{"id":26074,"date":"2017-02-14T11:15:00","date_gmt":"2017-02-14T11:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/14\/una-tragedia-dimenticata-la-fine-dellataman-kaledin-dei-cosacchi-del-don\/"},"modified":"2017-02-14T11:15:00","modified_gmt":"2017-02-14T11:15:00","slug":"una-tragedia-dimenticata-la-fine-dellataman-kaledin-dei-cosacchi-del-don","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/14\/una-tragedia-dimenticata-la-fine-dellataman-kaledin-dei-cosacchi-del-don\/","title":{"rendered":"Una tragedia dimenticata: la fine dell\u2019ataman Kaledin, dei cosacchi del Don"},"content":{"rendered":"<p>La storia \u00e8 piena di tragedie dimenticate; nel suo incessante fluire, che ha qualcosa di terribilmente monotono, di ossessivo, innalza le speranze degli uomini e poi le abbatte, le distrugge e le calpesta, lasciando solo amarezza e sofferenza dietro di s\u00e9. Ogni tanto sorge un uomo di qualit\u00e0 eccezionale, una guida spirituale, un eroe quotidiano, dalla vita apparentemente normalissima, ma accesa da una luce interiore, ed \u00e8 come se un soffio d&#8217;aria fresca entrasse in una cantina buia e umida, dove ogni cosa \u00e8 coperta di polvere e sa di muffa. Ma poi tornano alla ribalta gli ambiziosi, i mediocri, i narcisisti, gli arrampicatori sociali, i megalomani, e il tristo spettacolo riprende, inesorabile, sempre uguale, solo mutando i luoghi e gli scenari, ma identico nella sua intima sostanza.<\/p>\n<p>Uno di questo drammi dimenticati \u00e8 quello che riguarda Aleksej Maksimovic Kaledin, un generale russo che, al momento della rivoluzione di Febbraio 1917, si trovava al comando dei cosacchi del Don e che guid\u00f2 la sua piccola &quot;armata bianca&quot; nell&#8217;impari scontro con i bolscevichi, nel periodo confuso in cui si preparava lo scoppio della guerra civile in grande stile, ancor prima che il governo di Lenin firmasse il trattato di pace di Brest-Litovsk con gli Imperi centrali, ma quando gi\u00e0 le ex potenze alleate dell&#8217;Intesa, sospettando la defezione della Russia, si preparavano a intervenire militarmente e finanziariamente per rovesciare quella banda di &quot;traditori&quot;. Tra la fine del 1917 e l&#8217;inizio del 1918 Kaledin si trov\u00f2 alla testa di un esercito malsicuro, minato dalla propaganda bolscevica, disorganizzato e in via di disfacimento, con il quale tent\u00f2 vanamente di opporsi all&#8217;avanzata dei rossi nella regione del Don; finch\u00e9, resosi conto dell&#8217;impossibilit\u00e0 di assolvere il compito che si era prefisso, decise di rassegnare le dimissioni, il 29 gennaio, e poi di togliersi la vita, sparandosi un colpo di rivoltella in testa, l&#8217;11 febbraio 1918.<\/p>\n<p>Nato nel 1861, militare di carriera, Kaledin, durante la Prima guerra mondiale, aveva comandato dapprima una divisione di cavalleria, indi un&#8217;armata, l&#8217;Ottava, sul fronte sud-occidentale, quello contro gli Austro-Ungarici, l&#8217;unico sul quale l&#8217;esercito russo aveva riportato qualche successo fino all&#8217;estate del 1916. Quando scoppi\u00f2 la Rivoluzione di Febbraio, Kornilov &#8211; che aveva assistito con dolore e sgomento, come tanti altri ufficiali zaristi, alla dissoluzione progressiva della disciplina fra le truppe e alla costituzione di Soviet dei soldati, i quali, di fatto, avevano esautorato i loro comandanti e paralizzato ogni residua capacit\u00e0 offensiva dell&#8217;esercito &#8211; non approv\u00f2 la deposizione di Nicola II e per questo motivo venne rimosso dal suo comando per ordine del Governo Provvisorio insediatosi a Pietrogrado. Seguirono alcuni mesi di estrema confusione, mentre la Russia piombava nel caos e la dissoluzione dell&#8217;esercito proseguiva rapidamente. Gli Austro-Ungarici, sostenuti dai loro alleati, ne approfittarono per riprendere l&#8217;iniziativa, dal 19 luglio, riconquistando interamente la Galizia orientale e la Bucovina, gi\u00e0 occupate dai russi con la precedente offensiva di Brusilov; mentre i Tedeschi lanciarono una ulteriore offensiva sul fronte settentrionale, che li port\u00f2 alla conquista di Riga, il 3 settembre, e, con una magistrale operazioni combinata da terra e dal mare, anche delle isole di Osel, Dag\u00f6 e Mohn, il 20 ottobre.