{"id":26052,"date":"2015-07-29T12:23:00","date_gmt":"2015-07-29T12:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/j-v-jensen-esalta-lo-spirito-delluomo-nordico-ma-si-contraddice-esaltando-anche-la-modernita\/"},"modified":"2015-07-29T12:23:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:23:00","slug":"j-v-jensen-esalta-lo-spirito-delluomo-nordico-ma-si-contraddice-esaltando-anche-la-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/j-v-jensen-esalta-lo-spirito-delluomo-nordico-ma-si-contraddice-esaltando-anche-la-modernita\/","title":{"rendered":"J. V. Jensen esalta lo spirito dell\u2019uomo nordico, ma si contraddice esaltando anche la modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Nel percorso letterario e speculativo di Johannes Vilhelm Jensen (Farso, 1873-Copenaghen, 1950) si compendia buona parte della stagione culturale e spirituale attraversata dalle societ\u00e0 dell&#8217;Europa settentrionale nella prima met\u00e0 del Novecento, sotto il segno prevalente del Decadentismo e delle correnti e dei movimenti che a questo si accompagnano, si contrappongono, s&#8217;intersecano, non senza richiami naturalistici e perfino suggestioni misticheggianti che provengono, pi\u00f9 che dal luteranesimo, dalle radici pre-cristiane di quel mondo nordico, pagane, intrecciate, a loro volta, invero assai curiosamente, con il nuovo Verbo darwiniano e con le teorie biologiche sulla razza, che tanta parte hanno avuto &#8212; e cos\u00ec discutibile &#8212; nello sviluppo di talune ideologie politiche, oltre che nel delineare il panorama culturale complessivo di quegli anni.<\/p>\n<p>Jensen \u00e8 un danese della parte settentrionale dello Jutland, lo Himmerland: una terra dura, sabbiosa, dal clima aspro, flagellata dalle burrasche del Mare del Nord e gravata dalle nebbie; una terra che sembra protendersi verso la fine del mondo, e che \u00e8 stata, anticamente, la culla di popoli intrepidi e vigorosi: i Cimbri che osarono perfino invadere i territori di Roma, finendo massacrati dalla spada di Caio Mario; gli Iuti che, insieme agli Angli e ai Sassoni, invasero le Isole Britanniche dopo la partenza delle legioni e riuscirono a stabilire in quell&#8217;isola la famosa Eptarchia, l&#8217;insieme dei sette regni germanici che sopravvissero per circa quattro secoli, dalla met\u00e0 del V alla met\u00e0 del IX secolo; infine i Vichinghi, che invasero a loro volta l&#8217;Inghilterra, ne dominarono una parte, e si slanciarono alla conquista di vaste zone d&#8217;Europa, da un capo all&#8217;altro del continente, spingendosi, con le loro ardite navigazioni, fino all&#8217;Islanda, alla Groenlandia, al Nord America.<\/p>\n<p>Jensen (che non va assolutamente confuso con lo scrittore tedesco, nativo dello Holstein e appartenente alla generazione precedente, 1837-1911, dal nome quasi uguale: Wilhelm Jensen, il cui romanzo pi\u00f9 conosciuto, \u00abGradiva\u00bb, apparso nel 1903, suscit\u00f2 tanto interesse in Sigmund Freud, da suggerirgliene una minuziosa interpretazione psico-analitica) era figlio di un chirurgo veterinario e, da bambino, era stato abituato ad accompagnare il padre nelle sue visite alle fattorie sparse ed isolate, contraendo quell&#8217;amore intenso per la natura, per gli animali, per le piante, ma anche per la scienza &#8212; aveva intrapreso gli studi di medicina, a Copenaghen, prima di interromperli e dedicarsi interamente alla letteratura -, che tanto sar\u00e0 presente nella sua opera di scrittore e che non lo avrebbe mai pi\u00f9 abbandonato.