{"id":26008,"date":"2009-05-19T01:59:00","date_gmt":"2009-05-19T01:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/19\/una-pagina-al-giorno-discorso-sulle-fate-di-ippolito-pizzetti\/"},"modified":"2009-05-19T01:59:00","modified_gmt":"2009-05-19T01:59:00","slug":"una-pagina-al-giorno-discorso-sulle-fate-di-ippolito-pizzetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/19\/una-pagina-al-giorno-discorso-sulle-fate-di-ippolito-pizzetti\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: \u00abDiscorso sulle fate\u00bb, di Ippolito Pizzetti"},"content":{"rendered":"<p>Dal libro di Ippolito Pizzetti \u00abPollice verde\u00bb (Milano, Rizzoli, 1982, pp. 350-56; ma comparso inizialmente come articolo, il 22 ottobre 1978):<\/p>\n<p>\u00abC&#8217;era una volta &#8211; o meglio c&#8217;\u00e8, perch\u00e9 ne esiste ancora molta pi\u00f9 di quanto si creda &#8211; all&#8217;estero della gente che quando sente che siamo italiani spalanca la bocca in un sorriso radioso quanto ebete, ed esclama: &quot;macaroni&quot;, &quot;pastasciutta&quot;, &quot;O sole mio&quot;, &quot;gondola&quot; e tre o quattro altre baggianate del genere e si aspetta che, con certezza pavloviana, che, come tanti &quot;apriti Sesamo&quot; tali Cs (stimoli condizionati) suscitino in noi una Cr (risposta condizionata). Questa \u00e8 la loro idea di un accesso alla cultura. Mi vergogno per loro. Ma mi vergogno anche per noi ogni volta che ci accostiamo a quel mondo che in inglese viene chiamato Faerieland o Fantasy e per il quale (fatto significativo) non esiste un corrispettivo nella nostra lingua, essendo &quot;il paese delle favole&quot; un termine troppo povero e limitativo. Apro, per esempio, il &quot;Vocabolario nomenclatore&quot; del Premoli alla voce &quot;fata&quot;: &quot;donna favolosa&quot;, dice il libro &quot;maga (figur., donna che riesce a fare tutto). Esseri fantastico, dotato di facolt\u00e0 soprannaturali, apparente ora in forma di bella giovine, ora di vecchia rugosa, , vivente migliaia di anni. Famosa la Circe d&#8217;Omero, l&#8217;Alcina di Ariosto, l&#8217;Armida del Tasso&quot;. Tutto qui.<\/p>\n<p>Poco o niente, ed inesatto per giunta. Circe, Alcina ed Armida erano fate quanto io sono un mangiatore di maccheroni, o uno strimpellatore di mandolino. L&#8217;unica cosa che hanno in comune con le fate \u00e8 di essere ditate di poteri magici.<\/p>\n<p>Ma gli errori in questo caso sono pericolosi perch\u00e9 i popoli numerosi quanto vari delle fate, dei nani, degli elfi, dei nani coboldi, troll, gobelin, brownies, selkires, asrai, bogles, leprechaunus, spriggans (non posso certo nominarli tutti) sono, e dovremmo saperlo, molto suscettibili, supremamente permalosi; ciascuno ha regole proprie e proprie leggi, e codici complicatissimi che regolano il commercio con i comuni mortali quali noi siamo. Tra l&#8217;altro questi codici non sono affatto facili da interpretare, e richiedono a chi li voglia osservare una grandissima fantasia, sensibilit\u00e0, versatilit\u00e0 e iniziativa personale, altrimenti non funzionano. Altro che Pavlov, Cs e Cr. Per esempio, c&#8217;\u00e8 il fatto importantissimo del &quot;glamour&quot;, che tradurr\u00f2 molto rozzamente con incantesimo.