{"id":26096,"date":"2008-05-18T04:42:00","date_gmt":"2008-05-18T04:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/18\/kierkegaard-maestro-del-ritorno-in-noi-stessi-e-la-guida-per-uscire-dalla-palude\/"},"modified":"2008-05-18T04:42:00","modified_gmt":"2008-05-18T04:42:00","slug":"kierkegaard-maestro-del-ritorno-in-noi-stessi-e-la-guida-per-uscire-dalla-palude","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/18\/kierkegaard-maestro-del-ritorno-in-noi-stessi-e-la-guida-per-uscire-dalla-palude\/","title":{"rendered":"Kierkegaard, maestro del ritorno in noi stessi, \u00e8 la guida per uscire dalla palude"},"content":{"rendered":"<p>Esiste un Socrate dei nostri giorni, un Maestro che ci sappia richiamare all&#8217;esigenza del \u00abconosci te stesso\u00bb e, pi\u00f9 precisamente, del riconoscimento dell&#8217;uomo come singolo e come interiorit\u00e0? E che sappia ricordarci, al tempo stesso, che l&#8217;uomo \u00e8 perduto se si chiude a riccio nella pretesa della propria autosufficienza, detestando l&#8217;altro (<em>l&#8217;inferno sono gli altri<\/em>, diceva Sartre) ed escludendo con rabbia la trascendenza dell&#8217;Altro (<em>Dio \u00e8 morto; e siamo stati noi ad ucciderlo<\/em>, predicava lo Zarathustra nietzscheano)?<\/p>\n<p>Esiste, insomma, un saggio timoniere che ci possa guidare <em>fuor del pelago alla riva<\/em>, in queste acque infide della modernit\u00e0, ove tutte le ideologie, tute le promesse e tutte le speranze sono crollate miseramente, le une sopra le altre, non lasciando altro che un paesaggio di macerie, una allucinante <em>terra desolata<\/em>, per usare l&#8217;espressione poetica di Eliot?<\/p>\n<p>Forse s\u00ec; a patto che non ce lo immaginiamo come un Superuomo invincibile e infallibile, come un Supermaestro esente da dubbi e incertezze e pi\u00f9 che mai corazzato nelle proprie rocciose sicurezze, bens\u00ec come un nostro compagno di viaggio che, pi\u00f9 coraggioso e pi\u00f9 lungimirante, ha intuito il pericolo prima di noi e si \u00e8 sforzato di correggere la rotta impazzita, pur conservando in se stesso le fragilit\u00e0 e le contraddizioni, perfino le ambiguit\u00e0, che sono un tipico portato di questa \u00abcultura del tramonto\u00bb, della quale noi tutti siamo figli legittimi.<\/p>\n<p>Ebbene, forse un tale timoniere, un tale Maestro esiste, nell&#8217;Occidente attanagliato da una crisi spirituale sempre pi\u00f9 vertiginosa; e forse non \u00e8 il caso di andarlo a cercare fra i nostri contemporanei, che troppo tardi si sono accorti della crisi, quando ormai essa era evidente anche agli occhi di un bambino. Forse bisogna cercarlo pi\u00f9 indietro, alle origini della fase centrale della modernit\u00e0, tra la rivoluzione industriale e la rivoluzione della carta stampata &#8211; contro la quale ultima, o meglio contro la cui dittatura, combatt\u00e9 una donchisciottesca battaglia, fino allo stremo delle forze e alla morte; ed \u00e8 quel S\u00f6ren Kierkegaard che scrisse una quantit\u00e0 prodigiosa di libri, di opuscoli, di articoli, per lo pi\u00f9 firmandosi con immaginifici pseudonimi (un po&#8217; come avrebbe fatto, pi\u00f9 tardi, Fernando Pessoa). Un Maestro solitario e stralunato, visionario e lucidissimo, avventato ed astuto al tempo stesso; non compreso dai suoi contemporanei, anzi perseguitato, esecrato e deriso; una pietra dello scandalo e una pietra d&#8217;inciampo, fustigatore di tutte le false certezze, di tutte le finzioni, di tutte le ipocrisie.