{"id":26099,"date":"2015-07-30T02:48:00","date_gmt":"2015-07-30T02:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/la-tematica-centrale-di-kipling-e-lobbedienza-ma-verso-chi-o-che-cosa\/"},"modified":"2015-07-30T02:48:00","modified_gmt":"2015-07-30T02:48:00","slug":"la-tematica-centrale-di-kipling-e-lobbedienza-ma-verso-chi-o-che-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/la-tematica-centrale-di-kipling-e-lobbedienza-ma-verso-chi-o-che-cosa\/","title":{"rendered":"La tematica centrale di Kipling \u00e8 l\u2019obbedienza; ma verso chi o che cosa?"},"content":{"rendered":"<p>Da Kant in poi, un uomo che affermi di esser e al servizio dell&#8217;idea di dovere, di un dovere etico che s&#8217;impone con tutta chiarezza alla vita della coscienza e che non ammette incertezze n\u00e9 esitazioni, suscita istintivamente un sentimento di simpatia, oltre che di rispetto. L&#8217;imperativo categorico, infatti, \u00e8 tale da destare in noi un moto di spontanea adesione, oltre che una piacevole sorpresa, in un mondo che sembra, essere, sempre pi\u00f9, dominato dall&#8217;edonismo e dal relativismo. D&#8217;altra parte, non possiamo fare a meno di domandarci se il senso del dovere sia un valore in se stesso, sempre e comunque, indipendentemente da ogni ulteriore determinazione; oppure se esso non sia che lo strumento per realizzare fini e valori, sui quali deve anzitutto pronunciarsi la voce della coscienza, prima di dar loro il proprio assenso e la propria adesione.<\/p>\n<p>Il senso del dovere, a sua volta, diviene il veicolo per la pratica dell&#8217;obbedienza: una virt\u00f9 certamente notevole, perch\u00e9 mortifica le pretese eccessive dell&#8217;ego, ma che, anch&#8217;essa, non pu\u00f2, o non dovrebbe, pretendere di apparire evidente di per se stessa, dal momento che l&#8217;obbedienza \u00e8 una virt\u00f9 solo se messa al servizio di una causa buona. L&#8217;obbedienza ad una legge malvagia, per esempio, evidentemente non rappresenta un valore: o, almeno, questo \u00e8 ci\u00f2 che sembra ad una coscienza bene educata e ad una intelligenza libera da pregiudizi. L&#8217;obbedienza cieca \u00e8 una contraffazione della virt\u00f9, in quanto rischia di farsi strumento del male, o, in ogni modo, di forze realmente o potenzialmente distruttive, che se ne servono per i loro scopi e non si ritengono impegnate a rendere conto dei loro fini e dei loro scopi.<\/p>\n<p>Uno scrittore che ha fatto del sentimento dell&#8217;obbedienza il tema centrale di gran parte della sua opera \u00e8 il poeta e romanziere Rudyard Kipling, nato nel 1865 e morto nel 1936, vincitore di un premio Nobel nel 1907: scrittore un po&#8217; maltrattato dalla critica del Novecento, dato che egli &#8212; a differenza di altri della sua generazione &#8212; non si \u00e8 spinto lungo gl&#8217;impervi sentieri delle avanguardie, delle sperimentazioni, dell&#8217;inconscio, ma \u00e8 rimasto, in buona sostanza, uno scrittore dell&#8217;Ottocento (ossia &quot;il mondo di ieri&quot;, per dirla con Stefan Zweig), sempre tenendo conto che l&#8217;Ottocento, come insegna Eric Hobsbawm, si conclude definitivamente nel 1914, con lo scoppio della Prima guerra mondiale, e non con la data arbitraria e puramente esteriore del 1899.<\/p>\n<p>Kipling \u00e8 stato letto e amato da almeno quattro generazioni di giovani per merito di avvincenti romanzi, come \u00abIl primo libro della giungla\u00bb, \u00abIl secondo libro della giungla\u00bb, \u00abKim\u00bb e \u00abCapitani coraggiosi\u00bb, anche per merito delle loro successive trasposizioni cinematografiche, televisive e nel mondo dei cartoni animati e del fumetto; ed \u00e8 stato letto e amato da non poche persone meno giovani, ma di animo romantico, per via del romanzo famoso, anche se non bellissimo, \u00abLa luce che si spense\u00bb (esso pure ripreso in ambito cinematografico). \u00c8 anche assai conosciuto presso un vasto pubblico internazionale per aver formulato l&#8217;espressione \u00abThe White&#8217;s Man Burden\u00bb (\u00abIl fardello dell&#8217;uomo bianco\u00bb), che \u00e8 il titolo di una sua poesia e che \u00e8 assurto, a torto o a ragione, a simbolo dell&#8217;ipocrisia coloniale europea, fissando alla razza bianca il gravoso diritto-dovere di civilizzare popoli primitivi, portando loro i benefici del mondo moderno e addolcendo i loro costumi selvaggi, a costo di subire la loro ingratitudine: poesia che fu scritta in occasione della conquista statunitense delle Filippine, nel 1898, che il popolo filippino aveva mostrato di non gradire troppo.