{"id":26042,"date":"2017-09-07T09:29:00","date_gmt":"2017-09-07T09:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/07\/jane-austen-non-piace-alla-sinistra-perche-esalta-la-vita-semplice-il-matrimonio-la-famiglia\/"},"modified":"2017-09-07T09:29:00","modified_gmt":"2017-09-07T09:29:00","slug":"jane-austen-non-piace-alla-sinistra-perche-esalta-la-vita-semplice-il-matrimonio-la-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/07\/jane-austen-non-piace-alla-sinistra-perche-esalta-la-vita-semplice-il-matrimonio-la-famiglia\/","title":{"rendered":"Jane Austen non piace alla sinistra perch\u00e9 esalta la vita semplice, il matrimonio, la famiglia"},"content":{"rendered":"<p>A sinistra &#8211; ma non si pu\u00f2 dirlo a voce alta, perch\u00e9 la sinistra non vuole, e la sinistra \u00e8 padrona dell&#8217;<em>establishment<\/em> culturale &#8211; Jane Austen piace poco, o non piace affatto; d\u00e0 sui nervi, perch\u00e9 \u00e8 veramente troppo borghese, tropo intimista, troppo&#8230; tradizionale, sia come scrittura, sia, soprattutto, come visione della vita e come morale. D&#8217;altra parte, si pu\u00f2 sempre tentare una operazione simile a quella che la sinistra ha fatto, con un certo successo, per un&#8217;altra bestia nera, il filosofo Nietzsche: si pu\u00f2 sempre cercare di arruolarla, surrettiziamente, nelle file della sinistra stessa, facendola passare per una autrice che, pi\u00f9 o meno consapevolmente, pi\u00f9 o meno sottilmente, critica la societ\u00e0 borghese, il matrimonio (?), il maschilismo. In che modo si pu\u00f2 fare una cosa simile? Cogliendo in lei qualche palpito, qualche fremito, qualche batter di ciglia proto-femminista; arruolandola, ovviamente a sua insaputa, nell&#8217;esercito delle scrittrici che avrebbe poi trionfato con Virginia Woolf, Simone de Beauvoir e magari Erica Jong. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di far nomi, basta andare su internet e fare una brevissima ricerca. Naturalmente, si tratta di una operazione alquanto dubbia, per non dire illecita; tuttavia \u00e8 gi\u00e0 stata fatta altre volte, e poi la sinistra ha pronta anche la bacchetta magica per realizzarla: la cultura del sospetto, declinata in senso freudiano. Non importa quel che uno dice o scrive, importa quel che pensa; o meglio, quel che c&#8217;\u00e8 nel suo inconscio. E come si fa a sapere quel che c&#8217;\u00e8 nell&#8217;inconscio, dal momento che \u00e8 inconscio? Ah, qui si realizza l&#8217;autentico capolavoro: il triplo tuffo carpiato con avvitamento finale: non uno qualsiasi, ma <em>loro<\/em> s\u00ec, <em>loro<\/em> sanno cosa c&#8217;\u00e8 nell&#8217;inconscio delle persone, perch\u00e9 loro possiedono gli strumenti &#8211; scientifici, per carit\u00e0 &#8211; per dedurlo, appunto, da ci\u00f2 che uno <em>non<\/em> dice, da ci\u00f2 che uno <em>non<\/em> scrive. <em>Loro<\/em> sanno leggere fra le righe, e molto bene: tanto quanto se leggessero in un libro aperto.<\/p>\n<p>Dunque, dicevamo che la Austen non piace, di per s\u00e9, a meno di sottoporla a qualche ritocchino chirurgico, per il fatto che esalta i valori borghesi: il matrimonio, la famiglia, la vita semplice; e precisiamo, perch\u00e9 di questi tempi \u00e8 necessario, che esalta il matrimonio fra un uomo e una donna, non il matrimonio, e neppure l&#8217;amore, fra due uomini o due donne. Le deviazioni sessuali, a Jane Austen, non interessano: a lei interessano i sentimenti e la psicologia delle persone normali. E gi\u00e0 questo \u00e8 insopportabile; gi\u00e0 questa \u00e8 una tacita, ma intollerabile provocazione. Come si permette di stabilire ci\u00f2 che \u00e8 normale? Il fatto \u00e8 che lei non lo discute, lo d\u00e0 per scontato, sulla base del puro buon senso e sulla base di ci\u00f2 che la societ\u00e0, universalmente, ha sempre creduto. In questo senso \u00e8 una donna dalle vedute tradizionali: parte da una piena accettazione della morale comune e del semplice buon senso; detesta gli eccessi, le furie, le scalmane; predilige la pacatezza, la riflessione, la capacit\u00e0 di ascoltare e di pensare, prima di gettarsi a capofitto