{"id":26105,"date":"2022-06-08T08:55:00","date_gmt":"2022-06-08T08:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/08\/krishnamurti-un-perfetto-maestro-per-il-n-w-o\/"},"modified":"2022-06-08T08:55:00","modified_gmt":"2022-06-08T08:55:00","slug":"krishnamurti-un-perfetto-maestro-per-il-n-w-o","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/08\/krishnamurti-un-perfetto-maestro-per-il-n-w-o\/","title":{"rendered":"Krishnamurti: un perfetto &#8216;maestro&#8217; per il N.W.O."},"content":{"rendered":"<p>Jiddu Krishnamurti (1895-1986) \u00e8 stato senza dubbio uno dei pi\u00f9 noti e influenti maestri spirituali di matrice teosofica e induista, anche se lasci\u00f2 sia la teosofia che l&#8217;induismo per farsi propagandista a tutto campo di una non ben precisata filosofia della libert\u00e0, il cui nucleo risiede in una riforma interiore di ogni singolo uomo al fine di creare un mondo migliore. Adottato, da ragazzino, da Annie Beasant, erede di H. P. Blavatsky nella direzione della Societ\u00e0 Teosofica, e allevato con il folle obiettivo di farne il &quot;Maestro del Mondo&quot;, destino al quale egli ebbe il buon senso di sottrarsi, nondimeno nella sua concezione dell&#8217;uomo e nella sua attivit\u00e0 di predicazione instancabile nei cinque continenti port\u00f2 avanti un&#8217;idea di consapevolezza tipicamente induista, precisamente del Vedanta, e tipicamente teosofica: rigenerare il mondo mediante l&#8217;acquisizione di una nuova consapevolezza cosmica da pare dell&#8217;individuo, grazie al superamento della dualit\u00e0 e alla coscienza dell&#8217;unit\u00e0 fondamentale del Tutto. E poich\u00e9, verso la met\u00e0 del XX secolo e anche in seguito, gli scienziati, e specialmente i fisici di Los Alamos, forse perch\u00e9 tormentati da segreti sensi di colpa per aver dato il contributo determinante all&#8217;uso bellico dell&#8217;energia nucleare, andavano in cerca di una spiritualit\u00e0 che fosse compatibile con la fisica quantistica, nacque uno strano sodalizio fra Aldous Huxley, il precursore dei vari Klaus Schwab e dei nostri ministri della transizione ecologica e transumana, e Krishnamurti, il quale negava recisamente che la verit\u00e0 si possa apprendere e tuttavia non faceva altro che predicare la sua idea di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco, a mero titolo di esempio del suo pensiero, ci\u00f2 che egli afferma a proposito della realt\u00e0 e a proposito di Dio &#8211; un estratto della sua lunga risposta alla domanda su chi o su che cosa \u00e8 Dio &#8212; nel volume <em>La prima ed ultima libert\u00e0<\/em>, con prefazione di Aldous Huxley (titolo originale: <em>The First and Last Freedom<\/em>, 1954; traduzione dall&#8217;inglese di Renato Pedio, Roma, Ubaldini Editore, 1969, pp. 204-205):<\/p>\n<p><em>Mi chiedete di dirvi che cosa sia la realt\u00e0. Si pu\u00f2 mettere in parole l&#8217;indescrivibile? Si pu\u00f2 misurare qualcosa d&#8217;incommensurabile? Si pu\u00f2 racchiudere il vento nel pugno? E se lo fate, sar\u00e0 poi il vento? Se misurate quanto \u00e8 incommensurabile, \u00e8 forse questa la realt\u00e0? Senza dubbio no, poich\u00e9 nel momento stesso in cui descrivete qualcosa di indescrivibile, cessa di essere reale. Nel momento in cui si traduce l&#8217;inconoscibile nel noto, cessa di essere l&#8217;inconoscibile. Eppure, \u00e8 questo che bramiamo. Continuamente, vogliamo SAPERE, perch\u00e9 allora potremo continuare, esser