{"id":26060,"date":"2016-05-01T03:44:00","date_gmt":"2016-05-01T03:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/01\/joseph-sheridan-le-fanu-e-il-sogno-di-una-cosa-joseph-sheridan-le-fanu\/"},"modified":"2016-05-01T03:44:00","modified_gmt":"2016-05-01T03:44:00","slug":"joseph-sheridan-le-fanu-e-il-sogno-di-una-cosa-joseph-sheridan-le-fanu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/01\/joseph-sheridan-le-fanu-e-il-sogno-di-una-cosa-joseph-sheridan-le-fanu\/","title":{"rendered":"Joseph Sheridan Le Fanu e il sogno di una cosa Joseph Sheridan Le Fanu!"},"content":{"rendered":"<p>Joseph Sheridan Le Fanu!<\/p>\n<p>Basta pronunciare il nome di questo scrittore irlandese, solitario ed elusivo quant&#8217;altri mai (nato e morto a Dublino, rispettivamente nel 1814 e nel 1873), la cui vita \u00e8 stranamente silenziosa come quella d&#8217;un monaco o d&#8217;un fantasma, anche mentalmente; basta imbattersi in quel nome durante la lettura di un volume di storie del soprannaturale, per sentire evocare le forze misteriose dell&#8217;inconscio e farsi trasportare in qualche dimensione sconosciuta, popolata da sottili presenze, da indizi inquietanti, da arcane e inesplicabili suggestioni oniriche, ora angoscianti e spaventose, ora languide e dolcemente sensuali, ora bizzarre e surreali, ed ora, infine, decisamente angosciati e spaventose.<\/p>\n<p>La cosa strana \u00e8 che egli, in vita, non pensava affatto che sarebbe divenuto celebre per le sue storie del mistero e del soprannaturale, alle quali dedic\u00f2 solo una parte delle sue notevolissime energie intellettuali, lottando contro una accentuata tendenza alla malinconia e alla depressione, che crebbe a dismisura dopo la morte della moglie amatissima, che gli aveva dato quattro figli, (1858) e che lo spinse, proprio come sarebbe accaduto all&#8217;americano H. P. Lovecraft, a condurre una strana vita da nottambulo, uscendo di casa pochissimo e solo col buio, e trascorrendo quasi tutte le notti a scrivere come un forsennato, a lume di candela, mescolando il sonno alla scrittura come per lasciarsi ispirare, o &quot;possedere&quot;, dalle oscure presenze della notte; e dormendo poi buona parte del giorno, come uno strano animale, se non proprio come uno di quei vampiri che egli fu uno dei primi, se non il primo, a rievocare nelle pagine dei suoi racconti, ispirando, fra gli altri, Bram Stoker (che apparteneva alla generazione successiva, essendo nato nel 1847), col suo celeberrimo <em>Dracula<\/em>, e col suo meno noto, ma non meno bello, <em>L&#8217;ospite di Dracula<\/em> (cfr. il nostro articolo: &quot;<em>L&#8217;ospite di Dracula&quot;, racconto gotico poco noto di Bram Stoker,<\/em> pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 24\/02\/2008).<\/p>\n<p>Sia Le Fanu che Lovecraft sognavano, e sognavano moltissimo, con un accanimento spasmodico, quasi avessero voluto fuggire via da <em>questa<\/em> vita per entrare nel segreto di <em>quell&#8217;altra,<\/em> appena intravista nell&#8217;infanzia e mai pi\u00f9 del tutto scordata; sia l&#8217;uno che l&#8217;atro lavoravano di notte, pensavano di notte, vivevano di notte; sia l&#8217;uno che l&#8217;altro si facevano quasi dettare i loro racconti da ci\u00f2 che avevano visto in sogno, dalle oscure e inafferrabili entit\u00e0 che popolavano, in maniera stranamente nitida e &quot;reale&quot; (principe di Polonia di Calderon de la Barca, che te ne pare di questo canovaccio?), le loro notti irrequiete e i loro sogni profondi, allucinati, nei quali venivano trasportati in un &quot;altrove&quot; nel quale tutto diventa possibile, perch\u00e9 cadono e si sbriciolano come sabbia le pareti che dividono il possibile dall&#8217;impossibile (o che non crediamo li dividano&#8230;), perch\u00e9 esistono solo nella dimensione razionale della nostra vita ordinaria.