sconfitta militare del Reich, ce ne furono continuamente. Esse furono sviluppate al ministero degli Esteri nel febbraio 1943 (progetto per la fondazione di una &quot;Unione degli Stati europei&quot;), ma furono fatte anche a Hitler dagli alleati e dai governi &quot;collaborazionisti&quot;. Le pi\u00f9 note sono le iniziative da parte italiana (sottosegretario Bastinaini nel 1943), del presidente dei ministri francese Laval, ma anche dei capi dei piccoli partiti cosiddetti &quot;fascisti&quot; come Quisling (Norvegia) e Mussert (Paesi Bassi)., che erano pronti ad inserire i rispettivi paesi in un &quot;grande Reich germanico&quot; che facesse perno sulla Germania, ma senza diventare delle entit\u00e0 puramente decorative per una diretta dittatura nazionalsocialista. Infine vi furono anche sforzi per costruire dei gruppi di Stati regionali nell&#8217;ambito della sfera di dominazione tedesca (per esempio Romania-Slovacchia.-Croazia per fronteggiare una restaurazione della componente ungherese della monarchia asburgica). Tutti comunque, quali che fossero i presupposti da cui partivano, fallirono di fronte alla volont\u00e0 di Hitler di non permettere ormai a nessuno dei pesi minori d&#8217;Europa di avere un proprio peso autonomo., e di non lasciare nemmeno alla Francia, unica grande potenza battuta, u posto adeguato alla sua importanza nella &quot;sua&quot; Europa. Ancora nel 1943 Hitler parlava di spazzare cia tutto il &quot;ciarpame&quot; dei piccoli Starti europei, non appena la situazione bellica lo avesse permesso. Solo le crescenti difficolt\u00e0 militari e l&#8217;impossibilit\u00e0 pratica d far cadere ne corso della guerra l&#8217;ultimo velo della sua volont\u00e0 assoluta di potenza, impedirono la liquidazione degli ultimi residui di autonomia statale dei paesi europei nell&#8217;ambito della sua sfera di dominio.<\/p>\n<p>All&#8217;interno di questa si form\u00f2., in una tensione tra resistenza e &quot;collaborazione&quot;, un complesso gioco di collateralismi e contrapposizioni che esclude una formula per caratterizzare la situazione complessiva. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente nel caso della collaborazione ovvero del rifiuto di partecipare alla &quot;soluzione finale&quot;. In conformit\u00e0 alla direttiva impartita alle autorit\u00e0 centrali del Reich da Heydrich , durante la cosiddetta <em>&quot;Wannsse-Konferenz&quot;<\/em> il 20 gennaio 1942, l&#8217;Europa avrebbe dovuto essere sistematicamente &quot;rastrellata e liberata dagli ebrei.&quot; A quest&#8217;obiettivo avrebbero dovuto aderire anche tutti i governi dei Pesi europei occupati dai tedeschi. Il risultato di questi tentativi di coinvolgimento fu assai differenziato. L&#8217;Italia fascista rifiut\u00f2 la collaborazione. Le autorit\u00e0 d&#8217;occupazione italiane in Jugoslavia e Grecia, e quelle della Rancia sud-orientale protessero gli ebrei dalla persecuzione tedesca e accolsero perfino dei rifugiati. Anche l&#8217;Ungheria rifiut\u00f2 il coinvolgimento nella &quot;soluzione finale&quot;. Come Mussolini, anche Horthy in verit\u00e0 aveva proclamato poco prima della guerra (1938-39) leggi antisemite, cedendo cos\u00ec in parte alla tendenza innescata dalla Germania nazionalsocialista. Ma non and\u00f2 oltre un certo limite: lo sterminio totale degli ebrei trascendeva i limiti di quanto egli poteva ancora accettare. Il 16 aprile 1943 spieg\u00f2 a Hitler che &quot;avrebbe fatto tutto ci\u00f2 che decentemente si poteva fare contro gli ebrei, tranne che assassinarli o ucciderli in un&#8217;altra forma qualsiasi&quot;. la puntualizzazione di Ribbentrop del giorno seguente &#8211; &quot;gli ebrei dovevano essere o sterminati o chiusi in campo di concentramento&quot; &#8211; non ebbe effetto su Horthy. L&#8217;Ungheria, fino all&#8217;occupazione del paese da parte delle truppe tedesche il 19 marzo 1944, rimase un&#8217;isola relativamente sicura per gli oltre 700.000 ebrei residenti, prima che gran parte di loro fossero trasferiti dal comando speciale di Eichmann nel campo di sterminio di Auschwitz.