{"id":26044,"date":"2006-07-12T03:22:00","date_gmt":"2006-07-12T03:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/12\/jaroslav-hasek-quando-lanarchismo-e-vita\/"},"modified":"2006-07-12T03:22:00","modified_gmt":"2006-07-12T03:22:00","slug":"jaroslav-hasek-quando-lanarchismo-e-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/12\/jaroslav-hasek-quando-lanarchismo-e-vita\/","title":{"rendered":"Jaroslav Ha\u0161ek: quando l&#8217;anarchismo \u00e8 vita"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sul numero 28 del 9 ottobre 1988 (anno 69) del settimanale anarchico &quot;Umanit\u00e0 Nova&quot;, fondato nel 1920 da Errico Malatesta, ed \u00e8 dedicato alla scrittore ceco Jaroslav Ha\u0161ek, autore del memorabile romanzo<\/em> Le avventure del buon soldato \u0160vejk durante la guerra mondiale <em>[1914-1918].<\/em><\/p>\n<p><em>A Praga la sua presenza \u00e8 ancora ben viva: in diverse birrerie si possono ammirare i ritratti degl&#8217;indimenticabili personaggi che affollano il romanzo &#8211; autentico campionario della pi\u00f9 varia umanit\u00e0 &#8211; nelle esilaranti incisioni dell&#8217;artista ungherese Josef Lada, l&#8217;altrettanto famoso illustratore dell&#8217;edizione originale. Anche il cinema cecoslovacco vi si \u00e8 ispirato, in particolare con il bellissimo film d&#8217;animazione del 1954 &quot;Il buon soldato \u0160vejk&quot; del regista Jiri Trnka, autentico poeta del film a pupazzi, autore di quel capolavoro assoluto che \u00e8 la trasposizione del &quot;Sogno di una notte d&#8217;estate&quot;, da Shakespeare, del 1959 (cfr. Ernesto G. Laura, &quot;Il film cecoslovacco&quot;, Roma, Edizioni dell&#8217;Ateneo, 1960). Tra le riduzioni teatrali della popolarissima opera di Ha\u0161ek, ricordiamo almeno queklla di Bertolt Brecht, messa in scena da E. Piscator (Brecht ha scritto anche, per il teatro, &quot;Schweyk nella seconda guerra mondiale&quot;, 1941-44).<\/em><\/p>\n<p><em>La miglior biografia dello scrittore praghese, in lingua ceca, \u00e8 quella di Jiri Hajek, &quot;Jaroslav Ha\u0161ek&quot; (ed. Melantrich, Praga, 1983). L&#8217;edizione italiana del &quot;Buon soldato \u0160vejk&quot;, con le illustrazioni di J. Lada, \u00e8 quella &quot;storica&quot; di Feltrinelli del 1961, in due volumi (settima edizione, 2003), nella traduzione di Renato Poggioli e Bruno Meriggi.<\/em><\/p>\n<p><strong>JAROSLAV HA\u0160EK<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un nome che in genere manca nelle storie generali dell&#8217;anarchismo o che vi \u00e8 ricordato appena di sfuggita, ed \u00e8 quello dello scrittore cecoslovacco Jaroslav Ha\u0161ek. Dovrebbe figurarvi non tanto perch\u00e9 egli abbia aderito consapevolmente al movimento anarchico, che forse conosceva in maniera solo superficiale, ma perch\u00e9 la sua opera di artista \u00e8 stata costantemente vissuta in una dimensione libertaria della quotidianit\u00e0, che trova pochi altri esempi nella storia della letteratura. La sua umanit\u00e0 ricca, vivace, esuberante, insofferente di qualsiasi pastoia o etichetta o bandiera, ci offre l&#8217;esempio forse unico di un intellettuale autodidatta, capace non di teorizzare o predicare, ma di vivere l&#8217;ideale libertario con coerenza assoluta.<\/p>\n<p>Troppo noto \u00e8 il suo capolavoro <em>Osudy dobr\u00e9ho voj\u00e0ka \u0160vejka za svetev\u00e9 v\u00e0lky<\/em> (ossia <em>Le avventure del bravo soldato \u0160vejk durante la guerra mondiale<\/em>), anche attraverso riduzioni teatrali e cinematografiche celeberrime, perch\u00e9 qui ci si soffermiamo a parlarne. Baster\u00e0 dire che \u0160vejk \u00e8 ormai un personaggio letterario immortale, come il Don Chisciotte di Cervantes (al quale lo accomunano certi tratti) e come il Gargantua di Rabelais (che ci richiama per il robusto, schietto e spesso rude umorismo popolaresco); anzi, si pu\u00f2 dire che egli \u00e8 ormai diventato il simbolo di una condizione umana.