nelle cose: tutte qualit\u00e0 che la cultura moderna e progressista non ama; perch\u00e9 la cultura moderna ama e proclama il relativismo, mentre la visione del reale di Jane Austen parte dall&#8217;assunto che esistono verit\u00e0 certe e assolute, che non hanno bisogno d&#8217;esser dimostrate, perch\u00e9 esistono da secoli e millenni, e perch\u00e9 hanno sempre dato buoni frutti, a patto d&#8217;esser vissute con ragionevolezza: a cominciare, appunto, dal matrimonio e dalla famiglia. A lei non interessano gli amanti, ma gl&#8217;innamorati: ci\u00f2 a cui tende l&#8217;amore \u00e8 il matrimonio; e il matrimonio, va da s\u00e9, \u00e8 una faccenda che coinvolge un uomo e una donna. In un certo senso, Jane Austen \u00e8 l&#8217;anti-Emily Bronte (che peraltro appartiene alla generazione successiva) e <em>Orgoglio e pregiudizio<\/em> \u00e8 l&#8217;antitesi di <em>Cime tempestose<\/em>. A lei non piacciono i sentimenti forsennati, le passioni devastanti; non crede all&#8217;amore come forza cieca e indomabile: per lei, l&#8217;amore \u00e8 equilibrio, maturit\u00e0, saggezza, oltre che attrazione potente e misteriosa.<\/p>\n<p>Scrive Pietro Meneghelli nella sua Introduzione a <em>Ragione e sentimento<\/em> di Jane Austen, di cui ha curato anche la traduzione (titolo originale: <em>Sense and Sensibility<\/em>; Roma, Newton Compton Editori, 1995, pp. 11-14):<\/p>\n<p><em>Jane Austen ha un&#8217;intuizione che le consente una definizione rapida e felice dei caratteri dei personaggi, tanto spontanea e penetrante da apparire elementare. La sua percezione \u00e8 vivace e piena di freschezza; cogliendo immediatamente i caratteri individuali e quindi anche l&#8217;elemento curioso e potenzialmente comico della vita, presenta al lettore una rappresentazione smaliziata dell&#8217;eterna commedia dell&#8217;esistenza. La sua reazione personale al contatto con la realt\u00e0 si identifica in un atteggiamento divertito, privo di amarezza, o di rimpianti, in cui l&#8217;autocontrollo non cancella la simpatia, cos\u00ec come l&#8217;intuizione del carattere non rende superflua la registrazione fedele e arguta dei gesti e delle intenzioni dei personaggi. La vanit\u00e0, l&#8217;egoismo, la meschinit\u00e0, tutti quegli aspetti del comportamento che il romanzo pessimista analizzer\u00e0 con l&#8217;intensit\u00e0 e l&#8217;amarezza della denuncia, nelle opere della Austen sono tratteggiati con una sobriet\u00e0 e un&#8217;ironia che tendono sempre a minimizzare le reazioni emotive.[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Nel suo atteggiamento verso la morale e verso l&#8217;emozione, Jane Austen si dimostra, in &quot;Sense and Sensibility&quot;, una vera classicista. \u00c8 tutt&#8217;altro che cinica nei confronti dell&#8217;amore, e disprezza il matrimonio di convenienza; per\u00f2 ritiene che il decoro sia pi\u00f9 importante della felicit\u00e0, e appare convinta che, se \u00e8 un bene che i matrimoni siano l&#8217;espressione di un sentimento autentico, l&#8217;importante \u00e8 che abbiano le carte in regola per funzionare, e ci\u00f2 si pu\u00f2 stabilire in base a criteri basati sull&#8217;assoluta concretezza. Le doti indispensabili alla felicit\u00e0 sono l&#8217;equilibrio e il buonsenso, pervasi da una tranquilla, disciplinata armonia delle forze morali, dirette e dominate dall&#8217;intelligenza e accompagnate da una discreta rendita. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Jane Austen ignora il romanticismo che si va affermando, o meglio lo considera con ironica condiscendenza. Il sentimentalismo romantico \u00e8 un eccesso scriteriato, e il cedimento a un&#8217;emozione troppo esasperata per essere autentica viene equiparato allo squilibrio intellettuale e morale.