- Birkenau. La Finlandia, che conserv\u00f2 il suo assetto democratico-parlamentare, permise che i suoi cittadini ebrei combattessero contro l&#8217;Unione Sovietica come tutti gli altri nel proprio esercito, a fianco di quello che fu chiamato il &quot;commilitone&quot; tedesco.<\/p>\n<p>Diverso fu &#8216;atteggiamento della Slovacchia, della Croazia e della Romania nei confronti della richiesta hitleriana di coinvolgimento nella &quot;soluzione finale&quot;. In questi pesi esistevano forti correnti antisemitiche che per\u00f2 &#8211; a differenza di quanto accadeva col nazionalsocialismo in Germania &#8211; si rivolgevano &quot;solamente&quot; contro quegli ebrei che rifiutavano l&#8217;assimilazione nel rispettivo Stato nazionale, mentre per l&#8217;antisemitismo razzista del nazionalsocialismo proprio la capacit\u00e0 di assimilazione e la &quot;mimetizzazione&quot; degli ebrei nella compagine nazionale e statale rappresentavano l&#8217;elemento pi\u00f9 &#8216;pericoloso&#8217;. Dietro lo schermo delle deportazioni nazionalsocialiste contro gli ebrei in questi Paesi ci furono, nel 1941-42, <em>pogrom<\/em> e deportazioni non riconducibili direttamente all&#8217;iniziativa tedesca. I rispettivi governi, assecondando queste tendenze antisemitiche originarie, presenti nei loro Paesi, acconsentirono, perlomeno inizialmente, all&#8217;inserimento dei loro ebrei nella &quot;soluzione finale&quot;. Tuttavia Tiso, presidente della Slovacchia, si oppose, dopo un intervento della Curia romana, la quale cerc\u00f2 anche di sostenere Horthy nel suo atteggiamento. Antonescu, capo dello Stato in Romania, oper\u00f2 anch&#8217;egli una conversione politiva -soprattutto sotto l&#8217;effetto della catastrofe di Stalingrado \u00f2 e cerc\u00f2, nell&#8217;ambito dei suoi tentativi e contati con le potenze occidentali, di organizzare il trasporto degli ebrei dala Romania alla Palestina. Gli Alleati occidentali invece, e in prima fila la Gran Bretagna quale potenza mandataria in Palestina, rifiutarono di assumersi l&#8217;onere di effettuare trasporti rilevanti, certamente in considerazione dei sentimenti antisionistici dei nazionalisti arabi. Diverso ancora fu il modo in cui il governo francese di Vichy cerc\u00f2 di trarsi fuori dal dilemma, giacch\u00e9 Laval pensava che sacrificando gli ebrei emigrati dalla Germania e da altri paesi avrebbe potuto salvare i cittadini ebrei francesi, mentre in realt\u00e0 non riusc\u00ec n\u00e9 ad evitare l&#8217;intervento diretto da parte della potenza occupante tedesca, che per le sue operazioni si serv\u00ec anche della milizia francese, n\u00e9 la deportazione di gran parte degli ebrei francesi nei campi di sterminio.<\/p>\n<p>La fragilit\u00e0 dell&#8217;Europa di Hitler si manifest\u00f2 in altra forma nelle condizioni poste per la partecipazione di volontari dei paesi europei alla &quot;sua&quot; guerra. Bisogna tener presente anzitutto che Hitler originariamente aveva rifiutato qualsiasi aiuto di &quot;estranei&quot; perch\u00e9 questo rientrava nella sua concezione del dominio; cosicch\u00e9 il problema, fino alla svolta verificatasi sul piano bellico e dopo di essa, non fu quello di costringere alleati e vinti a collaborare militarmente alla sua guerra (come nel caso degli alsaziani e dei lussemburghesi, che si erano schierati con i tedeschi e furono inseriti nell&#8217;esercito tedesco), ma viceversa quello di rifiutare la collaborazione offerta. Il caso si present\u00f2 soprattutto fino all&#8217;autunno 1944 &#8211; per il grosso esercito volontario russo organizzato dal generale sovietico Vlassov, fato prigionieri dai tedeschi nel 1942, perch\u00e9 Hitler considerava il programma antistalinista di Vlassov per una Russia liberata come diametralmente opposto alla propria concezione dei problemi dell&#8217;Est.