{"id":26068,"date":"2011-03-01T07:39:00","date_gmt":"2011-03-01T07:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/01\/il-soldato-di-junger-e-luomo-massa-in-rivolta-contro-la-massificazione-cioe-contro-se-stesso\/"},"modified":"2011-03-01T07:39:00","modified_gmt":"2011-03-01T07:39:00","slug":"il-soldato-di-junger-e-luomo-massa-in-rivolta-contro-la-massificazione-cioe-contro-se-stesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/01\/il-soldato-di-junger-e-luomo-massa-in-rivolta-contro-la-massificazione-cioe-contro-se-stesso\/","title":{"rendered":"Il soldato di J\u00fcnger \u00e8 l\u2019uomo-massa in rivolta contro la massificazione, cio\u00e8 contro se stesso"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 altamente significativo il fatto che un evento epocale e lacerante come la prima guerra mondiale abbia trovato, nell&#8217;ambito della letteratura, solo pochi scrittori capaci di penetrare l&#8217;essenza di ci\u00f2 che essa aveva in se stessa di nuovo, di tragicamente nuovo, rispetto a tutte le guerre precedenti: vale a dire la massificazione e l&#8217;industrializzazione del massacro.<\/p>\n<p>Fra i non molti che se ne resero conto, spicca il nome di Ernst J\u00fcnger, uno dei maggiori nella pleiade della cosiddetta &quot;rivoluzione conservatrice&quot; fiorita nei primi decenni del Novecento, che ha rappresentato tale carattere di novit\u00e0 in alcuni libri divenuti giustamente famosi, da \u00abIn Stahlgewittern\u00bb, del 1920 (\u00abNelle tempeste d&#8217;acciaio\u00bb, Parma, Guanda, 1995), a \u00abDer Kampf als inneres\u00bb, del 1922 (La lotta come esperienza interiore\u00bb); da \u00abSturm\u00bb, del 1923 (\u00abIl tenente Sturm\u00bb, Parma, Guanda, 2000), a \u00abDas Waldchen 125\u00bb, del 1925 (\u00abBoschetto 125. Una cronaca delle battaglie in trincea nel 1918\u00bb, Parma, Guanda, 1999).<\/p>\n<p>Da questi romanzi e saggi emerge con lucidit\u00e0 e prepotenza una nuova figura antropologica, quella del &quot;soldato&quot;, peraltro con caratteristiche radicalmente diverse da quelle &quot;classiche&quot;: pi\u00f9 un pirata e un avventuriero, che un disciplinato esecutore di ordini superiori; pi\u00f9 un anarca che un borghese, anzi, decisamente un anti-borghese, forgiato dal ferro e dal fuoco e darwinianamente sopravvissuto alle &quot;tempeste d&#8217;acciaio&quot; proprio per accendere la fiaccola della rivoluzione nella stagnante societ\u00e0 del cosiddetto ordine costituito.<\/p>\n<p>J\u00fcnger delinea questa nuova figura con l&#8217;entusiasmo e con la compartecipazione di chi ne ha fatto l&#8217;esperienza diretta (fu ufficiale di complemento nelle trincee a partire dal 1915, dopo essersi arruolato romanticamente nella Legione Straniera francese) e, al tempo stesso, con il tono profetico che lo contraddistinguer\u00e0, poco dopo &#8211; negli anni del primo dopoguerra &#8211; quando sposter\u00e0 le sue simpatie su di una nuova figura antropologica, quella dell&#8217;&quot;operaio&quot;; per poi approdare, definitivamente, a quella del &quot;ribelle&quot;, di colui che &quot;passa al bosco&quot; e rifiuta radicalmente le tranquille certezze del mondo borghese, per &quot;vivere pericolosamente&quot; in una sorta di guerra privata contro ogni tentativo di ingabbiarlo, di ammaestrarlo, di ammansirlo e, in ultima analisi, di manipolarlo.<\/p>\n<p>Nemmeno J\u00fcnger, per\u00f2, riesce a sottrarsi alle premesse irrazionalistiche, vitalistiche, confusamente nietzschiane, che fanno velo alla rigorosa imparzialit\u00e0 della sua analisi e finisce per caricare la figura del &quot;soldato&quot; di valenze romantiche, nel senso pi\u00f9 ampio del termine, che poco o niente hanno a che fare con la realt\u00e0 storica della prima guerra mondiale; e, soprattutto, per cercare una scorciatoia ideologica che gli consenta di sottrarre quella figura, a lui cos\u00ec cara, al destino della massificazione e della nullificazione della sua volont\u00e0 individuale, per restituirle &#8211; ma, ahim\u00e9, solo in maniera astratta e velleitaria &#8211; quella capacit\u00e0 decisionale che contrassegna, per definizione, qualsiasi &quot;eroe&quot; letterario: categoria &#8211; quest&#8217;ultima &#8211; alla quale anche il &quot;soldato&quot; appartiene.