{"id":26007,"date":"2007-08-07T03:37:00","date_gmt":"2007-08-07T03:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/07\/alcune-ipotesi-sullaltro-mondo-e-sulla-mente-non-localizzata\/"},"modified":"2007-08-07T03:37:00","modified_gmt":"2007-08-07T03:37:00","slug":"alcune-ipotesi-sullaltro-mondo-e-sulla-mente-non-localizzata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/07\/alcune-ipotesi-sullaltro-mondo-e-sulla-mente-non-localizzata\/","title":{"rendered":"Alcune ipotesi sull&#8217;\u00abaltro mondo\u00bb e sulla mente non localizzata"},"content":{"rendered":"<p>Prima di svolgere alcune riflessioni e congetture sulla realt\u00e0 dell&#8217;<em>altro mondo<\/em>, a prescindere &#8211; in questa sede &#8211; dall&#8217;insegnamento delle religioni, ci piace riportare una esperienza documentata riportata nel libro di Larry Dossey <em>Alla ricerca dell&#8217;anima<\/em> (tr. it. Milano, Sperling &amp; Kupfer, 1997, pp.17-18).<\/p>\n<p><em>&quot;Nella sala operatoria tutto era filato liscio fino alle ultime fasi dell&#8217;operazione. Poi era usccesso qualcosa. Mentre il chirurgo suturava l&#8217;incisione, il cuore di Sarah cess\u00f2 di battere. Una reazione all&#8217;anestetico? Un&#8217;alterazione del sangue provocata dall&#8217;elettrolisi e sfuggita ai controlli? Una conseguenza di un&#8217;affezione cardiaca subclinica? Il monitor cardiaco rivel\u00f2 improvvisamente una fibrillazione ventricolare, una tumultuosa, caotica tempesta elettrica nel cuore, che ne impedisce pulsazioni efficaci. Ma l&#8217;emergenza cess\u00f2 nell&#8217;arco di un minuto, perch\u00e9 tanto bast\u00f2 all&#8217;anestesista per defibrillarla con l&#8217;apparecchiatura sempre pronta allo scopo, in sala operatoria.<\/em><\/p>\n<p><em>Eppure quell&#8217;esperienza sotto i ferri aveva lasciato a Sarah qualcosa di pi\u00f9 del dolore al fianco dove le era stata asportata la cistifellea piena di calcoli biliari e dei concentrici anelli rossastri sul suo petto, provocati dall&#8217;azione degli elettrodi del defibrillatore; Sarah aveva qualcos&#8217;altro che sbalord\u00ec non solo lei, ma anche il resto dell&#8217;\u00e9quipe della sala operatoria: un ricordo chiaro e dettagliato della febbrile conversazione fra i chirurghi e le infermiere durante il suo arresto cardiaco, la disposizione della sala operatoria, le annotazioni scribacchiate sulla tabella del reparto di chirurgia nella sala esterna, il colore delle lenzuola che coprivano il tavolo operatorio, la pettinatura della capoinfermiera, i nomi dei chirurghi che nella loro saletta in fondo al corridoio aspettavano la conclusione del suo caso e perfino il particolare bizzarro che quel giorno il suo anestesista portava i calzini spaiati. Sapeva tutto questo bench\u00e9 durante l&#8217;operazione e l&#8217;arresto cardiaco fosse rimasta completamente anestetizzata e priva di conoscenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma quello che rendeva ancora pi\u00f9 portentosa la sua visione era il fatto che fosse cieca dalla nascita.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dunque, una persona <em>cieca dalla nascita<\/em> e, per di pi\u00f9, <em>in stato di anestesia totale<\/em> e di <em>arresto cardiaco<\/em> vede, ripetiamo: <em>vede<\/em> (con quali occhi?) non solo tutti i particolari di ci\u00f2 che avviene intorno a lei, ed ascolta i discorsi delle persone presente; ma vede e sente anche quello che accade in un&#8217;altra stanza, inoltre osserva particolari (come i calzini dell&#8217;anestesista) che, dalla sua posizione sul tavolo operatorio, non potrebbe in nessun caso vedere, neanche se non fosse cieca e se non fosse in quelle condizioni fisiche.