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;atteggiamento di Jane Austen nei confronti del romanticismo diverr\u00e0, col tempo, meno critico; ma fino all&#8217;ultimo la sua visione delle vita rimarr\u00e0 legata all&#8217;accettazione della forza della realt\u00e0, delle condizioni materiali della felicit\u00e0, con una semplicit\u00e0 che non cela alcuna ribellione, alcuna protesta; la morale della Austen \u00e8 fatta di una prudenza senza illusioni, tutta fondata sull&#8217;idea di un&#8217;armonia tra ragione e sentimento. Anche se la descrizione della passione non trova posto nelle sue pagine (e in questo pu\u00f2 aver parte anche il desiderio di distinguersi dai romanzi popolari, in cui le passioni erano cos\u00ec esasperate), le sue eroine sono sempre estremamente oneste nel loro atteggiamento verso l&#8217;amore; non c&#8217;\u00e8 traccia della falsa modestia tanto diffusa nei personaggi femminili dell&#8217;epoca.<\/em><\/p>\n<p>In questo quadro, che ci trova sostanzialmente concordi, sono tre i punti che ci sembrano particolarmente degni di rilievo.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 quello in cui si afferma che, per Jane Austen, <em>il decoro sia pi\u00f9 importante della felicit\u00e0<\/em>; noi lo correggeremmo cos\u00ec: non il decoro, ma la serenit\u00e0 e il cuore pacificato sono, per la scrittrice, pi\u00f9 importanti della elusiva, sfuggente felicit\u00e0. La felicit\u00e0 \u00e8 un concetto di matrice illuminista che, nel romanticismo, trova la sua esasperazione, appunto perch\u00e9 si \u00e8 rivelato storicamente, e continua a rivelarsi individualmente, irraggiungibile: il romantico \u00e8 un illuminista deluso, che ha creduto nel mito della felicit\u00e0 a portata di mano, e che ne ha ritratto una delusione carica di amarezza. Ma Jane Austen, che a quel mito non ha mai creduto, non \u00e8 delusa e questo spiega la sua serenit\u00e0 e anche la sua benevolenza, il suo guardare il mondo e i propri personaggi con bonomia e una certa, sorridente indulgenza: esattamente l&#8217;opposto dell&#8217;atteggiamento degli scrittori moderni, specie quelli a noi pi\u00f9 vicini, i quali, sovente, sono pieni di astio per il reale, e ostentano disprezzo e perfino schifo nei confronti dell&#8217;umanit\u00e0 che rappresentano (uno per tutti: il tanto decanato, e sopravvalutato, Carlo Emilio Gadda). Quanto alla convinzione della Austen che<em>, se \u00e8 un bene che i matrimoni siano l&#8217;espressione di un sentimento autentico, l&#8217;importante \u00e8 che abbiano le carte in regola per funzionare<\/em>, qui cui avviciniamo al nodo del problema che la Austen rappresenta per la critica di sinistra. Ella \u00e8 convinta, <em>horribile dictu<\/em>, che si deve cercare il modo di far funzionare il matrimonio, laddove essi preferirebbero, come fanno quasi tutti gli scrittori che piacciono a loro, che il matrimonio serva per far vedere al mondo intero quanto esso sia odioso e insopportabile, un carcere ideato da una mente diabolica, una prigione escogitata dalla perfidia borghese e, naturalmente, maschilista, per tenere in gabbia due persone, ma specialmente, una, la donna. Insomma, ai critici progressisti il matrimonio &quot;serve&quot; (e, se non ci fosse, lo si dovrebbe inventare) per denunciare la falsit\u00e0, l&#8217;ipocrisia e la violenza istituzionalizzata nei rapporto fra i sessi, la natura sordida e ripugnante dei legami familiari, la macchina infernale di tortura che opprime la libert\u00e0, la spontaneit\u00e0 e la creativit\u00e0 degli individui, specialmente quelli di sesso femminile. Cos\u00ec, da Gustave Flaubert in avanti, gli scrittori progressisti, quelli che piacciono ai critici di sinistra, si sono sbizzarriti nel descrivere le pi\u00f9 orribili patologie della vita matrimoniale e hanno ostentato tutto il loro disprezzo per le persone che corrono volontariamente a rinchiudersi in un cos\u00ec orrendo carcere; e, come per i bianchi della Frontiera del West l&#8217;unico indiano buono era quello morto, cos\u00ec, per essi, l&#8217;unico matrimonio buono \u00e8 quello carico di sopraffazione, di crudelt\u00e0, di finzione e ipocrisia, in modo da offrire alla penna acuminata dei vari Flaubert, Zola, Turgeniev, Galsworthy, Pirandello, la possibilit\u00e0 di sparare a zero contro di esso e celebrarne il funerale, quanto pi\u00f9 possibile vergognoso ed infamante. Ma a Jane Austen non interessa ci\u00f2 che pu\u00f2 far fallire un matrimonio, bens\u00ec