{"id":26019,"date":"2011-05-20T08:40:00","date_gmt":"2011-05-20T08:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/05\/20\/siamo-proprio-sicuri-che-nel-1935-fu-litalia-ad-aggredire-deliberatamente-letiopia\/"},"modified":"2011-05-20T08:40:00","modified_gmt":"2011-05-20T08:40:00","slug":"siamo-proprio-sicuri-che-nel-1935-fu-litalia-ad-aggredire-deliberatamente-letiopia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/05\/20\/siamo-proprio-sicuri-che-nel-1935-fu-litalia-ad-aggredire-deliberatamente-letiopia\/","title":{"rendered":"Siamo proprio sicuri che, nel 1935, fu l\u2019Italia ad aggredire deliberatamente l\u2019Etiopia?"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 sempre detto e ripetuto che Mussolini, nel 1934, prese a pretesto l&#8217;incidente ai pozzi di Ual-Ual per muovere guerra all&#8217;Etiopia ed occuparla, &quot;vendicando&quot; cos\u00ec la sconfitta di Adua del 1896 e mirando alla fondazione dell&#8217;Impero, che avrebbe dato nuovo lustro al suo regime e avrebbe ancor pi\u00f9 legato la monarchia alle sorti di quest&#8217;ultimo.<\/p>\n<p>La storiografia italiana liberaldemocratica ha fatto propria, al pari di quella marxista, tale interpretazione dei fatti che condussero alla guerra italo-etiopica del 1935-36, secondo la quale la volont\u00e0 di Mussolini era comunque di arrivare alla guerra e che l&#8217;Etiopia fu la vittima designata della sua politica imperialista.<\/p>\n<p>Questa lettura \u00e8 stata poi rafforzata dal comportamento di Hail\u00e8 Selass\u00e8 durante e dopo la seconda guerra mondiale, quando, a differenza del colonnello Gheddafi, si astenne da ogni rappresaglia ai danni dei coloni italiani e anzi si adoper\u00f2 perch\u00e9 rimanessero nel Paese: cosa che ha rafforzato la leggenda bianca di un Negus &quot;buono&quot; e generoso e, per converso, la leggenda nera di un Mussolini cinico e guerrafondaio.<\/p>\n<p>Ancora una volta, quindi, eventi &quot;post rem&quot; e pregiudizi &quot;ante rem&quot; contribuirono a convalidare un atteggiamento storiografico conformista, adagiato e appiattito sulle tesi dei vincitori della seconda guerra mondiale; in tale prospettiva, appariva scontato che il fascismo fosse il solo ed unico responsabile del conflitto italo-etiopico e che non vi fosse alcun bisogno di cercare altre cause, perch\u00e9 la cosa era evidente &#8211; per ragioni ideologiche &#8211; di per se stessa.<\/p>\n<p>Del resto, la quasi totalit\u00e0 degli storici italiani non ha sempre sostenuto che l&#8217;intero capitolo delle imprese coloniali italiane non \u00e8 stato altro che una lunga sequela di errori e di crimini e che la stessa politica italiana di espansione coloniale era sbagliata in partenza (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abC&#8217;era qualcosa di sbagliato nel colonialismo italiano?\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 09\/03\/2010).<\/p>\n<p>Basta leggere le monumentali opere del nostro massimo africanista, Angelo Del Boca, sulla politica coloniale italiana in Libia e in Africa orientale, per convincersi che tale \u00e8 la sentenza, definitiva e inappellabile, emessa dai nostri storici di professione sul nostro stesso passato coloniale: una sorta di crociana &quot;malattia&quot; dalla quale ci ha guariti, fortunatamente, il Trattato di Parigi del 1947, spogliandoci di tutto il nostro impero coloniale.