{"id":26109,"date":"2019-10-03T01:16:00","date_gmt":"2019-10-03T01:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/03\/l8-settembre-spezzo-per-sempre-lunita-nazionale\/"},"modified":"2019-10-03T01:16:00","modified_gmt":"2019-10-03T01:16:00","slug":"l8-settembre-spezzo-per-sempre-lunita-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/03\/l8-settembre-spezzo-per-sempre-lunita-nazionale\/","title":{"rendered":"L&#8217;8 settembre spezz\u00f2 per sempre l&#8217;unit\u00e0 nazionale"},"content":{"rendered":"<p>Gli italiani si dice, sono un popolo disunito: presi individualmente, sono capaci di grandi cose; ma come squadra, fanno regolarmente fiasco: e si dice una cosa giusta. Si dice anche che sono sempre stati disuniti e che sempre lo saranno; che, da questo punto di vista, sono irriformabili. Questa, invece, \u00e8 una cosa che va precisata. A parte la previsione circa il futuro, che vale quanto qualsiasi altra previsione, la costatazione sul passato sembra una ovviet\u00e0; tuttavia, non \u00e8 proprio cos\u00ec evidente come appare. Se ci si riferisce ai lunghi secoli dei comuni, delle signorie e dei principati, nonch\u00e9 delle dominazioni straniere, si dice una cosa giusta; ma dal 1861 &#8211; cio\u00e8 da oltre un secolo e mezzo, che su scala storica, e a paragone delle altre grandi nazioni, non \u00e8 tanto, ma nemmeno poco &#8211; l&#8217;unit\u00e0 nazionale \u00e8 stata raggiunta e anche l&#8217;evoluzione del popolo italiano verso la piena coscienza di s\u00e9 ha fatto, bene o male, un po&#8217; di strada.<\/p>\n<p>Certo: \u00e8 difficile parlare del sentimento nazionale degli italiani senza fare un discorso approfondito, non tanto sui secoli della frammentazione politica, quando la patria degli italiani erano la propria citt\u00e0, la propria signoria o il proprio principato, quanto sul Risorgimento, del quale in generale abbiamo tutti un&#8217;idea distorta, in quanto esso \u00e8 stato idealizzato oltremisura, proprio per fornire una base ideologica, psicologica e sentimentale al nuovo Stato unitario. L&#8217;interpretazione estrema, in negativo, \u00e8 che esso \u00e8 stato poco pi\u00f9 di una cinica e spietata operazione di conquista e di rapina da parte del Piemonte a danno degli altri Stati preunitari, con il compiacente sostegno della grande finanza internazionale, che, allora, era prevalentemente britannica e non si era globalizzata, scavalcando le frontiere e subordinando a s\u00e9 gli Stati nazionali, come sta accadendo oggi. Un&#8217;interpretazione meno estrema, ma pur sempre severa, vede in esso un tentativo, un abbozzo, motivato da interessi economici e finanziari e che avrebbe dovuto diventare un fatto politico e morale, ma si arrest\u00f2, per tutta una serie di complesse ragioni, a met\u00e0 dell&#8217;opera. Il fascismo, che viene generalmente presentato come una brusca interruzione di quel processo, fu, al contrario &#8212; questa \u00e8 la <em>nostra<\/em> interpretazione &#8212; un estremo e quasi disperato tentativo di recuperare il tempo perduto e di scongiurare la concreta minaccia di un ritorno al disordine e all&#8217;anarchia (un ritorno puro e semplice ai vecchi Stati essendo impossibile) nel clima di crisi materiale e morale determinatosi all&#8217;indomani della Prima guerra mondiale. Fu anche, a nostro avviso, il tentativo di salvare l&#8217;eredit\u00e0 pi\u00f9 preziosa di quell&#8217;esperienza, lo spirito di sacrificio e di fierezza che si era creato tre anni e mezzo di guerra di trincea, e che aveva avuto la sua epopea, pi\u00f9 che nella rivincita di Caporetto, a Vittorio Veneto, nella eroica resistenza sul Grappa e sul Piave, proprio all&#8217;indomani della catastrofe di Caporetto. Mussolini, che aveva fatto la guerra in trincea, e non sulla poltrona del suo giornale o imboscandosi in qualche tranquillo servizio di retrovia, sent\u00ec che quello spirito stava per essere sommerso da un altro spirito, quello dei disfattisti che avevano sperato in una sconfitta dell&#8217;Italia (proprio come i bolscevichi in Russia) e che, nel 1919, erano rabbiosi e scontenti per la crisi economica, e riversavano tutto il loro rancore e la loro frustrazione proprio sull&#8217;esercito, specialmente sugli ufficiali, e in genere su chiunque mostrasse sentimenti patriottici, perch\u00e9 vedevano in essi i responsabili di quella che, a loro giudizio, era stata una tremenda sciagura nazionale, ossia la partecipazione alla guerra stessa.