{"id":26098,"date":"2012-02-08T01:05:00","date_gmt":"2012-02-08T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/08\/la-tragicita-dellebraismo-per-kierkegaard-e-che-in-esso-langoscia-proviene-dalla-colpa\/"},"modified":"2012-02-08T01:05:00","modified_gmt":"2012-02-08T01:05:00","slug":"la-tragicita-dellebraismo-per-kierkegaard-e-che-in-esso-langoscia-proviene-dalla-colpa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/08\/la-tragicita-dellebraismo-per-kierkegaard-e-che-in-esso-langoscia-proviene-dalla-colpa\/","title":{"rendered":"La tragicit\u00e0 dell\u2019ebraismo, per Kierkegaard, \u00e8 che in esso l\u2019angoscia proviene dalla colpa"},"content":{"rendered":"<p>La cultura cristiana ha fatto suo il concetto ebraico della colpa, che, nella cultura greca, non esisteva o, tutt&#8217;al pi\u00f9, esisteva in forma estemporanea e soggettiva: un uomo poteva violare un divieto divino senza saperlo, ed ecco che incorreva nell&#8217;ira del dio, ma senza colpa; oppure poteva sfidare deliberatamente la divinit\u00e0 o il Nomos, ed ecco l&#8217;empiet\u00e0: ma la sua colpa rimaneva un fatto strettamente individuale, legato all&#8217;imperscrutabilit\u00e0 del destino.<\/p>\n<p>Per i Greci, la colpa non era un fatto originario; l&#8217;idea di un peccato originale sarebbe riuscita loro incomprensibile. Inoltre, il Nomos era la legge umana, consolidata dal tempo e dalla tradizione; la legge divina, non codificata chiaramente ed esplicitamente, era piuttosto un fatto di coscienza e poteva entrare in conflitto con essa, come avviene nel caso di Antigone.<\/p>\n<p>Per la cultura giudaica, la colpa \u00e8 anteriore all&#8217;individuo, senza che perci\u00f2 non possa anche essere di natura individuale: la colpa \u00e8 la violazione del comando divino che, nella legge mosaica, \u00e8 quanto mai chiaro ed esplicito; e tuttavia pu\u00f2 accadere, eccezionalmente, che l&#8217;individuo sia ritenuto colpevole, pur non sapendo di averla commessa, come nel caso di Giobbe.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avviene perch\u00e9, nell&#8217;ebraismo, la sanzione del peccato \u00e8 automatica e immediata; per cui chi viene colpito da una grave disgrazia, \u00e8 portato a interrogarsi se abbia commesso una colpa, se abbia peccato; cos\u00ec come, del resto, avviene in molte chiese protestanti.<\/p>\n<p>Per espiare la colpa, consapevole o inconsapevole, che genera angoscia, l&#8217;ebreo offre continui sacrifici a Dio: cerca di placare la collera divina e di stornare da s\u00e9 il castigo, consapevole che la Legge mosaica \u00e8 talmente complessa e articolata, che \u00e8 praticamente impossibile non violarla, magari in qualche suo divieto particolarissimo.<\/p>\n<p>Il sacrificio viene continuamente ripetuto perch\u00e9, osserva Kierkegaard, nell&#8217;ebraismo manca il concetto di redenzione; o, per essere pi\u00f9 esatti, esso viene continuamente sospinto in un futuro imprecisato e imprecisabile: e questo fa s\u00ec che la vita interiore dell&#8217;ebreo sia dominata dall&#8217;angoscia: il pentimento, infatti, non \u00e8 sufficiente a rimuovere l&#8217;angoscia.<\/p>\n<p>Il pentimento, per Kierkegaard, \u00e8 la capacit\u00e0 di staccare lo sguardo dall&#8217;angoscia della colpa, di sottrarsi all&#8217;incantesimo maligno che essa esercita sul peccatore, e che egli paragona allo sguardo incantatore con cui il serpente a sonagli affascina la sua vittima; ma ci\u00f2 presuppone un Dio che concede la redenzione, anzi, che pone in se stesso la redenzione.<\/p>\n<p>Il Dio dell&#8217;Antico Testamento non arriva a questo: \u00e8 misericordioso, ma anche terribilmente giusto, giusto secondo la sua Legge; per cui si ricade nel vicolo cieco della impossibilit\u00e0 di essere giustificati davanti a lui, essendo impossibile non trasgredire la Legge. Non resta che tentare di placarlo con i sacrifici e rinnovarli continuamente.