{"id":26020,"date":"2017-01-28T01:29:00","date_gmt":"2017-01-28T01:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/28\/ecco-perche-litalia-non-e-piu-uno-stato-sovrano\/"},"modified":"2017-01-28T01:29:00","modified_gmt":"2017-01-28T01:29:00","slug":"ecco-perche-litalia-non-e-piu-uno-stato-sovrano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/28\/ecco-perche-litalia-non-e-piu-uno-stato-sovrano\/","title":{"rendered":"Ecco perch\u00e9 l&#8217;Italia non \u00e8 pi\u00f9 uno Stato sovrano"},"content":{"rendered":"<p>La vita dell&#8217;Italia come nazione indipendente e come Stato sovrano \u00e8 stata molto breve: dal 17 marzo 1861 all&#8217;8 settembre 1943: ottantadue anni appena. Dall&#8217;8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 \u00e8 stata spaccata in due met\u00e0, nessuna delle quali realmente indipendente; dopo il 25 aprile del 1945, ha ritrovato formalmente l&#8217;unit\u00e0 e anche la libert\u00e0, ma, in effetti, \u00e8 uscita di scena non solo come grande potenza, quale in effetti era diventata, ma anche semplicemente come nazione indipendente. L&#8217;ingresso nell&#8217;Unione Europea e l&#8217;adozione dell&#8217;euro, ossia la rinuncia alla sovranit\u00e0 monetaria, non sono stati che i logici corollari di quel fatto che contraddistingue, sin dalla nascita, la vita della Repubblica Italiana: la sua natura di compagine statale a sovranit\u00e0 limitata. E ci\u00f2 non deriva solo dalla presenza militare americana, o dall&#8217;ingresso nella N.A.T.O., e nemmeno dalla dipendenza dalla grande finanza internazionale, e, da ultimo, dalla Banca Centrale Europea. La causa prima \u00e8 determinata dalla presenza di una classe politica di traditori e di venduti, ossia di elementi anti-nazionali, al governo del Paese. Certo, imposti dalle baionette del vincitore dell&#8217;ultima guerra mondiale, ossia gli Stati Uniti e la Gran Bretagna; ai quali si \u00e8 aggiunto un ulteriore vincitore, lo Stato d&#8217;Israele, che \u00e8 riuscito ad imporre la sua volont\u00e0 su tutto il mondo o quasi, Italia compresa; e la commemorazione obbligatoria del genocidio degli ebrei, il 27 gennaio di ogni anno, con tanto di film e altri programmi sul tema, praticamente a reti unificate, come se andasse in onda il discorso di fine d&#8217;anno del Presidente della Repubblica, ne \u00e8 una dimostrazione eloquente.<\/p>\n<p>I traditori e i venduti sono andati al potere sulla spinta dell&#8217;esercito anglo-americano e sui mucchi di cadaveri ammazzati dalla gloriosa resistenza, nei giorni di Caino: quelli dell&#8217;aprile, del maggio e del giugno 1945, con un lungo e sanguinoso strascico durato un altro paio d&#8217;anni almeno. Parliamo di qualche decina di migliaia di persone stuprate, torturate, ammazzate e infoibate nei giorni, nelle settimane e nei mesi successivi alla conclusione del conflitto; persone che indossavano l&#8217;uniforme della Repubblica Sociale e che si erano arrese; ma anche persone che non indossavano alcuna uniforme, perch\u00e9 erano civili, maestre elementari, studentesse, parenti di qualche fascista o ritenuto tale, collaborazionisti veri o inventati. Spariti in qualche crepaccio, in qualche grotta, in qualche fiume, senza lasciare traccia: nemmeno una tomba dove deporre un fiore. I venduti e i traditori venivano in gran parte dal fuoriuscitismo: gente che aveva lasciato l&#8217;Italia e che aveva covato per molti anni il rancore verso il fascismo e la brama di vendicarsi, al prezzo di una guerra civile (<em>oggi in Spagna, domani in Italia<\/em>). Nel 1945 ebbero le porte aperte: al seguito dei vincitori, come dei lacch\u00e8; e ricevettero i gradi di caporali, per governare un Paese vinto e umiliato in conto terzi. Venivano da Parigi, soprattutto; altri da New York; qualcuno da Londra. Qualcuno veniva perfino dall&#8217;Unione Sovietica, ed era stato al calduccio presso il trono di Stalin, mentre migliaia di altri, compresi diversi comunisti fuggiti dall&#8217;Italia fascista, avevano trovato la morte nei <em>gulag<\/em>).