<\/p>\n<p>Qui sarebbe necessario fare anche un discorso su come l&#8217;Italia entr\u00f2 in guerra nel 1915, in seguito alle decisioni segrete di tre soli uomini, Salandra, Sonnino e il re, quando la maggioranza del Parlamento e, senza dubbio, anche del popolo italiano, erano di sentimenti neutralisti. Si rimprovera sempre a Mussolini di aver deciso da solo l&#8217;ingresso dell&#8217;Italia in guerra, nel 1940, senza nemmeno convocare il Gran Consiglio del Fascismo (ma qualcuno glielo avrebbe rimproverato, se l&#8217;esito della guerra fosse stato vittorioso, come nel 1918?); e si sorvola sul fatto che una decisione altrettanto unilaterale era gi\u00e0 stata presa nel 1915, con la differenza che Salandra era il presidente liberale di un governo costituzionalmente eletto, mentre il fascismo non aveva mai preteso di essere altra cosa da una dittatura. Sia come sia, il fatto \u00e8 quello: la maggioranza degli italiani nel 1915 non voleva la guerra; nondimeno, quando essa fu dichiarata, e soprattutto quando la patria fu realmente in pericolo, cio\u00e8 all&#8217;epoca di Caporetto, la maggioranza degli italiani trov\u00f2 in s\u00e9 l&#8217;energia morale necessaria per conservare la calma e respingere il pericolo con le forze riunite. Si spiega cos\u00ec il &quot;miracolo del Piave&quot; che tanto stupore desta negli storici militari: lo stesso esercito che alla fine di ottobre aveva ceduto quasi senza combattere, ora, alla fine di novembre, si batteva con vigore leonino e sbarrava la strada agli invasori, quando tutte le previsioni lo davano per spacciato, e gli alleati consigliavamo una ritirata almeno fino al Po e al Mincio. Mussolini, dunque, nel 1919 vide che quelle belle energie morali rischiavano di esser sopraffatte dallo spirito disfattista e antinazionale dei socialisti, e scese in campo per salvare quell&#8217;eredit\u00e0, quel bagaglio di esperienze e quel capitale di orgoglio patriottico; sicch\u00e9 non era solo retorica la frase che pronunci\u00f2 davanti a Vittorio Emanuele III dopo la marcia su Roma: <em>Maest\u00e0, vi porto l&#8217;Italia di Vittorio Veneto<\/em>. Cos\u00ec come non era solo strumentale la frase che pronunci\u00f2 in Parlamento il 3 gennaio 1925, dopo la crisi seguita al delitto Matteotti: <em>Se il fascismo non \u00e8 stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore giovent\u00f9 italiana, a me la colpa!<\/em> Egli cio\u00e8 voleva reagire all&#8217;interpretazione riduttiva e meschina del fascismo come movimento puramente reazionario e la sua identificazione, <em>sic et simpliciter<\/em>, con lo squadrismo: esattamente l&#8217;interpretazione che \u00e8 divenuta canonica dopo il 1943, e che per decenni la vulgata resistenziale e antifascista ha ripetuto a tre generazioni d&#8217;italiani.<\/p>\n<p>Tuttavia, ripetiamo, se la guerra si fosse conclusa diversamente, oggi il fascismo &#8211; che si sarebbe estinto da solo, pacificamente, come il franchismo in Spagna &#8211; sarebbe ricordato come il regime che port\u00f2 ad altezze mai viste le fortune della Patria e il suo ricordo, invece di essere esecrato e disprezzato oltre ogni limite del ragionevole e del giusto, sarebbe addolcito dalla bont\u00e0 dei risultati. Che non si sarebbero limitati alla vittoria militare, o alla partecipazione alla vittoria (tedesca), con tutti i suoi vantaggi economici e politici, facendo dell&#8217;Italia una delle grandi potenze mondiali, ma avrebbero agevolato e forse condotto a termine il processo rimasto incompleto del Risorgimento, ossia la formazione di una salda coscienza nazionale. Checch\u00e9 se ne dica, una guerra vittoriosa ha sempre un effetto corroborante sullo spirito di un popolo, mentre una guerra persa ha sempre un effetto mortificante; e se un popolo non ha ancora realizzato pienamente la propria coscienza