<\/p>\n<p>Alcuni romanzi di Le Fanu, come <em>Lo Zio Silas<\/em> e <em>La vendetta del lago<\/em> (titolo originale: <em>Il baronetto posseduto<\/em>), e alcuni dei suoi racconti, come <em>Carmilla<\/em>, <em>Il t\u00e8 verde<\/em>, <em>Schalken il pittore<\/em>, <em>Il giudice Harbottle<\/em>, sono dei veri gioielli nel genere del mistero e del soprannaturale, e spiccano per la loro grazia strana e quasi incongrua: come se l&#8217;autore avesse voluto avvolgere nella dolcezza e nella fragranza di uno stile carezzevole e di una pittoricit\u00e0 da consumato acquarellista, una realt\u00e0 morbosa e indicibile, la quale, tuttavia, giace sempre un passo pi\u00f9 in l\u00e0 della nostra facolt\u00e0 visiva e, pertanto, ci ossessiona proprio per quel suo non rivelarsi mai pienamente, pur lasciando intuire abbastanza di s\u00e9, da provocare una angosciosa consapevolezza che \u00e8 impossibile ignorare. Il tutto, peraltro, reso pi\u00f9 gentile, e stranamente seducente, da una sottilissima, garbata ironia che qua e l\u00e0, misteriosamente, e tuttavia, chi sa come, naturalmente, si insinua nella pagina e che, se da un lato alleggerisce la tensione drammatica del racconto, dall&#8217;altro, non di rado, contribuisce sapientemente ad accentuarla, proprio per la sua strana e fredda estraneit\u00e0, e quasi per la sua oggettivit\u00e0 scientifica, come se Le Fanu stesse descrivendo qualche cosa di talmente reale, di talmente certo, da poterlo descrivere, senza tema di smentite, guardandolo attraverso la lente implacabile dello studioso e non gi\u00e0 coprendolo dietro i veli della vaghezza e della lontananza. Ed \u00e8 da questo curioso atteggiamento di distaccata scientificit\u00e0 che nasce, quasi evocata inconsciamente, la figura del dottor Hesselius, improbabile e imperturbabile studioso tedesco, espertissimo in fenomeni del paranormale e del soprannaturale, questo insolito investigatore dell&#8217;occulto che sar\u00e0, anch&#8217;egli (come, del resto, il celeberrimo vampiro Carmilla: che \u00e8, colpo di genio, un vampiro al femminile) l&#8217;antesignano e quasi l&#8217;annunciatore di tutta una serie di suoi eredi e successori, dal Carnacki di William Hope Hodgson (1877-1918) al Jules de Grandin di Seabury Quinn (1889-1969).<\/p>\n<p>Ci eravamo gi\u00e0 occupati di lui nel corso di diversi articoli, in particolare in quelli intitolati <em>I paesaggi rappresentati da un artista sono finestre aperte su di un&#8217;altra dimensione?<\/em> e <em>Quel senso d&#8217;infinita beatitudine nell&#8217;ultimo raggio del sole al tramonto<\/em> (pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente in data 30\/12\/2009 e 20\/01\/2012). Ha scritto il regista, drammaturgo e attore Riccardo Reim nel saggio <em>Il principe invisibile<\/em> (in: J. S. Le Fanu, <em>Carmilla<\/em>; traduzione di Roberta Formenti, Milano, Mondolibri, 2009, pp. 9-10):<\/p>\n<p><em>&#8230;L&#8217;odierna fortuna di Le Fanu (che dopo la sua morte rimase nel dimenticatoio per circa due generazioni), mentre oggi, in pratica, non esce un&#8217;antologia di storie nere o fantastiche che non contenga almeno un suo racconto) si deve soprattutto all&#8217;autorevole &#8212; e in fatto di fantasmi davvero inappellabile &#8212; giudizio di Montague Rhodes James. Il &quot;provost&quot; di Eton (autore anche lui di elegantissime storie del soprannaturale come &quot;The Treasure of Abbot Thomas&quot;, &quot;The Mezzotint&quot;, &quot;The Ash-tree&quot;, &quot;A school story&quot;&#8230;) pubblic\u00f2 infatti nel 1923 un&#8217;antologia di racconti &quot;ritrovati&quot; dello scrittore irlandese, &quot;Madam Crowl&#8217;s Ghost and Other Tales of Mistery&quot;, corredata da una breve ma entusiastica prefazione nella quale si riconosceva a Le Fanu &quot;un posto assolutamente in prima fila tra gli scrittori di storie di fantasmi&quot;, al pari, se non di pi\u00f9, di Scott e di Dickens: &quot;Nessuno sa allestire il palcoscenico meglio di lui; e nessuno meglio di lui sa aggiungere poi il dettaglio efficace&quot; (M. R. James, a cura di, J. S. Le Fanu, &quot;Madam Crowl&#8217;s Ghost and