{"id":26076,"date":"2017-01-07T09:35:00","date_gmt":"2017-01-07T09:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/07\/kandinskij-apprendista-stregone-della-modernita\/"},"modified":"2017-01-07T09:35:00","modified_gmt":"2017-01-07T09:35:00","slug":"kandinskij-apprendista-stregone-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/07\/kandinskij-apprendista-stregone-della-modernita\/","title":{"rendered":"Kandinskij, apprendista stregone della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Vasilij Vasil&#8217;evic Kandinskij (Mosca, 4 dicembre [16 dicembre nel calendario gregoriano], 1866-Neuilly-Sur-Seine, presso Parigi, 13 dicembre 1944) \u00e8 stato un apprendista stregone della modernit\u00e0: uno dei tanti, uno dei tantissimi. Come gli altri, ha voluto distruggere per poi ricostruire; ma la ricostruzione non c&#8217;\u00e8 stata, c&#8217;\u00e8 stata solo la distruzione: nel suo caso &#8211; quello di un pittore &#8211; la distruzione della forma. Kandisnskij, pi\u00f9 di altri, ha contribuito all&#8217;avvento dell&#8217;arte informale, che oggi domina quasi incontrastata; al punto che, davanti a un&#8217;opera pittorica che rappresenti ancora delle forme, e non necessariamente secondo rigidi e ingenui schemi naturalistici, il pubblico rimane per met\u00e0 sorpreso, per met\u00e0 deluso, mentre la critica, automaticamente, scuote la testa e dice, spazientita: <em>Come! Ancora questa roba, come se fossimo rimasti fermi al XIX secolo? Via, avanti un altro!<\/em> Kandinskij credeva che, attraverso il &quot;superamento&quot; della forma, l&#8217;arte moderna si sarebbe riconciliata con se stessa e avrebbe recuperato il rapporto con l&#8217;oggettivit\u00e0, ma su di un piano pi\u00f9 alto: pi\u00f9 &quot;spirituale&quot;- cos\u00ec credeva fermamente -, da parte dell&#8217;autore, e pi\u00f9 maturo nei confronti del pubblico, al quale sarebbe stato chiesto di partecipare, appunto, alla ricerca di quella interiorit\u00e0, insomma di non restare il passivo usufruttuario di un qualcosa che gli veniva presentato bello e pronto, senza mistero, senza problema.<\/p>\n<p>Ecco il tragico equivoco: pensare che, attraverso la distruzione della forma e la reinvenzione di un nuovo linguaggio artistico, non pi\u00f9 figurativo, ma puramente &quot;interiore&quot;, emozionale, soggettivo, si sarebbe potuto attuare, o favorire, una rinascita dell&#8217;arte; che si sarebbe potuto dare un contributo decisivo al rinnovamento della pittura, del modo di intendere l&#8217;arte, del rapporto fra l&#8217;artista e il pubblico, insomma: traghettare l&#8217;umanit\u00e0 verso una nuova civilt\u00e0 artistica, e, di conseguenza, verso una nuova forma di civilt\u00e0. Vediamo qui in atto un vero concentrato dei vizi, degli errori e delle illusioni di tanti, troppi distruttori inconsapevoli, falsi maestri, profeti ingannevoli del Novecento: la presunzione di se stessi, l&#8217;intellettualismo esasperato, il narcisismo culturale, il disprezzo di secoli di tradizione, una torbida ricerca di &quot;spiritualit\u00e0&quot; che poi non \u00e8 altro che il rigurgito di un io debordante, ipertrofico, malato di nietzschianesimo, e infine, pi\u00f9 grave di tutti, la sopravvalutazione della dimensione estetica quale elemento fonante della civilt\u00e0, ultimo retaggio del simbolismo decadentista in cui si rinnova, aggravata, la contraddizione fondamentale del romanticismo: la ricerca dell&#8217;assoluto entro gli orizzonti del finito, con il conseguente, inevitabile corto circuito delle forze spirituali e intellettuali sprigionate.