\u00e8 vero che dal 1942 in poi furono inseriti nella <em>Wehrmacht<\/em> numerosi prigionieri di guerra russi come &quot;volontari ausiliari&quot; a seconda della situazione personale; \u00e8 vero anche che si formarono delle compagnie di volontari con elementi di popolazioni non russe (tra l&#8217;altro cosacchi e calmucchi); ma il comitato-Vlassov &#8211; ben pi\u00f9 importante per le ipotizzabili ripercussioni politico-psicologiche &#8211; fu riconosciuto come rappresentante di una Russia nazionalista soltanto nell&#8217;ottobre 1944, quando il fronte era gi\u00e0 passato in Polonia, , e solo allora gli fu concessa l&#8217;autorizzazione a costituire due divisioni, che finirono per essere anch&#8217;esse risucchiate nel vortice del tracollo tedesco ad Est (gli Alleati occidentali consegnarono poi all&#8217;Armata rossa tutti i soldati di Vlassov caduti nelle loro mani, cos\u00ec come fecero con i cosacchi e gli altri volontari provenienti dall&#8217;Unione Sovietica). Il riconoscimento, sia pure tardivo, del comitato-Vlassov ala fine del 1944 fu dovuto alla &quot;flessibilit\u00e0&quot; di Himmler, che in contrasto con il rigido rifiuto di Hitler aveva sviluppato una sorta di concezione europea delle SS, e gi\u00e0 in precedenza aveva inserito nelle &quot;sue&quot; SS non solo alcune compagnie d volontari tedeschi, ma dal 1943 in poi anche divisioni SS ucraine, bosniache, valloni e francesi, mentre Hitler gi\u00e0 nel 1941 aveva fra l&#8217;altro gi\u00e0 bloccato le numerose richieste di volontari francesi di andare a combattere contro l&#8217;Unione Sovietica, e aveva permesso soltanto la formazione di un reggimento nell&#8217;ambito dell&#8217;esercito tedesco, per poter meglio respingere eventuali future pretese francesi di prendere la parola nella &quot;sua&quot; Europa.<\/p>\n<p>Hitler aveva cercato anche di respingere la collaborazione di forti eserciti regolari di Stati alleati nella guerra orientale del 1941 &#8211; ad eccezione della Romania e della Finlandia -, ma senza poter impedire l&#8217;invio di numerose divisioni italiane e ungheresi. Per la campagna del 1942 invece, dopo le gravi perdite subite dall&#8217;esercito tedesco, non solo gli furono ben accetti due eserciti rumeni, uno ungherese e uno italiano per rafforzare il fronte sul Don e a sud di Stalingrado, ma egli esercit\u00f2 anche una notevole pressione, specialmente nei confronti dell&#8217;Ungheria, per ottenerne l&#8217;invio. Dopo la sconfitta totale di tutti questi eserciti nell&#8217;inverno 1942-43, Hitler si decise soltanto nei primi mesi del 1944 &#8211; all&#8217;avvicinarsi dell&#8217;Armata rossa a questi Pesi &#8211; a sollecitare un maggior contributo militare dai suoi alleati sud-orientali. Ma si trattava ormai di misure di emergenza in vista dell&#8217;evoluzione generale verso la catastrofe.\u00bb<\/p>\n<p>Quali conclusioni possiamo trarre da tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p>In primo luogo, che l&#8217;ostinata volont\u00e0 di Hitler di costruire il \u00abnuovo ordine\u00bb europeo su base prettamente razziale, con una schiacciante egemonia tedesca e con l&#8217;eliminazione fisica di tutti gli ebrei, rese impossibile all&#8217;Asse attingere a quelle risorse, che pure esistevano, e a quei gruppi politici e militari disposti a battersi al suo fianco contro l&#8217;Armata Rossa e contro il bolscevismo. Quando Hitler se ne rese conto, tent\u00f2 di modificare il suo atteggiamento, ma solo in via strumentale e quando era ormai decisamente troppo tardi per capovolgere le sorti della guerra.<\/p>\n<p>In secondo luogo, che gli alleati della Germania godevano di un grado di autonomia &#8211; e ne godettero fino a quando la situazione militare non cominci\u00f2 a farsi disperata &#8211; molto maggiore di quanto gli storici non siano generalmente disposti ad ammettere. Prova ne \u00e8 che non solo l&#8217;Italia, il maggior <em>partner<\/em> europeo della Germania, ma anche alleati minori, come l&#8217;Ungheria e perfino la Slovacchia, rifiutarono di associarsi all&#8217;operazione che Hitler riteneva pi\u00f9 importante, ossia la \u00absoluzione finale\u00bb del problema ebraico.