nazionale, allora si pu\u00f2 esser certi che la sconfitta ne allargher\u00e0 le crepe e ne accentuer\u00e0 gli elementi di disunione e di debolezza, primo dei quali lo spirito di fazione che avvelena la lotta politica e che offre comode sponde alle potenze straniere, per fomentare indefinitamente le divisioni interne, Proprio quello che \u00e8 accaduto all&#8217;Italia dopo il 1945 e che continua puntualmente a verificarsi, con un &quot;partito dello straniero&quot;, in questo caso dell&#8217;UE e della BCE, che farebbe qualsiasi cosa pur di ostacolare l&#8217;opera di governo dei suoi avversari interni, bollati come &quot;sovranisti&quot;, quasi che l&#8217;amor di patria e il desiderio di affermare e difendere la sovranit\u00e0 dello Stato fossero delle colpe vergognose dalle quali ci si deve liberare, se vi vuole essere ammessi nel salotto buono della comunit\u00e0 internazionale; a dispetto del fatto che quei sentimenti sono apprezzati e anzi considerati come del tutto naturali in ogni altra nazione d&#8217;Europa e non solo d&#8217;Europa, grande o piccola. E se per il PD \u00e8 perfettamente lecito e naturale che un suo esponente, Sandro Gozi, accetti di entrare a far pare del governo di Macron in qualit\u00e0 di responsabile per gli affari europei, ci piacerebbe sapere se per un partito politico francese, o tedesco, o britannico, una cosa del genere potrebbe accadere, e se sarebbe considerata perfettamente lecita e naturale. Quanto a noi, siamo certi di no, perch\u00e9 pensiamo che in quei Paesi, come del resto \u00e8 giusto e normale che sia, il sentimento nazionale \u00e8 abbastanza saldo da considerare una eventualit\u00e0 del genere come una prostituzione inammissibile agli interessi di una potenza straniera.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 negare che il fascismo, pur coi suoi limiti e i suoi difetti, aveva fatto molto per proseguire l&#8217;opera incompiuta del Risorgimento, ossia, come aveva auspicato nel 1861 Massimo D&#8217;Azeglio, per <em>fare gli italiani<\/em>; e di fatto esso, verso il 1935-36, cio\u00e8 con la guerra d&#8217;Etiopia e la proclamazione del&#8217;Impero, ma anche con tutte le riforme sociali e giuridiche che avevano migliorato, e non di poco, la condizione dei lavoratori italiani, nonch\u00e9 con le iniziative a favore della scuola, degli italiani all&#8217;estero e per la difesa e l&#8217;espansione della cultura italiana, aveva raggiunto un alto grado di consenso popolare e aveva costituito, sia pure su basi fragili e provvisorie, una coscienza nazionale, unita a un senso di fierezza, quale mai prima di allora, e mai pi\u00f9 dopo di allora, gli italiani, come nazione, avrebbero provato. A quel punto sopravvenne la guerra del 1940: e Mussolini era cos\u00ec lontano dall&#8217;averla voluta o desiderata, almeno in quel momento, che stava prodigando denaro ed energie non per rafforzare l&#8217;esercito, la flotta e l&#8217;aviazione, ma in vista dell&#8217;Esposizione Universale del 1942, che avrebbe dovuto essere la pacifica apologia del regime e dell&#8217;Italia, addirittura costruendo a Roma per l&#8217;avvenimento un quartiere nuovo di zecca (cfr. il nostro articolo <em>L&#8217;esposizione universale del 1942 e la tomba del sentimento nazionale italiano<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 18\/09\/09 e su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 11\/12\/17).<\/p>\n<p>Quello di entrare nel conflitto, il 10 giugno 1940, fu un passo estremamente arrischiato; ma, come abbiamo cercato di mostrare in altri scritti, esso era pressoch\u00e9 obbligato, visto che anche la scelta di una neutralit\u00e0 assoluta avrebbe comportato dei rischi non meno gravi della scelta di intervenire al fianco dell&#8217;alleato tedesco, nonch\u00e9 probabile vincitore del conflitto, che, se si fosse concluso felicemente, dopo un impegno militare non pi\u00f9 lungo di qualche mese, come allora si sperava e si credeva, avrebbe non solo ulteriormente rafforzato il prestigio del regime e il consenso interno, ma avrebbe anche posto l&#8217;Italia fra le massime potenze mondiali e le avrebbe assicurato una posizione invidiabile, grazie alla quale avrebbe reperito i mezzi materiali per proseguire e ampliare la politica di riforme sociali e di espansione delle strutture produttive e finanziarie &#8211; proseguendo, anche in questo caso, un indirizzo politico che risale a prima del fascismo, se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che il colonialismo italiano, da Crispi a Giolitti, mirava a cercare in Africa i mezzi per la soluzione di problemi economici interni (cfr. <em>Fu il ricatto inglese, nel 1940, a spingere l&#8217;Italia in guerra?