<\/p>\n<p>Poniamo adesso che voi siate cos\u00ec fortunati da vedere una Asraie non dovete spaventarvi perch\u00e9 generalmente si tratta di creature piuttosto innocue, descritte da Brian Froud e Alan Lee in uno straordinario libro pubblicato a New York (B.F. &amp; A.L:, &quot;Faeries&quot;, Abrams, 1978), come fate minute e delicate che si sciolgono in una pozza d&#8217;acqua se catturate o esposte ai raggi della luce&quot;, oppure abbiate la mala ventura di sorprendere Glaistig, pericolosissima, &quot;che invita gli uomini a danzare con lei e quindi si nutre come un vampiro del loro sangue&quot;, ma pu\u00f2 anche essere benigna (come tutte le creature paniche), &quot;prendendosi cura dei bambini e dei vecchi&quot; e conducendo i greggi al pascolo; noi non sapremo mai se la spoglia che ci appare \u00e8 reale o, per esprimerci in un linguaggio pi\u00f9 attuale, se questa figura dal volto e dalle mani bellissime, vestita di un&#8217;ampia tunica verde ricamata in oro (sotto cui nasconderebbe i suoi attributi caprini) non sia una proiezione indotta e la sua realt\u00e0 tutta diversa (totalmente brutta o se lo preferite, anche totalmente bella).<\/p>\n<p>La caratteristica fondamentale di tutto il mondo delle fate \u00e8 la sua ambiguit\u00e0 e la sua imprevedibilit\u00e0: caratteristiche che ha in comune con tutte le demonologie primitive. Una ambiguit\u00e0, come appare dall&#8217;esempio che ho fatto, che \u00e8 della forma, e non soltanto della forma ma anche della sostanza: potendo essere la creatura benevola o malevola, amica o nemica a capriccio, secondo leggi il cuoi codice non \u00e8 mai rivelato, ma segreto, ed \u00e8 sempre . contrariamente che nella mitologia cristiana &#8211; nelle mani degli &quot;altri&quot;, del sovrumano, mai nelle nostre. \u00c8 una differenza che bisogna tenere bene a mente, perch\u00e9 \u00e8 una di quelle che segnano pi\u00f9 decisamente la rottura tra il mondo cristiano e quello pagano. Certo \u00e8 che c&#8217;\u00e8 assai pi\u00f9 affinit\u00e0 tra un Gobelin ed un Troll da una parte ed un Satiro ed un fauno dall&#8217;altra, che tra costoro e anche infimo e trucido (e quindi il pi\u00f2 vicino a costoro, almeno secondo i canoni i di giudizio che ci vengono imposti) santo della tradizione cristiano-cattolica.<\/p>\n<p>Ed ecco che cos\u00ec si spiega anche il perch\u00e9 della totale o semitotale assenza bel nostro paese delle creature appartenenti a questo mondo: quelle che non morirono con Pan, timide ed elusive e segretissime come sono per loro natura, si sono nascoste per sottrarsi al genocidio perpetrato dalla Chiesa (come gi\u00e0 perfetti genocidi neo confronti di altre culture, per esempio l&#8217;etrusca, erano stati perpetrati da quella romana, che della cattolica \u00e8 la madre diretta) che ci vuole ben altro che il nostro occhio distratto e ormai molto mal esercitato per scovarle e sorprenderle. Tanto \u00e8 vero che, fatte pochissime eccezioni, nella nostra cultura letteraria, e fatta ancora eccezione per le isole, o quasi chiuse monadi, che sono le nostre culture dialettali, dove sono i nostri scrittori e artisti che con questo mondo si sono tenuti costantemente o episodicamente in contatto? Stranamente uno dei primi nomi che mi emerge nella memoria \u00e8 quello di Piranesi. Piranesi ebbe certamente commercio con quel mondo, ma fatto curioso lo ebbero molto di pi\u00f9 dei nostri artisti quelli di altri paesi latini, come la Francia o la Spagna(non voglio parlare di quelli nordici!): nonostante i loro rigori controriformistici erano pur sempre stati terra di barbari con una cultura autoctona molto pi\u00f9 difficile da estirpare e annullare, lass\u00f9 ai confini, lontano da Roma.