{"id":26081,"date":"2008-07-16T10:02:00","date_gmt":"2008-07-16T10:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/16\/lunica-parola-possibile-su-dio-per-karl-barth-non-e-quella-delluomo-ma-di-dio-stesso\/"},"modified":"2008-07-16T10:02:00","modified_gmt":"2008-07-16T10:02:00","slug":"lunica-parola-possibile-su-dio-per-karl-barth-non-e-quella-delluomo-ma-di-dio-stesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/16\/lunica-parola-possibile-su-dio-per-karl-barth-non-e-quella-delluomo-ma-di-dio-stesso\/","title":{"rendered":"L&#8217;unica parola possibile su Dio, per Karl Barth, non \u00e8 quella dell&#8217;uomo, ma di Dio stesso"},"content":{"rendered":"<p>Karl Barth (Basilea, 1886-1968) \u00e8 stato il critico pi\u00f9 radicale della cosiddetta \u00abteologia liberale\u00bb che, erede del pensiero illuminista e, per altro verso, anche di quello romantico (Schleiermacher, Hegel), aveva concepito la religione come avvicinamento dell&#8217;uomo a Dio, cercando di intendere il mistero di Dio in termini razionali e ponendo l&#8217;uomo, i suoi sentimenti e la sua stessa ragione, al centro del cammino verso il Divino.<\/p>\n<p>Erede di Kierkegaard e, prima ancora di Lutero, Karl Barth respinge totalmente una tale impostazione, che pretenderebbe di ridurre l&#8217;ineffabile parola divina a livello di quella umana, il mistero di Dio alla portata della ragione umana. Dio, per l&#8217;uomo, \u00e8 il <em>Deus absconditus<\/em>, il Dio sconosciuto, perch\u00e9 nulla di Lui \u00e8 possibile dire, se non quello che Egli stresso dice all&#8217;uomo: e la Sua parola \u00e8 la teologia della croce, ossia il mistero dell&#8217;incarnazione, passione e morte di Ges\u00f9 Cristo, seguita dalla sua resurrezione.<\/p>\n<p>Una insuperabile differenza ontologica separa il Creatore dalla creatura, secondo la drastica formula: <em>Dio \u00e8 in cielo e tu sei in terra.<\/em> Barth, pertanto, torna ad abbeverarsi alle origini della Riforma luterana, ma la radicalizza ulteriormente. Non solo non \u00e8 possibile la giustificazione per mezzo delle opere, ma la religione stessa diviene un elemento da rifiutare, se essa \u00e8 intesa come elevazione dell&#8217;uomo verso il Divino.<\/p>\n<p>Non solo \u00e8 necessario respingere, di conseguenza, tutti quei tentativi &#8211; come, appunto, aveva fatto la teologia liberale &#8211; di conciliare fede e ragione; ma la stessa filosofia deve essere messa da parte, se essa ardisce sostituirsi all&#8217;atteggiamento religioso, al centro del quale \u00e8 l&#8217;evento della fede, misterioso e irriducibile alla ragione umana.<\/p>\n<p>Non cos\u00ec la pensava Friedrich Gogarten, il quale, al contrario, aveva sostenuto la fondamentale convergenza di teologia e filosofia (cfr. F. Lamendola, <em>La teologia \u00ab esistenziale\u00bb di Gogarten come superamento della solitudine e della disperazione<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice); il che dimostra che il dissenso fra i due teologi andava oltre la sfera politica, circa il giudizio sul regime nazista; ma investiva in pieno questioni speculative sia di metodo che di merito.<\/p>\n<p>Come per Kierkegaard, l&#8217;uomo \u00e8 una creatura finita e peccatrice, che sarebbe ridotta alla pi\u00f9 completa impotenza se non si volgesse a Dio. Ma dove cercarlo? Non certo nella creazione, perch\u00e9 non esiste alcuna possibile analogia fra gli enti e l&#8217;Essere, fra le creature e il loro Creatore. Dio \u00e8 il radicalmente <em>Altro<\/em>; e, cos\u00ec come non lo si pu\u00f2 trovare nelle opere della ragione, allo stesso modo non lo si potr\u00e0 mai trovare nelle cose finite.