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 04\/11\/10 e su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 10\/12\/17; <em>Ma \u00e8 proprio vero che l&#8217;Italia avrebbe potuto tenersi fuori dalla Seconda guerra mondiale?<\/em>, rispettivamente il 12\/03\/10 e il 21\/12\/17; <em>L&#8217;egoismo delle plutocrazie spinse l&#8217;Italia nell&#8217;abbraccio mortale di Hitler<\/em>, il 06\/07\/15 e il 31\/12\/17). Invece di qualche mese, la guerra dur\u00f2 parecchi anni; e l&#8217;Italia, le cui strutture industriali non erano preparate per ad uno sforzo simile, specie in difetto di materie prime, con le corazzate ferme nei porti per mancanza di carburante, dopo tre anni e mezzo (la durata della sua partecipazione alla Prima guerra mondiale) si trov\u00f2 in un vicolo cieco; e fu grave errore del fascismo non aver saputo dare alla guerra un carattere veramente nazionale, invece che di partito. Affamato, demoralizzato, sottoposto ai martellanti bombardamenti terroristici delle flotte aeree angloamericane, il popolo italiano non solo ritir\u00f2 il suo consenso al regime fascista, ma cominci\u00f2 a perdere il senso della coesione nazionale, cos\u00ec di recente, e solo in superficie, raggiunto. Il fatto, poi, che l&#8217;invasione straniera partisse dalla Sicilia, cio\u00e8 dal profondo Sud, dove pi\u00f9 debole erano sia il consenso al regime, sia il recente spirito di concordia e solidariet\u00e0 nazionale, mentre nel 1917 era giunta dal profondo Nord, dove aveva trovato le popolazioni pi\u00f9 reattive, anche per la pi\u00f9 sentita tradizione risorgimentale e per la pi\u00f9 forte presenza di stimoli irredentisti e antiaustriaci, contribuisce a spiegare la differente reazione a livello sia militare, che popolare. Nel 1917, dopo Caporetto, gli italiani videro gli austriaci come invasori: era il nemico storico che tornava per vanificare l&#8217;opera del Risorgimento, e quindi doveva essere fermato a qualsiasi prezzo; nel 1943 gli italiani, e specialmente i siciliani, videro gli angloamericani come i liberatori, o, quanto meno, come coloro che venivamo a por fine ai tormenti di una guerra sentita come un peso insopportabile. Ma bisogna pur dire che anche nel 1917 c&#8217;era stata qualche avvisaglia di disfattismo, e non era mancato chi aveva visto nell&#8217;invasione nemica la desiderata premessa per scatenare una rivoluzione sociale e una guerra civile (appunto come stava accadendo in Russia proprio in quei mesi, e come faranno i partigiani comunisti e i terroristi dei G.A.P. nel 1943-45). La vera differenza fra le due situazioni \u00e8 che nel 1917 il governo conserv\u00f2 i nervi saldi e la macchina dello Stato continu\u00f2 a funzionare perch\u00e9 i suoi uomini rimasero al loro posto; mentre nell&#8217;estate del 1943, e specialmente dopo l&#8217;8 settembre, il governo si dimostr\u00f2 inesistente, la macchina dello Stato si sfasci\u00f2 e i suoi rappresentanti, iniziando dal re e scendendo fino all&#8217;ultimo segretario comunale, si diedero alla fuga, secondo la filosofia del <em>si salvi chi pu\u00f2<\/em>. I pochissimi che rimasero al loro posto pagarono un alto prezzo, specie nella Venezia Giulia, dove subito i partigiani slavi si diedero ad ammazzare ed infoibare gli italiani, accanendosi specialmente sui funzionari pubblici. Valga per tutti la sorte di Vincenzo Serrentino, l&#8217;ultimo prefetto di Zara italiana, che rimase coraggiosamente al suo posto e che, a guerra ormai finita, venne processato, condannato a morte e giustiziato da un tribunale jugoslavo per pretesi crimini di guerra, il 