<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>Anche se la tesi di Hillgruber \u00e8, in questo caso, da prendersi con molte cautele, l&#8217;Italia si spinse anche pi\u00f9 in l\u00e0, dato che non solo rifiut\u00f2 di associarsi allo sterminio degli Ebrei; non solo accolse nei territori francesi e balcanici da essa occupati numerosi profughi ebrei, in fuga da altre zone d&#8217;Europa ove erano in pericolo immediato di vita (ad esempio, dalla Croazia di Ante Pavelic); ma, addirittura, persegu\u00ec nei Balcani una politica di alleanze tattiche con alcuni gruppi della resistenza jugoslava in funzione antitedesca &#8211; ovviamente, fino al crollo dell&#8217;8 settembre 1943. Ci\u00f2 dimostra che l&#8217;altro membro europeo del Tripartito godeva di margini di manovra che sarebbero stati impensabili per i membri dello schieramento alleato.<\/p>\n<p>In effetti, molti elementi inducono a pensare che uno dei fattori decisivi della vittoria finale alleata fu proprio la salda unit\u00e0 di comando militare e di intenti politici fra Gran Bretagna e Stati Uniti, soprattutto, ma anche, in una certa misura, fra queste due potenze e l&#8217;Unione Sovietica e la Cina; laddove una tale compattezza manc\u00f2 sempre allo schieramento del Tripartito.<\/p>\n<p>Curioso: ci \u00e8 sempre stato detto che le dittature sono pi\u00f9 intransigenti e \u00abmonolitiche\u00bb delle democrazie nel perseguimento dei propri obiettivi strategici; che, anzi, la debolezza delle democrazie consiste proprio nella loro disponibilit\u00e0 al dialogo e alla critica, di contro a un nemico che persegue il consenso esclusivamente mediante la coercizione e, se necessario, il terrore.<\/p>\n<p>Eppure, quando Churchill decise di distruggere Dresda con dei bombardamenti aerei sistematici che fecero centinaia di migliaia di vittime civili, Roosevelt non ebbe nulla di obiettare; cos\u00ec come non sollev\u00f2 la minima obiezione Churchill, allorch\u00e9 Truman decise di sganciare non una, ma due bombe atomiche sul Giappone ormai prostrato. Viceversa, quando Hitler pretese da Mussolini la consegna in massa degli ebrei che si erano rifugiati nei territori della Francia, della Jugoslavia e della Grecia occupati dall&#8217;esercito italiano, quest&#8217;ultimo trov\u00f2 il modo di rifiutare.<\/p>\n<p>Dicendo questo, non vogliamo affermare che l&#8217;Asse era moralmente migliore degli Alleati; non lo crediamo affatto e &#8211; del resto &#8211; tale questione esula dall&#8217;ambito strettamente storico.<\/p>\n<p>Vogliamo solamente insinuare qualche piccola pulce nell&#8217;orecchio di quanti, dopo sessant&#8217;anni di lavaggio del cervello da parte della storiografia dei vincitori, non hanno mai avuto occasione di riflettere sulle ombre, oltre che sulle luci, della parte risultata vittoriosa; nonch\u00e9 sul fatto che l&#8217;Asse innest\u00f2 i suoi progetti di dominio europeo su un intreccio di tensioni e contraddizioni che gi\u00e0 esistevano in molti Stati d&#8217;Europa, e che risalivano a prima della nascita del fascismo e del nazismo. Per la maggior parte, risalivano agli errori e alle iniquit\u00e0 del trattato di Versailles; ai quali si aggiunsero, nel 1945, errori ed iniquit\u00e0 anche peggiori, da parte degli Alleati.<\/p>\n<p>Le vecchie cause di instabilit\u00e0 non vennero affrontate, ma congelate; e, su di esse, cal\u00f2 ben presto la cappa soffocante della \u00abguerra fredda\u00bb e della spartizione dell&#8217;Europa fra i due blocchi delle potenze vincitrici.