{"id":26089,"date":"2019-05-30T11:20:00","date_gmt":"2019-05-30T11:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/30\/kasserine-febbraio-1943-quando-le-suonammo-agli-americani-di-santa-ragione\/"},"modified":"2019-05-30T11:20:00","modified_gmt":"2019-05-30T11:20:00","slug":"kasserine-febbraio-1943-quando-le-suonammo-agli-americani-di-santa-ragione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/30\/kasserine-febbraio-1943-quando-le-suonammo-agli-americani-di-santa-ragione\/","title":{"rendered":"Kasserine, febbraio 1943: quando le suonammo agli americani di santa ragione"},"content":{"rendered":"<p>Grazie alla rimozione voluta della memoria e al bombardamento pluridecennale di film e romanzi nei quali abbiamo toccato i due estremi dell&#8217;auto-denigrazione e della cieca esaltazione dell&#8217;ex nemico, divenuto, chi sa come, il nostro grande amico e alleato, la maggior parte degli italiani ancora oggi ignora che non sempre gli americani ci hanno soverchiati con la loro poderosa macchina militare, e che il nostro esercito non sempre \u00e8 stato costretto ad alzare miseramente bandiera bianca di fronte ad essi. Anche persone di una certa cultura, probabilmente, non hanno mai sentito parlare della battaglia del Passo di Kasserine, in Tunisia, del febbraio 1943, nella quale le forze italo-tedesche hanno inflitto una pesantissima sconfitta all&#8217;esercito americano da poco sbarcato sulle coste del Marocco e dell&#8217;Algeria, e mirante a ricongiungersi all&#8217;Ottava Armata britannica, gi\u00e0 vittoriosa (grazie alla sua schiacciante superiorit\u00e0 in uomini e mezzi) ad El Alamein; una sconfitta che, dopo pochi giorni di duri combattimenti, assunse le proporzioni, materiali e anche morali, di una vera e propria disfatta. Questo, i libri di testo e i nostri professori di liceo si sono dimenticati di raccontarcelo: che a soli pochi mesi dallo sbarco in Sicilia, antefatto del crollo dell&#8217;Italia e del disonorevole armistizio dell&#8217;8 settembre, i nostri soldati, insieme ai loro camerati tedeschi e sotto l&#8217;eccellente direzione tattica e strategica di due generali germanici, Rommel e von Arnim, seppero battersi come leoni e fecero mordere la polvere ai soldati americani giunti fin laggi\u00f9 gonfi di boria e convinti che, grazie al loro numero, all&#8217;efficienza logistica e alla disponibilit\u00e0 pressoch\u00e9 inesauribile di armi e materiali, non avrebbero dovuto quasi combattere, ma si sarebbero impadroniti di tutto il Nord Africa senza colpo ferire.<\/p>\n<p>Questo episodio, e anche il ruolo notevole svolto dalle truppe italiane, specialmente dalla divisione corazzata <em>Centauro<\/em> e da due reggimenti di bersaglieri, \u00e8 stato rievocato da una delle storie militari della Seconda guerra mondiale pi\u00f9 obiettive, o, se si preferisce, delle meno tendenziose, diffuse fra il grande pubblico: <em>La seconda guerra mondiale<\/em> del giornalista e storico Raymond Cartier (titolo originale: <em>La seconde guerre mondiale<\/em>, Paris, Librairie Larousse e Paris Match, 1965; traduzione dal francese di Edmondo Aroldi, Milano, Mondadori, 1968, 2012, vol. 2, pp.130-132):<\/p>\n<p><em>L&#8217;offensiva tedesca inizia il 1\u00b0 febbraio. Riunite sotto il comando di un luogotenente di von Arnim, il generale Heinz Ziegler, la 10a e la 21a divisione corazzate cacciano gli americani dal colle di Faid, chiudendo il balcone che si erano aperti sulla piana di Gab\u00e8s. Il 14 riprende l&#8217;offensiva. Con 200 carri, Ziegler prepara una manovra a tenaglia attorno alla localit\u00e0 di Sidi, abu-Zid, un quadrato di case bianche ai piedi della dorsale orientale, L&#8217;avversario \u00e8 la 1a divisione corazzata americana con forze equivalenti ma esperienza bellica di gran lunga inferiore. Un debole contrattacco fallisce. Accerchiati, molti battaglioni si arrendono. 