{"id":26034,"date":"2015-07-29T10:45:00","date_gmt":"2015-07-29T10:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-protestantizzazione-del-cattolicesimo-inizia-gia-nel-concilio-di-trento-il-caso-nacchianti\/"},"modified":"2015-07-29T10:45:00","modified_gmt":"2015-07-29T10:45:00","slug":"la-protestantizzazione-del-cattolicesimo-inizia-gia-nel-concilio-di-trento-il-caso-nacchianti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-protestantizzazione-del-cattolicesimo-inizia-gia-nel-concilio-di-trento-il-caso-nacchianti\/","title":{"rendered":"La protestantizzazione del cattolicesimo inizia gi\u00e0 nel Concilio di Trento: il caso Nacchianti"},"content":{"rendered":"<p>Una tendenza strisciante, e a volte neanche tanto strisciante, di tipo protestante, pervade la Chiesa cattolica contemporanea: dapprima con il fenomeno del Modernismo, indi con certe tendenze e indirizzi manifestatisi a partire dagli anni &#8217;60 del Novecento e fatti passare come la &quot;vera&quot; attuazione dei decreti conciliari del Vaticano II, nonch\u00e9 di un pi\u00f9 generico &quot;spirito conciliare&quot; che vedrebbe nel Vaticano II non solo quel che esso effettivamente \u00e8 stato, ma anche quel che avrebbe potuto essere, a detta di certi membri del clero, di certi teologi e di certi laici, se la &quot;spinta innovativa&quot; e il &quot;dialogo con il mondo moderno&quot; non fossero stati ostacolati, rallentati e frenati da deplorevoli atteggiamenti conservatori di una parte dei padri conciliari.<\/p>\n<p>Tale tendenza protestante si manifesta in accenni, spunti, proposte che, pur tenendosi, almeno formalmente, all&#8217;interno del solco della piena ortodossia, nondimeno vanno, nei fatti, in direzione di un certo qual &quot;superamento&quot; di detta ortodossia: come se il patrimonio spirituale di cui la Chiesa cattolica \u00e8 depositaria e distributrice, non avesse potuto manifestarsi pienamente, a causa di una sua interpretazione ristretta, troppo legate a circostanze del passato, insomma gravata dal peso eccessivo della tradizione (con la &quot;m&quot; minuscola, e dunque intesa in senso puramente umano). Pertanto, per &quot;liberare&quot; le potenzialit\u00e0, ancora parzialmente inespresse, del messaggio evangelico, e per instaurare un autentico dialogo con il mondo moderno, sarebbe necessario ritornare alle Scritture, al Cristo &quot;originario&quot;, anteriore alle sovrapposizioni che si sono succedute intorno a quanto da lui detto e operato.<\/p>\n<p>La protestantizzazione, dunque, consiste in questo: nella svalutazione della Tradizione cattolica, o, quanto meno, nella negazione della sua centralit\u00e0 e della sua essenzialit\u00e0 nell&#8217;ambito della fede, e nel trasferimento alla sola Scrittura dell&#8217;integrit\u00e0 del messaggio evangelico; pi\u00f9 ancora, nella pretesa di criticare, limitare o espungere dalla teoria e dalla pratica cristiana tutto ci\u00f2 che non trova nella Scrittura un chiaro, preciso e incontrovertibile fondamento. A questo aspetto centrale si affiancano alcuni corollari: l&#8217;applicazione rigorosa e tendenzialmente esclusiva del metodo storico-critico alle Scritture stesse, per cui non basta fare appello a quanto nei Vangeli \u00e8 scritto, ma bisogna altres\u00ec &quot;sfrondarlo&quot; d ci\u00f2 che apparterrebbe alla leggenda, al mito, a delle incrostazione successive; la svalutazione, il fastidio e quasi il disprezzo in tutti quegli atti liturgici e di quelle pratiche devozionali che provengono dalla Tradizione, ma non troverebbero esplicita e univoca conferma nelle Scritture, peraltro cos\u00ec espurgate (culto della Madonna e dei santi, pellegrinaggi, esorcismi, indulgenze, reliquie, devozioni particolari come quella eucaristica); l&#8217;appello alla ragione come criterio di verit\u00e0 e la diffidenza verso il le forme popolari del culto, viste come &quot;superstiziose&quot;, o come potenzialmente tali; una certa contestazione, di solito abilmente dissimulata, del primato di Pietro e quindi, in senso lato, una tendenza &quot;democratica&quot; da opporsi all&#8217;impostazione gerarchica della Chiesa; il continuo richiamo alla libert\u00e0 di coscienza e il senso dell&#8217;impegno nella realt\u00e0 secolare, a livello sociale, sindacale, politico, negando, implicitamente o esplicitamente, che la Lieta Novella riguardi la dimensione spirituale e universale dell&#8217;uomo e pretendendo, al contrario, di calarla, sempre e comunque, nel tessuto della vita sociale, con la scelta preferenziale dei poveri, intesi in senso puramente economico e, perci\u00f2, larvatamente marxista.