{"id":26045,"date":"2019-10-02T08:34:00","date_gmt":"2019-10-02T08:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/02\/jaspers-come-heidegger-cattivo-maestro-di-rahner\/"},"modified":"2019-10-02T08:34:00","modified_gmt":"2019-10-02T08:34:00","slug":"jaspers-come-heidegger-cattivo-maestro-di-rahner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/02\/jaspers-come-heidegger-cattivo-maestro-di-rahner\/","title":{"rendered":"Jaspers come Heidegger, cattivo maestro di Rahner"},"content":{"rendered":"<p>Il debito di Karl Rahner, cattivo teologo e pessimo sacerdote, regista occulto della &quot;svolta antropologica&quot; al Concilio Vaticano II, nei confronti di Martin Heidegger, \u00e8 esplicito e ben conosciuto; quel che \u00e8 meno conosciuto \u00e8 il debito di Rahner, e un po&#8217; di tutti i cattivi teologi della svolta conciliare, Hans K\u00fcng, Edward Schillebeeckx, Yves Congar, Henri de Lubac, verso un altro filosofo tedesco contemporaneo, anch&#8217;egli di tendenza esistenzialista, anche se molto diverso, per certi aspetti, da Heidegger: Karl Jaspers. Probabilmente l&#8217;influenza di Jaspers sulla teologia, specialmente tedesca e francese, che \u00e8 sfociata nella rivoluzione conciliare, \u00e8 stata sottovalutata, tanto pi\u00f9 che mentre Heidegger era il filosofo &quot;cattivo&quot; perch\u00e9, pur essendo di estrazione cattolica, aveva aderito al nazismo, sia pure per un breve periodo, Jaspsers, sia per le sue posizioni etiche, sia perch\u00e9 aveva sposato una moglie ebrea e a causa di ci\u00f2, non avendo voluto separarsene, perse la cattedra, \u00e8 sempre stato considerato l&#8217;esistenzialista &quot;buono&quot;, in quanto si era opposto al pensiero filo-nazista e si era cos\u00ec collocato dalla parte giusta della barricata. Anche Jaspers era di formazione cattolica e non ripudi\u00f2 mai la sua origine; inoltre, poich\u00e9 la sua filosofia riserva molto spazio alla problematica religiosa, tanto che la si pu\u00f2 considerare come un&#8217;introduzione o una preparazione all&#8217;incontro con Dio nell&#8217;esperienza della fede, \u00e8 certo che ha esercitato un&#8217;influenza diretta sui pensatori e sui teologi cattolici della seconda met\u00e0 del Novecento, e che uomini come Karl Rahner hanno ricevuto il suo influsso in ci\u00f2 che il suo pensiero ha di pi\u00f9 caratteristico: l&#8217;idea del naufragio come occasione per la rivelazione dell&#8217;essere nell&#8217;esserci, ossia come rivelazione dell&#8217;assoluto nella dimensione dell&#8217;esistenza concreta degli enti. E non solo l&#8217;idea del naufragio come approdo salvifico, ma non scontato, della coscienza di fronte alla prospettiva del nulla e della morte, ma anche l&#8217;idea del dramma della libert\u00e0 come scoperta della fragilit\u00e0 dell&#8217;esistenza, perch\u00e9 dove c&#8217;\u00e8 libert\u00e0 ci sono anche la validit\u00e0 e la durata, e n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra possono pensare l&#8217;essere senza contraddizione. Di qui un salto dalla dimensione della logica alla dimensione dell&#8217;intuizione immediata dell&#8217;essere, che oltrepassi la logica e giunge a una rivelazione intima, personale, che illumina la coscienza come un fascio di luce improvvisa.