<\/p>\n<p>Ha scritto il noto anglista Carlo Izzo a questo proposito (in: \u00abI premi Nobel per la letteratura: Rudyard Kipling\u00bb, Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1964, pp. 55-57):<\/p>\n<p>\u00abLa tematica fondamentale del Kipling \u00e8 quella dell&#8217;obbedienza. Non tanto la legge cui s&#8217;obbedisce &#8212; d&#8217;onore, sportiva, politica o della giungla &#8212; ha importanza, quanto l&#8217;obbedienza in s\u00e9 e per s\u00e9, la devozione a una causa; cos\u00ec come per Henry James contava kl&#8217;obbedienza alla legge sociale della casta cui apparteneva, n\u00e9 sembrava preoccuparsi di soppesarne la validit\u00e0 di fronte all&#8217;assoluto e all&#8217;eterno. Vi sono tuttavia sconfinamenti nel patetico: per quanto legate a ricordi autentici e dolorosi, le parole conclusive del racconto &quot;Baa Baa, Black Sheep&quot; [&#8230;], altro non sono che retorica sentimentale; segno evidente che, per quanto profondo e sofferto fosse il moto originario dell&#8217;animo, l&#8217;espressione di esso rimaneva, per cos\u00ec dire, esterna, un po&#8217; vacua. All&#8217;estremo opposto, soprattutto nell&#8217;avanzata maturit\u00e0, s&#8217;incontra invece il gusto dell&#8217;astruso, dell&#8217;oscuramente allusivo. In suo recentissimo studio, C. A. Bodelsen (&quot;Aspects of Kipling&#8217;s Art&quot;, Manchester University Press, 1964) ha trattato l&#8217;argomento con grande acume, e mostrato di saper dipanare matasse tra le pi\u00f9 intricate in modo straordinariamente ingegnoso. A conti fatti, ci si chiede, tuttavia, se opere come &quot;Mrs Bathurst&quot; (in &quot;Traffics and Discoveries&quot;) e &quot;The Bull that Thought&quot; (&quot;Il toro che pensava&quot;, in &quot;Debits and Credits&quot;), le quali richiedono un cos\u00ec laborioso lavoro di interpretazione, siano alla fin fine di quelle cui i posteri decretano l&#8217;immortalit\u00e0. La coscienza collettiva s&#8217;\u00e8 impadronita dei grandi poemi delle civilt\u00e0 pi\u00f9 disparate e remote nel tempo e nello spazio per quello che \u00e8 in essi di supremamente semplice, non per quello che gli studiosi hanno, s\u00ec, analizzato, e commentato e chiarito, ma, nonostante i loro sforzi, senza riuscire a immettere vita poetica l\u00e0 dove essa non \u00e8 percepibile in modo diretto e immediato. Cos\u00ec si dica per quella parte dell&#8217;opera del Kipling alla quale il Bodelsen ha dedicato tanta intelligente attenzione: il risultato va a merito del critico pi\u00f9 che a vantaggio del materiale preso in esame.<\/p>\n<p>Per il tramite di Hilton Brown s&#8217;\u00e8 fatto il nome di Charles Dickens. Le analogie non sono certo vistose; pure, tra i due scrittori, non mancano punti in comune: l&#8217;esuberante vitalit\u00e0, ad esempio, e il fatto di essere stati entrambi, pi\u00f9 o meno, autodidatti. Ed entrambi errarono, quando errarono, nel senso di indulgere al gusto del proprio tempo e, pi\u00f9, e assai pi\u00f9 gravemente il Kipling, nel senso di forzare la loro natura per dare, a se stessi, forse, prima che agli altri, l&#8217;illusione di essere padroni di sottigliezze e raffinatezze letterarie che non possedevano, sebbene Kipling sappia, quando vuole, fare sfoggio di eleganze stilistiche &quot;fin de si\u00e8cle&quot;, di cui nel Dickens non \u00e8 traccia, mentre, in fatto di capacit\u00e0 creative, il Dickens lo sovrasta oltre ogni possibilit\u00e0 dui raffronto. Err\u00f2 il Dickens quando tent\u00f2 nel &quot;Barnaby Rudge&quot; il romanzo storico alla Walter Scott, e non sempre riesce convincente nelle parti pi\u00f9 elaborate di quel pur eccellente romanzo che \u00e8 &quot;Bleak House&quot;; ed err\u00f2 il Kipling quando si pose a modello Henry James, di cui non \u00e8 possibile immaginare scrittore pi\u00f9 lontano da lui per sottigliezza d&#8217;intelletto e capillarit\u00e0 di linguaggio.