<\/p>\n<p>Dopo il 1945, l&#8217;antifascismo militante, assurto alla dignit\u00e0 di dogma sovrano della Costituzione democratica, si \u00e8 sposato con un antico vizio del carattere nazionale, quello dell&#8217;autodenigrazione e dell&#8217;autoflagellazione, che provoca in molti pseudo-intellettuali una sorta di discutibile volutt\u00e0: il poter dire che l&#8217;Italia sbaglia sempre, qualunque cosa faccia e sotto qualunque governo (ma specialmente sotto un governo di orientamento politico diverso da chi sentenzia e giudica); che gli Italiani non ne fanno mai una di giusta; fino all&#8217;assurdo di accusare di avidit\u00e0 colonialista l&#8217;Italia del 1935, senza badare al fatto che i due pilastri della Societ\u00e0 delle Nazioni, la Francia e soprattutto la Gran Bretagna, avevano gi\u00e0 fatto la parte del leone, sia in Africa che nel resto del mondo e pertanto, a stomaco ben sazio, potevano prendersi anche il lusso di fare la morale alle nuove nazioni emergenti, come la Germania, l&#8217;Italia o il Giappone.<\/p>\n<p>Cio\u00e8: se il colonialismo \u00e8 stato solo una pagina vergognosa della storia europea, perch\u00e9 non gettare il peso pi\u00f9 grande di tale vergogna su quelle potenze, come la Francia e la Gran Bretagna, che di quella politica furono le maggiori artefici e le maggiori beneficiarie; perch\u00e9 prendersela solo con l&#8217;Italia che, arrivata ultima sul luogo della spartizione, cerc\u00f2 di afferrare quanto restava, prima che la tavola venisse sparecchiata?<\/p>\n<p>Se, viceversa, il colonialismo non ebbe solo ombre, ma anche luci, perch\u00e9 non riconoscere che la politica coloniale italiana fu almeno altrettanto legittima di quella delle altre, pi\u00f9 antiche potenze coloniali europee?<\/p>\n<p>Dunque, tornando all&#8217;Etiopia: e se le cose stessero in maniera un po&#8217; diversa da come le racconta la Vulgata storiografica democratica e antifascista?<\/p>\n<p>Se a provocare la guerra italo-etiopica fossero stati anche dei comportamenti aggressivi ben precisi e deliberati da parte del Negus Hail\u00e8 Selassi\u00e8, a sua volta ispirati dalla sottile perfidia del britannico Foreign Office, sempre pronto a sobillare gli altri affinch\u00e9 si scannino nel suo esclusivo interesse, come quando rilascer\u00e0 la folle garanzia in bianco alla Polonia, nel 1939, affrettando la catastrofe della seconda guerra mondiale?<\/p>\n<p>Riflettiamo un momento.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che l&#8217;incidente che provoc\u00f2 il punto di non ritorno nelle relazioni italo-etiopiche &#8211; a dispetto di un trattato di amicizia firmato solo nel 1928 e che avrebbe dovuto avere una durata ventennale &#8211; fu quello verificatosi presso l&#8217;Oasi di Ual Ual, nell&#8217;incerta zona di confine tra Etiopia e Somalia italiana, il 5 dicembre 1934.<\/p>\n<p>Ebbene: l&#8217;Ogaden era una regione annessa all&#8217;Impero etiopico da Menelik, bench\u00e9 si trattasse di una regione abitata da popolazioni somale: sicch\u00e9 \u00e8 coretto asserire che, fin dagli ultimi anni del XIX secolo, l&#8217;Etiopia era divenuta a sua volta una potenza imperialista e colonialista, che arraffava quanti pi\u00f9 territori si trovavano alla sua portata e che certamente avrebbe arraffato anche l&#8217;Eritrea, se l&#8217;Italia non l&#8217;avesse preceduta in quella direzione; e si sa quanti morti provocher\u00e0 poi la feroce guerra coloniale di sterminio condotta dall&#8217;Etiopia ai danni dell&#8217;Eritrea, fra il 1978 e il 1991, dopo che le nazioni Unite ebbero sancito, nel 1952, l&#8217;integrazione della seconda nei confini della prima, dopo la parentesi dell&#8217;occupazione britannica.