{"id":26086,"date":"2010-03-19T11:54:00","date_gmt":"2010-03-19T11:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/19\/quella-volata-sugli-champs-elisees-che-incorono-karstens-re-dello-sprint\/"},"modified":"2010-03-19T11:54:00","modified_gmt":"2010-03-19T11:54:00","slug":"quella-volata-sugli-champs-elisees-che-incorono-karstens-re-dello-sprint","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/19\/quella-volata-sugli-champs-elisees-che-incorono-karstens-re-dello-sprint\/","title":{"rendered":"Quella volata sugli Champs Elis\u00e9es che incoron\u00f2 Karstens re dello sprint"},"content":{"rendered":"<p>Pomeriggio del 18 luglio 1976: il sessantatreesimo Tour de France \u00e8 in vista della trionfale conclusione sugli Champs Elys\u00e9es, dove si corre, all&#8217;ombra dei grandi alberi secolari, l&#8217;ultima frazione della tappa finale: una corsa di soli 91 chilometri su e gi\u00f9 per i Lungosenna, all&#8217;ombra della Tour Eiffel, in questa caldissima giornata estiva, disputata con ritmo forsennato in vista del rush pigliatutto.<\/p>\n<p>Dopo aver divorato complessivamente 4.017 chilometri sull&#8217;asfalto bollente delle strade francesi, la carovana ciclistica, partita il 24 giugno e dipanatasi per 22 tappe alla velocit\u00e0 media di 34,518 km. orari, \u00e8 giunta ormai a poche manciate di metri dall&#8217;arrivo.<\/p>\n<p>Ed ecco, dopo aver ondeggiato pi\u00f9 volte da un lato all&#8217;altro dell&#8217;amplissimo, magnifico viale coronato dall&#8217;Arc de Triomphe, il serpentone dei corridori lancia la volata decisiva, quella che metter\u00e0 in riga, una volta per tutte, le ambizioni roventi dei velocisti: perch\u00e9 uno solo salir\u00e0 sul palco della premiazione, sar\u00e0 baciato dalle miss e ricever\u00e0 i fiori, accanto al vincitore in maglia gialla; non ci saranno altre occasioni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 tempo di chiacchiere, di interviste, di proclami velleitari: chi ha ancora fiato nei polmoni e forza nelle gambe, spinge ora sui pedali come un forsennato, e subito si forma una pattuglia di specialisti della volata, mentre gli altri, i passisti e gli scalatori, scivolano prudentemente nelle posizioni retrostanti, pi\u00f9 tranquille. Perch\u00e9 rischiare l&#8217;osso del collo quando ormai i giochi sono fatti? In classifica, chi c&#8217;\u00e8, c&#8217;\u00e8, e chi non c&#8217;\u00e8, non pu\u00f2 farci pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>La corsa di fatto \u00e8 gi\u00e0 finita, e ha consacrato trionfatore il belga Lucien Van Impe, assenti il \u00abcannibale\u00bb Eddy Merckx, che ha gi\u00e0 vinto il Tour ben cinque volte, e il francese Bernard Th\u00e9venet, che ha vinto l&#8217;edizione dell&#8217;anno precedente ma che, ora, ha dovuto ritirarsi alla diciannovesima tappa. Secondo \u00e8 l&#8217;olandese Joop Zoetemelk, con circa 4 minuti di distacco; terzo il francese Raymond Poulidor, con oltre 12 minuti. Come dire un altro pianeta, un&#8217;altra gara.<\/p>\n<p>Il primo degli italiani, Walter Riccomi, si piazza al quinto posto; il secondo, Fausto Bertoglio, al nono posto. Mancano i grossi nomi, che non hanno partecipato: Felice Gimondi,ormai quasi al termine della sua lunga e gloriosa carriera, che aveva vinto una tappa al Tour del 1975; e il giovane, promettente Francesco Moser, che in quella stessa edizione aveva indossato la maglia gialla per sette giorni ed era poi giunto settimo in classifica generale, vincendo due tappe e la speciale classifica riservata ai giovani.<\/p>\n<p>Ora sugli Champs Elys\u00e9es la pattuglia di testa si sgrana, anzi, esplode addirittura, e un manipolo di disperati schizza fuori come altrettanti proiettili, sfiorando le transenne e irrompendo a oltre cinquanta chilometri l&#8217;ora verso la striscia bianca dell&#8217;arrivo, quella magica barriera dei sogni sulla quale si avventano le ruote in un turbinio velocissimo, istantaneo, in un fantasmagorico caleidoscopio di colori delle diverse magliette, di manubri luccicanti al sole, di braccia protese nel tuffo poderoso per guadagnare l&#8217;ultimo centimetro.