<\/p>\n<p>Ora, la dottrina cattolica, sia in sede ufficiale, nei concili e nei documenti papali, sia in sede catechetica, sostiene in maniera inequivocabile che le due fonti del magistero sono la Scrittura e la Tradizione, con pari dignit\u00e0 ed importanza,e non la sola Scrittura, o prevalentemente la Scrittura. La Tradizione, infatti (con la &quot;t&quot; maiuscola) altro non \u00e8 che la trasmissione orale del messaggio evangelico, da parte degli apostoli e dei loro successori, ispirata dallo Spirito Santo: e non \u00e8 privo di importanza il fatto che la Tradizione storicamente precede, e non segue, la stesura del Nuovo Testamento (e delle stesse lettere paoline): quando quest&#8217;ultimo venne messo per iscritto, infatti, una Tradizione gi\u00e0 esisteva, ed era, appunto, quella costituita dalla trasmissione orale delle parole e degli atti di Cristo da parte dei discepoli.<\/p>\n<p>Ebbene, la tendenza a mettere fra parentesi l&#8217;autorit\u00e0 della Tradizione, per fare riferimento esclusivo, o assolutamente prioritario, alla sola Scrittura, non \u00e8 affatto recente, come si potrebbe pensar: risale addirittura agli anni successivi alla nascita del protestantesimo, agli anni del Concilio di Trento. Anche allora questa tendenza esisteva ed era abbastanza forte da presentarsi, nelle persone di un gruppo di vescovi &quot;progressisti&quot;, alcuni dei quali anche in veste di teologi, con l&#8217;obiettivo dichiarato di provocare una rottura con la Tradizione, di limitare al massimo, o di abolire, le forme del culto e della liturgia che ad essa fanno riferimento, e di sfidare, nel modo pi\u00f9 palese, le posizioni contrarie, ritenute &quot;conservatrici&quot;, spesso unendo a tale strategia un richiamo rigoroso alla riforma disciplinare, specialmente all&#8217;obbligo di residenza dei vescovi nelle rispettive diocesi. E questo perch\u00e9, venendo da soggetti particolarmente sensibili al tema della restaurazione morale nella vita del clero, soggetti notoriamente irreprensibili e impegnati nella vita ecclesiale delle loro comunit\u00e0, apparivano &#8212; proprio come sarebbe accaduto, ai primi del Novecento, con i preti simpatizzanti del modernismo e, contemporaneamente, del movimento democratico-cristiano di Romolo Murri &#8212; anche la loro offensiva teologica e dogmatica poteva essere presentata in maniera pi\u00f9 accettabile da parti di tutti coloro i quali erano sinceramente desiderosi di partecipare a un rinnovamento della Chiesa cattolica in senso spirituale.<\/p>\n<p>Una delle figure che pi\u00f9 si misero in vista in questo gruppo di &quot;innovatori&quot;, o in questa tendenza (ma secondo noi si trattava realmente di un gruppo, relativamente bene organizzato), fu quella del vescovo di Chioggia, Jacopo Nacchianti (1502-1569), che fu presente al Concilio di Trento fin dall&#8217;inizio e che si segnal\u00f2 in diverse occasioni per la sua aggressiva e irruente maniera di proporre le riforme di cui, a suo parere, la Chiesa abbisognava, mostrando il massimo disprezzo per le opinioni contrarie e senza curarsi delle critiche e delle perplessit\u00e0 che il suo modo di agore provocava. Una delle sue prime prese di posizione ufficiali fu la proposta che agli abati e ai generali degli ordini religiosi venisse negato il dirotto di voto nel corso dei lavori conciliari: evidentemente, secondo lui costoro erano troppo legati alla tradizione e il loro parere non meritava di esser preso in considerazione: il diritto di voto deliberativo doveva spettare esclusivamente ai vescovi, cio\u00e8 ai suoi pari (fra parentesi, tale proposta venne solennemente bocciata, ma senza che ci\u00f2 insegnasse al Nacchianti un minimo di umilt\u00e0 nel prosieguo dei lavori).