{"id":26037,"date":"2006-07-24T04:46:00","date_gmt":"2006-07-24T04:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/24\/jacques-roux-e-gli-arrabbiati\/"},"modified":"2006-07-24T04:46:00","modified_gmt":"2006-07-24T04:46:00","slug":"jacques-roux-e-gli-arrabbiati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/07\/24\/jacques-roux-e-gli-arrabbiati\/","title":{"rendered":"Jacques Roux e gli &#8220;arrabbiati&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sul numero del 25 giugno 1989 (anno 69), pag. 5, del giornale &quot;Umanit\u00e0 Nova&quot;, fondato da Errico Malatesta nel 1920.<\/em><\/p>\n<p><em>Jacques Roux \u00e8 la figura di maggiore spicco e coerenza all&#8217;interno del gruppo degli &quot;Enrag\u00e9s&quot;, gli &quot;Arrabbiati&quot;, ossia l&#8217;estrema ala sinistra del fronte rivoluzionario nel 1792-93. Avversari implacabili di ogni forma di compromesso col passato e con le forze moderate, fautori intransigenti della democrazia diretta e strenui difensori dei salari dei sanculotti, essi rappresentano l&#8217;altra faccia della Rivoluzione, quella libertaria e radicalmente egualitaria, popolare nel senso pi\u00f9 autentico della parola.<\/em><\/p>\n<p>Nelle storie generali del movimento socialista, No\u00ebl Babeuf detto &quot;Gracchus&quot; \u00e8 considerato il primo rivoluzionario comunista che si pose chiaramente lo scopo di socializzare non solo la propriet\u00e0, ma anche i mezzi di produzione. La storia del suo tentativo insurrezionale, o piuttosto cospirativo, \u00e8 stata poi raccontata dal suo amico e compagno Filippo Buonarroti, che, in seguito alla repressione del Direttorio, se la cav\u00f2 con un certo numero di anni di prigione, mentre Babeuf si suicid\u00f2 prima di salire alla ghigliottina. Della congiura faceva parte anche una interessante figura di intellettuale militante, giornalista e bibliotecario, quel Sylvain Mar\u00e9chal che redasse il <em>Manifesto degli Eguali<\/em> e che \u00e8 considerato, sempre nelle storie generali, il primo campione dell&#8217;anarchismo nella storia moderna (a prescindere da William Godwin, che per\u00f2 fu solo un teorico e che visse del tutto isolato nel suo tempo e nel suo Paese, l&#8217;Inghilterra della prima Rivoluzione industriale).<\/p>\n<p>Eppure l&#8217;anarchismo militante aveva gi\u00e0 fatto la sua comparsa prima del 1796, quando ormai &#8211; in piena dittatura controrivoluzionaria del Termidoro &#8211; ebbe luogo l&#8217;abortito tentativo di Babeuf, Buonarroti e Mar\u00e9chal (il quale ultimo era guardato con forte diffidenza dai compagni, proprio perch\u00e9 sosteneva l&#8217;&quot;esecrabile&quot; teoria che ogni governo costituito deve essere combattuto, affinch\u00e9 ogni differenza sociale possa scomparire). Alludiamo al fenomeno degli &quot;Arrabbiati&quot; (<em>Enrag\u00e9s<\/em>), i tribuni popolari che galvanizzarono le masse dei sanculotti fra la seconda met\u00e0 del 1792 e l&#8217;autunno del 1793, quando furono colpiti e dispersi dalla repressione giacobina. Gi\u00e0 Kropotkin, nel suo ammirevole studio sulla Grande Rivoluzione, aveva sottolineato le caratteristiche sostanzialmente anarchiche degli Arrabbiati, e messo in evidenza, sulla base dei documenti, come essi venissero chiamati tali &#8211; dispregiativamente &#8211; dai loro avversari: sia moderati (Girondini), sia radicali (robespierristi).<\/p>\n<p>Furono questi uomini &#8211; Jacques Roux, Jean Varlet, Th\u00e9ophile Leclerc &#8211; e queste donne &#8211; Claire Lacombe e le &quot;repubblicane rivoluzionarie&quot; &#8211; che tennero desta la combattivit\u00e0 e la speranza fra la massa dei proletari parigini; che li mobilitarono, costringendo la Convenzione a prendere efficaci misure rivoluzionarie; che denunciarono instancabilmente l&#8217;opera provocatoria dei borghesi, degli agenti monarchici, degli aggiotatori, delle spie prussiane; che si batterono strenuamente per ottenere il <em>maximum<\/em> dei prezzi, davanti all&#8217;inflazione galoppante che rovinava artigiani e piccoli commercianti; che ridiedero slancio alla Rivoluzione, alla guerra rivoluzionaria, alla distruzione dei diritti feudali nelle campagne.