15 maggio 1947: ed \u00e8 significativo che il suo nome sia rimasto pressoch\u00e9 sconosciuto al grande pubblico italiano, e che non venga mai ricordato nelle scuole, mentre non c&#8217;\u00e8 studente che non abbia sentito i professori parlare dei sette fratelli Cervi. Fatto tanto pi\u00f9 eloquente se si considera che, quando il plotone d&#8217;esecuzione lo fucil\u00f2, a Sebenico, nel 1947, in Italia non c&#8217;era pi\u00f9 il fascismo, ma un governo democratico uscito, come allora si diceva, dalla Resistenza: a riprova dell&#8217;eclisse del sentimento patriottico e del prevalere di un diffuso senso di vergogna e umiliazione nazionale: non, come in Germania, per la guerra perduta, ma per aver combattuto dalla parte moralmente e politicamente sbagliata. Tale \u00e8 stata, per sette decenni, l&#8217;immagine che la scuola, l&#8217;universit\u00e0, il cinema, la letteratura e i cosiddetti intellettuali hanno voluto dare agli italiani di se stessi, o meglio dei loro padri e dei loro nonni, come conseguenza della sconfitta e del modo in cui l&#8217;Italia \u00e8 ritornata alla democrazia: cio\u00e8 per la forza delle armi straniere, ancora una volta, e non per un moto spontaneo, visto che anche la caduta di Mussolini, il 25 luglio del 1943, non fu in alcun modo il risultato di un&#8217;azione popolare, n\u00e9 di una iniziativa delle forze antifasciste.<\/p>\n<p>Scrive Carlo Mazzantini nel suo bel saggio <em>I balilla andarono a Sal\u00f2. L&#8217;armata degli adolescenti che pag\u00f2 il conto della storia<\/em> (Venezia, Marsilio Editore, 1995, pp. 106-109):<\/p>\n<p><em>Per vent&#8217;anni, fascisti per convinzione o per opportunismo o per conformismo, non fascisti ed ex antifascisti convertiti e non, avevano coabitato gli uni accanto agli altri, avevano condiviso esperienze comuni, avevano, volenti o nolenti, parlato lo stesso linguaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>La mattina dell&#8217;8 settembre nella quasi totalit\u00e0 dei suoi cittadini l&#8217;Italia, sia pur prostrata nella sventura e nella sconfitta, era un paese ancora sostanzialmente unito. L&#8217;appello contenuto nel proclama che Badoglio aveva lanciato nell&#8217;assumere il potere quarantacinque giorni prima, &quot;si serrino le file attorno al re, simbolo della Patria&quot;, era stato sostanzialmente accolto da tutti, Mussolini compreso. Il &quot;lungo viaggio attraverso il fascismo&quot; \u00e8 stato percorso dall&#8217;intera comunit\u00e0 e gli italiani, sia pur pesti e sgomenti, sono ancora una nazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono i modi con cui verr\u00e0 attuato l&#8217;armistizio, il cui annuncio sar\u00e0 diffuso dalla radio nel tardo pomeriggio di quel giorno infausto, e le conseguenze che scaturirono, che romperanno l&#8217;unit\u00e0 morale degli italiani.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bisognava comunicare all&#8217;ambasciatore tedesco che non eravamo in gado di continuare la guerra e che avremmo chiesto l&#8217;armistizio dando alle truppe tedesche il tempo di ritirarsi, nostri dovere elementare&quot;, dichiarer\u00e0 Vittorio Emanuele Orlando, il Presidente della Vittoria. &quot;Se la Germania non accettava saremmo entrati in guerra contro di lei, senza la vergogna dell&#8217;armistizio e con perfetta lealt\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La totalit\u00e0 degli ufficiali, dei soldati e dei cittadini, che si sarebbero stretti intorno al re &quot;simbolo della Patria&quot;, avrebbero tutti convinti, sia pur con pena e rammarico, che non restava altra via d&#8217;uscita, eseguito gli ordini, conservando l&#8217;unit\u00e0 dello stato e della nazione, come dichiar\u00f2 esplicitamente il comandante della Xa Mas, Junio Valerio Borghese.