<\/p>\n<p>Non ci interessa, in questa sede, ripercorrere le tappe di questa sua deliberata discesa verso gli inferi, cio\u00e8 verso la distruzione della forma, credendo di trovare, alla fine del percorso, l&#8217;avvento di un&#8217;arte nuova e pi\u00f9 viva; lasciamo allo storico dell&#8217;arte questo lavoro, che potr\u00e0 mostrare come, un poco alla volta, passando dalle opere giovanili, ancora vagamente legate alla forma e all&#8217;oggettivit\u00e0, ma gi\u00e0, fin dall&#8217;inizio, stranamente deformate come attraverso una lente speciale, o come attraverso gli effetti di una alterazione della coscienza (era pur sempre il vecchio dogma decadentista dello &quot;sregolamento di tutti i sensi&quot;), Kandiskij imbocca con sempre maggior decisione la strada intrapresa e si spinge sempre pi\u00f9 lontano, sino a non scorgere pi\u00f9 la riva da cui era partito, smarrendosi in una dimensione onirica, allucinata, eppure stranamente matematica, dove i colori, secondo le sue stesse teorie, diventano i protagonisti assoluti, in virt\u00f9 delle emozioni che dovrebbero evocare: la follia vitalistica il giallo, il suono dell&#8217;organo il blu, l&#8217;energia inquieta e disordinata il rosso, noia e compiacimento il verde, e cos\u00ec via delirando. La &quot;cesura&quot; si colloca attorno al 1911, quando, con Franz Marc e altri, l&#8217;arista russo fonda il <em>Blaue Reiter<\/em>, ossia quella che voleva essere una svolta epocale nell&#8217;arte e nella sua stessa concezione, mentre poi, alla distanza, si \u00e8 rivelata per ci\u00f2 che effettivamente era: una delle tante avanguardie solipsistiche e sconclusionate, che interessano pi\u00f9 per il loro valore di documento storico, che non per il contributo effettivo alla storia dell&#8217;arte o anche a quella delle idee. Infatti, guardate a un secolo di distanza, le opere prodotte dal <em>Blaue Reiter<\/em> fanno quasi sorridere, se si pensa che quegli artisti avevano l&#8217;ambizione e la volont\u00e0 di produrre una frattura decisiva nella storia della civilt\u00e0 artistica: vi sarebbe stato, secondo loro, un &quot;prima&quot;, quello di Fidia, di Giotto, di Raffaello, di Rubens, di Velasquez, e un &quot;dopo&quot;, quello dei vari Marc, Kandinskij, Delaunay, Macke, Sch\u00f6nberg, e poi, naturalmente, quelli che si sarebbero messi sulla medesima via, giudicata inevitabile e necessaria. Dei &quot;progressisti&quot;, in fondo, anche loro: e, come tutti i progressisti, dei negatori del valore intrinseco delle cose, dei sonnambuli che ignorano il passato e non considerano il presente se non come preparazione dell&#8217;avvenire. Dei sonnambuli di un genere particolare, tuttavia: animati, cio\u00e8, dalla pretesa di portarsi dietro l&#8217;umanit\u00e0 intera, in un certo senso per salvarla, dato che essi hanno compreso quel che gli altri, tutti gli altri, non hanno visto, n\u00e9 capito.<\/p>\n<p>Scriveva Stefano Zecchi nel suo saggio <em>L&#8217;artista armato. Contro i crimini della modernit\u00e0<\/em> (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1998, pp. 37-39):<\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 una bellezza esteriore e una bellezza interiore, scriver\u00e0 Wassily Kandinsky nello &quot;Spirituale nell&#8217;arte&quot;. Quest&#8217;ultima segue la legge della necessit\u00e0 interiore, rinunciando alla dimensione esteriore, convenzionale. Chi non \u00e8 abituato alla bellezza interiore , la trova naturalmente brutta, perch\u00e9 l&#8217;uomo di solito \u00e8 portato all&#8217;esteriorit\u00e0 (specialmente oggi).&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Ma questo modo d&#8217;intendere l&#8217;esteriorit\u00e0 testimonia ormai il congedo dall&#8217;ultima civilt\u00e0 europea, dalla &quot;Goethe-Zeit&quot;, che ha costruito il valore della sua storia attraverso l&#8217;opera d&#8217;arte. L&#8217;esteriorit\u00e0, a cui Goethe chiedeva di rimanere fedeli, era la forma simbolica e mitica, quella che si apre al mondo e unisce l&#8217;arte alla vita.