112 carri americani vengono distrutti o catturati. Ike [Dwight D. Eisenhower] vacilla sotto il colpo. Di ritorno da un giro d&#8217;ispezione al fronte, inalberando per la prima volta la sua quarta stella, stava visitando le rovine di Timgad nel momento in cui la sua migliore divisione crollava! Anche in America si dice che egli eccelle solo nella politica e che dovrebbe cedere le operazioni militari al suo assistente inglese, generale Alexander. Rommel ha partecipato all&#8217;offensiva. Lasciando le sue truppe non motorizzate sulla linea del Mareth, egli ha formati con l&#8217;Afrika Korps un raggruppamento del valore di una divisione corazzata con la quale ha marciato su Gafsa. Non ha dovuto combattere perch\u00e9 la citt\u00e0 era stata evacuata dagli americani che si ritiravano precipitosamente su Tebessa. \u00c8 una nuova rapida avanzata, tra gruppi di arabi che acclamano i tedeschi e spogliano i cadaveri. I carri armati arrivano all&#8217;aeroporto di Thelepte tra le fiamme di 30 aeroplani che gli americani hanno incendiato all&#8217;ultimo minuto. Il 17 febbraio Rommel \u00e8 ai piedi della dorsale occidentale, davanti al passo di Kasserine, in collegamento con Arnim che ha appena preso Sbeitla, al centro del pianoro. Tutto il sud del fronte alleato \u00e8 crollato. Ma la discordia regna nel comando tedesco. Rommel, che ha fatto 120 chilometri in tre giorni, non pu\u00f2 comprendere perch\u00e9 von Arnim ne ha fatti appena 30 e cosa egli aspetti per sfruttare la sua vittoria di Sid -abu-Zid. Ignora che Arnim intende spostare il suo sforzo a nord con un&#8217;offensiva frontale nella valle della Megerda, mentre lui, Rommel, fedele alla tattica del deserto, concepisce la continuazione delle operazioni sotto forma di un vasto movimento aggirante verso Tebessa e ulteriormente verso Bona, nell&#8217;intento di piombare sulle comunicazioni del nemico e costringerlo ad evacuare precipitosamente la Tunisia. Gli arbitri, Kesslring e il comando supremo, sono a Roma. Rommel invia loro il suo capo di stato maggiore, Bayerlein, e attende febbricitante le loro decisioni. Arrivano all&#8217;una del mattino del 19 febbraio, recandogli insieme una soddisfazione e una delusione. Vengono poste ai suoi ordini alcune divisioni corazzate, ma il comando supremo trova troppo ardita l&#8217;idea del movimento aggirante verso Tebessa. Il maresciallo Rommel dovr\u00e0 tenersi pi\u00f9 ad est, marciando solo su Le Kef, al fine di non divergere troppo dalla 5a armata corazzata. Rommel deplora la riduzione della sua manovra, ma non pu\u00f2 protrarre la discussione. Il temo stringe. Il nemico si rafforza. Bisogna colpirlo.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;offensiva tedesca comincia l&#8217;indomani. Rommel ha deciso di attaccare simultaneamente i colli di Sbiba e di Kasserine, libero di trasferire il suo sforzo principale nella zona pi\u00f9 propizia. Da Sbeitla la 21a divisone corazzata marcia verso Sbiba. Attraverso Kasserine il Deutsche Afrika Korps si impegna nei solchi dell&#8217;uadi Hatab che conducono al colle. La 10a divisione corazzata e la divisione italiana &quot;Centauro&quot; sono di riserva, pronte a portarsi a destra o a sinistra. La terra inzuppata di pioggia si appiccica ai cingoli dei carri; una fitta nebbia ritarda l&#8217;alba e sopprime l&#8217;aurora. Ancora una volta i combattenti sono circondati dall&#8217;Africa gelida. Sui colli, gli Alleati sono ancora in piena improvvisazione. A Sbiba, un distaccamento del 19\u00b0 corpo viene affrettatamente rinforzato con elementi della 6a divisione corazzata britannica. A Kasserine, il colonnello americano Stark assume, alle 6 del mattino, il comando del settore. Non ha con s\u00e9 che un battaglione del 26\u00b0 fanteria, un battaglione di carri e una batteria di vecchi 75 francesi. Occorrono rinforzi, ma il comando esita a sguarnire gli altri settori, avendo l&#8217;impressione che l&#8217;attacco principale si produrr\u00e0 pi\u00f9 a nord, verso Fonduk o Pont-du-Fahs. Fortunatamente per gli Alleati, i tedeschi partono da troppo lontano. La 21a