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non ho difficolt\u00e0 ad ammettere che se il governo ci avesse fatto uscire dalla guerra e dalla alleanza in modo decoroso e onorevole, con la nazione compatta, logicamente avrei obbedito, dato che non si sarebbe presentato il caso di coscienza che si pose quando per la defezione dei capi ognuno dovette decidere per suo conto&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Le premesse per la guerra civile in cui precipit\u00f2 il Paese, stano dunque in quel giorno che impresse una svolta radicale all&#8217;evoluzione del postfascismo e cre\u00f2 i presupposti psicologici e materiali della spaccatura che divise l&#8217;Italia. La mancanza della i elementare lealt\u00e0 nei confronti della Germania (che colp\u00ec, checch\u00e9 se ne sia poi detto, nel profondo moltissimi italiani, &quot;si sentono traditi e insieme traditori&quot;, dice Mario Soldati), la fuga del re e del governo dalla capitale, l&#8217;abbandono senza ordini dell&#8217;esercito, determinarono nell&#8217;animo della maggioranza degli italiani la decadenza non solo della monarchia ma, essendo stata questa l&#8217;estremo presidio in cui essi come nazione si erano rifugiati, del senso stesso dello stato, del sentimento di appartenenza e di fedelt\u00e0 a una comunit\u00e0 unita in un organismo politico, lasciandoli nel pi\u00f9 profondo disorientamento, al quale solo i migliori e pi\u00f9 responsabili reagorono cercando una via personale di riscatto e di dignit\u00e0 che condusse su sponde avverse.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre, provocando la divisione del territorio nazionale in due tronconi, occupati da due eserciti stranieri, diede a questi l&#8217;opportunit\u00e0 di suscitare e sostenere tutte quelle iniziative (organizzazione e armamento della guerriglia da una parte, sostegno alla RSI dall&#8217;altra) che potessero giovare alla loro guerra e che contribuirono a mettere gli italiani gli uni contro gli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa situazione, da una parte si offr\u00ec a quel pugno di ex gerarchi fascisti che erano riparati a Monaco e che trovarono in Mussolini, liberato dai tedeschi e costretto a riassumere responsabilit\u00e0 di governo dai ricatti e le minacce di Hitler, una bandiera che poteva ancora suscitare risonanze emotive e adesioni, la possibilit\u00e0 di ritornare sulla scena e di etichettare come fascista il soprassalto di indignazione e di rifiuto dell&#8217;armistizio che si manifest\u00f2 in una non trascurabile minoranza; e dall&#8217;altra al vecchio antifascismo che tornava dalle prigioni e dall&#8217;esilio, anch&#8217;esso ancora assolutamente minoritario, e che nessuna parte aveva avuto nella caduta del regime, l&#8217;insperata opportunit\u00e0, col sostegno degli alleati, di un esame di riparazione in cui legittimarsi di fronte al paese e dare contenuto di atti concreti alla propria bandiera, gloriosa per coerenza e dirittura di pochi individui e per antiche lotte, ma assente, ahim\u00e8, da due decenni dalla scena politica italiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma soprattutto &#8212; e questo \u00e8 il punto fondamentale &#8212; si crearono le condizioni per l&#8217;inserimento prepotente sulla scena politica italiana di un partito comunista di osservanza staliniana e di formazione cominformista il quale, portatore di una utopia rivoluzionaria che ogni contraddizione della Storia sembrava potesse risolvere, sostenuto dalla ferrea determinazione dei suoi quadri dirigenti, attrasse in breve nel suo ambito &#8212; in un momento di grandi incertezze e disorientamento &#8212; gran parte della intelligenza fascista e suscit\u00f2 in vasti strati popolari tante ingenue speranze e dedizioni. Questo partito grazie alla sua incalzante azione militare e politica, influenz\u00f2 in modo determinante le dinamiche, le modalit\u00e0 e gli esiti di quella svolta storica, e fond\u00f2 le basi organizzative e propagandistiche della sua abnorme crescita da cui tutta la successiva dialettica politica fu condizionata costringendola in un nuovo vicolo cieco, quello che si apr\u00ec solo quarantacinque anni dopo con la caduta del Muro di Berlino e dando alla nostra vicenda nazionale uno svolgimento totalmente anomalo rispetto alle altre nazioni dell&#8217;Occidente uscite dal conflitto, Germania compresa.