capaci, crediamo, di catturare la felicit\u00e0 ultima, l&#8217;immutabile. Vogliamo sapere perch\u00e9 non siamo felici, perch\u00e9 lottiamo miserabilmente, perch\u00e9 siamo esausti, degradato. Eppure, anzich\u00e9 renderci conto del semplice fatto &#8212; del fatto che siamo DEGRADATI, che siamo sordi, esausti, in tumulto &#8212; vogliamo scostarci da ci\u00f2 che \u00e8 noto verso l&#8217;ignoto, che torna ad essere il noto; e in tal modo non troveremo mai la realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Perci\u00f2, anzich\u00e9 chiedere chi abbia compreso o che cosa sia Dio, perch\u00e9 non consacrare tutta la nostra attenzione e consapevolezza a ci\u00f2 che \u00c8? Cos\u00ec troverete l&#8217;ignoto, o, piuttosto, esso verr\u00e0 a voi. Se comprenderete il noto, sperimenterete quello straordinario silenzio che non \u00e8 indotto dall&#8217;esterno, non \u00e8 imposto, quel vuoto creativo nel quale soltanto potr\u00e0 entrare la realt\u00e0. Essa non potr\u00e0 penetrare in chi stia DIVENENDO, stia lottando; potr\u00e0 accostarsi soltanto a ci\u00f2 che \u00c8, a chi comprende ci\u00f2 che \u00c8. Vedrete, allora, che la realt\u00e0 non \u00e8 lontana; l&#8217;ignoto non \u00e8 distante; \u00e8 in ci\u00f2 che \u00c8. Come la risposta ad un problema sta nel problema, cos\u00ec la realt\u00e0 \u00e8 in ci\u00f2 che \u00c8; se potremo comprenderlo, conosceremo la verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 estremamente difficile esser consapevoli della sordit\u00e0, dell&#8217;avidit\u00e0, della cattiva volont\u00e0, dell&#8217;ambizione e cos\u00ec via. Il fatto stesso di essere consapevole di ci\u00f2 che \u00c8, \u00e8 verit\u00e0. \u00c8 la verit\u00e0 che libera, non il nostro sforzo per liberarci. Cos\u00ec la realt\u00e0 non \u00e8 lontana, ma noi la collochiamo remotissima, perch\u00e9 cerchiamo di usarla come mezzo per perpetuare il s\u00e9. Essa \u00e8 qui, ora, nell&#8217;immediato. L&#8217;Eterno, ovvero ci\u00f2 che \u00e8 fuori del tempo, \u00e8 ora; e questo &quot;ora&quot; non potr\u00e0 comprenderlo chi sia preso nella rete del tempo. Liberare il pensiero dal tempo esige azione, ma la mente \u00e8 pigra, indolente, e pertanto si crea interrottamente impedimenti nuovi. Liberarsi sar\u00e0 possibile mediante la retta meditazione, che significa azione completa, non un&#8217;azione continua; e l&#8217;azione continua potr\u00e0 venir compresa soltanto quando la mente comprender\u00e0 il processo della continuit\u00e0, cio\u00e8 della memoria: non la memoria fattuale, ma quella psicologica. Finch\u00e9 la memoria funziona, la mente non potr\u00e0 comprendere ci\u00f2 che \u00c8. Ma la nostra mente, il nostro intero essere diviene straordinariamente creativo, passivamente vigile, quando si comprende il significato della fine, perch\u00e9 nella fine \u00e8 rinnovamento, mentre nel continuare \u00e8 morte, decadimento.<\/em><\/p>\n<p>Lo stile delle risposte di Krishnamurti \u00e8 assolutamente tipico, e questa breve pagina \u00e8 uno spaccato fedele di tutto il suo modo di procedere, che si ripete sempre uguale a se stesso, senza ombra di evoluzione; come tipico \u00e8 lo stile delle domande. Che cosa significa chiede <em>che cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0<\/em>? \u00c8 una domanda studiata apposta per consentire al guru di NON rispondere, ma al tempo stesso di fare sfoggio di tutto il suo armamentario retorico e di far colpo sul pubblico con frasi suggestive, dal sapore vagamente sapienziale: <em>Si pu\u00f2 mettere in parole l&#8217;indescrivibile? Si pu\u00f2 misurare qualcosa d&#8217;incommensurabile? Si pu\u00f2 racchiudere il vento nel pugno? E se lo fate, sar\u00e0 poi il vento? Se misurate quanto \u00e8 incommensurabile, \u00e8 forse questa la realt\u00e0?