{"id":26009,"date":"2015-07-28T06:33:00","date_gmt":"2015-07-28T06:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/quando-ippopotami-e-leoni-delle-caverne-passeggiavano-in-trafalgar-square\/"},"modified":"2015-07-28T06:33:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:33:00","slug":"quando-ippopotami-e-leoni-delle-caverne-passeggiavano-in-trafalgar-square","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/quando-ippopotami-e-leoni-delle-caverne-passeggiavano-in-trafalgar-square\/","title":{"rendered":"Quando ippopotami e leoni delle caverne passeggiavano in Trafalgar Square"},"content":{"rendered":"<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 affascinanti della geologia, e, pi\u00f9 ancora, della paleontologia, \u00e8 lo scenario che tali scienze offrono all&#8217;immaginazione dello studioso, allorch\u00e9 questi riflette su quali enormi, radicali trasformazioni si sono verificate nel paesaggio naturale, quale noi oggi lo conosciamo e consideriamo familiare, nel corso di milioni e milioni di anni.<\/p>\n<p>Quando camminiamo per una strada, osserviamo degli edifici, ammiriamo i fiori e le piante rampicanti dei giardini, oppure rivolgiamo lo sguardo al traffico ed al convulso, frenetico agitarsi della vita moderna, restiamo come folgorati da un pensiero improvviso: queste pietre, questo asfalto, questo cemento, un tempo non c&#8217;erano; non c&#8217;era la citt\u00e0, non c&#8217;erano gli uomini, n\u00e9 alcuna altra traccia della loro civilt\u00e0 e della loro presenza; c&#8217;erano solo boschi, fiumi, vallate e montagne dall&#8217;aspetto selvaggio, popolate da una strana vegetazione e da animali ancora pi\u00f9 strani, ancora pi\u00f9 diversi da quelli che vivono ai nostri giorni.<\/p>\n<p>In un libro di Camille Flammarion, \u00abIl mondo prima della creazione dell&#8217;uomo\u00bb, un grosso volume ingiallito dal tempo e pieno di incisioni incredibilmente affascinanti (tradotto in italiano dall&#8217;editore milanese Sonzogno nel 1886), c&#8217;era, fra le altre, l&#8217;illustrazione di un dinosauro che si affaccia alle finestre del terzo piano d&#8217;una casa, poggiando le zampe anteriori sui balconi, nel bel mezzo d&#8217;una citt\u00e0 moderna. L&#8217;artista aveva voluto fare quel confronto per suggerire al lettore, con evidenza immediata, quanto fossero colossali le dimensioni di quelle antiche creature: di fatto, aveva realizzato un&#8217;opera decisamente surreale, che pareva uscita da un romanzo di fantascienza o dalla sbrigliata fantasia di un pittore dalla immaginazione quasi allucinata&#8230;<\/p>\n<p>Eppure, noi siamo convinti che molti geologi abbiano scelto il loro campo di studi proprio sotto l&#8217;effetto &#8212; magari inconscio, o parzialmente dimenticato &#8212; di uno stimolo di questo genere, di una suggestione infantile, un racconto, una immagine: perch\u00e9 le scienze naturali, un tempo, erano presentate sovente in una luce divulgativa che non disprezzava affatto gli artifici atti a colpire fortemente l&#8217;immaginazione, n\u00e9 aveva il minimo complesso accademico e professorale, di doversi presentare, sempre e comunque, nelle vesti spoglie ed asettiche &#8212; ma diciamolo pure, talvolta un po&#8217; scostanti &#8212; della Scienza con la &quot;s&quot; maiuscola, ossia senza nulla concedere alla fantasia, ma solo ostentando formule, schemi, grafici e tabelle, insieme a una valanga di dati, di cifre, di note e di rimandi.