<\/p>\n<p>Non erano tutti dei traditori e dei lacch\u00e8; alcuni, anzi, erano stati dei dignitosi oppositori della dittatura fascista, ed erano vissuti poveri, in coerenza con le loro idee. Nel momento in cui tornarono, per\u00f2, e accettarono di assumere la direzione dei partiti e del Paese, o meglio, brigarono per riuscirci, e per ottenere pi\u00f9 potere possibile, si qualificarono come tali: perch\u00e9 sapevano benissimo di essere solo i lacch\u00e8 dei vincitori, e perch\u00e9 sapevano benissimo che l&#8217;interesse e il volere dei vincitori erano che l&#8217;Italia rimanesse nelle condizioni di uno Stato vassallo, di un protettorato. Dunque, accettando il potere in quelle condizioni, sottoscrissero il tradimento nei confronti dell&#8217;interesse nazionale. La distinzione fra chi spinse il suo servilismo, come Togliatti, fino a voler offrire Trieste al maresciallo Tito, e chi tent\u00f2 di salvare il salvabile, barcamenandosi alla meno peggio, \u00e8 pi\u00f9 di forma che di sostanza: nella sostanza, quella era la minestra da magiare, e chi sedette a quel tavolo, accettava, automaticamente, di mangiarsela e di farla mangiare agli italiani. Un po&#8217; quello che stanno facendo i nostri governanti dal 2011, i vari Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, i quali hanno fatto e fanno del loro meglio per convincere il popolo italiano che non si pu\u00f2 fare altro che subire, subire sempre tutti i <em>diktat<\/em> di Bruxelles, il ricatto dello <em>spread,<\/em> le bacchettate della Merkel, le minacce di Sch\u00e4uble, i rimbrotti di Moscovici; e, naturalmente, l&#8217;augusta volont\u00e0 di Washington, nonch\u00e9 i <em>desiderata<\/em> di Tel Aviv.<\/p>\n<p>Non si tratta di coincidenze o di corsi e ricorsi storici: il fatto \u00e8 assai pi\u00f9 semplice. Il potere, in Italia, \u00e8 sempre stato spartito nella greppia dei partiti, un tanto a te, un tanto a me; e, insieme al potere politico, il controllo delle risorse, dei servizi pubblici, di tutta l&#8217;immensa mangiatoia di uno stato sociale che \u00e8, nello stesso tempo, uno dei pi\u00f9 dispendiosi al mondo, e dei pi\u00f9 inefficienti, per non dire, semplicemente, dei pi\u00f9 corrotti. I partiti italiani, dal 1945 ad oggi, sono rimasti gli stessi; hanno cambiato nome, hanno cambiato il pelo, mai il vizio; le persone sono sempre le stesse (Napolitano, per esempio), o sono i figli e i nipoti, politicamente e, spesso, anche biologicamente, di quelli; in ogni caso, si trasmettono l&#8217;un l&#8217;altro non solo il potere, ma anche le aderenze, pi\u00f9 o meno massoniche, le amicizie, le raccomandazioni, le consorterie, i feudi, i bacini elettorali, le mafie e le camorre e tutto il resto: si trasmettono tutto quel che c&#8217;\u00e8 da trasmettersi in regime feudale. Una sola cosa \u00e8 indispensabile, per restare dentro la casta (entrarvi, dall&#8217;esterno, \u00e8 quasi impossibile: e, se qualcuno ci riesce, si provoca un bello scandalo o due, si fa intervenire la magistratura ad orologeria; e il gioco \u00e8 fatto, l&#8217;intruso viene sollecitamente estromesso): giurare e mantenere ferrea obbedienza ai poteri forti. Che non sono in Italia: sono fuori. Sono A Washington, a Tel Aviv, e ora anche a Bruxelles. Ecco perch\u00e9 i nostro governanti sono, tecnicamente parlando, dei traditori: perch\u00e9 governano il Paese contro i suoi interessi e per conto degli interessi altrui. Politicamente, finanziariamente, economicamente, persino culturalmente. S\u00ec, culturalmente: qualcuno sa spiegare come mai, sulla televisione di Stato, continuano ad andare in onda migliaia di filmetti e di telefilm americani, quasi tutti polizieschi di serie c, mentre si vedono cos\u00ec raramente produzioni nazionali? Vi sono dei canali, come Raidue, che esistono in funzione dello smaltimento delle scorte di magazzino del cinema e della televisione americani. Se proprio non