{"id":26066,"date":"2020-01-20T12:27:00","date_gmt":"2020-01-20T12:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/20\/julius-wirth-14-settembre-1914-cosi-cade-un-eroe\/"},"modified":"2020-01-20T12:27:00","modified_gmt":"2020-01-20T12:27:00","slug":"julius-wirth-14-settembre-1914-cosi-cade-un-eroe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/01\/20\/julius-wirth-14-settembre-1914-cosi-cade-un-eroe\/","title":{"rendered":"Julius Wirth, 14 settembre 1914: cos\u00ec cade un eroe"},"content":{"rendered":"<p>Il 14 settembre 1914, nel mezzo del Sud Atlantico, presso l&#8217;isola di Trinidade, si combatt\u00e9 una stranissima battaglia fa due enormi piroscafi mercantili di circa 20.000 tonnellate di stazza e lunghi oltre duecento metri, il britannico <em>Carmania<\/em> e il tedesco <em>Cap Trafalgar<\/em>, i quali, per uno stranissimo caso della sorte, avevano un aspetto molto simile e il tedesco aveva deciso addirittura di assumere le sembianze e l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;inglese, camuffandosi, per sfuggire alla vigilanza delle navi britanniche che pattugliavano le rotte oceaniche. Entrambi vennero frettolosamente armati come incrociatori ausiliari subito dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, ma l&#8217;inglese con otto pezzi da 120 mm. e una gittata di 9.000 metri, il tedesco con due soli pezzi da 105 e una gittata inferiore. Il primo, infatti, pot\u00e9 eseguire tutti i necessari lavori in un porto della Gran Bretagna e poi, perfettamente attrezzato per la sua nuova carriera di nave ausiliaria, salpare per le Bermuda e poi per le Piccole Antille, di dove segnalazioni radio lo fecero ripartite in direzione di Trinidad; mentre il secondo, sorpreso dalla guerra a Buenos Aires, si trasfer\u00ec dapprima a Montevideo, poi si diresse verso la piccola e disabitata isola di Trinidade, secondo gli ordini dell&#8217;Ammiragliato tedesco, ove giunse il 28 agosto. Il suo modesto armamento lo ricevette da una cannoniera che in tempo di pace stazionava lungo le coste dell&#8217;Africa Occidentale Tedesca, la <em>Eber<\/em>, comandata dal capitano di corvetta Julius Wirth, di trentanove anni, il quale, giunto nell&#8217;isola il 15 agosto, assunse il comando del transatlantico allorch\u00e9 anche questo vi giunse, qualche giorno dopo. A Trinidade convennero anche alcuna navi carboniere per assicurare il necessario rifornimento alla <em>Cap Trafalgar<\/em>. Le navi inglesi non avevano problemi di rifornimento: potevano entrare in un porto del vastissimo impero coloniale britannico o anche in un porto neutrale, dove, se armate, non potevano trattenersi per pi\u00f9 di ventiquattro ore, ma dal quale potevano ripartire tranquillamente, dopo aver riempito i carbonili, grazie al dominio dei mari esercitato dalla flotta britannica. Le navi tedesche invece erano rimaste tagliate fuori dalla madrepatria, n\u00e9 potevano tentare di raggiungerla perch\u00e9 fatalmente sarebbero state intercettate e distrutte; anzi non potevano nemmeno lasciare i porti neutrali, perch\u00e9 le unit\u00e0 nemiche facevano buona guardia davanti ad essi e qualunque nave fosse salpata, sarebbe stata immediatamente segnalata via radio o avvistata, e quindi inseguita e distrutta. Tale era il quadro complessivo delle operazioni. L&#8217;Ammiragliato tedesco aveva stabilito che, in caso di guerra, ben quarantadue navi mercantili avrebbero dovuto essere trasformate in incrociatori ausiliari, per attaccare il traffico mercantile avversario, ma i fatti mostrarono che si era trattato di progetti irrealistici. Quattordici di quelle navi erano ormeggiate in Germania e vi furono trattenute dal blocco inglese, e la stessa sorte tocc\u00f2 ad altre diciassette che si trovavano in porti neutrali. Altre sei erano state catturate nei primi giorni di ostilit\u00e0 mentre ceravano di rientrare in patria. Ne restavano cinque in grado di diventare operative, ma, per una serie di circostanze sfortunate, solo la <em>Cap Trafalgar<\/em> e la <em>Kaiser Wilhelm der Grosse<\/em> riuscirono effettivamente ad assumere il ruolo di incrociatori ausiliari, sia pure tra mille difficolt\u00e0 e per un periodo assai breve.