<\/p>\n<p>Il poeta ispirato di rado \u00e8 buon giudice della sua opera. Da ottimo artigiano, il Kipling sembra invece aver prediletto, tra le tante migliaia di pagine che scrisse, quelle &quot;Just So Stories&quot;, destinate alla piccola Josephine [la prima figlia dello scrittore: nota nostra], che mai pot\u00e9 leggerle, la lineare semplicit\u00e0 delle quali \u00e8 quanto di pi\u00f9 squisito sia uscito dalla sua penna, troppe altre volte sovrabbondante, tumultuosa, incapace di indugi calcolati e sapienti. In esse appare in tutta la sua elementare schiettezza il dono che solo, fuori dalla discutibile tematica e dall&#8217;involuzione stilistica della fase pi\u00f9 tarda, venne al Kipling da natura: quello che nessuna critica, per quanto severa, gli pu\u00f2 negare, di impareggiabile, pi\u00f9 che novellatore, favoleggiatore.\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare come uno dei critici pi\u00f9 acuti dell&#8217;opera di Rudyard Kipling, il Sandison, abbia messo il dito su un punto centrale del mondo dello scrittore inglese: la mancanza autentica benevolenza nei confronti della natura umana; una certa tendenza egoistica e possessiva, che lo portava a riconoscere malvolentieri e con reticenza i meriti altrui; una tendenza, insomma, a trattenere gli slanci di generosit\u00e0 della propria anima, come se fosse stato troppo incerto di se stesso per potersi concedere una benevolenza completamente gratuita verso l&#8217;altro, come si vede assai bene in numerose pagine dello scrittore, mentre si nota assai meno, forse non a caso, in uno dei suoi romanzi al tempo stesso pi\u00f9 riusciti e popolari: \u00abKim\u00bb.<\/p>\n<p>Kim, il piccolo orfano che percorre le polverose strade dell&#8217;India al seguito di un santo lama, alla ricerca delle sue radici e del senso della vita, e Mowgli, il piccolo protagonista dei due romanzi della giungla, altro orfano della gran madre India, cacciato dalla tigre Shere Khan e allevato da un gruppo di lupi: in questo due bambini sospesi fra due culture, l&#8217;asiatica e l&#8217;europea, e fra due mondi, quello della civilt\u00e0 e quello della natura selvaggia, si respirano le pagine pi\u00f9 ispirate, oltre che pi\u00f9 celebri, dello scrittore, quelle in cui, nato egli stesso in India (a Bombay, nel 1865) esprime a pieno la sua nostalgia dell&#8217;Oriente e la sua ricerca di un equilibrio fra le due patrie ideali, fra le due dimensioni dello spirito: la pratica e la contemplativa. Sono anche le opere in cui pi\u00f9 Kipling si lascia andare, si libera in parte della sua scorza britannica e vittoriana, borghese e politicamente corretta &#8211; cio\u00e8 nazionalista e imperialista &#8212; e si abbandona al piacere della vita in s\u00e9 e per s\u00e9, allo sguardo ammirato sul mondo della natura primordiale, popolata di piante e animali esotici, e pi\u00f9 si avvicina ad una attitudine benevola e comprensiva, a una generosa indulgenza nei confronti della natura umana, con le sue ombre e le sue luci, con le sue grandezze e le sue miserie.<\/p>\n<p>Eppure Kipling, non va dimenticato, \u00e8 stato anche un poeta; e un poeta dei fasti imperiali. Oltre alla celeberrima poesia sul fardello dell&#8217;Uomo Bianco, ha cantato le glorie coloniali britanniche, in pace e in guerra; e, che, in occasione della battaglia navale dello Jutland (31 maggio 1916), in cui le dusi scontrarono le due formidabili flotte da guerra, l&#8217;inglese e la tedesca &#8212; era per quella rivalit\u00e0 navale, in fondo, che era scoppiata la Prima guerra mondiale &#8212; si faceva bardo delle glorie patrie e al tempo stesso testimone dell&#8217;evento da un punto di vista estetizzante, quasi in senso futurista: \u00abUn inferno vertiginoso avvolto nel nero velo della notte calante\u00bb.