{"id":26064,"date":"2006-12-08T01:56:00","date_gmt":"2006-12-08T01:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/12\/08\/alcuni-aspetti-del-pensiero-filosofico-di-julius-evola\/"},"modified":"2006-12-08T01:56:00","modified_gmt":"2006-12-08T01:56:00","slug":"alcuni-aspetti-del-pensiero-filosofico-di-julius-evola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/12\/08\/alcuni-aspetti-del-pensiero-filosofico-di-julius-evola\/","title":{"rendered":"Alcuni aspetti del pensiero filosofico di Julius Evola"},"content":{"rendered":"<p>Aprendo il seminario dedicato a Heidegger e tenuto a Messina il 2-3 aprile 1982, Carlo Sini si domandava: &quot;Che cosa \u00e8 degno di essere pensato in un seminario dedicato a Heidegger?&quot;, rilevando subito la pretenziosit\u00e0 di un simile interrogativo. Dire, infatti, &quot;ci\u00f2 che \u00e8 degno di essere pensato&quot; significa che non tutto ha la dignit\u00e0 del pensiero, che qualcosa ne resta escluso, appunto perch\u00e9 &quot;non degno&quot; (1).<\/p>\n<p>Noi, pertanto, non pretendiamo di stabilire che cosa sia &quot;degno&quot; di essere pensato nella filosofia di Julius Evola, personaggio anomalo e scomodo quant&#8217;altri mai, politicamente scorretto, relegato per decenni nel Limbo della cultura italiana in attesa di un&#8217;improbabile riabilitazione o di un tardivo &quot;sdoganamento&quot;. La guerra fredda \u00e8 finita ma per Evola, filosofo irrimediabilmente compromesso col fascismo, non sembra ancor giunto il tempo di una valutazione serena e imparziale. Altri intellettuali di quella stagione culturale sono stati, se non riabilitati, almeno amnistiati: Ezra Pound, Knut Hamsun, Giovanni Gentile, perfino Brasillach e Drieu La Rochelle, per non parlare di Ernst J\u00fcnger e dello stesso Martin Heidegger. Qui non vogliamo tentarne una discutibile riabilitazione, n\u00e9 ratificarne la condanna definitiva, ma semplicemente individuare i passaggi salienti del suo percorso speculativo, con particolare riguardo a quelli che possono presentare tuttora elementi di interesse o di vitalit\u00e0. &quot;Alcuni aspetti&quot; del pensiero filosofico di Evola, dunque, non perch\u00e9 intendiamo operare una nostra personale selezione da esso, dal momento che il pensiero filosofico di un autore \u00e8 una unit\u00e0 e pu\u00f2 essere pienamente inteso solo cogliendone l&#8217;interna dinamica &#8211; non importa se coerente o contraddittoria &#8211; e mettendola in relazione con il contesto culturale in cui s&#8217;inscrive. Infatti la filosofia non \u00e8 mai totalmente <em>pura<\/em>, nel senso di estranea alla storia, come non lo sono le arti e le scienze. Se operassimo una siffatta selezione, commetteremmo un&#8217;operazione arrischiata e, al limite, arbitraria; al contrario, in questa sede ci limiteremo a delineare una panoramica complessiva, e forzatamente schematica, del percorso intellettuale di questo autore. Il criterio che seguiremo in questa inevitabile schematizzazione sar\u00e0 essenzialmente quello di cogliere la logica interna della speculazione di Evola, il suo percorso logico oltre che cronologico, nonch\u00e9 evidenziare gli aspetti di essa che presentano maggiori agganci con la realt\u00e0 presente: la tecnica, il dominio, il mistero &#8211; aspetti invero numerosi, poich\u00e9 tutta la parabola del pensiero evoliano non \u00e8 che una critica serrata, ininterrotta, rigorosa alle pratiche e allo spirito stesso della cosiddetta &quot;modernit\u00e0&quot;. Ma la modernit\u00e0 pu\u00f2 essere criticata da due differenti prospettive: quella, nostalgica, di un passato pre-moderno e quella, propositiva, di un&#8217;<em>altra idea<\/em> della storia, del progresso, della vicenda umana. Vedremo che il pensiero di Evola si inscrive sostanzialmente in questa seconda categoria.<\/p>\n<p>Giulio Cesare Andrea (Julius) Evola nasce a Roma il 19 maggio 1898 da Vincenzo e da Concetta Frangipane, una famiglia aristocratica e cattolica di lontane origini spagnole. Compie studi di tipo tecnico, coltivando per proprio conto l&#8217;arte e la filosofia, per poi iscriversi alla facolt\u00e0 d&#8217;Ingegneria: ma, giunto alle soglie della laurea, si rifiuta di discutere la tesi per disprezzo dei titoli accademici. Gli autori che contribuiscono alla sua formazione sono Nietzsche, D&#8217;Annunzio, Michelstadter,, Stirner e soprattutto Giovanni Papini (prima della sua conversione al cattolicesimo). Amico di Balla e Marinetti, si dedica alla pittura allontanandosi presto dal futurismo per orientarsi verso una dimensione esoterica, da lui definita di &quot;idealismo sensoriale&quot;; e, pi\u00f9 tardi &#8211; dopo la prima guerra mondiale &#8211; verso il dadaismo.<\/p>\n<p>La guerra del 1914 lo trova su posizioni filo-germaniche, in nome dei valori &quot;tradizionali&quot; dell&#8217;ordine, della disciplina, della gerarchia, e pi\u00f9 in generale di una concezione aristocratica della vita, che vede incarnati nel militarismo prussiano. Partecipa comunque alla guerra, come ufficiale di complemento, sull&#8217;Altoipiano di Asiago, nel 1917-18. Nel 1919, dopo aver partecipato all&#8217;Esposizione nazionale futurista di Milano, rompe definitivamente con Marinetti e aderisce al dadaismo l&#8217;anno dopo, con una lettera a Tristan Tzara, &quot;in nome di una liberazione assoluta (&#8230;) non solo nel campo dell&#8217;arte, ma altres\u00ec con un riferimento al campo generale della vita.&quot; (2) Fa uso regolare, fino al 1925, di stpefacenti, per raggiungere &#8211; seconda le lezione dei &quot;poeti maledetti&quot;, quegli stati alterati di coscienza che soli permetterebbero un accesso alle dimensioni &quot;altre&quot; dello spirito.<\/p>\n<p>Questa seconda fase della produzione pittorica di Evola lo vede interpretare il dadaismo in chiave di &quot;astrattismo mistico&quot; ovvero di spiritualismo idealistico ed \u00e8 caratterizzata da importanti mostre personali a Roma e Berlino, nel 1920, e dalla partecipazione al Salon Dada di Parigi, nel 1921. Nell&#8217;opuscolo <em>Arte astratta<\/em> spiega le ragioni del suo allontanamento dai futuristi, individuandole essenzialmente nella loro incapacit\u00e0 di percorrere coerentemente, sino in fondo, la via del volontarismo e dell&#8217;attualismo. Si fa inoltre notare per la collaborazione a riviste artistiche e ad alcune serate dadaiste, nonch\u00e9 per la pubblicazione di poesie (che verranno raccolte in volume solo nel 1969) e di un poemetto dadaista, edito a Zurigo nel 1920: <em>La parole obscure du paysage interieur.<\/em><\/p>\n<p>Fedele alle teorie del <em>Leonardo<\/em> sulla priorit\u00e0 del pensiero sull&#8217;arte, a si immerge in profondi studi filosofici e di orientalistica, specialmente su taoismo, yoga, tantrismo e buddhismo zen, e dal 1923 abbandona pressoch\u00e9 totalmente la pittura, per iniziare la sua fase filosofica. Sono gli anni in cui <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em> di Oswald Spengler domina il dibattito filosofico europeo ed Evola si distacca per sempre dall&#8217;idealismo hegeliano (e gentiliano) in nome di una libert\u00e0 interiore assoluta, coerente, quindi, con le posizioni teoriche della sua seconda fase pittorica. L&#8217;idealismo, per lui (compreso l&#8217;attualismo gentiliano) offre una prospettiva inadeguata al grandioso compito che il pensiero, secondo lui, deve prefiggersi: quello di superare i limiti della comune umanit\u00e0 verso quell&#8217;<em>oltre-uomo<\/em> che Nietzsche aveva annunciato, ma solo intravisto, e che piuttosto sembra perseguibile mediante dottrine orientali come lo yoga, il tao e lo zen, peraltro interpretate in chiave fortemente vitalistica e volontaristica: dunque con scarso rispetto per le loro finalit\u00e0 originarie, che sono prevalentemente di liberazione non dell&#8217;io, ma <em>dall&#8217;<\/em>io; non di una realizzazione dell&#8217;Individuo assoluto ma, al contrario, di una distruzione delle catene del falso Ego. Per lui, l&#8217;attualismo gentiliano \u00e8 solo un punto di partenza: esso ha bens\u00ec posto l&#8217;Io come principio attivo della realt\u00e0, ma solo sul piano logico-astratto; si tratta ora, sulle orme di Nietzsche, Weininger e Michelstadter, di riconoscere la <em>potenza<\/em> come criterio di verit\u00e0 e di elaborare gli strumenti capaci di affermare l&#8217;Individuo assoluto. In questo perido scrive due opere che verranno pubblicate un po&#8217; pi\u00f9 tardi, rispettivamente nel 1927 e nel 1930: <em>Teoria dell&#8217;individuo assoluto<\/em> e <em>Fenomenologia dell&#8217;individuo assoluto.<\/em><\/p>\n<p>Due sono le &quot;vie&quot; che, dal punto di vista dottrinario, appaiono praticabili in vista della personale realizzazione: la &quot;via dell&#8217;altro&quot; e la &quot;via dell&#8217;Individuo assoluto&quot;. Entrambe sono vere e non esiste una superiorit\u00e0 intrinseca dell&#8217;una rispetto all&#8217;altra. La &quot;via dell&#8217;Individuo assoluto&quot;, comunque, pu\u00f2 essere determinata particolareggiatamente ed Evola vi s&#8217;impegna in queste due opere, tracciando un &quot;sistema&quot; (ma il termine va usato in senso molto generico) nel quale si delinea un principio superiore <em>immanente<\/em> , capace di dar conto sia dei fattori dell&#8217;esperienza reale, sia di ci\u00f2 che li trascende. In tale prospettiva, ogni cosa va assunta e dedotta in funzione del processo dell&#8217;Individuo assoluto proteso (come il Mago o Bagatto dei Tarocchi) al fine supremo della propria auto-realizzazione. La speculazione evoliana prende l&#8217;avvio dal punto in cui l&#8217;idealismo classico trascendentale si arresta; e, in essa, tutto ci\u00f2 che si rapporta alla semplice esperienza umana non appare che come un caso particolare di una problematica infinitamente pi\u00f9 vasta.<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;Individuo assoluto &#8211; scrive Evola &#8211; \u00e8 immediatamente s\u00e9 nelle infinite affermazioni individuali &#8211; v. d. secondo il grado conquistato nell&#8217;ultima categoria, nei singoli <em>individui,<\/em> nei singoli <em>valori<\/em> &#8211; e in ciascuna di esse si fruisce come libert\u00e0, come incondizionata agilit\u00e0 ed arbitrio assoluto lampeggiante variamente e circolante sulla tela del <em>multum.