<\/p>\n<p>Addirittura, prima ancora che la pesante macchina del Concilio si mettesse in moro, il Nacchianti gi\u00e0 si abbandonava a pubbliche dichiarazioni, presenti decine di testimoni, laici ed ecclesiastici, nelle quali sosteneva doversi fare riferimento, per il magistero della Chiesa, alle sole Scritture e non anche alla Tradizione: una dichiarazione di guerra vera e propria ai &quot;tradizionalisti&quot; e, in genere, a quelli che gi\u00e0 allora &#8212; come poi, al Concilio Vaticano II, in circostanze non troppo dissimili &#8212; sarebbero apparsi, o sarebbero stati fatti apparire, come i &quot;conservatori&quot;, nemici, ovviamente, delle &quot;novit\u00e0&quot; e del &quot;dialogo&quot; (ma con chi, visto che i protestanti si erano auto-esclusi?), aggrappati a una visione antiquata e superata delle cose. E si noti che il vescovo di Chioggia era stato chiamato al Concilio non solo nella sua qualit\u00e0 di pastore, ma anche come teologo di una certa fama, oltre che come sacerdote di specchiata virt\u00f9, forte, cio\u00e8, di un prestigio personale non indifferente, come persona integra e totalmente dedita al proprio ufficio.<\/p>\n<p>Anche nelle sessioni successive il Nacchianti, bench\u00e9 gli fosse stato suggerito di non farsi pi\u00f9 vedere, volle essere presente e dire la sua a voce alta; n\u00e9 si trattenne dal lamentare, in tutte le sedi possibili, la mancanza di libert\u00e0 cui si volevano costringere, a suo dire, i padri conciliari, cosa che esacerb\u00f2 il contrasto fra le sue posizioni e quelle assunte dalla stragrande maggioranza dei partecipanti (ma si sa che i profeti del nuovi si sentono sempre dalla parte del giusto e del vero, e, anche se si trovano in esigua minoranza, considerano ci\u00f2 come un incidente transitorio o come la prova del fatto di aver ragione). Come \u00e8 noto, il Concilio di Trento si svolse in un arco di ben diciotto anni, dal 1545 al 1563: il Nacchianti partecip\u00f2 a tutte le sue fasi, dall&#8217;apertura fino alla chiusura, e sempre come personaggio molto in vista, che non temeva la pubblicit\u00e0 e, anzi, faceva di tutto per mettersi in forte evidenza. Le cose arrivarono a segno che il segretario e inquisitore del Concilio, Angelo Massarelli, gesuita, fu inviato nella sua diocesi a svolgere una indagine sul suo conto, essendo stata aperta una inchiesta sulla sua ortodossia; indagine che non fu favorevole al Nacchianti e che tuttavia, significativamente, si concluse senza che venisse preso alcun provvedimento contro di lui, anche perch\u00e9 egli ebbe sempre la destrezza di sottomettersi alle decisioni che venivano prese dai padri conciliari, pur dopo aver sostenuto delle posizioni nettamente contrarie e in aperto odore di luteranesimo. Al contrario, l&#8217;inquisitore Massarelli venne a sua volta accusato da alcune parti, anche se non ufficialmente, di essere prevenuto contro il Nacchianti e di aver proceduto in modo scorretto nel corso della sua inchiesta.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente, pertanto, che il vescovo di Chioggia godeva di altissime protezioni. Come spiegare altrimenti il fatto che venne difeso a spada tratta, l\u00e0 dove si decidevano le sue sorti, e che non si trov\u00f2 mai seriamente esposto al pericolo di subire una condanna per eresia? Chi o che cosa gli dava l&#8217;ardimento per sfidare apertamente la maggioranza dei padri conciliari e per non curarsi del procedimento aperto a suo carico, che s&#8217;intrecciava pericolosamente con il libro di un frate benedettino, Benedetto da Mantova, \u00abIl beneficio di Cristo\u00bb? Il frate venne incarcerato e il libro messo all&#8217;Indice, eppure in quell&#8217;opera si sosteneva una teoria della Chiesa come corpo mistico di Cristo, non molto diversa da ci\u00f2 che lo stesso Nacchianti sosteneva in proposito. Il vescovo di Capodistria, Pier Paolo Vergerio (che era stato uno fra i pi\u00f9 accesi animatori dell&#8217;ideazione e della progettazione del Concilio), poi processato dall&#8217;Inquisizione e passato al protestantesimo dopo una clamorosa fuga dall&#8217;Italia, lasci\u00f2 intendere che, a suo avviso, il Nacchianti non doveva essere estraneo alla stesura del libro incriminato.