<\/p>\n<p>\u0160vejk cela una profonda saggezza contadina dietro la sua apparente storditezza, che fa andare in bestia tutti i suoi superiori. Applicando gli ordini in maniera puntigliosissima, li rende assurdi e ineseguibili; e professando un cieco rispetto per l&#8217;autorit\u00e0 militare (in questo caso, quella del decrepito Impero austro-ungarico), viene ad esserne di fatto uno strumento inutilizzabile. La sua bonaria sottomissione disarma e smaschera l&#8217;ottusa crudelt\u00e0 di un sistema che pretende di avere in s\u00e9 la propria ragion d&#8217;essere. Qualcuno ha messo in dubbio che \u0160vejk sia un personaggio rivoluzionario, a causa del tono scettico e corrosivo che pervade tutta la sua filosofia spicciola. \u00c8 un errore colossale. Proprio perch\u00e9 scettico e corrosivo, proprio perch\u00e9 irriducibile a qualunque schema e a qualunque partito, \u0160vejk (come del resto il suo autore) \u00e8 anzi il simbolo di una contestazione permanente e sovversiva.<\/p>\n<p>Sul romanzo di Ha\u0161ek, comunque, \u00e8 facile trovare abbondante materiale, anche in lingua italiana. Manca invece, a quanto ci risulta, una compiuta e attendibile ricostruzione biografica, almeno nella nostra lingua. E perci\u00f2 vogliamo parlare qui, piuttosto, dell&#8217;uomo Jaroslav Ha\u0161ek, la cui vita \u00e8 essa stessa un romanzo, non meno imprevedibile e umoristico di quello del suo popolarissimo personaggio.<\/p>\n<p>Nasce a Praga il 24 aprile 1883, un anno prima che le autorit\u00e0 austriache dichiarino lo stato di assedio a Vienna e promulghino delle leggi speciali anti-anarchiche e anti-comuniste che segnarono, di fatto, il tramonto del movimento libertario organizzato nell&#8217;Impero asburgico. Stellmacher, discepolo di Johann Most, viene giustiziato, Puekert ed altri fuggono all&#8217;estero (cfr. George Woodcock, <em>L&#8217;anarchia. Storia delle idee e dei movimenti libertari<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1980, pagg. 380-81). Ha\u0161ek cresce quindi in questo clima di opprimente strapotere dello Stato, della burocrazia imperial-regia, dell&#8217;esercito, un esercito per di pi\u00f9 straniero; e reagisce con la tipica strategia difensiva della gente cecoslovacca: l&#8217;ironia.<\/p>\n<p>La sua giovinezza \u00e8 una sequenza caleidoscopica di improvvisazioni: fa il garzone di drogheria, il commerciante di cani pi\u00f9 o meno rubati (e se ne trova abbondante traccia nel romanzo), il redattore di giornali umoristici, ma anche scientifici &#8211; incredibile questa versatilit\u00e0 culturale -, l&#8217;impiegato di banca. Ogni tanto molla tutto e si d\u00e0 a dei periodi di vagabondaggio. Oppure si smarrisce nelle taverne e nelle osterie della &quot;vecchia&quot; Praga, popolate da una umanit\u00e0 ricca e per lo pi\u00f9 &quot;irregolare&quot;, dove passa intere giornate e dove si abbandona volentieri a delle sbronze veramente omeriche &#8211; ma, forse, sarebbe pi\u00f9 giusto dire rabelaisiane.