<\/em> Ma, d&#8217;altra parte, mentre si produce ed afferma in ogni individuazione, nello stesso punto, secondo il principio dell&#8217;attualit\u00e0 autoconsumantesi, egli la riprende in s\u00e9 e la fa comunicare nell&#8217;innominabile trascendente, in quell&#8217;assoluta combustione a cui \u00e8 adeguato non il particolare <em>individuato,<\/em> bens\u00ec l&#8217;infinito nell&#8217;<em>individuare<\/em> come unit\u00e0, semplicit\u00e0 o simultaneit\u00e0 di una <em>infinita circolazione.<\/em>&quot; (3)<\/p>\n<p>Dal 1924 collabora con le riviste <em>Atanor<\/em> e <em>Ignis<\/em>, dirette dal pitagorico Arturo Reghini, e con il periodico <em>Lo Stato demoratico<\/em> del duca Giovanni Colonna di Cesar\u00f2, sul quale interviene, nel 1925, con l&#8217;importante scritto <em>Stato, potenza, libert\u00e0,<\/em> critico sia verso il fascismo che verso la democrazia. In esso sostiene che le masse, preda delle peggiori tentazioni demagogiche, sono assolutamente incapaci di auto-governarsi &#8211; una posizione di per s\u00e9 niente affatto fascista, ma piuttosto aristocratica, nel senso platonico della parola &#8211; e che solo il ritorno a una rigorosa morale nobiliare pu\u00f2 consentire il recupero di quei valori spirituali da cui dipende la salvezza dell&#8217;Occidente. Tale missioni spirituale, secondo Evola, non \u00e8 alla portata del fascismo: di qui la sua posizione, inizialmente negativa, nei confronti del movimento di Mussolini.<\/p>\n<p>Negli anni fra il 1923 e il 1925 collabora anche a <em>Ultr\u00e0<\/em> di D. Calvari, presidente della Lega teosofica indipendente di Roma, e a <em>L&#8217;idealismo realistico<\/em> di V. Marchi, su cui recensisce sfavorevolmente un libro di Ren\u00e9 Gu\u00e9non sul Vedanta, cui l&#8217;autore risponde dando inizio a una polemica che lascer\u00e0 comunque traccia durevole nel pensiero del Nostro. In particolare, da Gu\u00e9non egli recepisce e fa suo il concetto di Tradizione, intesa come un sapere di origine non umana che si trasmette, attraverso scuole esoteriche sia orientali che occidentali, con il fine precipuo di guidare l&#8217;umanit\u00e0 attraverso il nero <em>Kali Yuga<\/em> della modernit\u00e0, consentendole (o meglio, consentendo a pochi privilegiati) di non smarrire il vero significato della vita, che \u00e8 &#8211; ancora e sempre &#8211; quello della totale affermazione della libert\u00e0 interiore attraverso le pratiche e la dottrina di un individualismo assoluto di stampo volontaristico.<\/p>\n<p>Nel 1925 escono i <em>Saggi sull&#8217;idealismo magico<\/em> e <em>L&#8217;uomo come potenza<\/em>, opere che segnano un&#8217;ulteriore svolta nell&#8217;itinerario speculativo di Evola e cio\u00e8 il passaggio da una posizione filosofica di tipo teorico ad una di tipo pratico. In esse, infatti, l&#8217;Autore si propone di individuare gli strumenti concreti per mezzo dei quali calare nella storia la teoria dell&#8217;Individuo assoluto, concepito come libert\u00e0 totale e come totale auto-normativit\u00e0. Si tratta di forgiare un nuovo tipo eroico, il tipo &quot;tantrico&quot;, capace di sovvertire &#8211; mediante le tecniche meditative e &quot;magiche&quot; dell&#8217;Oriente &#8211; le stesse leggi naturali, oltre che le costrizioni morali imposte da millenni all&#8217;Occidente, prima dalla religiosit\u00e0 cristiana, poi dal meschino edonismo borghese, filisteo e perbenista. L&#8217;uomo deve ritrovare in s\u00e9 il proprio principio assoluto, rifiutando sia l&#8217;etica del sovrasensibile, della trascendenza, sia l&#8217;utilitarismo e il pragmatismo di matrice scientista, le cui acquisizioni sono meramente illusorie. Coniugando l&#8217;Unico di Max Stirner con l&#8217;Oltre-uomo di Friedrich Nietzsche e recuperando, mediante un notevole approfondimento delle tecniche super-naturali del taoismo, dello yoga, dello zen e del tantrismo, Evola intende restaurare una nuova morale che scardini l&#8217;opposizione dualistica tra Bene e Male, Virt\u00f9 e Colpa, in nome di un&#8217;etica aristocratica basata sull&#8217;unico principio dell&#8217;individuale volont\u00e0 di potenza. Il rifiuto del mondo moderno, in questa prospettiva, non \u00e8 che la logica conseguenza dell&#8217;atteggiamento &quot;eroico&quot;, titanico e guerriero con cui Evola si pone nei confronti della realt\u00e0 esterna, in nome dei diritti esclusivi dell&#8217;individuo assolutizzato. Il mondo moderno \u00e8 il regno della quantit\u00e0, della democrazia, della mercificazione universale, di una tecnica asservita al materialismo pi\u00f9 rozzo e prepotente; \u00e8 il regno in cui la &quot;morale degli schiavi&quot;, dominata dall&#8217;invidia, dal rancore e dal senso di colpa, cerca di annientare le potenzialit\u00e0 creative e dominatrici dell&#8217;individuo aristocratico, facendo perno sulla sola forza bruta del numero.<\/p>\n<p>In particolare, nei <em>Saggi sull&#8217;Idealismo magico<\/em> Evola compie quella che \u00e8 stata definita una &quot;rottura di livello&quot;, un impetuoso superamento del dualismo implicito nella teoria dei suoi grandi e riconosciuti maestri: Nietzsche, Weininger e Michelstadter &#8211; dualismo il cui esito erano stati la follia e l&#8217;autodistruzione. In un certo senso si pu\u00f2 affermare che, per Evola, la verit\u00e0 o la falsit\u00e0 dell&#8217;idealismo possono venir decise &quot;non per un atto intellettuale, ma per una realizzazione concreta&quot;, quella in cui si deve realizzare <em>l&#8217;atto magico<\/em> per eccellenza, mediante il quale &quot;l&#8217;esistenza empirica venga realmente trasfigurata e risolta nella divinit\u00e0&quot;.(4) Il Dio di cui si parla qui, peraltro, non \u00e8 un Dio trascendente, ma \u00e8 la realt\u00e0 profonda dell&#8217;individuo medesimo. &quot;Dio &#8211; sostiene Evola &#8211; non \u00e8 che un fantasma quando non venga generato in noi stessi e non con parole, concetti, fantasie o bei sentimenti, bens\u00ec con un movimento assolutamente concreto&quot;. Solo ci\u00f2 &quot;pu\u00f2 dare una certezza e un senso alla sua vita&quot;, e non lo si pu\u00f2 fare mediante un atto intellettuale, ma solo empiricamente. \u00c8 l&#8217;individuo che genera in s\u00e9 il principio: l&#8217;unica alternativa al teismo \u00e8, quindi, l&#8217;Idealismo assoluto, che \u00e8 &quot;magico&quot; perch\u00e8 deve trasformare &#8211; alchemicamente &#8211; s\u00e9 stesso nel principio assoluto, meglio, riscoprire quel principio assoluto che &#8211; come insegnano alcune dottrine orientali &#8211; \u00e8 <em>gi\u00e0<\/em> presente in noi stessi come una scintilla di luce divina, ma che noi abbiamo soffocato sotto una spessa coltre di illusione, alienazione, sensi di colpa. &quot;Cos\u00ec come fu distintamente inteso dagli Orientali, non vi \u00e8 che un modo di dimostrare Dio, e questo \u00e8: farsi Dio (&#8230;) Se l&#8217;idealismo deve esser vero, l&#8217;individuo empirico va negato, ma solo come una cosa ignava ed irrigidita nella sua fattizia limitazione, per esser invece integrato in uno sviluppo in cui, lungi dall&#8217;esser subordinato e dal rimettersi a qualcosa fuori di s\u00e9, resta dentro s\u00e9 stesso, in un infinito potenziarsi e rendersi sufficiente del suo principio&quot;. (5)<\/p>\n<p>Con alcuni altri pensatori d&#8217;indirizzo magico-idealistico, fra i qualli Arturo Reghini, Evola nel 1926-27 d\u00e0 vita al &quot;gruppo di Ur&quot;, dando alle stampe una serie di monografie mensili, intitolate dapprima <em>Ur<\/em> e poi <em>Krur<\/em>, che verranno infine raccolte nei tre volumi della <em>Introduzione alla magia quale scienza dell&#8217;Io<\/em> (Roma, 1927-29) e che per sua volont\u00e0 manterranno anonimi i singoli contributi.<\/p>\n<p>In un saggio del 1927 pubbicato sulla rivista di studi religiosi <em>Bilychnis<\/em>, Evola &#8211; quasi tracciando di s\u00e9 un involontario autoritratto &#8211; osserva: &quot;Oggi sono attratti dall&#8217;occultismo quegli spiriti nei quali l&#8217;esperienza religiosa non costituisce pi\u00f9 nulla di vivente o di sufficiente, che hanno attraversato l&#8217;esperienza della scienza positiva e mentre di essa conservano il metodo e la positivit\u00e0, ne rigettano la concezione materialistica del mondo per aspirare di nuovo ad una spiritualit\u00e0 trascendente, sulla base di spiccate istanze indivualistico-immanentistiche.&quot; (6) E, nella <em>Introduzione<\/em> all&#8217;opera collettiva del &quot;gruppo di Ur&quot; <em>Introduzione alla magia,<\/em> possiamo leggere: &quot;Di l\u00e0 dall&#8217;intelletto raziocinante, di l\u00e0 dalle credenze, di l\u00e0 dai sentimenti, di l\u00e0 da ci\u00f2 che oggi vale in genere come cultura e come scienza, esiste un sapere superiore. In esso cessa l&#8217;angoscia dell&#8217;individuo, in esso si dissipa l&#8217;oscurit\u00e0 e la contingenza dello stato umano di esistenza, in esso si risolve il problema dell&#8217;essere. Questa conoscenza \u00e8 trascendente anche nel senso che essa presuppone <em>un cambiamento di stato.<\/em> Non la si consegue che trasformando un modo di essere in un altro modo di essere, mutando la propria coscienza. Trasformarsi &#8211; questa \u00e8 la premessa della conoscenza superiore: la quale non sa di problemi, ma solo di <em>compiti<\/em> e di <em>realizzazioni.&quot;<\/em>(7)<\/p>\n<p>Dopo una scissione in seno al &quot;gruppo di Ur&quot; e il suo successivo scioglimento (dovuto forse, in parte, anche alle manovre della massoneria italiana, che temeva la diffusione delle sue teorie), Evola nel 1928 si avvicina al fascismo o, meglio, alla rivista di Giuseppe Bottai, <em>Critica fascista<\/em>. Le riflessioni del Nostro in materia di rapporti fra Stato e Chiesa cattolica, anzi fra Stato e religione cristiana, cui si dedica in quel periodo e che vengono pubblicate anche su <em>Vita Nova<\/em> e <em>Il lavoro d&#8217;Italia<\/em>, danno luogo alla pubblicazione di un volume intitolato <em>Imperialismo pagano<\/em>, sempre nel 1928, in cui egli attacca frontalmente il cristianesimo in nome di un&#8217;auspica resurrezione del paganesimo greco-romano. Se il fascismo sar\u00e0 in grado di portare sino in fondo una tale operazione, secondo Evola esso avr\u00e0 davvero realizzato quella necessaria soluzione di continuit\u00e0 con il passato, che ne giustificherebe la missione storica.