<\/p>\n<p>Insomma un Maestro talmente scomodo e politicamente scorretto che, se la morte non lo avesse colto per strada, a Copenaghen, mentre tornava dalla banca ove aveva prelevato i suoi ultimi risparmi per alimentare la sua strenua battaglia contro la Chiesa luterana danese, da lui accusata di non essere affatto cristiana, forse sarebbe morto all&#8217;ospizio della carit\u00e0 o, magari, messo a tacere con mezzi legali, come era toccato al suo illustre modello dell&#8217;antichit\u00e0, Socrate. Talmente scomodo e incompreso che nemmeno la donna alla quale rimase disperatamente legato per tutta la vita, Regina Olsen &#8211; ormai sposa, da anni, di un altro &#8211; rifiut\u00f2 le carte che egli, per testamento, le aveva voluto offrire dopo morto, come ultimo dono e come testimonianza del suo sentimento totale e indefettibile.<\/p>\n<p>S\u00ec, Kierkegaard. Un uomo strano, enigmatico, che sfugge a tutte le catalogazioni e che spesso i curatori dei testi scolastici di filosofia &#8211; per non parlare dei professori &#8211; relegano con sufficienza tra gli &quot;scrittori edificanti&quot; pi\u00f9 che tra i filosofi; e non si accorgono, ciechi e stolti come sono, che si tratta di un pensatore di primissima grandezza, di un gigante della filosofia (come testimoniano, fra l&#8217;altro, le <em>Briciole di filosofia<\/em> e la <em>Postilla non scientifica<\/em>); e, al tempo stesso, di un osservatore straordinariamente lucido e acuto di quella crisi che, allora, batteva sommessamente alle porte dell&#8217;Europa, e che oggi cui sta investendo in pieno.<\/p>\n<p>\u00c8 certo, certissimo che il filosofo danese avrebbe rifiutato con fermezza &#8211; ma anche con quella sua sottile, implacabile ironia &#8211; sia il titolo di Maestro, sia l&#8217;attributo di timoniere. Ne fanno fede &#8211; oltre a tutta la sua vita e all&#8217;immensa mole dei suoi scritti, le brevi, semplici parole che volle incise sulla sua lastra tombale: <em>Un singolo<\/em>. Ma proprio per questa sua ritrosia, per questa sua modestia, per questa sua consapevolezza dei propri limiti, egli ci appare pi\u00f9 che mai il campione di un pensiero forte e vivo, e la sua figura come quella di una guida preziosa.<\/p>\n<p>Quanto riserbo, quanto pudore, quanta delicatezza &#8211; e anche, ben s&#8217;intende, quale sottile gioco degli specchi &#8211; dietro quella selva di pseudonimi, cos\u00ec come dietro quella eccelsa capacit\u00e0 di indossare i panni dell&#8217;avversario per meglio confutarlo: si pensi solo al <em>Diario del seduttore<\/em>! E, per contro &#8211; non ce ne vogliano gli ammiratori del filosofo della morte di Dio &#8211; ai quali noi pure, con riserva, apparteniamo &#8211; si pensi alla megalomania sbracata, al delirio di onnipotenza di testi come <em>Ecce homo<\/em>, al continuo, esasperante narcisismo col quale Nietzsche suggella e condisce ogni sua opera: e non solo quelle scritte alla vigilia della pazzia.<\/p>\n<p>E dunque, <em>come<\/em> dobbiamo accingerci alla lettura di Kierkegaard, noi uomini del terzo millennio, noi figli disincantati della post-modernit\u00e0? Il suo spirito sottile, non sar\u00e0 per noi troppo sottile; le sue caustiche sferzate, le sue ambigue ironie, il suo giocare a nascondino dietro maschere e parabole, non saranno troppo raffinati, per dei palati grossolani come i nostri? E il suo sussurro, o addirittura il suo silenzio, non saranno troppo esigenti per degli uomini che, come noi, hanno ormai i timpani sfondati dalle grancasse della modernit\u00e0 trionfante?