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una delle molte testimonianze che fanno supporre l&#8217;esistenza di una <em>mente non localizzata<\/em>, capace di vedere, sentire e capire in condizioni di totale separazione dal corpo fisico. Ma dire che esiste una mente non localizzata equivale a dire che esiste un&#8217;<em>anima<\/em> &#8211; parola da secoli bandita dal linguaggio scientifico, in ossequio al materialismo imperante dopo Cartesio e Newton -, ossia una entit\u00e0 incorporea che conserva le facolt\u00e0 del pensiero, della percezione, della memoria e dell&#8217;immaginazione.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 possibile credere che tali facolt\u00e0 esistano anche indipendentemente dall&#8217;anima. Il professor Ian Stevenson, famoso anche presso il grande pubblico per i suoi studi su alcuni casi di presunta reincarnazione, fa notare giustamente che le operazioni mentali e l&#8217;anima non sono necessariamente la stessa cosa. Come ha ben sintetizzato Joan Forman nel suo libro <em>La maschera del tempo<\/em> (tr. it. Milano, SIAD Edizioni, 1979, p. 188):<\/p>\n<p><em>&quot;Una delle principali autorit\u00e0 moderne sulla reincarnazione \u00e8 il dott. Ian Stevenson, professore di psichiatria all&#8217;Universit\u00e0 della Virginia. A suo parere non \u00e8 necessario credere nell&#8217;anima per credere nella reincarnazione, ed egli porta a sostegno i buddhisti Theravada, i quali sostengono che l&#8217;uomo possiede non gi\u00e0 un&#8217;anima ma un gruppo di processi mentali sempre cangianti.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ci sia concesso, tuttavia, di rimandare la disquisizione fra &quot;processi mentali&quot; ed &quot;anima&quot; ad un&#8217;altra sede, ove ci occuperemo specificamente di tale aspetto del problema; e di considerare, provvisoriamente, le due cose come quasi identiche, ai fini delle riflessioni che qui intendiamo svolgere. Nel linguaggio comune, e anche nel comune sentire della grande maggioranza degli esseri umani, non vi \u00e8 una differenza sostanziale fra il concetto di &quot;anima&quot; e quello di &quot;processo mentale&quot; svincolato dai condizionamenti del corpo e totalmente libero di muoversi al di fuori di esso, come nel caso citato da Larry Dossey e riportato all&#8217;inizio di questo articolo.<\/p>\n<p>Sempre questo Autore, infatti (op. cit., p. 2), osserva che<\/p>\n<p><em>&quot;Se esiste un aspetto della mente che \u00e8 decisamente non localizzato, questa entit\u00e0 viene identificata con l&#8217;anima: qualcosa senza tempo, senza spazio e immortale. La riscoperta della natura non localizzata della mente, quindi, \u00e8 essenzialmente una riscoperta dell&#8217;anima.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Un dogma della scienza occidentale <em>moderna<\/em> (quella affermatasi in Europa, appunto, la con la cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo) \u00e8 che qualcosa di immateriale, se pure esiste, non pu\u00f2 assolutamente influire su qualcosa di materiale. Ma si tratta, come per tutti i dogmi di tutte le religioni (e di tutte le scienze, a cominciare dalla matematica) di un assunto non dimostrato e non dimostrabile: qualcosa che dovrebbe reggere tutto il resto, ma che non \u00e8 oggetto di verifica n\u00e9, popperianamente, di possibile &quot;falsificazione&quot;.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si esprime in proposito il filosofo John Beloff ( <em>J. B. Rhine on the nature of psi,<\/em>in <em>J. B. Rhine: On the Frontiers of Science,<\/em> a cura di R. K. Rao, Macfarland, Jefferson, 1982, pp.97-110):<\/p>\n<p><em>&quot;In pratica&#8230; Cartesio e i suoi seguaci avevano semplicemente fatto proprio un principio della filosofia scolastica secondo cui un effetto deve avere la stessa natura della sua causa. Ma non c&#8217;\u00e8 nessun motivo logico per cui questo debba essere necessariamente vero. Non c&#8217;\u00e8 niente di contraddittorio nel supporre che un&#8217;entit\u00e0 immateriale, se tale \u00e8 la mente, non possa produrre effetti fisici&#8230; L&#8217;idea \u00e8 tuttora sostenuta da un cos\u00ec gran numero di filosofi moderni che la situazione presenta aspetti assurdi o incoerenti&#8230; essa non ha nessun fondamento. \u00c8 perfettamente giustificato insistere che mente e materia devono avere \u00abqualcosa in comune\u00bb, ma questo qualcosa \u00e8 precisamente il potere d&#8217;influenzarsi a vicenda; non \u00e8 necessario niente di pi\u00f9.