<\/p>\n<p>Dal punto di vista della teologia cristiana classica, sia patristica, sia scolastica, e specialmente tomista, tutto ci\u00f2 \u00e8 un discostarsi dal sentiero della limpida dimostrazione razionale, mutuata dalla filosofia greca classica, e specialmente da Aristotele, per avventurarsi sul terreno sdrucciolevole dell&#8217;esistenza concreta e della coscienza soggettiva e su quello, ancor pi\u00f9 ambiguo e malagevole, dell&#8217;intuizione, che rimanda a Bergson e confina pericolosamente e con l&#8217;irrazionalismo di matrice decadentista e simbolista: pi\u00f9 un fatto poetico, o, se si preferisce, sentimentale, che rigorosamente filosofico. E qui i punti in comune col modernismo religioso, con la fede quale intuizione soggettiva ed emozionale della coscienza, sono anche pi\u00f9 palesi: l&#8217;incontro col divino si configura sempre meno come un incontro anche di tipo intellettuale, e perci\u00f2 contrassegnato da una verit\u00e0 oggettiva, e sempre di pi\u00f9 come un fatto sentimentale, e perci\u00f2 caratterizzato da una &quot;verit\u00e0&quot; soggettiva e interiore, difficile o impossibile da verificare razionalmente. Ma cos&#8217;\u00e8 la Rivelazione cristiana, se non una sintesi mirabile di razionalit\u00e0 e fede, nella quale la prima sostiene la seconda, la chiarisce e, a sua volta, se ne lascia guidare e illuminare? Ora, \u00e8 proprio questo aspetto che entra in crisi con la &quot;svolta antropologica&quot; di Karl Rahner, la cui teologia \u00e8 tutta incentrata sulla dimensione dell&#8217;umano, del concreto, del contingente, dello storico, e perde il contatto con l&#8217;assoluto, perch\u00e9 nega che l&#8217;assoluto sia accessibile all&#8217;uomo e pretende che lo divenga solo a patto di essere mediato, che divenga <em>esserci<\/em>, che sia calato in situazione. Ma questo \u00e8 modernismo. \u00c8 tipicamente modernista l&#8217;idea che il divino, per essere accessibile agli uomini, debba concretizzarsi nella storia, fino al punto che solo l&#8217;umano pu\u00f2 rivelarne la presenza; e cos\u00ec facendo \u00e8 l&#8217;assoluto che si storicizza, non la storia che si apre al mistero dell&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>Per esplicitare questi concetti riportiamo alcuni estratti della parte finale della terza sezione dell&#8217;opera capitale di Karl Jaspers, <em>Filosofia<\/em>, intitolata <em>Metafisica<\/em> (titolo originale: <em>Philosophie: Metaphysyk<\/em>, Berlin, Springer Verlag, 1932, 1948, 1956; traduzione dal tedesco di Umberto Galimberti, Milano, Ugo Mursia Editore, 1972, 1977, 1978, e Novara, Istituto Geografico De Agostini (in volume unico), 2009, pp. 1173-1176):<\/p>\n<p><em>La constatazione che dovunque volgiamo lo sguardo e dovunque ci attacchiamo, alla fine ci troviamo in presenza del naufragio, fa sorgere la domanda se ci\u00f2 deve accadere necessariamente. Le risposte, che non possono valere come conoscenze sicure, tentano di chiarire l&#8217;essere nella cifra.<\/em><\/p>\n<p><em>1. Se c&#8217;\u00e8 la libert\u00e0, la validit\u00e0 e la durata non possono che essere fragili. Se la verit\u00e0 dell&#8217;essere consiste nella VALIDIT\u00c0 DI CI\u00d2 CHE SI PU\u00d2 PENSARE SENZA CONTRADDIZIONE, allora la stabilit\u00e0 immobile di un essere uniformemente uguale a se stesso sarebbe come l&#8217;essere della morte a cui non posso credere. Pertanto, per penetrare la verit\u00e0 inconoscibile ma autentica dell&#8217;essere \u00e8 necessario che la struttura logica naufraghi in antinomie. (&#8230;) Per esserci, l&#8217;essere \u00e8 costretto ad assumere nella forma temporale la forma di un movimento verso il naufragio. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>2. Poich\u00e9 la libert\u00e0 c&#8217;\u00e8 solo attraverso la natura e contro la natura, essa \u00e8 costretta a naufragare o come libert\u00e0 o come esserci. C&#8217;\u00e8 libert\u00e0 solo se c&#8217;\u00e8 natura. La libert\u00e0 non esisterebbe senza un ostacolo da superare e senza un fondamento in se stessa. Ci\u00f2 che nelle malattie mentali acquista una forza tale da distruggere l&#8217;uomo come se fosse un nemico appartiene all&#8217;esserci dell&#8217;uomo, alla stessa natura oscura che lo produce e contro cui egli deve combattere. L&#8217;uomo pu\u00f2 trovarsi in una