<\/p>\n<p>Tuttavia, dietro questa facciata di scioperato irresponsabile, la sua mente attentissima osserva e registra tutto, segue tutto, lavora incessantemente. Prima dello scoppio della guerra mondiale, il Nostro ha gi\u00e0 pubblicato centinaia di racconti, tutti graffianti e ferocemente satirici; alcuni degni di stare a fianco dell&#8217;opera maggiore, anche se pochissimo conosciuti, ancor oggi, fuori della Cecoslovacchia. Tra essi ricordiamo <em>Un omicida davanti al tribunale;<\/em> 1907; <em>Catastrofe nella miniera<\/em>, 1908; <em>Il fervore impiegatizio di Stefan Brycha,<\/em> 1911; <em>Se uno cade nei Tatra<\/em> [i monti al confine tra Slovacchiae Polonia]<em>,<\/em> 1912; <em>La guida dei forestieri e altre satire,<\/em> 1913. Un certo numero di questi racconti sono sati pubblicati, in italiano, nelle antologie <em>Il tuono viola,<\/em> Milano, Nuova Accademia ed., 1963; <em>Lo sciopero dei malviventi,<\/em> Roma, Lucarini, 1989; e <em>\u0160vejk contro l&#8217;Italia,<\/em> Milano, Garzanti, 1965.<\/p>\n<p>Autore fecondissimo, era capace di scrivere pagine e pagine con la stessa alacrit\u00e0 tumultuosa con la quale si ubriacava sistematicamente nelle birrerie dei rioni popolari della &quot;sua&quot; Praga. Citt\u00e0 che era, ricordiamolo, un crocevia culturale di prim&#8217;ordine della &quot;vecchia&quot; Mitteleuropa, albergando in s\u00e9 tre anime diverse ma complementari: la slava, la tedesca e l&#8217;ebraica (le ultime due verranno poi spazzate via dal diluvio nazista e dalle conseguenze della seconda guerra mondiale).<\/p>\n<p>Nel 1904 si era accostato a quel che restava del movimento anarchico, e per un certo tempo aveva frequentato il circolo libertario dei letterati di Praga, come il suo concittadino &#8211; ma scrittore di lingua tedesca &#8211; Franz Kafka. Nel 1911, un altro colpo di testa, fra il goliardico e il geniale: Ha\u0161ek fonda addirittura un partito, pomposamente battezzato &quot;Partito del progresso moderato nell&#8217;ambito della legge&quot;. Un capolavoro di ironia nei confronti delle occhiute autorit\u00e0 asutriache, una trovata che supera quasi in fantasia la celebre beffa dei nostri giorni del pseudo-Stato di Ocussi-Ambeno (cfr. F. Lamendola, <em>Uno Stato tutto da ridere,<\/em> sul numero del 12 giugno 1988 di <em>Umanit\u00e0 Nova<\/em>).<\/p>\n<p>Nel 1914 scoppia la guerra (per l&#8217;esattezza, il 6 agosto l&#8217;Austria la dichiara alla Russia zarista, dopo che il 28 luglio l&#8217;aveva dichiarata alla Serbia ed erano poi intervenute Germania, Russia, Francia e Gran Bretagna). Ha\u0161ek l&#8217;accoglie favorevolmente, perch\u00e9 vi intravede la prossima liberazione della sua patria. Del pari si arruola con apparente buona volont\u00e0 quando, al principio del 1915, lo Stato lo chiama alle armi (Stato dei Cecoslovacchi: l&#8217;Austria del kaiser Franz Josef d&#8217;Asburgo, scherzosameente chiamato dagli Italiani &quot;Cecco Beppe&quot;). In realt\u00e0, egli ha gi\u00e0 formulato il suo piano, e lo realizza nel 1916, alla prima occasione favorevole: giunto al fronte, insieme a migliaia di suoi commilitoni boemi getta le armi, e si consegna al &quot;nemico&quot; senza sparare un colpo di fucile. Sono i mesi della travolgente offensiva del generale Brusilov, che penetra a fondo nelle linee austriache e che mette fuori combattimento qualcosa come 600.000 uomini, molti dei quali, come il Nostro, non vedevano l&#8217;ora di darsi prigionieri.<\/p>\n<p>In Russia non rimane inattivo, ma si arruola subito nelle legioni cecoslovacche, costituite dall&#8217;Intesa con i prigionieri austriaci di nazionalit\u00e0 ceca e slovacca, allo scopo di proseguire la guerra contro l&#8217;Austria-Ungheriae la Germania (i cosiddetti &quot;Imperi centrali&quot;). Si dedica anche a un&#8217;attiva propaganda &quot;disfattista&quot; rivolta ai suoi compatrioti che, in uniforme grigio-azzurra, stanno ancora servendo l&#8217;imperial-regio esercito di Cecco Beppe (cui subentra, nel dicembre 1916, l&#8217;ultimo sovrano Carlo d&#8217;Asburgo). A Kiev, capitale dell&#8217;Ucraina, \u00e8 redattore del giornale <em>Cechoslovan<\/em>, dalle cui colonne incita i Cechi a scuotere il giogo asburgico.