{"id":26111,"date":"2006-10-30T07:10:00","date_gmt":"2006-10-30T07:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/10\/30\/latlantico-o-gli-urali\/"},"modified":"2006-10-30T07:10:00","modified_gmt":"2006-10-30T07:10:00","slug":"latlantico-o-gli-urali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/10\/30\/latlantico-o-gli-urali\/","title":{"rendered":"L&#8217;Atlantico o gli Urali"},"content":{"rendered":"<p><em>Uno sguardo anche distatto al planisfero terrestre fa balzare all&#8217;occhio una circostanza sorprendente e alquanto innaturale: i legami secolari fra Asia ed Europa si sono allentati al punto che perfino la Russia &#8211; paese di civilt\u00e0 europea e che occupa, da solo, circa met\u00e0 della superficie dell&#8217;Europa &#8211; vista da Londra, Parigi, Roma o Berlino appare quasi come un corpo estraneo; col mondo islamico il dialogo e la comprensione sono sempre pi\u00f9 difficili; India, Cina e Giappone sembrano appartenere a un alro mondo. Si ha l&#8217;impressione di essere tornati ai tempi di Marco Polo, quando l&#8217;Asia costituiva un mistero, una realt\u00e0 &quot;altra&quot;, remota e quasi irraggiungibile, posta ai confini della realt\u00e0; o a quelli di Cristoforo Colombo, che sperava di raggiungere il Cipango ed il Catai navigando sempre verso occidente, animato dal miraggio delle spezie e della seta. Viceversa il continente nordamericano, che solo negli ultimi secoli \u00e8 entrato nel quadro storico europeo, si \u00e8 imposto come referente privilegiato e, complici le due guerre mondiali e la &quot;guerra fredda&quot; col suo ricatto nucleare, ha praticamnente assogettato la vecchia Europa, trasformandola in una sua appendice, anzi in un suo avamposto. Ma il &quot;rozzo cocchiere americano&quot;, per usare l&#8217;espressione di Michele Federico Sciacca, \u00e8 davvero iu grado di traghettare l&#8217;Occidente verso le sfide del terzo millennio?<\/em><\/p>\n<p>Da Berlino si pu\u00f2 viaggiare comodamente in treno fino all&#8217;Oceano Pacifico, sulle rotaie della Transiberiana, da oltre un secolo; eppure i giovani di Berlino, come quelli di Londra, Parigi, Roma, Varsavia, si sentono spiritualmente pi\u00f9 vicini ai loro coetanei di Los Angeles. Artisti, scrittori, giornalisti europei si sentono di casa a New York, ma non a Mosca, Kazan e tantomeno a Vladivistok; scienziati europei fanno la spola tra le due sponde dell&#8217;Atlantico, ma non sono mai stati pi\u00f9 a est di Vienna; professori universitari europei tengono cattedra a Yale o Harvard, mai per\u00f2 si sognerebbero di insegnare in Russia, per non dire in India o in Cina; imprenditori che fanno la spola fra il vecchio continente e Chicago pensano che Mosca, Delhi o Pechino siano pi\u00f9 lontane della Luna; e persone anche di media cultura sanno pi\u00f9 cose della politica, della storia, della letteratura, della musica leggera statunitensi di quante ne sappiano del proprio Paese, mentre la storia, la filosofia e l&#8217;arte dell&#8217;Asia (e della stessa Europa orientale) sono per esse una vera e propria <em>tabula rasa.<\/em> Dopo il 1945, complici le due guerre mondiali, la &quot;guerra fredda&quot; e il lungo ricatto atomico, ci siamo abituati a considerare tutto questo come perfettamente normale, mentre basta uno sguardo anche frettoloso al planisfero terrestre, per non parlare di un qualunque manuale di storia anteriore a quella data, per afferrare istantaneamente tutta l&#8217;innaturalit\u00e0 di un tale stato di cose.