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto questo al di l\u00e0 delle aspirazioni e delle pallide previsioni di cui era capace in quel momento l stragrande maggioranza degli italiani, la quale, se solo avesse avuto la fora di sollevare il capo dallo stato di prostrazione morale e fisica in cui era precipitata, certo avrebbe voluto seppellire per sempre il fascismo e non davvero riesumare il suo contrario, del quale era rimasta solo un&#8217;eco lontana e sbiadita (fortemente condizionata dalla condanna e dal disprezzo che per vent&#8217;anni gli aveva riservato la propaganda ufficiale) come appunto dichiarava il giornalista &quot;fascista&quot; Stanis Ruinas.<\/em><\/p>\n<p>Anche se Mazzantini, a nostro avviso, esagera un po&#8217; il peso effettivo di un singolo giorno, l&#8217;8 settembre del 1943, sulla vicenda complessiva della storia nazionale italiana, e traccia una linea troppo netta fra il prima, caratterizzato, secondo lui, da una soddisfacente unit\u00e0 di spirito degli italiani, e il dopo, segnato da una spaccatura irreparabile, resta la validit\u00e0 di quella data come spartiacque simbolico. Da allora gli italiani non hanno pi\u00f9 ritrovato la loro unit\u00e0 spirituale, e ci\u00f2 perch\u00e9 il partito egemone a livello culturale, dal 1945 in poi, \u00e8 stato, come osserva giustamente Mazzantini, proprio quello che si presentava come uguale e contrario al fascismo sconfitto: il Partito comunista. Grazie ad esso, per oltre cinquant&#8217;anni gli italiani si sono sentiti dire che la destra era politicamente inaccettabile e moralmente ignobile; che, essendo erede del fascismo, non aveva il diritto di esistere, n\u00e9 di parlare, perch\u00e9 portava idealmente la responsabilit\u00e0 dei suoi crimini: e ci\u00f2 a dispetto del fatto che i crimini del comunismo, sia a livello mondiale che nazionale (si pensi solo alle mattanze dell&#8217;aprile 1945) abbia fatto molte pi\u00f9 vittime del fascismo e mostrato un maggiore disprezzo per la vita umana e per le sofferenze dei vinti. Un partito, oltretutto, &quot;inutile&quot;, perch\u00e9 nel suo massimalismo stalinista, del quale si \u00e8 liberato, e solo parzialmente, dopo molti e molti anni, non ha offerto uno sbocco politico atto a contribuire al governo del Paese e quindi alla soluzione dei suoi molti problemi, interni e internazionali. L&#8217;esistenza di un partito anomalo come il PCI ha bloccato la democrazia per mezzo secolo, &quot;costringendo&quot; la DC a restare permanentemente al governo, coi suoi alleati minori, con l&#8217;inevitabile conseguenza che deriva dalla mancanza di alternanza; il cancro della corruzione, che lentamente l&#8217;avrebbe uccisa. Cos\u00ec, il PCI ha ereditato il difetto fondamentale del vecchio PSI di fine &#8216;800 e dei primi due decenni del &#8216;900: ha raccolto milioni di voti ma non ha dato a quei voti alcuna sponda concreta per governare il Paese, lasciando ad altri l&#8217;onere di prendere le decisioni politiche, e riservandosi il comodo mestiere dell&#8217;opposizione sterile e sistematica. Privo di una cultura di governo, per struttura e per vocazione, se non nei termini brutali e polizieschi del PCUS, anche quando si \u00e8 lentamente evoluto in senso democratico liberale, il PCI, e con lui i suoi eredi, fino al PD attuale, ha conservato il vezzo di credersi moralmente superiore a tutti gli altri partiti e di guardar dall&#8217;alto in basso chiunque non militi nelle sue file e soprattutto chiunque non condivida la sua impostazione ideologica: la quale ha conosciuto una trasformazione impressionante dopo la caduta del Muro di Berlino. Finita la Guerra Fredda, infatti, che altro restava da fare al vecchio PC se non tentare di riciclarsi in senso libeale e riformista e proclamarsi &quot;kennediano&quot;? E scomparsa l&#8217;URSS, dalla quale aveva ricevuto suggerimenti e denari, cha chi altro poteva appoggiarsi se non agli USA, il nemico storico divenuto improvvisamente amico e modello? Ed ecco gli ex comunisti convertiti al liberalismo, al radicalismo e all&#8217;ecologismo, insomma a quell&#8217;individualismo borghese che avevano sempre criticato e detestato, e considerato come la peggiore aberrazione antropologica, farsi paladini della nuova ideologia dei