<\/p>\n<p>Dio, inoltre, pu\u00f2 anche esigere un sacrificio straordinario e incomprensibile, non previsto dalla Legge, e in qualsiasi momento: come avviene ad Abramo, cui egli ordina di sacrificare il suo figlio Isacco, l&#8217;essere a lui pi\u00f9 caro, un bambino innocente; il sacrificio poi non avviene e Isacco \u00e8 risparmiato, ma quel che conta \u00e8 che Dio ha voluto mettere alla prova la fede di Abramo e che Abramo, davanti alla straziante chiamata, aveva risposto affermativamente, e che solo in virt\u00f9 di tale obbedienza viene giustificato davanti a Dio.<\/p>\n<p>Scrive, dunque Kierkegaard a questo proposito, nel suo capolavoro \u00abIl concetto dell&#8217;angoscia\u00bb (cap. III, 3; titolo originale: \u00abBegrebet Angest\u00bb, Copenaghen, 1844; traduzione italiana di Cornelio Fabro, Newton Compton, Roma, 1995, pp. 78):<\/p>\n<p>\u00abSi dice di solito che l&#8217;ebraismo rappresenta il punto di vista della legge. Questo si pu\u00f2 esprimere anche dicendo che l&#8217;ebraismo giace nell&#8217;angoscia. Per\u00f2 il niente dell&#8217;angoscia non significa qui il destino, ma un&#8217;altra cosa. \u00c8 in questa sfera che la frase &quot;angosciarsi di&#8230; niente&quot; si dimostra pi\u00f9 che mai paradossale; perch\u00e9 la colpa \u00e8 certamente qualche cosa. Eppure \u00e8 vero che essa, finch\u00e9 \u00e8 oggetto dell&#8217;angoscia, \u00e8 niente. L&#8217;ambiguit\u00e0 sta nel rapporto colla colpa: appena \u00e8 posta la colpa, l&#8217;angoscia \u00e8 passata e il pentimento \u00e8 presente. Il rapporto, come sempre quando si tratta dell&#8217;angoscia, \u00e8 di simpatia e antipatia. Questo sembra di nuovo paradossale, ma non \u00e8; perch\u00e9 l&#8217;angoscia, mentre teme, mantiene sottovia un rapporto col suo oggetto; non pu\u00f2 staccare lo sguardo da esso, anzi, non lo vuole; infatti, se l&#8217;individuo vuole questo, esso sar\u00e0 preso dal pentimento. Che questo possa sembrare a qualcuno un discorso difficile non \u00e8 colpa mia. Chi ha un&#8217;imperturbabilit\u00e0 sufficiente per essere, se posso dire cos\u00ec, attore divino, se non di fronte agli altri almeno di fronte a se stesso, non lo trover\u00e0 difficile. La vita inoltre offre abbastanza spesso situazioni in cui l&#8217;individuo, nell&#8217;angoscia, fissa uno sguardo quasi bramoso sull&#8217;angoscia, eppure la teme. La colpa, per l&#8217;occhio dello spirito ha la stessa forza di affascinare che ha lo sguardo del serpente. A questo punto si mostra la verit\u00e0 della concezione di Carpocrate che la perfezione si raggiunge attraverso il peccato. Questo \u00e8 vero per il momento della decisione, quando lo spirito immediato si pone come spirito mediante lo spirito; ma \u00e8 una bestemmia pensare che questo dev&#8217;essere realizzato IN CONCRETO.<\/p>\n<p>L&#8217;ebraismo in questo punto \u00e8 pi\u00f9 avanti della grecit\u00e0 e il momento di simpatia nel suo rapporto di angoscia colla colpa si pu\u00f2 vedere anche nel fatto ch&#8217;esso non lo vuole abbandonare a nessun costo per accettare invece le espressioni pi\u00f9 leggere della grecit\u00e0: destino, fortuna e sfortuna.<\/p>\n<p>L&#8217;angoscia che si trova nell&#8217;ebraismo \u00e8 l&#8217;angoscia della colpa. L&#8217;angoscia \u00e8 una forza che si diffonde dappertutto, ma che nessuno pu\u00f2 in un senso pi\u00f9 profondo comprendere mentre grava sopra l&#8217;esistenza. Ci\u00f2 che nel paganesimo \u00e8 l&#8217;oracolo, nell&#8217;ebraismo \u00e8 il sacrificio. Perci\u00f2 anche il sacrificio nessuno lo pu\u00f2 comprendere. Questa \u00e8 la profonda tragicit\u00e0 dell&#8217;ebraismo, analoga al rapporto dell&#8217;uomo coll&#8217;oracolo del paganesimo. L&#8217;ebreo cerca rimedio nel sacrificio, ma non gi giova; infatti ci\u00f2 che veramente aiuterebbe sarebbe togliere il rapporto dell&#8217;angoscia colla colpa e porre un rapporto reale. Poich\u00e9 questo non avviene, il sacrificio resta ambiguo; ci\u00f2 che si esprime nella sua ripetizione, la cui conseguenza estrema sarebbe un puro scetticismo rivolto a riflettere sull&#8217;atto stesso del sacrificio.