{"id":26100,"date":"2017-09-02T12:43:00","date_gmt":"2017-09-02T12:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/02\/il-dramma-dellartista-e-quello-dellamore-frustrato-ne-la-luce-che-si-spense-di-kipling\/"},"modified":"2017-09-02T12:43:00","modified_gmt":"2017-09-02T12:43:00","slug":"il-dramma-dellartista-e-quello-dellamore-frustrato-ne-la-luce-che-si-spense-di-kipling","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/02\/il-dramma-dellartista-e-quello-dellamore-frustrato-ne-la-luce-che-si-spense-di-kipling\/","title":{"rendered":"Il dramma dell\u2019artista e quello dell\u2019amore frustrato ne La luce che si spense di Kipling"},"content":{"rendered":"<p>Rudyard Kipling: ecco uno scrittore che non smette di essere un segno d contraddizione per le generazioni a venire; che non smette di provocarci con la sua brutale franchezza e che non smette di sfidare la nostra ipocrisia politicamente corretta; uno scrittore che \u00e8 stato molto pi\u00f9 artista, molto pi\u00f9 intellettuale, molto pi\u00f9 autentico, di ci\u00f2 che la maggior parte dei critici e dei lettori ammaestrati siano mai stati disposti ad ammettere; infine, un gigante della letteratura fra XIX e XX secolo, quando i giganti (ma alcuni coi trampoli) affollavano la scena e lui, frettolosamente etichettato come &quot;scrittore per bambini&quot; (per via di <em>Kim<\/em> e dei due <em>Libri della giungla<\/em>) o come cantore dell&#8217;imperialismo britannico (soprattutto per via della poesia, indirizzata a Teddy Roosevelt dopo la conquista americana delle Filippine, <em>The White Man&#8217;s Burden<\/em>), mentre la verit\u00e0 \u00e8 che non fu n\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro, o lo fu solo in via marginale. Kipling, per il critico letterario e per il comune lettore del Novecento, \u00e8 come un oscuro rimorso di coscienza: \u00e8 stato pressoch\u00e9 rimosso, non ha fatto scuola, non ha avuto discepoli, non ha lasciato imitatori: ma perch\u00e9 non aveva nulla da dire ai posteri, o perch\u00e9 era di una misura troppo grande per essere recapito dai suoi contemporanei, e, ancor pi\u00f9, dai posteri? Se si pensa a come vanno a ruba, nelle librerie, romanzi assolutamente inutili e superflui, come quelli di Umberto Eco (tanto per fare un nome), o siano stati incensati e riveriti altri, assolutamente brutti e pornografici (come quelli di Alberto Moravia), si resta ancor pi\u00f9 stupiti che gli anni passino, senza che qualcuno si decida a sdoganare Kipling: Kipling il razzista, il guerrafondaio, il barbaro, cos\u00ec come lo ha dipinto, falsamente, la cultura politicamente corretta, tutta progressista e buonista, tutta egualitaria e umanitaria, ma solo con l&#8217;occhio sinistro e a patto di non compromettere le proprie poltrone e i propri privilegi accademici. Per tutti questi insetti, questi <em>quaquaraqua<\/em>, questi vermiciattoli abituati a strisciare secondo i desideri del potere di turno, pur proclamando, o proprio perch\u00e9 proclamano, sterili velleit\u00e0 di fierezza e indipendenza, Kipling \u00e8 troppo maschio, troppo virile: non potrebbero arrivare a capirlo veramente, neanche se lo volessero. A loro piace Hemingway, che \u00e8 un falso duro; mentre Kipling \u00e8 un duro per davvero, e va gi\u00f9 con le parole come un pugile va gi\u00f9 pesante con i pugni. Quel che ha da dire, non chiede il permesso per dirlo; e quando descrive la vita, non lo fa mettendosi prima i guanti, per non sporcarsi le mani: lo fa con la franchezza devastante di uno che non ha paura di nulla, nemmeno delle verit\u00e0 pi\u00f9 sgradevoli, anche per lui. Non gli piacciono i fronzoli, n\u00e9 i giri di parole; non gli piacciono gli scrittori che girano intorno alle cose, che le adornano di fiocchi e lustrini: chi non ha il fegato di guadare le cose dritto in faccia, par che dica, \u00e8 meglio che lasci perdere la letteratura e si cerchi un altro mestiere. Virginia Woolf, per questo, non lo poteva soffrire: ed \u00e8, secondo il nostro punto di vista, uno dei pi\u00f9 alti elogi che gli si possano fare. \u00c8 anche un uomo coerente, uno che rifiuta le onorificenze che gli vengono offerte dalla politica: mentre