{"id":26055,"date":"2015-07-28T06:51:00","date_gmt":"2015-07-28T06:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/john-keats-quando-un-poeta-simprovvisa-maestro-di-vita-ma-pessimo-maestro\/"},"modified":"2015-07-28T06:51:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:51:00","slug":"john-keats-quando-un-poeta-simprovvisa-maestro-di-vita-ma-pessimo-maestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/john-keats-quando-un-poeta-simprovvisa-maestro-di-vita-ma-pessimo-maestro\/","title":{"rendered":"John Keats: quando un poeta s\u2019improvvisa maestro di vita, ma pessimo maestro"},"content":{"rendered":"<p>A torto il poeta John Keats (Londra, 31 ottobre 1795-Roma, 23 febbraio 1821), universalmente noto, fra l&#8217;altro, per opere come \u00abLa Belle Dame sans Merci\u00bb e \u00abOde on a Grecian Urn\u00bb, entrambe del 1819, viene generalmente considerato come uno dei pi\u00f9 grandi esponenti, e quasi come il simbolo stesso, del Romanticismo inglese: la sostanza della sua poetica, e la stessa prospettiva da cui muove il suo discorso lirico, infatti, pi\u00f9 che romantiche, devono essere considerate come profondamente, visceralmente illuministe; d&#8217;un illuminismo becero, arrogante, carico d&#8217;intolleranza e di disprezzo nei confronti di tutto ci\u00f2 che non ha avuto la discutibile fortuna di essere toccato e trasfigurato dai &quot;lumi&quot; della Ragione.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9: Keats ha preso, dal movimento illuminista, ci\u00f2 che esso ha di pi\u00f9 specifico e peculiare: la continua, ostentata pretesa didattica; l&#8217;afflato filantropico e quasi il fervore religioso, consistente nel messianismo a sfondo razionalista; in breve: la strenua volont\u00e0, tetragona a ogni dubbio o possibile incertezza, di convertire un mondo di &quot;infedeli&quot; al nuovo Vangelo della salvezza universale, quello che ordina di fare un uso libero e spregiudicato della Ragione, sovvertendo le antiche certezze e rifiutando, come inganno ed astuzia pretesca, qualsiasi compromesso con l&#8217;esistente.<\/p>\n<p>In questo senso, e solo in questo senso, Keats pu\u00f2 essere considerato come un poeta religioso: religioso, perch\u00e9 vuole convertire; egli \u00e8 un poeta pervaso dallo zelo, anzi, dal fanatismo religioso, corazzato nelle sue rocciose certezze, e assolutamente, costituzionalmente incapace di ascoltare voci diverse, di confrontarsi con altri punti di vista. Lui solo, e forse pochi altri simili a lui, sanno che cosa sia la Verit\u00e0; pertanto si sono auto-proclamati salvatori del mondo, si sono auto-investiti del sacro dovere di diffonderla sino agli estremi confini della Terra, a qualsiasi costo, volenti o nolenti le genti cui essa \u00e8 destinata.<\/p>\n<p>Lo schema della nuova religione \u00e8 quello tipico d&#8217;una religione di salvezza, e mutua dall&#8217;aborrito cristianesimo le linee fondamentali della sua teologia: prima c&#8217;era il Male, ossia l&#8217;ignoranza, concentrato di tutto ci\u00f2 che di negativo porta con s\u00e9 l&#8217;idea stessa di Passato; ora, per\u00f2, \u00e8 cambiata ogni cosa: la luce ha fatto irruzione nella prigione, la Ragione ha dato inizio ad una nuova era, l&#8217;era del Bene, ossia della libert\u00e0 e della felicit\u00e0 universali. D&#8217;ora in poi, gli uomini guarderanno sempre avanti, pieni di letizia e di fiducia in se stessi; quel che sta alle loro spalle, lo ricorderanno con stupore misto a incredulit\u00e0, per avere cos\u00ec a lungo soggiaciuto ai fantasmi, vani e inconsistenti, delle loro stesse allucinazioni, dei loro rimorsi e sensi di colpa ingiustificati.