si vuole sostituire quella spazzatura con dei film o telefilm italiani, non ce ne sono di indiani, colombiani, cinesi, russi, polacchi, finlandesi? E non costerebbero di meno? Forse, sarebbero perfino un po&#8217; meno idioti, un po&#8217; meno ripugnanti. Ma no: bisogna smaltire le schifezze del padrone; tanto, paga il contribuente italiano, un somaro abituato a portar pesi. Cos\u00ec come l&#8217;aviazione italiana deve acquistare i difettosi e carissimi aerei <em>made in USA<\/em>. Da qui non si scappa: si pu\u00f2 discutere sui dettagli, sui pagamenti rateali, ma non sulla sostanza: la sostanza \u00e8 che una classe politica di servi non ha margini di manovra, \u00e8 tenuta al guinzaglio e deve abbaiare o andare a cuccia a comando.<\/p>\n<p>Questi lacch\u00e8, per definizione, non sanno cosa siano la fierezza, l&#8217;orgoglio e l&#8217;onore nazionali. Lo si \u00e8 visto cento volte: nel caso dei due mar\u00f2, in quello del rapimento della moglie e della figlia di un dissidente kazaco, in quello dell&#8217;estradizione negata di Cesare Battisti; chiunque li pu\u00f2 prendere a schiaffi, non fanno una piega: l&#8217;India, il Brasile, perfino il Kazakistan. Figuriamoci se a far la voce grossa sono i padroni di Bruxelles: del resto, raramente ne hanno bisogno. Gli unici soprassalti (finti) di dignit\u00e0 saltano fuori in campagna elettorale: per conquistarsi qualche preferenza in pi\u00f9, le pecore nostrane si mettono talvolta ad azzardare un ruggito. Poi passano le elezioni, si forma un nuovo governo (magari fotocopia del vecchio) e i lacch\u00e8 si presentano a Bruxelles, a Washington, a Tel Aviv a prendere ordini, col cappello in mano. I poteri forti hanno deciso di completare l&#8217;opera iniziata nel 1940: distruggere l&#8217;Italia, farla sparire come grande potenza, anche solo a livello economico (prima della crisi del 2007 era al quinto o quarto posto, non dimentichiamolo). E non stupiamoci se la ripresa non arriva, se abbiamo dato addio a un terzo della nostra produzione industriale, se ci ritroviamo con un debito in crescita inarrestabile: con questa classe politica di servi, sar\u00e0 sempre cos\u00ec, e anche peggio. Ribadiamo il concetto: l&#8217;azione dei nostri uomini politici consiste nel fare gli interessi dei padroni esteri, mica i nostri: sono stati messi l\u00ec per quello.<\/p>\n<p>La cosa, dicevamo, ha avuto inizio nel 1945, con il trionfale ritorno dei fuoriusciti: gente mediocre, inetta, ma, in compenso, piena di livore e di ambizioni. Assetati di rivalsa e di vendetta, e con un appetito politico formidabile: logico, dopo vent&#8217;anni di astinenza. La mitologia resistenziale e democratica li ha dipinti come i padri della Patria, gli unici che abbiano tenuto alto il suo onore e il suo prestigio negli anni della dittatura, i soli che avessero i requisiti morali per porre mano alla ricostruzione, dopo la sconfitta: e tace, pudicamente, o sorvola, sul piccolissimo dettaglio che, durante la guerra, costoro avevano fatto il tifo per il nemico, non solo, ma molti di essi si erano attivamente impegnati per la sconfitta dell&#8217;Italia. Purch\u00e9 cadesse il fascismo, la sconfitta e la rovina della Patria sembravano ad essi un prezzo pi\u00f9 che ragionevole. In fondo, non gliene fregava nulla della Patria. Prendiamo il Partito socialista, per esempio; nel primo dopoguerra, non era giunto al punto di far eleggere deputato un disertore? E i comunisti, addestrati alla scuola di Mosca: cosa poteva importar loro della Patria, e della sorte di Zara, di Pola, di Fiume e di Gorizia? E via cos\u00ec. Si tace, poi, un altro piccolo dettaglio: che essi non tornavano per ripristinare la democrazia, ma per inventarla, e ci\u00f2 sotto la sorveglianza dei vincitori, pi\u00f9 o meno come gli americani l&#8217;hanno imposta all&#8217;Iraq, e tentato d&#8217;imporla, con esiti disgraziatissimi, all&#8217;Afghanistan, alla Libia, alla Siria; perch\u00e9 la democrazia, in Italia, non