diritti civili: ideologia da ricchi, in ultima istanza, visto che consente a chi ha denaro di esercitarli in misura ben maggiore di chi non ne ha. Non \u00e8 un caso che dei leader della sinistra vadano all&#8217;estero ad acquistare bambini per poterseli portare casa e adottare nell&#8217;ambito delle coppie omosessuali, aggirando le leggi italiane che vietano l&#8217;utero in affitto; mentre le famiglie povere e disagiate della Val &#8216;Elsa si vedevano sottrarre i figli, che erano affidati a famiglie simpatizzanti per la sinistra e per l&#8217;ideologia omosessualista. Questa \u00e8 la prova della mutazione genetica subita dalla sinistra italiana ed \u00e8 anche l&#8217;esito naturale, a ben guardare, del fatto che la sinistra italiana, almeno dal 1914 in poi &#8211; come aveva visto il giovane Mussolini, allorch\u00e9 scelse l&#8217;intervento e si fece cacciare sia dall&#8217;<em>Avanti!<\/em>, sia dal vecchio PSI, non svolge pi\u00f9 una funzione utile nella societ\u00e0 italiana, In compenso, l&#8217;ha profondamente sovietizzata: ha posto uomini suoi in tutti i gangli delle pubbliche amministrazioni e, grazie alla politica della CGIL, prolungamento sindacale del PCI, ha reso inamovibili quei lavoratori pubblici, indipendentemente dalla loro efficienza, onest\u00e0 e competenza. Inamovibili e anche ben pagati: nessuno trovava strano che l&#8217;amministrazione pubblica pagasse 170 euro all&#8217;ora le consulenze psicologiche della signora Nadia Bolognini, ora nella lista degli indagati nell&#8217;inchiesta su Bibbiano?<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che l&#8217;Italia \u00e8, fra tutti i Paesi europei, il pi\u00f9 simile alla vecchia Unione Sovietica, perch\u00e9 solo in essa chi fa impresa e realizza degli utili viene guardato con malcelata diffidenza se non con rancore, perch\u00e9 non si pensa ai posti di lavoro che crea, ma a ci\u00f2 che guadagna &quot;sulle spalle dei lavoratori&quot;, e quindi bisogna punirlo, caricandolo di tasse oltre ogni limite immaginabile. E questo \u00e8 solo un esempio dello statalismo inefficiente, parassitario e ipergarantista che affligge la macchina della pubblica amministrazione e la rende cos\u00ec costosa, e quindi cos\u00ec bisognosa di spremere sempre nuovi introiti fiscali. Questa situazione irragionevole e schizofrenica, di uno Stato che consuma se stesso e di una societ\u00e0 civile divisa e contrapposta fino all&#8217;odio reciproco, parte dai conti non fatti con la storia dopo l&#8217;8 settembre del 1943. Come la classe dirigente di allora volle uscire dal conflitto e dall&#8217;alleanza coi tedeschi, ma senza pagare il prezzo dei propri errori, cos\u00ec oggi la classe dirigente, culturalmente egemonizzata dalla neo-sinistra ex comunista, vuol salire sul carro della globalizzazione, ma senza fare i conti con le proprie contraddizioni. Meglio, molto meglio far pagare i costi a quel popolo lavoratore che un tempo era, almeno a parole, la ragione sociale del PC. Sar\u00e0 per questo che il PD preme in tutte le maniere per estendere il pi\u00f9 velocemente possibile la cittadinanza agli immigrati, sapendo di aver perso irrimediabilmente i voti delle classe lavoratrice, da quando \u00e8 diventato il partito di una classe dirigente quanto mai spregiudicata, oltre che lo strumento degli interessi della BCE nel nostro Paese?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli italiani si dice, sono un popolo disunito: presi individualmente, sono capaci di grandi cose; ma come squadra, fanno regolarmente fiasco: e si dice una cosa<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102,137,178],"class_list":["post-26109","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini","tag-fascismo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26109","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26109"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26109\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26109"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26109"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26109"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}