<\/p>\n<p>Il premio Nobel, conferitogli (forse, ma non \u00e8 stato certo l&#8217;unico caso, anche per ragioni estranee alla letteratura, nel 1944, in uno dei momenti pi\u00f9 oscuri della storia danese moderna, cio\u00e8 durante l&#8217;occupazione nazista, ponendolo implicitamente in contrapposizione al norvegese Knut Hamsun, che lo aveva ricevuto nel 1920 e che adesso aveva scelto di aderire alla causa hitleriana) ha rivelato al pubblico internazionale questo scrittore danese finora poco conosciuto fuori della sua patria &#8211; e con ragione, viste certe sue posizioni non solo nazionaliste e scioviniste, ma francamente razziste, basate sull&#8217;idea di una superiorit\u00e0 intrinseca, biologica, dei popoli nordici e sul fatto che essi soltanto avrebbero dato un reale contributo al progresso tecnico e materiale dell&#8217;Europa e del mondo -, che possiede, insieme, il vigore d&#8217;un Verga e la sensibilit\u00e0 visionaria d&#8217;un Segantini.<\/p>\n<p>Ha scritto Giovanni Bach nella premessa della sua tradizione dei racconti dello scrittore danese (da: Johannes Vilhelm Jensen, \u00abRacconti\u00bb, Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1968, pp. 8-11):<\/p>\n<p>\u00abDurante la guerra coloniale del 1898 inizia la sua prima esperienza giornalistica, quale inviato speciale in Spagna di un giornale della capitale; successivamente lavora per altri giornali in Francia, Inghilterra e Norvegia. Sono questi, anni di intenso noviziato per il grande pensatore, che nel libro &quot;Il Rinascimento gotico&quot; (1901) raccoglie le sue esperienze giornalistiche orientandole tutte verso una interpretazione etnico-sociologica della realt\u00e0 contemporanea. Egli infatti addita l&#8217;inferiorit\u00e0 dei popoli neolatini o meridionali e la funzione di guida nel mondo occidentale, delle stirpi &quot;gotiche&quot;, discendenti dal ceppo iuto-anglosassone (Danesi, Scandinavi, Inglesi, Tedeschi e Nord-Americani). I successivi viaggi in India, Cina e America ampliano ulteriormente questa visione storica dell&#8217;eterna rinascenza gotica, dato che Jensen esalta nel moderno sviluppo tecnologico americano il pi\u00f9 recente stadio della superiorit\u00e0 nordica.<\/p>\n<p>L&#8217;ideologia si approfondisce negli anni di meditazione, successivi alla sua definitiva dimora a Copenaghen (1904), ed ispira un&#8217;altra opera programmatica (&quot;Il nuobo mondo&quot;, 1907) e i romanzi &quot;Madame d&#8217;Ora&quot; (1904) e &quot;La ruota&quot; (1905). Dall&#8217;esperienza nei paesi lontani nascono pure i libri &quot;Intermezzo&quot; (1899), &quot;I boschi&quot; (1904), &quot;Racconti esotici&quot; (1909) e &quot;Novelle di Singapore&quot; (1907). Ma nel vigoroso romanzo, &quot;La caduta del re&quot; (1901), ritorna il tema primordiale della natura, caro agli anni giovanili dell&#8217;autore. Jensen vede, nella caduta del re Cristiano II, avvenuta all&#8217;epoca della Riforma, anche il tramonto della nazione danese, nei secoli successivi soggetta a lento declino.<\/p>\n<p>La teoria della superiorit\u00e0 gotica, ridimensionata, sotto l&#8217;influsso di Darwin, a livello della storia bio-sociale di tutta l&#8217;umanit\u00e0, ispira il vasto ciclo narrativo dal titolo &quot;Il lungo viaggio&quot; (1908-22), comprendente sei romanzi: &quot;Il ghiacciaio&quot; (1908), &quot;La nave&quot; (10912), &quot;La terra perduta&quot; (1919), &quot;L&#8217;ospite di Norne&quot; (1919), &quot;Cristoforo Colombo&quot; (1922), &quot;La spedizione cimbrica&quot; (1922). \u00c8 una vasta epopea nordica architettata su presunte certezze scientifiche e non priva di incongruenze; tuttavia affascina per quei vasti orizzonti sui quali si agita, dalle origine preistoriche alle soglie della civilt\u00e0 occidentale, l&#8217;uomo nordico che insegue sempre nuovi ideali di conquista, proprio come Cristoforo Colombo alla conquista dell&#8217;America, tanto pi\u00f9 che l&#8217;autore lo ritiene discendente da quei Cimbri che occuparono l&#8217;Italia prima di Cristo. Il ciclo mistico-storico, nonostante il dubbio valore artistico, ottiene dubbi consensi e le teorie darwiniane ispirano sia i saggi a carattere speculativo (&quot;Cronaca&quot;, &quot;Evoluzione e morale&quot;, &quot;La trasformazione degli animali&quot;, &quot;Stadi spirituali&quot;, &quot;Direttive del tempo&quot;), sia gli ultimi romanzi (&quot;Le tentazioni del dottor