c&#8217;era mai stata. Non \u00e8 che Mussolini l&#8217;avesse abbattuta: proprio non c&#8217;era. C&#8217;era uno Stato liberale; ma i due partiti di massa, cattolici e socialisti, non volevano sporcarsi le mani a governare. Preferivano star fuori, sparare a zero contro tutti e facilitare cos\u00ec la caduta dello stato nelle mani di Mussolini. Il quale, se non altro, voleva rivendicare l&#8217;esperienza della guerra e della vittoria; voleva valorizzare il sacrificio di tutti gli Italiani che avevano combattuto e vinto, mentre i socialisti, se vedevano in giro una uniforme, fosse pure quella di un decorato o di un invalido di guerra, le sputavano addosso.<\/p>\n<p>La democrazia, i vari Nenni, Togliatti, Longo, non sapevano neppure dove stesse di casa, e neppure i Saragat, i Tasca, gli Amendola. Figuriamoci: loro sapevano come si distrugge una democrazia, non come si edifica. Ma gli Sturzo, i De Gasperi, i Croce, i Bonomi, ne erano altrettanto digiuni, sia pure per ragioni diverse: il massimo che conoscevano, era il sistema liberale vecchia maniera, con le sue clientele, i suoi sprechi, le sue astuzie borboniche. In Sicilia, erano tornati i sindaci mafiosi e amici dei mafiosi; e cinque regioni erano governate con lo statuto speciale, solo per far contenti De Gaulle, Adenauer e Tito. Questi furono i padri costituenti che scrissero la nuova carta fondamentale dello Stato: ecco perch\u00e9 essa \u00e8 stata cos\u00ec universalmente lodata, ed ecco perch\u00e9 \u00e8 stata cos\u00ec universalmente giudicata lontanissima della situazione reale.<\/p>\n<p>Dei fuoriusciti italiani di Parigi, un giudizio netto e onesto \u00e8 stato dato proprio da uno di essi, antifascista della prima ora, ma allergico alle finzioni, alle furbate, alle ipocrisie, e perci\u00f2 &quot;silenziato&quot; dalla cultura ufficiale: Carmelo Puglionisi, condannato, pi\u00f9 che a una <em>damnatio memoriae<\/em>, ad una rimozione totale vera e propria. Nel suo libro <em>Sciacalli. Storia dei fuoriusciti<\/em> (pubblicato nel 1948 e poi scomparso, come un fiume carsico, fino al 1972, quando venne ripescato dalle Edizioni del Borghese), dice, fra l&#8217;altro (ne La Biblioteca di <em>Libero,<\/em> 2003, pp. 171-172):<\/p>\n<p><em>Ovunque fossero, tutti costoro [i fuoriusciti] lavorarono a favore dei nemici dell&#8217;Italia in armi, contro i suoi interessi di potenza mediterranea, contro i concittadini che combattevano o ricevevano grappoli di bombe sulle loro case. Il disfattismo integrale rimase la loro politica, la collaborazione col nemico la pratica costante. Essi contribuirono con tutte le forze di cui potevano disporre a rovinare la nazione, ad annullare il lavoro di generazioni di italiani, a rendere precaria la vita delle generazioni che si affacciavano tanto che sotto di loro ricominci\u00f2 il triste fenomeno dell&#8217;emigrazione, del quale sono gli autori, e a rendere nebuloso l&#8217;avvenire pur d vedere abbattuto quel Fascismo che da soli mai sarebbero riusciti a porre in difficolt\u00e0 soltanto perla loro congenita nullit\u00e0. Di quanto l&#8217;Italia aveva creato liquidarono tutto, anche se anteriore al Fascismo, invasi da una smania che l&#8217;antifascista Vittorio Emanuele Orlando boll\u00f2 a Montecitorio con un&#8217;espressione che rimarr\u00e0: cupidigia di servilismo. Di questa loro infamia, il Paese si \u00e8 accorto a poco a poco e seguita ad accorgersene col passare degli anni [&#8230;].<\/em><\/p>\n<p>Analogie, appunto: sar\u00e0 per questo che, nel Bel Paese dei nostri giorni, si ricomincia ad emigrare? Non pi\u00f9 i contadini, ma i laureati: tanto a che servono, in un Paese che i suoi politici hanno svenduto agli interessi stranieri?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vita dell&#8217;Italia come nazione indipendente e come Stato sovrano \u00e8 stata molto breve: dal 17 marzo 1861 all&#8217;8 settembre 1943: ottantadue anni appena. 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