tanti, al suo posto &#8211; diciamolo pure: praticamente tutti &#8211; si sarebbero affrettati a intascarle e a profondersi in ringraziamenti. Al tempo stesso, non \u00e8 mai artefatto, le sue non sono pose; e il fatto che sia uno scrittore &quot;duro&quot;, quasi indigesto, non toglie che sappia essere anche improvvisamente caldo, romantico, perfino commovente. C&#8217;\u00e8 un qualcosa di meridionale, di latino, in questo scrittore inglese nato in India e cantore della razza anglo-sassone: perfino nell&#8217;aspetto fisico, in quegli occhialetti da professore di provincia alquanto miope, s&#8217;intravede un figlio di Albione quanto mai fuori dagli schemi. E cos\u00ec nei personaggi dei suoi romanzi e racconti, perfino quando si tratta di militari della gloriosa regina Vittoria, che lottino al Passo di Khyber per tener lontani i guerrieri afghani dall&#8217;India, la gemma dell&#8217;Impero britannico, o che stiano marciando attraverso le savane del Transvaal, per affrontare i Boeri di Paul Kruger, vi \u00e8 sovente qualcosa di disordinato, d&#8217;irregolare, di poco edificante: non sono i marziali esponenti della razza bianca in piena espansione, con le uniformi impeccabili e lustre fino all&#8217;ultimo bottone, ma degli uomini problematici, addirittura dei cialtroni, che tirano avanti alla meno peggio, si ubriacano, bestemmiano e pasticciano quasi come se fossero dei portoghesi o dei levantini.<\/p>\n<p>Nella vasta e multiforme produzione letteraria di Kipling, c&#8217;\u00e8 un romanzo che non ha mai avuto molto successo, non ha mai veramente &quot;sfondato&quot;, ed \u00e8 rimasto alquanto indietro, nella notoriet\u00e0 e nell&#8217;apprezzamento sia della critica che del pubblico rispetto ai libri pi\u00f9 famosi; e questo anche dopo che, nel 1939, ne \u00e8 stata tratta una versione cinematografica abbastanza spettacolare, sotto la direzione del regista William A. Wellmam e interpretato da due star famose e fotogeniche come Ronald Colman e Ida Lupino. Le ragioni di questa incomprensione non crediamo risiedano tanto nel soggetto, a met\u00e0 fra il romanzo di formazione e la classica storia d&#8217;avventura, amore e morte, quanto negli effetti di un <em>clich\u00e9<\/em> affibbiato al Nostro, quale autore, appunto di romanzi esotici e avventurosi, sicch\u00e9 la critica non ha mai voluto prendere seriamente in considerazione il tema centrale dell&#8217;opera, che non coincide col soggetto, n\u00e9 con la trama: \u00e8 il tema della vocazione dell&#8217;artista e della sua fedelt\u00e0 a se stesso e all&#8217;arte, in un mondo &#8212; quello moderno, dominato dalla massificazione e dalla dittatura &quot;anonima&quot; del cosiddetto uomo della strada, cio\u00e8 di quella cosa artificiale che \u00e8 l&#8217;opinione pubblica &#8212; che non lascia davvero molti spazi di autonomia a chi vuol seguire la propria ricerca e puntare al massimo della &quot;professionalit\u00e0&quot;, concetto che, in Kipling, finisce per coincidere con l&#8217;onest\u00e0 interiore (quella che Umberto Saba chiamer\u00e0 la <em>poesia onesta<\/em>). Ci sono due maniere, quindi, di fare l&#8217;artista e di <em>essere<\/em> artista: inseguire e vezzeggiare i gusti, grossolani e banali, del grande pubblico, oppure andare dritti per la propria strada, senza piegarsi a compromessi, n\u00e9 cercare scorciatoie, anche a costo di affrontare l&#8217;incomprensione, la solitudine e, naturalmente, le inevitabili difficolt\u00e0 economiche. Ma, accanto a questo tema, ve n&#8217;\u00e8 un altro, che, nella seconda parte del romanzo, diviene sempre pi\u00f9 importante: quello dell&#8217;amore frustrato e sprecato. Il protagonista della storia, Dick Heldar, \u00e8 un giovane pittore che lavora per le riviste anche come corrispondente di guerra; ha ricevuto una sciabolata al capo, nel Sudan, che gli ha compromesso il nervo ottico; sicch\u00e9, un poco alla volta, diventa cieco, e infine piomba nel buio per sempre. Dick \u00e8 disperatamente innamorato, fin da bambino, di Maisie, che, per\u00f2, pur provando molta tenerezza e amicizia per lui, non vuole sposarlo, anche perch\u00e9, pittrice a sua volta, ha deciso di dedicare la sua vita