<\/p>\n<p>Kaledin, frattanto, nonostante la sospensione, il 17 giugno 1917 venne eletto Ataman dei cosacchi del Don, che egli gi\u00e0 conosceva perch\u00e9 prima della guerra, dal 1906 al 1910, era stato capo di Stato Maggiore dell&#8217;Armata Cosacca del Don; indi, su insistenza di Mitrofan Bogaevskij, assunse il comando della &quot;sua&quot; vecchia armata. Bogaevskij, insegnante e storico, era una prestigiosa figura d&#8217;intellettuale non bolscevico nel piccolo mondo dei cosacchi del Don; buon oratore, era conosciuto addirittura come il &quot;Demostene del Don&quot;. Fu lui a convincere il Parlamento dei cosacchi a scegliere Kaledin come l&#8217;uomo al quale affidarsi in quel momento di gravissima difficolt\u00e0, non solo per la Russia, ma per la secolare autonomia dei cosacchi di quella regione. Il governo locale che aveva eletto Kaledin, quindi, non era un organismo puramente militare, ma formato anche da elementi borghesi e moderati, e il suo orientamento politico non era di tipo apertamente reazionario: pi\u00f9 che sognare una impossibile restaurazione dei Romanov, esso auspicava l&#8217;instaurazione di una democrazia liberale, che conservasse lo speciale statuto di autonomia di cui la nazione cosacca aveva sempre goduto, e che neppure i sovrani pi\u00f9 assolutisti avevamo osato sopprimere; ma che adesso un eventuale, ulteriore slittamento verso forme rivoluzionarie pi\u00f9 spinte, sotto la guida dei bolscevichi &#8212; slittamento che molti segnali facevano ritenere probabile e perfino imminente &#8211; avrebbe potuto mettere seriamente in pericolo.<\/p>\n<p>Quando, alla fine di agosto, in seguito a un complicato gioco di sospetti, malintesi ed errori, il generale Kornilov marci\u00f2 con le sue truppe cosacche su Pietrogrado, inizialmente con l&#8217;intenzione di rafforzare il governo Kerenskij e, soprattutto, di ottenere provvedimenti che ristabilissero la disciplina nell&#8217;esercito, ma poi venendo dichiarato traditore e suscitando la reazione sia del Governo provvisorio, sia dei bolscevichi, Kaledin fu accusato di aver simpatizzato per il tentativo di colpo di stato &#8212; che sarebbe stato sventato con l&#8217;arresto dello stesso Kornilov, il 1\u00b0 settembre &#8211; e il 31 agosto Kerenskij, dietro pressione delle autorit\u00e0 locali di Novocerkassk (di orientamento rivoluzionario), annunci\u00f2 che intendeva rimuovere il comandante dei cosacchi del Don. A partire da quel momento, la situazione incominci\u00f2 a precipitare. Ai primi di settembre, Kaledin, che non si era dimesso, tent\u00f2 di difendersi, e di difendere anche Kornilov, sostenendo che il loro obiettivo era quello di liberare il Governo provvisorio dall&#8217;abbraccio mortale dei Soviet dominati dai bolscevichi. Infine, il 25 ottobre, ruppe gli indugi e dichiar\u00f2 di assumere il controllo della regione del Don a nome del Governo provvisorio (che lo aveva esautorato e accusato di tradimento), in attesa che la sua autorit\u00e0 venisse ristabilita in ogni parte della Russia. La situazione era paradossale, perch\u00e9 Kornilov aveva accusato di tradimento i bolscevichi e quanti nel Governo provvisorio, a suo dire, stavano consegnando la Russia in mano all&#8217;esercito tedesco (fortissima era stata l&#8217;impressione suscitata, nella capitale, dalla notizia della caduta di Riga).