{"id":26103,"date":"2012-10-13T05:49:00","date_gmt":"2012-10-13T05:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/13\/lamore-per-i-bimbi-di-j-korczak-attesta-che-lessenziale-non-e-sopravvivere-comunque\/"},"modified":"2012-10-13T05:49:00","modified_gmt":"2012-10-13T05:49:00","slug":"lamore-per-i-bimbi-di-j-korczak-attesta-che-lessenziale-non-e-sopravvivere-comunque","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/13\/lamore-per-i-bimbi-di-j-korczak-attesta-che-lessenziale-non-e-sopravvivere-comunque\/","title":{"rendered":"L\u2019amore per i bimbi di J. Korczak attesta che l\u2019essenziale non \u00e8 sopravvivere comunque"},"content":{"rendered":"<p>Il film di Steven Spielberg \u00abSchindler&#8217;s List\u00bb, interpretato da Liam Neeson, Ben Kingsley e Ralph Fiennes ed uscito nelle sale cinematografiche nel 1993, \u00e8 stato salutato come un capolavoro della Decima Musa e applaudito incondizionatamente dalla critica, nonch\u00e9 incoronato da un successo di pubblico senza precedenti.<\/p>\n<p>Al regista \u00e8 valso la definitiva consacrazione fra i &quot;grandi&quot; con due Oscar, per il miglior film e per la miglior regia; e la pellicola stessa \u00e8 stata scelta dalla Biblioteca del Congresso, nel 2004, per essere preservata nel National Film Registry; come dire che, se una catastrofe di qualunque genere dovesse distruggere le grandi opere dell&#8217;ingegno umano, quel film sarebbe invece meritevole di salvarsi, almeno nelle intenzioni del governo americano, perch\u00e9 conterrebbe una sintesi dei pi\u00f9 alti valori artistici e morali dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 sempre oro tutto quello che luccica? Davvero il regista Steven Spielberg, gi\u00e0 campione d&#8217;incassi, ma non certo di qualit\u00e0, con film banalmente spettacolari come \u00abLo squalo\u00bb, del 1975, atti a stuzzicare i peggiori istinti di un pubblico dal palato grossolano, si era improvvisamente convertito alle ragioni dell&#8217;arte e, quel che pi\u00f9 conta, della pi\u00f9 specchiata e intransigente onest\u00e0 intellettuale?<\/p>\n<p>Ci sia permesso di dubitarne. E la ragione di tale dubbio \u00e8 molto semplice e prescinde, o meglio precede, qualsiasi ragionamento o giudizio di merito circa il valore intrinseco di \u00abSchindler&#8217;s List\u00bb: essa verte unicamente sul fatto che la morale esaltata dal film, e tanto apprezzata sia dal pubblico che dalla critica, \u00e8 quella della sopravvivenza a qualsiasi costo, anche calpestando gli altrui diritti e anche sacrificando interamente il valore della dignit\u00e0 della vita umana. \u00c8 una morale grevemente utilitarista: quel che conta non sono gli ideali o le nobili intenzioni, ma il risultato pratico, inteso come sopravivenza, ossia come la capacit\u00e0 di continuare a vivere a dispetto degli altri, anche senza gli altri, indipendentemente dalla salvezza degli altri.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, c&#8217;\u00e8 un aspetto nella vita dell&#8217;universo concentrazionario nazista che, per una forma malintesa di pudore e di rispetto, non \u00e8 mai stato affrontato e sviscerato sino in fondo: e cio\u00e8 il fatto che non solo, di norma, sono riusciti a sopravvivere quanti hanno smesso di farsi carico del destino dei propri compagni d sventura, ma, addirittura, quanti hanno saputo dispiegare tutti i mezzi, leciti e illeciti, per garantire la propria sopravvivenza, anche a danno degli altri; che, in breve, la struttura medesima dell&#8217;universo concentrazionario non sarebbe stata possibile, cos\u00ec come essa era stata concepita dai carnefici, senza la volonterosa collaborazione delle vittime stesse, e, in particolare, di quanti, fra le vittime, per forza, per astuzia o per mancanza di scrupoli morali erano pi\u00f9 adatti a sopravvivere o ritenevano di avere maggiori probabilit\u00e0 di salvezza.