<\/p>\n<p>I due giganteschi transatlantici ebbero la sorte d&#8217;incontrarsi a pochi giorni dall&#8217;inizio delle ostilit\u00e0 e d&#8217;ingaggiare una lotta per la vita e per la morte, che si concluse con l&#8217;affondamento di uno di essi, il tedesco, mentre l&#8217;altro si allontanava in fiamme. Il suo equipaggi\u00f2 tuttavia riusc\u00ec a spegnere gli incendi e la nave rientr\u00f2 in servizio di pattugliamento nel Nord Atlantico; poi, finita la guerra, torn\u00f2 alla sua pacifica carriera di transatlantico di lusso, che si sarebbe conclusa, con la demolizione, nel 1931. Noi ci eravamo gi\u00e0 occupati dell&#8217;epico scontro fra questi due giganti del mare (vedi l&#8217;articolo: <em>Una battaglia fra due transatlantici: &quot;Carmania&quot; e &quot;Cap Trafalgar&quot; (14 settembre 1914)<\/em> pubblicati sul sito di Arianna Editrice il 19\/09\/08 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 03\/11\/17). Una monografia dedicata a questo specifico soggetto \u00e8 stata scritta dal saggista Colin Simpson, con il titolo <em>The Ship that Hunted istelf<\/em> (Hardcover, 1977; e Stein &amp; Day, 1981), traducibile con <em>La nave che diede la caccia a se stessa<\/em>. Il libro non \u00e8 stato tradotto in italiano, a quanto ci risulta, per\u00f2 ne venne pubblicata una versione ridotta dalla rivista <em>Selezione dal Reader&#8217;s Digest<\/em>, sul numero di febbraio 1979; ed \u00e8 da essa che riportiamo il brano finale (pp. 176-180):<\/p>\n<p><em>Grant fece issare la propria insegna di identificazione. Le due navi si trovavano a circa 15.000 metri di distanza, e seguivamo entrambe la stessa rotta. Quando per\u00f2 vide la bandiera inglese sventolare in cima all&#8217;albero di maestra, Wirth fece fare alla sua nave un&#8217;accostata di 180 gradi e punt\u00f2 dritto verso il nemico. Grant attese che l&#8217;avversario fosse a tiro e poi fece sparare un colo che sollev\u00f2 una colonna d&#8217;acqua davanti alla prua del &quot;Cap Trafalgar&quot;. Wirth fece issare la bandiera di combattimento e ordin\u00f2 di rispondere al fuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>Ai cannonieri tedeschi era stato detto di concentrare il tiro sul ponte di comando e sulle sovrastrutture. Wirth voleva una preda di guerra, non una nave colpita a morte. Il primo proiettile pass\u00f2 alto sopra il &quot;Carmania&quot;; il secondo recise la drizza per bandiere e l&#8217;antenna radio; il terzo uccise quasi tutti i serventi di un pezzo. Dal &quot;Carmania&quot; giunse la replica: due proiettili centrarono il giardino d&#8217;inverno provocando un diluvio di schegge che appiccarono numerosi piccoli incendi. Wirth era convinto che fra pochi minuti avrebbe potuto usare le mitragliatrici. Ma a un tratto una scheggia uccise il timoniere, che si trovava proprio dietro di lui, e il &quot;Cap Trafalgar&quot; cominci\u00f2 ad accostare a sinistra. Wirth si precipit\u00f2 al timone per rimettere la nave sulla rotta d&#8217;attacco.<\/em><\/p>\n<p><em>Ben presto il falso ponte di comando dell&#8217;incrociatore ausiliario tedesco fu quasi interamente avvolto dal fuoco. Vapore, fumo e fiamme impedivano di vere bene il nemico. Tuttavia, il lieve cambiamento di rotta permise ai serventi di mettere il pezzo di poppa in punteria e di danneggiare con una serie di colpi la plancia del &quot;Carmania&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Wirth vide che adesso si trovava a meno di 6.000 metri dalla nave inglese: era tempo di farsi sotto il pi\u00f9 in fretta possibile, e ordin\u00f2 di aprire il fuoco con le mitragliatrici. &#8216;Sapete?