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 il vero Kipling? E in che modo la sua personale filosofia dell&#8217;obbedienza si riflette nei suoi romanzi, nei suoi racconti e nei suoi versi? Si tratta, a ben guardare, di un senso dell&#8217;obbedienza che nasce da una concezione quasi fatalistica del destino: ad ogni individuo, cos\u00ec come ad ogni popolo, \u00e8 affidata una missione: e a quella missione occorre rimanere fedeli, senza deflettere mai, senza scoraggiarsi e senza insuperbire. La vita dei singoli, cos\u00ec come quella dei popoli, non appartiene a loro soltanto: fa parte di un disegno universale che scende dall&#8217;alto, e al quale ciascuno deve sottomettersi, facendo passare in seconda linea desideri e aspirazioni di natura soggettiva. Gli Americani, ad esempio, dopo avere sconfitto gli Spagnoli, hanno il dovere di rimanere nelle Filippine, anche se quel popolo fiero e selvaggio non li ama e vorrebbe vederli ripartire: essi, invece, devono restare quanto sar\u00e0 necessario per impiantare i semi della civilt\u00e0 bianca nell&#8217;arcipelago, per addolcire i costumi di quelle genti rozze, per portare loro i benefici della civilt\u00e0 e del cristianesimo.<\/p>\n<p>Non sarebbe giusto, non sarebbe onesto negare ad un tale atteggiamento &#8211; che sar\u00e0 etnocentrico e razzista quanto si vuole, ma non \u00e8 privo di idealismo, n\u00e9 di sincerit\u00e0 &#8212; almeno il beneficio della buona fede: tale era la mentalit\u00e0 dominante, alla fine del XIX e al principio del XX secolo, in Europa e negli Stati Uniti: una sorta di paternalismo umanitario nei confronti degli altri popoli e delle altre civilt\u00e0; e cos\u00ec la pensavano non solo gli intellettuali e, naturalmente, i politici della classe borghese, ma praticamente tutti, ivi compresi i membri delle classi inferiori, i contadini, gli operai e perfino molti, moltissimi socialisti (sarebbe quanto mai istruttivo, in proposito, rileggersi certe pagine, oggi assai malvolentieri ricordate dagli storici di sinistra, di intellettuali &#8211; ad esempio &#8211; come il nostro Arturo Labriola). E chi non sa come, in anni ancora pi\u00f9 recenti, socialisti &quot;eccellenti&quot; si accostarono al fascismo, quando Mussolini realizz\u00f2 la conquista dell&#8217;Etiopia?<\/p>\n<p>Ecco: il dovere dell&#8217;obbedienza che anima il pensiero di Rudyard Kipling nasce da questa spinta interiore alla fedelt\u00e0 per la propria missione; e come le razze bianche, specialmente quelle anglo-sassoni, hanno il dovere di colonizzare e civilizzare il mondo, n\u00e9 a quel dovere possono sottrarsi, per quanto gravoso esso sia; cos\u00ec il singolo individuo ha un preciso dovere da assolvere nella propria vita, dovere religioso in senso lato, una specie d&#8217;imperativo categorico kantiano: sii quel che devi essere, fai quel che devi fare, non rinunciare mai perch\u00e9 saresti un disertore, un fuggiasco di fronte al compito che ti \u00e8 stato assegnato. Kipling, figlio d&#8217;un ufficiale inglese e di una madre per met\u00e0 irlandese e per met\u00e0 scozzese, aveva in s\u00e9 l&#8217;anelito verso l&#8217;unit\u00e0, la completezza e l&#8217;armonia: sentiva il richiamo dell&#8217;Assoluto, ma anche della vita: e volle coniugarli nella religione del dovere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Kant in poi, un uomo che affermi di esser e al servizio dell&#8217;idea di dovere, di un dovere etico che s&#8217;impone con tutta chiarezza alla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26099","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26099","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26099"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26099\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26099"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26099"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26099"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}