<\/p>\n<p>Pudore e rispetto malintesi, abbiamo detto, perch\u00e9 non si tratta di rovesciare la responsabilit\u00e0 dai carnefici sulle vittime stesse: la responsabilit\u00e0 dei carnefici rimane, questo \u00e8 ovvio, e nulla potrebbe attenuarla; ma rimane anche il fatto, scomodo e imbarazzante, ma tremendamente vero, che, se vi fossero state delle dinamiche di solidariet\u00e0 fra le vittime, lo sterminio non sarebbe stato possibile nelle forme in cui \u00e8 avvenuto o, quanto meno, avrebbe incontrato dei gravi ostacoli; mentre esso ha potuto avvalersi del cieco egoismo e della brutale volont\u00e0 di sopravvivere a ogni costo da parte di quanti, separando il proprio destino da quello dei propri compagni di sventura, hanno deciso di adottare tutte le strategie per conservare la propria vita, compresa quella di farsi sorveglianti, delatori e aguzzini dei propri compagni pi\u00f9 deboli e indifesi.<\/p>\n<p>Questo, lo sappiamo bene, \u00e8 un discorso che oggi non piace, anche perch\u00e9 va contro la naturale tendenza a dipingere la realt\u00e0 in termini di bianco e nero, con tutte le colpe da una sola parte e con il desiderio di pensare alle vittime come a una categoria indifferenziata di persone innocenti; mentre \u00e8 un fatto che, in una comune sventura (si pensi a un incendio che scoppia in una scuola, in un cinema, in un grande palazzo di abitazione), l&#8217;anima umana ha la possibilit\u00e0 di trarre fuori da se stessa la propria parte peggiore, la pi\u00f9 egoista e spietata, cos\u00ec come quella migliore, ove trovano spazio la solidariet\u00e0 e la compassione nei confronti del prossimo.<\/p>\n<p>In questo senso, la lezione delle persecuzioni e dei genocidi del XX secolo (e non solo di quelli di marca nazista, ma anche degli altri) non \u00e8 stata meditata e assimilata nella maniera che sarebbe stata necessaria per trasformarla in un autentico ammonimento all&#8217;umanit\u00e0; si \u00e8 preferito rovesciare tutta l&#8217;esecrazione sui carnefici e riservare una piet\u00e0 generica e, talvolta, ipocrita, sulle vittime, senza riflettere che appunto il modo di reagire delle vittime alla propria comune sventura rappresenta la pietra del paragone di quel che l&#8217;anima umana \u00e8 o non \u00e8 suscettibile di fare per migliorare se stessa e per alleviare, se possibile, le sofferenze del prossimo; o, qualora quest&#8217;ultima cosa non risulti possibile, per condividere con il prossimo il destino finale, qualunque esso sia.<\/p>\n<p>A monte di questa riflessione, ovviamente, c&#8217;\u00e8 una domanda fondamentale per qualsiasi essere umano: in che cosa consiste il valore della vita umana?; e, in base alla risposta che le si vuole dare, discende il giudizio su quanto \u00e8 avvenuto in quei tragici frangenti della storia, non poi cos\u00ec lontani nel tempo come ci piacerebbe credere (il genocidio dei Tutsi in Uganda, da parte degli Hutu, \u00e8 avvenuto nel 1994).