interamente all&#8217;arte (inoltre si suggerisce che abbia una relazione con un&#8217;altra donna). A un certo punto, nella vita di Dick entra Bessie, una donna di strada dall&#8217;animo puro, come certe prostitute di Dostoevskij, la quale accetta di fargli da modella per un quadro che dovr\u00e0 essere il suo testamento spirituale, visto che la luce dei suoi occhi si va irrimediabilmente spegnendo: il ritratto della Malinconia, che sar\u00e0, in effetti, il ritratto di Maisie. Bessie, che nella sua vita difficile non \u00e8 mai stata trattata con gentilezza, si affeziona a Dick, e soprattutto s&#8217;innamora segretamente del suo amico Torpenhow; ma un po&#8217; alla volta, durante le sedute per il ritratto, si rende conto che il pittore la sta solo usando, e che arriva a provocarla perch\u00e9 assuma un&#8217;espressione sdegnata e inquieta, secondo il modello che ha in mente, e intanto le &quot;impresta&quot; le fattezze del volto di Maisie. Questa \u00e8 una dura umiliazione e quasi una tortura per la donna, che deve anche assistere al progressivo lasciarsi andare di Dick, il quale, sentendo la vista venirgli meno, sovente si ubriaca e si trascura nella persona; e che come se non bastasse, la ostacola nel suo sentimento per Torpenhow. Quando per\u00f2 il lavoro \u00e8 finito, il pittore ne \u00e8 molto soddisfatto, perch\u00e9 in esso ha trasfuso il suo intimo tormento, la disperazione di non poter avere Maisie, e realizzato un&#8217;opera in cui ha immortalato il viso amato di lei, purtroppo irraggiungibile. Bessie, invece, detesta quella tela e, in un momento di rabbia, la distrugge, versandole sopra dell&#8217;acquaragia. A Maisie, che Dick, svegliatosi completamente cieco, ha invitato per ammirare il suo capolavoro, non basta il cuore per dirgli che il quadro \u00e8 irrimediabilmente rovinato; lo far\u00e0 Bessie, pentita, in un secondo momento. Dick, stranamente, reagisce con molta calma e considera l&#8217;evento come un segno del destino. Ora che non ha pi\u00f9 nulla, n\u00e9 Maisie, n\u00e9 la possibilit\u00e0 di dipingere, riparte per il Sudan con il fedele Torpenhow e si prende una pallottola in fronte, morendo fra le sue braccia.<\/p>\n<p>Questo, in verit\u00e0, \u00e8 il finale definitivo del romanzo, quello che conoscono i lettori di oggi. Molti, per\u00f2, non sanno che il romanzo, in origine, aveva due finali diversi e addirittura opposti. <em>The Light that Failed<\/em> fu pubblicato dapprima su una rivista, <em>The Lippincott&#8217;s Monthly Magazine<\/em>, nel gennaio del 1891, e poi, nello stesso anno, in volume: nella prima versione Maisie decide di accettare l&#8217;offerta di matrimonio di Dick e il romanzo, quindi, si chiude con un lieto fine; nella seconda, quella che \u00e8 rimasta come definitiva, invece, Dick, disperato per non aver potuto avere Maisie e anche per la perdita della vista, che chiude per sempre la sua carriera d&#8217;artista, cerca e trova la morte nella campagna militare del Sudan. Le ragioni per cui Kipling ha voluto cambiare la conclusione della vicenda non sono chiare, ma a noi sembra che, dal punto di vista della coerenza interna del romanzo, la scelta del finale tragico sia pi\u00f9 giustificata dell&#8217;altra. Tutta la vicenda dell&#8217;amore di Dick per Maisie, che riceve un particolare pathos dal capitolo iniziale, ove i due sono rappresentati bambini, affidati alle cure di una specie di megera, si snoda sotto il segno della malinconia; e lo stesso Dick, introverso, pensoso, assetato di verit\u00e0 e insofferente delle convenzioni, appare come un eroe tragico, votato a un destino d&#8217;infelicit\u00e0. Rinunciando alla facile soluzione di far svolgere a Bessie un ruolo di compensazione affettiva, Kipling mostra il suo rifiuto delle soluzioni pi\u00f9 facili e gradite al pubblico e il rigore di scrittore che, nelle cose che racconta, non cerca presa a buon mercato, ma la verit\u00e0 dei sentimenti. Peraltro, in filigrana appare anche un altro tema, diciamo cos\u00ec, strindberghiano (e ibseniano): quello della donna moderna, in carriera, sostanzialmente frigida, preoccupata del proprio successo e poco disposta a dividere la vita con un