<\/p>\n<p>Il rapporto fra Europa ed Asia che per millenni, attraverso invasioni e migrazioni, scambi commerciali e culturali, scontri e incontri religiosi, ha costituito la linfa delle civilt\u00e0 che sono fiorite nel continente euro-asiatico, si \u00e8 assotigliato fino ad apparire come una fastidiosa zavorra, peggio: una eredit\u00e0 imbarazzante. Che cosa abbiamo a che fare, tuonava Oriana Fallaci, con <em>quei barbari<\/em> maomettani che se ne stanno col culo all&#8217;aria per cinque volte al giorno e che, invece di contribuire al progresso dell&#8217;umanit\u00e0, sprecano il loro tempo in preghiere interminabili? Molti intellettuali, pi\u00f9 discreti o pi\u00f9 ipocriti della Fallaci, non lo dicono ad alta voce, ma pensano: &quot;Che cosa abbiamo a che fare con gli Indiani che bloccano il traffico delle loro grandi citt\u00e0 quando una mucca sacra fa per attraversare la strada; con quei Cinesi dai disegni incomprensibili, che celano i loro pensieri dietro un enigmatico sorriso; o con quei Giapponesi che si disperano a milioni quando muore il loro &quot;divino&quot; imperatore o che si commuovono davanti a un ciliegio in fiore del sacro Fuijama, ma che hanno fatto di Tokyo una New York pi\u00f9 aggressiva, pi\u00f9 inquinata, pi\u00f9 produttiva, pi\u00f9 esasperatamente &quot;occidentale&quot; dell&#8217;originale? E gli stessi Russi, sono forse europei? Non c&#8217;\u00e8 in loro il peso evidente del retaggio tartaro, di un dispotismo asiatico che da Ivan il Terribile a Stalin, Eltsin e Putin ha evidenziato la loro impossibilit\u00e0 di essere veramente europei, cio\u00e8 riconducibili agli schemi mentali e ai comportamenti tipici dell&#8217;Occidente? Non parliamo dei popoli balcanici: relitti storici che il naufragio dell&#8217;Impero Ottomano ha lasciato a riva dietro di s\u00e9, rompicapi irrisolvibili che da Sarajevo al Kosovo, dalle foibe di Basovizza alla pulizia etnica di Srebrenica sfidano le capacit\u00e0 di comprensione dell&#8217;europeo occidentale. Quei ragazzi kosovari che nel 1999 sputavano in faccia alle truppe ONU perch\u00e9 queste, facendo cordone, impedivano il linciaggio della minoranza serba; che guardavano con occhi carichi d&#8217;odio quei loro coetanei francesi in divisa mimetica, quasi che li detestassero e li disprezzassero pi\u00f9 ancora degli stessi Serbi, dalle cui violenze erano stati appena liberati, parevano appartenere a un altro mondo, a un altro tempo, a un altro universo etico e spirituale.<\/p>\n<p>Invece non \u00e8 cos\u00ec. La ragione per cui l&#8217;europeo occidentale si sente spiritualmente vicino agli Americani e lontanissimo da Russi, Arabi, Indiani, Cinesi e Giapponesi \u00e8 sostanzialmente il lavaggio del cervello che sessant&#8217;anni di predominio statunitense gli hanno fatto subire. L&#8217;oblio dei legami millenari con l&#8217;Asia \u00e8 l&#8217;altra faccia della medaglia dell&#8217;oblio di s\u00e9 medesimo. Lo stesso termine &quot;Occidente&quot; \u00e8 un clamoroso falso storico perch\u00e9 sottintende un legame spirituale fra le sponde dell&#8217;Atlantico pi\u00f9 forte di quello da sempre esistente fra la regione atlantica dell&#8217;Eurasia e quelle indo-pacifiche della stessa. Il fatto che un parigino o un milanese si &quot;sentano&quot; pi\u00f9 di casa a New York o a Los Angeles che a Praga o a Budapest (per non dire a Kiev, Istanbul, Gerusalemme) \u00e8 la spia di un obl\u00eco radicale delle proprie radici e della propria identit\u00e0. Barbaro non \u00e8 chi viene da lontano, ma