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nessuna parola che l&#8217;uomo possa pretendere di pronunciare su Dio, se non la parola che Dio medesimo pronuncia su se stesso, rivolgendosi all&#8217;uomo; e tale parla \u00e8 la croce di Cristo, la <em>theologia crucis<\/em>. \u00abLa teologia della croce\u00bb \u00e8 la condanna di ogni parlare umano su Dio, la condanna di ogni discorso analogico in sede teologica. Gi\u00e0 la stessa domanda: \u00abEsiste Dio?\u00bb, \u00e8 una domanda ingannevole, se prima non si chiarisce di che tipo di esistenza parliamo. Infatti, le uniche forme di esistenza che noi conosciamo sono la nostra e quella degli altri enti finiti; ma, se ogni analogia tra creato e Creatore \u00e8 indebita, allora ne consegue che non possiamo attribuire a Dio una forma di esistenza in qualche modo commensurabile alla nostra.<\/p>\n<p>Esiste una sola maniera, per l&#8217;uomo, di rapportarsi con il Divino, ed \u00e8 quella di riconoscere l&#8217;abisso ontologico che lo separa da Esso, la propria assoluta impotenza e insufficienza, dal cui pieno e franco riconoscimento scaturisce la scintilla delle fede.<\/p>\n<p>La fede, allora, \u00e8, &#8211; propriamente parlando &#8211; l&#8217;esperienza diretta della negativit\u00e0 della condizione umana: negativit\u00e0 non in senso etico, ma ontologico. Essa nasce, infatti, per contrasto, dalla consapevolezza dell&#8217;Altro, su cui la nostra precariet\u00e0 e indigenza si fondano. <em>\u00abLa fede \u00e8 questo<\/em> &#8211; scrive Karl Barth &#8211; <em>: il rispetto dell&#8217;incognito divino, l&#8217;amore di Dio nella coscienza delle differenza qualitativa tra Dio e uomo, tra Dio e mondo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Posta cos\u00ec la questione, \u00e8 facile capire come gran parte della successiva ricerca teologica di Barth sarebbe consistita nel tentativo di trovare, nonostante tutto, qualche possibilit\u00e0 di mediazione tra uomo e Dio e, soprattutto, fra peccato e Grazia (Baravalle). Diversamente, spingendo all&#8217;estremo le premesse, non resterebbe che porre un abisso incolmabile fra le due sfere, davanti al quale non sarebbe possibile che l&#8217;abbandono totale dell&#8217;uomo, come nella teologia islamica.<\/p>\n<p>Scrive dunque Karl Barth nella sua <em>Epistola ai Romani<\/em> (titolo originale: <em>Die R\u00f6merbrief<\/em>, 1919; seconda edizione riveduta, 1922; traduzione italiana di G. Miegge, Feltrinelli, Milano, 1962, 1978, pp. 12-13):<\/p>\n<p><em>Dio \u00e8 il Dio sconosciuto. Come tale egli d\u00e0 a tutti la vita, il fiato e ogni cosa. Perci\u00f2 la sua potenza non \u00e8 n\u00e9 una forza naturale n\u00e9 una forza dell&#8217;anima, n\u00e9 alcune delle pi\u00f9 alte o altissime forze che noi conosciamo o che potremmo eventualmente conoscere, n\u00e9 la suprema di esse, n\u00e9 la loro somma, n\u00e9 la loro fonte, ma la crisi di tutte le forze, il totalmente Altro, commisurate al quale esse sono qualche cosa e nulla, nulla e qualche cosa, il loro primo motore e la loro ultima quiete, l&#8217;origine che tutte le annulla, il fine che tutte le fonda. Pura ed eccelsa sta la forza di Dio, non accanto e non \u00absoprannaturalmente\u00bb sopra, ma al di l\u00e0 di tutte le forze condizionate-condizionanti, n\u00e9 deve essere scambiata con esse, n\u00e9 senza estrema cautela pu\u00f2 essere confrontata con