{"id":26071,"date":"2015-07-30T01:47:00","date_gmt":"2015-07-30T01:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/junger-lo-stregone-che-voleva-gettare-un-ponte-fra-la-tecnica-e-il-mistero\/"},"modified":"2015-07-30T01:47:00","modified_gmt":"2015-07-30T01:47:00","slug":"junger-lo-stregone-che-voleva-gettare-un-ponte-fra-la-tecnica-e-il-mistero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/junger-lo-stregone-che-voleva-gettare-un-ponte-fra-la-tecnica-e-il-mistero\/","title":{"rendered":"J\u00fcnger, lo stregone che voleva gettare un ponte fra la tecnica e il mistero"},"content":{"rendered":"<p>Si deve a Ernst J\u00fcnger non solo il pi\u00f9 ambizioso e completo tentativo di razionalizzare e trasfigurare in senso progressivo l&#8217;esperienza della Prima guerra mondiale, per cui milioni di uomini furono gettati nell&#8217;orrore delle trincee e delle battaglie di logoramento per circa quattro anni e mezzo, e ci\u00f2 quando le filosofie ottimistiche dell&#8217;Occidente celebravano il fatale cammino dell&#8217;umanit\u00e0 verso un mondo sempre pi\u00f9 prospero e pacifico, grazie ai prodigi della scienza e della tecnica; ma anche uno degli sforzi pi\u00f9 meditati e generosi per cogliere il senso della civilt\u00e0 della macchina e per offrire agli uomini una estrema possibilit\u00e0 di riprenderne il controllo, o, in alternativa di mettersi in sintonia con esso, cio\u00e8 di condividerne il destino.<\/p>\n<p>J\u00fcnger vede la guerra mondiale come l&#8217;ultimo approdo della civilt\u00e0 della tecnica, e le battaglie che l&#8217;hanno caratterizzata, vale a dire soprattutto battaglie di logoramento e di materiali, come lo sbocco crudele e ineluttabile di quella civilt\u00e0. D&#8217;altra parte, egli sente che proprio quel nuovo tipo di guerra, che proprio quelle forze spirituali che essa coinvolge e mobilita, sia consce sia, soprattutto, inconsce, interpella il nostro essere pi\u00f9 profondo e ci costringe a interrogarci con pi\u00f9 seriet\u00e0 e intensit\u00e0 sul significato che ancora rimane aperto alla libert\u00e0 dell&#8217;azione umana, sul campo di manovra che ancora rimane impregiudicato per il nostro pensare e, pi\u00f9 ancora, per il nostro agire<\/p>\n<p>La concezione vitalistica che caratterizza le filosofie anti-postivistiche di fine Ottocento e del primo Novecento, dal superomismo nietzschiano allo slancio vitale bergsoniano, si incontrano e si sposano, nella visione di J\u00fcnger, con lo stesso ottimismo positivistico, con la fiducia nel progresso affidato alle macchine &#8212; che \u00e8 anche si badi, un tratto distintivo del marxismo -, e, cosa non meno importante, con l&#8217;insofferenza e lo spirito di rivolta nei confronti del &quot;filisteismo&quot; borghese, con tutti quei modi di sentire, di pensare e di vivere che si appagano del qui ed ora e che non sentono l&#8217;anelito verso l&#8217;assoluto, la spinta verso il superamento.<\/p>\n<p>Sono istanze piuttosto confuse, come si vede, anche se indubbiamente generose, alle quali manca una solida e coerente base spirituale, appunto perch\u00e9 ritengono esaurito il ruolo della tradizione e partono dall&#8217;assunto che l&#8217;orizzonte di senso dell&#8217;uomo contemporaneo deve essere interamene ricostruito a partire da nuovi valori e soprattutto, da nuove esperienze: prima e pi\u00f9 importante di tutte, l&#8217;esperienza capitale e rivelatrice della guerra.