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;esteriorit\u00e0, d cui parla Kandinsky, \u00e8 il mondo da cui fuggire, quello che ha trasformato la realt\u00e0 in un mercato, massificato la cultura, esaltato il darwinismo sociale, involgarito l&#8217;esistenza quotidiana e negato la realt\u00e0 dello spirito. L&#8217;artista che ha fede nella creativit\u00e0 dello spirito deve ritirarsi da questo mondo e trovare la sua vera patria nell&#8217;interiorit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Su questo cammino indicato da Kandinsky sar\u00e0 del tutto inevitabile che l&#8217;arte perda azione e militanza; essa pu\u00f2 acquisire il sentimento della denuncia e la condanna della realt\u00e0, ma \u00e8 un sentimento vissuto, quasi protetto, nell&#8217;interiorit\u00e0 della coscienza. La salvezza dell&#8217;artista si trova, dunque, nella sua capacit\u00e0 di scoprire l&#8217;interiorit\u00e0 nell&#8217;esteriorit\u00e0. INTERIORIT\u00c0 diviene la parola d&#8217;ordine della rivoluzione formale del secolo: con essa si tradir\u00e0 nel modo pi\u00f9 tragico &#8211; perch\u00e9 inconsapevolmente e nella convinzione di un effetto opposto &#8212; l&#8217;arte e la sua stessa possibilit\u00e0 di esistere.<\/em><\/p>\n<p><em>Il grande alibi dell&#8217;artista del Novecento \u00e8 l&#8217;appello all&#8217;interiore, che tutto gli consente fino alle estreme dimostrazioni della propria inutilit\u00e0 sociale, resa evidente con la progressiva dissoluzione della forma espressiva. L&#8217;esteriore, si sostiene, non ha realt\u00e0 rappresentabile: le emozioni , le sensazioni interiori liberano o&#8217;artista dal confronto con la rappresentazione della realt\u00e0. Goethe voleva difendere, proprio con questo confronto, la forma della rappresentazione, perch\u00e9 senza di essa l&#8217;arte si dissolve in una pura autonomia autoreferenziale.<\/em><\/p>\n<p><em>Teorizzando quest&#8217;assenza di relazione, questa autonomia, perch\u00e9 si dovrebbe fare arte? Perch\u00e9 dovrebbe continuare a esistere un&#8217;arte che si nutre di interiorit\u00e0? Per far partecipare gli altri alle proprie emozioni interiori? L&#8217;arte non dovrebbe essere, al contrario, visione e significato della verit\u00e0 di un mondo i cui abitati trovano il senso dell&#8217;identit\u00e0 e le ragioni delle divisioni, o dell&#8217;appartenenza collettiva?<\/em><\/p>\n<p><em>Kandinsky ha creduto,invece, che il cammino verso l&#8217;interiore conducesse alla nuova forma dell&#8217;arte moderna. Questo percorso \u00e8 stato compiuto sotto la &quot;guida infallibile&quot; della &quot;legge della necessit\u00e0 interiore&quot;, a cui ogni decisione e ogni atto devono fare riferimento. Per esempio, la stessa scelta dell&#8217;oggetto dell&#8217;arte viene dettata dal principio della necessit\u00e0 interiore; \u00e8 il &quot;sentimento a decidere e a guidarci&quot;; &quot;l&#8217;arte agisce sul sentimento e, quindi, pu\u00f2 agire solo col sentimento&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo, nelle intenzioni di Kandinsky, significava non solo restituire all&#8217;arte profondit\u00e0 immaginativa e all&#8217;arista libert\u00e0 creativa, che il naturalismo aveva limitato in modi ingenui o grotteschi, ma anche responsabilizzare lo spettatore di fronte all&#8217;opera, sottraendolo alla passivit\u00e0 e alle ovviet\u00e0 di fruizione. Lo spettatore, dice Kandinsky, \u00e8 tropo abituato a cercare un &quot;senso, cio\u00e8 un rapporto esteriore tra le parti del quadro. La nostra epoca, materialista nella vita e quindi nell&#8217;arte, ha prodotto uno spettatore che non sa porsi davanti a un quadro, e nel quadro