<\/p>\n<p>Invece in Inghilterra, per ritornare ai giorni nostri quasi dentro ai confini del nostro secolo, basta un attimo di riflessione ed i nomi si presentano da s\u00e9: Barrie, Conan Doyle, Yeats, O&#8217;Casey, J. C. Powys, Robert Graves, J. R. R. Tolkien per citare soltanto i pi\u00f9 noti ed importanti. Qui in Italia sembra curiosamente che i nostri uomini di cultura, artisti e scrittori e saggisti, di fronte a questo mondo &#8211; non paro soltanto di Tokien &#8211; cadano in uno stato di inerzia, di stupore disinteressato.<\/p>\n<p>Credo, per fare solo un esempio, che in pochi altri paesi, non dico sul fenomeno, ma sullo scrittore Tolkien (che in America conta tra i suoi ammiratori un poeta come W. H. Auden) sono stati pronunciati dagli uomini di cultura giudizi tanto ottusi come da noi. Perfino nel caso di Wagner e del Tristano, i wagneriani italiani sono wagneriani s\u00ec, ma a contropelo di tutto il Walhalla, di Tristano, di Isotta, di Re Marco, di Parsifal, di Kundrie di Merlino, che giudicano alla stregua di Pollione: un puro pretesto per la musica, Dove mai appare nella nostra cultura la figura del mago doloroso, che gronda Weltschmerz da tutti i lati, quando nella nostra novellistica popolare , nelle fiabe toscane o nel Cunto, come nella letteratura di corte o dotta, la figura del mago si identifica quasi sempre con quella del&#8217;Orco o del divoratore? Per arrivare a Faust, Merlino \u00e8 una pietra necessaria. Ma una sorte assai pi\u00f9 trista , perch\u00e9 di costoro \u00e8 qui questione., \u00e8 toccata a quell&#8217;immenso brulicante (minore nel senso di meno soggettivati, caratterizzato), che ha le sue radici profondamente infisse nel cosmo animale-vegetale, considerato buono tutt&#8217;al pi\u00f9 per le sere di veglia (quando c&#8217;erano ancora) o per i bambini i quali, nel nostro mondo serio, cos\u00ec adulto e perfettamente codificato, diviso, gerarchizzati hanno sempre avuto ancor meno diritto alla cittadinanza delle donne e degli omosessuali.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 questo un discorso che porta fuori strada perch\u00e9 ironicamente la Nursery (la stanza dei bambini), espressione di una classe privilegiata, finisce con l&#8217;essere invece il crogiolo di una cultura nazionale, dove il mondo popolare e primitivo s&#8217;incontra con la fantasia del singolo, del bambino che in quel luogo \u00e8 protetto in quanto tale, che in quella sede \u00e8 sovrano, libero di attingere alle fonti, attraverso una tradizione orale e scritta; cos\u00ec che la Nursery diventa un contenitore, il guscio durissimo che difende un contenuto, un luogo interiore, che poi uno si porter\u00e0 dietro tutta la vita, ma che rimane per tutti e durante l&#8217;intera vita un luogo d&#8217;incontro. Chiamiamolo pure Fantasy. Mentre la nostra cultura cattolica e castrante, categorizzante, come oggi fagocita il sesso per farne un esercizio salutista, ha sempre cercato di fare del mondo pagano un mondo &quot;tutto&quot; fantastico, senza radici nella e senza nessi con la realt\u00e0, appunto la favola, avulsa e valida come una pura vacanza, per un momento della vita che non \u00e8 considerato vita, che non \u00e8 valido per se stesso, ma soltanto come un Gradus ad Parnassum, che poi sappiamo bene questo Parnassum cosa sar\u00e0.