<\/p>\n<p>Scrive Pietro Mozzato nella sua biografia, decisamente favorevole al vescovo di Chioggia, \u00abJacopo Nacchianti, un vescovo riformatore\u00bb (Chiogggia, Edizioni Nuova Scintilla, 1993, pp. 50-53):<\/p>\n<p>\u00abNell&#8217;agosto [1545] la buona fama del Nacchianti fu messa in crisi da un fatto sconcertante. Il giorno 8 di quel mese, don Diego Hurtado de Mendoza, oratore di Carlo V al Concilio, offr\u00ec un pranzo a tutti i padri conciliari, per festeggiarla nascita del figlio del principe di Spagna. Era presente anche il Nacchianti, il quale, durante il pranzo, us\u00f2 un&#8217;espressione pericolosa contro la tradizione, dicendo ch&#8217;essa non \u00e8 necessaria, dal momento che tutta la rivelazione \u00e8 contenuta nella Scrittura. Le parole assunsero una gravit\u00e0 particolare, per il clima infuocato nel quale risuonavano, e gettarono un&#8217;ombra sulla sua persona. La defezione di molti pastori ella Chiesa non era pio\u00f9 una novit\u00e0, e le parole del Nacchianti lasciarono il segno. [&#8230;]<\/p>\n<p>A pochi giorni dall&#8217;inizio [del Concilio], egli si alz\u00f2 per contestare il diritto di voto degli abati e dei generali degli ordini religiosi; per lui il voto deliberativo era da riservare esclusivamente ai vescovi. La maggioranza dei padri fu favorevole al voto, e nella seduta conclusiva sull&#8217;argomento, egli non risparmi\u00f2 una forte invettiva contro i privilegi dei suddetti superiori.[&#8230;]<\/p>\n<p>Il Nacchianti, il 26 febbraio [1546]sostenne che si sarebbe dovuto prescindere affatto dalla tradizione, poich\u00e9 &#8211; diceva, appellandosi a Sant&#8217;Agostino &#8212; &quot;nemo ignorat contineri in sacris Libris omnia ea quae ad salutem pertinent&quot;. Tutti gli s&#8217;opposero e la sua opinione fu confutata dal cardinale Del Monte, il quale respinse pure il dubbio, avanzato dal Nacchianti, sul decreto del concilio fiorentino, concernente l&#8217;elenco dei libri sacri: il vescovo in precedenza, nel suo intervento, aveva tra l&#8217;altro sostenuto che l&#8217;elenco era stato redatto dai giacobiti e inserito poi nel Concilio. Il vescovo alla fine s&#8217;arrese e manifest\u00f2 la sua sottomissione con un&#8217;espressione nuova e tutta personale: &quot;Oboediam&quot;,. Accettava la Tradizione accanto alla Scrittura, ma non intendeva che fosse dato lo stesso valore alle due fonti della rivelazione; per lui la Scrittura era impareggiabile.<\/p>\n<p>Il Concilio, fedele allo scopo che s&#8217;era proposto, di proclamare cio\u00e8 la fede della Chiesa evitando gli argomenti di contestazione tra i cattolici, per la formulazione del canone decise di parlare solo di tradizioni scritte e di tradizioni non scritte. Il 5 aprile si decise d&#8217;affermare semplicemente l&#8217;esistenza di tradizioni apostoliche conglobandole in un medesimo decreto insieme al canone dei libri sacri: questi e quelle bisognava accogliere &quot;pari pietatis affectu ac reverentia&quot;. Il Nacchianti s&#8217;oppose con forza , dichiarando empio il fatto che le Scritture e le tradizioni fossero poste allo stesso livello di venerazione. Commenta lo Jedin: &quot;Sembra quasi di sentir parlare Lutero nell&#8217;insistenza con cui questo vescovo italiano esorta a non mettere nel medesimo piano della Scrittura le tradizioni tanto gravose per il popolo italiano&quot;. Nel grande tumulto levatosi contro di lui in aula conciliare, si ud\u00ec ancora la voce del cardinale Del Monte che conquist\u00f2 il Nacchianti ed ebbe da lui la risposta insolita ma riverente: &quot;Oboediam&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Eppure non si sa quanto il Nacchianti fosse in buona fede, visto che poi, nella sua diocesi di Chioggia, lanci\u00f2 una campagna contro certe forme devozionali popolari &#8212; reliquie, immagini sacre &#8212; che apparve ai suoi fedeli cos\u00ec aspra, da indurre uno di essi a rivolgersi al Sant&#8217;Uffizio (si trattava di un certo Ercolano da Chioggia): processo da cui il vescovo usc\u00ec assolto, cos\u00ec come era uscito assolto dal procedimento aperto contro di lui al tempo dell&#8217;inquisitore Massarelli. A quanto pare, il Nacchianti era ossessionato dalla sopravvivenza di un sottofondo di consuetudini &quot;pagane&quot; nelle manifestazioni del culto cattolico, da parte degli strati popolari pi\u00f9 umili, e, con quella arroganza intellettuale che sar\u00e0 poi tipica degli illuministi, si era votato al sacro dovere di sradicarle, dall&#8217;alto della