<\/p>\n<p>Nel 1917 scoppia la rivoluzione: anzi, le due rivoluzioni: quella di Febbraio, che vede la caduta dello zar Nicola II e la formazione di un Governo provvisorio; e quella dell&#8217;ottobre, con cui i bolscevichi s&#8217;impadroniscono del potere e, poi, sciolgono l&#8217;Assemblea Costituente, instaurando la loro dittatura. Ha\u0161ek non perde tempo a fare la sua scelta e, mentre la stragrande maggioranza delle legioni ceche rivolge le proprie armi contro il governo sovietico, istigata dalle potenze occidentali e con l&#8217;avallo del futuro presidente Thomas Masaryk, egli fa un ennesimo gesto &quot;controcorrente&quot; e si arruola, invece, nell&#8217;Armata Rossa. Molto probabilmente, all&#8217;oscuro delle tendenze sempre pi\u00f9 autoritarie dei bolscevichi, egli crede di essersi schierato dalla parte delle forze popolari pi\u00f9 vive ed autentiche, dalla parte di chi proclama di voler dare un taglio netto con il passato. \u00c8 un&#8217;ingenuit\u00e0: una delle tante. Ma non \u00e8 facile, in quei giorni convulsi, e con la guerra civile in pieno svolgimento fra rossi&quot; e &quot;bianchi&quot; (aggravata dall&#8217;intervento straniero), capirci qualcosa. L&#8217;esperimento sovietico sembra in grado di fare molte promesse e, se dovesse riuscire a realizzarle, tante cose gli si potrebbero perdonare. Non tutti, anche nel campo anarchico, hanno fin da subito la lucidit\u00e0 di Emma Goldmanche denuncia la deriva autoritaria e statalista; lo stesso Kropotkin, sulle prime, si illude circa gli esiti della rivoluzione (come gi\u00e0 si era illuso sugli esiti della guerra, nel 1914). E, del resto, il sangue di Kronstadt non \u00e8 ancora scorso per ammonire i libertari che, con i Soviet, la rivoluzione \u00e8 finita davvero; n\u00e9 le gesta di Nestor Makhno sono molto conosciute e tanto meno adeguatamente comprese, tranne che in una ristretta zona dell&#8217;Ucraina meridionale.<\/p>\n<p>Le notizie su questo periodo della vita di Jaroslav Ha\u0161ek divengono ancor pi\u00f9 incerte e confuse, ancor pi\u00f9 bizzarre e stravaganti del solito. \u00c8 certo che combatte per due anni con i Sovietici. Pare che si trovi a ricoprire la carica di &quot;commissario&quot; di un governo locale; inoltre conosce una donna, con la quale torna a Praga nel 1920, e che presenta agli amici come una &quot;principessa&quot; russa. Altro non si sa. [Qualche altra notizia si pu\u00f2 trovare nella biografia di Jiri Hajek, <em>Jaroslav Ha\u0161ek<\/em>, Praga, ed. Melantrich, 1983, corredata da una ricchissima documentazione fotografica, in gran parte inedita.]<\/p>\n<p>Dopo il ritorno in patria (l&#8217;Austria non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, la Cecoslovacchia \u00e8 uno sato sovrano e democratico) incomincia a scrivere il suo capolavoro. La sua esperienza di guerra gli fornisce il canovaccio, il suo irriducibile senso del grottesco gliene fornisce i mezzi. Ma lo riprende anche il &quot;cerchio magico&quot; delle birrerie di Praga: una Praga non pi\u00f9 slavo-tedesca, ma finalmente capitale del popolo ceco.