Other Taleof Mistery&quot;, G. Bell &amp; Son, London, 1923). Dettagli, appunto; e mai pleonastici. Spie, tracce, indizi: minuzie che hanno un rapporto per lo meno simbolico con la trama in modo tale da far apparire ogni cosa rivestita di un significato potenziale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il modo di scrivere di Le Fanu era piuttosto curioso&quot;, osserva David Punter, &quot;in quanto egli lavorava in termini di racconti brevi, novelle e romanzi, ma il pi\u00f9 delle volte usando delle strutture d&#8217;intreccio notevolmente simili per tutti e tre i diversi generi&quot; (cfr. D. Punter, &quot;Storia della letteratura del terrore&quot;), e, bisogna aggiungere, in modo assai sofisticato e spesso con sottile ironia motivi &quot;gotici&quot; stabiliti sulla sia di Maturin e della Radcliffe. Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro, e ce lo rivela il figlio minore dello scrittore nei suoi ricordi raccolti e pubblicati nel 1916 da S. M. Ellis: &quot;Il suo metodo di lavoro era alquanto particolare. Usava scrivere soprattutto di notte, a letto, adoperando dei grossi quaderni rilegati. Vi erano sempre due candele sul comodino, e una di queste veniva lasciata accesa anche mentre si concedeva qualche breve sonno. Risvegliatosi verso le due del mattino, si preparava del t\u00e8 molto forte &#8212; ne beveva tantissimo -, poi scriveva ancora un&#8217;ora o due, in quel breve periodo strano della notte in cui la vitalit\u00e0 umana sembra venire meno e si dice che le potenze occulte prendano il sopravvento. Non c&#8217;\u00e8 quindi tropo da stupirsi, con il cervello cos\u00ec costantemente in attivit\u00e0 giorno e notte a creare vicende terribili misteriose, se Le Fanu fu spessissimo tormentato da sogni orrendi&quot; (&quot;The Bookman&quot;, ottobre 1916).<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque &quot;The Invisibile Prince&quot; (cos\u00ec lo avevano affettuosamente soprannominato i pochi amici) pare quasi volersi identificare, soprattutto dopo la morte della moglie avvenuta nel 1858, negli obliqui personaggi partoriti dalla sua stessa fantasmi: &quot;In quegli ultimi anni di vita usciva di radio da questa clausura, sempre di sera e col buio, per recarsi negli uffici della sua rivista oppure nella bottega di qualche libraio antiquario alla ricerca di opere sulla demonologia o sui fantasmi&quot; (&quot;The Bookman&quot;, c. s.). Non si direbbe la descrizione del protagonista di qualche &quot;ghost-story&quot; scritta nel pieno rispetto di tutte le regole? Le tenebre, la solitudine, il silenzio, la tremolante luce delle candele entrano ormai a far parte integrante della vita dello scrittore, che negli ultimi quindici anni di lavoro d\u00e0 il meglio di s\u00e9 con una quindicina di stupendi racconti (come [&#8230;] il celebre &quot;Carmilla&quot;, per l&#8217;appunto, o &quot;Madam Crowl&#8217;s Ghost&quot;, il racconto preferito da M.R. James) e con il pi\u00f9 riuscito dei suoi romanzi, &quot;Uncle Silas&quot; (1864), &quot;che si potrebbe giustamente ritenere il primo capolavoro inglese propriamente gotico dai tempi di &quot;Melmoth the Wanderer&quot;. Si direbbe quasi che sottraendosi man mano alla realt\u00e0 tangibile Le Fanu acquisti forza e lucidit\u00e0 nella scrittura, che riesca a trovare una qualche segreta fonte di energia e di ispirazione. Una strana coincidenza? Un&quot;allarmante &quot;infiltrazione&quot;? O forse un estremo, indecifrabile tradimento del reale, un ulteriore &quot;tale of mistery&quot; ancora tutto da scrivere?