situazione tale da non riconoscersi in ci\u00f2 che ha fatto. \u00c8 come se qualcosa gli avesse tolto il senno, eppure quello che ha fatto lo ha fatto e, quindi, ne deve rispondere. \u00c8 vero che il suo genio esige che sia disposto e aperto a tutto, e che quindi abbia a prendere liberamente la propria decisione. Ma la sua natura, che ascolta la voce del genio, non lo assiste con la sua presenza in un modo sicuro e costante. (&#8230;) La trascendenza, quindi, non \u00e8 solo nella libert\u00e0, ma, attraverso la libert\u00e0, anche nella natura. La trascendenza, nella sua alterit\u00e0 rispetto all&#8217;esistenza, \u00e8 la cifra di quel fondamento trascendente da cui anch&#8217;io, ma non solo io, sono. La realt\u00e0 del mondo, che \u00e8 pi\u00f9 comprensiva dell&#8217;esserci delle esistenze possibili, se da un lato appare solo come il materiale della mia libert\u00e0, dall&#8217;altro sembra annunciare un essere proprio della natura a cui io pure sono soggetto. L&#8217;impossibilit\u00e0 di fondare la totalit\u00e0 in un&#8217;unit\u00e0 conoscibile, non consente di assolutizzare la natura, n\u00e9 di intendere l&#8217;esistenza come la totalit\u00e0. Si impoverirebbe la filosofia dell&#8217;esistenza se la si limitasse alla sfera del se-stesso. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>3. Per contenere qualcosa d&#8217;autentico, il finito non pu\u00f2 che essere frammentario. Poich\u00e9 nella sua incondizionatezza, l&#8217;esistenza vuole superare i limiti della finitezza propria dell&#8217;esserci, in questo suo slancio l&#8217;esistenza finisce con l&#8217;andare in rovina. Perci\u00f2 il naufragio \u00e8 la conseguenza dell&#8217;essere autentico nell&#8217;esserci. L&#8217;esserci implica la coesistenza di pi\u00f9 cose di cui ciascuna deve lasciare all&#8217;altra possibilit\u00e0 e spazio. La struttura del mondo, basata su misure, limitazioni, concessioni e compromessi \u00e8 in grado di procurare una relativa stabilit\u00e0. Ma, per essere veramente, io devo turbare questa stabilit\u00e0 perch\u00e9 l&#8217;incondizionatezza non conosce misura. La colpa della incondizionatezza, che \u00e8 ad un tempo la condizione dell&#8217;esistenza, viene espiata con l&#8217;annientamento dell&#8217;esserci che vuole mantenersi e persistere. Per questo ci sono nel mondo due forme di etica. Una, che pretende di avere una validit\u00e0 universale, si esprime nell&#8217;etica della misura, della prudenza, della relativit\u00e0, e non ha alcun senso del naufragio; l&#8217;altra, nella problematicit\u00e0 del suo non-sapere, si esprime nell&#8217;etica della libert\u00e0 incondizionata, che considera tutto possibile, ed \u00e8 completamente catturata dalla cifra del naufragio. (&#8230;) L&#8217;esistenza deve concepire se stessa come esserci finito che ha fuori di s\u00e9 le altre esistenze e la natura. Ma come esistenza possibile vuole necessariamente realizzarsi in tutto e raggiungere, nella propria attuazione, il compimento della sua opera e di se stessa. La sua incondizionatezza consiste nel cercare l&#8217;impossibile. Quanto pi\u00f9 risolutamente essa segue la sua linea e scarta ogni accomodamento, tanto pi\u00f9 tende a superare i limiti della finitezza. La sua pi\u00f9 alta misura non ha pi\u00f9 misura. Per questo deve naufragare. Il carattere frammentario del suo esserci e della sua opera diventa la cifra della trascendenza per un&#8217;altra esistenza che la sta a guardare.