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Certo, la maggioranza dei filosofi contemporanei (ad es., Umberto Galimberti) sostengono che la mente non \u00e8 affatto &quot;anima&quot;, ma &quot;corpo&quot;, ossia una funzione neuronale del cervello. Partendo da un pregiudizio materialistico, si rifiutano di ammettere che vi sia qualcosa al di fuori del corpo, quindi finiscono per trovare soltanto quel che ammettevano fin dall&#8217;inizio non come esistente, ma come <em>possibile<\/em>: tipico esempio di pensiero deduttivistico che si avvolge su se stesso. Questa opinione si \u00e8 talmente diffusa, negli ultimi tre secoli, che revocarla in dubbio avrebbe tutto il sapore di una eresia; e non si pu\u00f2 dire che il coraggio intellettuale sia una delle qualit\u00e0 pi\u00f9 diffuse fra i pensatori moderni. Come scriveva acutamente Lin Yutang in un testo che meriterebbe di essere riletto, <em>Importanza di viere<\/em> (tr.it. Milano, Bompiani, 1941, pp.3-4): <em>&quot;Sembra che il coraggio sia la pi\u00f9 rara di tutte le virt\u00f9 di un filosofo moderno&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Tornando al rapporto mente-cervello, bisogna infatti osservare che dal fatto che il cervello sia lo strumento attraverso cui agisce la mente (ma non sempre: si pensi al caso della paziente Sarah, citato in apertura!) <em>non<\/em> discende affatto la conseguenza inevitabile che lamente sia una funzione del cervello, o che mente e cervello siano una cosa sola.<\/p>\n<p>Ancora Larry Dossey, che si rif\u00e0 al filosofo Henry Margenau (op. cit., p.3):<\/p>\n<p><em>&quot;Bench\u00e9 la Mente non sia confinata al cervello e neppure ne sia un prodotto, pu\u00f2 per\u00f2 funzionare tramite il cervello. Il risultato \u00e8 la comparsa di menti individuali, derivate dalla pi\u00f9 vasta Mente; a queste ci riferiamo quando parliamo di s\u00e9 ideale, di ego, di persona e di senso dell0&#8217;io. Le caratteristiche primarie della mente sono il contenuto e un certo livello di consapevolezza conscia: la miriade di pensieri, emozioni, e sensazioni che ci sommergono ogni giorno. Le menti individualki sono altamente suscettibili ai cambiamenti che avvengono nel corpo fisico: umori, emozioni e perfino pensieri possono essere modificati da mutamenti che intervengono nel cervello e nel corpo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Allora, se ammettiamo (almeno come ragionevole ipotesi di lavoro) che: 1) esista una Mente non localizzata, che conosce ogni cosa; 2) esistano delle singole menti non localizzate, che abitualmente sono legate alle funzioni corporee, ma che, in condizioni particolari, possono riscoprire la loro vera natura, fondendosi con l&#8217;unica Mente; 3) la possibilit\u00e0 delle menti non localizzate di muoversi liberamente oltre le barriere dello spazio e del tempo attesta l&#8217;esistenza di un <em>altro mondo<\/em>, contiguo al nostro, ma giacente su un diverso livello di realt\u00e0; allora possiamo interrogarci sulla natura di quest&#8217;altro mondo e formulare qualche ipotesi o congettura in merito, non di carattere gratuito, ma in base a criteri di coerenza e di verosimiglianza.<\/p>\n<p>Uno degli studiosi che maggiormente si sono occupati di questo problema, Nils Olof Jacobson (<em>Vita dopo la morte?,<\/em> tr. it. Milano, CDE, s. d.) ha tracciato questo quadro ipotetico, sulla base di molti anni di studio su una serie di fenomeni attinenti la sfera d&#8217;azione psichica al di fuori della struttura corporea (telepatia, precognizione, psicocinesi, fantasmi, invasamento, ecc.).