<\/p>\n<p>Potremmo incominciare con il negare la distinzione fra il valore della vita umana e il valore della vita in generale; potremmo, cio\u00e8, mettere in dubbio la rocciosa certezza, propria della cultura occidentale moderna (ma non di altre culture, specialmente orientali), circa il fatto che la vita delle creature non umane sia una vita di seconda categoria, cui non spettino i medesimi diritti e della quale l&#8217;uomo, anzi, possa disporre a piacere, come se ne fosse il padrone assoluto. Ma questo sarebbe un discorso che ci porterebbe troppo lontano e che, del resto, abbiamo gi\u00e0 fatto altre volte; per cui, in questa sede, ci limiteremo a suggerirlo, mettendolo subito dopo tra parentesi, per concentrarci invece sulla domanda iniziale circa il valore della vita umana.<\/p>\n<p>Ebbene, la risposta ci sembra essere contenuta nella domanda medesima: il valore della vita umana consiste nel fatto che essa sia una vita realmente umana; nella quale, cio\u00e8, siano rispettati e tutelati quegli elementi morali che la rendono tale, primo fra tutti la dignit\u00e0, e che la distinguono da una vita disumana, basata, appunto, sul disprezzo e sul rovesciamento di quei valori. In altre parole: la vita umana non \u00e8, in se stessa, un valore auto-evidente; ma lo diviene a condizione che essa possa esplicarsi in maniera consona alla natura umana, che \u00e8 spirituale, ragionevole e morale; se vengono a mancare tali condizioni, non siamo pi\u00f9 in presenza della vita umana nella sua pienezza, ma di una sua caricatura o di una sua contraffazione.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 non discende affatto che l&#8217;eutanasia sia una pratica lecita, in quanto rimuoverebbe la vita umana quando essa non corrisponda pi\u00f9 al requisito della propria pienezza; infatti, anche se vengono meno aspetti importantissimi, come la ragionevolezza e la stessa autocoscienza, permangono per\u00f2 altri aspetti, come la dignit\u00e0 intrinseca e la spiritualit\u00e0 in essa latente e potenziale, anche se non attuale. Ma discende, tuttavia, che la vita umana non pu\u00f2 essere considerata un valore se essa, per tutelare se medesima, arriva al punto di ignorare le sofferenze altrui e, addirittura, di contribuirvi, aggravandole, anche solo dal punto di vista morale. La dignit\u00e0 della vita umana non pu\u00f2 mai sussistere quando essa, per conservarsi, \u00e8 disposta a collaborare con i carnefici a danno del prossimo: perch\u00e9, bisogna dirlo anche se ci\u00f2 pu\u00f2 risultare politicamente scorretto, la vita umana non \u00e8 un valore in se stesso, ma possiede un valore, fino a tanto che essa sia una vita realmente umana, ossia basata sul rispetto della sua dignit\u00e0, in se stessi e negli altri.<\/p>\n<p>Il famoso filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman ha contrapposto l&#8217;amore per i bambini del pedagogista Janusz Korczak (Varsavia, 1878 &#8211; Treblinka, 1942), che prefer\u00ec morire con loro piuttosto che abbandonarli all&#8217;epoca delle deportazioni naziste, alla morale del film di Steven Spielberg \u00abSchindler&#8217;s list\u00bb, che consiste nell&#8217;elogio della sopravvivenza a qualunque costo, anche quello di sacrificare la dignit\u00e0 dell&#8217;essere umano e di abbandonare al loro destino i propri compagni di sventura.