Renault&quot;, 1935 e &quot;Gudrun, una ragazza danese&quot;, 1936). [&#8230;]<\/p>\n<p>Quando, nel 1944, ossia pochi anni prima della morte (1950), viene conferito a Jensen il Premio Nobel per la Letteratura, il mondo vede in lui consacrato il cantore della sua terra gloriosa proprio negli anni dell&#8217;eroica resistenza. \u00c8 questo, per cos\u00ec dire, il simbolo della rinascenza umana e spirituale di quel popolo da lui tanto amato e di quella terra che ha attinto nei secoli lontani la sua nuova forza. Ma n\u00e9 le opere programmatiche, n\u00e9 i romanzi a tesi hanno valso a Jensen il massimo premio mondiale, bens\u00ec la raccolta di &quot;Racconti dello Himmerland&quot; (&quot;Storie della Cimbria&quot;), pubblicati in tre volumi nel 1898, 1904, 1010 e idealmente suggellati dal racconto &quot;Jorgine&quot; (1926).<\/p>\n<p>Nella serie di racconti, sciolti da vincoli strutturali, Jensen rivive le esperienze interiori pi\u00f9 profonde, in ideale simbiosi con la terra natale e con gli abitanti dello J\u00fctland. L\u00e0 egli ritrova la sua anima vera, la sua connaturata e sobria grandezza di uomo che ricerca il senso dell&#8217;esistenza in una sacra religione della natura e dell&#8217;umanit\u00e0 che, se \u00e8 priva di orizzonti soprannaturali, si arricchisce per\u00f2 di eredit\u00e0 storiche legate al culto della terra natale. I racconti sono il frutto di un costante, anche se intermittente, ascolto delle voci del subcosciente, lungo l&#8217;arco di quasi tutta l&#8217;esistenza. Voci nate nella lontana infanzia, che riecheggiano di quando in quando durante gli anni della fatica ideologica, e giungono a materiarsi con creazioni quasi liriche in squarci di vita vera, di cui \u00e8 protagonista il rude uomo iuto, col suo retaggio di dolore, di silenzio e di amore, sullo sfondo di una terra millenaria, eternata dal flusso e riflusso della vita e della morte.<\/p>\n<p>I &quot;Racconti&quot; non sono mai quadretti di genere o di folclore, ma rappresentazioni immediate, descrizioni essenziali di vita e di caratteri, attraverso una prosa scarna e rapida, che non indulge mai a compiacimenti narrativi o dialettali. Sono storie di uomini e di villaggi che consumano i giorni nell&#8217;operosit\u00e0 vivificatrice, nella consapevolezza di una atavica solidariet\u00e0 fra gli uomini e la terra, in una nobilt\u00e0 di sentimenti e di azioni che consacra l&#8217;arcadica purezza delle stirpi che vivono sotto il pallido sole del Nord. Per l&#8217;autore il racconto \u00e8 un approdo sicuro all&#8217;essenza pi\u00f9 autentica del proprio &quot;io&quot;, una catarsi spirituale che lo libera dalle sovrastrutture ideologiche, una rinascita dei sensi che la civilt\u00e0 senza volto ha ottenebrato. Nella successione dei racconti il tacito rapporto dell&#8217;uomo con la sua terra si fa a volte esasperante e teso, ma la voce del sangue giunge sempre a comporre ogni dissidio (&quot;Notte d&#8217;ottobre&quot;; &quot;Cecilia&quot;)&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Oppure si prenda \u00abL&#8217;ultimo viaggio di Cristina\u00bb (dai \u00abNuovi racconti dello Himmerland\u00bb), nel quale il nipote Christen Sorensen, in mezzo ad un&#8217;epica bufera di neve che dura pi\u00f9 e pi\u00f9 giorni, rendendo pressoch\u00e9 impraticabili le strade e coprendo con quasi dieci metri di neve le case del villaggio, riesce, sfidando l&#8217;impossibile, a riportare sopra un carro la bara con il corpo della zia Cristina Smed, affinch\u00e9 la donna, dopo una vita di lavoro e di amore, possa trovare l&#8217;eterno riposo nel camposanto del borgo natio, dove tutti coloro che l&#8217;hanno conosciuta non hanno potuto fare a meno di volerle bene e di apprezzare la sua generosit\u00e0 e il suo altruismo senza limiti.