{"id":26082,"date":"2022-02-25T08:22:00","date_gmt":"2022-02-25T08:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/25\/karl-brandt-il-medico-diviso-fra-schweitzer-e-hitler\/"},"modified":"2022-02-25T08:22:00","modified_gmt":"2022-02-25T08:22:00","slug":"karl-brandt-il-medico-diviso-fra-schweitzer-e-hitler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/25\/karl-brandt-il-medico-diviso-fra-schweitzer-e-hitler\/","title":{"rendered":"Karl Brandt, il medico diviso fra Schweitzer e Hitler"},"content":{"rendered":"<p>Noi tutti siamo abituati a pensare che dove c&#8217;\u00e8 il bene non c&#8217;\u00e8 il male, e viceversa; che l&#8217;uno e l&#8217;altro sono incompatibili e inconciliabili; che \u00e8 difficile, se non impossibile, confonderli, perch\u00e9 li si pu\u00f2 riconoscere a prima vista, nella stragrande maggioranza dei casi. Tali convinzioni sono buone, sono utili, sono necessarie, e indubbiamente aiutano a vivere nella maniera giusta, avendo orrore del male e cercando di desiderare, e se possibile anche di fare, il bene. Tuttavia, non sono del tutto esatte. O meglio, lo sono sul piano dell&#8217;assoluto; ma il mondo umano \u00e8 il regno del relativo, e nelle cose umane il bene e il male si presentano frequentemente mescolati, in un groviglio pressoch\u00e9 inestricabile.<\/p>\n<p>Attenzione: non stiamo dicendo in alcun modo che il bene e il male sono impossibili da riconoscere e da distinguere: se cos\u00ec fosse, l&#8217;etica perderebbe significato e la vita umana diverrebbe il regno del caos. Stiamo dicendo semplicemente che, allo sguardo umano, che \u00e8 necessariamente uno sguardo imperfetto e limitato, essi possono apparire mescolati in maniera tale, da rendere quasi impossibile una netta separazione dell&#8217;uno dall&#8217;altro: ed \u00e8 questo che rende cos\u00ec problematici i giudizi umani, fermo restando che almeno un giudizio, quello di Dio, non erra, perch\u00e9 Dio s\u00ec che sa riconoscere e distinguere il bene e il male che sono in noi e che determinano il nostro agire e il nostro vivere, anche se i nostri simili, e talvolta noi stessi, stentiamo a riconoscere il confine reciproco dei due ambiti e tendiamo a confonderli, fino a smarrire del tutto la percezione di ci\u00f2 che \u00e8 bene e di ci\u00f2 che \u00e8 male. Anche perch\u00e9 noi tutti siamo maestri nei cavilli, nei sofismi, nelle eccezioni, quando ci\u00f2 sembra convenire al nostro interesse; ed \u00e8 questo il brutto mestiere degli avvocati: confondere le acque e far s\u00ec che perfino i galantuomini perdano il senso del bene e del male, convincendosi che l&#8217;uno e l&#8217;altro sono in realt\u00e0 cos\u00ec mescolati, che nessuno li pu\u00f2 separare in maniera netta e definitiva.<\/p>\n<p>Essi fanno ci\u00f2 per scusare le colpe degli uomini, i loro clienti; anche molti intellettuali fanno cos\u00ec per il gusto di pescare nel torbido e ottundere il senso morale della gente, in modo da creare una nebbia nella quale gli atti pi\u00f9 turpi acquistano una certa plausibilit\u00e0 e possono procacciarsi qualche forma di tolleranza, se non addirittura di simpatia: e ci\u00f2 per la sola ragione di giustificare se stessi, le proprie cattive tendenze e il desiderio irrefrenabile di oltrepassare i limiti e assaporare il gusto del proibito. Dio ci scampi dagli avvocati e dagli intellettuali, due razze nocive alla societ\u00e0, che tornano utili sono quando i sani valori sui quali essa si regge vanno in crisi, e ciascuno si arrabatta come pu\u00f2, meglio che pu\u00f2, e, non appena possibile, non si fa scrupolo di calpestare i diritti altrui, agendo come se il timor di Dio non fosse che una pia superstizione del passato. Invece non \u00e8 cos\u00ec: senza timor di Dio, la societ\u00e0 precipita nel caos, appunto perch\u00e9 ciascuno pretende di farsi la propria legge morale, e, mettendo avanti i casi estremi ed eccezionali, quelli che colpiscono l&#8217;immaginazione e scuotono i nervi, ma per l&#8217;appunto non sono altro che eccezioni, e dunque non dovrebbero mai fare testo, vengono invece sfruttati per incrinare ogni certezza, per scardinare ogni legge e rovesciare da cima a fondo il senso morale.