&#8217; grid\u00f2 Grant sul &quot;Carmania&quot;. Credo che quei pazzi tentino di abbordarci&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Preoccupato dal grandinare delle pallottole, il comandante inglese decise di aumentare la distanza dal nemico, e fece accostare il &quot;Carmania&quot; a dritta, ma non prima che il capitano di corvetta Lockyer avesse dato l&#8217;ordine di fare fuoco a discrezione, e di mirare alla linea di galleggiamento<\/em><\/p>\n<p><em>Una serie di granate con alzo zero invest\u00ec il &quot;Cap Trafalgar&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La prima bordata colp\u00ec la fiancata di dritta. Un proiettile squarci\u00f2 la lamiera, trapass\u00f2 la paratia di un compartimento stagno e provoc\u00f2 l&#8217;allagamento di un carbonile. Un altro and\u00f2 a segno ancora pi\u00f9 a prua, e l&#8217;acqua irruppe da una falla nella stessa sala macchine. Un terzo centr\u00f2 il carbonile di riserva a prua estrema, causando gravi danni. Il macchinista Carl Rieck provvide subito ad allagare i serbatoi di sinistra per bilanciare la nave facendo sollevare maggiormente dall&#8217;acqua il lato di diritta. Intanto per\u00f2 Wirth, nel tentativo di seguire il &quot;Carmania&quot;, aveva ordinato di accostare a dritta. La manovra fece inclinare lievemente la nave da questo lato, e peggior\u00f2 l&#8217;allagamento. Era chiaro che bisogna accostare a sinistra, e cambiare rotta. Wirth diede l&#8217;ordine e le due navi si separarono. Il &quot;Cap Trafalgar&quot;, nell&#8217;allontanarsi, spar\u00f2 varie salve contro il &quot;Carmania&quot;; un proietto colp\u00ec due cabine, che presero fuoco. Grant mand\u00f2 Barr a dirigere l&#8217;opera delle squadre antincendio. Ma ben presto le fiamme si estesero alla plancia, e Grant fu costretto a farla sgombrare e a trasferirsi in una postazione di comando a poppa che Barr aveva fatto costruire molto tempo prima per facilitare la manovra di attracco del transatlantico. Il sistema di comunicazione a bordo era stato distrutto nei primi minuti di battaglia, e ora Grant si teneva in contatto con la sala macchine mediante una catena di marinai appostati accanto ai boccaporti che trasmettevano i suoi ordini di manovra a colpi di fischietto.<\/em><\/p>\n<p><em>Wirth and\u00f2 a trovare i feriti e, inginocchiandosi accanto a loro, mormor\u00f2 qualche parola di conforto; in quel momento, un proietto and\u00f2 a segno a poca distanza dal punto in cui si trovava lui, e lo spostamento d&#8217;aria lo scaravent\u00f2 all&#8217;indietro. Feddersen si precipit\u00f2 a soccorrerlo, e vide che era stato colpito sotto l&#8217;ascella da una scheggia del parapetto. Non os\u00f2 togliere il pezzo di metallo perch\u00e9 il sangue cominciava gi\u00e0 a sgorgare a fiotti dai bordi della ferita. Wirth trov\u00f2 comunque la forza di parlare, ordinando a Feddersen di far sgombrare tutti gli uomini che stavano sottocoperta e di prepararsi ad abbandonare la nave. Ben presto lo sbandamento del &quot;Cap Trafalgar divenne cos\u00ec accentuato che i ponti sul lato di dritta erano quasi sott&#8217;acqua.<\/em><\/p>\n<p>A questo punto ebbe luogo una scena surreale. Mentre un silenzio di morte calava sulle acque, il comandante inglese prese la decisione di sospendere l&#8217;azione e di allontanarsi dalla nave nemica, per poter dedicare tutti gli sforzi dell&#8217;equipaggio a spegnere gli incendi e salvare cos\u00ec la nave, prima che fosse troppo tardi. Intanto le scialuppe del <em>Cap Trafalgar<\/em> venivano calate in acqua e da una di esse si lev\u00f2 un coro che cantava l&#8217;inno della Marina imperiale germanica. Nel giro di pochi minuti la bella e grande nave, che era stata l&#8217;orgoglio della Hamburg-Amerika Linie, si abbass\u00f2 di prua e scivol\u00f2 per sempre nella sua liquida tomba in fondo al mare. Bench\u00e9 ferito, il capitano Wirth stava ritto in piedi sulla plancia, reggendosi al timone. e cos\u00ec lo videro i suoi uomini, dalle scialuppe, per l&#8217;ultima volta. Il suo corpo venne recuperato pi\u00f9 tardi e sepolto in mare, secondo l&#8217;uso dei marinai, il 15 settembre, insieme a un altro caduto, sui quindici uomini che avevano perso la vita durante il combattimento o che erano annegati al termine di esso. Il <em>Carmania<\/em>, da parte sua, che pot\u00e9 essere mantenuto a galla e raggiungere zoppicando il porto pi\u00f9 vicino per le riparazioni, aveva avuto nove morti e 26 feriti. In pratica, la battaglia si concluse con la vittoria della nave britannica perch\u00e9 questa possedeva un armamento di gran lunga superiore e perch\u00e9 il suo comandante prefer\u00ec allungare le distanze per poter colpire il nemico tenendosi fuori della portata dei