<\/p>\n<p>Nelle sezioni pi\u00f9 popolari di Parigi, erano essi e non la Convenzione a riscuotere la fiducia dei poveri, e per questo i Giacobini li combatterono e li calunniarono senza posa, non potendo sopportare che si costituisse alla loro sinistra uno schieramento deciso a portare la Rivoluzione fino alle sue estreme conseguenze economico-sociali. Perfino H\u00e9bert, che dopo la loro scomparsa ne eredit\u00f2 il programma e le truppe; perfino Marat, l&#8217;<em>ami du peuple,<\/em> li attaccarono con ogni mezzo: dalle pagine dei giornali, dalla tribuna della Convenzione, dalla roccaforte giacobina della Comune rivoluzionaria.<\/p>\n<p>Li chiamavano anarchici e facinorosi assetati di sangue, perch\u00e9 reclamavano che si mettesse il Terrore all&#8217;ordine del giorno: eppure fu proprio quello che la Convenzione fece; ma per colpire in primo luogo essi e non i controrivoluzionari. Li chiamavano estremisti e irresponsabili, perch\u00e9 chiedevano il <em>maximum<\/em> sui prezzi: eppure lo stesso Robespierre fin\u00ec per applicare il <em>maximum<\/em> generale, nell&#8217;ottobre 1793, subito dopo averli eliminati. Questa fu, difatti, l&#8217;ingrata funzione storica di Jacques Roux e dei suoi compagni: di esercitare una pressione assolutamente necessaria sul processo rivoluzionario, perch\u00e9 esso sfuggisse alle trame infinite dei borghesi e dei monarchici travestiti da patrioti; e poi di pagare, con l&#8217;eliminazione fisica e con la <em>damnatio memoriae<\/em>, proprio ad opera di quelli che dovettero porre in pratica le loro richieste.<\/p>\n<p>La figura principale e, senza dubbio, la pi\u00f9 interessante degli &quot;Arrabbiati&quot; rimane quella di Jacques Roux, che oggi, grazie agli studi del Mathiez, appare sufficientemente illuminata, pur nella sua complessit\u00e0. Nel suo libro magistrale <em>Carovita e lotte sociali sotto il Terrore<\/em> (tr. it. Einaudi, 1949), Albert Mathiez ricostruisce la sua vita, i suoi discorsi e il suo programma politico, pur ondeggiando fra una simpatia istintiva verso il &quot;prete rosso&quot; e una condanna moralistica di chiara derivazione marxista e robespierrista.<\/p>\n<p>Jacques Roux era nato nel 1752 a Saint-Cibard de Pransac, nella diocesi d&#8217;Angouleme, e aveva fatto il curato in maniera piuttosto tranquilla fin sulla soglia dei quarant&#8217;anni, svolgendo le sue funzioni in piccoli paesi di campagna. Capit\u00f2 a Parigi nel 1791, gi\u00e0 colpito da un provvedimento d&#8217;interdizione delle autorit\u00e0 ecclesiastiche, probabilmente per aver preso con entusiasmo le parti della Rivoluzione.<\/p>\n<p>Divenne amico di Marat, e gli rese qualche favore; prest\u00f2 giuramento quale prete costituzionale ed ebbe il vicariato di Saint-Nicolas des Champs, nella popolare sezione dei Gravilliers. Ben presto si fece amico della gente semplice, degli artigiani rovinati dal rincaro dei prezzi, delle massaie, quale acceso fautore della assoluta eguaglianza sociale, &quot;cos\u00ec come essa \u00e8 stata voluta da Dio&quot;. Tent\u00f2 di candidarsi alla Convenzione, ma non fu eletto; da allora (dicembre 1792) trascur\u00f2 del tutto la strada parlamentare e divenne un rivoluzionario radicale. Il suo programma era il <em>maximum<\/em> sui prezzi, la lotta senza quartiere agli speculatori e agli aggiotatori, l&#8217;esecuzione del re. Fu lui, infatti, che condusse al patibolo Luigi XVI, e rifiut\u00f2 di ricevere il testamento che questi gli porgeva, dicendogli freddamente: &quot;Ho soltanto l&#8217;ordine di accompagnarvi al patibolo&quot;.