<\/p>\n<p>In altre parole, J\u00fcnger tenta di delineare la figura di un combattente che, slanciandosi contro le linee nemiche per &quot;sfondarle&quot; o &quot;penetrarle&quot; (psicanalisti freudiani, sbizzarritevi!), con una sorta di furore eroico che \u00e8 anche, al tempo stesso, decisamente erotico, si fa protagonista di un vero e proprio surrogato dell&#8217;atto sessuale.<\/p>\n<p>Sarebbe troppo semplice insistere sul velleitarismo, nonch\u00e9 sulla natura eminentemente letteraria, nel senso di &quot;straniante&quot;, di un simile atteggiamento, che, come nel caso dei Futuristi, celebra la &quot;bellezza&quot; della lotta per se stessa e finisce per cadere in un eccesso di estetismo, vagamente spruzzato di superomismo e, naturalmente, del pi\u00f9 crudo darwinismo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 interessante, invece, della chiave di lettura psicologica e pi\u00f9 fruttuosa come ipotesi di lavoro, ci sembra essere quella specificamente ideologica: non potendo sottrarsi ad una spietata quanto cieca gerarchia, che lo afferra e lo scaraventa in un sanguinoso, delirante bagno di anonimit\u00e0, il &quot;soldato&quot; j\u00fcngheriano si prende la sua rivincita individualistica, facendo proprio quel modello gerarchico e quella impersonalit\u00e0 tecnologica, ma vivendoli, con orgoglio, dall&#8217;interno, illudendosi cos\u00ec di mutare i termini della propria condizione di totale impotenza decisionale e di radicale e assoluta sottomissione ad un tale apparato anonimo e distruttivo.<\/p>\n<p>Eric J. Leed, nel suo pregevole studio \u00abTerra di nessuno. Esperienza bellica e identit\u00e0 personale nella prima guerra mondiale\u00bb (titolo originale: \u00abNo Man&#8217;s Land. Combat and Identity in World War I\u00bb, Cambridge University Press, 1979; traduzione italiana di Rinaldo Falcioni, Bologna, Il Mulino, 1985, 2004 pp. 200-212 passim), ha colto nel segno, a nostro avviso, allorch\u00e9 ha evidenziato il carattere illusorio e, al tempo stesso, auto-consolatorio, della identificazione j\u00fcngheriana fra il &quot;soldato&quot; e la guerra:<\/p>\n<p>\u00abMan mano che gli uomini esperivano la guerra come estraniazione dal proprio &quot;agire&quot;, come perdita di controllo, come svilimento delle loro potenzialit\u00e0, la loro autonomia smarrita e le loro energie represse furono investite in un&#8217;astrazione: &quot;la Guerra&quot;, il meccanismo autonomo di macello. Ma alcuni combattenti, e in prima file Ernst J\u00fcnger, non poterono rassegnarsi allo statuto di individui qualsiasi, sofferenti passivi dello strapotere del materiale. Essi tentarono dunque di recuperare la loro potenza perduta tramite un&#8217;identificazione proprio con quel meccanismo autonomo della &quot;Guerra&quot; che tiranneggiava le &quot;masse&quot;. Nel caso di J\u00fcnger\u00bb l&#8217;identificazione personale con la tecnologia autonoma divenne fonte di potere e autorit\u00e0 personali; tramite questa identificazione egli fu in grado di acquisire lo statuto di esecutore di un potere sovrapersonale, un potere che concedeva a coloro che si identificavano in esso una rinnovata, anche se &quot;amorale&quot;, capacit\u00e0 d&#8217;azione. \u00c8 in quest&#8217;ottica che bisogna leggere l&#8217;affermazione di J\u00fcnger secondo cui la prima guerra mondiale produsse una nuova &quot;Gestalt&quot;, un &quot;uomo tecnologico&quot; che era tanto &quot;duro&quot;, &quot;insensibile&quot;, e &quot;imperturbabile&quot; quanto la stessa macchina da guerra.<\/p>\n<p>In base a queste identificazioni la guerra in generale, e in particolare l&#8217;immagine della guerra come realt\u00e0 industriale, &quot;tecnologica&quot;, acquista sovente un profondo significato soggettivo. Nei libri di guerra di J\u00fcnger \u00e8 evidente che la &quot;macchina&quot; assomma tutte le altre caratteristiche della figura d&#8217;&quot;autorit\u00e0&quot; in grado d&#8217;impartire sofferenze e punizioni, rimanendo ad esse impermeabile &#8212; la figura del padre, lo stato, la divinit\u00e0. La posizione politica post-bellica di J\u00fcnger, il suo &quot;conservatorismo radicale&quot;, trae le mosse da