<\/em> Questo modo di procedere \u00e8 apofatico: si pu\u00f2 dire cosa la realt\u00e0 non \u00e8, ma non si pu\u00f2 dire cosa \u00e8: se si tenta di farlo, si stringe il nulla fra le dita, perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 inafferrabile e inesprimibile. Come dire: voi occidentali, con la vostra pretesa di definire tutto: ma lo volete capire che le cose essenziali sono indefinibili, che non esistono le parole per dirle? Peccato che la vera filosofia debba fare proprio questo: definire le cose, partendo dalla definizione delle parole. Parlare dl vento nel pugno e simili significa fare esercizio di poesia, non di filosofia. Ora, capita un genio, ogni mille anni, che sa fare ad un tempo sia poesia che filosofia: come nel caso di Nietzsche, e pi\u00f9 precisamente <em>dello Zarathustra<\/em> (il che non vuol dire che sia anche buona filosofia), ma la regola \u00e8 che si tratta di due forme di conoscenza profondamente diverse: l&#8217;una basata sul ragionamento logico, e dunque sulla parola che definisce, l&#8217;altra sulla evocazione, e dunque sulla parola allusiva ed evocatrice. Quella di Krishnamurti non \u00e8 filosofia; se sia poi buona poesia, \u00e8 questione di opinioni; di ceto vi \u00e8 una discreta dose di retorica, non priva d&#8217;istrionismo.<\/p>\n<p>Secondo Krishnamurti, dovremmo fermarci alla constatazione che <em>siamo degradati<\/em>, e non chiederci perch\u00e9, ma semplicemente prenderne atto. A suo dire, chiedersi il perch\u00e9 di una cosa e andare alla ricerca della risposta \u00e8 un modo per scantonare di fronte alla realt\u00e0: la quale a noi domanda solamente di essere accettata, di essere accolta. E gi\u00e0 qui a noi pare che ci sia una grossa ambiguit\u00e0, perch\u00e9 non si capisce bene se egli stia parlando della realt\u00e0 oppure della verit\u00e0: due concetti ben distinti, i quali possono coincidere, ma solo a conclusione di un certo percorso e non come dato iniziale auto-evidente. Infatti voler sapere e voler conoscere qual \u00e8 la verit\u00e0 non \u00e8 la stessa cosa di voler sapere e voler conoscere cosa \u00e8 la realt\u00e0: la realt\u00e0 \u00e8 un dato oggettivo del quale siamo parte, la verit\u00e0 \u00e8 il giudizio che noi diamo sulla realt\u00e0, quando \u00e8 conforme ad essa; se non lo \u00e8, allora si tratta di un giudizio erroneo, e dunque non della verit\u00e0, ma del contrario di essa. Insomma la realt\u00e0 \u00e8 quella che \u00e8, oggettivamente (metafisica dell&#8217;essere); la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;accordo del nostro giudizio con la cosa, dunque una forma (gnoseologica) del conoscere.