<\/p>\n<p><em>&quot;Supponendo una vita dopo la morte ,occorre partire dal concetto che la psiche \u00e8 esclusa dalle percezioni sensoriali, in quanto gli organi sensori hanno cessato di funzionare. La psiche non ha dunque contatto con il mondo materiale, ma si trova ad esistere in ci\u00f2 che il Prince chiama il \u00abprossimo mondo\u00bb; questo pu\u00f2 immaginarsi approssimativamente come quel mondo che sperimentiamo in sogno. Perdurando il sogno, questo mondo \u00e8 per noi altrettanto reale quanto quello esterno, materiale. Case, strade e sentieri ove ci muoviamo in sogno appaiono reali esattamente quanto quelli concreti. Possiamo vedere tinte luminose e sentire, anche, intensamente gli odori e i sapori. Usiamo degli oggetti, abbiamo contatti con altre persone. Ciononostante, ci rendiamo conto che queste esperienze non si basano su degli impulsi sensoriali procedenti dal mondo della concretezza, ma hanno altre origini (anche se alcune sollecitazioni provenienti dal mondo esterno vengono assunte dal dormiente e trasferite nel sogno). Le esperienze dei sogni sono parte costitutiva di un mondo &#8216;interiore&#8217;. Si tratta di un mondo di immagini mentali, pur non essendo &#8216;mondo immaginario&#8217;. Gli oggetti del sogno sono perfettamente reali fino al momento in cui ci risvegliamo. Di questi oggetti, si pu\u00f2 affermare che non esistono in senso materiale; ma non si pu\u00f2 sostenere che non abbiano affatto esistenza. E tuttavia nel mondo a cui appartengono, essi obbediscono a leggi che non sono di natura fisica. Se il \u00abprossimo mondo\u00bb \u00e8 quale lo suggerisce questo mondo del sogno, esso pu\u00f2 essere sperimentato in maniera reale quanto il mondo fisico presente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si pu\u00f2 quindi pensare che ogni singola psiche, dopo la morte, costruisca per s\u00e9 un mondo di ricordi, desideri ed aneliti ,proprio come questi ricordi, desideri ed aneliti influenzano i nostri sogni durante la vita terrena. Possono esistere, quindi, molteplici \u00abprossimi mondi\u00bb &#8211; uno per ogni psiche &#8211; ma nella misura in cui le varie psiche coltivano interessi, ricordi, desideri simili, esse possono entrare in contatto telepatico fra di loro; e durante tutto questo tempo ogni psiche pu\u00f2 accedere al mondo d&#8217;un&#8217;altra. Anche qui si possono ritrovare le &#8216;psiche private&#8217; del Ducasse. Ma nella misura in cui numerose psiche hanno interessi comuni, pu\u00f2 esistere per esse anche un mondo &#8216;universale&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questo significa che tutti i desideri saranno esauditi? Certo, pu\u00f2 essere cos\u00ec; ma non significa che quest&#8217;esistenza debba essere necessariamente banale, felice e spensierata: l&#8217;ambiente sperimentato dalla psiche consiste, qui, nei suoi desideri e nelle sue ambizioni. La cosa pu\u00f2 essere espressa nel senso che i desideri ed appetiti della psiche sono materializzati nell&#8217;ambiente. Se per\u00f2 desideri ed appetiti, per loro natura, non sono n\u00e9 belli n\u00e9 gradevoli, ci\u00f2 si riflette anche sul suo ambiente. Un mondo composto esclusivamente delle nostre immaginazioni &#8211; condensate a formare il mondo esterno &#8211; non sar\u00e0, automaticamente, felice e positivo. Lo sar\u00e0 sempre soltanto nella misura in cui le nostre immaginazioni, gli impulsi ed i desideri saranno positivi. Se, inoltre, \u00e8 caratteristico della situazione dopo la morte il fatto che i confini fra subcosciente e coscienza divengano fluidi, esistono delle ulteriori possibilit\u00e0 nel senso che i contenuti psichici negativi, sentiti come appartenenti al mondo esterno, si manifestino nettamente.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Questa concezione, secondo la quale, in sostanza, &quot;Inferno&quot; e &quot;Paradiso&quot; non sarebbero altro che la solidificazione delle nostre paure, dei nostri desideri e delle nostre aspettative (per cui il materialista convinto potrebbe anche precipitare nel nulla), \u00e8 in accordo, fra l&#8217;altro, con antichissime forme di conoscenza esoterica, quale ad esempio quella espressa nel cosiddetto <em>Libro tibetano dei morti.