<\/p>\n<p><em>Il buon soldato \u0160vejk<\/em> appare dapprima a dispense. Ogni tanto, per\u00f2, Ha\u0161ek &#8211; gi\u00e0 minato dalla cirrosi, come testimoniano le rare fotografie dell&#8217;epoca &#8211; si ubriaca al tavolo di qualche locale, e il suo editore (l&#8217;umorista Franta Sauer) deve andarlo letteralmente a &quot;ripescare&quot;, restituirlo alla lucidit\u00e0 con abbondanti dosi di caff\u00e8 forte, e pregarlo di rimettersi a scrivere. Un riflesso di questa gestazione del romazo quanto mai travagliata si trova, probabilmente, in quelle lunghissime pagine di monologhi strampalati, cui volentieri si abbandonano i protagonsiti, in un clima fra il surreale, lo scherzoso e il demenziale. Alla fine i suoi amici (quasi come Sansone Carrasco fece con Don Chisciotte) decidono di sottrarlo definitivamente alla tentazione &#8211; non dei libri, ma dei giganteschi boccali di birra &#8211; e lo conducono a vivere fuori citt\u00e0, nel villaggio di Lipnice, nel vano tentativo di disintossicarlo.<\/p>\n<p>Qui lo sorprende la morte, il 2 gennaio 1923, dopo che \u00e8 riuscito a scrivere quattro delle sei parti previste, in cui doveva articolarsi il romanzo. Le ultime due, ci si prover\u00e0 a scriverle il giornalista Karel Vanek, ma &#8211; com&#8217;era da prevedersi &#8211; con esiti di gran lunga meno felici.<\/p>\n<p>Oggi, in Cecoslovacchia (1), Ha\u0161ek-\u0160vejk \u00e8 una leggenda vivente. Si possono ammirare dappertutto i personaggi del romanzo nei celeberrimi disegni di Josef Lada: l&#8217;ottuso sottotenenente Dub, incarnazione del militarismo pi\u00f9 gretto e malevolo; il cappellano militare ubriacone Otto Katz, che si gioca l&#8217;attendente alle carte, con gli amici; l&#8217;ingenuo e ridicolo cadetto Biegler, i cui sogni di gloria guerresca finiscono con un tragicomico attacco di diarrea; il tenente Luk\u00e0cs, diretto superiore di \u0160vejk, che rischia pi\u00f9 vole l&#8217;esaurimento nervoso a causa del suo &quot;impossbile&quot; soldato, e che, forse, \u00e8 la controfigura dell&#8217;Autore, almeno negli sprazzi, ahim\u00e9 sempre pi\u00f9 rari, di sobriet\u00e0. [Su questa presenza &quot;viva&quot; di \u0160vejk nella Praga d&#8217;oggi, cfr. <em>Il Milione, enciclopedia geografica<\/em>, Novara, De Agostini, ed. 1968, vol. III, pp. 153. 175. La migliore edizione ceca del capolavoro di Ha\u0161ek, in due volumi rilegati in ottavo e con le incisioni di Josef Lada a colori, \u00e8 quella di Cecoslovensky Spisovatel, Praga, 1987].<\/p>\n<p>Questa galleria comica e satirica \u00e8 un vasto affresco di vita, un messaggio pacifista e libertario, un atto di fede nella bonariet\u00e0 e nella tolleranza degli uomini d&#8217;ogni tempo e d&#8217;ogni paese.<\/p>\n<p>(1) L&#8217;articolo, scritto dopo alcuni viaggi di studio a Praga, \u00e8 dell&#8217;ottobre 1988, quando esisteva ancora la Repubblica Cecoslovacca (e anche l&#8217;Unione Sovietica). Il 1\u00b0 gennaio 1993 la Repubblica Ceca, sotto la presidenza di Vaclav Havel, e la Slovacchia, si sono separate consensualmente, dopo avere formato un&#8217;unica entit\u00e0 statale dalla fine del 1918 (trattato di Saint-Germain con l&#8217;Austria, 1919, e trattato del Trianon con l&#8217;Ungheria, 1920; poi, sempre nel 1920, trattato di S\u00e8vres con Polonia e Romania per la definizione delle rispettive frontiere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sul numero 28 del 9 ottobre 1988 (anno 69) del settimanale anarchico &quot;Umanit\u00e0 Nova&quot;, fondato nel 1920 da Errico Malatesta, ed<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-26044","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26044","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26044"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26044\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26044"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26044"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26044"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}