<\/p>\n<p>Altra ipocrisia degli storici: l&#8217;Italia \u00e8 una potenza imperialista e colonialista quando si inserisce nello scenario dell&#8217;Africa orientale e sigla con Menelik il Trattato di Uccialli, che poi verr\u00e0 disconosciuto dal Negus, provocando la guerra del 1895-96; ma non lo \u00e8 l&#8217;Etiopia, che pure, con il supporto logistico francese, a sua volta intraprende una espansione imperialistica e colonialista verso regioni che non erano mai state comprese all&#8217;interno dei suoi confini storici e che erano abitate da popolazioni musulmane, poco propense ad accogliere con entusiasmo gli eserciti di un imperatore etiopico di religione cristiana e che, oltretutto, poggia il suo potere su un sistema sociale fondato sulla schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 perch\u00e9, vengono usati due pesi e due misure; e, se Menelik si rimangia il Trattato di Uccialli e muove guerra agli Italiani, non ha fatto altro che esercitare una legittima difesa contro la minaccia straniera; mentre ai perfidi Italiani, che ambivano a stabilire il loro protettorato sull&#8217;Etiopia, senza per\u00f2 riuscirvi, non resta che la qualifica di &quot;imperialisti straccioni&quot;.<\/p>\n<p>Comunque, nessuno ha mai potuto provare che, a Ual Ual, gli Italiani abbiano provocato un incidente con gli Etiopici; mentre \u00e8 certo che furono questi ultimi a lanciare un attacco in piena regola contro le posizioni italiane.<\/p>\n<p>Ancora: un mese prima dei fatti di Ual Ual, gli Etiopici avevano dato l&#8217;assalto al consolato italiano di Gondar, provocando la morte di alcuni soldati indigeni che lo difendevano. Sorge un legittimo interrogativo: chi era l&#8217;aggredito e chi l&#8217;aggressore, visto che, fino a quel momento, dall&#8217;Italia non erano stati mandati rinforzi n\u00e9 in Eritrea, n\u00e9 in Somalia, il che rende problematico parlare di una volont\u00e0 deliberata di guerra da parte italiana?<\/p>\n<p>Gli storici italiani dell&#8217;epoca ebbero ben chiara questa situazione, cos\u00ec come ebbero chiaro l&#8217;interesse del governo conservatore britannico a spingere l&#8217;Etiopia in una politica ostile all&#8217;Italia, fatta di provocazioni militari e di sabotaggio della cooperazione tecnica ed economica prevista dal patto del 1928; ma la loro voce, dopo i tragici fatti del 1943-45, \u00e8 stata completamente messa a tacere dal coro unanime della storiografia antifascista, propensa, come si \u00e8 detto, a vedere ovunque la malafede di Mussolini e la sua volont\u00e0 di provocare ad ogni costo, con machiavellico disprezzo delle norme internazionali, una guerra con l&#8217;Etiopia.<\/p>\n<p>Fra gli storici &quot;fascisti&quot; di cui sopra, dobbiamo ricordare, fra gli altri, don Alfonso Manaresi (gi\u00e0 sacerdote, tornato allo stato laicale in seguito alla persecuzione antimodernista di Pio X, che lo aveva coinvolto), i cui manuali ad uso delle scuole superiori godettero di una vasta fama e di un meritato apprezzamento per la loro chiarezza didattica.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Alfonso Manaresi nel suo \u00abCorso di storia per i Licei classici, scientifici e gli Istituti Magistrali\u00bb (Roma, Casa Editrice Luigi Trevisini, 1936, vol. 3, pp. 383-84):<\/p>\n<p>\u00abIl nuovo negus [Hail\u00e8 Selassi\u00e8 I] si accinse al riordinamento dell&#8217;Etiopia. Abbatt\u00e9 i ras pi\u00f9 potenti e ribelli, e al loro posto mise governatori provinciali, da lui nominati, tentando di trasformare il vecchio impero feudale in uno Stato unitario e accentratore. Quindi annunci\u00f2 un vastissimo programma di riforme, destinato poi a fallire per l&#8217;impreparazione dei dirigenti e per le resistenze di un popolo, barbaro da millenni.