<\/p>\n<p>Nel febbraio 1793 vi fu un tentativo popolare di istituire un calmiere universale a Parigi, ma il movimento fu represso dai Giacobini con la forza. Era evidente, per\u00f2, che gli &quot;Arrabbiati&quot; non si limitavano a &quot;sobillare&quot; il popolo dei sanculotti, ma ne capivano, meglio di chiunque altro, le profonde esigenze ed aspirazioni, e se ne facevano interpreti con un programma articolato e coerente di rivendicazioni economiche. In marzo la situazione alimentare della capitale peggior\u00f2 ancora, mentre gli eserciti austro-prussiani avanzavano minacciosamente su di essa; fra maggio e luglio la Convenzione si decise a varare un primo <em>maximum<\/em> relativo ai grani, e a stabilire il corso forzoso degli assegnati.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 tribunizia di Jacques Roux si fece frenetica. Non essendo stato eletto alla Convenzione, poteva parlare soltanto alla sbarra, come portatore di petizioni della sua sezione, quella dei Gravilliers. Il 21 giugno pronunci\u00f2 un celebre discorso, in cui &#8212; fra l&#8217;altro &#8212; affermava:<\/p>\n<p><em>&quot;Eh! Che cos&#8217;\u00e8 la libert\u00e0, quando una classe d&#8217;uomini ne pu\u00f2 affamare un&#8217;altra? Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;eguaglianza, quando il ricco pu\u00f2, col suo monopolio, esercitare diritto di vita e di morte sui suoi simili? Libert\u00e0, eguaglianza, repubblica: tutto ci\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 che un fantasma&#8230; E il prezzo esorbitante delle derrate, che s&#8217;accresce di giorno in giorno sino a un punto che i tre quarti dei cittadini possono appena raggiungere: non \u00e8 questo, di tutti i mezzi atti a provocare la controrivoluzione, il pi\u00f9 sicuro e il pi\u00f9 funesto?&quot;<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;assemblea era commossa, molti assentivano, Robespierre si faceva sempre pi\u00f9 scuro in volto.<\/p>\n<p>Il 25 giugno Roux tent\u00f2 di riprendere il discorso per battere il ferro caldo, ma i Giacobini avevano preso le loro contromisure e l&#8217;intervento, questa volta, fu un fiasco. In effetti, Roux si abbandon\u00f2 a una vera requisitoria contro la Convenzione, che dest\u00f2 paura e odio contro di lui:<\/p>\n<p><em>&quot;Avete voi proscritto la speculazione? No. Avete voi decretato la pena di morte contro gli accaparratori? No&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Egli venne sconfessato dai suoi compagni di sezione, e il suo discorso censurato. Non si diede per vinto.<\/p>\n<p>Subito dopo a Parigi scoppiano nuovi tumulti, questa volta per il prezzo del sapone. Roux, Leclerc e gli altri sostenevano i sanculotti a spada tratta. Mostrando un notevole coraggio personale, Roux si rec\u00f2 al Club dei Cordiglieri e riprese l&#8217;agitazione: ebbe un successo clamoroso e insperato.<\/p>\n<p>Robespierre, allora, decise di agire, e lo accus\u00f2 apertamente al Club dei Giacobini, facendolo mettere sotto inchiesta. I Cordiglieri, a quel punto, lo rinnegarono. Il 1\u00b0 luglio, la Comune fece una dichiarazione solenne contro Roux, accusato di sostenere &quot;posizioni anti-civiche&quot;. Lo stesso Marat scrisse un violentissimo articolo contro di lui, il 4 luglio.<\/p>\n<p>Roux, allora, si rec\u00f2 dall&#8217;&quot;amico del popolo&quot; e cerc\u00f2 una riconciliazione; sapeva che, contro Marat, il popolo di Parigi non lo avrebbe seguito. Ma pochi giorni dopo, il 13 luglio, Marat cadeva assassinato da Charlotte Corday. Roux si affrett\u00f2 ad auto-designarsi quale suo successore, continuando a pubblicarne il giornale, insieme a Th\u00e9ophile Leclerc.