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 quanto si disse pi\u00f9 sopra, che soltanto col peccato sorge la Provvidenza, vale anche qui: soltanto col peccato \u00e8 posta la redenzione e il suo sacrificio non si ripete. Questo non si spiega con la perfezione esteriore del sacrificio, per dir cos\u00ec; ma la perfezione del sacrificio corrisponde al fatto ch&#8217;\u00e8 posto il vero rapporto del peccato. Finch\u00e9 non sia posto il rapporto reale del peccato, il sacrificio deve essere ripetuto. (Cos\u00ec si ripete il sacrificio nel cattolicesimo, bench\u00e9 si riconosca la perfezione assoluta del sacrificio).\u00bb<\/p>\n<p>Per Kierkegaard, dunque, sia l&#8217;atteggiamento greco che l&#8217;atteggiamento ebraico nei confronti della colpa, e dell&#8217;angoscia che ne deriva, sono degli atteggiamenti fondamentalmente inadeguati, perch\u00e9 incapaci entrambi di scendere alla radice del problema e di guardarlo in faccia per quello che realmente \u00e8.<\/p>\n<p>I Greci non sanno far di meglio che rivolgersi agli oracoli e interrogare la divinit\u00e0 per sapere in che cosa abbiano sbagliato o come possano allontanare da s\u00e9 l&#8217;ira degli d\u00e8i; i Giudei offrono a Dio incessanti sacrifici, che non restituiscono loro la pace dell&#8217;anima, perch\u00e9 nessun sacrificio \u00e8 in grado di garantire la certezza della redenzione.<\/p>\n<p>Non manca una lieve puntata polemica verso il cattolicesimo, l\u00e0 dove il filosofo danese osserva che i cattolici, sebbene riconoscano il carattere perfetto del sacrificio di Cristo, tale, cio\u00e8, da rimuovere definitivamente la colpa originaria (cosa in cui egli non crede), nondimeno lo rinnovano incessantemente, e ci\u00f2, secondo lui, perch\u00e9 essi non pervengono a porre il rapporto reale del peccato, che, nella sua prospettiva (in questo caso, n\u00e9 cattolica n\u00e9 protestante), \u00e8 la conseguenza di una condizione ambigua in cui si trova l&#8217;uomo, di una innocenza colpevole (per generazione) e di una colpa innocente, da cui discende la possibilit\u00e0 di peccare.<\/p>\n<p>Ricordiamo che, per Kierkegaard, l&#8217;angoscia \u00e8 la possibilit\u00e0 della libert\u00e0, e che la libert\u00e0, a sua volta, \u00e8 la pi\u00f9 pesante di tutte le categorie: se l&#8217;uomo non fosse libero, non proverebbe angoscia, pur peccando e caricandosi della colpa; ma la sua libert\u00e0 lo mette in grado di scegliere, e la scelta \u00e8 la scelta fra diverse cose possibili, il bene e il male, il giusto e l&#8217;ingiusto: ci\u00f2 che provoca un senso di vertigine (concetto, questo, che verr\u00e0 ripreso, ma anche deformato fino al punto di diventare irriconoscibile, dagli esistenzialisti del XX secolo).<\/p>\n<p>L&#8217;angoscia, per Kierkegaard, non solo precede il peccato individuale, ma precede e rende possibile anche lo stesso peccato originale: perch\u00e9 Adamo, nello stato di innocenza che contrassegnava la sua esistenza nel Paradiso terrestre, non godeva di una vera calma e di un vero riposo, dato che il suo stato si configurava essenzialmente come ignoranza; n\u00e9 era turbato da lotte interiori, perch\u00e9, non essendovi possibilit\u00e0 di scelta, non aveva nulla contro cui lottare.<\/p>\n<p>La sua condizione spirituale era, dunque, quella del nulla, ed \u00e8 il nulla che genera l&#8217;angoscia: straordinaria intuizione psicologia, per cui il filosofo danese vede come il sentimento del possibile, di fronte al quale si trova, ad un certo punto, Adamo &#8211; e, dopo di lui, ciascun essere umano &#8211; confina pericolosamente con il sentimento del nulla; perch\u00e9 il possibile \u00e8 una porta aperta su qualche cosa, ma anche sulla sconfitta, sullo scacco e sulla forma estrema di sconfitta e di sacco, ossia la possibilit\u00e0 del nulla. Se tutto \u00e8 possibile, infatti, allora anche il nulla \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>L&#8217;angoscia \u00e8, dunque, il sentimento del possibile; e il ruolo che essa svolge nella vita dell&#8217;individuo \u00e8 altamente positivo, perch\u00e9 grazie ad essa ciascun essere umano si sente spinto a compiere una scelta, realizzando cos\u00ec la propria libert\u00e0: percezione del nulla e percezione della libert\u00e0 sono, paradossalmente (ma non troppo) le due facce di una stessa medaglia.