divisione corazzata avanza verso Sbiba con una lentezza che irrita Rommel. Al colle di Kasserine egli aveva contato sull&#8217;azione di sorpresa del 3\u00b0 battaglione da ricognizione, ma 200 motociclisti sono veramente un distaccamento troppo debole per stanare un nemico munito di artiglieria. La battaglia inizia solo alla fine del pomeriggio. Quando cade la notte, l&#8217;Afrika Korps ha preso una bicocca, il bordj Chami, a 1000 metri dal colle. Ma la linea delle creste resta agli Alleati. L&#8217;indomani cade il colle di Kasserine. I bersaglieri della divisione &quot;Centauro&quot; hanno brillantemente compiuto l&#8217;assalto finale. 2450 prigionieri validi contro 192 caduti: gli americani dimostrano che il loro ardore combattivo lascia a desiderare. Kesselring raggiunge Rommel sul colle e i due marescialli passeggiano in mezzo a una quantit\u00e0 impressionante di materiale abbandonato. &quot;Abbiamo molto da imparare da loro&quot; dice Rommel facendo notare la perfezione del sistema di standardizzazione americano. &quot;S\u00ec&quot; risponde Kesselring &quot;ma anche loro hanno qualcosa da imparare da noi!&quot;<\/em><\/p>\n<p>Pur facendo una certa confusione fra la 131a Divisione corazzata <em>Centauro<\/em>, che all&#8217;epoca disponeva di soli 23 carri, e i bersaglieri del 5\u00b0 e del 7\u00b0 Reggimento, impegnati in duri scontri ravvicinati con gli americani (il colonnello Luigi Bonfanti, comandante del 7\u00b0, cadde eroicamente in combattimento), lo storico francese riconosce il valore e l&#8217;efficacia della partecipazione italiana alla battaglia del passo di Kasserine, che si risolse nella pi\u00f9 grande sconfitta tattica dell&#8217;esercito statunitense di tutta la Seconda guerra mondiale, con una precipitosa ritirata di 140 km. in una sola settimana. Forse se ne ricordarono bene gli americani, qualche mese dopo, durante lo sbarco in Sicilia, allorch\u00e9 si vendicarono facendo fucilare sul posto, contro ogni legge di guerra, prigionieri italiani e tedeschi catturati nel corso della battaglia per la conquista dell&#8217;isola, nel tristemente famoso massacro di Biscari del 10-14 luglio 1943, nel quale vennero passati per le armi 12 civili italiani, 76 militari italiani e alcuni soldati tedeschi, <em>dopo che si erano arresi<\/em>. Si tratt\u00f2 di due episodi distinti, una prima strage ordinata dal capitano Compton, e una seconda perpetrata dal sergente West, denunciati da un cappellano militare e che provocarono un&#8217;inchiesta, al termine della quale West fu condannato da una corte marziale, ma poi subito rimesso in servizio, mentre Compton venne assolto. Entrambi si giustificarono adducendo di aver preso alla lettera una frase pronunciata dal generale Patton alla vigilia dello sbarco: <em>Se si arrendono solo quando gli sei addosso, ammazzali!<\/em> E questi sono i signori che vollero il tribunale di Norimberga&#8230;<\/p>\n<p>Le truppe italiane, che si batterono con valore fino a quando il fronte interno resse e il Comando supremo, che pur non aveva mai brillato per genialit\u00e0 o per fermezza, continu\u00f2 ad esistere a a impartire direttive, non si macchiarono di simili atrocit\u00e0, pur battendosi in condizioni materiali e psicologiche assai meno favorevoli di quelle che assistettero gli americani e gli inglesi nel 1943, prima in Tunisia e poi in Sicilia. Eppure quanti giovani italiani, e anche meno giovani, sanno che le nostre forze armate, ancora nel febbraio del 1943, a sei mesi dal crollo, erano ancora capaci di battersi cin ardore e sprezzo del pericolo, e che fecero vedere i sorci verdi all&#8217;esercito pi\u00f9 potente che il mondo avesse mai visto? Praticamente nessuno. Eppure sarebbe stato dovere degli storici, dei giornalisti, dei registi e degli scrittori tramandare quelle gesta, non per ottuso spirito nazionalistico, ma per rispetto della verit\u00e0 e per onorare quanti caddero sul campo dell&#8217;onore, sacrificando la vita per ritardare la sconfitta e