cerca tutto il possibile, ma non cerca la vita interiore, non lascia che il quadro agisca su di lui. Bisognerebbe porsi di fronte all&#8217;opera d&#8217;arte e sentirne l&#8217;effetto astratto immediato&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;opera &quot;deve comunicare idee e sentimenti&quot;: ma se questo \u00e8 sempre stato un aspetto essenziale dell&#8217;arte di ogni tempo, il problema dell&#8217;artista nella storia diventa quello di decidere come comunicarli. La rivoluzione formale di Kandinsky, volta a liberare l&#8217;arte dal naturalismo e dalla sterilit\u00e0 dell&#8217;imitazione, spezza ogni rapporto con la realt\u00e0, non cerca un confronto con l&#8217;oggetto per cogliere la simbolicit\u00e0 espressiva di una forma che sia davvero ricerca comunicativa di idee e di sentimenti. Con il &quot;principio della necessit\u00e0 interiore&quot;, la forma non segue pi\u00f9 alcuna norma e pu\u00f2 essere modificata senza alcun limite: l&#8217;unica regola da seguire &quot;arriva dalla sensibilit\u00e0 dell&#8217;artista&quot; dice Kandinsky.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec la forma dell&#8217;arte si chiude in un&#8217;assoluta e illimitata arbitrariet\u00e0 soggettiva. La rivoluzione formale, che intendeva liberare l&#8217;artista dall&#8217;imitazione della natura, ottiene l&#8217;effetto, radicalmente opposto, di chiudere l&#8217;arte nel soggettivismo, nell&#8217;interiorit\u00e0. Infatti, &quot;l&#8217;unica costrizione alla libert\u00e0 dell&#8217;artista&quot; dice Kandinsky &quot;\u00e8 l&#8217;imperativo categorico della necessit\u00e0 interiore&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ceto, Kandinsky vede per l&#8217;arte un futuro in cui potr\u00e0 risplendere &quot;la forza spirituale dell&#8217;oggettivit\u00e0&quot;, una &quot;oggettivit\u00e0 che sta nervosamente cercando di esprimersi&quot;, ma gli artistiche in questo secolo hanno seguito con rigore la sua rivoluzione (cio\u00e8 quella maggioranza che ha avuto e ha tuttora il potere nell&#8217;arte contemporanea) hanno smentito quest&#8217;attesa, dissolvendo la forma, riducendola a un &quot;concetto&quot; rappresentato da un vago o insensato gesto, oppure negando con il futile o con l&#8217;effimero l&#8217;idea stessa di arte.<\/em><\/p>\n<p>In fondo, tutta la storia della modernit\u00e0 \u00e8 costellata da queste figure o da questi movimenti che, volendo traghettare la cultura, la societ\u00e0, l&#8217;economia, l&#8217;arte, oltre la crisi di una et\u00e0 di trapasso, hanno deciso di mutare radicalmente le forme e, sovente, anche i contenuti, pensando di preparare il terreno per una prossima rinascita, e invece hanno solo demolito ci\u00f2 che restava di ancor valido della tradizione, e hanno spalancato le porte al caos, al nulla, all&#8217;autodistruzione: maldestri e incoscienti apprendisti stregoni, troppo fiduciosi nei loro mezzi, troppo ottimisti nelle loro diagnosi, troppo semplicisti nei ragionamenti che li hanno portati su posizioni sempre pi\u00f9 estreme, sempre pi\u00f9 velleitarie e sempre pi\u00f9 sconcertanti.<\/p>\n<p>Pensiamo a Marx e alla sua teoria della liberazione finale dell&#8217;umanit\u00e0 mediante l&#8217;eliminazione dello sfruttamento di classe, che ha portato, in pratica, all&#8217;eliminazione della borghesia, ma non alla scomparsa del proletariato, n\u00e9 alla societ\u00e0 senza classi, n\u00e9 all&#8217;estinzione finale dello stato, ma che, al contrario, ha visto la &quot;fase transitoria&quot; della dittatura del proletariato trasformarsi in un dato permanente, che \u00e8 durato quanto sono durati i vari regimi comunisti e non un giorno di meno, fino al loro crollo irreparabile e definitivo. Cos\u00ec, il marxismo ha distrutto l&#8217;ordine borghese dello Stato ma non ha eliminato lo Stato, anzi, lo ha enormemente rafforzato, e on ha eliminato l&#8217;ordine, inteso come forma di dominio di classe, ne ha solo modificato le forme esteriori, sostituendo i quadri dirigenti del partito alla borghesia e replicando lo sfruttamento del proletariato, sia pure in una prospettiva diversa dalla precedente.