<\/em><\/p>\n<p>Fantasie, divagazioni puerili? Forse.<\/p>\n<p>Tuttavia, ancora una volta, bisogna porre la domanda: se la &quot;realt\u00e0&quot; non \u00e8 un dato esterno oggettivo e immodificabile, che le singole menti possono solo subire, ma &#8211; al contrario &#8211; l&#8217;opera creativa e incessante delle nostre aspettative, delle nostre paure e dei nostri desideri, allora il mondo della mente, il mondo dell&#8217;anima \u00e8 estremamente reale, sia per chi ci crede, sia per chi lo nega o lo ammette solo come funzione neuronale del cervello. Ed \u00e8 in esso che si esprime il nostro livello di evoluzione spirituale e da esso che dipendono, in larga misura, l&#8217;Inferno e il Paradiso che ci stiamo costruendo con le nostre stesse mani, fin da ora, quando le nostre menti sono ancora sostanzialmente legate al corpo e vi si credono confinate senza residui.<\/p>\n<p>Queste riflessioni possono apparire strane o inutili solo a chi sia stato talmente penetrato dalla dominante cultura scientista, da non riuscire pi\u00f9 a scorgere la vera natura della missione che ci \u00e8 affidata nella nostra vita terrena e il nostro traguardo finale.<\/p>\n<p>Come ha scritto il neurofisiologo e premio Nobel, sir John Eccles (in <em>The Human Psyches,<\/em>Springer International, New York, 1980,p. 25):<\/p>\n<p><em>&quot;Nella nostra epoca l&#8217;uomo ha perso ideologicamente la strada&#8230; La scienza si \u00e8 spinta troppo oltre nel distruggere la fede dell&#8217;uomo nella propria grandezza spirituale&#8230; e gli ha istillato la convinzione di essere semplicemente un insignificante animale, che si \u00e8 evoluto per caso e necessit\u00e0 in un altrettanto insignificante pianeta, sperduto nella grande immensit\u00e0 del cosmo&#8230; Noi dobbiamo renderci conto dei grandi misteri della struttura materiale e del funzionamento dei nostri cervelli, della relazione fra cervello e mente e della nostra immaginazione creativa.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Forse \u00e8 tempo, per l&#8217;uomo contemporaneo, di ritrovare la strada smarrita e di recuperare, insieme al senso della propria dignit\u00e0 e del proprio significato, la fierezza di essere parte non disprezzabile di un grande disegno cosmico e la gioia di potervi contribuire liberamente, mettendosi in gioco con generosit\u00e0 e accettando le sfide della vita con coerenza e, se necessario, con disponibilit\u00e0 al sacrificio.<\/p>\n<p>Forse, il mondo grigio e scialbo in cui ci troviamo cos\u00ec spesso relegati \u00e8 proprio quello della nostra piattezza interiore, del nostro vizio di nuotare in acque basse e fangose, quando avremmo un mare limpido e meraviglioso a portata di mano. Forse dovremmo lasciare la buia cantina maleodorante in cui ci siamo lasciati rinchiudere cos\u00ec a lungo, e riprendere possesso del luminoso palazzo e del verdeggiante giardino che ci sono stati destinati fin dall&#8217;inizio, e che sono una nostra inalienabile eredit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima di svolgere alcune riflessioni e congetture sulla realt\u00e0 dell&#8217;altro mondo, a prescindere &#8211; in questa sede &#8211; dall&#8217;insegnamento delle religioni, ci piace riportare una esperienza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[96],"class_list":["post-26007","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-anima"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26007","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26007"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26007\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26007"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26007"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26007"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}