ci\u00f2 che pu\u00f2 farlo funzionare; poich\u00e9 essa non odia la famiglia, ma la considera una realt\u00e0 naturale e positiva, la sua attenzione \u00e8 spinta a cercare le condizioni adatte affinch\u00e9 il matrimonio funzioni. Proprio come facevano i genitori, un tempo, quando &quot;combinavano&quot; il matrimonio dei figli, nella societ\u00e0 contadina: ci\u00f2 a cui essi miravano non era la chimera della &quot;felicit\u00e0&quot; individuale, semplicemente perch\u00e9 non pensavano che si viene al mondo per cercare una cosa del genere, ma per fare la propria parte; al contrario, essi puntavano a unire un marito e una moglie che fossero compatibili, che potessero aiutarsi e fornirsi sostegno reciproco nelle difficolt\u00e0 della vita; e sta di fatto che tali unioni, almeno nove volte su dieci, funzionavano. Quanto al fatto che la Austen accordi una parte non secondaria alla valutazione razionale dei fattori, anche di tipo materiale, che possono contribuire alla buona riuscita del matrimonio, inteso soprattutto come sano equilibrio di forze morali ed estraneo ad eccessi passionali semi-patologici, ci pare che questo sia un ulteriore elemento di buon senso e niente affatto una specie di calcolo meschino.<\/p>\n<p>Il secondo punto notevole \u00e8 quello in cui si afferma che <em>la sua visione delle vita rimarr\u00e0 legata all&#8217;accettazione della forza della realt\u00e0, delle condizioni materiali della felicit\u00e0, con una semplicit\u00e0 che non cela alcuna ribellione, alcuna protesta<\/em>: anche qui si vede perch\u00e9 Jane Austen non pu\u00f2 piacere troppo alla cultura di sinistra. Ella non si ribella e non protesta; non ce l&#8217;ha con la realt\u00e0, ma ritiene saggezza accettarla: peraltro, accettarla non significa, di per s\u00e9, subirla; come nel caso dell&#8217;etica cristiana, si tratta di accettare la vita come una realt\u00e0 transitoria, pur apprezzandone le cose buone, senza scambiarla per un valore assoluto e definitivo. Ma questo \u00e8 un atteggiamento borghese e anti-rivoluzionario: se tutti facessero come lei, le cose non cambierebbero mai; e si sa che gl&#8217;intellettuali di sinistra, in fondo al loro cuore, non hanno mai preso congedo dal mito della rivoluzione: basta vedere come si commuovono, fin quasi alle lacrime, se si parla di Emiliano Zapata o di Ernesto Che Guevara; o, nel caso dei cattolici di sinistra, se si parla di don Milani o di don Mazzolari). Ma davanti a una donna, a una scrittrice, che accetta la realt\u00e0, che cosa si pu\u00f2 fare? Evidentemente, ella \u00e8 insensibile alle ingiustizie sociali e alla iniqua condizione femminile rispetto all&#8217;uomo: dunque, \u00e8 inutilizzabile per la loro crociata ideologica.<\/p>\n<p>Il terzo punto \u00e8 che <em>le sue eroine sono sempre estremamente oneste nel loro atteggiamento verso l&#8217;amore<\/em>; in altre parole, non ragionano da donne rancorose o da femministe, non barano al gioco riversando ogni colpa sull&#8217;uomo, se le cose non funzionano nei rapporti fra i sessi; ed \u00e8 lei stessa cos\u00ec onesta da vedere le cose, come scrittrice, in maniera equanime e spassionata. Questa \u00e8 una dote molto rara, nelle donne: rifiutando il vittimismo e la tentazione dell&#8217;amarezza cronica, le sue eroine si assumono la responsabilit\u00e0 delle loro scelte, senza recriminazioni o rimpianti. E non \u00e8 certo poco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A sinistra &#8211; ma non si pu\u00f2 dirlo a voce alta, perch\u00e9 la sinistra non vuole, e la sinistra \u00e8 padrona dell&#8217;establishment culturale &#8211; Jane Austen<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[263],"class_list":["post-26042","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26042","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26042"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26042\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26042"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26042"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26042"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}