<\/p>\n<p>Oppure pensiamo all&#8217;empirismo di Locke, allo scetticismo di Hume, al criticismo di Kant: nella pretesa di riportare a ordine, chiarezza e ragionevolezza la conoscenza, ristabilendo il legame immediato con la sensazione e con l&#8217;esperienza concreta, hanno eliminato la metafisica, la teologia, e, da ultimo, anche la religione; volevano creare una forma di conoscenza pi\u00f9 certa, fondata su basi pi\u00f9 solide, anche se pi\u00f9 ristrette e meno ambiziose, per\u00f2, alla fine, quel che hanno ottenuto loro e i loro epigoni, \u00e8 stato di indebolire alla radice il principio della oggettivit\u00e0, verit\u00e0 e certezza del conoscere, e la possibilit\u00e0 di raggiungere il vero, delineando una gnoseologia relativista e una ontologia probabilistica, premesse, a loro volta, della discesa inarrestabile verso la deriva del nichilismo e dell&#8217;assurdo. L&#8217;angoscia e la disperazione dell&#8217;uomo moderno trovano qui la loro radice e la loro codificazione concettuale. Da qui, per reazione, \u00e8 nata l&#8217;idea del filosofo come <em>veggente<\/em>, e dell&#8217;uomo come <em>pastore del linguaggio<\/em>, e del linguaggio come <em>pastore dell&#8217;Essere<\/em>: quante libert\u00e0 incomprensibili si \u00e8 presa la filosofia moderna, da Heidegger in poi.<\/p>\n<p>Non parliamo della poesia moderna: i simbolisti francesi, Verlaine, Rimbaud, Mallarm\u00e9, hanno voluto far piazza pulita della parola poetica come depositaria di un significato oggettivo, e l&#8217;hanno sostituita con la parola allusiva, evocativa, con la parola &quot;altra&quot; , &quot;pura&quot;, &quot;primigenia&quot;, che dischiude le soglie del mistero, svelando impensabili corrispondenze fra le cose pi\u00f9 diverse; per\u00f2, di fatto, hanno introdotto la pazzia e hanno reso legittimo qualsiasi arbitrio, qualsiasi stranezza, qualsiasi abuso della &quot;allusivit\u00e0&quot; della parola. Anche qui, il risultato \u00e8 stato che il pubblico ha finito per restare nauseato e totalmente deluso da una poesia incomprensibile, presuntuosa, delirante, che non si cura minimamente di farsi intendere dal lettore e che si sbizzarrisce in una cacofonia di suoni,m di ritmi, di immagini in totale libert\u00e0, senza un principio d&#8217;ordine che consenta di risalire dal caos a una rappresentazione accessibile, o anche solo tollerabile, del reale. Cos\u00ec la poesia \u00e8 diventata la tecnica delle parole in libert\u00e0, dissonanti, insensate, e il poeta si \u00e8 guadagnato la palma dell&#8217;esempio pi\u00f9 insigne di inutilit\u00e0 sociale e culturale. A che serve, infatti &#8211; pur senza adottare il punto di vista dell&#8217;utilitarismo &#8211; una poesia che non si curi d&#8217;essere compresa?<\/p>\n<p>Un esempio, lampante, \u00e8 dato anche dalla Chiesa cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II. I teologi, i cardinali, i vescovi e i sacerdoti di tendenza modernista e progressista hanno voluto rinnovare, aggiornare, rivitalizzare il cattolicesimo; hanno gettato una parte della loro tradizione e sono andati a cercarsi nuovi modelli di riferimento, nuove forme di linguaggio e di ragionamento, nuove mete da raggiungere, facendo perno sull&#8217;uomo anzich\u00e9 su Dio: e hanno chiamati tutto ci\u00f2, pieni di compiacimento per la loro bravura e intelligenza, &quot;svolta antropologica&quot;, come