<\/p>\n<p>Ebbene, ecco qualche consiglio da parte di un grande critico tedesco.<\/p>\n<p>Scriveva Christoph Schrempf in <em>Soeren Kierkegaard und sein neuester Beurteiler in der Theologischen Litteraturzeitung (Herr Wietzel in Dornreichenbach), Ein Pamphlet<\/em>, Richter, Leipzig 1887, pp. 30-32 (traduzione di Alessandro Cortese in <em>Questioni di storiografia filosofica<\/em>, a cura di Vittorio Mathieu, Brescia, la Scuola Editrice, 1974, vol.. 3, pp. 658-659):<\/p>\n<p><em>Chi vuole abbandonarsi alle proprie impressioni nella lettura di Kierkegaard pu\u00f2 sperimentare la propria meraviglia. Perch\u00e9 entro la stessa opera Kierkegaard non esita a istigarvi il lettore attraverso le impressioni pi\u00f9 opposte, non ha nessun ritegno d&#8217;entusiasmare dal punto di vista etico e di deridere causticamente la religiosit\u00e0. Cos\u00ec attira e respinge, e in tal modo insegna a pensar da s\u00e9. (&#8230;) [Del resto] come si pu\u00f2 meglio esercitare la prudenza verso le impressioni immediate che non con l&#8217;ingannare intenzionalmente grazie alle impressioni? \u00abChi \u00e8 stato ingannato \u00e8 pi\u00f9 saggio di chi non lo \u00e8 stato\u00bb, dice il motto della seconda parte degli<\/em> Stadien <em>[<\/em>Stadi<em>]; con precisione forse ancora maggiore si pu\u00f2 dire che chi non fu mai ingannato non diventer\u00e0 mai saggio; ma forse, allora, pu\u00f2 educar meglio all&#8217;autonomia chi sa ingannare nel modo migliore. E Kierkegaard lo sapeva. Ha ingannato persino [i critici] prudenti[&#8230;]; anche me, solo in modo un po&#8217; diverso.<\/em><\/p>\n<p><em>Credo dunque che Kierkegaard sia in misura eminente uno scrittore presso cui s&#8217;impari a leggere e a pensare. Ed era pure sua manifesta intenzione scrivere in modo che si potesse imparare da lui. Non si doveva far un po&#8217; pi\u00f9 d&#8217;onore a una cosa del genere [&#8230;]? Quali siano le particolari visini della vita di Kierkegaard, quale sia la verit\u00e0 da lui sostenuta e affermata, che valore abbia la sua asserita conoscenza della verit\u00e0, ho volutamente tralasciato di chiedermi, qui il problema verteva soltanto sugli scritti pseudonimi [&#8230;]. [del resto] rappresentare la concezione del mondo di Kierkegaard andrebbe oltre le mie forze, perch\u00e9 non ritengo d&#8217;averla compresa interamente, e ancor meno ho voglia di valutarla, perch\u00e9 ritengo ridicolo che colui che \u00e8 pi\u00f9 piccolo voglia valutare chi \u00e8 superiore. Ci\u00f2 che ho detto precedentemente a gloria di Kierkegaard potrei dirlo in quanto semplice lettore. La lode che gli ho elargito \u00e8 essenzialmente indipendente dal fatto che questa particolare e supposta conoscenza della verit\u00e0 sia o no corretta; \u00e8 pure indipendente dal fatto che io l&#8217;abbia compresa esattamente, nella sua interezza, o anche solo nell&#8217;essenziale. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>In fondo io non ritengo [&#8230;] importante arrivare ad accertarmi se Kierkegaard fu moralmente buono o cattivo, se era un angelo o un demonio, se la sua concezione della vita era esatta o falsa. Non ho certo da giudicare Kierkegaard, e il mio atteggiamento nei suoi riguardi \u00e8 difficile che si faccia influenzare da questioni del genere. In questo mondo d&#8217;illusione anche il demonio pu\u00f2 trasformarsi in un angelo della luce. Si far\u00e0 sicuramente bene a rendere indipendente il proprio atteggiamento verso un uomo dal fatto che egli appaia buono o cattivo. Diversamente ci si pu\u00f2 trovare ingannati con gran facilit\u00e0. Si far\u00e0 anche bene &quot;a&quot; desiderar d&#8217;imparare non &quot;dagli&quot; uomini, e naturalmente intendo dai buoni, ma &quot;presso&quot; gli uomini, tanto i cattivi quanto i buoni. Ma io credo che presso Kierkegaard si pu\u00f2 imparar molto chiunque egli sia. [&#8230;] [I critici] mett[ono] in guardia da quest&#8217;uomo contaminato d&#8217;\u00abingiustificabile superbia\u00bb. Pure io lo raccomando, raccomando lui, proprio lui, l&#8217;ambiguo Kierkegaard; non tuttavia che s&#8217;impari &quot;da&quot; lui, ma che s&#8217;impari &quot;presso&quot; di lui. [&#8230;] Credo di sapere quel che dico.<\/em><\/p>\n<p>Kierkegaard, dunque, come maestro d&#8217;ironia, ma anche come grande educatore; e tanto pi\u00f9 grande, quanto pi\u00f9 si sarebbe schermito di fronte a una tale definizione. Eppure, come Socrate, quel che voleva era di tirar fuori dagli uomini la verit\u00e0 che giace in fondo a ciascuno di essi, come un tesoro dimenticato; e, come Socrate, non si stancava di pungolarli, provocarli, stupirli, irritarli, disorientarli, confonderli: ma allo scopo di far s\u00ec che trovassero, <em>con le proprie forze<\/em>, la strada giusta da seguire. Egli, dunque, era l&#8217;esatto contrario dell&#8217;imbonitore da fiera, che grida ai quattro venti: \u00abVenite, ascoltate e credete a tutto quel che vi dir\u00f2; io possiedo la risposta giusta per ogni genere di domanda!\u00bb.<\/p>\n<p>E quanti imbonitori da fiere, ahim\u00e9, affollano la storia della filosofia, specialmente ai nostri giorni! Con quale cipiglio professorale, con quale seriosit\u00e0 compiaciuta sentenziano e bandiscono il loro credo, scomunicando tutti gli altri! Ve n&#8217;\u00e8 uno &#8211; ad esempio &#8211; che, da anni e decenni, con monotona insistenza, torna sempre a ripetere che <em>tutta<\/em> la storia del pensiero occidentale \u00e8 stata uno sbaglio totale, una corsa nichilistica verso il Nulla, un oblio dell&#8217;Essere: dal platonismo al cristianesimo, dal marxismo al capitalismo, dalla metafisica alla tecnica. Un&#8217;unica idea, ma ripetuta ossessivamente, senza distinguo n\u00e9 sfumature: migliaia di pagine per tornare a dire che <em>tutta<\/em> la civilt\u00e0 occidentale ha deragliato dalla retta via &#8211; tranne, forse, Parmenide &#8211; e che lui solo, il professore senza sorriso, ha visto giusto, ha sempre visto giusto&#8230;<\/p>\n<p>Ma Kierkegaard \u00e8 fatto di un&#8217;altra pasta. Sa vedere ogni questione come un poliedro dalle infinite facce, e per ciascuna di esse ha un occhio attento e indagatore. Rifugge dalle semplificazioni, dagli schematismi, dalle visioni manichee: sa che la realt\u00e0 \u00e8 complessa e, pur detestando Hegel (ma dopo averlo studiato, compreso e assimilato!), ha un vivo senso della dialettica, per cui rifugge istintivamente dai quadri fissi, dalle messe a fuoco in una sola dimensione. Non bara mai al gioco, ignorando le possibili obiezioni; \u00e8 il primo a contestare se stesso, a mettersi radicalmente in discussione; e non teme di apparire debole e confutabile.