chi dimentica e rinnega le proprie origini, diceva qualcuno. A forza di sorbirci film e telefilm americani, di ascoltare musica americana, di leggere romanzi americani, di comprare jeans e magliette americani (o con scritte americane) abbiamo finito per perdere i legami con la nostra civilt\u00e0 e la nostra storia. Anche l&#8217;espressione &quot;America&quot;, del resto, \u00e8 un falso storico: &quot;America&quot; \u00e8 quel continente che va dallo Stretto di Behring al Capo Horn ed \u00e8, quindi, per oltre due terzi (dal Capo Horn al Rio Grande) di lingua e cultura latina (e un&#8217;altra enclave latina \u00e8 in Canada, nel Qu\u00e9bec francofono). Ma per noi gli Stati Uniti sono diventati l&#8217;America <em>tout-court<\/em>, cos\u00ec come il grido di Monroe &quot;l&#8217;America agli Americani&quot; voleva dire, ed \u00e8 stato in pratica, &quot;l&#8217;America allo zio Sam&quot;: e il primo a farne le spese \u00e8 stato il Messico che, col Tratto di Guadalupe-Hidalgo del 1848, ha lasciato nelle sue poderose mandibole una buona met\u00e0 del suo territorio (per non parlare dei legittimi abitanti del nord America, quei &quot;pellerossa&quot; che gli Statunitensi hanno semplicemente cancellato, come se l&#8217;immenso territorio fra l&#8217;Atlantico e il Pacifico fosse <em>res nullius<\/em>, terra di nessuno).<\/p>\n<p>Ora, c&#8217;\u00e8 una cosa che distingue profondamente la <em>pax americana,<\/em> imposta all&#8217;Europa occidenale nel 1945 e a quella centro-orientale nel 1991, dalla <em>pax macedonica<\/em> sulle poleis greche, o dalla <em>pax romana<\/em> sull&#8217;intero bacino mediterraneo, o dalla <em>pax mongolica<\/em> su gran parte dell&#8217;Eurasia e perfino dalla <em>pax hispanica<\/em> di Carlo V e Filippo II: l&#8217;ipocrisia, la pretesa di una superiore moralit\u00e0, di un peso di civilt\u00e0 auto-evidente. Figlia, in questo, della <em>pax britannica<\/em> dell&#8217;et\u00e0 vittoriana, quando un quarto delle terre emerse (<em>un quarto delle terre emerse!<\/em>) godevano del privilegio di prosperare all&#8217;ombra dell&#8217;Union Jack, la <em>pax americana<\/em> si autoalimenta di un circolo &quot;virtuoso&quot; di presunzione ideologica e schiacciante superiorit\u00e0 economica, incarnando il d\u00e8mone della <em>modernit\u00e0<\/em> nella sua forma pi\u00f9 estrema e brutale. Nata con i due funghi di Hiroshima e Nagasaki (e oggi, finalmente, sappiamo quanto furono irrilevanti le pretese &quot;ragioni militari&quot; nell&#8217;impiego dell&#8217;atomica, di contro a quelle politiche e psicologiche), la <em>pax americana<\/em> ha potuto realizzare un inganno pressoch\u00e9 unico nella storia del mondo: travestire l&#8217;imperialismo pi\u00f9 sfrenato sotto le vesti rassicuranti e benevole di un potere umanitario e paternalistico che esercita la polizia dell&#8217;intero pianeta al solo fine di mantenere pace, democrazia e benessere per il pi\u00f9 gran numero possibile di abitanti della Terra.