se non vi fosse mai stato nulla, prima di loro nella vita della Chiesa, di altrettanto geniale, una specie di rivoluzione copernicana del cristianesimo. Ma, come ebbe ad osservare Paolo VI, a pochi anni di distanza dalla conclusione del Concilio, dopo aver sperato in una nuova primavera, era giunto un inverno precoce: l&#8217;atteso rinnovamento on aveva dato affatto i frutti sperati; i seminari si erano svuotati, le parrocchie erano rimaste semideserte; alla crisi delle vocazioni aveva fatto seguito la crisi dei valori, della morale, della concezione cristiana della vita. La Chiesa aveva intrapreso la strada dell&#8217;autodemolizione, proseguita oggi, in maniera quasi furiosa, da papa Francesco: ma del sospirato rinnovamento non si vede alcun segno all&#8217;orizzonte, mentre si assiste a un progressivo allontanamento dalla fede da parte delle masse, ad una secolarizzazione radicale.<\/p>\n<p>Un altro caso ancora \u00e8 quello della nuova psichiatria e delle tendenze rappresentate da uomini come Franco Basaglia. Convinti che il malato di mente, in fiondo, non esiste, perch\u00e9 non esiste un criterio assoluto di sanit\u00e0 mentale, ne hanno tratto la convinzione che il manicomio doveva essere abolito, e che l&#8217;assistenza a chi soffre di disturbi psichici deve essere fornita attraverso strutture radicalmente nuove e diverse da quelle concepite in passato, appunto perch\u00e9 deve essere completamente rovesciato il rapporto fra la societ\u00e0 e l&#8217;individuo (non necessariamente solo l&#8217;individuo affetto da patologie). Anche qui, si \u00e8 partiti da una legittima rivolta contro la cultura esageratamente &quot;oggettivistica&quot; del positivismo per spingersi sempre pi\u00f9 lontano, non solo dalle tradizioni, ma dal puro e semplice buon senso, fino a realizzare la sola <em>pars destruens<\/em> di quanto progettato, ossia la soppressione degli istituti manicomiali, senza per\u00f2 attuare la <em>pars costruens<\/em>, e cio\u00e8 lasciando sulla groppa della societ\u00e0, e soprattutto delle famiglie, il peso intollerabile della gestione dei malati di mente. Ed era inevitabile che cos\u00ec fosse, perch\u00e9 il fondo della concezione di Basaglia \u00e8 fenomenogico ed esistenzialista, ossia prende le mosse da un impianto filosofico che ha suscitato immensi entusiasmi e poi, alla prova dei fatti (come il <em>Blaue Reiter<\/em> di Kandinskij, come il messianismo marxista, come la <em>svolta antropologica<\/em> di Karl Rahner &#8212; si \u00e8 rivelata una bolla d&#8217;aria.<\/p>\n<p>Dopo tanti apprendisti stregoni, dunque, sarebbe tempo di tornare in noi stessi, con umilt\u00e0 e fede: riconoscendo la nostra natura creaturale e la nostra finitezza, bisognosa di completarsi in Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vasilij Vasil&#8217;evic Kandinskij (Mosca, 4 dicembre [16 dicembre nel calendario gregoriano], 1866-Neuilly-Sur-Seine, presso Parigi, 13 dicembre 1944) \u00e8 stato un apprendista stregone della modernit\u00e0: uno dei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30176,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[92],"class_list":["post-26076","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pittura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-pittura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26076","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26076"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26076\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30176"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26076"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26076"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26076"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}