<\/p>\n<p>Accorsero allora da ogni parte d&#8217;Europa sedicenti consiglieri, diplomatici falliti, tecnici di dubbia origine, ai quali vennero affidati posti di comando. E l&#8217;Etiopia pullul\u00f2 di &quot;esperti&quot; inglesi e americani, di ex ufficiali svedesi,belgi e turchi, di affaristi greci, di fuorusciti russi, di commercianti giapponesi, di avventurieri levantini. Addis Abeba e i principali centri dell&#8217;Etiopia presentarono la pi\u00f9 caotica mescolanza di bianchi, di abissini, di negri: il pi\u00f9 stridente contrasto fra i barbari usi tradizionali e le ingenue pretese di modernit\u00e0 e di civilt\u00e0, mentre i pochi giovani etiopici, che avevano visitato l&#8217;Europa, si univano in associazioni patriottiche, assumendo atteggiamenti nazionalistici e grottesche pose imperiali. E ci\u00f2 in un Paese che aveva due milioni di schiavi, che usava ancora per punizione le pi\u00f9 barbare mutilazioni, che non aveva scuole, strade, ospedali, nulla! In mezzo a tanta confusione di idee e di cose, il negus era riuscito a creare una sola istituzione abbastanza seria: l&#8217;esercito. Non numeroso, ma vestito e armato all&#8217;europea, esso era stato discretamente istruito da ufficiali mercenari svedesi e belgi, e costituiva l&#8217;unica forza, su cui potesse fondarsi l&#8217;autorit\u00e0 del governo centrale. Nella politica etiopica l&#8217;Inghilterra, coi suoi consiglieri e consiglieri, aveva finito per irretire il sovrano, mirando ad una lenta e graduale annessione del paese.<\/p>\n<p>Nettamente osteggiata da Hail\u00e8 Selassi\u00e8 fu l&#8217;Italia. Il patto di amicizia del 1928 fu presto dimenticato; la cooperazione economica italiana venne costantemente avversata; ostacoli di ogni genere furono suscitati contro commercianti, imprenditori, tecnici italiani. La strada camionabile Dessi\u00e8-Addis Abeba, che doveva far convergere il commercio italo-etiopico verso Assab, non fu mai cominciata; la delimitazione dei confini sempre rimandata; tutte le proteste italiane ad Addis Abeba sistematicamente respinte. La politica anti-italiana del Negus incoraggi\u00f2 allora i ras e i piccoli tirannelli della periferia dell&#8217;impero ad abbandonarsi ad atti criminali contro agenzie consolari italiane, a rappresaglie su nostri amici, a incursioni e rapine nei territori di frontiera. Il 4 novembre 1934 il Consolato italiano di Gondar fu brigantescamente assalito di notte: alcuni nostri ascari rimasero uccisi. Apertasi un&#8217;inchiesta, risult\u00f2 che autore dell&#8217;aggressione era stato il capo della polizia municipale di Gondar e che agenti di polizia lo avevano seguito; i colpevoli, temporaneamente arrestati, furono subito posti in libert\u00e0; nessuna soddisfazione ottenne l&#8217;Italia, nonostante i replicati interventi della legazione italiana alla corte etiopica. Pi\u00f9 grave conflitto avvenne presso il nostro posto di Ualual, nella zona di frontiera della Somalia orientale. Il 5 dicembre 1934 oltre 500 soldati regolari abissini, agli ordini del vice-governatore etiopico dell&#8217;Ogaden, attaccarono improvvisamente le nostre posizioni: noi avemmo 80 dubat tra morti e feriti. All&#8217;immediata protesta italiana il governo etiopico rispose ordinando la mobilitazione generale nell&#8217;Harar e nell&#8217;Ogaden. Ormai la sicurezza delle nostre colonie era seriamente minacciata: occorreva intervenire subito. Il Duce assunse personalmente la direzione del Ministero delle Colonie, nomin\u00f2 Alto Commissario per l&#8217;Africa Orientale il quadrumviro generale Emilio De Bono, affidandogli il compito di dare unit\u00e0 d&#8217;indirizzo all&#8217;azione civile e militare in Eritrea e in Somalia; quindi invi\u00f2 a Mogadiscio il generale Rodolfo Graziani, nominato comandante militare della Somalia. Nuovi attacchi abissini lungo le zone di confine confermarono anche i\u00f9\u00e0 sfacciatamente la volont\u00e0 aggressiva dell&#8217;Etiopia, costringendo il governi italiano a iniziare il richiamo della classe 1911 e ad inviare subito truppe per la difesa dei punti pi\u00f9 minacciati.