<\/p>\n<p>Nel recensire un libro sugli gnomi di prossima pubblicazione Giampaolo Dossena ha giustamente sottolineato i confini tra Sciencefiction (che piace a Umberto Eco) e Fantasy (che a Umberto Eco non piace). Ma nel descrivere quest&#8217;ultima incorre, descrivendo il pubblico che la predilige, in una generalizzazione che non mi sento di condividere, Tale pubblico sarebbe, per Dossena, quello che &quot;resta indifferente agli anniversari ed ai revivals di Jules Verne, e va invece a caccia di vecchie tradizioni di Walter Scott. E ama le storie epiche, corali, asessuate come le canzoni di gesta, detesta gli eroi individualisti, moderni, erotizzati, dell&#8217;Ariosto o della serie 007.&quot;.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 verissimo se ci riferiamo al contenuto e al pubblico di &quot;Guerre stellari&quot; o a certa letteratura nascendo sempre pi\u00f9 fitta sulle orme di Tolkien; ma non \u00e8 vero affatto (a parte le considerazioni di carattere artistico) n\u00e9 per quel che riguarda Tolkien e la sua opera, n\u00e9 per il mondo o il contenuto della Fantasy quale appare anche dalla lettura di questo elegante catalogo illustrato di Froud e di Lee; lasciamo stare l&#8217;Ariosto e Bojardo e Pulci che alla fine i contatti con questo mondo li hanno avuti ed hanno reagito secondo le loro sensibilit\u00e0 poetiche, ma non \u00e8 vero affatto che sono asessuati i personaggi e le figure di matrice celtica che si tratti di Tristano o di Kundri, dell&#8217;incestuoso ed ambiguo Golum o dell&#8217;Orca sua amante, di Merlino innamorato a morte della Dama del Lago, o delle creature evocate in queste pagine, le sireneo Leanand-Sidhe vampira e musa al medesimo tempo, o il re Finvana e sua moglie Oonagh e tante altre. Certo se identifichiamo il sesso con quello degli (che \u00e8 poi lo stesso) con quello perennemente nudo patente in posa ed atteggiato dei nostri rotocalchi, che \u00e8 sempre parata e mai nulla di consumato, ha ragione Dossena. Ma io sono di avviso diverso.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una leggenda riportata dal libro in cui narra come San Patrizio, il quale come \u00e8 noto convert\u00ec l&#8217;Irlanda alla nostra fede (che era certo un grande e degno brav&#8217;uomo, il che non toglie che come legioni di missionari che vennero dopo e in tanti altri luoghi fu la rovina di quella cultura celtica di cui queste figure sono gli sconnessi frammenti) un giorno trov\u00f2 l&#8217;eroe Oisin cieco e vecchissimo (aveva disubbidito ad una fata) su una spiaggia deserta dell&#8217;isola e se lo port\u00f2 a casa, dove pazientemente si mise ad istruirlo alla dottrina cristiana. Ma Oisin rispose che poco gli importava di un cielo che non avrebbe accolto con lui i suoi compagni guerrieri, o di incontrare un Dio che non si fosse sentito onorato di avere suo padre Finn per amico. E poi che senso poteva avere una vita eterna dove non era pi\u00f9 possibile caciare o corteggiare donne bellissime? Preferiva l&#8217;Inferno dove a detta del Santo pativano i tormenti dei reprobi i suoi compagni.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 infatti cos\u00ec; in tutti questi esseri curiosi, mostruosi o splendidi che siano, ma sempre glamours, vive l&#8217;ultimo barlume di un mondo pagano che aveva altri modi e altri valori molto pi\u00f9 prossimi a quelli della natura in cui ancora viviamo quasi per scommessa.<\/p>\n<p>Dite quel che volete, ma se mai mi capiter\u00e0 grazie a un caprifoglio o ad una primola di vedere una di queste creature, qualunque sia, mi tolgo il capello e le faccio un inchino.