esse. La potenza di Dio (&#8230;) \u00e8 l&#8217;assolutamente nuovo che nella riflessione dell&#8217;uomo intorno a Dio diventa un fattore decisivo, cardinale. Tra Paolo e i suoi uditori e lettori , si tratta appunto della proclamazione e dell&#8217;accettazione di questo messaggio. A questo messaggio si riferisce tutta la dottrina, la morale, il culto della comunit\u00e0 di Cristo; tutto ci\u00f2 non \u00e8 altro che il cratere, non vuole essere altro che lo spazio vuoto, in cui il messaggio presenta se stesso. La comunit\u00e0 di Cristo non conosce parole, opere, cose sacre in s\u00e9, conosce soltanto parole, opere, cose che come negazioni rinviano al Santo. Se tutto quello che \u00e8 cristiano<\/em> non <em>venisse riferito all&#8217;Evangelo, non sarebbe altro che un prodotto secondario umano, un pericoloso residuo religioso, un deplorevole equivoco, fintanto almeno che volesse essere invece di spazio vuoto, contenuto, invece di concavo, convesso, invece di negativo, positivo, invece di espressione di indigenza e di speranza, espressione di un essere e avere. Se mirasse a questo, se ponesse al posto di Cristo il cristianesimo, se pervenisse a un trattato di pace o anche solo a un<\/em> modus vivendi <em>con la realt\u00e0 del mondo in s\u00e9 rivolgentesi al di qua della linea della resurrezione, non avrebbe pi\u00f9 niente da fare con la potenza di Dio. Il cosiddetto Evangelo in questo caso non sarebbe fuori concorso, ma sarebbe gravemente impegnato nella ressa delle religioni del mondo e delle visioni del mondo. Poich\u00e9 nel soddisfare bisogni religiosi, nel produrre efficaci illusioni sulla nostra conoscenza di Dio e particolarmente della nostra vita con lui, il mondo se n&#8217;intende certo meglio di un cristianesimo che si fraintende. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La potenza di Dio \u00e8 potenza \u00abper la salvezza\u00bb. L&#8217;uomo si trova in questo mondo in prigione. Una riflessione alquanto profonda non pu\u00f2 concedersi nessuna incertezza sulla limitazione delle possibilit\u00e0 che sono qui e ora a nostra disposizione. Ma noi siamo pi\u00f9 lontani da Dio, la nostra decezione da lui \u00e8 pi\u00f9 grande e le sue conseguenze sono sempre ancora pi\u00f9 vaste di quanto ci permettiamo di pensare. L&#8217;uomo \u00e8 signore di se stesso. La sua unit\u00e0 con Dio \u00e8 lacerata in un modo tale che non siamo nemmeno pi\u00f9 in grado di rappresentarci la sua restaurazione. La sua creaturalit\u00e0 \u00e8 la sua catena. Il suo peccato \u00e8 la sua colpa. La sua morte \u00e8 il suo destino.. Il suo mondo \u00e8 un informe ondeggiante caos di forze naturali, psichiche e altre. La sua vita \u00e8 un&#8217;apparenza. Questa \u00e8 la nostra situazione. \u00abVi \u00e8 un Dio?\u00bb, Domanda veramente legittima! Concepire questo mondo nella sua unit\u00e0 con Dio, \u00e8 colpevole arroganza religiosa, se non \u00e8 la conoscenza ultima di ci\u00f2 che \u00e8 vero al di l\u00e0 della nascita e della morte, conoscenza che viene da Dio. La presunzione religiosa deve sparire, se deve subentrare ad essa la conoscenza che viene da Dio. Quando circolano monete false, anche le buone sono sospette. L&#8217;Evangelo offre la possibilit\u00e0 di questa conoscenza ultima. Ma perch\u00e9 divenga realt\u00e0, essa deve mettere fuori corso tutte le concezioni penultime.