<\/p>\n<p>Per J\u00fcnger, l&#8217;esperienza della guerra in prima linea, della trincea, degli assalti contro i reticolati e le mitragliatrici nemiche, \u00e8 stata qualche cosa di molto simile alla scoperta del cielo da parte del principe Andrej Bolkonskij, in \u00abGuerra e pace\u00bb di Tolstoj, di &quot;quel&quot; cielo, cos\u00ec azzurro e limpido, con la sfera enorme del Sole, che improvvisamente gli fa apparire cos\u00ec piccole e vacue, cos\u00ec insignificanti, tutte le cose e le preoccupazioni ordinarie: vale a dire un&#8217;esperienza mistica, a-temporale, assoluta, dopo la quale la vita non appare e non \u00e8 pi\u00f9 la stessa cosa di prima, \u00e8 diventata qualche cosa d&#8217;altro, di profondamente mutato. Si sono spalancate nuove prospettive si sono aperti nuovi interrogativi, che mettono in questione, con una urgenza e una impazienza mai prima neppure immaginate, il senso complessivo dell&#8217;esser-ci, tutto quello che, sino a ieri, appariva relativamente chiaro o, quanto meno, suscettibile di spiegazione.<\/p>\n<p>Razionalismo e irrazionalismo, pragmatismo e misticismo, libert\u00e0 e destino, caso e necessit\u00e0 si interrogano a vicenda nella sintesi audace che J\u00fcnger, novello apprendista stregone, tenta di elementi alchemici contrastanti e apparentemente inconciliabili: impavido, cinico e un po&#8217; folle, egli non esita a imboccare un sentiero proibito, non mai tentato da alcuno, alla fine del quale spera di trovare, dopo avere affrontato e sconfitto il drago che ne custodisce l&#8217;accesso, la ritrovata unit\u00e0 e coesione dell&#8217;io, la riunificazione armoniosa delle membra sparse dell&#8217;esistenza, della conoscenza, del sapere, di tutto ci\u00f2 che la marcia inesorabile della tecnica ha frantumato, diviso, polverizzato, disperso, mescolato e reso incomprensibile.<\/p>\n<p>Novello Edipo, J\u00fcnger affronta la Sfinge della guerra e, invece di rispondere alle sue domande, le pone le proprie, che si possono riassumere in questa: esiste la maniera di far s\u00ec che il finalismo e la volontariet\u00e0 dell&#8217;esistenza si incontrino e si compenetrino l&#8217;uno nell&#8217;altra, in modo che l&#8217;uomo, rudemente spossessato del proprio destino, del proprio senso, della propria anima, possa tornare a guardare il mondo &#8211; e se stesso &#8212; con occhio pacificato, con sguardo francio e sicuro, con una rinnovata consapevolezza dei suoi compiti e dei suoi doveri, ma anche di ci\u00f2 che pu\u00f2 attendersi, che pu\u00f2 sperare, che pu\u00f2 desiderare nella vita?<\/p>\n<p>\u00c8 un tentativo supremo, quello di J\u00fcnger, di riconquistare il senso complessivo dell&#8217;esistere; di ritrovare la strada smarrita dalla civilt\u00e0 occidentale nel dedalo della tecnica e nei labirinti tenebrosi dell&#8217;inconscio, i cui fantasmi chiedono d&#8217;essere esorcizzati; di riprendere il controllo di una societ\u00e0 impazzita, pronta ed evocare, da un momento all&#8217;altra, gli orribili demoni della distruzione totale, in una misura quale mai l&#8217;umanit\u00e0 aveva conosciuto, perfino nelle epoche pi\u00f9 buie del passato. Una rivoluzione conservatrice: perch\u00e9 non si tratta di distruggere per creare un ordine nuovo, ma di ripristinare l&#8217;umanit\u00e0 nei suoi diritti, restaurando un complessivo orizzonte di senso, in condizioni, tuttavia, radicalmente mutate, e dunque tenendo conto che un semplice regresso ai tempi passati \u00e8 impossibile e, inoltre, sarebbe assurdo ed ingiusto, perch\u00e9 equivarrebbe a vanificare il sacrificio dei camerati morti in battaglia.<\/p>\n<p>Proprio qui risiede la folle pretesa del filisteo borghese: nel pesare che gli uomini, dopo la tremenda esperienza della guerra di trincea, possano tornare alle loro case, alle loro fabbriche, ai loro uffici, come se niente fosse stato; che riprendano i loro mestieri e le loro professioni, come facevano prima; che rientrino in seno alle loro famiglie, o che se ne creino di nuove, dimenticando ci\u00f2 che quei quattro anni e mezzo hanno rappresentato, quanto li abbiano segnati nel profondo, fino a che punto li abbiano irrevocabilmente trasformato. Chi ha vissuto quella esperienza, non potr\u00e0 mai pi\u00f9 guardare al mondo, alla vita, a se stesso, con lo stesso sguardo di prima; non potr\u00e0 mai pi\u00f9 essere lo stesso uomo che era, o che credeva di essere: perch\u00e9 essa gli ha aperto una nuova, sconvolgente prospettiva, gli ha rivelato una nascosta, inaudita verit\u00e0. E dunque \u00e8 necessario, \u00e8 doveroso, anche per il rispetto dovuto ai compagni seppelliti nel corso di quella sistematica carneficina, fare in modo che tutto ci\u00f2 non scompaia nel nulla, che rappresenti qualcosa per il domani.