&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Sheridan Le Fanu \u00e8 stato anche un maestro della parola allusiva, del non detto, del suggerito; e lo \u00e8 stato con una levit\u00e0 di tratto e con un sapienza di senso della misura, che potrebbero insegnare molto a chi li sapesse cogliere nel loro gusto valore. Si prenda il caso della personalit\u00e0 di Carmilla, la protagonista del suo racconto probabilmente pi\u00f9 famoso. Questa donna vampiro \u00e8, senza dubbio, attratta dalle ragazze dolci e ingenue; ma la sua omosessualit\u00e0, bench\u00e9 debba essere esplicita, nelle pagine di Le Fanu \u00e8 solamente accennata, o meglio, \u00e8 narrata con tale riserbo e, si direbbe, con tale pudore, che si stenterebbe a penetrarla in tutta la sua portata e ad afferrarne il pieno significato, se non vi fossero degli indizi pressoch\u00e9 inequivocabili al riguardo; e si resterebbe in sospeso, incerti nel giudizio, come lo \u00e8 fanciulla che diventa l&#8217;oggetto delle sue morbose &#8212; e pericolosissime &#8212; attenzioni. Quale abissale distanza da quegli scrittori e, soprattutto, da quei registi cinematografici e televisivi, i quali, negli ultimi anni, si sono impadroniti del soggetto, e che hanno fatto del binomio vampirismo-omosessualit\u00e0 una bandiera da sventolare, senza riguardi e senza alcun senso di mistero, con la stessa eleganza e con la stessa delicatezza che ci si pu\u00f2 aspettare da un bufalo che faccia irruzione in un negozio di porcellana! Ma questa osservazione non vale solo nel caso specifico di questo personaggio, n\u00e9 solo per questo autore. La letteratura e il cinema del mistero e del terrore soprannaturale hanno fatto polpette dell&#8217;elemento pi\u00f9 prezioso che contraddistingue questo particolare genere: ossia della capacit\u00e0 di suscitare forti sensazioni, senza mai mettere il soprannaturale in piena luce: perch\u00e9, qualora lo si faccia, lo si rende penosamente goffo, se non ridicolo; e anche perch\u00e9 si tratta di una impossibilit\u00e0 logica e artistica: come si potrebbe <em>mostrare<\/em> apertamente ci\u00f2 che, per definizione, non appartiene a <em>questo<\/em> mondo?<\/p>\n<p>Povero Le Fanu. Incompreso allora; incompreso adesso che, a tanta distanza dalla morte, \u00e8 divenuto celebre. Chi sa cosa penserebbe di esser divenuto noto a tutti i lettori del genere gotico, a queste condizioni e in una simile prospettiva. Gi\u00e0 la sua vita non \u00e8 stata felice: \u00e8 stata un pallido pellegrinaggio fra le ombre della notte, in un mondo di sogni e incubi popolati da presenze malefiche o, comunque, minacciose. Dopo essere rimasto vedovo, i suoi quattro figli non sono bastati a riempirgli il vuoto immenso lasciato dalla moglie, la bellissima Susan Bennet, dopo quattordici anni di matrimonio. Si \u00e8 rifugiato sempre pi\u00f9 nelle ombre della notte, inseguendo i suoi fantasmi e i suoi rimpianti; e ha perso il contatto con il mondo dei vivi. Vi sono persone che cercano la solitudine per nascondersi e altre che la cercano per ritrovarsi. Alla prima categoria appartengono gli sconfitti; alla seconda, i mistici e gli assetati di assoluto. Gli uni cercano un sollievo alla loro debolezza e alla loro incapacit\u00e0 di vivere la vita sino in fondo; gli altri sono dei forti, che cercano il mezzo per liberarsi del fardello del loro ego e per lasciarsi riempire dalla pienezza di Dio. Le Fanu sembra essere appartenuto alla prima categoria. La sua anima era abbastanza grande da sentire ci\u00f2 che le mancava, e il suo genio poetico era abbastanza sviluppato da saperlo formulare; per\u00f2 la sua volont\u00e0 e, forse, la sua fibra morale, erano impari al compito di fare il salto di qualit\u00e0 per passare &#8212; come direbbe Kierkegaard &#8211; dalla dimensione estetica a quella etica, e trascendere cos\u00ec la propria infelicit\u00e0, riportando la vittoria sulle sue delusioni e sulle sue amarezze.<\/p>\n<p>\u00c8 un peccato che un uomo della sua intelligenza, della sua sensibilit\u00e0 e della sua capacit\u00e0 di lavoro non sia riuscito a trasformare il dolore della perdita in una superiore consapevolezza della vita e della morte. In fin dei conti, \u00e8 questo che dovrebbe fare uno scrittore, e che ci si aspetta da lui; o no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joseph Sheridan Le Fanu! 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