<\/p>\n<p>Secondo Krishnamurti, non vale la pena chiedersi chi \u00e8 che domanda e che comprende, e neppure chi o cosa sia Dio: sono problemi troppo grandi per noi, e al tempo stesso sono troppo astratti, e dunque non ci riguardano pi\u00f9 di tanto, o meglio non ci riguardano affatto. Dovremmo invece, a suo dire, concentrarci su <em>ci\u00f2 che \u00e8<\/em>: espressione piuttosto criptica, che non diviene pi\u00f9 chiara per il fatto che egli la ripete tre o quattro volte nello spazio di pochissime righe. Fedele all&#8217;impostazione generale dell&#8217;Advaita-Vedanta, ossia del Vedanta non duale, Krishnamurti vuole andare oltre la banale ed estrinseca distinzione del soggetto e dell&#8217;oggetto: non \u00e8 il caso di perdere tempo con simili sciocchezze, ad esempio domandarsi chi \u00e8 che formula le domande o cosa sia Dio; quel che importa \u00e8 immergersi in ci\u00f2 che \u00e8, nel grande flusso del reale, senza interrogarlo in maniera astratta: il reale \u00e8 il nostro essere qui e ora, anzi, il nostro sentirci parte del tutto, perch\u00e9 a questo mira la sua linea di ricerca: abbattere le frontiere dell&#8217;io e raggiungere la pienezza (o la vacuit\u00e0, a seconda di come si considera il concetto del Nirvana). Inoltre egli aggiunge il concetto che la verit\u00e0 non pu\u00f2 penetrare in chi sta cercando, perch\u00e9 costui \u00e8 in movimento, mentre la realt\u00e0 si lascia cogliere solo da chi fa in s\u00e9 una sorta di &quot;vuoto creativo&quot;, cos\u00ec egli lo chiama, nel silenzio della contemplazione. Ancora una volta, parole a effetto, ma solo parole: il vuoto \u00e8 vuoto e basta, dunque assoluta passivit\u00e0 e assenza di movimento; ma la creazione \u00e8 movimento per definizione: pertanto il concetto di vuoto creativo \u00e8 un ossimoro, una contraddizione in termini. E allora torna la domanda: per cogliere la realt\u00e0 bisogna essere &quot;vuoti&quot; oppure &quot;creativi&quot;? Perch\u00e9 una cosa esclude l&#8217;altra; a meno di ammettere concetti come il liquido asciutto o il gelido calore. Per cui, stiamo facendo poesia o stiamo facendo filosofia?<\/p>../../../../n_3Cp>Secondo Krishnamurti, \u00e8 cosa molto difficile essere consapevoli dei propri stati e delle proprie disposizioni interiori: il sordo, di regola, non riconosce la propria sordit\u00e0, l&#8217;avido non riconosce la propria avidit\u00e0, n\u00e9 l&#8217;ambizioso la propria ambizione, ecc. Secondo lui, la sola via certa per giungere alla verit\u00e0 \u00e8 il fatto di essere consapevoli di ci\u00f2 che si \u00e8. Ora, a parte il fatto che, se cos\u00ec stanno le cose, la sola verit\u00e0 che noi possiamo conoscere \u00e8 la nostra verit\u00e0 interiore, e nulla invece possiamo conoscere del mondo e degli altri enti; ma soprattutto, come si arriva al riconoscimento di ci\u00f2 che si \u00e8, dopo aver affermato che riconoscersi per ci\u00f2 che si \u00e8 rappresenta la pi\u00f9 grande difficolt\u00e0 possibile? Qui c&#8217;\u00e8 una strozzatura, un circolo vizioso, una contraddizione. O si ammette che \u00e8 possibile giungere alla verit\u00e0 mediante la consapevolezza, oppure lo si nega e ci si accontenta di vivere nel quotidiano, senza porsi domande insolubili. Altrimenti \u00e8 come se si dicesse: \u00abQuesto problema non ha soluzione; se lo vuoi risolvere, devi solo accettare che il problema \u00e8 qui, davanti a te: e allora capirai, senza ulteriore sforzo; tutto ti si riveler\u00e0 chiaro, forse anche il fatto che non c&#8217;era alcun problema\u00bb. Troppo facile, troppo comodo: almeno ad una mente allenata a pensare in maniera logica e consequenziale, come capita agli eredi della filosofia di Aristotele e san Tommaso: pu\u00f2 darsi che ad altre menti, cresciute e allenate sotto altri orizzonti filosofici, la cosa appaia invece chiarissima.