<\/p>\n<p>E adesso vediamo un esempio concreto di mescolanza del bene e del male nella vita concreta degli esseri umani. Vi sembra possibile che lo stesso individuo, e proprio nello stesso periodo della sua vita, nella piena giovinezza, e non gi\u00e0 in due fasi molto diverse e lontane l&#8217;una dall&#8217;altra, come l&#8217;adolescenza e la vecchiaia, provi una forte attrazione sia per il modello rappresentato da Albert Schweitzer, il grande medico e missionario che dedic\u00f2 gran parte della sua vita all&#8217;assistenza dei malati di lebbra in una plaga dimenticata dell&#8217;Africa Occidentale, sia quello rappresentato da Adolf Hitler, quando questi non era ancor giunto al potere, ma proclamava apertamente le sue idee, e questo almeno glielo si deve riconoscere, di non essersi mai fatto scudo di affermazioni ipocrite e di aver celato le sue vere intenzioni dietro una cortina fumogena di buoni sentimenti? Schweitzer e Hitler si direbbero due tipi umani opposti e assolutamente inconciliabili: eppure \u00e8 accaduto che qualcuno non abbia percepito tale antitesi e sia stato sedotto da entrambi, ammirando nell&#8217;uno il grande filantropo e amico degli ultimi, nell&#8217;altro il grande amico del proprio popolo e il vendicatore delle ingiustizie storiche da esso subite. Tale \u00e8 stato il caso del medico Karl Brandt (M\u00fclhausen, 8 gennaio 1904-Landsbeg am Lech, 2 giugno 1948), un giovane idealista e sensibile, che odiava la sofferenza e desiderava porre se stesso e l&#8217;intera sua vita al servizio della medicina, per alleviare le sofferenze dei suoi simili. Un bravissimo chirurgo dalla promettente carriera, che restava turbato quando gli portavano da operare qualche povero minatore, rimasto infortunato in un incidente sul lavoro; e intanto sognava un futuro nel quale simili drammi divenissero impossibili, e la giustizia sociale assicurasse a ciascuno un lavoro dignitoso, senza la frequente possibilit\u00e0 di restare vittima d&#8217;una &quot;morte bianca&quot; per guadagnare un misero stipendio, lasciando una vedova e degli orfani a patire la fame nel nido abbandonato dal capofamiglia.<\/p>\n<p>Karl Brandt era nato in Alsazia e nel 1919 si era trovato costretto a emigrare n Germania per non perdere il diritto di sentirsi tedesco e di vivere da tedesco, dopo che la Francia si era annessa quella provincia, ai termini della pace di Versailles. Quanti lo conobbero da vicino attestano che la perdita della propria terra natale esercit\u00f2 un&#8217;influenza decisiva nell&#8217;orientare i suoi sentimenti verso quella forza politica, il nazionalsocialismo, che gli sembrava la sola capace di riportare la sua amata terra natale entro i confini della patria tedesca. Verso i venticinque anni conobbe il dottor Schweitzer, che avendo quasi trent&#8217;anni pi\u00f9 di lui, avrebbe potuto essergli padre: ne divenne ammiratore, discepolo, amico; si entusiasm\u00f2 all&#8217;idea di andare a lavorare con lui, nel lebbrosario di Lambar\u00e9n\u00e9, e decise di fare il gran passo, offrendo il suo ingegno e le sue energie alla grande causa della lotta contro le malattie tropicali, recandosi personalmente nel Gabon selvaggio. Non gli fu possibile perch\u00e9 le autorit\u00e0 francesi, che gi\u00e0 avevano avuto il coraggio d&#8217;internare Schweitzer, durante la guerra del 1914, come un nemico, per il fatto della sua nazionalit\u00e0 tedesca (era nato in Alsazia dopo soli cinque anni