<\/em><\/p>\n<p>Anche se alcuni concetti, come quello di &quot;genio dell&#8217;uomo&quot;, usato probabilmente come sinonimo di &quot;coscienza autentica&quot;, o quello dell&#8217;&quot;andare in rovina&quot; dell&#8217;esistenza, o, ancora, quello di &quot;naufragio&quot;, che pure \u00e8 centrale nella sua concezione, sospeso fra la possibilit\u00e0 della dispersione e quella della rivelazione della trascendenza, appaiono poco convincenti sul piano razionale, perch\u00e9 troppo vaghi e indefiniti o troppo poetici e letterari, pi\u00f9 che strettamente filosofici, l&#8217;impianto complessivo del discorso di Jaspers \u00e8 chiaro. Si potrebbe anche dire, non senza una punta di malizia, che queste idee sono gi\u00e0 stata esposte e sviluppate, fino agli esiti pi\u00f9 paradossali, da Luigi Pirandello, specialmente nel suo teatro. Tuttavia l&#8217;intuizione che la coscienza, per rivelarsi a se stessa, deve fare l&#8217;esperienza del naufragio, o, se si preferisce, dello scacco (o dell&#8217;angoscia e della disperazione, come in Kierkegaard), \u00e8 senz&#8217;altro valida ed esprime una profonda verit\u00e0; cos\u00ec come \u00e8 valida l&#8217;idea che l&#8217;esserci, come modalit\u00e0 autentica dell&#8217;essere, non pu\u00f2 che scegliere l&#8217;incondizionato, perch\u00e9 se scegliesse il condizionato, si annullerebbe come esserci e diverrebbe altro da s\u00e9, alienandosi; ma l&#8217;incondizionato, per l&#8217;esserci della coscienza, equivale all&#8217;impossibile. Ed ecco lo scarto fa realt\u00e0 e ideale, fra Sancio Panza e Don Chisciotte, o, per restare a Pirandello, fra persona e personaggio. La persona ha l&#8217;esistenza, ma non l&#8217;essenza, perch\u00e9 incapace di scegliere l&#8217;indeterminato e, con ci\u00f2, di aprirsi all&#8217;assoluto, e quindi si disgrega in <em>uno, nessuno e centomila<\/em>, mentre l&#8217;esserci che opta per l&#8217;incondizionato naufraga nel vasto oceano dell&#8217;impossibile ma, appunto naufragando, ha la possibilit\u00e0 di ritrovarsi e di riconquistarsi. Viceversa, il personaggio ha l&#8217;essenza, ma non l&#8217;esistenza, e quindi di lui si potrebbe dire, usando le parole di Jaspers, che <em>la stabilit\u00e0 immobile di un essere uniformemente uguale a se stesso sarebbe come l&#8217;essere della morte.<\/em> Sbaglia, per\u00f2, a nostro credere, quando attribuisce questo concetto all&#8217;essere in quanto essere, oppure quando sottintende che l&#8217;essere non pu\u00f2 esistere se non come esserci, perch\u00e9 perde di vista proprio il suo campo di riflessione: la metafisica. L&#8217;ente che si irrigidisce in una esistenza non autentica si dota di una stabilit\u00e0 che \u00e8 simile alla morte, questo \u00e8 vero; ma ci\u00f2 non si applica all&#8217;essere in quanto essere, per il quale la stabilit\u00e0 non \u00e8 sinonimo di rigidit\u00e0 e di morte, ma di suprema perfezione e pienezza ineffabile di esistenza. Se cos\u00ec non fosse, come mai nel naufragio della coscienza dell&#8217;ente si rivelerebbe la luce della trascendenza? Se quella luce si rivela, \u00e8 perch\u00e9 la trascendenza \u00e8 fatta di armoniosa stabilit\u00e0 e di assoluta permanenza, che sono gli attributi dell&#8217;Essere. Jaspers, insomma, sembra estendere all&#8217;essere le riflessioni che svolge a proposito dell&#8217;esserci; ma, cos\u00ec facendo, finisce per divinizzare l&#8217;uomo, o per umanizzare troppo Dio. Ebbene, questa \u00e8 appunto la cattiva teologia uscita dalla stagione del Vaticano II: con un uomo che pretende di assolutizzarsi e un Dio che sempre pi\u00f9 si confonde con l&#8217;umano; ed ecco spiegato tutto il gran parlare che i neo-teologi fanno di Ges\u00f9 come uomo, e il loro virare di bordo quando si tratta di asserire la sua divinit\u00e0. Inoltre, quando afferma che esistono due forme di etica, una che si definisce nella misura e nella universalit\u00e0 e l&#8217;altra che si esprime nella libert\u00e0 incondizionata, Jaspers fa un pessimo servizio sia al pensiero filosofico e teologico, sia all&#8217;uomo concreto, che pure gli sta tanto a cuore. Anche