un&#8217;esperienza di guerra in cui egli apprese, una volta di pi\u00f9, che l&#8217;individuo non acquisisce la sua capacit\u00e0 di azione e la sua autonomia tramite la ribellione contro quelle figure, bens\u00ec tramite l&#8217;identificazione con esse. [&#8230;]<\/p>\n<p>Per J\u00fcnger la guerra fu un&#8217;esperienza che liber\u00f2 i figli della borghesia dalle loro origini sociali, rivoltandoli contro i loro genitori borghesi. [&#8230;]<\/p>\n<p>Al pari di tutti gli altri, J\u00fcnger esper\u00ec la guerra autentica come umiliazione, come tremenda rassegnazione; il nemico era scomparso dietro una maschera macchinica che impediva ogni confronto od osservazione. I successivi anni di guerra avrebbero solo intensificato le contraddizioni implicite in questa esperienza iniziale: la guerra non era la prova delle capacit\u00e0 e delle volont\u00e0 individuali, bens\u00ec la soppressione di ogni valore connesso all&#8217;individuo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Qui l&#8217;offensiva \u00e8 l&#8217;atto che risolve tutte le inibizioni: essa permette a coloro che marciscono nelle trincee e nelle buche di granata di comportarsi finalmente come pirati e tagliaborse svincolati da ogni morale o coscienza. L&#8217;immagine di violenza sistematica nei confronti di un paese pingue e pacifico in compagnia di altri &quot;armati di tutto punto&quot; \u00e8 necessariamente legata allo strapotere inibitore del fuoco d&#8217;artiglieria, al sistema di trincea, alle condizioni di immobilismo della guerra: sono proprio queste realt\u00e0, queste condizioni che creano le condizioni immaginarie dello straripamento di una feroce soldatesca in territori vergini. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nei primi lavori di J\u00fcnger si pu\u00f2 chiaramente cogliere &#8211; nell&#8217;idea dell&#8217;assalto di tipo militare e sociale &#8211; la sovrapposizione fra mondo sociale e mondo militare. \u00c8 evidente che l&#8217;esperienza di guerra non \u00e8, almeno non a livello mentale, un&#8217;esperienza discreta, creatrice di nuove strategie psichiche; piuttosto, con i materiali dell&#8217;esperienza di guerra, J\u00fcnger semplifica e intensifica un tipo di conflitto psichico prettamente tradizionale. Da un lato stanno tutte le realt\u00e0 restrittive e inibitorie &#8211; la tecnologia, la borghesia, la figura del padre &#8211; che servono a proteggere e a difendere un territorio amico e pacifico; dall&#8217;altro stanno le creazioni della realt\u00e0 e della fantasia &#8211; il pirata predone, le truppe d&#8217;assalto, gli assassini segreti della coscienza borghese, giovani che erano a un tempo &quot;costretti a sacrificare se stessi&quot; e armati &quot;dei massimi strumenti di potenza&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>In tutti questi frangenti, il personaggio del soldato \u00e8 contrassegnato da un&#8217;elevata tensione ormai abituale: in termini patologici, questo carattere \u00e8 basato su di una stasi, un equilibrio teso, che fomenta in continuazione fantasie di scarica, di liberazione. Qualora si voglia ricostruire il percorso che nell&#8217;opera di J\u00fcnger lega l&#8217;esperienza di guerra ad un&#8217;ideologia del tutto ambivalente, che combina totalitarismo e rivoluzione, si deve partire dalla situazione di fatto esistente della guerra di trincea. Proprio da questa situazione in cui le scariche pulsionali e la mobilit\u00e0 dei singoli combattenti erano inibite dalla tecnologia, risult\u00f2 una mostruosa stasi fisica; ma nel particolare caso di J\u00fcnger, questa stasi assunse il carattere di una fissazione sulla tecnologia, approdando quest&#8217;ultima allo statuto di genitrice di una generazione intera.\u00bb<\/p>\n<p>Se, dunque, la guerra moderna rappresenta l&#8217;estremo punto d&#8217;arrivo, da un lato, della industrializzazione, della gerarchizzazione e dell&#8217;anonimato dei modelli sociali e, dall&#8217;altro, della loro mistificazione ideologica (perch\u00e9 solo cos\u00ec si potrebbe ottenere il consenso nei confronti di una macchina di distruzione di tale apocalittico orrore), J\u00fcnger ha visto giusto nell&#8217;individuarne i legami di contiguit\u00e0, logica e produttiva, con i meccanismi economici, sociali e politici che caratterizzano la modernit\u00e0 in quanto tale, anche in tempo di &quot;pace&quot;: che altro non \u00e8 se non la tregua in attesa del riaccendersi d&#8217;un conflitto permanente.