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che Jensen, anche se scrive pagine commosse sul sentimento religioso, di fatto non lo vive mai dall&#8217;interno, perch\u00e9 il soprannaturale gli \u00e8 estraneo, cos\u00ec come gli \u00e8 estraneo il cristianesimo, con i suoi concetti di peccato, caduta, grazia e redenzione: egli ha sognato una sorta di resurrezione del paganesimo, come parte di una generale rinascita della cultura nordica e di un radicale ritorno alla terra, al mito, alla tradizione degli avi. Non erano posizioni particolarmente isolate, giacch\u00e9, in quegli anni, specialmente nell&#8217;area germanica e scandinava, non erano affatto pochi gli intellettuali che carezzavano simili fantasticherie e sogni ad occhi aperti; si pu\u00f2 anzi affermare che lo stesso neopaganesimo nazista non \u00e8 stato altro che una di queste forme di revival neopagani, la pi\u00f9 vistosa e la pi\u00f9 fortunata (in senso politico), perch\u00e9 giunta al potere di una grande nazione moderna; ma qui era fatale che venisse al pettine la contraddizione insita in tali correnti, quella fra tradizione e modernit\u00e0. Come appunto si verifica in Jensen.<\/p>\n<p>Specialmente dopo il suo soggiorno negli Stati Uniti, Jensen, che ha maturato una sconfinata ammirazione nei confronti di quel popolo e del suo sviluppo, e che ha seguito con simpatia e partecipazione la breve guerra ispano-americana del 1898, vedendovi la conferma delle sue teorie razziste, giunge alla conclusione che solo i popoli anglosassoni e scandinavi sono portatori di vero progresso; ma non si accorge, a quanto pare, che quel progresso, di cui egli stesso esalta la dimensione materiale e tecnologica, \u00e8 inesorabilmente in contrasto con i valori spirituali, ideali, romantici del suo legame affettivo con la patria danese, con la tradizione vichinga, con il suo paganesimo che, pur essendo decisamente anti-cristiano (nelle sue \u00abFeste dell&#8217;anno\u00bb, 1925, propone addirittura di sostituire i propri canti pagani a quelli cristiani), non \u00e8 affatto una forma di materialismo, anzi, ne \u00e8 proprio la recisa negazione.<\/p>\n<p>Ed ecco la doppia contraddizione: quella di esaltare, da un lato, la piccola patria danese, col suo specifico patrimonio identitario, e, dall&#8217;altro, la superpotenza americana, cosmopolita, quasi priva di radici, solo debolmente legata al Vecchio Mondo (come se i 3 milioni di Danesi potessero star di fronte ai 100 milioni di Americani senza essere destinati a scomparire, assorbiti nell&#8217;abraccio del mondo moderno); e quella fra l&#8217;amore per il passato, per il Medioevo, per la natura selvaggia e grandiosa, da una parte, e la fede positivista in un mondo dominato dalla scienza e della tecnica, dai fattori materiali e quantitativi: fino al punto di sostenere che il progresso dei popoli non ha bisogno della cultura e si svolge benissimo al di fuori di essa.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima tesi \u00e8 sostenuta da Jensen, senza batter ciglio, in saggi ove ritorna alla sua giovanile passione per la biologia e la medicina, e soprattutto al darwinismo, come \u00abEstetica ed evoluzione\u00bb, del 1923, o come \u00abEvoluzione e morale\u00bb, del 1925: dimenticando che non si d\u00e0 alcun progresso fuori dello spirito, ma solo brutale sviluppo, senza scopo e senza ragioni; e ponendosi in conflitto con la sua stessa fede in un mondo fatto non solo di forza e di macchine, ma anche di bellezza, di natura, di ideali. Ed \u00e8 sconcertante vedere come questo grande scrittore si sia spinto oltre le pi\u00f9 estreme forme di primitivismo, fino a una vera e propria esaltazione della &quot;barbarie tecnologica&quot;, sposando, in maniera decisamente acritica, la tesi d&#8217;un progresso materiale che \u00e8 fine a se stesso, certo influenzato anche dalle teorie di Oswald Spengler, il quale, negli stessi anni, sosteneva che la civilt\u00e0 occidentale moderna, stretta nella morsa della declino, ha bisogno pi\u00f9 di capitani d&#8217;industria che di poeti, e pi\u00f9 di acciaio e di cannoni che di arte e filosofia (contraddicendo, peraltro, se stesso, in quanto filosofo della storia).