<\/p>\n<p>L&#8217;incidente di Ualual, bench\u00e9 gravissimo, avrebbe potuto essere risolto pacificamente, qualora l&#8217;Etiopia avesse acconsentito a discuterlo entro le norme del patto d&#8217;amicizia del 1928. Ma il negus, lusingato dall&#8217;aperto favore dell&#8217;Inghilterra, vi si rifiut\u00f2 e pretese che la discussione dell&#8217;incidente fosse portata davanti alla Societ\u00e0 delle Nazioni. Una controversia, di carattere nettamente coloniale, si trasformava cos\u00ec in una pericolosa competizione di carattere europeo, servendo di pretesto a una scandalosa (sebbene inefficace) levata di scudi contro l&#8217;Italia fascista per parte della Massoneria e dell&#8217;antifascismo internazionale. Ma l&#8217;Italia &quot;tirava diritto&quot; (come disse il Duce), senza incertezze. E intanto continuava a inviare soldati ed operai in Africa, ben sapendo che per garantire la sicurezza delle colonie e per tener a freno la protervia etiopica erano assai pi\u00f9 efficaci i cannoni che le vane chiacchiere dei diplomatici ginevrini.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, la prima parte di questo brano suona sgradevolmente razzista ai nostri sensibili orecchi di cittadini del post-colonialismo; ma bisogna avere l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di riconoscere che i libri scolastici inglesi e francesi non adoperavano affatto un linguaggio diverso, allorch\u00e9 giustificavano non solo le conquiste coloniali di quelle potenze, ma anche le guerre di sterminio e perfino gli atti di inaudita barbarie: come quando, tanto per fare un esempio fra i mille e mille, il vincitore della battaglia di Omdurman del 1898, lord Kitchener, fece disseppellire la testa del Mahdi per inviarla come trofeo alla regina Vittoria.<\/p>\n<p>E non parliamo delle armi batteriologiche adoperate dai Britannici a danno dei Pellirosse del Nord America fin dal XVIII secolo o dei veri e propri genocidi compiuti dai loro governatori e dai loro colonizzatori, come quello perpetrato ai danni dei miti e inoffensivi Tasmaniani, per fare posto alle fattorie e agli allevamenti dei nuovi padroni. Gli Inglesi si indignavano e si indignano sempre per i genocidi compiuti dagli altri: di quelli commessi da loro, a quanto pare, non hanno alcuna consapevolezza, nemmeno ai nostri giorni.<\/p>\n<p>Ma, tornando alla pagina di Alfonso Manaresi, restano i fatti relativi alla politica anti-italiana intrapresa da Hail\u00e8 Selassi\u00e8 e restano gli oscuri maneggi della diplomazia del governo conservatore britannico, intesi a spingere l&#8217;Etiopia contro l&#8217;Italia per creare difficolt\u00e0 a Mussolini e anche per farsi applaudire dall&#8217;opinione pubblica inglese come il custode dell&#8217;ordine europeo e mondiale, in nome dei sacri principi del liberalismo e della democrazia.<\/p>\n<p>Muatis mutandis, non si pu\u00f2 dire che l&#8217;atteggiamento inglese (e americano) sia cambiato sostanzialmente, da allora ad oggi: basti osservare i continui interventi armati contro la Iugoslavia, contro l&#8217;Afghanistan, contro l&#8217;Iraq, contro la Libia; sempre si capisce, in difesa dei sacri principi del liberalismo e della democrazia e sempre, per carit\u00e0, nel nobile intento di liberare dei popoli oppressi e di rovesciare qualche bieco dittatore che, poi, la Corte internazionale di giustizia si incaricher\u00e0 di condannare a morte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 sempre detto e ripetuto che Mussolini, nel 1934, prese a pretesto l&#8217;incidente ai pozzi di Ual-Ual per muovere guerra all&#8217;Etiopia ed occuparla, &quot;vendicando&quot; cos\u00ec<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102,178],"class_list":["post-26019","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26019","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26019"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26019\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}