che quella regione era stata unita al Reich germanico), adesso posero una condizione inaccettabile per consentire al giovane Brandt di recarsi a sua volta laggi\u00f9: prestar prima servizio militare nel loro esercito e contestualmente rinunciare alla cittadinanza tedesca per divenire cittadino francese. Tanto sarebbe valso chiede a Brandt di strapparsi il cuore con le sue stesse mani. E cos\u00ec il medico idealista dovette riporre il proprio sogno africano nel cassetto e abbandonare, con l&#8217;animo gonfio di amarezza, il sogno di recarsi definitivamente presso il suo modello ideale, Albert Schweitzer.<\/p>\n<p>Il destino volle che poco dopo le circostanze della vita lo portassero, lui che non si era mai interessato alla politica se non di riflesso, cio\u00e8 per vedere sanati i mali che attanagliavano la sua povera patria, umiliata e prostrata da un pace punitiva e da un serie di tremende crisi economiche, a conoscere personalmente il futuro dittatore, Adolf Hitler. Infatti la sua fidanzata Annie Rebhorn, una campionessa di nuoto, era amica personale di Hitler, e lo present\u00f2 al capo del partito nazista. Poco dopo, nel corso di un viaggio in automobile, un drammatico incidente che per poco non cost\u00f2 la vita all&#8217;aiutante di campo di Hitler, cre\u00f2 una situazione di fatto senza ritorno. Il bravo dottor Brandt si prodig\u00f2 nell&#8217;assistenza al ferito, lo oper\u00f2 personalmente e gli salv\u00f2 la vita, guadagnandosi l&#8217;ammirazione e la gratitudine del nuovo capo del governo. In breve, Hitler propose a Brandt di divenire il suo medico di scorta, incaricato di seguirlo nei suoi spostamenti e di vegliare sulla sua salute. Bench\u00e9 Brandt non amasse la politica e meno ancora gli intrighi, tanto da inimicarsi ben presto il potentissimo Himmler, il sentimento di stima e di fiducia nei confronti di Hitler lo indusse ad accettare con entusiasmo, iniziando cos\u00ec una carriera di medico ufficiale del Terzo Reich, che lo avrebbe portato ad assumersi una parte considerevole delle tremende responsabilit\u00e0 del regime in campo medico e sanitario. Nominato generale delle SS, nel 1939 divenne commissario del Reich per la sanit\u00e0, e come tale diresse il Programma T4 per la soppressione dei disabili; inoltre permise o incoraggi\u00f2 gli esperimenti &quot;scientifici&quot; mediante i quali migliaia di esseri umani vennero usati come cavie da laboratorio per studiare gli effetti dell&#8217;inoculazione di virus, come quello dell&#8217;epatite epidemica, e per testare le relative cure. Caduto in disgrazia e arrestato il 16 aprile 1945, fu condannato a morte, ma l&#8217;esecuzione venne sventata dall&#8217;intervento di un altro <em>outsider<\/em> della corte di Hitler, Albert Speer, ministro degli armamenti, al quale a sua volta Brandt aveva salvato la vita un anno prima.<\/p>\n<p>Poche settimane dopo, per\u00f2, egli fu tratto in arresto dai Britannici e condotto davanti a un tribunale militare alleato per essere giudicato nel cosiddetto Processo ai Dottori, il primo dei dodici processi secondari che si svolsero a margine del processo di Norimberga contro i pi\u00f9 alti esponenti del regime nazista. Le accuse a suo carico andavano dai crimini di guerra e dai crimini contro l&#8217;umanit\u00e0, ad aver eseguito o autorizzato sperimentazioni su cavie umane senza il loro consenso, commettendo atrocit\u00e0 di vario genere; nonch\u00e9 di aver fatto parte di un&#8217;organizzazione che gli Alleati avevano qualificato come criminale, le SS. A suo favore testimoniarono alcune persone, come il successore del reverendo Bidelswingh, che a suo tempo si era coraggiosamente opposto al programma eugenetico nazista e che tuttavia era stato amico di Brandt, riconoscendo le sue qualit\u00e0 umane, il suo idealismo ed il merito di