<\/p>\n<p>A proposito di consequenzialit\u00e0 logica, si prenda la frase: <em>L&#8217;Eterno, ovvero ci\u00f2 che \u00e8 fuori del tempo, \u00e8 ora; e questo &quot;ora&quot; non potr\u00e0 comprenderlo chi sia preso nella rete del tempo<\/em>. Eppure noi, esseri umani dotati di un&#8217;anima, ma anche di un corpo, siamo presi appunto nella rete del tempo: fa parte della nostra condizione terrena. E allora, come possiamo capire che l&#8217;Eterno \u00e8 qui e ora? Se l&#8217;Eterno \u00e8 fuori del tempo, come possiamo averne nozione? Noi non siamo, fino a prova contraria, fuori del tempo; siamo nel tempo: se fossimo fuori, saremmo Dio, perch\u00e9 solo Dio \u00e8 fuori del tempo e creatore del mondo nella dimensione del tempo. E ancora: <em>Liberare il pensiero dal tempo esige azione<\/em>, egli dice; ma non aveva appena affermato che la realt\u00e0 non pu\u00f2 farsi strada in colui che \u00e8 in divenire? E l&#8217;azione non \u00e8 forse un divenire, cio\u00e8 passare da uno stato a un altro stato per mezzo d&#8217;un movimento? Allora egli distingue fra due tipi di azione, <em>l&#8217;azione completa<\/em> e <em>l&#8217;azione continua<\/em>: buona la prima, perch\u00e9 avvicina alla realt\u00e0, cattiva la seconda, perch\u00e9 allontana da essa. \u00c8 chiaro che il suo senso della logica non funziona come il nostro: i suoi discorsi possono soddisfare un pubblico dal palato grosso, anche un pubblico di livello accademico, ad esempio un certo tipo di scienziati (gli amici di Huxley) i quali da tempo vanno in cerca di una teoria unificata fisico-spirituale (&quot;spirituale&quot; fra virgolette), per coniugare la teoria della relativit\u00e0 generale e l&#8217;universo quantistico con il misticismo o lo pseudo-misticismo di pretesi maestri come Krishnamurti, ma anche come Bhagwan Shree Rajneesh, o Carlos Castaneda, senza dimenticare le Blavatsky e le Besant o i vari Steiner, magari passando per Gurdijeff e Ouspensky. L&#8217;offerta \u00e8 molto ricca: c&#8217;\u00e8 l&#8217;imbarazzo della scelta. L&#8217;importante \u00e8 che la scienza di quei signori s&#8217;incontri a mezza strada con <em>quel tipo<\/em> di spiritualit\u00e0: mai e poi mai con quella cristiana. Del discorso di san Tommaso d&#8217;Aquino sull&#8217;autonomia e la concordanza di ragione e fede non vogliono sentir parlare: ma se si tratta di trovare un <em>gentlemen&#8217;s agreement<\/em> col misticismo di Krishnamurti, di teosofi e antroposofi, di gnostici e cabalisti, allora s\u00ec che la meta \u00e8 allettante e merita che si faccia ogni sforzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jiddu Krishnamurti (1895-1986) \u00e8 stato senza dubbio uno dei pi\u00f9 noti e influenti maestri spirituali di matrice teosofica e induista, anche se lasci\u00f2 sia la teosofia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30159,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[43],"tags":[117,263],"class_list":["post-26105","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-orientali","tag-dio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-orientali.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26105","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26105"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26105\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30159"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26105"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26105"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26105"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}