<\/p>\n<p>Comunque, Kaledin tent\u00f2 ancora di destreggiarsi, nella speranza di evitare uno scontro aperto con il governo sovietico, conscio della debolezza delle sue truppe e della diffusione delle idee bolsceviche fra molti dei suoi cosacchi, e ancor pi\u00f9 fra i contadini che vivevano nella regione del Don e del Kuban, specie fra i soldati tornati dal fronte, portatori dell&#8217;infezione rivoluzionaria e dello spirito di rivolta contro la disciplina militare e il corpo degli ufficiali. Le sue speranze, o illusioni, di conservare uno stato di &quot;non belligeranza&quot; furono distrutte quando Lenin, da Pietrogrado, diede ordine di rompere la tregua e marciare risolutamente contro i cosacchi del Don, a met\u00e0 dicembre. Il dittatore bolscevico aveva fretta di liquidare la spinosa faccenda, perch\u00e9 non voleva che la delegazione sovietica alla conferenza di Brest-Litowsk, con i rappresentanti della Germania e dell&#8217;Austria-Ungheria, la cui apertura era prevista per il 22 dicembre, si presentasse con troppi elementi di debolezza interni, in particolare l&#8217;esistenza dei governi indipendenti della Rada ucraina, a Kiev, e dei Cosacchi di Kaledin nella regione del Don, che avrebbero potuto invocare il soccorso austro-tedesco. E l\u00ec ebbe inizio il dramma finale di Kaledin: un uomo d&#8217;ordine, un ufficiale della vecchia Russia, che aveva servito il suo Paese e che vedeva franare ogni cosa intorno a s\u00e9, perfino i suoi cosacchi divenire sospettosi, malfidenti, prevenuti verso ogni idea di disciplina, ordine e patria.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ha rievocato quell&#8217;episodio lo storico statunitense John Shelton Curtiss (1899-1983), docente alla Duke University, uno dei massimi studiosi americani della Russia del XX secolo, nella sua breve ma assai accurata e obiettiva monografia <em>Le rivoluzioni russe del 1917<\/em> (titolo originale: <em>The Russian Revolutions of 1917<\/em>, 1957; trad. di L. V. Ferraris, Milano, Garzanti, 1967, pp. 104-106):<\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 il generale Kaledin dei cosacchi del Don, come la rada ucraina, si opponeva al governo sovietico, il 13 dicembre 1917 Lenin incaric\u00f2 Antonov Ossenko &#8212; colui che aveva preso il palazzo d&#8217;Inverno &#8212; di sistemare la questione. Le forze di Antonov erano costituite da bande deboli e indisciplinate di volontari, soldati, marinai e guardie rosse. Dimostrarono, tuttavia, sufficiente energia per eseguire il compito loro assegnato. Contro di loro erano schierati i Cosacchi del Don; questi, data la loro posizione economica superiore e una lunga tradizione militare, erano pi\u00f9 conservatori dei contadini medi; ma la guerra aveva gravemente scosso le loro idee. I reggimenti di cosacchi che tornavano dal fronte si rivelarono neutrali o persino ostili al regime locale di Kaledin e dei suoi ufficiali. Inoltre, fra i cosacchi vivevano molti contadini, pi\u00f9 poveri e quindi pi\u00f9 estremisti dei cosacchi. Come i contadini, anche gli operai di Rostov e di Taganrog erano estremisti e appoggiavano decisamente il governo di sovietico. Il regime di Kaledin era quindi contrastato da una notevole opposizione locale, mentre l&#8217;appoggio dei cosacchi era tutt&#8217;altro che sicuro. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Per fortuna del generale Kaledin, il generale Aleksejev, gi\u00e0 capo di Stato Maggiore dell&#8217;esercito russo, era venuto a Rostov a met\u00e0 novembre per organizzare un esercito volontario antibolscevico. Egli riusc\u00ec ad arruolare alcuni combattenti; ma i fondi e i rifornimenti erano estremamente scarsi e le deboli prospettive di successo scoraggiavano tutti, eccetto gli ufficiali pi\u00f9 accaniti e pi\u00f9 temerari. Quando Kornilov, Denikin e tre altri generali riuscirono a raggiungere Rostov travestiti, l&#8217;esercito volontario cominci\u00f2 a ingrossarsi. Questo era composto quasi esclusivamente di ufficiali delle classi pi\u00f9 elevate, la maggior parte dei quali aveva conti da regolare con i bolscevichi; durante i primi mesi di vita l&#8217;esercito volontario contava solo tre o quattromila uomini. Tuttavia, si dimostr\u00f2 abbastanza forte da salvare Kaledin il 15 dicembre 1917, quando il Comitato militare rivoluzionario di Rostov cacci\u00f2 dalla citt\u00e0 i cosacchi del Don. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Persino dopo questo episodio Kaledin, che cercava di evitare un conflitto aperto con il governo sovietico, mantenne un atteggiamento freddo nei confronti delle forze di Aleksejev. Kaledin fece persino i passi necessari per la costituzione di un governo di compromesso dei cosacchi del Don, che avrebbe dovuto essere instaurato nel gennaio 1918, sperando che Antonov avrebbe sospeso la sua avanzata. Antonov non desistette e l&#8217;ora fatale di Kaledin si avvicinava rapidamente. All&#8217;avvicinarsi delle truppe di Antonov, alla fine di gennaio, venne costituito un Comitato militare rivoluzionario dei cosacchi del Don e molti cosacchi combatterono a favore dei Soviet contro Kaledin e i loro fratelli. Con questo aiuto e con l&#8217;appoggio degli operai insorti, i rossi sconfissero i cosacchi in maniera decisiva. L&#8217;11 febbraio, Kaledin diede le dimissioni dal suo posto di Ataman dei cosacchi del Don e si suicid\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>I rimanenti cosacchi e l&#8217;esercito volontario continuarono a combattere con il coraggio della disperazione, ma la disparit\u00e0 di forze era tropo grande. I cosacchi rossi presero Novocerkassk il 25 febbraio e ogni resistenza cess\u00f2. L&#8217;esercito volontario, che stava difendendo Rostov, riusc\u00ec a sfuggire, combattendo, all&#8217;accerchiamento e comp\u00ec una penosissima ritirata verso la regione cosacca del Kuban. Ma anche qui i Soviet erano al potere i volontari, con poche reclute di cosacchi del Kuban, dovettero rifugiarsi nelle zone selvagge del Caucaso settentrionale. Pertanto ogni resistenza organizzata al potere sovietico sembrava ormai terminata nel Don e nel Kuban.<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre questi avvenimenti si svolgevano sul Don, i cosacchi di Orenburg opponevano un&#8217;ultima resistenza negli Urali. Per molto tempo riuscirono a tenere a bada le guardie rosse di Orenburg e di altre citt\u00e0, ma alla fine, il 2 febbraio 1918, le forze rosse ebbero il sopravvento. I resti dei cosacchi di Orenburg fuggirono al seguito dell&#8217;Ataman Dutov.<\/em><\/p>\n<p>Il dramma, storico e umano dell&#8217;<em>ataman<\/em> Kaledin s&#8217;inserisce nel clima di odio, dissoluzione e guerra civile che si era creato in Russia nel 1917, e non pu\u00f2 essere pienamente compreso fuori di quel contesto. Ad esempio il suicidio, per un uomo d&#8217;onore impossibilitato a fare il proprio dovere, \u00e8 un concetto pressoch\u00e9 scomparso dalla cultura europea e sopravvive, semmai, in quella giapponese. Esistono, tuttavia, alcune analogie con la situazione attuale di tutta l&#8217;Europa, esposta ai venti furiosi della globalizzazione e della distruzione della sua identit\u00e0. Come nella Russia di Kaledin, chi abbia ancora un&#8217;idea &quot;alta&quot; della propria patria, non sa che fare. E il gesto di Dominique Venner non pu\u00f2, n\u00e9 deve costituire un esempio. Per quanto avanzato sia il processo di decomposizione della nostra civilt\u00e0, abbiamo il dovere di mantenere accesa la speranza e di batterci perch\u00e9 le forze dl disordine non prevalgano. Noi non vedremo l&#8217;alba del nuovo giorno; ma i nostri nipoti, se Dio vuole, forse s\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia \u00e8 piena di tragedie dimenticate; nel suo incessante fluire, che ha qualcosa di terribilmente monotono, di ossessivo, innalza le speranze degli uomini e poi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-26074","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26074","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26074"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26074\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26074"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26074"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26074"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}