<\/p>\n<p>Il suo ragionamento \u00e8 semplice e convincente (da: Z. Bauman, \u00abAmore liquido\u00bb, titolo originale: Liquid Love. On the Frailty of Human Bonds\u00bb, Polity Press, Cambridge, e Blackwell Publishing, Ltd., Oxford, 200; traduzione dall&#8217;inglese di Sergio Minucci, Bari, Laterza, 2004, pp. 115-18):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 tesi ampiamente condivisa tra i biografi e i discepoli di Korczak che l&#8217;elemento chiave dei suoi pensieri e delle sue azioni fosse l&#8217;amore per i bambini. Si tratta di un&#8217;interpretazione ben fondata: l&#8217;amore per i bambini di Korczak era appassionato e incondizionato, pieno e totale &#8211; sufficiente a sostenere un&#8217;intera vita caratterizzata da una straordinaria coerenza e integrit\u00e0 morale. E tuttavia, come quasi tutte le interpretazioni, anche questa non \u00e8 non \u00e8 esauriente.<\/p>\n<p>Korczak amava i bambini come ben pochi di noi saprebbero o potrebbero amare, ma ci\u00f2 che amava nei bambini era la loro umanit\u00e0. L&#8217;umanit\u00e0 nella sua essenza migliore, non distorta, non monca, , non menomata, integra nella sua fanciullesca insipienza e nascenza, piena di una promessa ancora non tradita e di una potenzialit\u00e0 ancora incompromessa. Il mondo in cui i potenziali portatori di umanit\u00e0 nascono e crescono \u00e8 noto per essere pi\u00f9 adatto a tarpare le ali che a invogliare a dispiegarle, e cos\u00ec secondo Korczak solo nei bambini era possibile trovare, afferrare e preservare (per qualche tempo, solo per qualche tempo!) l&#8217;umanit\u00e0 genuina e integra.<\/p>\n<p>Forse sarebbe meglio cambiare i modi del mondo e rendere l&#8217;habitat umano pi\u00f9 ospitale alla dignit\u00e0 umana, cosicch\u00e9 il diventare adulti non imponga di intaccare l&#8217;umanit\u00e0 di un bambino. Il giovane Henryk Goldszmit [cio\u00e8 J. Korczak] condivideva le speranze del secolo in cui era nato e credeva che l&#8217;uomo AVESSE il potere di cambiare le abominevoli consuetudini del mondo: un compito a un tempo fattibile e destinato ad essere realizzato. Ma col passare del tempo, via via che la pila di vittime di &quot;danni collaterali&quot; delle cattive intenzioni come dei nobili intenti cresceva a dismisura e man mano che la necrosi e la putrefazione della carne in cui i sogni tendevano a trasformarsi lasciava sempre meno spazio all&#8217;immaginazione, tali nobili speranze vennero spogliate della loro credibilit\u00e0. Janus Korczak conosceva fin tropo bene l&#8217;amara verit\u00e0 di cui Henryk Goldszmit era totalmente all&#8217;oscuro: non esistono scorciatoie che conducono a un mondo fatto a misura della dignit\u00e0 umana, mentre \u00e8 assai poco probabile che il mondo &quot;realmente esistente&quot; costruito giorno dopo giorno da gente gi\u00e0 privata della propria dignit\u00e0 e non adusa a rispettare la dignit\u00e0 altrui verr\u00e0 mai rifatto sui tale misura.<\/p>\n<p>Non puoi rendere perfetto questo nostro mondo per via legislativa. Non puoi imporre la virt\u00f9 al mondo, ma non puoi persuaderlo neanche a comportarsi in modo virtuoso. Non puoi rendere questo mondo come vorresti che fosse: gentile e rispettoso degli esseri ujmani che lo abitano e condiscendente ai loro sogni di dignit\u00e0. MA DEVI TENTARE. Tenterai. Lo faresti comunque se tu fossi quel Janusz Korczak cresciuto da Henryk Goldszmit. In che modo tenteresti? Un po&#8217; alla maniera di visionari utopisti vecchio stile che &#8211; non essendo riusciti a quadrare il cerchio della sicurezza e della libert\u00e0 nella Grande societ\u00e0 &#8211; si trasformano nei progettisti di comunit\u00e0 recintate, di centri commerciali e di parchi tematici&#8230; Nel tuo caso, proteggendo la dignit\u00e0 con cui ogni essere umano nasce dai ladri e dai malfattori che tentano di rubarla o di stravolgerla e menomarla; e inizieresti tale infinita opera di protezione quando c&#8217;\u00e8 ancora tempo, durante gli anni infantili di quella dignit\u00e0. Cercheresti di chiudere la stalla PRIMA che il cavallo fugga o venga rubato.