l&#8217;affermazione della doppia etica appare come l&#8217;esito di una premessa sbagliata: che l&#8217;essere si risolva nell&#8217;esserci e che l&#8217;essere possibile si identifichi con la libert\u00e0 assoluta. Egli dice che l&#8217;esistenza, <em>come esistenza possibile vuole necessariamente realizzarsi in tutto<\/em>, e quindi vuole l&#8217;impossibile: perch\u00e9 l&#8217;esistenza degli enti \u00e8 sempre condizionata, e se \u00e8 tale, allora evidentemente non pu\u00f2 realizzarsi <em>in tutto<\/em>. Egli sostiene che, a questo punto, la coscienza fa l&#8217;esperienza del naufragio; molto pi\u00f9 persuasivo \u00e8 Kierkegaard, il quale dice che essa fa l&#8217;esperienza dell&#8217;angoscia. L&#8217;angoscia, per Kierkegaard, nasce dalla vertigine di fronte alla possibilit\u00e0, la pi\u00f9 pesante di tutte le categorie: perch\u00e9 se tutto pu\u00f2 essere, allora pu\u00f2 essere anche ci\u00f2 che pi\u00f9 terribile. Non si percepisce, in Jaspers, tutta la spaventosit\u00e0 del possibile, anche se egli ammette che superare i limiti della finitezza e il rifiutarsi di avere una misura sono atti estremamente problematici. Non si coglie, tuttavia, il timore e il tremore di fronte al mistero dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Jaspers sostiene che la cifra dell&#8217;essere si trova nel naufragio (&quot;cifra&quot; \u00e8 un&#8217;altra delle sue espressioni criptiche; pi\u00f9 o meno sta a significare &quot;essenza&quot;, &quot;natura profonda&quot;, ma anche &quot;chiave per la comprensione del reale&quot;), ma ammette senz&#8217;altro che \u00e8 impossibile vivere con lo sguardo rivolto al naufragio. La coscienza cerca la pace; ma esistono due forme di pace, l&#8217;una illusoria, l&#8217;altra reale. \u00c8 illusoria la pace che viene dalle false certezze, dal bisogno di placare l&#8217;angoscia del naufragio e dalla vertigine della trascendenza, mente proprio il naufragio e la rivelazione della trascendenza determinano il venir meno di ogni cifra. Nella dissoluzione della cifra appare l&#8217;assurdo dell&#8217;esistenza, e la tendenza istintiva della coscienza \u00e8 quella di aggrapparsi a qualsiasi cosa, dunque anche al naufragio, pur di tenersi attaccata all&#8217;essere. Questo atteggiamento genera la pace illusoria, che non sa trarre la giusta lezione dal naufragio e ne vanifica le potenzialit\u00e0 di accettazione dell&#8217;assurdo; essa, per esempio, d\u00e0 luogo alla religione come superstizione. Ma la vera pace \u00e8 di tutt&#8217;alta natura, e consiste essenzialmente nell&#8217;accettazione dell&#8217;ambiguit\u00e0 del linguaggio del naufragio per aprirsi alla certezza dell&#8217;essere. La pace vera diventa possibile allorch\u00e9 la coscienza accetta la finitezza dell&#8217;esserci, il dileguare dell&#8217;istante: solo allora il mondo diventa trasparente, si accende di una bellezza indicibile e lascia vedere l&#8217;intima connessione di tutte le cose, del passato e del presente. Ci\u00f2, del resto, \u00e8 pressoch\u00e9 inesprimibile con il ragionamento logico e discorsivo, perch\u00e9 si tratta di un&#8217;esperienza ineffabile. Viene in mente il celebre aforisma di Wittgenstein: <em>bisogna tacere ci\u00f2 che non si pu\u00f2 dire<\/em>.<\/p>\n<p><em>Non nel godimento della perfezione compiuta, ma lungo la via della sofferenza, con lo sguardo fisso sul volto inesorabile dell&#8217;esserci del mondo, e nell&#8217;incondizionatezza del proprio se-stesso nella comunicazione, l&#8217;esistenza possibile pu\u00f2 raggiungere ci\u00f2 che non rientra in alcun piano e che desiderato, diventa assurdo: sperimentare l&#8217;essere nel naufragio<\/em>.