<\/p>\n<p>Il fatto che Keats si considerasse un romantico, e che tale lo considerassero i suoi contemporanei; il fatto che egli negasse alla scienza la capacit\u00e0 di risolvere i grandi problemi della vita, e che rivendicasse alla poesia il compito di esplorarli, collocando i poeti su di un piano superiore d&#8217;esistenza: tutto questo non dovrebbe impressionarci pi\u00f9 di tanto, perch\u00e9 non sarebbe certo il primo caso, n\u00e9 sar\u00e0 l&#8217;ultimo, in cui un poeta non ha compreso veramente se stesso, o in cui il suo messaggio non \u00e8 stato inteso nella maniera giusta dagli uomini della sua generazione. In prospettiva storica, \u00e8 pi\u00f9 facile vedere che le analogie di Keats con il Romanticismo non toccano la sostanza vera e propria della sua concezione del mondo, della sua Weltanschauung: che si basa, appunto, sul ripudio violento, perfino sdegnato, di qualunque forma di religione o di credenza nel soprannaturale e che rivendica orgogliosamente questa vita terrena, con i suoi piaceri e la sua inesausta nostalgia di bellezza imperitura, come la sola ed unica occasione di pienezza e di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il suo estetismo ha portato Keats verso una specie di misticismo naturalistico, e tutto ci\u00f2 \u00e8 certo in sintonia con le teorie e con gli atteggiamenti dei poeti romantici; per\u00f2 non bisognerebbe mai scordare che il presupposto d&#8217;un tale misticismo naturalistico \u00e8 la fiducia ferma, incrollabile, nella capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di liberarsi dai lacci delle false credenze e di protendersi verso la Verit\u00e0, dopo aver celebrato il funerale del vecchio spiritualismo, coi suoi stanchi e logori rituali e con le sue dolorose, assurde credenze.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, John Keats, nella poesia significativamente intitolata \u00abScritto in disgusto della volgare superstizione\u00bb (\u00abWritten in Disgust of Vulgar Superstition\u00bb; in: J. Keats, \u00abPoesie\u00bb, a cura di Silvano Sabbadini, , Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1986, p. 114-115):<\/p>\n<p>\u00abRintoccano tristi le campane della chiesa,<\/p>\n<p>La gente chiama a qualche altra preghiera,<\/p>\n<p>Ad altre tristezze, alla schiera triste degli affanni;<\/p>\n<p>Agli inganni nuovi ch&#8217;arreca la tristezza del sermone.<\/p>\n<p>E certo la mente dell&#8217;uomo \u00e8 per forza stregata<\/p>\n<p>Da nere insidie se pu\u00f2 lasciare<\/p>\n<p>Le gioie del focolare, l&#8217;arie lidie, le sublimi<\/p>\n<p>Conversazioni sui grandi, di gloria incoronati.<\/p>\n<p>Ancora rintoccano, e sentirei un fremito<\/p>\n<p>Un gelo quasi sepolcrale, se non sapessi<\/p>\n<p>Che come fiamme esauste stanno morendo,<\/p>\n<p>Che \u00e8 il loro sospiro, il loro ultimo gemito<\/p>\n<p>Prima d&#8217;entrare nell&#8217;oblio &#8212; che fiori freschi<\/p>\n<p>Stanno crescendo, e molte glorie di stampo immortale.\u00bb<\/p>\n<p>Tutto questo livore contro il suono delle campane d&#8217;una chiesa, il suono pi\u00f9 bello che abbia mai scandito il tempo della civilt\u00e0 europea; la totale, ostentata incapacit\u00e0 di riconoscere quel che di positivo il cristianesimo ha introdotto nello spirito del Vecchio Continente, e, poi, nel resto del mondo; lo spirito rancoroso, vendicativo, esacerbato, che lo porta a compiacersi della prossima scomparsa e dissoluzione di quei valori e della imminente dispersione di quelle verit\u00e0, tradiscono in maniera fin troppo evidente il pregiudizio ideologico, si direbbe di matrice neo-pagana, da cui sono mosse queste considerazioni del Nostro.