aver limitato per quanto possibile il programma di eutanasia imposto dal regime. Vi fu anche chi fece notare che in alcuni casi erano stati i genitori stessi di bambini affetti da gravissime malformazioni a chiedere la soppressione del loro figlio, e che in generale Brandt non si era mai comportato come un criminale senza scrupoli, ma aveva meritato la stima e l&#8217;ammirazione di molte persone, specie nell&#8217;ambiente medico, le quali avevano colto la sua onest\u00e0 e la sua generosit\u00e0, ad esempio allorch\u00e9 si era prodigato senza risparmio, e in prima persona, per soccorrere la popolazione di Amburgo, decimata e traumatizzata dai bombardamenti aerei, quelli s\u00ec, certamente criminali, anche perch\u00e9 eseguiti con le bombe al fosforo bianco, al preciso scopo di bruciare vive le persone (cfr. il nostro articolo: <em>Come i Liberatori &quot;salvarono&quot; l&#8217;Europa da Hitler: la distruzione di Amburgo (24 luglio-3 agosto 1943)<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 25\/05\/09 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 22\/11\/17). Vi fu anche chi fece notare ai quattro giudici, tutti americani, che negli Stati Uniti e negli altri Paesi democratici vigevano, negli anni precedenti la Seconda guerra mondiale, pratiche non dissimili da quelle ora imputate al dottor Brandt, ad esempio usare i detenuti e gli infermi di mente per esperimenti medici di vario tipo, inoculando loro dei virus e fingendo che si trattasse di cavie volontarie: al che tutti gli osservatori in buona fede dovettero ammettere che fra ci\u00f2 che avevano fatto Brandt e i suoi collaboratori e quel che avevano fatto per anni i medici americani, britannici e francesi, esistevano delle differenze quantitative, ma non delle vere e proprie difformit\u00e0 sostanziali. Pi\u00f9 in generale, era opinione corrente, presso tutti gli ambienti medici ufficiali delle principali nazioni, che lo Stato avesse il diritto di servirsi dei delinquenti e dei malati di mente per fare degli esperimenti scientifici aventi come scopo il miglioramento delle terapie oppure, nei casi estremi, la sterilizzazione o anche l&#8217;eliminazione degli individui socialmente indesiderabili; e chi voglia convincersene non ha che da leggere la famosissima <em>Storia di San Michele<\/em> del dottore svedese Axel Munthe, il quale vi confessa candidamente che anche lui era di una simile opinione, lui che amava gli animali e gli uccellini al punto da scagliarsi con tutte le sue forze contro la barbarie dell&#8217;uccellagione dei volatili di passo. Tutto per\u00f2 fu inutile: Brandt fu condannato a morte e la sentenza venne eseguita mediante impiccagione, come per un criminale comune.<\/p>\n<p>Cos\u00ec rievoca la sua figura e il suo dramma umano il giornalista e saggista francese (di origini tunisine) Philippe Aziz, nel corso d&#8217;una lunga intervista a un amico dell&#8217;ormai defunto dottore, che rilasci\u00f2 le sue dichiarazioni sotto lo pseudonimo di Darnhoff, nella monografia <em>Karl Brandt<\/em>, vol. 1 dell&#8217;opera <em>I medici dei lager<\/em>, diretta da Jean Dumont (Ginevra, Edizioni Ferni, 1975, pp. 14-16 e 22-24):<\/p>\n<p><em>\u00abTuttavia Karl Brandt non era un fanatico: non l&#8217;ho mai sentito fare discorsi antisemiti e credo che nel suo ufficio di Berlino avesse molti segretari ebrei o di origine ebraica. Ma egli era profondamente disgustato dalla corruzione politica che regnava a quel tempo e anch&#8217;egli cercava dei capri espiatori&#8230; Quello che sto per dirvi potr\u00e0 sembrar incredibile, ma, seguendo i suoi ideali e la sua fede nella medicina, fu sul punto di partire per l&#8217;Africa con Albert Schweitzer\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Esortai Darnhoff a fornirmi precisazioni su quello che io chiamavo &quot;l&#8217;affare Schweitzer&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl periodo Schweitzer fu determinante nella vita di Brandt&#8230; Lavoravamo assieme, dopo il 1928, nella Ruhr industriale, a Bochum, nell&#8217;ospedale Bergannsheil, al seguito del professor Magnus&#8230; Ma di questo vi parler\u00f2 pi\u00f9 ampiamente in seguito&#8230; Anche il passaggio a Bochum \u00e8 molto importante al fine di comprendere la sua adesione al partito nazionalista e a Hitler.