<\/p>\n<p>Il &quot;male cristiano&quot;, secondo Evola, ha messo profondamente le radici nella societ\u00e0 europea. Non lo fa solo dal punto di vista positivistico (come, ad es., per Carducci) o etico (come per Nietzsche), ma anche in senso metafisico. L&#8217;adorazione della scienza e della tecnica, secondo lui, sono conseguenza del cristianesimo, e cos\u00ec la nuova religione del &quot;progresso&quot; e dell&#8217;&quot;umanit\u00e0&quot;; e ne individua le origini nell&#8217;abbandono del principo della gerarchia, dell&#8217;assetto gerarchico della societ\u00e0. Per realizzare una <em>restaurazione<\/em> che sia al tempo stesso etica, sociale, politica, spirituale, occorre dunque tornare ai valori aristocratici di una societ\u00e0 divisa in caste. &quot;In conclusione &#8211; afferma &#8211; con due armi bisogna lottare contro questa prima radice del male europeo.&quot; La prima, &quot;creare una \u00e9lite, scavare profondamente e duramente delle differenze, degli interessi, delle qualit\u00e0 nuove nell&#8217;indifferenziata sostanza interiore degli individui di oggi, cos\u00ec che si ridesti una aristocrazia, una razza di signori, di dominatori, di fascinatori. Questo anzitutto. In secondo luogo, un moto, una rivolta dal profondo che scardini la macchina , la dipendenza estrinseca, inorganica, automatica, violenta, che spezzi il giogo economico-capitalistico, che irrida il dovere del lavoro imposto come legge universale e fine a s\u00e9, che liberi insomma, che apra l&#8217;oscura volta all&#8217;aria, alla luce &#8211; per, sulla base di questa libert\u00e0, non per violenza, non per dominio di bisogni e giuochi di passioni, interessi ed ambizioni, ma per riconoscimento spontaneo dato dal senso di valori e di forze trascendenti, da consapevolezza di natura, di dignit\u00e0 e di qualit\u00e0, ricostituire la gerarchia. Una gerarchia organica, diretta, effettiva: in ci\u00f2, pi\u00f9 libera e pi\u00f9 ferrea di qualsiasi altra. Come non riconoscere, allora, che la dottrina orientale delle <em>caste<\/em>, anzich\u00e9 stare indietro, sta ancora innanzi, e di <em>molto<\/em>, nel corso della storia dell&#8217;occidente?&quot;. (8)<\/p>\n<p>Ma il momento, dal punto di vista del filosofo, non avrebbe potuto essere meno favorevole: proprio nel 1929 Mussolini firma il concordato con la Santa Sede e le gerarchie cattoliche premono sul regime per sapere se e fino a che punto le teorie di Evola rispecchiano effettivamente la posizione del fascismo nei confronti della Chiesa. Mussolini, in quel momento, non vuole conflitti con la Chiesa, e Bottai &quot;scarica&quot; Evola, mettendo bene in chiaro che gli scritti di Evola per <em>Critica fascista<\/em> riflettono solo il pensiero del loro autore. Anche le valenze anti-capitalistiche a anti-borghesi, implicite ed esplicite nel contesto della restaurazione gerarchica e tradizionale auspicata da Evola, non possono che dispiacere al regime, nel momento in cui esso, dismessi definitivamente i panni della stagione rivoluzionaria, ambisce a presentarsi essenzialmente come elemento d&#8217;ordine e, pertanto, desidera rassicurare proprio quella borghesia, cui va debitrice di gran parte della sua affermazione. Diversa \u00e8 l&#8217;accoglienza riservata al libro in Germania, dove la traduzione tedesca appare a Lipsia, nel 1933 (l&#8217;anno dell&#8217;avvento di Hitler al potere): il libro \u00e8 accolto come una sorta di vangelo del moderno ghibellinismo e piace, negli ambienti nazisti, proprio per quella conclamata volont\u00e0 di rompere i ponti con la tradizione cattolica e di imboccare la strada di una resurrezione &quot;imperiale&quot; del paganesimo.<\/p>\n<p>Il 1930 \u00e8 l&#8217;anno in cui Evola fonda e dirige, per dieci mesi, la rivista <em>La Torre,<\/em> il cui titolo non evoca tanto l&#8217;omonima carta dei Tarocchi quanto una precedente, e ormai dimenticata, rivista fondata da Domenico Giuliotti. Uno dei suoi redattori, lo psichiatra Emilio Servadio, cos\u00ec ne ricorda le finalit\u00e0: &quot;Per Evola, e per chi accett\u00f2 di collaborare a <em>La Torre,<\/em> questa doveva essere, s\u00ec, un baluardo da cui lanciare strali e fuoco greco all&#8217;indirizzo di taluni, ma anche rifugio sicuro per coloro che aderendo ai princ\u00ecpi che dovevano reggerlo, fossero capaci di essere, insieme con noi, uomini di &#8216;espressioni varie&#8217;, ma fermi partecipi di una &#8216;Tradizione una&#8217;. (9)<\/p>\n<p>Il regime per\u00f2 non vede di buon occhio la nuova rivista evoliana e, alla fine, gli ordina di sospenderne la pubblicazione, in parte a causa di alcune critiche rivolte a certi aspetti della politica fascista, in parte perch\u00e9 lo sospetta di essere un &quot;agente segreto&quot; di Jiddu Krishamurti, il filosofo indiano che nel 1929 si era staccato dalla Societ\u00e0 Teosofica di Annie Besant e aveva sciolto l&#8217;ordine della Stella d&#8217;Oriente, da lei creato proprio per preparare l&#8217;umanit\u00e0 al ruolo di &quot;istruttore del mondo&quot; che egli avrebbe dovuto assumere. Nel periodo de <em>La Torre,<\/em> Evola approfondisce vari nodi teorici, tra cui il &quot;ciclo vitale&quot; delle civilt\u00e0, mutuato da Spengler, e soprattutto il concetto di &quot;Tradizione&quot; introdotto da Gu\u00e9non. Quest&#8217;ultima viene definitivamente recepita in senso metastorico, quale espressione di un sapere non umano cui corrisponde una ben precisa gerarchia di valori, capaci di dar vita ad una societ\u00e0 organizzata in senso qualitativo ed aristocratico.<\/p>\n<p>Vistosi interdetta la pubblicazione de <em>La Torre<\/em>, per un lungo periodo di tempo Evola si ritira in montagna, dedicandosi a un&#8217;altra sua vecchia passione: l&#8217;alpinismo, vissuto come sintesi della volont\u00e0 di potenza, della mistica delle altitudini e della dimensione estetico-eroica tipica, quest&#8217;ultima, di un certo filone del decadentismo a lui particolarmente congeniale (da giovane era stato lettore e ammiratore di oscar Wilde). Da tale &quot;ritiro&quot; nelle solitudini alpestri usciranno due altri libri importanti, rispettivamente nel 1931 e 1932: <em>La tradizione ermetica<\/em> e <em>Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo.<\/em><\/p>\n<p><em>La tradizione ermetica<\/em> \u00e8 un&#8217;opera di grande dottrina e di concezione vigorosa in cui l&#8217;autore espone, con notevole padronanza delle fonti, la tradizione ermetico-alchemica come esempio di tradizione spirituale non cristiana, di quella &quot;via regale&quot; al sapere che egli contrappone alla &quot;via sacerdotale&quot; delle religioni, basata non sull&#8217;ascetismo e sulla contemplazione, ma su un approccio eroico, virile e combattivo alla vita. A differenza di altre interpretazioni dell&#8217;alchimia, tra le quali quella di Jung, essa si distacca da un&#8217;interpretazione psicologica e psicanalitica per attingere ai livelli pi\u00f9 pronfondi dell&#8217;insegnamento tradizionale e ad una nuova concezione dell&#8217;essere umano, basata sulle dottrine misteriosofiche ed esoteriche d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente. Evola, fra l&#8217;altro, afferma di credere pienamente all&#8217;esistenza dei Maestri Invisibili; non solo, ma che tutta la storia dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 direttamente influenzata dalla loro opera occulta e sistematicamente preordinata. &quot;Essi &#8211; scrive fra l&#8217;altro &#8211; sono destinati a compiere il ristabilimento generale dell&#8217;universo. Essi non sono soggetti n\u00e9 alla fame, n\u00e9 alla sete, n\u00e9 alla vecchiaia, n\u00e9 ad altro disturbo della natura. Essi conoscono per rivelazione quelli che sono degni di essere ammessi alla loro societ\u00e0. Possono in ogni tempo vivere come se fossero esistiti dal principoio del mondo, o come se dovessero restare sino alla fine dei secoli. Possono forzare e mantenere al loro servizio gli spiriti e i d\u00e8moni pi\u00f9 possenti. &quot; E ancora: &quot;Dietro le quinte della coscienza degli uomini e della loro storia, l\u00e0 dove lo sguardo fisico non giunge e il dubbio non osa portarsi, <em>pu\u00f2 esservi qualcuno.<\/em> (&#8230;) Noi riteniamo che nessun avvenimento storico o sociale di qualche importanza, nessun fenomeno da cui sia seguito un determinato corso delle viende terrestri, comprese certe &#8216;scoperte&#8217; e la nascita di nuove idee, abbia avuto una origine casuale e spontanea, invece di corrispondere ad una intenzione, talora ad un vero piano determinato da dietro le quinte e realizzato attraverso vie che oggi si \u00e8 lontani dall&#8217;immaginare. Ci\u00f2, nel segno della Luce &#8211; cos\u00ec come pure, a seconda dei casi &#8211; in quello opposto.&quot; (10)<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo accenno alle potenti forze delle Tenebre, che in dimensioni sconosciute perseguono il progetto di una vera e propria contro-iniziazione e di una inversione dei valori tradizionali, viene ripreso in <em>Maschera e volto della spiritualismo contemporaneo<\/em> (che riecheggia, gi\u00e0 nel titilo, un famoso libro di Gu\u00e9non: <em>Errore dello spiritismo<\/em>). Infatti, Evola denuncia come dietro le apparenze &quot;spiritualistiche&quot; di certe dottrine occulte ed esoteriche non vi sia un ritorno al sovransensibile, bens\u00ec &#8211; propriamente &#8211; il pericolo di una discesa verso forme di vita psichica inferiori e potenzialmente malefiche, gi\u00f9 gi\u00f9 fino alle basse forme della magia e del satanismo. Dopo aver sottoposto a critica severa le confusioni, le deviazioni e, a suo parere, gli autentici pericoli insiti nelle pratiche dello spiritismo, della metapsichica, della teosofia, dell&#8217;antroposofia, dell&#8217; &#8216;esoterismo cristiano&#8217;, del neomisticismo, delle dottrine di Krishnamurti (di cui era stato creduto seguace), delle forme inferiori di occultismo, delle teorie di Gurdijev e di Aleister Crowley &#8211; espulso, quest&#8217;ultimo, dalla Sicilia perch\u00e9 sospettato dalle autorit\u00e0 fasciste di praticare la magia nera &#8211; Evola cerca di separare il grano dal loglio di ci\u00f2 che \u00e8 realmente spiritualismo da ci\u00f2 che non lo \u00e8 affatto.