\u00bb<\/p>\n<p>Quella di Ippolito Pizzetti (figlio del celebre musicista Ildebrando; nato a Milano nel 1926 e morto a Roma il 16 agosto del 2006) \u00e8 una lezione un po&#8217; atipica nel panorama dei paesaggisti e dei botanici italiani.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, non si era laureato in architettura e meno ancora in agronomia o in scienze naturali, ma in letteratura italiana (con Natalino Sapegno, nel 1950, discutendo una tesi su Cesare Pavese): per cui la passione per i giardini, di cui era divenuto uno dei nostri massimi esperti, gli era nata quasi per caso, come riflesso di pi\u00f9 vaste e profonde esigenze culturali.<\/p>\n<p>Poi, detestava la geometria del giardino all&#8217;italiana e le piante d&#8217;importazione, particolarmente l&#8217;eucalipto, e l&#8217;abuso delle conifere nei giardini pubblici: il suo approccio alla cultura del verde, e specialmente a quella del verde pubblico, si basava non solo su ragioni pratiche e funzionali, ma anche su una coerenza intellettuale di matrice ecologica, nel senso pi\u00f9 ampio della parola.<\/p>\n<p>Dopo aver pubblicato, con Einaudi, \u00abIl libro dei fiori\u00bb (nel 1968), per molti anni Pizzetti aveva tenuto una rubrica, intitolata \u00abPollice verde\u00bb, sul settimanale \u00abL&#8217;Espresso\u00bb (per l&#8217;esattezza, dal 1975 al 1985), i cui articoli vennero poi riuniti in volume &#8211; come si \u00e8 detto &#8211; per l&#8217;editore Rizzoli; aveva inoltre insegnato in diverse universit\u00e0 italiane, tenendo, in particolare, dei corsi di \u00abArchitettura del paesaggio\u00bb.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che egli sia stato il primo intellettuale italiano a ritagliare uno spazio culturale specifico per la cura, la manutenzione e il restauro del verde, inserendo il suo discorso all&#8217;interno della situazione urbanistica e paesaggistica italiana, in un momento storico &#8211; gli anni Settanta e Ottanta &#8211; in cui la speculazione edilizia e gli scempi della cementificazione selvaggia procedevano quasi incontrastati, nell&#8217;indifferenza delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, e di gran parte dello stesso establishment della cultura &quot;ufficiale&quot;.<\/p>\n<p>La sua prosa \u00e8 colta, netta, precisa, e rivela gli influssi delle sue intense e appassionate letture da Hardy, Lawrence, Stifter e Goethe; ed \u00e8 una prosa che, quasi sempre, travalica gli aspetti puramente tecnici del giardinaggio e della floricoltura, per coinvolgere il lettore in una riflessione pi\u00f9 ampia relativa al senso della cultura del paesaggio e, pi\u00f9 in generale, alle modalit\u00e0 e all&#8217;intimo significato delle trasformazioni economiche e sociali, nei loro riflessi sul rapporto tra uomo e ambiente, tra natura e cultura.<\/p>\n<p>Nel brano che abbiamo qui proposto, \u00abDiscorso sulle fate\u00bb, del 1978, Pizzetti prende in considerazione l&#8217;influsso della cultura cristiano-cattolica sulla tradizione, sia popolare sia colta, relativa agli esseri elementari quali fate, folletti, gnomi, elfi, sirene e via dicendo; e sferra un duro attacco contro il fanatismo ideologico e la demonizzazione della natura che il cristianesimo avrebbe recato con s\u00e9, portando alla quasi totale scomparsa di tali leggende e di tali credenze.