<\/p>\n<p>Dunque, per Kierkegaard, l&#8217;angoscia dell&#8217;uomo, nel paganesimo, \u00e8 orientata verso il destino, e da ci\u00f2 deriva la pratica ossessiva degli oracoli; nell&#8217;ebraismo, essa \u00e8 orientata verso la colpa, e da ci\u00f2 deriva la pratica ossessiva dei sacrifici; nella mancanza di spiritualit\u00e0 (che potremmo considerare come la condizione tipica dell&#8217;uomo moderno), l&#8217;angoscia \u00e8 apparentemente rimossa, perch\u00e9 le viene a mancare, per cos\u00ec dire, la materia prima, ma in realt\u00e0 essa rimane allo stato latente, pronta a manifestarsi quando le si presenti l&#8217;occasione. Solo nel cristianesimo l&#8217;angoscia si confronta con il suo oggetto reale, la possibilit\u00e0 di scelta da cui scaturisce il peccato (perch\u00e9, se non potessimo peccare, non saremmo liberi), e con la possibilit\u00e0 reale del suo superamento, che \u00e8 il pentimento.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, per Kierkegaard l&#8217;angoscia \u00e8 come una realt\u00e0 a due facce: da un lato essa \u00e8 la conseguenza di quel peccato che \u00e8 la mancata coscienza del peccato; dall&#8217;altro essa \u00e8 l&#8217;angoscia del peccato, ossia la conseguenza del peccato del singolo individuo. A monte di entrambe, vi \u00e8 l&#8217;angoscia come presupposto del peccato originale (ossia l&#8217;angoscia che nasce, in Adamo, dal senso del nulla) e come sua conseguenza (ossia, nei discendenti di Adamo, come consapevolezza di quella trasgressione al decreto divino, le cui conseguenze si fanno sentire anche in loro).<\/p>\n<p>L&#8217;angoscia non \u00e8 una nostra nemica, essa non viene per tormentarci inutilmente; ma, come abbiamo accennato, rappresenta una possibilit\u00e0 preziosa che \u00e8 concessa all&#8217;uomo per vedere con maggiore chiarezza in se stesso e nel suo rapporto con il mondo e con Dio.<\/p>\n<p>L&#8217;angoscia, come incapacit\u00e0 dell&#8217;individuo di operare una scelta fra possibilit\u00e0 diverse, lo sospinge verso la disperazione: e la disperazione \u00e8 la &quot;malattia mortale&quot;, nel senso che pu\u00f2 essere l&#8217;occasione di morire al proprio io per affidarsi interamente a Dio e realizzare, cos\u00ec, il movimento dialettico da cui scaturisce la salvezza. Come \u00e8 accaduto ad Abramo, il quale, affidandosi interamente a Dio e sacrificando interamente se stesso, ha conquistato la fede, cio\u00e8 ha trovato la redenzione dal nulla e dal peccato nella grazia divina.<\/p>\n<p>Si comprende, dunque, perch\u00e9 Kierkegaard definisca &quot;tragica&quot; l&#8217;essenza del Giudaismo: che rappresenta, s\u00ec, un passo avanti rispetto al paganesimo greco, fondato sull&#8217;angoscia come destino e quindi privo della libert\u00e0 morale (se l&#8217;uomo fosse colpevole, sarebbe colpevole del destino, il che \u00e8 un assurdo), ma ancora non coglie l&#8217;essenziale: che l&#8217;angoscia \u00e8 la possibilit\u00e0 della libert\u00e0 e, dunque, il sigillo della dignit\u00e0 umana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura cristiana ha fatto suo il concetto ebraico della colpa, che, nella cultura greca, non esisteva o, tutt&#8217;al pi\u00f9, esisteva in forma estemporanea e soggettiva:<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117,120],"class_list":["post-26098","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio","tag-ebraismo-e-giudaismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26098","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26098"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26098\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26098"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26098"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26098"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}