<\/p>\n<p>I Cosacchi e gli uomini di Vlassov vennero consegnati all&#8217;Unione Sovietica, per essere fucilati; gli <em>ustascia<\/em> croati vennero consegnati a Tito, per la fucilazione o l&#8217;infoibamento; Knut Hamsun, che aveva creduto in una Norvegia promossa ad un rango eminente nella nuova Europa, fu processato dai suoi connazionali come traditore; Ezra Pound, che aveva tuonato contro l&#8217;usura delle banche americane, fu internato in un manicomio criminale; agli Ebrei fu permesso di raggiungere in massa la Palestina, scacciandone gli abitanti arabi dopo una guerra sanguinosa.<\/p>\n<p>Un velo di silenzio venne steso sui crimini degli Alleati: sulla distruzione di Dresda, sulle bombe atomiche, sull&#8217;esecuzione in massa degli ufficiali polacchi da parte dell&#8217;Armata rossa, nella foresta di Katyn (mentre i soldati semplici da essa catturati nel settembre 1939, ben 200.000, erano stati trattati non come prigionieri di guerra, ma come prigionieri comuni, in spregio alle convenzioni internazionali).<\/p>\n<p>Dal momento che il Tripartito aveva rappresentato il male assoluto, nessuna delle istanze politiche da esso rappresentate poteva essere minimamente presa in considerazione; anzi, veniva automaticamente bollata come \u00abfascismo\u00bb. \u00abFascismo\u00bb, pertanto, era la presenza italiana nella Venezia Giulia, in Istria, a Fiume e in Dalmazia e, pertanto, andava eliminata. I profughi di Pola, i profughi di Fiume e di Zara venivano accolti perfino in Italia, da una parte dell&#8217;opinione pubblica, come \u00abfascisti\u00bb: se non lo fossero stati &#8211; cos\u00ec si ragionava -, sarebbero rimasti ben volentieri nella Jugoslavia di Tito, ove si stava edificando uno Stato autenticamente progressista e popolare &#8211; con i processi sommari e con le foibe.<\/p>\n<p>In sintesi, la seconda guerra mondiale ci \u00e8 sempre stata presentata, dalla storiografia dominante, come una guerra degli Alleati per la liberazione dell&#8217;Europa dalla tirannia hitleriana.<\/p>\n<p>E se fosse stata, invece, una guerra <em>contro<\/em> l&#8217;Europa, per conquistarla e sottometterla al dominio di potenze extra-europee (gli Stati Uniti) o solo parzialmente europee (la Gran Bretagna con il suo Impero, e l&#8217;Unione Sovietica)?<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima considerazione si potrebbe fare, dato che in questa sede non pretendiamo certo di risolvere tutta la complessit\u00e0 della questione storiografica che ci eravamo posta.<\/p>\n<p>Il mondo, nel 1939, era avviato al dominio di poche grandi potenze: Stati di dimensioni continentali, con centinaia di milioni di cittadini e con potenzialit\u00e0 finanziarie e industriali immense: gli Stati Uniti d&#8217;America, l&#8217;Unione Sovietica e la Gran Bretagna (ma il ruolo mondiale di quest&#8217;ultima era legato all&#8217;Impero, e questo si dissolse poco dopo il 1945). Gi\u00e0 la Francia, come potenza mondiale, era in declino e ormai praticamente tagliata fuori dal gioco.<\/p>\n<p>In questo mondo di colossi, di super-stati e di super-economie, Hitler volle inserire la Germania. Per farne una potenza mondiale, o almeno continentale, egli pensava di doverla espandere verso est e di dover assorbire, direttamente o indirettamente, i piccoli popoli dell&#8217;Europa centro-orientale, i coriandoli dello scomparso Impero asburgico.<\/p>\n<p>Alcuni di tali Stati lo desideravano caldamente (ad esempio l&#8217;Austria, o la Slovacchia di monsignor Tiso); altri vedevano in lui il loro naturale difensore contro vicini pericolosi (Finlandia) o aborrite nazionalit\u00e0 egemoni (Croazia). Altri ancora desideravano conservare la propria indipendenza, ma non ne avevano la forza (Boemia); o, come la Polonia, avevano la disgrazia di trovarsi al crocevia dei piani d&#8217;espansione hitleriani, ma anche staliniani.