<\/p>\n<p>Ancora pochi istanti e gi\u00e0 gli altoparlanti annunciano la classifica di tappa, mentre il gruppone \u00e8 transitato a sua volta e la carovana incomincia a sciogliersi nell&#8217;aria di festa dell&#8217;ultimo giorno, tra applausi, strette di mano, sorrisi di ragazze e autografi scarabocchiati in fretta, per la gioia di un esercito di tifosi.<\/p>\n<p>Il primo a tagliare il traguardo \u00e8 stato l&#8217;olandese Gerben Karstens, che aveva gi\u00e0 vinto la terza sezione della diciottesima tappa: da Lacanau a Bordeaux, su una distanza di 70 km., nel caldo torrido delle Landes, impresa notevole dopo altre due sezioni di 86 e 123 km., tutte nello stesso giorno: il giorno della festa nazionale francese, l&#8217;anniversario della Bastiglia. Era stata una bella vittoria anche quella, con le graziose bagnanti in bikini ad agitare le mani in segno di saluto, lungo le spiagge dell&#8217;Atlantico, verso tutti quei giovani consumati dallo sforzo.<\/p>\n<p>Ma il trionfo sugli Champs Elys\u00e9es, quello \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa&#8230; Che cosa potrebbe desiderare di pi\u00f9 significativo, di pi\u00f9 emozionante, un corridore che si avvicina ormai al termine della propria carriera?<\/p>\n<p>Karstens, nato a Leiden, classe 1942, non \u00e8 pi\u00f9 un ragazzino quando vince trionfalmente la volata sugli Champs Elys\u00e9es, che lo incorona re dello sprint davanti a tutti gli altri: ha trentaquattro anni e quindi, in termini ciclistici, \u00e8 ormai quasi anziano. Ma ha sempre avuto grinta e volont\u00e0 da vendere e, del resto, al ciclismo \u00e8 arrivato tardi, perch\u00e9 il padre, un onesto borghese di idee piuttosto rigide, voleva fare di lui un pattinatore su ghiaccio; e solo a diciannove anni, minacciando di piantare la scuola alla vigilia del diploma, \u00e8 riuscito a convincerlo a lasciarlo passare nel velodromo, peraltro dopo una esperienza decisamente brillante anche nel pattinaggio.<\/p>\n<p>Non solo tenacia e volont\u00e0: Karstens \u00e8 sempre stato un po&#8217; guascone, un po&#8217; ribelle, un po&#8217; estroso e imprevedibile; senza peli sulla lingua sia in corsa che davanti ai microfoni, non nasconde agli altri quello che pensa di certe ipocrisie, di certe meschinit\u00e0 nascoste all&#8217;occhio delle telecamere, ma ben presenti e tangibili per i ciclisti che si affaticano sulle strade, in uno sport che richiede capacit\u00e0 di sacrificio quasi disumane, d&#8217;altri tempi.<\/p>\n<p>Per questo motivo Karstens non va molto a genio n\u00e9 agli organizzatori delle corse, che lo vedono come il classico contestatore rompiscatole, n\u00e9 a parecchi suoi colleghi, che ne temono sia la lingua affilatissima, sia le doti di sprinter non meno taglienti. Taglienti in tutti i sensi: perch\u00e9 l&#8217;olandese non \u00e8 certo uno stinco di santo e, pur di vincere, non esita a ricorrere a qualunque espediente e anche, diciamolo pure, a qualunque scorrettezza, fedele al vecchio motto di Machiavelli: il fine giustifica i mezzi.<\/p>\n<p>Eh s\u00ec, perch\u00e9 &#8211; se la specialit\u00e0 dello scalatore &#8211; che poi \u00e8, alla fine, quello che vince i Tour de France e i Giri d&#8217;Italia &#8211; \u00e8 adatta ai gentiluomini della vecchia scuola, come Gimondi e come lo stesso Eddy Merckx, e sottintende una filosofia sportiva fatta di imprese solitarie, di romantiche fughe dal gruppo e di memorabili cavalcate verso le mitiche regioni dell&#8217;alta classifica; quella del velocista \u00e8, viceversa, una specialit\u00e0 per tipi tosti e senza troppi scrupoli: tipi decisi a vincere a ogni costo, perch\u00e9 per loro la vittoria \u00e8 affare di attimi, di centimetri e perfino di millimetri, e si gioca tutta su quei duecento metri finali delle corse in pianura, in genere su di un rettilineo che si presta ad enfatizzare lo sforzo spasmodico di quegli ultimi metri, come una scenografia solenne e festosa al tempo stesso.