<\/p>\n<p>Abbiamo cos\u00ec assistito senza batter ciglio, anzi prendendo la propaganda pi\u00f9 rozza e spudorata per oro colato, allo spettacolo straordinario di un popolo, nei cui cromosomi vi \u00e8 il doppio, incancellabile crimine della schiavit\u00f9 dei neri e del genocidio degli Indiani, ergersi a supremo giudice e giustiziere di tutti i crimini contro l&#8217;umanit\u00e0, come la &quot;pulizia etnica&quot; di Milosevic nel Kosovo, o di Saddam Hussein nel Kurdistan; e farsi esportatore, con le buone o con le cattive, dell&#8217;economia di mercato, cio\u00e8 della rapina mondiale delle multinazionali, e della democrazia, cio\u00e8 di un sistema politico attualmente basato sulla manipolazione sistematica della &quot;verit\u00e0&quot; e sull&#8217;inganno demagogico che rende possibile la dittatura <em>de facto<\/em> di potenti <em>lobbies<\/em> finanziarie che agiscono nell&#8217;ombra. Per decenni abbiamo fatto il tifo, nelle sale cinematografiche, per i <em>cow-boys<\/em> leali e coraggiosi che devono difendersi da orde di indiani incivili, crudeli e sleali; salvo poi, con <em>Soldato blu<\/em> di Raplh Nelson, obbedire altrettanto ciecamente al contrordine e piangere la triste sorte del &quot;buon selvaggio&quot; di rousseiana memoria: tutto previsto e tutto calcolato dall&#8217;industria hollywoodiana, l&#8217;importante \u00e8 il <em>business<\/em>. Per decenni abbiamo fatto il tifo per i &quot;buoni&quot; <em>marines<\/em> che liberavano l&#8217;Europa dall&#8217;incubo nazista; dimenticando i criminali bombardamenti con bombe incendiarie sulle nostre citt\u00e0, la fucilazione dei soldati italiani fatti prigionieri durante lo sbarco in Sicilia, le stesse bombe atomiche lanciate su due citt\u00e0 giapponesi indifese e abitate solo da anziani, donne e bambini&#8230; Per decenni i nostri capi di Stato si sono profusi in ringraziamenti ai presidenti americani per averci &quot;liberati&quot; nel 1943-45 e hanno deposto fiori sulle tombe dei ragazzi <em>yankee<\/em> caduti sulle spiagge di Normandia: dimenticando che se gli Stati Uniti hanno avuto 50.000 morti in tutta la seconda guerra mondiale (compreso il fronte del Pacifico), l&#8217;Unione Sovietica, per esempio, ne ha avuti 20 milioni, oltre met\u00e0 dei quali erano civili.<\/p>\n<p>E ancora: per decenni abbiamo ringraziato gli Americani per l&#8217;ombrello atomico che ci offrivano generosamente, spalancando loro enormi basi militari, terrestri, navali ed aeree, sacrificando un pezzo dopo l&#8217;altro della nostra sovranit\u00e0 e dignit\u00e0, tollerando interferenze politiche d&#8217;ogni sorta, ricatti e minacce, complotti dei servizi segreti statunitensi e beffarde violazioni del codice penale (quanti Italiani si ricordano ancora della strage del Cermis? Eppure son passati pochi anni, e tutto si \u00e8 concluso in una farsa ingiuriosa). Per decenni, affascinati da Fonzie e da Gary Cooper, da Luois Armstrong e da Andy Warhol, abbiamo pensato che <em>americano \u00e8 bello<\/em>, che non ci pu\u00f2 essere niente di pi\u00f9 intelligente che masticare <em>chewin-gum<\/em> o bere <em>Coca-Cola<\/em>, indossare magliette targate <em>Berkeley<\/em> o pettinarci come Elvis Presley e ballare come John Travolta. Nell&#8217;<em>Editto di Teodorico<\/em> si legge che il re &quot;barbaro&quot; considerava degno di elogio il Goto che voleva assomigliare a un Latino, meritevole di disprezzo il Latino che volesse somigliare al Goto. Noi non ci siamo vergognati di voler assomigliare ai barbari e, <em>horribile dictu<\/em>, in tale operazione &#8211; anche quand&#8217;era pi\u00f9 grottesca, come nel celebre film di Alberto Sordi &#8211; <em>ci siampo piaciuti,<\/em> stregati dal caratteristico autocompiacimento che gli Americani mettono sempre in tutto quello che fanno, anche nelle cose pi\u00f9 banali, squallide e perfino nefande. Non abbiamo visto quei sorrisi di compiacimento stampati sulle facce dei torturatori e delle torturatrici di Abu Grahib, addirittura accanto a mucchi di cadaveri martoriati e oltraggiati?