<\/p>\n<p>In quest&#8217;opera, l&#8217;Autore non esita a sottoporre a critica implacabile persino uno dei suoi maestri riconosciuti, Nietzsche. Di lui scrive che &quot;Nietzsche ci si presenta come una figura tipicamente moderna, ci si presenta cio\u00e8 come una personalit\u00e0 fortemente delineata, per\u00f2 completamente priva del senso, che la personalit\u00e0 stessa \u00e8 solo l&#8217;espressione contingente di un superiore principio. Cos\u00ec in lui si \u00e8 realizzata una specie di circuito chiuso nel quale la forza si accumula, si differenzia, si esaspera e cerca disperatamente una liberazione. Per le grandi tradizioni del passato Nietzsche non ebbe effettivamente quasi nessuna comprensione.&quot; Interessante, poi, il suo punto di vista sull&#8217;Oltre-uomo nietzschiano. &quot;L&#8217;intima essenza del superuomo pu\u00f2 (&#8230;) piuttosto definirsi come <em>un&#8217;ascesi per l&#8217;ascesi stessa, come una estrema, quintessenziata accumulazione della volont\u00e0 di potenza intesa come valore e fine a s\u00e9 stessa.<\/em> Ma qualora si mantenga inflessibilmente questa direzione e, d&#8217;altra parte, si resti &#8216;fedeli alla terra&#8217;, cio\u00e8 restino ferme le condizionalit\u00e0 proprie alla persona umana, la saturazione pu\u00f2 avere per effetto un corto circuito, perch\u00e9 il potenziale che i &#8216;figli della terra&#8217; possono sopportare \u00e8 limitato. Il Merezkovskij, a tale riguardo, ha una felice immagine: se gli esseri che, di balza in balza, hanno raggiunto una vetta, <em>senza saper volare<\/em> vogliono portarsi oltre, avanzando precipiteranno nel baratro che si apre dopo la vetta.&quot; Un malinteso superomismo, dunque, pu\u00f2 portare non all&#8217;Oltre-uomo, ma cadere in quelle forze malefiche cui aveva accennato nell&#8217;opera precedente, e che Evola tende a identificare non solo in senso metafisico, ma anche in senso storico e concreto. Scrive infatti: &quot;Il regno del &#8216;male&#8217; corrisponde, metafisicamente, a ci\u00f2 che il Gu\u00e9non ha chiamato <em>contro-iniziazione.<\/em> Sul piano pi\u00f9 basso si tratta delle influenze che gi\u00e0 chiamammo &#8216;infere&#8217;, influenze che, per viadella loro stessa natura, agiscono distruttivamente su tutto ci\u00f2 che \u00e8 forma e personalit\u00e0. Ma, pi\u00f9 in alto, si tratta di forze intelligenti, lo scopo delle quali \u00e8 il deviare, pervertire o invertire ogni tendenza dell&#8217;uomno a riconnettersi col vero sopannaturale. \u00c8, questo, un ordine che si pu\u00f2 definire &#8216;diabolico&#8217; e, nel caso limite, <em>satanico.<\/em> N\u00e9 esso va concepito astrattamente, bens\u00ec in relazione ad esseri reali, talvolta anche a determinati centri e a una specie di fronte occulto. Anche questo \u00e8 un piano non semplicemente umano, e appunto in funzione di esso si definisce, in determinati casi, il concetto di &#8216;asceti del male&#8217;&quot;. (11)<\/p>\n<p>In questi anni, il magmatico Evola comincia ad accarezzare un altro progetto filosofico-spirituale: anzich\u00e9 rigettare in blocco la tradizione cristiano-cattolica, provare a cercare in essa, e pi\u00f9 precisamente nella sua tradizione ascetico-contemplativa, dei punti di partenza verso un recupero della tradizione, sia pure su di un piano inferiore rispetto a quello eroico-guerriero da lui vagheggiato. In tale disegno si collocano alcuni suoi soggiorni, in incognito, presso taluni ordini religiosi considerati pi\u00f9 vicini alla sorgente tradizionale originaria, quali il carmelitano, il certosino ed il benedettino dell&#8217;antica regola. Tale esperienza lo induce a un parziale riavvicinamento al cattolicesimo, non nella sua essenza, ma nella sua funzione spirituale e sociale, e al riconoscimento che anche a partire dai suoi valori originari \u00e8 possibile un tentativo, sia pur disperato e tragico, di ricostituzione della struttura tradizionale. Al tempo stesso, continua a collaborare intensamente alla rivista di Giovanni Preziosi <em>La vita italiana<\/em>, evidenziando come la propria concezione del nazionalismo \u00e8 ben lontana da quella &quot;moderma&quot;, tipica delle democrazie occidentali e anche dell&#8217;Unione Sovietica, considerata quest&#8217;ultima un sottoprodotto di quelle. &quot;<em>La direzione nazionalistica<\/em> &#8211; afferma <em>&#8211; ammette due possibilit\u00e0 idealmente distinte e antitetiche, bench\u00e9 in pratica spesso confuse insieme. E l&#8217;una ha un senso di degenerazione e di regressione, l&#8217;altra invece via a valori superiori- \u00e8 preludio di resurrezione.<\/em>&quot; Il primo tipo di nazionalismo, &quot;nato presso alle rivoluzioni che hanno travolto i resti del regime aristocratico-feudale (&#8230;) esprime dunque un puro &#8216;spirito di folla&#8217;, \u00e8 una variet\u00e0 dell&#8217;intolleranza democratica per ogni capo che non sia un mero organo della &#8216;volont\u00e0 popolare&#8217;, in tutto e per tutto dipendente dalla sanzione di questa. Cos\u00ec noi vediamo facilmente che fra nazionalismo e anonimato alla sovietica o all&#8217;americana, in fondo vi \u00e8 solo una differenza di grado: nel primo il singolo \u00e8 ridissolto nei ceppi etnico-nazionali d&#8217;origine, nel secondo vien sorpassata la stessa differenziazione propria a questi ceppi etnici, e si produce una pi\u00f9 vasta collettivizzazione e disintegrazione nell&#8217;elemento massa.&quot; Ma, secondo Evola, esiste, o meglio pu\u00f2 esistere, un altro tipo di nazionalismo, che ponga come propria base ideologica non il numero, la quantit\u00e0, la massa, l&#8217;economia, ma che si proponga quale strumento di restaurazione di una societ\u00e0 aristocratico-tradizionale. &quot;Non \u00e8 possibile un nazionalismo che sia preludio di resurrezione, (&#8230;) quando non si ponga l&#8217;esigenza-base di restaurare un ordine di valori irreducibili a tutto ci\u00f2 che \u00e8 pratico, &quot;sociale&quot; ed economico, per conferire a tali valori un primato e un&#8217;autorit\u00e0 diretta su tutto il resto. Senza di ci\u00f2, non esiste gerarchia e senza gerarchia il ritorno ad un tipo superiore, spiritualizzato di Stato non \u00e8 possibile. Infatti gerarchia non significa semplicemente subordinazione, ma vuol dire subordinazione di ci\u00f2 che ha natura inferiore a ci\u00f2 che ha natura superiore, e inferiore \u00e8 tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 misurarsi in termini pratici , interessati, mondani; superiore ci\u00f2 che esprime una forma pura e disinteressata di attivit\u00e0. Ogni altro criterio \u00e8 illusorio o pervertitore.&quot; (12)<\/p>\n<p>Nel 1934 viene dato allestampe uno dei libri pi\u00f9 importanti di Evola e, fra tutti, quello forse che ha ottenuto maggiori consensi &#8211; anche da parte di lettori di tutt&#8217;altro orientamento politico &#8211; e che ha mostrato maggiore capacit\u00e0 di resistere alla prova del tempo, tanto da venire apprezzato in misura crescente nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale: <em>Rivolta contro il mondo moderno.<\/em> Un&#8217;opera imponente (circa 500 pagine), che \u00e8 un po&#8217; la <em>summa<\/em> del pensiero dell&#8217;autore il quale, pur rifuggendo dalla <em>forma mentis<\/em> del &quot;sistema&quot;, ricapitola qui e chiarisce ulteriormente molte delle sue precedenti posizioni e approfondisce varie intuizioni. Il nucleo centrale dell&#8217;opera, comunque, ruota attorno alla inarrestabile decadenza dell&#8217;Occidente, anzi dell&#8217;Europa (egli usa i due termini a volte come sinonimi, ma \u00e8 al secondo che in sostanza si riferisce), dovuta all&#8217;avvento della <em>modernit\u00e0<\/em>, cio\u00e8 di una vita spirituale totalmente desacralizzata, totalmente anestetizzata e omologata, totalmente &quot;democratizzata&quot; nel senso di de-gerarchizzata. Siamo in pieno <em>Kali Yuga,<\/em> \u00e8 inutile farsi illusioni; il male \u00e8 troppo profondo, anche se qui &#8211; a differenza che nell&#8217;<em>Imperialismmo pagano<\/em> di soli cinque ani prima &#8211; non viene identificato col cristianesimo, anzi quest&#8217;ultimo \u00e8 visto come una estrema possibilit\u00e0 (e sia pur parziale e &quot;inferiore&quot;) verso la restaurazione tradizionale. Il male \u00e8 lo spirito economicistico e l&#8217;istinto gregario che si \u00e8 trasformato in rivolta e dominio delle nature inferiori su quelle superiori, dei valori materiali su quelli spirituali. Tentare una restaurazione, nelle presenti condizioni, rischia di essere velleitario: \u00e8 necessario porsi in modo realistico di fronte alle difficolt\u00e0, che sono gravissime. In ogni caso, l&#8217;essenziale \u00e8 che la Tradizione sopravviva &#8211; anche se solo nella forma di un sapere distaccato dal piano della storia fattuale &#8211; in modo da tramandarla in attesa che il <em>Kali Yuga<\/em> finisca, e la spiritualit\u00e0 &quot;regale&quot; possa rinascere dalle rovine del mondo moderno.