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 ora, qui, sugli Champs Elys\u00e9es imbandierati e tripudianti, nel cuore di questa fantastica Parigi che accoglie in un abbraccio delirante i corridori stravolti dalla fatica dei quattromila chilometri percorsi sotto il sole e la pioggia, ma soprattutto sotto il sole. Perch\u00e9 l&#8217;avversario che tutti temono, al Tour de France, \u00e8 proprio il calore micidiale, che oltrepassa sovente i trenta gradi e che scioglie perfino l&#8217;asfalto, togliendo il respiro sia nelle durissime tappe di montagna, dai Pirenei alle Alpi al Massiccio Centrale, sia nelle tappe di pianura, interminabili, eterne, sulle strade polverose, dove l&#8217;impazienza dei passisti, sempre speranzosi di fare centro con la fuga buona al momento giusto, imprime alla corsa un ritmo forsennato, quasi da motociclisti.<\/p>\n<p>Karstens il guascone, lo spaccone, lo spericolato; sempre allegro, sempre pronto allo scherzo, alla battuta; sempre assetato di vittoria, ma non sempre fortunato, a dispetto dei mille trucchi e delle innumerevoli infrazioni che gli hanno valso parecchi richiami delle giurie e anche qualche squalifica per doping.<\/p>\n<p>Se, poi, gli capita di trovarsi in squadra con qualche matto come lui, allora il pubblico pu\u00f2 star certo che se ne vedranno delle belle. Cos\u00ec \u00e8 stato al Giro d&#8217;Italia del 1973, dove lui e quell&#8217;altra buona lana di Rik Van Linden, un fiammingo altrettanto veloce, si sono messi in coppia a combinarne di tutti i colori nelle volate finali: dal prendere lo slancio appoggiandosi l&#8217;uno sulla spalla dell&#8217;altro, al tirare per la maglietta gli avversari gi\u00e0 lanciati a tutta birra, al tagliare loro la strada in modo cos\u00ec pericoloso, da rischiare il capitombolo per s\u00e9 e per l&#8217;intero gruppo.<\/p>\n<p>Al Giro d&#8217;Italia del 1973 (stravinto dal solito Merckx), del resto, entrambi avevano un nemico in comune da combattere: il nostro velocista Marino Basso, campione del mondo nel 1972 &#8211; dove aveva soffiato la vittoria a Franco Bitossi, a pochissimi metri dal traguardo -, che giudicavano antipatico e che avevano giurato di non lasciar vincere mai, in nessun modo: retroscena buffi e un po&#8217; crudeli di ogni lunga e faticosa corsa a tappe, quando la noia e la malinconia rischiano di far vacillare anche i cuori pi\u00f9 impavidi e si sente il bisogno di vivacizzare il clima, inventandosi qualche fuori programma un po&#8217; pepato.<\/p>\n<p>Basso, infatti, era rimasto a bocca asciutta per tutto il Giro, maledicendo il destino e incolpando, di volta in volta, la catena che gli era uscita sul pi\u00f9 bello e la diabolica coppia dei suoi nemici giurati, che gli aveva rubato il successo; mentre Karstens, da parte sua, vinceva una tappa, quella di Milano, e Van Linden ne vinceva due, al Lido delle Nazioni e a Forte di Marmi.<\/p>\n<p>Di carattere guascone non meno dell&#8217;Olandese, Basso, come tutti gli entusiasti, s&#8217;era avvilito alquanto per le continue, inaspettate sconfitte: per vincere, aveva bisogno di vincere. Sicch\u00e9, quando una volta il suo avversario Roger De Vlaeminck aveva colto una lacrima rigargli il viso, dopo l&#8217;ennesimo, bruciante smacco sul filo del traguardo, e lo aveva bonariamente rimproverato per quella debolezza, lui, punto nell&#8217;orgoglio, se l&#8217;era dovuta rimangiare, ostentando una sicumera che pi\u00f9 non possedeva se non di facciata.<\/p>\n<p>Ma poi, nella volata finale sul lungomare di Trieste, dopo la folle corsa gi\u00f9 dalle Dolomiti, l&#8217;ex campione del mondo s&#8217;era preso la rivincita solenne e aveva infilzato tutti quanti con uno sprint magistrale, di quelli che sapeva tirare fuori quando ormai tutti quanti borbottavano che era finito e che non avrebbe vinto mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>E la stessa cosa, per Basso, si era ripetuta nel Giro dell&#8217;anno dopo, il 1974: anche quello pareva un anno stregato, che regalava vittorie solo agli altri. E lui, invece, niente. Non arrivava nemmeno secondo: ma terzo, quarto, quinto&#8230; mentre gli passavano avanti velocisti anche meno dotati, ma evidentemente pi\u00f9 abili o forse soltanto un po&#8217; pi\u00f9 fortunati: De Vlaeminck e Gualazzini, Gavazzi e Paolini. Perfino il vecchio Bitossi aveva ritrovato la forma smagliante dei suoi anni migliori e aveva vinto la bellezza di tre tappe&#8230; Solo nella tappa finale, nell&#8217;ultima volata all&#8217;ombra del Duomo di Milano, il Marino dei vecchi tempi era risorto con un guizzo dei suoi, stracciando tutti quanti sul filo di lana.