<\/p>\n<p>Un modo, apparentemente il pi\u00f9 ragionevole, di fare ci\u00f2, \u00e8 di mettere i bambini al riparo dai venefici effluvi di un mondo sporcato e corrotto dall&#8217;umiliazione e dalla mancanza di dignit\u00e0 umana; vietare l&#8217;accesso alla legge della giungla che impera appena fuori la porta del rifugio. Allorch\u00e9 il suo orfanotrofio si trasfer\u00ec da Kochmalna, sua residenza prebellica, al ghetto di Varsavia, Korczak ordin\u00f2 che la porta d&#8217;ingresso fosse sempre chiusa a chiave e che le finestre al pianterreno venissero murate. Via via che le paventate deportazioni alle camere a gas venivano trasformandosi in una certezza, Korczak si oppose all&#8217;idea di chiudere l&#8217;orfanotrofio e mandare via i bambini affinch\u00e9 cercassero individualmente una via di fuga che forse (soltanto forse) qualcuno di essi avrebbe potuto trovare. \u00c8 possibile che abbia anche pensato che non valesse la pena di cogliere quell&#8217;occasione: una volta fuori dal riparo i bambini avrebbero conosciuto la paura, l&#8217;umiliazione l&#8217;odio. Avrebbero perduto il pi\u00f9 prezioso dei loro valori: la dignit\u00e0. E una volta privati di tale valore, a che sarebbe servito restare vivi? Il valore primo, il pi\u00f9 prezioso dei valori umani, la &quot;conditio sine qua non&quot; dell&#8217;umanit\u00e0, \u00e8 una vita fatta di dignit\u00e0, non la sopravvivenza a tutti i costi.<\/p>\n<p>SPIELBERG AVREBBE POTUTO IMPARARE QUALCOSA DA KORCZAK L&#8217;UOMO E DA &quot;KORCZAK&quot; IL FILM. Qualcosa che non sapeva o non voleva sapere o on volle ammettere di sapere; qualcosa circa la vita umana e quei valori che rendono la vita degna di essere vissuta qualcosa che ha mostrato di ignorare o deciso di trascurare nella sua narrazione della disumanit\u00e0, il film campione d&#8217;incassi &quot;Schindler&#8217;s List&quot;, ovunque applaudito nel nostro mondo che ha in scarso conto la dignit\u00e0 ma tanta fame di umiliazione, e che \u00e8 giunto alla conclusione che scopo ultimo della vita sia quello di sopravvivere agli altri.<\/p>\n<p>&quot;Schindler&#8217;s List&quot; \u00e8 un film incentrato sul tema della sopravvivenza agli altri; sopravvivenza a tutti i costi in qualsiasi condizione, in qualunque modo, accada quel che accada. Il pubblico che affolla la sala scoppia in un applauso quando Schindler riesce a far scendere il suo capomastro dal treno diretto a Treblinka; non importa che il treno sia comunque partito e che tutti gli altri passeggeri stipati nel carro bestiame concluderanno il proprio viaggio nella camera a gas. E applaude di nuovo quando Schindler rifiuta l&#8217;offerta di &quot;altri ebrei&quot; in sostituzione dei &quot;SUOI ebrei&quot; destinati &quot;per sbaglio&quot; ala cremazione, e riesce a &quot;rimediare&quot; all&#8217;&quot;errore&quot;.<\/p>\n<p>IL DIRITTO DEL PI\u00d9 FORTE, DEL PI\u00d9 ASTUTO, ABILE O SCALTRO, NEL FARE TUTTO CI\u00d2 CHE OCCORRE PER SOPRAVVIVERE AL PI\u00d9 DEBOLE E SVENTURATO \u00c8 UNA DELLE LEZIONI PI\u00d9 TERRIFICANTI DELLA STORIA. Una lezione raccapricciante, spaventosa, ma non per questo meno diligentemente imparata, memorizzata e applicata. Per poter essere adottata, tale lezione deve prima essere totalmente spogliata di qualunque connotazione etica, , ridotta all&#8217;osso di un gioco della sopravvivenza a somma zero. La vita \u00e8 sopravvivenza. Il