<\/p>\n<p>La geologia \u00e8 la scienza del nostro pianeta della sua storia, delle sue trasformazioni, ma anche del tempo e del suo enorme, pauroso trascorrere: il Tempo come realt\u00e0 incombente, onnipotente, quasi incomprensibile per la sua smisurata estensione; che cosa mai sono i pochi anni della nostra vita, in confronto ai milioni e ai miliardi di anni di vita della Terra? Che cosa ne \u00e8 dei nostri ricordi d&#8217;infanzia, in confronto alle incessanti trasformazioni del paesaggio, che vedono innalzarsi grandiose catene di montagne, l\u00e0 dove vi erano mari e lagune, o che vedono aprirsi mari ed oceani ove esistevano delle compatte masse continentali; che portano il gelido clima polare l\u00e0 dove crescevano le felci e le palme, e che congelano per sempre, sotto strati di ghiaccio alti migliaia di metri, i fiumi e gli stagni ove nuotavano pigramente pesci tropicali, ippopotami e coccodrilli? Che cosa ne \u00e8 stato del gattino o del cagnolino, che furono i compagni di giochi della nostra infanzia, quando gli abissi del tempo hanno ingoiato prima i dinosauri, indi i megateri e i grandi rinoceronti lanosi, che pascolavano ove ora sorgono le nostre citt\u00e0, e i leoni delle caverne, che si aggiravano fra le rocce, l\u00e0 ove adesso la mano dell&#8217;uomo ha creato, per il diletto e per lo studio, un giardino botanico, un acquario o, magari, un museo di scienze naturali, nelle cui sale si possono ammirare i loro resti fossili?<\/p>\n<p>Scrive L. Beverly Halstead in \u00abDinosauri e vita preistorica\u00bb (titolo originale: \u00abDinosaurs and Prehistoric Life\u00bb, Glasgow, Harper Collins Manifacturing, 1989; traduzione dall&#8217;inglese di Diego Maria Rossi, Milano, Garzanti\/Vallardi, 1991, pp. 222-23):<\/p>\n<p>\u00abNELLE VISCERE DI TRAFALGAR SQUARE.<\/p>\n<p>Prima dell&#8217;ultima glaciazione, il clima europeo era ben pi\u00f9 caldo di quanto non sia oggi. Nel 1957, nel corso di lavori di scavo in Trafalgar Square, nel cuore di Londra, un gruppo di esperti di conchiglie, di piante e di mammiferi fossili esamin\u00f2 i resti rinvenuti in quell&#8217;occasione: 13.000 molluschi gasteropodi e bivalvi e 150 tipi di vegetali. In quel tempo preistorico, alcuni molluschi vivevano sui prati asciutti, altri fra i cespugli dei terreni acquitrinosi. Vi erano numerosi tipi di coleotteri, tra cui gli scarabei stercorari, il coleottero delle rose, i carabidi e i ditischi.<\/p>\n<p>Lungo le rive del Tamigi crescevano un tempo le canne e i giunchi d&#8217;acqua, le castagne d&#8217;acqua e le ninfee gialle, nonch\u00e9 aceri tipici dell&#8217;Europa meridionale, &quot;Corilus&quot;[cio\u00e8 il comune nocciolo, &quot;Corilus avellana&quot;] e cespugli di biancospino.<\/p>\n<p>Tra i fossili sono stati rinvenuti denti di elefante a zanne diritte. Tra gli erbivori menzioniamo l&#8217;uro, o &quot;Bos primigenius&quot;, l&#8217;alce, il daino e perfino il rinoceronte. In acqua sguazzavano gli ippopotami: durante questo periodo, infatti, a partire dall&#8217;Africa si diffusero verso Nord fino a raggiungere l&#8217;Inghilterra. E c&#8217;erano ancora orsi, iene, e leoni delle caverne che, per coincidenza, coabitavano con i leoni di Landseer trovati sotto Trafalgar Square [n. b.: non si tratta di una specie di leoni preistorici ma semplicemente di quattro famosi leoni in bronzo realizzati da Sir Edwin Landseer, pittore e scultore dell&#8217;epoca vittoriana, nato a Londra nel 1802 e ivi deceduto nel 1873]; da quanto si pu\u00f2 dedurre dai dipinti trovati all&#8217;interno delle caverne, i leoni maschi non possedevano la criniera.\u00bb<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questo effetto psicologico, che rende cos\u00ec affascinante lo studio della geologia e della paleontologia: il salto all&#8217;indietro nel tempo, cos\u00ec indietro da giungere fino agli estremi confini dell&#8217;immaginazione; perch\u00e9 \u00e8 quasi impossibile arrivare realmente a immaginare un tempo in cui, dove oggi si innalzano superbamente le montagne e vi \u00e8 un clima di tipo alpino, o continentale, vi fu un tempo in cui, nei medesimi luoghi, vi erano mari tropicali e scogliere coralline, con le felci che stormivano al vento e libellule gigantesche che si libravano tra le fronde.