<\/p>\n<p>Come se tutto ci\u00f2 non bastasse, Jensen, che ha avuto la cattiva idea di farsi saggista e filosofo, tradendo la sua autentica vena di narratore, per far quadrare ad ogni costo il cerchio delle sue strampalate teorie razziali, e per aggiustare quegli elementi storici che discordano da esse e sembrano dar loro torto, non esita a fare ci\u00f2 che un uomo di cultura, e specialmente un uomo intelligente, non dovrebbe fare ma, assolutamentei: modificare i dati che non gli garbano e stravolgerli a suo piacere. Tanto per fare un esempio: lo scopritore della sua amata America \u00e8 stato Cristoforo Colombo; ma Colombo, come tutti, o quasi tutti, sanno, \u00e8 un Italiano, dunque appartiene a una delle disprezzate stirpi dell&#8217;Europa meridionale, dalle quali, come egli pensa, non \u00e8 mai venuto nulla di buono: come fare, dunque? Nessun problema: basta affermare, con la massima seriet\u00e0, che Colombo non \u00e8 Italiano, ma &quot;nordico&quot;: in base a quale stravagante albero genealogico, non \u00e8 del tutto chiaro; ma che importa, dopotutto? In fin dei conti, per &quot;pensatori&quot; improvvisati come Jensen, sono le teorie che decidono i fatti, e non viceversa: per cui, se la teoria dell&#8217;uomo nordico sostiene che solo dalle razze dell&#8217;Europa settentrionale \u00e8 venuto qualcosa di buono, allora bisogner\u00e0 ammettere senz&#8217;altro che Cristoforo Colombo non poteva essere un latino, ma doveva essere un nordico, per forza. A dimostrarlo, ci si penser\u00e0 in un secondo tempo &#8212; ammesso che sia proprio necessario occuparsi di questo fastidioso e trascurabile dettaglio.<\/p>\n<p>Peccato che un uomo di cultura, il quale voleva fare da guida ai suoi connazionali, si rivelasse poi cos\u00ec miope, cos\u00ec poco coerente e lungimirante, in questioni di cos\u00ec vitale importanza; che un uomo dai vasti studi e dalle vaste letture, come Jensen, non sia riuscito a porsi almeno un poco al di sopra della confusione, del disorientamento, della ridda delle ideologie fallaci, crudeli e ingannevoli che tanto hanno contribuito a fare del &quot;secolo breve&quot; anche il secolo terribile della storia mondiale. \u00c8 un problema gravissimo, quando i pastori cadono anch&#8217;essi in preda ad una qualche forma di accecamento, e conducono il gregge verso luoghi pericolosi, di cui loro, per primi, non hanno la minima idea, pur con tutto il loro sapere e la loro intelligenza. \u00c8 accaduto a Jensen, ma \u00e8 accaduto anche a moltissimi altri intellettuali europei di quegli anni.<\/p>\n<p>Forse, la causa di ci\u00f2 sta proprio nella loro mancanza di umilt\u00e0 in senso teologico e in senso metafisico; nella loro prometeica, faustiana propensione a vedere nell&#8217;essere umano qualche cosa di pi\u00f9 d&#8217;una creatura, ma anche qualcosa di meno d&#8217;un essere morale, che non pu\u00f2 vivere degnamente senza conoscere e praticare la distinzione tra il bene e il male.<\/p>\n<p>Forse, la causa di tutto, o di molta parte del traviamento di cui \u00e8 stato vittima il Novecento, parte da qui: dall&#8217;allontanamento della creatura umana dal suo Creatore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel percorso letterario e speculativo di Johannes Vilhelm Jensen (Farso, 1873-Copenaghen, 1950) si compendia buona parte della stagione culturale e spirituale attraversata dalle societ\u00e0 dell&#8217;Europa settentrionale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[133],"class_list":["post-26052","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26052","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26052"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26052\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26052"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26052"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26052"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}