<\/p>\n<p>Ora, nel 1976, a quasi trentaquattro anni, Karstens pareva ormai un corridore sul viale del tramonto e, quasi per compensare le vittorie sempre pi\u00f9 rade, aveva raddoppiato gli scherzi e i lazzi, diventando un po&#8217; il buffone della carovana. Non c&#8217;era pi\u00f9 un Van Linden col quale fare squadra e combinare le volate; e nemmeno un Basso cui far la guerra. In compenso, c&#8217;erano diversi nuovi astri dello sprint nel firmamento del ciclismo, a cominciare dal belga Freddy Maertens, un vero fuoriclasse, che, solo in quel Tour, aveva divorato niente meno che otto tappe!<\/p>\n<p>E invece, ecco quella splendida doppietta: a Bordeaux e poi a Parigi, sugli Champs Elys\u00e9es! Era valsa la pena, dunque, di stringere i denti e di restare aggrappato sulla sella, fidando nella sua buona stella, nel suo colpo d&#8217;occhio e nella sua potenza di sprinter, nonch\u00e9 nella sua leggendaria abilit\u00e0 di trovare i varchi giusti al momento giusto, per saltar fuori dalla mischia e bruciare tutti quanti sul filo degli ultimi centimetri.<\/p>\n<p>Erano anni in cui il ciclismo, non ancora stravolto dall&#8217;abuso di anfetamine e funestato da tragedie come quella di Pantani, poteva considerarsi uno sport relativamente pulito: anzi, il pi\u00f9 pulito, il pi\u00f9 autenticamente popolare, il pi\u00f9 nobilmente ed eroicamente faticoso di tutti gli sport. Ma, come abbiamo accennato, l&#8217;ipocrisia non mancava nei regolamenti antidoping, anche se le sostanze che prendevano, di nascosto, i ciclisti degli anni &#8217;70 erano roba da ridere in confronto a quelle che prendono quelli del terzo millennio.<\/p>\n<p>E quella linguaccia di Karstens, l&#8217;olandese un po&#8217; pazzo e un po&#8217; moschettiere, che finiva per diventare simpatico anche quando le sue proverbiali e macroscopiche scorrettezze facevano un po&#8217; ombra alle sue autentiche doti di finisseur della volata, non esitava a denunciarle, quelle ipocrisie ammantate da moralit\u00e0 a buon mercato.<\/p>\n<p>Diceva: \u00abLo sanno tutti che prendiamo anfetamine., come gli altri degli altri sport, con la differenza che da noi c&#8217;\u00e8 da fare una fatica sovrumana e ci si aiuta come si pu\u00f2. Basta non esagerare, per la nostra stessa salute. Controllano i primi, poi se si viene beccati da quel ridicolo esame, che non contempla il fatto che si lavora, la vittoria la si concede ai secondi, che sono nelle stesse condizioni dei primi, ma hanno la fortuna di non essere controllati. Conviene arrivare secondi, dunque!\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo aver vinto ancora qualche gara nei due anni successivi alla storica volata sugli Champs Elys\u00e9es, Karstens si \u00e8 definitivamente ritirato dal ciclismo professionistico nel 1978, alla bella et\u00e0 &#8211; agonisticamente parlando &#8211; di trentasei anni.<\/p>\n<p>Era un personaggio notevole; si sente la mancanza di quelli come lui, nello sport dei nostri giorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pomeriggio del 18 luglio 1976: il sessantatreesimo Tour de France \u00e8 in vista della trionfale conclusione sugli Champs Elys\u00e9es, dove si corre, all&#8217;ombra dei grandi alberi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30196,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[61],"tags":[92],"class_list":["post-26086","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-sport","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-sport.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26086","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26086"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26086\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30196"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26086"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26086"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26086"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}