l&#8217;invasione della patria con l&#8217;orrore dei bombardamenti aerei sulle citt\u00e0 indifese. In un Paese normale, il cui popolo possieda sufficiente coscienza di s\u00e9 e abbastanza fierezza da non vergognarsi della propria storia e delle proprie tradizioni, comprese quelle militari, l&#8217;eroico sacrificio dei carristi e dei bersaglieri del passo di Kasserine sarebbe stato tramandato alla memoria delle nuove generazioni: sarebbero stati scritti dei saggi storici e anche, perch\u00e9 no, dei romanzi, e girati dei film, e tenute delle conferenze. Invece qualcuno, a partire dal 1945, decise che l&#8217;Italia doveva tirare un rigo su tutte queste magnifiche pagine di valore, e che doveva essere tramandata solo la memoria di quanti combatterono per la &quot;libert\u00e0&quot;: vale a dire che bisognava creare il mito della Resistenza, di una lotta nobile e pura per altissimi ideali, occultando l&#8217;atroce realt\u00e0 di una belluina guerra civile, nella quale italiani massacrarono altri italiani, comprese donne e ragazzi, e incrudelirono soprattutto dopo la resa dei vinti, calpestando ogni legge umana e divina per perpetrare le pi\u00f9 efferate vendette. Il modello era sempre, guarda caso, quello dei tanto strombazzati &quot;liberatori&quot;, quello di Patton, che aveva incitato i suoi soldati a non mostrare piet\u00e0 e a massacrare anche quelli che si erano gi\u00e0 arresi. Cos\u00ec, gli eroi di Kasserine, come il colonnello Bonfanti, e quelli di altre cento e cento battaglie, dalla Grecia alla Russia, dall&#8217;Egitto all&#8217;Etiopia, e quelli caduti nei cieli e nei mari di tutto il mondo, vennero rimossi, o ricordati solo malvolentieri e a denti stretti; mentre si fabbricarono degli eroi di cartapesta, i partigiani comunisti, molti dei quali furono dei veri e propri criminali, che avrebbero meritato non gli onori dei libri di scuola e, addirittura, le medaglie al valore, ma un tribunale che li giudicasse per le atrocit\u00e0 delle quali si erano macchiati. Cos\u00ec il popolo italiano, dopo il 1945, \u00e8 stato cresciuto con una educazione alla rovescia e con una consapevolezza totalmente distorta dei suoi padri e del suo passato recente: si \u00e8 dato a intendere che i valorosi combattenti di Culqualber, di Nikolaiewka, di El Alamein, avevano sacrificato la vita, nel migliore dei casi, per un ideale sbagliato, mentre non esiste ideale pi\u00f9 alto, per un soldato, che l&#8217;amor di patria, indipendentemente dal governo che esiste in quel momento storico e dalle finalit\u00e0 strategiche e politiche per cui la guerra viene combattuta. Non aver capito ci\u00f2 o averlo capito tanto bene da volerlo cancellare dalle coscienze \u00e8 il crimine di cui si \u00e8 macchiata, fin dal suo sorgere, la Repubblica italiana nata dalle rovine di una sconfitta che fu umiliante solo per il modo in cui avvenne, con la doppiezza, l&#8217;inganno e il tradimento, e col misero opportunismo di voler saltare, all&#8217;ultimo minuto, sul carro del vincitore. Tale fu il prezzo che l&#8217;Italia ha pagato per essere accolta nel consesso delle nazioni, col trattato di Parigi del 1947: e ne fa fede il vergognoso articolo 16, che impone il condono preventivo ai traditori, evidentemente persone grate ai vincitori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie alla rimozione voluta della memoria e al bombardamento pluridecennale di film e romanzi nei quali abbiamo toccato i due estremi dell&#8217;auto-denigrazione e della cieca esaltazione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-26089","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26089","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26089"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26089\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26089"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26089"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26089"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}