<\/p>\n<p>&quot;Come gli uomini &#8211; scrive &#8211; cos\u00ec anche le civilt\u00e0 hanno il loro ciclo, un principio, uno sviluppo, una fine, e pi\u00f9 esse sono immerse nel contingente, pi\u00f9 questa legge \u00e8 fatale. Ci\u00f2, naturalmente, non \u00e8 cosa che possa impressionare chi sia radicato in quel che, essendo al di sopra del tempo, da nulla saprebbe essere alterato e che permane come una perenne presenza. Anche se dovesse scomparire definitivamente, non \u00e8 certo quella moderna la prima delle civilt\u00e0 che si sono estinte, n\u00e9 quella, oltre la quale non ve ne saranno di altre. Luci si spengono qui e luci si riaccendono altrove nella vicenda di ci\u00f2 che \u00e8 condizionato dal tempo e dallo spazio. Cicli si chiudono e cicli si riaprono. Come si \u00e8 detto, la dottrina dei cicli fu familiare all&#8217;uomo tradizionale, e solo l&#8217;insipienza dei moderni ha fatto loro credere per un momento che la loro civilt\u00e0, irradicata pi\u00f9 di qualsiasi altra mai nell&#8217;elemento temporale e contingente, possa avere un destino diverso e privilegiato. Per chi invece possiede una visione conforme alla realt\u00e0 il problema \u00e8 piuttosto quello della misura in cui fra il mondo che muore e il mondo che pu\u00f2 nascere esisteranno rapporti di continuit\u00e0. Cio\u00e8 che cosa, d&#8217;un mondo, potr\u00e0 continuarsi nell&#8217;altro.&quot; (13)<\/p>\n<p>La restaurazione tradizionale, dunque, per Evola non potr\u00e0 essere operazione collettiva, ma ormai soltanto individuale. Infatti, &quot;a lato delle grandi correnti del mondo, esistono ancora individualit\u00e0 ancorate nelle &#8216;terre immobili&#8217;. Sono, di massima, degli sconosciuti che si tengon fuori da tutti i trivi della notoriet\u00e0 e della cultura moderna. Essi mantengono le linee di vetta, non appartengono a questo mondo &#8211; pur essendo sparsi sulla terra e spesso ignorandosi a vicenda sono uniti invisibilmente formando una catena infrangibile nello spirito tradizionale. Questo nucleo non agisce: ha solo la funzione a cui corrisponde il simbolismo del &#8216;fuoco perenne&#8217;. In virt\u00f9 di essi, la Tradizione \u00e8 presente malgrado tutto, la fiamma arde invisibilmente, qualcosa connette sempre il mondo al sovramondo.&quot; (14) Ricorre qui un&#8217;immagine tipicamente tradizionale, quella dell&#8217;Albero Cosmico, che \u00e8 anche un&#8217;immagine sciamanica, quella delle &quot;porte&quot; o passaggi fra il mondo naturale e il mondo soprannaturale. Nella tradizione orientale, uno di tali centri tradizionali situati all&#8217;incrocio fra realt\u00e0 visibile e realt\u00e0 invisibile \u00e8 Shamballah, la citt\u00e0 del mitico regno di Agarthi, che si troverebbe in qualche luogo misterioso dell&#8217;Asia Centrale, ma che solo gli iniziati avrebbero la facolt\u00e0 di poter vedere. Stupisce un po&#8217; solo la presunta inconsapevolezza reciproca dei Maestri Sconosciuti (se a loro si riferisce il passo sopra citato) che invece &#8211; secondo l&#8217;insegnamento tradizionale induista e buddhista &#8211; agiscono in perfetta sinergia e possono comunicare fra loro superando i confini dello spazio e del tempo, perfino dopo la morte &#8211; o, come nel caso di Babaij e dei &quot;santi immortali&quot; dell&#8217;Himalaya, ignorando le frontiere stesse della morte fisica. (15)<\/p>\n<p>Nonostante <em>Rivolta contro il mondo moderno,<\/em> sul momento, sia passato quasi inosservato (verr\u00e0 &quot;riscoperto&quot;, come si \u00e8 detto, nel dopoguerra), la traduzione tedesca di <em>Imperialismo pagano<\/em> gli apre &#8211; anzi, gli spalanca &#8211; le porte della Germania nazista. Heinrich Himmler in persona, il capo delle &quot;camicie nere&quot;, lo invita a tenere conferenze per le SS, ed Evola vi aderisce di buon grado, dando inizio al capitolo pi\u00f9 controverso e discutibile della sua vicenda intellettuale. \u00c8 a Berlino, a Brema e altrove; collabora con riviste quali <em>Der Ring, Europ\u00e4ische Revue, Geist der Zeit, Die Aktion-Kampfblatt f\u00fcr das Neue Europa<\/em>; entra in rapporti con i maggiori esponenti dell&#8217;estrema destra tdesca ed europea, fra i quali Alfred Rosenberg, il &quot;filosofo&quot; del nazismo, lo storico delle religioni Mircea Eliade e il fondatore del movimento romeno &quot;Guardia di Ferro&quot;, Corneliu Zelea Codreanu. Forse \u00e8 eccessivo affermare che il successo internazionale abbia recato con s\u00e9, quale conseguenza, la notoriet\u00e0 in Italia, tuttavia nel &quot;caso Evola&quot; vi sono delle analogie &#8211; certo, solo esteriori &#8211; con il &quot;caso Svevo&quot;: per entrambi la &quot;scoperta&quot; della critica e il successo di pubblico arriva <em>prima<\/em> in Europa e <em>poi<\/em> in Italia; il che vorr\u00e0 dire pure qualcosa a propositoi della loro dimensione prioritariamente &quot;europea&quot;, fatte salve le enormi differenze di contenuto e di prospettive fra lo scrittore triestino e il filosofo romano. Al tempo stesso, la stima di Himmler e Rosenberg e la popolarit\u00e0 fra le SS non son cose che possano scorrere via senza lasciare un segno: la figura e l&#8217;opera stessa di Evola ne sono rimaste indelebilmente segnate e, da quel momento, si sono realizzate le condizioni per quella sorta di <em>damnatio memoriae<\/em> che egli ha dovuto scontare ancor vivo, per tre decenni, dopo la fine dell&#8217;ultima guerra e dopo il crollo delle sue speranze politiche. Singolare concorso di circostanze, quello che ha portato un pensatore decisamente indipendente, non organico al fascismo e anzi dal fascismo tenuto in sospetto e che, a sua volta, al fascismo guarda con malcelata insofferenza &#8211; sia pure, si badi, da posizioni di destra radicale &#8211; a diventare il pi\u00f9 popolare filosofo italiano nella Germania nazista. \u00c8 chiaro che l&#8217;hitlerismo vuole sfruttare, di lui, soprattutto le valenze razziste implicite nella sua concezione gerarchica e &quot;imperiale&quot;; sospetto che aumenta laddove si consideri che Evola, proprio in quegli stessi anni, intensifica la collaborazione a <em>La Vita Italiana<\/em> e a <em>La difesa della razza<\/em>, entrando in amicizia con il maggior esponente dell&#8217;antisemitismo italiano, Giovanni Preziosi, tramite il quale conosce il &quot;ras&quot; di Cremona, Roberto Farinacci.<\/p>\n<p>Per ben nove anni, dal 1934 al 1943, terr\u00e0 sul quotidiano di Cremona <em>Il Regime fascista<\/em>, Evola curer\u00e0 una pagina periodica intitolata <em>Diorama filosofico. Problemi e prospettive nell&#8217;etica fascista,<\/em> pubblicandovi anche articoli di autori di fama europea, tra i quali Gu\u00e9non, Spann, Tilgher. Al tempo stesso, collabora con giornali italiani quali <em>Il popolo d&#8217;Italia, La Stampa<\/em> di Torino <em>,Il Mattino<\/em> e il <em>Roma<\/em> di Napoli, <em>Educazione fascista, Logos, rassegna Italiana, Il Saggiatore, Nuova Antologia<\/em> e (in omaggio alla mai dimenticata passione per le montagne) <em>Rivista del Club Alpino Italiano.<\/em> Una produzione addirittura sterminata, alla quale vanno aggiunti altri libri ai quali stava lavorando e una intensissima attivit\u00e0 di conferenziere, sia in Italia che in Germania.<\/p>\n<p>Nel 1937 Evola pubblica <em>Il mistero del Graal,<\/em> che i suoi estimatori (non in senso politico) giudicano una delle sue cose migliori per l&#8217;originalit\u00e0 della concezione, la vastit\u00e0 della dottrina, l&#8217;acume delle interpretazioni &#8211; e, da ultimno, la chiarezza e piacevolezza della scrittura, cosa che non disturba certo in un ambiente, come quello filosofico italiano, che raramente sa coniugare la profondit\u00e0 del pensiero con l&#8217;arte del bello scrivere. &quot;L&#8217;iniziato, se \u00e8 veramente tale, pu\u00f2 porsi di l\u00e0 dalle forme storiche contingenti di una particolare tradizione, pu\u00f2 accusarne &#8211; ove a ci\u00f2 riceva il mandato &#8211; le limitazioni e porsi al di sopra della loro autorit\u00e0; egli pu\u00f2 respingere il dogma, perch\u00e9 ha qualcosa di pi\u00f9, la conoscenza trascendente, e in ben altra sede sa dell&#8217;inviolabilit\u00e0 di questa conoscenza; infine, pu\u00f2 rivendicare per s\u00e9 la dignit\u00e0 di un essere libero, perch\u00e9 egli si \u00e8 disciolto dai vincoli della natura inferiore, umana: a tale stregua i &quot;liberi&quot; sono anche i &quot;pari&quot; e la loro comunit\u00e0 pu\u00f2 esser concepita come una &#8216;confraternita&#8217;. Ebbene, basta materializzare , laicizzare e democratizzare questi aspetti del diritto iniziatico, e tradurli in termini individualistici, per aver s\u00f9bito i principi-base delle ideologie sovversive e rivoluzionarie moderne. Il lume della mera ragione umana subentra alla &#8216;illuminazione&#8217; e d\u00e0 luogo alle distruzioni del &#8216;libero esame&#8217; e della critica profana. Il soprannaturale \u00e8 messo al bando o confuso con la natura. La libert\u00e0, l&#8217;eguaglianza e la parit\u00e0 divengono quelle prevaricatoriamente rivendicate dal singolo &#8216;conscio della sua dignit\u00e0&#8217; &#8211; non conscio per\u00f2 della sua schiavit\u00f9 d fronte a s\u00e9 stesso &#8211; per ergersi contro ogni forma di autorit\u00e0 e costituirsi illusoriamente come estrema ragione a s\u00e9 stesso: diciamo illusoriamente, poich\u00e9 nella concatenazione inesorabile delle varie fasi della decadenza moderna, l&#8217;individualismo ha avuto la durata di un breve miraggio e di una fallace ebbrezza, l&#8217;elemento collettivo e irrazionale nell&#8217;epoca delle masse e della tecnica ha presto avuto ragione del singolo &#8216;emancipatosi&#8217;, cio\u00e8 sradicato e senza tradizione.&quot; (16)<\/p>\n<p>Il 1938 \u00e8 l&#8217;anno in cui Mussolini decide di varare le famigerate leggi razziali, non senza dubbi e perplessit\u00e0 sue personali e di molti esponenti fascisti. &quot;Gi\u00e0 al momento dell&#8217;avvio della politica antisemita, nell&#8217;estate del 1938, &#8211; scrive Renzo De Felice &#8211; Mussolini aveva per\u00f2 cercato di distinguersi dai nazisti sia con la &#8216;moderazione&#8217; dei provvedimenti adottati contro gli ebrei, sia soprattutto sforzandosi di prendere il pi\u00f9 possibile le distanze da essi col dare al razzismo fascista un carattere non biologico ma &#8216;spirituale&#8217;. (17) La qustione razziale, comunque, si poneva allora all&#8217;Italia non solo per le contingenze dell&#8217;avvicinamento sempre pi\u00f9 stretto alla Germania nazista o per la presenza della esigua minoranza ebraica (circa 50.000 persone), ma per la recente conquista dell&#8217;Etiopia che poneva al fascismo, nella prospettiva della sua particolare ideologia politica &quot;imperiale&quot;, la necessit\u00e0 di elaborare una chiara dottrina circa i rapporti fra conquistatori e indigeni. Evola si \u00e8 gi\u00e0 occupato della questione razziale con il libro del 1937 <em>Il mito del sangue<\/em>, opera tuttavia non originale poich\u00e9 l&#8217;Autore vi si era limitato ad esporre le principali teorie razziste d&#8217;Europa, dal Romanticismo al nazismo. Inoltre Giuseppe Bottai lo ha invitato a tenere una cattedra di razzismo all&#8217;universit\u00e0 di Roma e a tenere conferenze su tale argomento presso le universit\u00e0 di Firenze e Milano. Una serie di scritti evoliani viene raccolta in volume nel 1941, per l&#8217;editore Hoepli di Milano, con il titolo <em>Sintesi di dottrina della razza.