<\/p>\n<p>In particolare, egli sostiene che un simile \u00abgenocidio culturale\u00bb \u00e8 stato pressoch\u00e9 totale in Italia, ma solo parziale nel Nord Europa e nei Paesi celtici, grazie al residuo pagano che in essi non \u00e8 mai stato interamente rimosso; e che perfino in Francia e in Spagna, Paesi latini, qualche frammento del grande naufragio si \u00e8 salvato, proprio per la loro relativa distanza dal centro della cristianit\u00e0, come pure da quello dell&#8217;Impero Romano.<\/p>\n<p>La sua tesi, in fondo, \u00e8 molto semplice: egli sostiene che la credenza nelle fate e negli elfi ha ispirato alle culture pre-cristiane un legame molto pi\u00f9 stretto e coinvolgente fra l&#8217;uomo e la natura e, quindi, un rapporto pi\u00f9 immediato e sereno fra l&#8217;uomo e la propria dimensione fisica e corporea, \u00abnaturale\u00bb appunto (da ci\u00f2 discende la frecciata, quasi d&#8217;obbligo, contro le tendenza antifemministe e omofobiche presenti nella cultura cattolica).<\/p>\n<p>Non staremo qui a fare la psicanalisi a buon mercato della sua impostazione violentemente polemica nei confronti di tutto quello che il cristianesimo ha insegnato e fatto, e specialmente nella versione cattolica: sarebbe troppo facile. Egli stesso, nella \u00abIntroduzione\u00bb al libro, ci parla di quella splendida, giovanissima bambinaia tedesca, fieramente protestante, che \u00e8 stata per cinque anni la sua vera mamma e che, oltre a portarlo ai giardini pubblici, inculcandogli l&#8217;amore del verde e l&#8217;attenzione alla natura, gli ha trasmesso anche un robusto scetticismi nei confronti del cattolicesimo (di contro all&#8217;agnosticismo del padre e alla superstizione pura e semplice &#8211; o, almeno, cos\u00ec lui la definisce &#8211; della madre).<\/p>\n<p>La sua tesi, per\u00f2, ci sembra gravemente inficiata da un errore di fatto e da uno di ragionamento; vediamo perch\u00e9.<\/p>\n<p>L&#8217;errore di fatto consiste nell&#8217;avere ignorato un intero filone della letteratura colta italiana (per non parlare di quella popolare, che \u00e8 piena di fate e di folletti, almeno nelle regioni del Nord), il quale si rif\u00e0 largamente agli esseri elementali della natura; e che culmina nel Romanticismo, ma non si limita a quel movimento e a quel contesto storico.<\/p>\n<p>Per tacere di parecchi altri esempi che potremmo fare, ci limiteremo al caso di Giovanni Prati (1814-1884) il quale, nella raccolta \u00abIside\u00bb, vagheggia l&#8217;immagine di una piccola fata, Azzarelina, con la quale immagina di stringere un patto magico:<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] E della curva luna<\/p>\n<p>Al freddo raggio, quando<\/p>\n<p>nella selvetta bruna<\/p>\n<p>le mille frasche armoniche<\/p>\n<p>si vanno ad una ad una addormentando;<\/p>\n<p>e dentro gli arboscelli<\/p>\n<p>si smorza la confusa<\/p>\n<p>canzon de&#8217; filunguelli,<\/p>\n<p>e sotto i muschi e l&#8217;eriche<\/p>\n<p>l&#8217;anima dei ruscelli in sonno \u00e8 chiusa;<\/p>\n<p>noi, cinta in bianca veste,<\/p>\n<p>la piccioletta fata<\/p>\n<p>vedrem dalla foresta<\/p>\n<p>venir nei verdi ombracoli,<\/p>\n<p>di bianchi fior la testa incoronata. [&#8230;]<\/p>\n<p>Oh fata bianca, come<\/p>\n<p>Un nevicato ramno,<\/p>\n<p>dagli occhi e dalle chiome<\/p>\n<p>pi\u00f9 bruni della tenebra,<\/p>\n<p>e dal soave nome in ch&#8217;io tiu chiamo.<\/p>\n<p>Oh Azzarelina! In pegno<\/p>\n<p>Dell&#8217;amor mio, ricevi<\/p>\n<p>Questo morente ingegno, tu che puoi far continovi<\/p>\n<p>Nel tuo magico regno i miei d\u00ec brevi[&#8230;]<\/p>\n<p>Ascolta, Azzarelina:<\/p>\n<p>la scienza \u00e8 dolore,<\/p>\n<p>la speranza \u00e8 ruina,<\/p>\n<p>la gloria \u00e8 roseo nugolo,<\/p>\n<p>la bellezza \u00e8 divina ombra d&#8217;un fiore.