<\/p>\n<p>Dicevamo che uno dei segreti del successo nel presentare la <em>pax americana<\/em> non come l&#8217;imperialismo pi\u00f9 totalitario nella storia del mondo (Tacito, per bocca del capo britanno Calgaco, diceva che i Romani volevano sottomettere e devastare anche i deserti; oggi si potrebbe dire che il Sistema Solare non basta alle brame imperialistiche a stelle e strisce) \u00e8 il suo carattere di estrema <em>modernit\u00e0.<\/em> L&#8217;americanismo, anzi, \u00e8 la quintessenza della modernit\u00e0: cio\u00e8 di quella parabola storica che, iniziata in Europa con la cosiddetta Riviluzione scientifica del 1600, si \u00e8 caratterizzata sempre pi\u00f9 come un valore autoreferenziale basato sulla visione del mondo desacralizzata, riduzionistica, meccanicistica, edonistica, individualistica, prona adoratrice della velocit\u00e0, della tecnica e del dio denaro. L&#8217;America, insomma, piace perch\u00e9 \u00e8 <em>moderna<\/em>; il turista europeo preferisce i grattacieli di Manhattan o le spiagge di Malibu perch\u00e9 sono l&#8217;incarnazione di ci\u00f2 che \u00e8 moderno; mentre Vienna o Budapest sono terribilmente <em>d\u00e9mod\u00e9<\/em>; Bucarest e Belgrado sono Terzo Mondo; Mosca \u00e8 Asia Delhi e Pechino sono aliene, lunari, extraterrestri. Nel mito dell&#8217;America gli intellettuali europei (anche quelli pi\u00f9 colti e raffinati, come lo erano, per fare solo qualche nome, Mario Soldati, Giuseppe Prezzolini e Cesare Pavese) hanno voluto vedere solo il vitalismo di Walt Whitman, l&#8217;abolizionismo di Abraham Lincoln, il pragmatismo di John Dewey, il <em>New Deal<\/em> di Franklin Delano Roosevelt, il volto buono e onesto degli eroi di cartapesta del cinema: Spencer Tracy, Henry Fonda, Humphrey Bogart.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, l&#8217;avvento della modernit\u00e0 \u00e8 stato l&#8217;inizio dell&#8217;agonia della civilt\u00e0 europea. Il filosofo George Berkeley lo aveva intuito e sperava di fondare una missione alle Isole Bermude, in pieno XVIII secolo, per offrire all&#8217;Occidente la possibilit\u00e0 dii ripartire daccapo, a contatto con le forze &quot;fresche&quot; dei popoli amerindi, non ancora guasti dal materialismo, dal meccanicismo e dal nichilismo. Per l&#8217;Europa, quindi, l&#8217;aver reciso i profondi e antichissimi legami con l&#8217;Asia e aver idolatrato il Vitello d&#8217;Oro dell&#8217;America ha svolto la funzione di alienare definitivamente gli elementi tradizionali ancor presenti nella propria civilt\u00e0 &#8211; amore e rispetto del passato, fierezza del presente, fiducia nel futuro &#8211; per arrendersi senza condizioni alle forze demoniache di uno sviluppo senz&#8217;anima, di una tecnologia senza senso etico, di un attivismo senza scopo, di una mercificazione autodistruttiva e necrofila. Il mondo ha perso il suo alone sacrale, la sua luce misteriosa si \u00e8 spenta insieme alla perdita del senso del limite e del senso del mistero. <em>Why not?,<\/em> &quot;perch\u00e9 no?&quot; \u00e8 diventato la bandiera dell&#8217;Occidente sradicato, ottenebrato, stravolto: se esistono i mezzi per farlo, perch\u00e9 non farlo? E tutto \u00e8 divenuto lecito, tutto ha trovato una giustificazione utilitaristica: buono \u00e8 ci\u00f2 che &quot;funziona&quot; (dunque la scienza, in primo luogo: o meglio <em>questa<\/em> scienza riduzionistica e quantitativa affermatasi dopo Galilei, Cartesio e Francesco Bacone), &quot;cattivo&quot; ci\u00f2 che non d\u00e0 risultati immediati, che non produce utili.