<\/p>\n<p>Lo provano, fra l&#8217;altro, le evidenti analogie, riscontrate gi\u00e0 nelle retrovie dei campi di battaglia, fra le nevrosi caratteristiche della societ\u00e0 in tempo di pace e quelle che insorgevano nei soldati alle prese con l&#8217;esperienza diretta della guerra: nevrosi da gas, nevrosi da trincea, nevrosi da bombardamento e via di seguito.<\/p>\n<p>Perfino la loro ripartizione per classi sociali riproduceva fedelmente la &quot;distribuzione&quot; del disagio mentale in tempo di pace: gli attacchi di ansia generalizzata, infatti, erano pi\u00f9 diffusi tra gli ufficiali, provenienti dalle classi superiori; mentre le nevrosi &quot;specifiche&quot;, ad esempio quelle da gas (dopo che ebbe inizio la guerra chimica con l&#8217;attacco tedesco ad Ypres, in Belgio, nel 1915, mediante un aggressivo chimico passato alla storia, appunto, con il nome di &quot;iprite&quot;) erano pi\u00f9 diffuse fra i soldati di truppa, provenienti dal proletariato.<\/p>\n<p>Non aveva visto giusto, invece, J\u00fcnger &#8211; a nostro avviso &#8211; allorch\u00e9 confondeva lo slancio aggressivo del &quot;soldato&quot; con una forma di affermazione dell&#8217;individuo, addirittura dell&#8217;individuo eccezionale (al punto da teorizzare che la tattica della cosiddetta &quot;difesa elastica&quot;, adottata dallo Stato Maggiore dell&#8217;esercito per limitare il numero delle perdite e per facilitare l&#8217;azione manovrata di contrattacco sui fianchi, era contraria allo spirito del soldato, secondo lui naturalmente offensivo), perch\u00e9 non sapeva o non voleva riconoscere il carattere coercitivo della macchina militare da cui il singolo soldato totalmente dipendeva, ridotto in condizioni d&#8217;irrimediabile eteronomia.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 la rivolta del &quot;soldato&quot; contro la massificazione era, in fondo, l&#8217;inconscia rivolta dell&#8217;uomo massificato contro se stesso: contro quella proiezione illusoria di se stesso che vestiva l&#8217;uniforme di un altro colore ed era perci\u00f2 identificata con il &quot;nemico&quot;.<\/p>\n<p>Non seppe o non volle vedere che il soldato, in una guerra moderna, cio\u00e8 totale, \u00e8 null&#8217;altro che un ingranaggio, anonimo e perci\u00f2 sostituibile a volont\u00e0, della macchina-esercito; cos\u00ec come non sapr\u00e0 o non vorr\u00e0 vedere che l&#8217;operaio, nella societ\u00e0 moderna, altro non \u00e8 che un ingranaggio, altrettanto anonimo e intercambiabile, della macchina-industria.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 lucido e molto pi\u00f9 coerente con le sue premesse individualistiche, conservatrici e tuttavia, o proprio per questo, irriducibilmente antiborghesi, \u00e8 stato, secondo noi, l&#8217;ultimo J\u00fcnger, quello del Waldg\u00e4nger, ossia dell&#8217;anarca che &quot;passa al bosco&quot; (una rivisitazione, in fondo, del &quot;masnadiere&quot; di schilleriana memoria) e riesce cos\u00ec, pur dovendo vivere nell&#8217;era dei Titani, a difendere almeno l&#8217;essenziale della propria individualit\u00e0, del proprio spirito critico, della propria volont\u00e0 di non sottomettersi ad un sistema omologante, che tutto abbraccia e che tutto livella con l&#8217;inesorabile efficienza produttiva della Tecnica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 altamente significativo il fatto che un evento epocale e lacerante come la prima guerra mondiale abbia trovato, nell&#8217;ambito della letteratura, solo pochi scrittori capaci di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[227],"class_list":["post-26068","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-prima-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26068","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26068"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26068\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26068"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}