<\/p>\n<p>La nostra mente non \u00e8 adatta a pensare cos\u00ec in grande: gi\u00e0 si smarrisce, o quasi, allorch\u00e9, dopo un&#8217;assenza di molti anni, noi torniamo sui luoghi della nostra infanzia ed essa non trova pi\u00f9 le cose custodite nella memoria, le case, i giardini, i negozi, ma vede tutto mutato, sopraelevate e rotonde stradali, fabbriche e capannoni, parcheggi e centri commerciali. Per non parlare delle persone: non solo tendiamo a turbarci non vedendo pi\u00f9 le persone che abitavano in quei luoghi, e che erano rimaste ben vive nel nostro ricordo, sempre uguali a se stesse; ma ancor pi\u00f9 ci confondiamo scoprendo che il loro posto \u00e8 stato occupato da un&#8217;altra umanit\u00e0, quasi fosse avvenuta una mutazione antropologica e sociologica. Bambini che camminano giocando con il loro <em>smartphone<\/em> o il loro <em>tablet<\/em>, e numerosissimi immigrati stranieri, provenienti da chiss\u00e0 quali lontani paesi, hanno sostituito l&#8217;umanit\u00e0 a noi familiare, portando con s\u00e9 nuove abitudini e nuovi modi di pensare, di sentire, di mangiare, di pregare, di amare.<\/p>\n<p>Che cosa sono, in confronto a questo cambiamenti che si possono registrare sulla modesta scala temporale degli anni o dei decenni, le fantastiche, inimmaginabili trasformazioni che caratterizzano la storia geologica e paleontologica del nostro pianeta? Che cosa sono civilt\u00e0 pur millenarie, come quella dei faraoni, o quella di Roma, al paragone dei milioni e miliardi di anni, quando l&#8217;Africa e l&#8217;America erano due continenti ancora uniti, o quando le Alpi, l&#8217;Himalaya e la Cordigliera delle Ande non esistevano ancora? Eppure, il geologo e il paleontologo maneggiano continuamente simili cifre, e parlano, come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale del mondo, delle decine e delle centinaia di milioni d&#8217;anni, quasi che simili numeri, a loro, non facessero nessunissima impressione.<\/p>\n<p>Questo, effettivamente, \u00e8 un pericolo. Cos\u00ec come il fatto di stare tutto il girono in mezzo ai morituri e ai cadaveri rappresenta un pericolo per il medico chirurgo, perch\u00e9 la sua sensibilit\u00e0 e la sua affettivit\u00e0 rischiano di ottundersi, quale reazione difensiva davanti agli assalti di una commozione che potrebbe rendere incerta la sua mano, e sconvolgere atrocemente il suo cuore, allo stesso modo il geologo rischia di smarrire il senso della enormit\u00e0 del tempo, con tutte le implicazioni che ci\u00f2 comporta, forse proprio per difendersi dal senso di vertigine che gli verrebbe da una consapevolezza troppo nitida, troppo acuta, di quella enormit\u00e0 temporale, rispetto alla quale gli esseri umani sono poca cosa e rischiano quasi di scomparire.<\/p>\n<p>\u00c8 un rischio, perch\u00e9 lo scienziato, in questo modo, si abitua un po&#8217; troppo alle cose straordinarie e piene di significato che costituiscono il suo oggetto di studio; e, in tal modo, egli potrebbe perdere lo stupore, la commozione, tutto ci\u00f2 che dovrebbe renderci riverenti davanti al mistero insondabile rappresentato da ci\u00f2 che \u00e8 troppo pi\u00f9 grande di noi. Il mistero del tempo non \u00e8 solo un mistero quantitativo, non \u00e8 solo questione di grandezze; \u00e8 anche, come ogni vero mistero, di tipo qualitativo: mette in crisi la nostra superficiale sicurezza, l&#8217;ingenua baldanza con la quale ci poniamo di fronte alla enorme complessit\u00e0 del reale. Quando vediamo un geologo parlare, in un programma televisivo, dei milioni di anni che ci separano dal tempo in cui visse una determinata specie d&#8217;animali o di piante, e lo fa con quel lieve sorriso di superiorit\u00e0, di fatto ci\u00f2 a cui assistiamo \u00e8 una forma di auto-rassicurazione, quasi un esorcismo: \u00e8 come se costui volesse esorcizzare la propria piccolezza e fragilit\u00e0, parlando di quei numeri enormi con ostentata disinvoltura, come se ne potesse disporne a piacimento, solo perch\u00e9 la scienza li ha calcolati.