<\/em><\/p>\n<p><em>Karl Brandt \u00e8 un ammiratore del professor Schweitzer (anch&#8217;egli alsaziano) e del suo lavoro; so che and\u00f2 moltissime volte a trovarlo, durante la nostra permanenza a Bochum. La preparazione scientifica, l&#8217;intelligenza e lo spirito di abnegazione del professore, sembravano esercitare su di lui una straordinaria influenza. Egli me ne parlava come di un uomo da cui ci fosse tutto da imparare. Un giorno venne a trovarmi con un&#8217;espressione felice che mi stup\u00ec e &quot;Heinrich&quot;, mi disse, entrando come un pazzo &quot;io parto&#8230;&quot;, e prima che riuscissi a dire una sola parola continu\u00f2 &quot;Parto, parto per il Congo con Schweitzer: ormai siamo d&#8217;accordo, mi porter\u00e0 con s\u00e9&#8230;&quot; Ahim\u00e9!&#8230; Almeno fosse partito! Ma il destino, per un problema di nazionalit\u00e0, avrebbe deciso diversamente per lui: la legge francese infatti, pur consentendogli di partire, esigeva che prima prestasse servizio militare nell&#8217;esercito francese e, per poter far ci\u00f2, avrebbe dovuto prendre, naturalmente, la nazionalit\u00e0 francese. Proprio lui, un alsaziano tedesco!&#8230; Mi confid\u00f2, in quel periodo, quasi avendo un presentimento di quello che sarebbe stato il suo destino, che mai aveva provato una delusione pi\u00f9 cocente. &quot;Pazienza&quot;, aveva poi aggiunto amaramente, &quot;se non potr\u00f2 mettere la mia scienza, la mia abnegazione ed il mio coraggio al servizio dei lebbrosi di Lambar\u00e9n\u00e9, vorr\u00e0 dire che li porr\u00f2 al servizio dei lebbrosi tedeschi!&quot; Egli si riferiva a quegli sventurato minatori che curavamo nell&#8217;ospedale di Bochum. Senza dubbio fu in quel&#8217;occasione che Karl Brandt ebbe il presentimento di quello che sarebbe stato il suo destino, Penso di poter oggi affermare che Schweitzer e Hitler furono i due personaggi influirono sulla sua personalit\u00e0: furono gli esempi ai quali si ispir\u00f2 e in cui si rispecchi\u00f2.\u00bb (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il 10 giugno 1933 le Mercedes nere del F\u00fchrer attraversarono a rotta di collo la campagna tedesca: Hitler e il suo seguito avevano appena lasciato Berchtesgaden per trasferirsi a Berlino,Il nuovo cancelliere del Reich aveva fretta e perci\u00f2 ordin\u00f2 di accelerare; sua nipote, che i accompagnava nel viaggio, era salita coi suoi amici nella seconda auto, guidata dall&#8217;aiutante di campo del F\u00fchrer Wilhelm Br\u00fcchner. Un anno prima, nel 1932, Annie Rebhorn, campionessa di nuoto e amica personale di Hitler, che l&#8217;ammirava per la sua bellezza e il so carattere deciso, aveva presentato al F\u00fchrer il suo giovane fidanzato, ancora assistente di chirurgia a Bochum. Da quel momento i due giovani cominciarono a frequentare il nuovo capo di Stato, accompagnandolo nei suoi spostamenti non ufficiali e partecipando frequentemente alle sue festicciole intime&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Improvvisamente all&#8217;uscita da Reit-im-Winkel, l&#8217;auto di Br\u00fcchner usc\u00ec di strada: era scoppiato un pneumatico anteriore. L&#8217;autista cerc\u00f2, sterzando, di rimettersi in carreggiata, ma l&#8217;auto, ormai priva di controllo, prima si arrampic\u00f2 su un terrapieno, rotol\u00f2 poi sull&#8217;erba e infine precipit\u00f2 in un fossato. Le altre due Mercedes frenarono bruscamente e tutti i viaggiatori, spalancate con violenza le portiere, si precipitarono attorno all&#8217;automobile fuori strada. Si ud\u00ec la voce allarmata di Hitler che urlava il nome di sua nipote. \u00abFrehel! Frehel!