suoi pezzi: una tattica ragionevole, anche se non troppo gloriosa; la stessa che l&#8217;ammiraglio Sturdee applicher\u00e0, su scala assai maggiore, nella battaglia delle Isole Falkland l&#8217;8 dicembre successivo contro la squadra dell&#8217;ammiraglio Spere (cfr. i nostri articoli <em>Con un falso telegramma dello spionaggio inglese von Spee fu preso in trappola alle Falkland<\/em>, e <em>L&#8217;ultima crociera dell&#8217;ammiraglio Spee. Battaglie navali di Coronel e Falkland (novembre-dicembre 1914)<\/em> e pubblicati sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia, rispettivamente il 27\/11\/17 e il 28\/11\/17).<\/p>\n<p>Magnifica la figura del comandante Julius Wirth, splendido ufficiale e uomo di grandi doti morali: si mostr\u00f2 coraggioso in battaglia, compassionevole verso i suoi uomini rimasti feriti, umano nei confronti dell&#8217;intero equipaggio, che volle mettere in salvo sulle scialuppe; eroico quanto a se stesso, perch\u00e9 prefer\u00ec la morte al disonore di abbandonare la nave, anche se quella non era mai stata la sua nave e anzi non era mai stata neppure, fino a pochi giorni prima, una nave da guerra. Inoltre egli era rimasto gravemente ferito e quindi nessuno avrebbe potuto criticarlo se avesse accondisceso a farsi trasportare a terra, insieme agli altri uomini dello sfortunato equipaggio. Il suo attaccamento al dovere e al senso dell&#8217;onore gli dettarono una simile condotta: senza atteggiarsi ad eroe, era un buon ufficiale e un ardente patriota e per questo prefer\u00ec seguire la sua nave sul fondo dell&#8217;abisso, piuttosto che sopravvivere senza nave e senza onore. Episodi simili si trovano negli annali dei entrambe le guerre mondiali, anche se nella prima ci s&#8217;imbatte sovente in un tratto cavalleresco che diviene assai pi\u00f9 raro nella seconda. Ma poi, a partire dalla met\u00e0 del Novecento e fino ai nostri giorni, il clima morale si \u00e8 fatto ben diverso, tanto che fatichiamo a immaginare un capitano di mare come Julius Wirth, non solo in tempo di guerra ma anche in tempo di pace. La penosa vicenda del naufragio della <em>Costa Concordia<\/em>, il 13 gennaio 2012, e il comportamento tenuto in quell&#8217;occasione dal suo comandante, ci ricordano quanto sia difficile, oggi, trovare uomini di mare della statura di un Wirth. Anche quando si era verificato il naufragio del transatlantico <em>Andrea Doria<\/em>, orgoglio della nostra Marina mercantile, speronato e affondato da una nave svedese il 26 luglio 1956, con la morte di ben 46 esseri umani, il comandante avrebbe voluto perire con la sua nave, ma gli uomini dell&#8217;equipaggio alla fine riuscirono a farlo salire su di una scialuppa. \u00c8 un bene o un male che oggi sia difficile immaginare tanta dedizione alla propria nave, tanto amor di patria, quanto ne ebbe Wirth allorch\u00e9 accett\u00f2 l&#8217;impari combattimento e poi non volle salvare la vita dopo la sconfitta? In tempi di pacifismo e di globalismo, come quelli odierni, anche la pi\u00f9 legittima delle guerre viene guardata con sospetto, e l&#8217;amor di Patria \u00e8 divenuto poco meno d&#8217;un crimine, certo un sentimento politicamente scorretto. E l&#8217;onore, la dedizione al servizio, l&#8217;attaccamento al proprio dovere: quante persone sarebbero disposte oggi a rinunciare alla vita per difenderli? Domande che fanno arrossire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 14 settembre 1914, nel mezzo del Sud Atlantico, presso l&#8217;isola di Trinidade, si combatt\u00e9 una stranissima battaglia fa due enormi piroscafi mercantili di circa 20.000<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[156],"class_list":["post-26066","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-germania"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26066","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26066"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26066\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26066"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26066"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26066"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}