<\/p>\n<p>Viviamo, diceva Gu\u00e9non, nel triste e miasmatico regno della <em>quantit\u00e0,<\/em> che celebra nella societ\u00e0 di massa, nella scuola di massa, nel turismo di massa, nella cultura (sic) di massa, i suoi malinconici riti e i suoi amari trionfi. L&#8217;Europa non ha pi\u00f9 un&#8217;<em>idea<\/em>: tutto ha svenduto &#8211; lei che \u00e8 stata la patria di Aristotele e di Virgilio, di San Francesco e di Dante, di Erasmo da Rottedram e di Leonardo, di Shakespeare e di Bach &#8211; in cambio di un piatto di lenticchie: ha abbandonato il sontuoso palazzo che abitava, pieno di luce e di bellezza, per ridursi a vivere nel buio delle fetide cantine. La parabola della civilt\u00e0 europea \u00e8 la parabola della modernit\u00e0 eretta a valore assoluto, dove &#8211; come affermava Romano Guardini &#8211; l&#8217;individuo si crede sempre pi\u00f9 libero, mentre \u00e8 sempre pi\u00f9 schiavo di meccanismi standardizzati e impersonali, di un sistema capillare di tipo burocraticoi ed economico che riduce i valori a numeri, dove la funzione prevale sul significato; dove il <em>singolo<\/em>, per dirla con Kierkegard, \u00e8 sempre pi\u00f9 appiattito e annullato da una massiccia e sistematica omologazione. Il sogno nietzschiano dell&#8217;Oltre-uomo si \u00e8 spento nell&#8217;umiliazione dell&#8217;autoimbarbarimento consapevole e compiaciuto; cos\u00ec come il sogno leopardiano dell&#8217;ultra-filosofia (di un sapere, cio\u00e8, capace di riunire ragione e poesia, per ritrovare il legame perduto con la natura) \u00e8 tristemente tramontato nel trionfo di uno scientismo becero e triviale, che tutto appiattisce sul metro di un <em>logos<\/em> strumentale e calcolante, che trasforma i valori in interessi e riduce l&#8217;uomo a strumento della sua stessa tecnica.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 tempo di reagire. Non possiamo semplicemente <em>cavalcare la tigre<\/em> (come pensava Julius Evola), perch\u00e9 non possiamo permetterci di attendere passivamente (e magari di affrettare) l&#8217;esito catastrofico di questa corsa del treno impazzito della modernit\u00e0, lanciato a tutta velocit\u00e0 su di un binario morto. No, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo per lasciare che la civilt\u00e0 europea tocchi il suo <em>Nadir<\/em>: forse non vi sarebbe pi\u00f9 un nuovo inizio. L&#8217;apprendista stregone si \u00e8 spinto troppo oltre, ha evocato forze troppo potenti che non sa pi\u00f9 controllare e che stanno per travolgerlo irreparabilmente. Forse \u00e8 gi\u00e0 accaduto: Platone, narrando il mito di Atlantide, dice che quella gloriosa civilt\u00e0 fin\u00ec per autodistruggersi in un eccesso di <em>hybris<\/em>, quando i suoi sapienti imboccarono la pratica della magia nera e scatenarono le forze della natura, che sommersero l&#8217;intero continente. Noi, per\u00f2, non dobbiamo permettere che si arrivi a quel punto, se abbiamo abbastanza coraggio e lucidit\u00e0 per arrestare la marcia alla catastrofe. Forse il <em>Kali Yuga<\/em> che \u00e8 alle porte vedr\u00e0 comunque il tramonto definitivo della civilt\u00e0 europea: europea e non occidentale, perch\u00e9 con il secondo termine si comprende anche quella &quot;americana&quot; che per\u00f2, a ben guardare, \u00e8 molto pi\u00f9 lontana &#8211; quanto ai valori &#8211; di quel che non si immagini comunemente (un esempio per tutti: la pena di morte, che la coscienza europea ha respinto dai tempi di Cesare Beccaria e che invece piace tanto agli Americani). Tuttavia, noi Europei dobbiamo trovare in noi stessi la forza di reagire a questo gioco al massacro che consiste in una accelerazione sempre maggiore lungo le strade della modernit\u00e0. E per far questo \u00e8 necessario riscoprire le nostre radici che, per quanto soffocate dai rovi e avvelenate dagli scarichi inustriali, sono forse ancora vitali.