<\/p>\n<p>Ma questa \u00e8 anche la sua forza. Una forza prodigiosa, inesauribile, che lo risolleva dopo ogni caduta, che gli accresce le energie quanto pi\u00f9 le dissipa senza risparmio.<\/p>\n<p>Kierkegaard non ha bisogno di posare a moderno: egli <em>\u00e8<\/em> moderno, perch\u00e9 ha attraversato le contraddizioni della modernit\u00e0 con estrema decisione, inoltrandosi proprio l\u00e0 dove i sentieri apparivano interrotti &#8211; per usare un&#8217;espressione heideggeriana &#8211; e la foresta pi\u00f9 che mai intricata <em>e selvaggia e aspra e forte.<\/em><\/p>\n<p>Scrive Vittorio Possenti nel suo bel libro, da noi gi\u00e0 pi\u00f9 volte citato, <em>Terza navigazione. Nichilismo e metafisica<\/em> (Roma, Armando Editore, 1998, pp. 154-155:<\/p>\n<p><em>L&#8217;opera di Nietzsche conosce da decenni un favore immenso, e molti pensano che costituisca il punti pi\u00f9 alto della tarda modernit\u00e0. L&#8217;anti-Nietzsche sarebbe impossibile? Eppure \u00e8 gi\u00e0 accaduto da tempo, anzi accadde proprio quando Nietzsche muoveva i primi passi sulla strada del pensiero. L&#8217;anti-Nietzsche fu un cittadino del re cristianissimo di Danimarca, quel Vigilius Haufniensis, che si dette come compito di esistere come sentinella della modernit\u00e0. Kierkegaard si misur\u00f2 con la realt\u00e0, perci\u00f2 la sua opera \u00e8 feconda. Kierkegaard si tenne vicino all&#8217;esistenza, perci\u00f2 egli \u00e8 giovane. Non furono i suoi aforismi altrettanto profondi e fulminanti che quelli di Nietzsche? Ma non fu egli pi\u00f9 dotato di Nietzsche, cos\u00ec riccamente dotato sul piano dialettico che mentre Nietzsche vede solo pochi lati, egli ne abbraccia molti? (Rivolgersi da una parte soltanto, semplificando, non \u00e8 forse stare nel nichilismo?). Cos\u00ec dotato che, se avesse avuto notizia dell&#8217;altro, l&#8217;avrebbe assimilato, digerito, superato? Nel gioco dialettico delle parti e ponendosi varie maschere, Kierkegaard avrebbe anche potuto per un certo tempo indossare quella del nichilista. Il reciproco sarebbe stato possibile a Nietzsche? Ma Kierkegaard era cristiano, e questo basta a spiegare varie cose, compresa la confidenza un po&#8217; superficiale con cui molti passano oltre di lui; compresa la classificazione heideggeriana, che lo incasella bellamente solo come scrittore religioso-edificante. Non pochi sembrano aver accettato senza beneficio di inventario il giudizio di<\/em> Essere e tempo<em>, e sono andati oltre, magari senza riflettere che pagine di tale opera non avrebbero potuto essere scritte senza lo stimolo del Danese.<\/em><\/p>\n<p><em>Il pensiero contemporaneo si \u00e8 buttato dietro le spalle il &quot;problema Kierkegaard&quot;, mentre si ingolfa nel &quot;problema Nietzsche&quot;: perci\u00f2 non \u00e8 in equilibrio, n\u00e9 pu\u00f2 ascondere la sua falsa coscienza, perch\u00e9 considerando solo un lato, gli manca l&#8217;intero abbracciamento delle alternative possibili. Col suo carico di misteriosa spina nella carne, Kierkegaard volle esistere dinanzi a Dio, Nietzsche si espresse contro Dio. Il primo misur\u00f2 la portata dell&#8217;ateismo come malattia e mortale e disperazione pi\u00f9 di quanto il secondo misurasse la portata del teismo e della fede. Se Kierkegaard volle esistere dinanzi a Dio, di fronte a chi esistette Nietzsche? Se egli intese misurarsi con l&#8217;eterno ritorno dell&#8217;identico, questo gli imped\u00ec forse di raggiungere il fondo di se stesso e la piena verit\u00e0 dell&#8217;esistenza nella forma dello spirito.