<\/em> \u00c8 a questo punto che a Mussolini (che non conosce Evola personalmente) capita fra le mani il libro appena pubblicato, e lo legge avidamente fra il 25 e il 29 agosto 1941, durante un viaggio in Germania, restandone molto colpito. Decide di conoscere l&#8217;Autore e lo convoca a Palazzo Venezia, nel settembre 1941, convinto di aver trovato il teorico capace di interpretare il suo punto di vista sulla questione razziale, evitandogli il pericolo di apparire eccessivamente &quot;appiattito&quot; sulle posizioni dell&#8217;ingombrante alleato nazista.<\/p>\n<p>Lo stesso Evola ha poi rievocato quell&#8217;incontro nella sua autobiografia, <em>Il cammino del Cinabro<\/em>: &quot;Avendo letto il libro, egli mi fece chiamare e lo elogi\u00f2 perfino al disopra del suo reale valore, dicendomi che proprio di una dottrina del genere egli aveva bisogno. Essa gli dava il modo di considerare problemi analoghi a quelli affrontati dalla Germania, e quindi di &quot;allinearsi&quot;, mantenendo per\u00f2 un atteggiamento indipendente, facendo valere quell&#8217;orientamento spirituale, quel primato dello spirito, che esulava da gran parte del razzismo tedesco. In particolare, la teoria della razza ario-romana e il corrispondente mito potevano integrare l&#8217;idea romana proposta, in genere, dal fascismo, nonch\u00e9 dare una base al&#8217;intenzione di Mussolini di rettificare e innalzare, col suo Stato, il tipo medio dell&#8217;Italiano e di enucleare da esso un uomo nuovo.&quot; (18)<\/p>\n<p>A sua volta, Evola propone a Mussolini la pubblicazione di una rivista italo-tedesca, che avrebbe dovuto intitolarsi <em>Sangue e razza,<\/em> ottenendone un consenso di massima e l&#8217;approvazione del programma. Quando i contatti preliminari sono gi\u00e0 stati avviati, per\u00f2, il progetto si insabbia a causa di una vivace reazione (come era gi\u00e0 avvenuto alla pubblicazione di <em>Imperialismo pagano<\/em>) degli ambienti cattolici e di settori moderati dello stesso fascismo. \u00c8 questa vicenda a indurre Himmler e Rosenberg a cercare altrove strumenti adatti alla diffusione dell&#8217;ideologia razziale nazista e ad evitare ad Evola una ancor maggiore compromissione &#8211; giunto comunque alla piena notoriet\u00e0 in Italia &#8211; con le sinistre dottrine del Terzo Reich.<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;Evola &#8211; scrive Lo Bianco &#8211; contrapponeva alle concezioni razziste prettamente biologiche e antropologiche quelle della &#8216;razza interiore&#8217;, della &#8216;razza dello spirito&#8217;; il razzismo, che per l&#8217;Evola esprime la sua positivit\u00e0 in quanto fondamentalmente antiegualitario e antirazionalistico, doveva quindi basarsi sulle caratteristiche spirituali, queste ultime identificabili nello stile di vita, nella cultura, informati dai valori della tradizione. La razza del tipo arioromano, contrapposta al tipo mediterraneo, \u00e8 quella cui compete in Italia il ruolo di razza guida; \u00e8 la razza dell&#8217;uomo fascista, &quot;un uomo antico e nuovo al tempo stesso&quot;. Il razzismo politico \u00e8, per l&#8217;Evola, lo strumento capace di garantire il ruolo guida alla razza arioromana.&quot; (19)<\/p>\n<p>E Francesco Germinario: &quot;La grande ora di Evola scatt\u00f2 con la deriva antisemita del regime fascista. Dopo l&#8217;introduzione delle leggi razziali, l&#8217;impegno pubblicistico evoliano si fece frenetico (&#8230;) Nella profluvie di articoli e saggi, Evola ribad\u00ec la propria opposizione alla riduzione del razzismo e dell&#8217;antisemitismo alla dimensione puramente biologica, da lui ritenuta del tutto insufficiente, sostenendo la necessit\u00e0 di distinguere tre gradi di razzismo: quello biologico, quello dell&#8217;anima &#8211; delegato a sottolineare le identit\u00e0 culturali fra gli individui appartenenti alla medesima razza &#8211; e infine quello spirituale: patrimonio delle razze superiori e ariane, concernente il modo di intendere il sacro, il sovrannaturale e il mondo dei simboli. Evidentemente, una sana e coerente politica razziale avrebbe dovuto prevedere la stretta coniugazione fra gli aspetti biologici e quelli spirituali della razza. Da qui le numerose critiche evoliane all&#8217;antisemitismo nazista, accusato di determinismo, e a quello che si esprimeva sulle colonne della <em>Difesa della razza.<\/em> &quot; (20) Da queste citazioni possiamo trarre comunque la conclusione che il razzismo spirituale non esclude, ma integra quello biologico: e ci\u00f2 basti per quanto riguarda le responsabilit\u00e0 oggettive del pensiero evoliano su quanto allora sta accadendo in Europa. (21)<\/p>\n<p>Coerente con le sue idee, Evola chiede di essere inviato al fronte: non, come Berto Ricci, sul fronte africano contro gli Inglesi, ma su quello russo: segno che, nell&#8217;ideologia del Nostro, l&#8217;anticomunismo era pi\u00f9 forte dell&#8217;anticapitalismo, e lo scontro con le &quot;razze slave&quot; appariva pi\u00f9 decisivo e gravido di conseguenze rispetto a quello contro le &quot;plutocrazie giudaico-massoniche&quot;.La partenza non ha luogo, per\u00f2, per il sopraggiunto disastro di Stalingrado, che coinvolge in pieno, travolgendola, l&#8217;A.R.M.i.R. (Armata Italiana in Russia). Si giunge cos\u00ec allo sbarco anglo-americano in Sicilia, al 25 luglio del 1943 e, quindi, all&#8217;8 settembre. \u00c8 Preziosi che, per la seconda volta, svolge un ruolo di primo piano nella vicenda umana e politica di Evola, invitando i Tedeschi a chiamarlo in Germania per proseguire l&#8217;opera di propaganda ideologica, e sforzandosi al tempo stesso di utilizzarlo per dimostrare che la caduta di Mussolini e l&#8217;armistizio del governo Badoglio sono stati espressione di un complotto ebraico e massonico in collaborazione con esponenti della monarchia e della vecchia classe politica antifascista. Invitato da Himmler a Berlino, Evola accetta anche perch\u00e8 la Repubblica Sociale Italiana non incontra la sua piena approvazione, tanto \u00e8 vero che fin da allora si preoccupa di pensare una forza politica di destra in grado di risorgere dalle ceneri dell&#8217;ormai ineluttabile disfatta, che egli certo non si nasconde. Forse, della R. S. I., non apprezza le tendenze &quot;socialiste&quot;, ancorch\u00e9 velleitarie, presenti nella sua politia interna e specialmente nei progetti di legislazione sociale. Da questo punto di vista, si pu\u00f2 dire che l&#8217;interpretazione &quot;di sinistra&quot; del fascismo di un Concetto Pettinato, che vede nel 1943-45 il ritorno allo spirito di Piazza San Sepolcro (sottolineato dal ritorno di vecchi socialisti come Nicola Bombacci e dalla presenza di &quot;fascisti di sinistra&quot;come Tullio Cianetti) si contrappone, in sede storiografica, a quella di un Evola che, pur non essendo mai stato fascista, per certi aspetti era ideologicamente pi\u00f9 a destra del fascismo stesso. Il Nostro, tuttavia, torna in Italia e si stabilisce a Roma; ma l&#8217;avanzata degli Alleati lo obbliga a riparare al Nord e, di l\u00ec, in Austria.<\/p>\n<p>Ha quasi dell&#8217;incredibile il fatto che, pur in mezzo a tali e tante attivit\u00e0, Evola trovi il tempo di dedicarsi ancora alla filosofia &quot;pura&quot; e di pubblicare, sempre nel 1943, un altro saggio di notevole spessore speculativo: <em>La Dottrina del Risveglio.<\/em> In quest&#8217;opera, egli si propone di illuminare la vera natura del buddhismo originario, dottrina che poi si \u00e8 sfaldata irreparabilmente nelle forme successive del buddhismo storico, quando &#8211; per un insieme di fattori di varia natura &#8211; fin\u00ec per trasformarsi in una religione. Osserva Gianfranco de Turris nella nota introduttiva alla pi\u00f9 recente edizione dell&#8217;opera, che &quot;(&#8230;) l&#8217;individuazione del buddhismo delle origini e del tantrismo quali metodi, sistemi e vie adatti all&#8217;uomo contemporaneo, deriva dal fatto che, secondo Evola, &#8216;essi appartengono al ciclo nel quale rientra anche l&#8217;uomo moderno.&#8217; Pi\u00f9 esattamente: &#8216;il buddhismo originario (&#8230;) \u00e8 stato formulato in vista di una condizione dell&#8217;uomo, la quale, ancora lontana da quella del materialismo occidentale e della correlativa eclissi di ogni sapere tradizionale vivente, tuttavia di essa gi\u00e0 conteneva in un certo modo i prodromi e le potenzialit\u00e0.&#8217; Esso si presenta dunque come un &#8216;sistema completo e virile d&#8217;ascesi formulato in vista del ciclo al quale anche l&#8217;uomo contemporaneo appartiene&#8217;. Uomo contemporaneo, la cui vita &#8216;\u00e8 come esteriore a s\u00e9 stessa, semi-sonnambolica, moventesi fra riflessi psicologici e immagini che gli celano la sostanza pi\u00f9 profonda e pura dell&#8217;esistenza&#8217;: egli deve dunque &#8216;svegliarsi&#8217; grazie a questa dottrina, il cui cardine \u00e8 il passaggio dalla conoscenza puramente individuale alla conoscenza samsarica che riprende indefinite possibilit\u00e0 di esistenza, tanto &#8216;infere&#8217; quanto &#8216;celesti&#8217;.