<\/p>\n<p>Il cameratismo, infatti &#8212; verso i vivi e verso i morti -, \u00e8 la grande novit\u00e0 creata dalla guerra mondiale: alla disumanizzazione di una guerra tecnologica, dove vince chi possiede un sistema industriale pi\u00f9 potente del nemico e dove la stessa strategia militare, con le sue regole, viene piegata alla logica della produzione e della pianificazione industriale, si sono offerte al combattente nuove e insperate possibilit\u00e0 di socializzazione, di solidariet\u00e0, di fusione con i propri simili in un disegno comune e in un comune destino, cementato dal ferro e dal sangue. Il combattente, dunque, \u00e8 il nuovo operaio; anzi, \u00e8 l&#8217;operaio che ha dismesso la tuta della fabbrica per indossare l&#8217;uniforme dell&#8217;esercito, e che getta le basi per un nuovo tipo di societ\u00e0, che non annienti, ma preservi quel che di meglio la civilt\u00e0 occidentale ha prodotto nella sua evoluzione storica, sposando le due grandi forze che ne sono divenute protagoniste: la tecnica e il mistero.<\/p>\n<p>Ha osservato in proposito Ferruccio Masini, uno dei massimi germanisti italiani, nel suo libro \u00abGli schiavi di Efesto\u00bb (Roma, Editori Riuniti, 1981; Pordenone, Ed. Studio Tesi, 1990, pp. 179-181):<\/p>\n<p>\u00abSguardo stereoscopico significa regressione all&#8217;elementare: \u00e8 questo il senso ultimo della stessa ottica della guerra e della &quot;mobilitazione totale&quot;. La prima guerra mondiale, come liquidazione del&#8217;antico spirito cavalleresco, e codice d&#8217;onore e quindi come superamento della stessa ideologia del &quot;Kriegserlebnis&quot; (propria del &quot;Soldatischer Nationalismus&quot;, si espone alla cruda anonimit\u00e0 delle &quot;battaglie di materiali&quot; che vengono pertanto trasvalutate nella loro determinatezza empirica. A questo passaggio va collegata la crisi del nazionalismo borghese, quale ancora affiora nella prima stesura di &quot;Im Stahlgewittern&quot; e nel &quot;W\u00e4ldchen 125&quot;, in nome di un &quot;nazionalismo rivoluzionario&quot; a cui si dischiudono le prospettive di un sovvertimento mondiale. La guerra viene pertanto &quot;contemplata&quot; come arena di lotta di potenze elementari: si esprime in essa lo scatenamento del &quot;Polemos&quot;, vale a dire di quell&#8217;evento metafisico a cui \u00e8 tolta ogni predeterminazione teleologica. La regressione afinalistica \u00e8 propria dello sguardi stereoscopico , nel senso che \u00e8 questo stesso a produrla, allontanando l&#8217;evento della guerra in quella &quot;quarta dimensione&quot; del tempo vissuto in cui ebbrezza e cognizione magica coincidono. &quot;\u00c8 il mio orgoglio segreto &#8212; scriveva J\u00fcnger in &quot;Das Abenteuerliche Herz&quot; &#8211; aver colto dietro la matematica delle battaglie il sogno splendido in cui la vita si precipitava, allorch\u00e9 troppo era divenuto per essa il tedio della luce. Per questo sono riuscito a strappare la guerra dai denti dei piccolo-borghesi, cosa non facile in un tempo di coscrizione generale obbligatoria, e per la quale parecchi ragazzi gagliardi mi hanno espresso la loro gratitudine.&quot;<\/p>\n<p>La guerra si presenta cos\u00ec come una via d&#8217;accesso alla &quot;Tiefe&quot; [&quot;profondit\u00e0&quot;], a quella religione costituita da misteriosi e non finalistici fondamenti su cui si muove la vita: sta qui la radice senza senso e del non-senso, propria dello stelo rizomatico. La tecnica stessa, agente come protagonista delle &quot;Materialschlachten&quot;, non costituisce, per altro verso, che la riconferma di quell&#8217;assenza di funzioni in cui s&#8217;innerva l&#8217;eventi della guerra: l&#8217;iperfunzionalit\u00e0 della macchina risulta cos\u00ec destinata a un corpo senza funzioni.