pi\u00f9 forte vive. Chi colpisce per primo sopravvive. Fino a quando sei tu il pi\u00f9 forte, puoi farla franca e restare impunito, qualunque cosa possa aver fatto al pi\u00f9 debole. Il fatto che la disumanizzazione delle vittime disumanizzi &#8212; devasti moralmente i loro vittimizza tori viene liquidato come una controindicazione irrilevante, se on addirittura fatto passare sotto silenzio. Ci\u00f2 che conta \u00e8 arrivare in cima e restarci. Sopravvivere &#8212; restare vivi &#8211; \u00e8 un valore evidentemente refrattario alla disumanit\u00e0 propria di una vita dedita alla sopravvivenza. \u00c8 un obiettivo che vale la pena di perseguire comunque, per quanto alto possa essere il prezzo pagato dallo sconfitto e per quanto profondamente e irreparabilmente ci\u00f2 possa depravare e degenerare il vincitore.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, si pu\u00f2 osservare che la concezione pedagogica di Janus Korczak peccava di astrattezza e di eccessivo idealismo; che il bambino, cos\u00ec come lo vedeva lui, \u00e8 molto, troppo simile al &quot;buon selvaggio&quot; di Rousseau; che, infine, \u00e8 alquanto velleitaria la sua pretesa di tenerlo separato il pi\u00f9 possibile dal mondo degli adulti, per preservarne una supposta &quot;umanit\u00e0 originaria&quot;: quasi che il diventare adulto non sia, al contrario, il compimento di un naturale processo di evoluzione interna, che rende l&#8217;uomo pi\u00f9 umano e non gi\u00e0 meno umano.<\/p>\n<p>Ma, pur con tutto ci\u00f2, non si pu\u00f2 non convenire che, con la figura di Janusz Korczak, ci troviamo in presenza non solo di un grande pedagogista, concretamente innamorato dei bambini (e le due cose non sempre vanno di pari passo: si pensi al Rousseau, il quale depositava i propri cinque figli, uno dopo l&#8217;altro, all&#8217;ospizio dei trovatelli), ma anche di un grande uomo: abbastanza grande da vedere come la difesa della dignit\u00e0 umana venga prima della sopravivenza ad ogni costo.<\/p>\n<p>Testimoni oculari ci dicono che i bambini dell&#8217;orfanotrofio di Korczak si avviarono al treno, che li avrebbe condotti a Treblinka, a testa alta, senza mostrare alcun segno di paura; e che al loro maestro, cui le guardie fino all&#8217;ultimo offrirono la possibilit\u00e0 di andarsene e salvarsi, dicendo che l&#8217;ordine di deportazione riguardava i piccoli e non lui, ebbe la fierezza di rispondere: \u00abAndar via senza i miei bambini? Fossi matto\u00bb.<\/p>\n<p>Ecco, questa \u00e8 la lezione che Janus Korczak ci ha lasciato da meditare. L&#8217;essenziale non \u00e8 sopravvivere a qualsiasi costo; l&#8217;importante \u00e8 sopravvivere con dignit\u00e0, se possibile; e, se no, affrontare il destino a testa alta, ma sempre con dignit\u00e0 e in solidariet\u00e0 col prossimo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il film di Steven Spielberg \u00abSchindler&#8217;s List\u00bb, interpretato da Liam Neeson, Ben Kingsley e Ralph Fiennes ed uscito nelle sale cinematografiche nel 1993, \u00e8 stato salutato<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26103","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26103","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26103"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26103\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26103"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26103"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26103"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}