&quot; (22)<\/p>\n<p>Si trova nell&#8217;ex capitale austriaca, intento ad esaminare materiali sequestrati dalle SS alla Massoneria, quando le armate sovietiche si avvicinano alle rive del Danubio. Durante un bombardamento aereo, nell&#8217;aprile, rimane gravemente ferito restando paralizzato agli arti inferiori. Aveva l&#8217;abitudine di non recarsi nei rifugi antiaerei ma, anzi, di ammirare &#8211; memore forse del suo estetismo di pittore futurista e dadaista &#8211; il tragico spettacolo del cielo notturno rischiarato a giorno dal fuoco della contraerea e dagli edifici avvolti nelle fiamme: estrema affermazione di un titanismo cui altro non resta se non contemplare le immani rovine, materiali e morali, sotto cui l&#8217;Europa sta piegando in un parossismo di furore autodistruttivo. Ricoverato in clinica, vi rimane per quasi tre anni; solo nel 1948 rientra in Italia, stabilendosi dapprima a Bologna e poi, definitivamente, a Roma.<\/p>\n<p>Strano a dirsi, non gli viene presentato alcun conto per quanto ha detto e scritto in materia politica e razziale (mentre persino giornalisti sostanzialmete ingenui come Mario Appelius vengono chiamati a render conto dell&#8217;incitamnento all&#8217;odio e alla guerra), anche perch\u00e9 frattanto \u00e8 intervenuta l&#8217;amnistia di Togliatti ai fascisti che non si sono macchiati di reati comuni. In compenso viene arrestato e incarcerato per un mese, nell&#8217;ottobre 1950, per apologia di fascismo nell&#8217;ambito del processo ai Fasci di azione rivoluzionaria, ma viene assolto perch\u00e9 riconosciuto estraneo ai fatti. Si pone, comunque, come il pi\u00f9 significativo punto di riferimento per i giovani dell&#8217;estrema destra italiana (quelli che hanno fatto in tempo a <em>perdere la guerra<\/em>), dentro e fuori il Movimento Sociale Italiano, che in lui vedono un maestro universalmente riconosciuto nell&#8217;ambito della destra radicale e l&#8217;unico esponente italiano della vecchia &quot;rivoluzione conservatrice&quot; degno di stare accanto a J\u00fcnger, Eliade, Carl Schmitt.<\/p>\n<p>Negli anni del dopoguerra, Evola continua a dedicarsi a un&#8217;intensa produzione saggistica, oltre che a quella di traduttore di numerosi autori del suo firmamento ideologico. Tra i libri pi\u00f9 importanti di questa ultima, lunga fase del suo percorso intellettuale ricordiamo: <em>Orientamenti,<\/em> del 1950; <em>Gli uomini e le rovine,<\/em> del 1953 (con prefazione del principe Junio Valerio Borghese); <em>Metafisica del sesso,<\/em> del 1958; <em>Cavalcare la tigre,<\/em> del 1961; <em>Il cammino del Cinabro,<\/em> del 1963. Tra un ricovero e l&#8217;altro in clinica, trova anche il tempo di riscrivere una delle sue prime opere, <em>L&#8217;uomo come potenza,<\/em> con il titolo <em>Lo Yoga della potenza<\/em>, che viene pubblicato nel 1949. Facendo anche interessanti accostamenti con dottrine magiche ed esoteriche occidentali, ne <em>Lo Yoga della potenza<\/em> Evola individua nel buddhismo tantrico (diffusosi a partire dal IV secolo d. C.) una dottrina particolarmente adatta ai tempi ultimi, al <em>Kali-Yuga<\/em> in cui ci troviamo a vivere: epoca della dissoluzione per eccellenza. Evola &#8211; in verit\u00e0, forzando un poco l&#8217;interpretazione di esso e cadendo, forse, nell&#8217;equivoco di aver scambiato la <em>potenza<\/em> assicurata dai Tantra per un <em>fine<\/em> anzich\u00e9 per un <em>mezzo<\/em>, per un modo di potenziare l&#8217;Ego invece che di liberarsene, dedica in quest&#8217;opera una particolare attenzione al corpo, alle sue forze segrete, alla sua apertura verso ogni esperienza che pu\u00f2 &quot;trasformare in cibo ogni veleno&quot;.<\/p>\n<p>&quot;La via da scegliere, secondo i Tantra, &#8211; scrive Evola &#8211; \u00e8 quella che in altri tempi era stata tenuta segreta in vista dei pericoli che essa presenta. Essa si addice soltanto a una piccola minoranza (&#8230;); implicitamente viene esclusa la gran massa perch\u00e9, si afferma, la gran massa nell&#8217;et\u00e0 oscura corrisponde al tipo (&#8230;) dell&#8217;uomo animalesco, vincolato, conformista, che non comprenderebbe la dottrina o che da essa, a causa della sua non-qualificazione, sarebbe portato alla rovina. Si potrebbe ben dire che l&#8217;essenza della via proposta per i tempi ultimi sia riassunta dal detto &#8216;cavalcare la tigre&#8217;, e a noi sembra che una simile formula mantenga la sua validit\u00e0. Non pensiamo affatto di proprorre il tantrismo al mondo occidenale moderno, di importarlo ad uso degli Occidentali nelle sue forme originali che (&#8230;) sono inscindibilmente contessute con le tradizioni locali ind\u00f9 e tibetane e col corrispondente clima spirituale. Tuttavia alcune sue idee di fondo (sempre nel campo della visione generale del mondo e del problema dei comportamenti, lasciando da parte tutto quanto ha attinenza col piano specifico iniziatico e yoghico) possono venire considerate proprio da chi vuole affrontare la problematica dei tempi attuali assumendo le posizioni pi\u00f9 avanzate per tentare alcune riformulazioni valide.&quot; (23) Egli allude in questo brano, senza dubbio, al &quot;sentiero della Mano Sinistra&quot;, il sentiero della magia nera: e ci si potrebbe chiedere &#8211; ma la domanda implica un giudizio morale che ci porterebbe fuori dai limiti del presente lavoro &#8211; se egli non abbia finito proprio per lasciarvisi attrarre, in un eccesso di fiducia nella propria &quot;qualificazione&quot; iniziatica. Secondo gli insegnamenti tradizionali, da lui continuamente presi a modello, l&#8217;iniziato deve essere introdotto alle &quot;secrete cose&quot; da un autentico Maestro, altrimenti cadrebbe inevitabilmente nel baratro riservato all&#8217;apprendista stregone. Ma non risulta che egli l&#8217;abbia avuto, anzi lui stesso parla di una esperienza super-naturale (in Libia) non andata a buon fine proprio per una insufficienza di preparazione mentale.<\/p>\n<p>Con <em>Metafisica del sesso<\/em> Evola si cimenta (con sorpresa di alcuni suoi lettori) in una vastissima rierca che abbraccia mitologia e storia delle religioni, psichiatria ed etnologia, esoterismo e simbologia, alla ricerca del significato ultimo che hanno l&#8217;Eros e l&#8217;esperienza sessuale al di l\u00e0 della semplice carnalit\u00e0 cos\u00ec come della vuota sentimentalit\u00e0. L&#8217;Autore, al contrario, si sforza di vedere nell&#8217;estasi erotica un barlume di trascendenza, un superamento e uno scardinamento dei limiti ordinari della coscienza, per aprirsi (ancora una volta, secondo l&#8217;insegnamento del tantrismo) alla dimensione del sovrasensibile e dell&#8217;Assoluto. &quot;Il sesso &#8211; egli afferma &#8211; \u00e8 la pi\u00f9 grande forza magica della natura; vi agisce un impulso che adombra il mistero dell&#8217;Uno, anche quando quasi tutto, nelle relazioni fra uomo e donna, si degrada in abbracciamenti animali, si sfalda e si disperde in sentimentalismi fiacchi e idealizzanti o nel regime addomesticato dei connubi coniugali socialmente autorizzati. La metafisica del sesso sussiste negli stessi casi ove, nel vedere la misera umanit\u00e0 e la volgarit\u00e0 di infiniti amanti di infinite razze &#8211; maschere e individuazioni senza nunero dell&#8217;Uomo Assoluto in cerca della Donna Assoluta in una vicenda sempre di nuovo sincopata nel circolo della generazione animale &#8211; riesce difficle vincere un sentimento di disgusto e di rivolta e si sarebbe tentati di accettare la teoria biologica e fisica che fa derivare la sessualit\u00e0 umana dalla vita degli istinti e dalla semplice animalit\u00e0. Eppure, se una qualche riflesso di una trasendenza <em>vissuta<\/em> si manifesta involontariamente nell&#8217;esistenza ordinaria, ci\u00f2 avviene attraverso il sesso e, quando si tratti dell&#8217;uomo comune, avviene <em>solo<\/em> attraverso il sesso. Non coloro che si danno a speculazioni, ad attivit\u00e0 intellettuali, sociali o &#8216;spirituali&#8217;, ma soltanto coloro che si innalzano fino ad una esperienza eroica o ascetica vanno, a tale riguardo, pi\u00f9 in l\u00e0. Ma per l&#8217;umanit\u00e0 comune soltanto il sesso procura, anche se nel rapimento, nel miraggio o nell&#8217;oscura trama di un istante, delle aperture di l\u00e0 dalle condizionalit\u00e0 dell&#8217;esistenza puramente individuale. Questo \u00e8 il vero fondamento dell&#8217;importanza, da nessun altro impulso eguagliata, che amore e sesso hanno avuto e sempre avranno nella vita umana.&quot; (24)<\/p>\n<p><em>Cavalcare la tigre<\/em> riprende sostanzialmente i temi di fondo di <em>Rivolta contro il mondo moderno<\/em>, ma nella prospettiva di una &quot;resistenza&quot; <em>contro la modernit\u00e0<\/em> che dovr\u00e0 essere di lunga durata, per cui la stategia migliore non \u00e8 quella di opporsi frontalmente alle forze della distruzione, ma di &quot;cavalcarle&quot;e in un certo senso assecondarle, in attesa del momento favorevole per poterle combattere apertamente. Infatti, &quot;(&#8230;) quando un ciclo di civilt\u00e0 volge verso la fine, \u00e8 difficile poter giungere a qualcosa resistendo, contrastando direttamente le forze in moto. La corrente \u00e8 troppo forte, si sarebbe travolti. L&#8217;essenziale \u00e8 non lasciarsi impressionare dall&#8217;onnipotenza e dal trionfo apparente delle forze dell&#8217;epoca. Tali forze, per essere prive di connessione con qualsiasi principio superiore, hanno, in fondo, la catena misurata. Non bisogna dunque fissarsi al presente e alle forze vicine, ma aver anche in vista le condizioni che potranno delinearsi in un tempo futuro, Allora il principio da seguire pu\u00f2 esser quello di lasciar libero corso alle forze e ai processi dell&#8217;epoca, mantenendosi per\u00f2 saldi e pronti ad intervenire quando &#8216;la tigre, che non pu\u00f2 avventarsi contro chi la cavalca, sar\u00e0 stanca di correre&#8217;. In una interpretazione particolarissima, il precetto cristiano di non resistere al male potrebbe avere lo stesso significato. Abbandonando l&#8217;azione diretta, ci si ritira su una linea pi\u00f9 interna di posizione.