<\/p>\n<p>All&#8217;interno di una tale volont\u00e0 e di un tale progetto, riscoprire la stretta via degli Urali e abbandonare l&#8217;ampia via dell&#8217;Atlantico potrebbe costituire una delle strategie per la salvezza. Immensi sono i tesori di cultura, di saggezza, di amore per la verit\u00e0 che le civilt\u00e0 asiatiche hanno ancora da offrirci, per quanto esse stesse siano minacciate, in misura maggiore o minore, dalla nostra stessa malattia: una americanizzazione selvaggia e frenetica, un corsa al produttivismo e all&#8217;efficientismo sul cui altare si sacrificano gli enti e i valori senza rimorso e senza rimpianto. E non solo le <em>grandi<\/em> civilt\u00e0, ma anche le <em>piccole<\/em> hanno molto da insegnarci. \u00c8 noto, ad esempio, che lo <em>tsunami<\/em> dell&#8217;Oceano Indiano in un solo luogo non ha fatto alcuna vittima: nelle &quot;selvagge&quot; isole Andamane, i cui abitanti &#8211; fermi a un livello di civilt\u00e0 materiale che si sarebbe indotti a definire primitivo &#8211; hanno <em>sentito<\/em> l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;onda devastatrice e sono stati in grado di mettersi in salvo: senza apparecchiature tecnologiche, senza strumentazioni scientifiche, perfino senza telefono e senza telegrafo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una profonda lezione in tutto ci\u00f2, se la sappiamo comprendere. Che non \u00e8 e non pu\u00f2 essere quella di rinnegare la facolt\u00e0 della ragione, ma di riportare il pensiero scientifico entro una prospettiva pi\u00f9 ampia, ove non siano ignorate o derise le istanze sovra-razionali, ma dove tutte le facolt\u00e0 umane trovino la possibilit\u00e0 di esplicarsi, progredire e abbellire la nostra vita, dandole senso e valore. La via degli Urali, la via del Caspio e del Volga, non \u00e8 solo la via di Attila e di Gengis Khan; \u00e8 anche la via del <em>ritorno<\/em> <em>a casa<\/em>, alla nostra identit\u00e0, alle nostre radici.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 &#8211; in particolare &#8211; un delitto di cui dobbiamo purificarci, dopo aver fatto la debita espiazione: l&#8217;assassinio della civilt\u00e0 contadina. La sua morte \u00e8 stata silenziosa, come scrive Ferdinando Camon, ma tutt&#8217;altro che naturale: \u00e8 stata un autentico delitto, consumato nella nostra pi\u00f9 completa indifferenza. Il disastro del Vajont ne \u00e8 un simbolo: l&#8217;ebbrezza della tecnica e della sete di guadagno ha letteralmente travolto il mondo contadino della media valle del Piave, colpevole di essere rimasto sostanzialmente al di qua della modernit\u00e0. Nulla potremo costruire, se non comprenderemo il male che abbiamo fatto a noi stessi sacrificando la nostra tradizione in nome di un progresso puramente economico. Certo, la civilt\u00e0 contadina non potr\u00e0 ritornare a vivere. Ma, cos\u00ec come nella vita del singolo, nella vita dei popoli gli errori e le colpe devono essere affrontati, razionalizzati, gestiti, senza di che non sar\u00e0 mai possibile ritornare a un&#8217;esistenza normale. Il