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la vita \u00e8 un forte<\/p>\n<p>Licor ch&#8217;ebbri ci rende,<\/p>\n<p>un sonno alto \u00e8 la morte;<\/p>\n<p>e il mondo un gran Fantasima<\/p>\n<p>che danza con la Sorte e il fine attende.<\/p>\n<p>Vieni ed amiam. L&#8217;aurora<\/p>\n<p>Non spunta ancor; gli steli<\/p>\n<p>Ancor son curvi; ancora<\/p>\n<p>Il focherel di venere<\/p>\n<p>Malinconico infiora i glauchi cieli.<\/p>\n<p>Vieni ed amiam. Chi vive,<\/p>\n<p>naturalmente guada<\/p>\n<p>alle tenarie rive:<\/p>\n<p>ma chi \u00e8 prigion nel circolo<\/p>\n<p>chela tua man descrive a ci\u00f2 non bada.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;errore di ragionamento consiste nell&#8217;avere asserito, senza dimostrarlo, che gli insegnamenti del cristianesimo sono di per s\u00e9 contrari alla credenza nelle fate, negli elfi, negli gnomi e simili, in quanto residui della concezione pagana e naturalistica del mondo.<\/p>\n<p>A nostro avviso, essi non sono contrari ad essa, ma incompatibili, non per il suo accentuato naturalismo (c&#8217;\u00e8 pure un ricco filone di naturalismo cristiano, che parte da San Francesco e arriva almeno fino a Bernardino Telesio), ma per il suo animismo e potenziale politeismo, quello s\u00ec, inconciliabile con il rigoroso monismo cristiano.<\/p>\n<p>Il cristianesimo ha emancipato l&#8217;uomo dalla soggezione alla natura; e non dimentichiamo che la natura ha pure un volto terribile, non \u00e8 solo praticelli e fiorellini: ma da ci\u00f2 non consegue che esso abbia ispirato il disprezzo verso di essa, e meno ancora che abbia investito l&#8217;uomo del diritto di manipolarla a suo piacere. Al contrario: il disprezzo per la natura e la feroce volont\u00e0 di dominarla si affermano in Occidente, storicamente, proprio quando comincia a venire meno la presa della cultura cattolica: cio\u00e8 a partire dalla cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo.<\/p>\n<p>Certo, il discorso oggi non piace e, specialmente in clima di dolciastra e vaga religiosit\u00e0 New Age, \u00e8 ormai un luogo comune dipingere la \u00ableggenda nera\u00bb di una Chiesa cattolica la quale, ottusa e feroce, brucia sul rogo le fate insieme alle streghe, e spezza le fonti delle ninfe insieme agli ultimi altari pagani.<\/p>\n<p>Si vorrebbe far credere che nei paesi anglosassoni &#8211; proprio quelli che hanno creato tutte le possibili \u00ableggende nere\u00bb a carico del cattolicesimo, a cominciare da quella delle colonie spagnole (ma sta di fatto che in esse gli Indios sono sopravvissuti, mentre nelle colonie inglesi sono stati bellamente sterminati) &#8211; le cose andavano diversamente: e si tace che, in Scozia, ancora nel 1704 si bruciava viva una strega; e che la notte di Walpurga o i riti innominabili della chiesa sconsacrata di Blokula hanno a che fare pi\u00f9 col satanismo moderno che con i riti pagani pre-cristiani, cos\u00ec come la magia di John Dee; mentre Giacomo I d&#8217;Inghilterra &#8211; il figlio di Maria Stuart &#8211; scriveva trattati sull&#8217;arte di processare e condannare a morte le streghe.