&quot; (25)<\/p>\n<p>Instancabile, ancora nel 1972 cura un&#8217;edizione del <em>Tao Te Ching<\/em>, commentandola e premettendovi uno studio sul taoismo che offre lo spunto, ancora una volta, per una comparazione col cristianesimo. &quot;Pel cristianesimo &#8211; scrive Evola &#8211; ogni anima \u00e8 immortale, l&#8217;immortalit\u00e0 le \u00e8 consustanziale ed \u00e8 garantita. Non il sopravvivere alla morte dell&#8217;anima ma solo il modo in cui essa sopravviver\u00e0 &#8211; se otterr\u00e0 la beatitudine del paradiso o se dovr\u00e0 soffrire i tormenti eterni dell&#8217;inferno &#8211; qui costituisce il problema. Cos\u00ec tutte le preoccupazioni del credente non sono di sfuggire alla morte ma di evitare all&#8217;anima immortale l&#8217;aldil\u00e0 tormentoso e di assicurarle quello beatifico: ci\u00f2 per lui significa la &#8216;salute&#8217; o la &#8216;salvezza&#8217;. Secondo la dottrina iniziatica le cose stanno in modo molto diverso: il problema non \u00e8 come si sopravvive bens\u00ec <em>se<\/em> si sopravvive. L&#8217;alternativa \u00e8 fra effettiva sopravivenza e non-sopravvivenza, la sopravvivenza e l&#8217;immortalit\u00e0 non venendo concepite come un dato ma come una semplice, non ordinaria possibilit\u00e0. Secodo il taoismo quasi tutti gli uomini sono anzi inscritti nel Libro della Morte, solo in casi eccezionali il Reggente del Destino li cancella da tale libro e li inserisce nel Libro della Vita, cio\u00e8 degli Immortali.&quot; (26) Concetti che aveva gi\u00e0 espresso ne <em>La tradizione ermetica<\/em>, contrapponendo la sopravvivenza scontata e &quot;automatica&quot; del cristianesimo a quella problematica e altamente impegnativa dell&#8217;ermetismo, sia occidentale che orientale.<\/p>\n<p>Il rinnovato interesse per Evola, morto a Roma nel 1974, risale al 1968, quando l&#8217;estrema destra extra-parlamentare vide in lui il proprio filosofo e il proprio profeta (&quot;\u00e8 il nostro Marcuse, ma pi\u00f9 bravo&quot;, diceva di lui Giorgio Almirante; bench\u00e9 i suoi maggiori estimatori fossero nell&#8217;area vicina a Pino Rauti e al suo periodico <em>Civilt\u00e0<\/em>)<em>.<\/em> Anzi c&#8217;\u00e8 stato allora un momento in cui il pensiero di Evola \u00e8 riuscito a far breccia anche in alcuni settori dell&#8217;estrema sinistra, tanto che si \u00e8 parlato di una possibile convergenza fra le due ali contrapposte del movimento studentesco, la neofascista e la marxista (e in parte libertaria), nel segno comune della lotta anti-borghese e sotto gli auspici di un &quot;padre nobile&quot; come il filosofo della <em>Rivolta contro il mondo moderno.<\/em> Ma erano ancora pochi, pochissimi a conoscere il pensiero di Evola nel 1968, specialmente a sinistra ma anche nella cultura di &quot;centro&quot;. Riflettendo su tale trascuratezza, Giorgio Galli ha affermato in un&#8217;intervista riuasciata a Gianfranco de Turris: &quot;Tra gli elaboratori di teorie elitarie, Evola ha un ruolo che non mi pare possa essere negato. Ma l&#8217;aspetto del suo pensiero che ora maggiormente m&#8217;interessa &#8211; per il quale pu\u00f2 avere un&#8217;importanza oggettiva &#8211; \u00e8 (&#8230;) la componente esoterica (che il fascismo, a differenza del nazismo, non ebbe nel suo retroterra culturale). Mi pare significativo che tra gli autori del perido fascista (a parte Mussolini) Evola sia oggi praticamente il solo a meritare attenzione, e ci\u00f2 mi pare dovuto precisamente a quella componente esoterica. L&#8217;esoterismo di Evola, di natura gerarchico-sacrale, \u00e8 la contrapposizione speculare di un messaggio egualitario che pure ebbe la sua componente &#8216;magica&#8217; (mi riferisco sempre alle &#8216;streghe&#8217;). Proprio per questa specularit\u00e0, pu\u00f2 essere un utile punto di confronto per chi studia le culture alternative (e i loro aspetti che non rientrano nella &#8216;razionalit\u00e0&#8217; dominante) dal punto di vista dell&#8217;eguaglianza e non della gerarchia. (27) Altri studiosi, come Roberto Fondi (28) e Giovanni Monastra (29), hanno visto in Evola soprattutto la critica epistemologica al darwinismo e allo strapotere <em>dell&#8217;homo tecnologicus.<\/em> In Francia ha destato l&#8217;interesse di intellettuali come Alan de Benoist, attenti ai probemi sociali e culturali posti dalla modernit\u00e0 e dalla globalizzazione. Studiosi del paranormale, come il cattolico Leo Talamonti, lo citano con una certa simpatia. (30) Altri ancora hanno trovato in Evola uno dei primi intellettuali Europei che hanno saputo porsi lucidamente, in anni non sospetti, l&#8217;ineludibile domanda: <em>pu\u00f2 sopravvivere l&#8217;Europa se non trova in s\u00e9 stessa una sola idea veramente forte e durevole, sulla quale reggere il proprio edificio spirituale?<\/em>Sono molti gli spunti che partono dal pensiero di Evola; ciascuno vi trova il pi\u00f9 congeniale a s\u00e9 stesso. \u00c8 questa attualit\u00e0 di Evola, a dispetto di tutto, che continua a sollecitarci, forse anche a irritarci, non di rado ad affascinarci.<\/p>\n<p><strong>NOTE.<\/strong><\/p>\n<p>1)  Cfr. F. Cassinari, <em>Heidegger e il linguaggio,<\/em> in <em>Informazione filosofica,<\/em> nr. 8\/9 (sett. 1992), p. 45 sgg.<\/p>\n<p>2)  Cit. in L. Lo Bianco, voce <em>Evola<\/em> nel <em>Dizionario Biografico degli Italiani,<\/em> Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. 43, p. 576.<\/p>\n<p>3)  J. Evola, <em>Fenomenologia dell&#8217;Individuo assoluto,<\/em> Roma, Edizioni Mediterrane, 1985, pp. 286-287.<\/p>\n<p>4)  J. Evola, <em>Saggi sull&#8217;Idealismo magico,<\/em> Genova, Alkaest, 1981, pp.14-15.<\/p>\n<p>5)  <em>Ibidem,<\/em> p. 15.<\/p>\n<p>6)  J. Evola, <em>Il valore dell&#8217;occultismo nella cultura contemporanea,<\/em> in <em>Bilychnis,<\/em> Roma, novembre 1927, vol. XXX, p. 250 sgg; ripubblicato in <em>I saggi di Bilychnis,<\/em> Padova, Edizioni di Ar,1987, p. 68<\/p>\n<p>7)  <em>Introduzione alla magia,<\/em> a cura del Gruppo di Ur, Roma, Edizioni Mediterranee,1997 (3 voll.), pp. 8-9.<\/p>\n<p>8)  J. Evola, <em>Imperialismo pagano,<\/em> Padova, Edizioni di Ar, 1978, pp. 75-76.<\/p>\n<p>9)  Intervista a E. Servadio in <em>Testimonianze su Evola<\/em>, a cura di G. de Turris, Roma, Edizioni Mediterranee, 1985, p.323<em>.<\/em><\/p>\n<p>10) J. Evola, <em>La tradizione ermetica,<\/em> Roma, Edizioni Mediterranee, 2002, pp. 200, 202-03.<\/p>\n<p>11) J. Evola, <em>Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo<\/em>, Roma, Edizioni Mediterranee, 1971, pp. 163, 170.<\/p>\n<p>12) J. Evola, <em>Due facce del nazionalismo,<\/em> in <em>La Vita Italiana,<\/em> XVIII, 216, (marzo 1931), pp. 232-33 (ristampato in J. Evola, <em>Nazionalismo, germanesimo, fascismo,<\/em> Genova, F.lli Melita, 1989, pp. 33-43.<\/p>\n<p>13) J. Evola, <em>Rivlta contro il mondo moderno,<\/em> Roma, Edizioni Mediterranee. 1998, pp.403-404.<\/p>\n<p>14) <em>Ibidem,<\/em> p. 404.<\/p>\n<p>15) Cfr. P. Yogananda, <em>Autobiografia di uno Yoghi,<\/em> Roma, Astrolabio, 1966, spec. capp. XXXIII e XXXIV.<\/p>\n<p>16) J. Evola, <em>Il mistero del Graal,<\/em> Roma, Edizioni Mediterranee, 2002, pp. 213-14.<\/p>\n<p>17) R. De Felice, <em>Mussolini il Duce. Lo Stato totalitario, 1936-1940,<\/em> Torino, Einaudi, 1996, p. 317.<\/p>\n<p>18) J. Evola, <em>Il cammino del Cinabro,<\/em> Milano, Scheiwiller, 1963, p. 169.<\/p>\n<p>19) L. Lo Bianco, <em>Op. cit.,<\/em> p. 579.<\/p>\n<p>20) F. Germinario, voce <em>Evola<\/em> in <em>Dizionario del Fascismo<\/em> a cura di V. de Grazia e S. Luzzatto, Torino, Einaudi, 2005, vol. 1, p. 498.<\/p>\n<p>21) Sul fatto che il &quot;razzismo spirituale&quot; di Evola non esclude affatto quello biologico, ved. F. Germinario, <em>Razza del Sangue, razza dello Spirito. Julius Evola, l&#8217;antisemitismo e il nazionalsocialismo (1930-43),<\/em> Torino, Bollati Boringhieri, 2001. Cfr. inoltre S. Barbera e C. Grottanelli, <em>Ammiratori di Evola,<\/em> in <em>Belfagor,<\/em> nr. 5 (settembre) del 2002, pp. 555-565.<\/p>\n<p>22) In J. Evola, <em>La Dottrina del Risveglio,<\/em> Roma, Edizioni Mediterranee, 1995, p. 9.<\/p>\n<p>23) J. Evola, <em>Lo Yoga della potenza,<\/em> Roma, Edizioni Mediterranee, 1968, pp. 250-51.<\/p>\n<p>24) J. Evola, <em>Metafisica del sesso,<\/em> Roma, Edizioni Mediteranee, 1994, p. 309.<\/p>\n<p>25) J. Evola, <em>Cavalcare la tigre,<\/em> Edizioni Mediterranee, Roma, 2000, p. 25.<\/p>\n<p>26) J. Evola (a cura di), <em>Il Libro del Principio e della sua azione<\/em>, Roma, Edizioni Mediterranee, 1972, pp. 41-42.<\/p>\n<p>27) <em>Testimonianze su Evola,<\/em> a cura di G. de Turris, cit., pp. 274-75. Cfr. G. Galli, <em>La crisi italiana e la Destra internazionale,<\/em> Milao, Mondadori, 1974,; e <em>La magia e il potere. L&#8217;esoterismo nella politica occidentale,<\/em> Torino, Lindau, 2004.<\/p>\n<p>28) R. Fondi, <em>Organicismo ed evoluzionismo. Intervista sulla nuova rivoluzione scientifica,<\/em> Roma, Il Corallo, spec. pp. 45-49.<\/p>\n<p>29) G. Monastra, <em>Per una ontologia della tecnica. Dominio della natura e natura del dominio nel pensiero di Julius Evola,<\/em> in <em>Diorama letterario,<\/em> nr. 72, 1984.<\/p>\n<p>30) L. Talamonti, <em>Universo proibito,<\/em> Milano, Mondadori, 1969; e spec.<em>I protagonisti invisibili,<\/em> Milano, Rizzoli, 1990.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aprendo il seminario dedicato a Heidegger e tenuto a Messina il 2-3 aprile 1982, Carlo Sini si domandava: &quot;Che cosa \u00e8 degno di essere pensato in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30152,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[67],"tags":[148,164,194],"class_list":["post-26064","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esoterismo-e-occultismo","tag-friedrich-nietzsche","tag-giovanni-gentile","tag-martin-heidegger"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-esoterismo-e-occultismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26064","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26064"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26064\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30152"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26064"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26064"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26064"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}