<\/em><\/p>\n<p>Per Barth, la fede \u00e8 l&#8217;azione di Dio che si apre agli uomini; ed \u00e8 un&#8217;azione gratuita, nel senso di spontanea e incondizionata. Gli uomini, di per s\u00e9, non saprebbero nemmeno mettersi alla ricerca di Dio. Ecco dunque la frase di Pascal, <em>tu non mi cercheresti, se non mi avessi gi\u00e0 trovato<\/em>, che bisogna correggere &#8211; com&#8217;era, probabilmente, nelle intenzioni dell&#8217;autore &#8211; in: <em>tu non mi cercheresti, se Io non ti avessi gi\u00e0 trovato<\/em> (cfr. il nostro articolo: <em>Che cos&#8217;\u00e8 la natura umana, quando viene ridotta all&#8217;essenziale?<\/em>, sempre sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>Il rapporto con Dio &#8211; come per Lutero, come per Kierkegaard &#8211; \u00e8 un rapporto esclusivamente personale; e la fede, dono della Grazia divina, \u00e8 il luogo di quel rapporto. E, come per Kierkiegaard, la fede del cristiano \u00e8 la fede di Abramo: la fede assoluta e incondizionata; la fede che \u00e8 scandalo e paradosso per la ragione e per il giudizio del mondo; la fede che va oltre la ragione e che &#8211; come afferma esplicitamente San Paolo &#8211; \u00e8 inaccettabile per la ragione, che non riconosce alcuna istanza superiore a se stessa.<\/p>\n<p>Un altro aspetto fondamentale della teologia di Karl Barth \u00e8 che se la fede dell&#8217;uomo in Dio si basa sulla parola di quest&#8217;ultimo, allora nella <em>Bibbia<\/em> Egli si rivolge agli uomini di ogni tempo, come se fossero suoi contemporanei. Non \u00e8 quindi il caso di impegnarsi eccessivamente in un&#8217;opera di contestualizzazione filologica che restituisca alla <em>Bibbia<\/em> la sua storicit\u00e0, illuminandone i singoli passi mediante lo studio delle condizioni concrete in cui venne scritta e che caratterizzavano la vicenda del popolo di Israele. La parola di Dio \u00e8 fuori del tempo, \u00e8 eterna: e parla all&#8217;uomo della modernit\u00e0 con la stessa forza e immediatezza, con la stessa sconvolgente evidenza con cui parlava agli uomini di mille o duemila anni prima.<\/p>\n<p>Con questa convinzione, Barth fa <em>tabula rasa<\/em> di tutta la scuola storica ottocentesca, che aveva concentrato le sue indagini intorno agli elementi storici dell&#8217;<em>Antico<\/em> e del <em>Nuovo Testamento<\/em>. Si pu\u00f2 ben comprendere, pertanto, quali e quante discussioni accompagnarono e seguirono, negli anni e nei decenni successivi, la pubblicazione della <em>Epistola ai Romani<\/em>, e non solo in ambito protestante, ma anche cattolico (un interesse che sarebbe stato ricambiato, date le sia pur caute aperture mostrate da Karl Barth verso la Chiesa cattolica, all&#8217;epoca del Concilio Vaticano II).<\/p>\n<p>Un altro elemento ci sembra importante sottolineare, anzi l&#8217;elemento veramente centrale, e cio\u00e8 l&#8217;assoluta unicit\u00e0 di Ges\u00f9, quale riferimento per la fede del cristiano. Se \u00e8 vero che Dio \u00e8, per l&#8217;uomo, il totalmente Altro, e quindi un Dio sconosciuto, \u00e8 per\u00f2 altrettanto vero che questo Dio sconosciuto ha scelto di aprirsi e di manifestarsi all&#8217;uomo mediante l&#8217;incarnazione di Cristo. Pertanto, <em>l&#8217;unica parola di Dio che l&#8217;uomo deve ascoltare \u00e8 Ges\u00f9 Cristo<\/em>.<\/p>\n<p>Questo concetto ci aiuta a comprendere non solo l&#8217;opposizione di Karl Barth al nazismo, mediante la Dichiarazione di Barmen del 1934 e la fondazione della Chiesa confessante, dopo la sua cacciata dalla Germania, nel 1935 (cfr. F. Lamendola, <em>Il \u00ab caso \u00bb Bonhoeffer alle origini della svolta antropologica nella teologia contemporanea<\/em>, sul sito di Arianna); ma anche, pi\u00f9 in generale, la sua posizione nei confronti del potere e delle tentazioni statolatriche del XX secolo.