<\/p>\n<p>Del resto, sappiamo che sia la teosofia, sia l&#8217;antroposofia, sono fiorite nella fertile area culturale del protestantesimo, e che tanto Madame Blavatskij, quanto Rudolf Steiner, non hanno fatto altro che riprendere le antiche credenze negli esseri elementali, adattandole in salsa moderna. Oggi, basta entrare in uno di quei grandi supermercati vegetariani, dove signore e signori dell&#8217;alta borghesia spendono somme favolose acquistando non solo cibi non trattati chimicamente, ma ogni altro possibile ammennicolo, dalle saponette profumate ed \u00abecologiche\u00bb ai deodoranti da appendere in automobile, per trovare, sugli scaffali dei libri di tendenza New Age, una quantit\u00e0 strabocchevole di volumi dedicati non solo agli spiriti della natura, ma anche agli angeli e ai demoni; e ci si render\u00e0 conto di quanto tutto questo \u00abtiri\u00bb sul mercato e di quanto sia ormai di moda per gente dal palato grosso e dalle facili ma pretenziose esigenze intellettuali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, rimane il fatto che, con l&#8217;avvento del cristianesimo, \u00abil gran dio Pan \u00e8 morto\u00bb (la frase \u00e8 di Plutarco di Cheronea) e, con lui, sono morte o sono corse a rifugiarsi nei recessi pi\u00f9 ombrosi dei boschi anche le ninfe e tutte le piccole creature &#8211; ora graziose, ora spaventose, ma sempre capricciose e imprevedibili &#8211; che facevano parte del suo corteo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 avvenuto, non vogliamo negarlo, perch\u00e9 il cristianesimo \u00e8 stato portatore di un modo \u00abserio\u00bb di considerare il mondo, abolendo ogni mediazione fra Dio, e l&#8217;uomo e vedendo nella natura null&#8217;altro che una manifestazione della divina magnificenza. L&#8217;uomo, cos\u00ec, \u00e8 rimasto solo davanti alle proprie responsabilit\u00e0 di fronte a Dio: anche nei confronti della natura (oltre che di se stesso e del proprio fratello).<\/p>\n<p>Deprecare che le cose siano andate cos\u00ec \u00e8 lecito, ma abbastanza sterile. Dal punto di vista storico, quello che importa \u00e8 sforzarsi di comprendere perch\u00e9 le cose si siano svolte in un certo modo, non intentare processi al passato.<\/p>\n<p>Ma, se proprio si vogliono intentare dei processi: che dire di quella cultura \u00abceltica\u00bb e favolistica, tanto cara a Pizzetti, che, passando per James Matthew Barrie e per l&#8217;aereo ed innocente Peter Pan nei giardini di Kenisngton, arriva fino alle astute orge consumistiche di Harry Potter, che trasudano una concezione radicalmente \u00abnon seria\u00bb della vita, ma che fruttano a qualche scrittrice da strapazzo e a pochi furbi produttori cinematografici dividendi favolosi, speculando su un bisogno del meraviglioso che, in se stesso, non \u00e8 affatto biasimevole, ma che il pubblico farebbe bene a incanalare verso curiosit\u00e0 e aspirazioni un poco pi\u00f9 \u00abserie\u00bb, appunto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal libro di Ippolito Pizzetti \u00abPollice verde\u00bb (Milano, Rizzoli, 1982, pp. 350-56; ma comparso inizialmente come articolo, il 22 ottobre 1978): \u00abC&#8217;era una volta &#8211; o<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-26008","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26008","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26008"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26008\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26008"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26008"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26008"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}