<\/em><\/p>\n<p><em>Tanti elementi lasciano pensare che in Nietzsche si esprima, come atto conclusivo di un processo di declino, un momento di catastrofe della coscienza europea; in Kierkegaard invece la possibilit\u00e0 di una ripresa. Nella sua opera non si incontrano il pieno svolgimento e la condizione solare dell&#8217;intelletto speculativo, sebbene vi si trovino la possibilit\u00e0 e la necessit\u00e0, la coscienza e il suo contrario, l&#8217;io, l&#8217;eterno, il finito e l&#8217;infinito. E vi si incontra chiara coscienza del nuovo ordine introdotto nel pensiero e nella storia dal cristianesimo: \u00abUn organo nuovo: la fede; e un nuovo presupposto: la coscienza del peccato; e una nuova decisione: il &#8216;momento&#8217;; e un nuovo maestro: Dio nel tempo\u00bb. E vi risulti onnipresente l&#8217;idea che la filosofia \u00e8 perfettibile, il cristianesimo no. La filosofia infatti \u00e8 pensiero che vive nel tempo e diviene nello sforzo di cogliere l&#8217;essere: il cristianesimo invece \u00e8 eterno, ed innanzi ad esso si comprende che non tutto si pu\u00f2 comprendere.<\/em><\/p>\n<p>Tre, in particolare, ci sembrano i meriti del pensatore danese nei confronti della nostra crisi attuale e della possibilit\u00e0 di uscirne; <em>possibilit\u00e0<\/em>, si badi, null&#8217;altro che possibilit\u00e0, dato che la categoria fondamentale che decider\u00e0 la questione \u00e8 e rimane quella della nostra libert\u00e0 di scelta.<\/p>\n<p>Il primo merito, \u00e8 stato quello di ricordare ai suoi contemporanei (e ai posteri) che solo rientrando in se stesso, l&#8217;essere umano pu\u00f2 ritrovarsi e sperare di salvarsi all&#8217;angoscia del nulla.<\/p>\n<p>Il secondo, quello di ricordargli che solo rientrando in se stesso pu\u00f2 trovare, al centro della propria interiorit\u00e0, quel Dio che da sempre gli parla e da sempre gli viene incontro, ma inascoltato.<\/p>\n<p>Il terzo, che non possiamo avere la pretesa di comprendere ogni cosa, di trovare una risposta ad ogni domanda, almeno nella nostra presente condizione; e che dobbiamo, pertanto, avere il coraggio di fare un salto nella fede, spogliandoci della nostra saccente presunzione razionalistica.<\/p>\n<p>Tre perle di saggezza infinita, tre autentici talismani che <em>potrebbero<\/em>, se bene utilizzati, guidarci fuori della mefitica palude nella quale stiamo sprofondando vieppi\u00f9, ogni giorno che passa; e vi stiamo sprofondando come ciechi o ubriachi, estasiati dal suono accattivante di dottrine malefiche e di sofismi vani e distruttivi.<\/p>\n<p>Ma a che servono i talismani, se non vi \u00e8 qualcuno capace di distinguerli dai comuni ciottoli di fiume?<\/p>\n<p>E lui, S\u00f6ren Kierkegaard, che cosa ne pensava di tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p>Possiamo farcene un&#8217;idea dalla <em>Prefazione<\/em> delle <em>Briciole di filosofia, ovvero una filosofia in briciole<\/em> di Johannes Climacus, che qui riportiamo nella traduzione di Cornelio Fabro (da S.Kierkegaard, <em>Opere<\/em>, Firenze, Sansoni, 1993, pp. 202-203):<\/p>\n<p><em>Qual \u00e8, allora, la mia opinione?