<\/p>\n<p>La carestia infieriva sempre pi\u00f9 crudelmente; il popolo soffriva. Billaud-Varenne si decise a far votare la legge contro l&#8217;accaparramento: una dopo l&#8217;altra, la Convenzione metteva in pratica le richieste degli Arrabbiati, i quali, per\u00f2, continuavano a essere considerati dei sovversivi, dei pericolosi esaltati, dei mostri sanguinari, finanche dei controrivoluzionari camuffati.<\/p>\n<p>Ogni accusa fu montata contro di loro da Robespierre e dai suoi, che chiamavano Roux &quot;ignobile prete&quot;. Perfino la vedova di Marat era contro i &quot;libellisti ipocriti&quot;, e negava a Roux il diritto di dirsi continuatore dell&#8217;opera di suo marito.<\/p>\n<p>Dalle colonne del suo giornale, il &quot;prete rosso&quot; chiedeva l&#8217;applicazione effettiva del <em>maximum<\/em>, rimasto per lo pi\u00f9 inoperante; delle misure eccezionali contro aggiotatori e accaparratori; un tribunale rivoluzionario che agisse senza esitare contro i traditori. Insomma denunciava la condotta equivoca, debole, irresoluta della dittatura giacobina sul piano economico-sociale; e il fatto che tante, troppe posizioni di potere fossero rimaste, di fatto, nelle mani di esponenti dell&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em>, o dei nuovi pescicani della borghesia. Questi attacchi colpivano nel segno ed esasperavano i Giacobini, tanto pi\u00f9 che in agosto il popolo di Parigi era di nuovo sul punto d&#8217;insorgere.<\/p>\n<p>Finalmente, Robespierre decise di far suo il programma degli &quot;Arrabbiati&quot;, ma di colpire essi per primi. Furono presi dei provvedimenti seri: per la leva in massa dell&#8217;esercito; per l&#8217;approvvigionamento di Parigi; per i cosiddetti &quot;granai dell&#8217;abbondanza&quot;; per la requisizione generale; per il <em>maximum<\/em> dei combustibili e dell&#8217;avena. Il 5 settembre fu messo il Terrore all&#8217;ordine del giorno. La repressione si abbatt\u00e8 sugli &quot;Arrabbiati&quot;<\/p>\n<p>Jacques Roux fu arrestato una prima volta il 22 agosto; rilasciato il 27, dietro pressione della sua sezione dei Gravilliers, lo fu di nuovo ai primi di settembre. Dentro e fuori la prigione, continuava a scrivere febbrilmente per il suo giornale, denunciando le manovre anti-popolari. Leclerc, Varlet, la Lacombe furono anch&#8217;essi arrestati.<\/p>\n<p>Nel gennaio 1794, Roux fu deferito al Tribunale rivoluzionario. Sapendo quel che lo aspettava, prefer\u00ec anticipare i suoi persecutori: si pugnal\u00f2 a morte e spir\u00f2 il 10 febbraio. Prima di morire, raccomand\u00f2 il suo figlio adottivo; chiese ai giudici il bacio della riconciliazione. Disse: &quot;Io disprezzo la vita. Una sorte felice \u00e8 riservata nella vita futura agli amici della libert\u00e0.&quot;<\/p>\n<p>Conclude il Mathiez:<\/p>\n<p><em>&quot;Fu uno dei primi a capire che i principi di libert\u00e0 assolua inscritti nella nuova legislazione servivano l&#8217;interesse di una classe a detrimento della societ\u00e0. Egli vedeva la miseria, denunziava gli abusi e proponeva i rimedi suggeritigli dai fatti.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Un elogio limpido, che non ha bisogno di ulteriori commenti, specialmente considerando che viene da un ammiratore incondizionato di Robespierre: colui che decise freddamente, a tavolino, la distruzione degli &quot;Arrabbiati&quot; e la liquidazione fisica del loro capo pi\u00f9 coerente e prestigioso: Jacques Roux, il &quot;prete rosso&quot;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sul numero del 25 giugno 1989 (anno 69), pag. 5, del giornale &quot;Umanit\u00e0 Nova&quot;, fondato da Errico Malatesta nel 1920. 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