<\/p>\n<p>Pagano, in effetti, e pi\u00f9 precisamente epicureo, \u00e8 il suo sentimento quasi doloroso dell&#8217;attimo che fugge, della bellezza che \u00e8 sempre sul punto d&#8217;involarsi; pagano \u00e8 il suo esasperato estetismo, che lo pone in relazione diretta con scrittori come Walter Pater e Oscar Wilde, i quali da lui trarranno profonda ispirazione; pagano, infine, \u00e8 il suo culto naturalistico dell&#8217;immediato, del qui e ora, il suo sensualismo decadente, il suo disprezzo supremo per tutto ci\u00f2 che non \u00e8 bello, che non sommuove i sensi, che non turba, n\u00e9 punge le profondit\u00e0 del cuore; cos\u00ec come pagana \u00e8 la sua fede in una ragione capace di mettere in fuga, come spettri nella notte, i retaggi del passato.<\/p>\n<p>Nella \u00abOde su di un&#8217;urna greca\u00bb, Keats celebra l&#8217;eterna giovinezza di un gruppo di giovanotti che inseguono un gruppo di fanciulle: la loro bellezza \u00e8 imperitura, perch\u00e9 mai il tempo riuscir\u00e0 a scalfirla; solo che si tratta di una scena raffigurata nella materia, non della vita vera; per cui il vagheggiamento di quel genere di bellezza sconfina insensibilmente nella necrofilia: sono belle quelle forme giovanili, perch\u00e9 possiedono la distaccata immobilit\u00e0 della morte. In fondo, non paragona anche Eugenio Montale la statua che si erge nel silenzio del meriggio, al prodigio che dischiude la Divina Indifferenza (in \u00abSpesso il male di vivere ho incontrato\u00bb, che fa parte di \u00abOssi di seppia\u00bb)?<\/p>\n<p>Per sottrarsi al male di vivere, alla opacit\u00e0, alla squallida miseria della vita quotidiana, non c&#8217;\u00e8 mezzo migliore che quello di lasciarsi rapire dall&#8217;estasi artistica: perch\u00e9 una cosa bella, \u00e8 una gioia per sempre; ma cosa pu\u00f2 esservi di pi\u00f9 bello, d&#8217;una bella forma che sia stata sottratta alla tirannia del tempo e all&#8217;oltraggio della decadenza, che sia stata rapita alla mediocrit\u00e0 del mondo, ed eternata dalla perenne giovinezza della morte?<\/p>\n<p>Peccato che tutto questo non porti da alcuna parte, se non agli sterili giardini del rimpianto, oppure alle morte stagioni d&#8217;una dimensione senza tempo, fuori della storia, fredda come la carezza fatta ad un cadavere. \u00c8 una volutt\u00e0 destinata a sbriciolarsi e a tramutarsi nel suo contrario: non si pu\u00f2 immaginare che la bellezza, resa eterna dal gelido tocco della non-vita, imprigionata per sempre nella gabbia inesorabile di ci\u00f2 che si vorrebbe durasse per sempre, ma che fugge tuttavia, senza fermarsi mai, permanga in mezzo a noi mortali. E dunque si tratta di una volutt\u00e0 infeconda, maledetta, che si esaurisce nel buio di sepolcri innominabili, sbriciolati dal trascorrere di secoli e millenni, in una strana notte senza Luna, n\u00e9 stelle, ove pare che i sogni voluttuosi, e pur dolorosi, che non si realizzarono mai, si diano adesso convegno per circondarci ed assalirci da ogni parte, entro la nostra stessa cittadella, gi\u00e0 quasi sul punto di capitolare. Come scrive in un verso celeberrimo, che fa parte di \u00abEndimione\u00bb, Keats pensa che una cosa bella rimanga in eterno, quale sorgente di gioia e di splendore. Ma d\u00e0 vera gioia, questa venerazione per il morto passato?<\/p>\n<p>In fondo, quello di Keats \u00e8 una sorta di titanismo alfieriano, pi\u00f9 che romantico: un titanismo che ha qualcosa di prometeico, anzi, di faustiano, ma portato sullo sfondo di rimembranze classicheggianti, le quali, se gli conferiscono solennit\u00e0 e senso del sublime, non sono base sufficiente per la costruzione di una nuova etica su delle fondamenta estetiche. Secondo l&#8217;insigne studioso ed anglista Mario Praz, Keats, pur essendo il padre nobile di tutto l&#8217;estetismo del tardo XIX secolo, non \u00e8, quanto a lui stesso, un vero esteta: la sua concezione sarebbe, infatti, a base etica. Ed \u00e8 vero, a patto di considerarla &quot;etica&quot; non perch\u00e9 miri esplicitamente al Bene, ma perch\u00e9 vorrebbe instaurare ovunque quella moderna forma di supposto bene, che \u00e8 la diffusione dello spirito &quot;adulto&quot;, e perci\u00f2 ribelle, contro tutto ci\u00f2 che sa di quietismo, di perbenismo, di insincero.