<\/p>\n<p>Il ponte tra tecnica e mistero \u00e8 cos\u00ec gettato: la &quot;verit\u00e0&quot; del sangue sta nel suo configurarsi come rivendicazione di un possesso elementare: &quot;Il sangue deve impadronirsi della vita, delle sue estrinsecazioni e forme sino alla forma onnicomprensiva dello Stato. Deve prendere possesso delle macchine, poich\u00e9 soltanto in questo modo questo lavoro monotono, finalizzati e incessante acquista il suo compito superiore, la sua variopinta pienezza e il suo senso pi\u00f9 profondo. Il &quot;sangue&quot;, come tramite di un&#8217;appropriazione che \u00e8 conoscenza potenziata, ri-conoscimento, consanguineit\u00e0 magica, costituisce il &quot;fondo&quot; della regressione: &quot;Con l&#8217;occhio noi vediamo, con le orecchie [sic] udiamo, con le mani palpiamo, con il cervello riceviamo pensieri altrui, ma se tutto questo \u00e8 per noi solo materia morta o se invece sta con noi in una relazione vitale, questo lo decide il sangue. Con i nervi e i sensi percepiamo ci\u00f2 che \u00e8; con il sangue si disvela a noi quel che vi sta nascosto. Con i sensi conosciamo, con il sangue riconosciamo. Con il sangue ci sentiamo consanguinei.&quot;<\/p>\n<p>Nello J\u00fcnger degli anni Venti il sangue diventa la categoria centrale di una filosofia della vita dal timbro nettamente decisioni stico e quindi orientata nel senso di una &quot;rivoluzione conservatrice&quot; proiettata sul terreno del mito politico. Non a caso \u00e8 questa categoria ad articolare i temi del sacrificio eroico, dell&#8217;autoannullamento nella &quot;comunit\u00e0 del fronte&quot;, nel cameratismo cementato in trincea: sar\u00e0 dal sangue che si verr\u00e0 costruendo lo stesso modello della &quot;Volksgemeinschaft&quot; prenazista e nazista. Ma il sangue \u00e8 per J\u00fcnger anche la possibilit\u00e0 offerta dall&#8217;&quot;altro&quot; sguardo per destrutturare le gerarchie dell&#8217;intelletto e abbattere la supremazia dell&#8217;edificio razionale. Alla consapevolezza fattuale e normativa del &quot;telos&quot; si sostituisce cos\u00ec la sospensione di ogni autonomo progetto umano nella &quot;costrizione originaria del desino&quot;. Si tratta di isolare i uno spazio magico la perentoria necessit\u00e0 di un &quot;potere&quot; che non pu\u00f2 dare ragione di s\u00e9 perch\u00e9 precede ogni ragione. Nell&#8217;ordine dell&#8217;immaginale regressivo questo potere \u00e8 espresso dal sangue. &quot;Il sangue canta, per cos\u00ec dire, il canto del destino. La costrizione originaria per cui questo canto erompe \u00e8 per noi inafferrabile.[&#8230;] Ogni sistema, ogni dottrina, con cui noi articoliamo il mondo, cerca di renderlo afferrabile e possibile. Quel mondo presagisce un destino, ma non lo chiarisce e non sa per quale ragione esso sia Necessario. Quanto pi\u00f9 qualcosa \u00e8 carica di destino, tanto meno penetra le sue ragioni, tanto maggiore \u00e8 la riluttanza con cui si dispone alla discussione.\u00bb<\/p>\n<p>Il tentativo alchemico, stregonesco di J\u00fcnger, di gettare un ponte fra tecnica e mistero, equivale al tentativo di conciliare e armonizzare gli elementi contrastanti della civilt\u00e0 moderna, il nuovo e l&#8217;antico, che, sino ad ora, hanno creato sofferenza, lacerazione, isolamento; di gettare un ponte fra uomo e uomo, fra conscio e inconscio, fra natura e cultura, fra civilt\u00e0 e barbarie.<\/p>\n<p>Un tentativo coraggioso, audace e, sicuramente, generoso; ma anche un tentativo estremamente velleitario, perch\u00e9 privo di solide basi spirituali &#8212; J\u00fcnger avrebbe replicato che proprio questo era il problema &#8212; e perch\u00e9, inoltre, viziato da una estemporanea tentazione estetizzante, del tutto stonata e fuor di luogo, che gli derivava dalla obiettiva contiguit\u00e0 con le avanguardie artistiche specialmente al futurismo e alla sua esaltazione della guerra come fatto estetico &#8212; e da una intima parentela con la volont\u00e0 di potenza nietzschiana e con la attitudine, propria di Zarathustra, a trasformare il mondo della morte di Dio in uno spettacolo di pura contemplazione estetica, in un tramonto fiammeggiante che facesse da sfondo all&#8217;avvento dei nuovi dei.