sangue sparso di Abele non chiede vendetta, ma chiede espiazione. Solo una societ\u00e0 posseduta, alla lettera, dalle forze del male, non sa riconoscere i propri misfatti e crede di poter giocare con le spoglie delle sue vittime. I membri della societ\u00e0 segreta americana <em>Teschi e ossa<\/em>, di cui fanno parte personaggi come Bush padre e figlio e il cui fine \u00e8 il dominio mondiale di una <em>\u00e9lite<\/em> occulta, prestano giuramento sul teschio del valoroso capo indiano Geronimo. E gli elicotteri da combattimento statunitensi che portano distruzione e morte in Afghanistan e in Iraq si chiamano <em>Apache<\/em>: che ne diremmo &#8211; osserva Noam Chomsky &#8211; se i nazisti avessero scritto &quot;ebreo&quot; sulla fusoliera dei loro famigerati <em>Stukas<\/em>? Neppure i nazisti avevano spinto la loro impudenza fino a un tal punto.<\/p>../../../../n_3Cp>Tornare a casa, dunque. Dopo tanto distruggerre, ricostruire. Dpo tanto cementificare, piantare alberi. Dopo tanto correre, fermarsi e riflettere. Dopo tanta violenza stupoida e inutile, riscoprire il vero valore della pace: non come assenza di guerra, ma come rimozione delle cause dell&#8217;odio, dell&#8217;invidia, della vendetta e, soprattutto, dell&#8217;avidit\u00e0. Come diceva Dante nella profezia del Veltro, \u00e8 la lupa, cio\u00e8 la cupidigia, il nostro peggior nemico: ed \u00e8 <em>dentro<\/em> di noi, non fuori. Non \u00e8 Bin Laden, non \u00e8 il terrorismo, non \u00e8 neanche il fondamentalismo islamico. Uomini politici come Bush e Blair vorrebbero farci credere che la priorit\u00e0, per l&#8217;Occidente (<em>loro<\/em> usano a ragion veduta questa espressione, poich\u00e9 vorrebbero arruolarci nella loro folle crociata) \u00e8 quella di affrontare una minaccia che incombe dall&#8217;esterno e che esso deve perci\u00f2 difendersi, stringendo i ranghi e intensificando i legmi fra Europa e America. Non \u00e8 vero. Gli interessi dell&#8217;Europa <em>non<\/em> coincidono con quelli degli Stati Uniti. Per l&#8217;Europa, la propriet\u00e0 \u00e8 ritrovare s\u00e9 stessa. E per far questo non deve costruire muri, ma gettare ponti. La paura \u00e8 figlia dell&#8217;odio e produce soltanto frutti amari. L&#8217;Europa non ha bisogno di odiare nessuno perch\u00e9 \u00e8 abbastanza grande da riprendere la sua funzione spirituale, che \u00e8 stata il suo vero titolo di gloria nei secoli. Sono i piccoli botoli ringhiosi, come Bush padre e figlio, che sanno soltanto odiare e seminare incertezza e spavento. Lasciamoli condurre la loro piccola politica per i loro meschini interessi; l&#8217;Europa ha ben altro di cui occuparsi: deve sapere guardare lontano, deve saper pensare in grande.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno sguardo anche distatto al planisfero terrestre fa balzare all&#8217;occhio una circostanza sorprendente e alquanto innaturale: i legami secolari fra Asia ed Europa si sono allentati<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[110,133],"class_list":["post-26111","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-civilta","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26111","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26111"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26111\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26111"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26111"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26111"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}