&#8230;\u00bb. Il povero Br\u00fcchner, semisvenuto, era piegato in due sul volante e perdeva sangue dall&#8217;orecchio sinistro. \u00abAttenzione\u00bb, url\u00f2 Brandt avvicinandosi, \u00abnon lo tirate fuori cos\u00ec&#8230; Ci pu\u00f2 essere una frattura del cranio&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre Hitler, il suo autista e Annie Rebhorn si occupavano della giovane Frehel leggermente contusa e dei suoi amici, Brandt ed uno degli ufficiali stesero con precauzione l&#8217;aiutante di campo sul terreno. L&#8217;altro ufficiale era andato in tutta fretta a chiedere soccorso.<\/em><\/p>\n<p><em>All&#8217;ospedale di Traunstein, il paese pi\u00f9 vicino, fu lo stesso Brandt ad eseguire l&#8217;operazione. Il personale ospedaliero, elettrizzato dall&#8217;arrivo di personaggi tanto importanti, collabor\u00f2 incondizionatamente&#8230; Terminato l&#8217;intervento, che dur\u00f2 due ore e mezzo, Brandt usc\u00ec dalla sala operatoria visibilmente sollevato: Br\u00fcchner era salvo.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo aspettava Hitler, che non aveva voluto ripartire proprio per vedere il giovane chirurgo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abKarl Brandt\u00bb, gli disse stringendogli la mano, \u00abmi congratulo con voi: ci avete appena dato una dimostrazione di padronanza di nervi e di prontezza di decisione, ma, soprattutto, mi avete dato prova di essere un eccellente chirurgo. Desidero che d&#8217;ora in poi restiate al mio fianco in tutti i miei spostamenti: voi sarete il mio medico di scorta.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Poi aggiunse, sorridendo in tomo confidenziale: \u00abCon uno specialista del cranio e della colonna vertebrale al mio fianco, il massimo che mi possa capitare pu\u00f2 essere una gamba rotta, vero? Voi chiedo dunque di restare accanto al mio fedele Br\u00fcchner fino a che non sia completamente ristabilito\u00bb. Karl Brandt fu completamente conquistato dal calore con cui il F\u00fchrer gli aveva espresso la sua ammirazione: quel giorno si decise il suo destino.<\/em><\/p>\n<p><em>Fu il caso a stabilire chi dovesse seguire: Schweitzer, il medico dei dimenticati da Dio, o Hitler, il futuro sterminatore dei deboli. Egli, uomo influenzabile alla ricerca di un modello da seguire, sub\u00ec il fascino del capo come si accetta un&#8217;evidenza: ciecamente. Da quel momento la sua vita appartenne al F\u00fchrer: a 29 anni aveva ormai trovato il suo modello e la sua guida.<\/em><\/p>\n<p>Qualcuno si chieder\u00e0 dove vogliamo andare a parare con tutto questo discorso e se per caso siamo dell&#8217;avviso che la condanna di Karl Brandt fu ingiusta, o, pi\u00f9 in generale, se riteniamo che sia umanamente impossibile esprimere un giudizio circa la responsabilit\u00e0 morale degli esseri umani, perlomeno in certe ingarbugliate situazioni. Possiamo rassicurare anche i pi\u00f9 sospettosi che non vi \u00e8 alcuna intenzione revisionista nel nostro assunto e che non desideriamo attenuare le gravissime responsabilit\u00e0 di uomini come Karl Brandt, i quali, e sia pure, forse, relativamente in buona fede, si scordano il giuramento d&#8217;Ippocrate e trasformano la medicina da nobile arte in difesa della vita a tragica macchina di soppressione della vita stessa. Peraltro, \u00e8 evidente che i vincitori della Seconda guerra mondiale, proprio perch\u00e9 parti in causa, non avevano i requisiti per processare i vinti e perci\u00f2 se dei processi dovevano esservi a carico di