<\/p>\n<p>E adesso torniamo alla lirica che qui sopra abbiamo riportato, e che ci \u00e8 parsa emblematica del modo di porsi di John Keats nei confronti della propria missione di poeta. Come un profeta illuminista, egli \u00e8 sceso in campo contro le &quot;volgari superstizioni&quot;, che affliggono il popolo e destano tutta la sua ripugnanza: gli sembra incredibile, e quasi inconcepibile, che gli esseri umani, da troppo tempo ormai, si lascino incantare dalle fantasie religiose e che rinuncino a godere le gioie di questa vita, in attesa di quelle &#8211; puramente immaginarie &#8211; dell&#8217;altra. Se la prende con il suono delle campane, perch\u00e9 \u00e8 un suono religioso; e fantastica di una umanit\u00e0 finalmente redenta da una cos\u00ec grave forma di schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>N\u00e9 se la prende solo con le campane, ma anche con la preghiera: quel rivolgersi a Dio, a un Dio che non esiste, gli appare come la quintessenza della follia e dell&#8217;alienazione; e ogni cosa, ogni gesto, ogni parola, di quella stanca religione, gli appaiono tristi, opprimenti, gravati da una pesantezza irrimediabile, angosciosa: triste, in particolare, \u00e8 il sermone del prete; tristi le parole di consolazione rivolte agli uomini che hanno perduto la presenza d&#8217;una persona cara. Ecco, in questo Keats \u00e8 veramente moderno: nel rifiuto ostinato, orgoglioso, senza compromessi, della consolazione, che gli appare qualcosa d&#8217;insidioso, di falso. L&#8217;uomo che guarda al futuro non ha bisogno di essere consolato: egli pu\u00f2 bastare a se stesso.<\/p>\n<p>Eppure, la disperazione dell&#8217;uomo moderno \u00e8 tutta qui: nel non voler ricevere consolazione, pur avendo sofferto in prima persona il misero fallimento dei suoi sogni di grandezza e di libert\u00e0 incondizionata. Keats \u00e8 molto sicuro del fatto suo: invece di consolazione, vuole dare agli uomini la verit\u00e0: la verit\u00e0 che spazza via secoli e secoli di credenze ignoranti e superstiziose. Vuole essere un maestro; solo colui che si ritiene un maestro pu\u00f2 arrogarsi il diritto di dire cose del genere: che gli uomini si sono sempre ingannati, e che lui possiede la chiave per la salvezza universale, onde redimere il mondo dalla tristezza e dalla bassa, volgare superstizione. Keats, per\u00f2, nel momento in cui s&#8217;impanca a maestro, subito diviene un cattivo maestro: vuol distribuire al mondo la sua sofferta saggezza, ma \u00e8 una saggezza infruttuosa, che si esaurisce nel vagheggiamento della bellezza &quot;pura&quot; e nel supremo distacco dalle cose, al fine di meglio goderne. Contraddizione in termini. Keats, dunque, \u00e8 un sensuale che vuol prolungare la volutt\u00e0, allontanando l&#8217;oggetto del piacere, se solo si avvicina cos\u00ec da ghermirlo. Presuntuoso magistero, per un&#8217;estetica infeconda e per una vita sterile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A torto il poeta John Keats (Londra, 31 ottobre 1795-Roma, 23 febbraio 1821), universalmente noto, fra l&#8217;altro, per opere come \u00abLa Belle Dame sans Merci\u00bb e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[263],"class_list":["post-26055","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26055","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26055"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26055\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26055"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26055"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26055"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}