<\/p>\n<p>Che cosa contraddistingue, infatti, il progetto totalitario, non solo del nazismo, ma di ogni ideologia mirante a realizzare il \u00abParadiso in terra\u00bb, se non la convinzione di poter comprendere, orientare e, infine, addirittura dominare il movimento complessivo della storia? Ma tutto ci\u00f2, per Barth, \u00e8 radicalmente sbagliato; \u00e8, anzi, la peggior forma di paganesimo e di <em>hybris<\/em> della ragione.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non sa e non pu\u00f2 sapere quale sia il movimento della storia: immerso nel finito, non \u00e8 in grado di comprendere il senso assoluto di essa. Come Abramo sotto la tenda, l&#8217;uomo pu\u00f2 solo ascoltare la parola di Dio e rendersi disponibile alla Sua chiamata. Deve fidarsi di ci\u00f2 che non si vede, deve credere in ci\u00f2 che eccede le possibilit\u00e0 della ragione. La ragione \u00e8 data all&#8217;uomo, come per San Paolo gli \u00e8 data la Legge, solo per mostrargli la fondamentale ingiustizia ed empiet\u00e0 del suo essere; e, al tempo stesso, l&#8217;impossibilit\u00e0 di una redenzione attraverso gli strumenti che le sono propri.<\/p>\n<p>In conclusione, ci si salva mediante la fede, e non mediante la storia. Fallaci e ingannevoli sono tutte quelle ideologie che sostengono la capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di salvarsi con i suoi propri mezzi. E questo \u00e8 il punto che segna e ribadisce, malgrado tutto, la distanza con il cattolicesimo, secondo il quale le opere cooperano con la fede alla salvezza dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Tuttavia, si pu\u00f2 dire che anche la teologia cattolica degli ultimi decenni si \u00e8 avvantaggiata da una seria e approfondita riflessione sull&#8217;opera di Karl Barth. Quest&#8217;ultima, infatti, ha svolto l&#8217;importante funzione di ricordare ai pensatori cattolici la distinzione fondamentale fra Cristo e la Chiesa, distinzione talvolta un po&#8217; messa in sordina. Se Cristo \u00e8 la sola parola che Dio rivolge agli uomini e che costoro sono tenuti ad ascoltare, la Chiesa \u00e8 pur sempre un prodotto umano, per quanto sostenuto dalla Grazia; e, come tale, sempre carente e sempre perfettibile; sempre bisognosa di aprirsi al mistero della radicale trascendenza di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Karl Barth (Basilea, 1886-1968) \u00e8 stato il critico pi\u00f9 radicale della cosiddetta \u00abteologia liberale\u00bb che, erede del pensiero illuminista e, per altro verso, anche di quello<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30155,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[76],"tags":[117,141,157,257],"class_list":["post-26081","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-false-religioni","tag-dio","tag-filosofia","tag-gesu-cristo","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-false-religioni.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26081","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26081"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26081\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30155"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26081"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26081"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26081"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}