sua raffinata cultura teologica, con il massimo vigore e il massimo zelo. Pare insomma che si sentisse votato alla missione di riformare, per quanto possibile, la Chiesa, o almeno la diocesi a lui affidata, con tutti i mezzi a sua disposizione, e, invece di preoccuparsi della diffusione dell&#8217;eresia, evidentemente considerava come il nemico uno tutto ci\u00f2 che, nelle manifestazioni del culto, gli appariva estraneo alla lettera delle Scritture, anche se fondato sulla Tradizione (che noi, al contrario di quanto fa il suo biografo moderno, il Mozzato, riteniamo storiograficamente corretto scrivere sempre con la lettera maiuscola, oppure mai, e non, di volta in volta, secondo come ci\u00f2 conviene al nostro discorso).<\/p>\n<p>Che cosa concludere da tutta quella vicenda? \u00c8 abbastanza chiaro, a nostro avviso, che, fin da quando la Chiesa serr\u00f2 le file per fronteggiare lo scisma luterano, esisteva, ad alto livello, un gruppo di forze che premevano in direzione di un avvicinamento alle posizioni protestanti e per una presa di distanza dalle posizioni dogmatiche tradizionali della dottrina cattolica. Si trattava di un gruppo potente, per indagare sul quale fu avviata l&#8217;inchiesta del gesuita Massarelli: inchiesta che si concluse con un nulla di fatto, non perch\u00e9 non vi fosse materia sulla quale indagare e, successivamente, intervenire, ma perch\u00e9 i vescovi e i teologi &quot;modernizzatori&quot; formavano un gruppo abbastanza forte da proteggersi l&#8217;un l&#8217;altro (ad eccezione del Vergerio, come si \u00e8 detto, che si era scoperto troppo) e da non recedere, se non formalmente, dalle proprie posizioni, imperniate sulla critica alla Tradizione e sulla valorizzazione esclusiva, o quasi esclusiva, della Scrittura: vale a dire ci\u00f2 che sosteneva, press&#8217;a poco, Martin Lutero in quel torno di tempo.<\/p>\n<p>Concludendo: l&#8217;idea di una Chiesa cattolica immobile e compatta, che, dal Concilio di Trento a oggi, non ha mai conosciuto oscillazioni o incertezze, turbamenti o tentazioni, \u00e8 falsa e anti-storica: essa vige al di fuori di essa, nella cultura laica oggi dominante, ma non trova rispondenza dei fatti. La realt\u00e0 \u00e8, ed \u00e8 sempre stata, molto pi\u00f9 complessa. Fin dall&#8217;inizio, la linea di demarcazione fra le istanze protestanti e le posizioni cattoliche \u00e8 sempre stata pi\u00f9 tenute e sfumata di quanto non si voglia ammettere; anche se in pratica, per ragioni di prudenza o di calcolo, solo in pochissimi casi si \u00e8 giunti, in Italia, a palesare apertamente tale contiguit\u00e0. La verit\u00e0 \u00e8 che, sin dall&#8217;indomani dello &quot;strappo&quot; di Lutero, nel 1517, una parte del clero e del laicato cattolico ha condiviso, almeno in parte, le posizioni &quot;riformate&quot;: una parte che, non volendo o non potendo uscire allo scoperto nella maniera pi\u00f9 chiara, ha operato in maniera strategica, mantenendosi nel&#8217;ombra fin quando possibile, e mostrandosi in quelle occasioni &#8211; come durante i lavori del Concilio di Trento (e anche, secondo noi, del Vaticano II) &#8211; le quali offrivano qualche possibilit\u00e0 di modificare, ma dall&#8217;interno, l&#8217;assetto dottrinario, dogmatico e liturgico della Chiesa stessa. Se, e fino a che punto, questa strategia, tenace ed estremamente paziente, abbia avuto, o stia avendo, successo, \u00e8 questione di opinioni personali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una tendenza strisciante, e a volte neanche tanto strisciante, di tipo protestante, pervade la Chiesa cattolica contemporanea: dapprima con il fenomeno del Modernismo, indi con certe<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[109,157,237],"class_list":["post-26034","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-chiesa-cattolica","tag-gesu-cristo","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26034","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26034"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26034\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26034"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26034"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26034"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}