<\/p>\n<p>Con queste parole si chiude l&#8217;opera gigantesca <em>Filosofia<\/em>, e il lettore, perplesso, si chiede se erano necessarie quasi 1.200 pagine per giungere a una conclusione tanto mortificante. La &quot;pace&quot; di cui parla Jaspers somiglia stranamente a quella trovata da Vitangelo Moscarda alla fine del romanzo di Pirandello <em>Uno, nessuno e centomila<\/em>: una sorta di ebbrezza cosmica che consiste nell&#8217;abbandono di ogni pensiero cosciente, di ogni volont\u00e0, di ogni desiderio, per lasciarsi andare al grande flusso della vita. Ricorda anche l&#8217;atteggiamento di Nietzsche, l&#8217;accettazione piena e integrale della vita, cos\u00ec com&#8217;essa \u00e8, senza nulla volere che non sia la vita stessa, infinitamente, sino all&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale. Ci sembra per\u00f2 che sia Pirandello che Nietzsche, nei rispettivi ambiti, abbiano espresso il concetto dell&#8217;abbandono\/accettazione della vita con maggior forza e chiarezza di quanto non faccia Jaspers. Il quale, in quanto pensatore cristiano, d\u00e0 l&#8217;impressione di essersi scordato l&#8217;essenza del pensiero cristiano: non la trascendenza come &quot;scoperta&quot; dell&#8217;esserci che si abbandona interamente a se stesso, ma come rivelazione personale che viene da Dio e illumina di certezza, anche razionale e non solo intuitiva, sentimentale o mistica, la vita dell&#8217;essere umano. Non diciamo che si scorda di Cristo, perch\u00e9 Jaspers \u00e8 un filosofo e non un teologo; ma che si scorda dell&#8217;essenza del religioso, perch\u00e9 nella sua concezione si direbbe che l&#8217;uomo faccia tutto da solo. Da solo fa naufragio; da solo lotta contro l&#8217;angoscia; da solo cerca la pace; da solo la trova (forse) nella resa totale e incondizionata all&#8217;essere dell&#8217;esserci. Dunque si resta sempre all&#8217;interno di una prospettiva immanentistica e antropocentrica, anche se egli parla di trascendenza. La trascendenza vera \u00e8 lo scardinamento dell&#8217;immanenza e di tutti i suoi movimenti; ma nella presa d&#8217;atto dell&#8217;essere integrale, nel pieno abbandono all&#8217;incondizionato prospettato da Jaspers, la trascendenza rischia di diventare una parola vuota, perch\u00e9 nessuna trascendenza pu\u00f2 rivelarsi all&#8217;uomo, nella prospettiva cristiana, se non perch\u00e9 l&#8217;Assoluto si china sul relativo. L&#8217;iniziativa dell&#8217;incontro parte da Dio, non dall&#8217;uomo; l&#8217;uomo, da solo, non pu\u00f2 fare nulla, se non divorare se stesso nella propria angoscia, nello scacco matto dell&#8217;esistenza, nella tensione irrisolta fra l&#8217;ansia di eternit\u00e0 e la constatazione del limite posto dal tempo e dalla morte. La vera libert\u00e0 dell&#8217;uomo consiste nel dir s\u00ec alla rivelazione di Dio e non nell&#8217;elaborare da s\u00e9 la risposta al naufragio esistenziale. Questo, semmai, lo fanno le filosofie orientali, come lo Zen o lo Yoga: alle quali il pensiero di Jaspers si direbbe pi\u00f9 vicino&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il debito di Karl Rahner, cattivo teologo e pessimo sacerdote, regista occulto della &quot;svolta antropologica&quot; al Concilio Vaticano II, nei confronti di Martin Heidegger, \u00e8 esplicito<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,141,171,194],"class_list":["post-26045","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-filosofia","tag-henri-bergson","tag-martin-heidegger"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26045","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26045"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26045\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26045"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26045"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26045"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}