<\/p>\n<p>Ecco il grande equivoco:lo scienziato \u00e8 colui che sa descrivere i fenomeni, e, in alcuni casi, sa perfino predirli; ma non ne conosce l&#8217;intima essenza. Pu\u00f2 solo dire come avvengono, in presenza di quali circostanze, e perch\u00e9; non sa dire che cosa siano i componenti chimici dai quali scaturisce una determinata reazione, non sa descriverli se non per mezzo di un confronto con altri elementi chimici e con altre reazioni. Dovrebbe essere, quindi, un signore estremamente umile: ben consapevole di essere un dignitoso esploratore delle superfici, ma non delle profondit\u00e0; di poter arrivare a conoscere non l&#8217;essenza delle cose, ma solo la loro apparenza, il loro manifestarsi (e anche questo, solamente nei casi pi\u00f9 fortunati, che sono relativamente rari in confronto ai casi dubbi, confusi, incerti, nei quali egli deve accontentarsi, giocoforza, di un sapere puramente congetturale e probabilistico).<\/p>\n<p>La stessa cosa si vede benissimo nella psicologia, nella psichiatria e specialmente nella psicanalisi (ammesso che quest&#8217;ultima meriti il nome di scienza). A forza di stare a contatto con persone che sono portatrici di gravi disfunzioni della mente, lo studioso finisce per rendersene immunizzato, fra le altre cose, teorizzando che la malattia, e non la salute, sia la condizione abituale della vita psichica di tutti gli esseri umani; il che lo porter\u00e0 facilmente ad assumere un punto di vista disumano nei confronti dei problemi umani, perch\u00e9 tale \u00e8 l&#8217;inevitabile approdo di una filosofia che parta dall&#8217;assioma della universale pazzia umana. Anche qui, lo studioso rischia di diventare un cinico dalla sensibilit\u00e0 ottusa e dall&#8217;etica relativista, che ha smarrito lo stupore davanti al mistero dell&#8217;anima umana (e infatti ha finito per eliminare perfino il concetto di &quot;anima&quot; dalla sua mappa concettuale e dal suo stesso vocabolario).<\/p>\n<p>Ricordiamo il celebre aforisma di Albert Einstein, uno dei massimi scienziati d&#8217;ogni tempo: \u00abChi non riesce pi\u00f9 a provare stupore e meraviglia davanti alla magia della vita, \u00e8 come se fosse gi\u00e0 morto; ed \u00e8 come se i suoi occhi non fossero pi\u00f9 capaci di vedere le cose\u00bb. \u00c8 bene, quindi, anzi, \u00e8 necessario che lo scienziato, come qualunque altro essere umano, provi stupore e meraviglia davanti al superbo spettacolo di ci\u00f2 che esiste. Per lo scienziato, tale spettacolo \u00e8 rappresentato dal mondo della natura; per l&#8217;artista e il musicista, dal mondo dell&#8217;armonia e della bellezza; per lo scrittore e il poeta, dalla magia evocatrice della parola; per il filosofo e il teologo, dalle profondit\u00e0 abissali dell&#8217;intellegibile, di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere conosciuto e compreso dall&#8217;intelletto; per lo spirito religioso, infine, dalla presenza di Dio.<\/p>\n<p>Tale presenza pu\u00f2 essere percepita anche dallo scienziato, l&#8217;artista, il musicista, lo scrittore, il poeta, il filosofo e il teologo, che la esprimeranno ciascuno a suo modo: come una preghiera universale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 affascinanti della geologia, e, pi\u00f9 ancora, della paleontologia, \u00e8 lo scenario che tali scienze offrono all&#8217;immaginazione dello studioso, allorch\u00e9 questi riflette su<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[52],"tags":[92],"class_list":["post-26009","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-zoologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-zoologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26009","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26009"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26009\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30135"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26009"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26009"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26009"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}