&#8230; Nessuno, per favore, me lo domandi; perch\u00e9, dopo la questione se io abbia un&#8217;opinione, niente pu\u00f2 essere pi\u00f9 indifferente di sapere qual \u00e8 la mia. Avere un&#8217;opinione \u00e8 per me qualcosa di troppo e di troppo poco, presuppone una sicurezza e un benessere di esistenza, come nella vita terrestre l&#8217;aver moglie e bambini, ci\u00f2 che non \u00e8 concesso a chi deve arrabattarsi giorno e notte senza potersi ancora assicurare il necessario alla vita. Nel mondo dello spirito \u00e8 proprio questo il caso mio: perch\u00e9 io ho formato e formo me stesso solo per danzare agilmente a servizio del pensiero, all&#8217;onore possibilmente di Dio e per mia propria soddisfazione, rinunciando alla felicit\u00e0 familiare e alla pubblica considerazione, alla<\/em> communio bonorum, <em>alla comunanza delle gioie che c&#8217;\u00e8 nell&#8217;avere una opinione. E anche se ne avessi qualche ricompensa, anche se, come colui che serve all&#8217;altare, anch&#8217;io mangio di ci\u00f2 che viene offerto sull&#8217;altare? (<\/em>I Cor<em>., 9, 13)&#8230; Questo riguarda me soltanto. Colui, cui io servo, \u00e8 &#8211; per dirla col gergo degli uomini di finanza &#8211; di una consistenza garantita, ma si tratta di ben altra consistenza di quella che intendono i finanzieri. Se invece qualcuno fosse tanto cortese dal concedermi che anch&#8217;io abbia un&#8217;opinione, se costui spingesse la sua galanteria al punto da accettare per suo conto quest&#8217;opinione per il fatto ch&#8217;essa era mia; mi dispiacerebbe e per la sua cortesia di essermi rivolto a un oggetto cos\u00ec indegno, e per la sua opinione se egli non avesse altra opinione che la mia. Io posso rischiare la vita, posso scherzare con tutta seriet\u00e0 con la mia vita &#8211; non con quella di un altro. \u00c8 questa l&#8217;unica cosa ch&#8217;io posso fare per il pensiero, io che non ho un corso accademico da offrirgli, \u00abappena il piccolo corso di lezioni a una dracma, per non dire di un corso grande a cinquanta dracme\u00bb (<\/em>Cratilo<em>). Non ho che la mia vita che io subito metto allo sbaraglio, appena si profila una qualche difficolt\u00e0. La danza allora \u00e8 facile; perch\u00e9 il pensiero della morte \u00e8 un&#8217;abile ballerina, \u00e8 questo la mia compagna di ballo, ogni altro uomo \u00e8 per me troppo pesante; e perci\u00f2 io prego,<\/em> per deos obsecro<em>: nessuno si rivolga a me, io non ballo.<\/em><\/p>\n<p>A quanti desiderino approfondire questo argomento, ricordiamo il nostro precedente saggio: <em>Il paradosso della fede: \u00abTimore e tremore\u00bb di Kierkegaard<\/em>, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice.<\/p>\n<p><em>Q<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste un Socrate dei nostri giorni, un Maestro che ci sappia richiamare all&#8217;esigenza del \u00abconosci te stesso\u00bb e, pi\u00f9 precisamente, del riconoscimento dell&#8217;uomo come singolo e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-26096","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26096","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26096"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26096\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26096"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26096"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26096"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}