<\/p>\n<p>In ogni caso, la balcanizzazione dell&#8217;Europa poteva essere un valore positivo solo per quelle potenze che, come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, intendevano esercitare su di essa una supremazia indiretta; oppure per quelle che, come la Francia, essendo in declino, volevano appoggiarsi su una coalizione di piccoli alleati nessuno dei quali, da solo, avrebbe potuto farle ombra, ma tutti insieme avrebbero formato le sue truppe \u00abcoloniali\u00bb in caso di conflitto contro la Germania.<\/p>\n<p>Sia detto fra parentesi, questo ordine di riflessioni rende ragione anche dell&#8217;insistenza con cui gli Starti Uniti d&#8217;America, in questi ultimi anni, si sono battuti per l&#8217;allargamento dell&#8217;Unione Europea ai piccoli Stati dell&#8217;ex blocco sovietico e per cui tuttora si battono, con un ardore un po&#8217; sospetto, per l&#8217;ingresso della Turchia. Come nel caso dell&#8217;America Latina (e dell&#8217;Africa), \u00e8 pi\u00f9 facile controllare un organismo politico formato da piccoli Stati, le cui dispute interne lo paralizzano in maniera pressoch\u00e9 permanente, che non un vasto Stato federale al cui interno le micro-rivalit\u00e0 nazionali tendono a stemperarsi.<\/p>\n<p>In quel mondo di colossi statali ed economici, che posto poteva esserci, nel 1939, per delle piccole nazioni, sempre in lite le une con le altre per piccole rivendicazioni territoriali e assolutamente prive di vitalit\u00e0 nazionale e indipendenza economica? Non sarebbe stato meglio, per loro, federarsi in una grande Europa, dominata da una potenza continentale i cui interessi fondamentali erano anche quelli dell&#8217;Europa stessa, e non in buona parte, o del tutto, extraeuropei, come per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l&#8217;Unione Sovietica?<\/p>\n<p>Tale fu la scommessa di Horthy, Antonescu, Tiso; tale fu la scommessa della democratica Finlandia, per nulla amante dei sistemi totalitari; tale fu, in parte, anche la scommessa di Mussolini, dopo che la miope ed egoistica politica francese, e soprattutto inglese (vedi l&#8217;accordo navale anglo-tedesco del 1935) lo ebbe letteralmente gettato in braccio alla Germania.<\/p>\n<p>\u00c8 certo che l&#8217;Europa dell&#8217;Asse, nel 1940-45, non era una costruzione politicamente accettabile e nemmeno in grado di risolvere i problemi del continente su una base minima di equit\u00e0 e di rispetto dei fondamentali interessi degli Stati minori: lo abbiamo gi\u00e0 detto all&#8217;inizio, e lo ribadiamo.<\/p>\n<p>Tuttavia, \u00e8 altrettanto certo che molti milioni di cittadini europei, compresi alcuni intellettuali di valore, a un certo momento vollero puntare sulla scommessa di un \u00abordine nuovo\u00bb che garantisse loro una difesa sia dai metodi politici dello sterminio di classe, cari allo stalinismo, sia dell&#8217;asservimento al capitalismo finanziario americano, che gi\u00e0 aveva fatto dono al mondo della catastrofica crisi del 1929.<\/p>\n<p>E non \u00e8 cosa storiograficamente corretta giudicare un esperimento storico unicamente sulla base dei risultati, laddove il mestiere di storico dovrebbe consistere nel tentare di capire come e perch\u00e9 si siano verificati certi fenomeni, adoperando imparzialmente lo stesso criterio di giudizio sia per i vinti, che per i vincitori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una concezione ideologica e manichea della storia della seconda guerra mondiale e degli eventi ad essa successivi vuole che tutto ci\u00f2 che venne realizzato nell&#8217;Europa durante<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[156,231,248],"class_list":["post-26112","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-germania","tag-regno-unito","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26112","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26112"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26112\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26112"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26112"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26112"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}