questi ultimi, le giurie avrebbero dovuto essere formate da elementi delle nazioni neutrali. Per non dire che molti fra i vincitori avrebbero meritato di essere a loro volta processati, specialmente i rappresentanti dell&#8217;Unione Sovietica, Paese nel quale il regime staliniano aveva reso &quot;normali&quot; crimini quotidiani del tutto paragonabili a quelli perpetrati nella Germania nazista e nei Paesi da questa occupati nel corso del conflitto. Tutto ci\u00f2, peraltro, riguarda il giudizio storico complessivo sugli eventi di quel periodo e non riguarda la questione specifica che ci siamo proposti di considerare, ossia la responsabilit\u00e0 individuale del medico nei confronti di pratiche eugenetiche o di sperimentazioni di massa chiaramente pericolose per le cavie e quindi di per se stesse moralmente illecite o riprovevoli. Un discorso che oggi torna pi\u00f9 che mai di attualit\u00e0, alla luce di quel che sta accadendo nel mondo a partire dal marzo del 2020. E senza trascurare il fatto che contestualmente alle vaccinazioni di massa imposte pi\u00f9 o meno scopertamente da governi nominalmente democratici e rispettosi dei diritti umani, ma in realt\u00e0 asserviti agli interessi inconfessabili delle multinazionali farmaceutiche, si assiste alla sfacciata sponsorizzazione di pratiche mediche non meno discutibili, ma in apparenza di segno opposto, come quelle che, con il pretesto di aiutare le coppie infeconde ad avere dei bambini, di fatto commercializzano la vita e mettono in vendita su catalogo i nascituri, a vantaggio anche di quelle coppie che sterili lo sono per definizione, essendo formate da persone del medesimo sesso. In un contesto siffatto, ha senso dire che vi \u00e8 sempre e comunque la capacit\u00e0 di riconoscere e separare il bene dal male, o \u00e8 una vera e propria ipocrisia, utile semmai a mascherare una realt\u00e0 colpevole e obbrobriosa, ma che ama prestarsi in nobili vesti o comunque in forme socialmente accettabili, esclusivamente grazie all&#8217;opera sottile dei persuasori occulti, giornali e televisioni, capaci ormai di far passare il vero per falso e viceversa, come pure il bene per male, e il male per bene? Riuscire a rispondere a tali interrogativi senza imbarazzi n\u00e9 ambiguit\u00e0 \u00e8 di fondamentale importanza per la nostra vita e per la sopravvivenza stessa della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 troppo comodo riversare ogni colpa su regimi politici che sono stati sconfitti, e chiudere intanto gli occhi di fronte alle aberrazioni e le brutture che si commettono tuttora, sotto i nostri occhi e magari proprio a nostro danno, per\u00f2 dietro il paravento d&#8217;una &quot;scienza&quot; che in realt\u00e0 altro non \u00e8 che la copertura d&#8217;interessi oscuri e criminali, nel pieno senso del termine, poich\u00e9 diretti a calpestare il diritto alla salute e alla vita, per far trionfare lo strapotere d&#8217;una minuscola oligarchia di delinquenti amorali e psicopatici, cos\u00ec cinici da voler presentare s\u00e9 stessi nelle vesti di filantropi e nobili idealisti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Noi tutti siamo abituati a pensare che dove c&#8217;\u00e8 il bene non c&#8217;\u00e8 il male, e viceversa; che l&#8217;uno e l&#8217;altro sono incompatibili e inconciliabili; che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86],"class_list":["post-26082","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26082","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26082"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26082\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26082"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26082"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26082"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}