<\/p>\n<p>Ma questi nuovi dei, per J\u00fcnger, stentano ad affermarsi, e del resto \u00e8 difficile riconoscerli: non si capisce che cosa vogliano dal&#8217;uomo, non si capisce se essi abbiano ancora bisogno dell&#8217;uomo, e se l&#8217;uomo abbia realmente bisogno di loro. Alla fine, egli giunge a identificarli con i mostruosi Titani, che tentano, ancora una volta, di dare l&#8217;assalto all&#8217;Olimpo: lotta cosmica e sconvolgente, della quale l&#8217;uomo finisce per essere semplice spettatore e futura vittima, e rispetto alla quale, in ultima analisi, non gli rimane altra strada che quella del brigante anarchico, dello corridore dei boschi, solitario e autosufficiente, pronto a tutto, come un animale braccato dai cacciatori e quindi sempre all&#8217;erta, sempre con tutti i sensi desti per far perdere le sue tracce, per confondere gl&#8217;indizi che potrebbero condurre fino a lui.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, per J\u00fcnger, sia nella veste del &quot;soldato&quot;, sia in quella dell&#8217;&quot;operaio&quot; &#8211; o meglio, sia dell&#8217;&quot;operaio-soldato&quot;, sia dell&#8217;&quot;operaio-tecnico&quot; &#8212; non possiede risorse sufficienti per opporsi frontalmente al progresso disumano delle forze demoniache evocate alla tecnica, per contrastare la scalata all&#8217;Olimpo dei Titani,: tanto pi\u00f9 che non ha altri dei nei quali riporre la sua fede e dai quali attendersi aiuto e significato. L&#8217;uomo, comunque, non \u00e8 soltanto quello che attualmente ed effettivamente \u00e8 &#8212; come vorrebbe ogni forma di pragmatismo e di realismo &#8212; ma anche e soprattutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere, ci\u00f2 che potrebbe diventare &#8212; e qui, senza dubbio, il filosofo-scrittore \u00e8 in linea con le tendenze spiritualistiche che, per reazione all&#8217;Illuminismo e al Positivismo, si sono diffuse in Europa e hanno difeso, contro la potenza cieca della macchina e del sistema industriale, il senso profondo del mistero.<\/p>\n<p>Il sogno di J\u00fcnger \u00e8, forse, quello di un uomo che faccia propria la potenza della macchina, ma che conservi via, in se stesso, l&#8217;attrazione verso il mistero: un uomo post-umano, proprio come lo auspicava Zarathustra, reso pi\u00f9 forte dalle prove tremende che ha dovuto affrontare e divenuto capace di conferire un senso all&#8217;assurdo, un significato all&#8217;incomprensibile. Un uomo trasfigurato, se non pacificato, che unisca in s\u00e9 gli estremi opposti del caso e del destino, della razionalit\u00e0 e dell&#8217;inconscio, dell&#8217;attitudine scientifica e di quella magica. Un uomo divenuto duro come il ferro e agile come la pantera, l&#8217;agguerrito abitante di un mondo senza Dio, che porta ancora, in se stesso, la struggente nostalgia delle altezze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si deve a Ernst J\u00fcnger non solo il pi\u00f9 ambizioso e completo tentativo di razionalizzare e trasfigurare in senso progressivo l&#8217;esperienza della Prima guerra mondiale, per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-26071","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26071","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26071"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26071\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26071"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26071"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26071"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}