uomo, sia pure un perfetto cavaliere, animato da sentimenti veri e profondi. Inoltre, s&#8217;intuisce che fra le ragioni del rifiuto dell&#8217;amore di Dick vi \u00e8 in Maisie una componente lesbica, che richiama, anch&#8217;essa, un aspetto tipico di certe donne di Strindberg, nonch\u00e9 di Dostoevskii (cfr. il nostro precedente lavoro <em>Quando la donna \u00e8 il cattivo genio dell&#8217;uomo (e di se stessa)<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 09\/07\/2008). Al Dostoevskij dei <em>Ricordi dal sottosuolo<\/em> rimanda anche il rapporto, complesso e ambiguo, fra Dick e Bessie; mentre la figura di questa pu\u00f2 forse aver influito sulla genesi del romanzo di Stephen Crane <em>Maggie, una ragazza di strada<\/em>, del 1893.<\/p>\n<p>Il tema centrale de <em>La luce che si spense<\/em> resta, comunque, la questione dell&#8217;autenticit\u00e0 dell&#8217;arte e dell&#8217;artista, che viene sviluppata in maniera specifica nei dialoghi fra Dick e Torpenhow. Questi \u00e8 un corrispondente di guerra che, avendo fatto amicizia con il pittore, lo invita ad unirsi a lui per illustrare gli episodi della guerra nel Sudan contro il Mahdi, per mezzo delle sue tavole (a quell&#8217;epoca la fotografia era ancora agli inizi e le riviste si servivano largamente dell&#8217;opera di disegnatori e pittori, anche per illustrare fatti di attualit\u00e0). Dick ottiene un successo straordinario e se lo gode a lungo, venendo sempre pi\u00f9 incontro ai gusti corrivi del pubblico e degradando, quasi prostituendo, il suo talento artistico, con pitture retoriche e ad effetto, molto lontane dalla realt\u00e0 delle cose. Torpenhow \u00e8 un po&#8217; la sua coscienza critica e lo rimprovera per questo; sar\u00e0 solo attraverso una graduale crisi interiore, la quale s&#8217;intreccia con l&#8217;altalena delle sue speranze riguardo a Maisie, che Dick ritorner\u00e0 al suo ideale giovanile di un&#8217;arte vera e pura, libera dai compromessi e dalle richieste del mercato. In ogni caso, sul tappeto c&#8217;\u00e8 una grossa questione, che allora, agli esordi della societ\u00e0 di massa, stava venendo di grande attualit\u00e0: la possibilit\u00e0 che un&#8217;arte autonoma potesse sopravvivere nel bel mezzo di una societ\u00e0 dominata dalle logiche ferree del mercato. E quel che Dick e Torpenhow discutono a proposito della pittura, vale, evidentemente, per tutte le altre forme d&#8217;arte, dall&#8217;architettura alla musica, dalla scultura alla poesia, alla stessa narrativa. Kipling, pertanto, qui sta affrontando un tema che era centrale anche per la sua personale riflessione e per la sua coscienza di uomo e di artista; e la sua posizione si riflette ora nelle idee di Torpenhow, sempre molto coerenti e scevre da compromessi, ora in quelle di Dick, assai pi\u00f9 altalenanti, che subiscono la forte tentazione del successo commerciale. In maniera pi\u00f9 diffusa, il tema dell&#8217;autenticit\u00e0 dell&#8217;arte attraversa per\u00f2 non solo le discussioni con Torpenhow, ma tutte le pagine del libro, dalla prima all&#8217;ultima: inseguendo il suo sogno di bellezza e purezza, Dick insegue l&#8217;amore per Maisie e quello per l&#8217;arte. Ed \u00e8 significativo che egli vada incontro a una duplice sconfitta: come se nel mondo non ci fosse pi\u00f9 spazio per essi. La cecit\u00e0 di Dick diventa cos\u00ec l&#8217;allegoria di una civilt\u00e0, quella moderna, che chiude gli occhi davanti all&#8217;aspirazione al vero, al bello, al buono e al giusto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rudyard Kipling: ecco uno scrittore che non smette di essere un segno d contraddizione per le generazioni a venire; che non smette di provocarci con la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26100","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26100","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26100"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26100\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26100"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26100"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26100"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}