{"id":26004,"date":"2011-07-13T11:59:00","date_gmt":"2011-07-13T11:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/07\/13\/qual-e-il-giusto-atteggiamento-da-tenere-verso-una-persona-ipocondriaca\/"},"modified":"2011-07-13T11:59:00","modified_gmt":"2011-07-13T11:59:00","slug":"qual-e-il-giusto-atteggiamento-da-tenere-verso-una-persona-ipocondriaca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/07\/13\/qual-e-il-giusto-atteggiamento-da-tenere-verso-una-persona-ipocondriaca\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 il giusto atteggiamento da tenere verso una persona ipocondriaca?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ipocondriaco &#8211; lo sappiamo tutti perch\u00e9, una volta tanto, il linguaggio comune coincide con quello scientifico &#8211; \u00e8 un individuo che si preoccupa in maniera esagerata e ingiustificata della propria salute, essendo persuaso di covare perennemente qualche oscura e grave malattia che, nondimeno, sfugge ostinatamente all&#8217;esame medico pi\u00f9 minuzioso.<\/p>\n<p>Moli\u00e8re, con la celebre commedia \u00abIl malato immaginario\u00bb, ha reso questa figura universalmente nota e, al tempo stesso, le ha impresso per sempre le stigmate di una morbosit\u00e0 pi\u00f9 ridicola che drammatica, consegnandola a un implicito disprezzo da parte del pubblico, quale classico esempio di assurdo egocentrismo, debolezza della volont\u00e0 e licenza incontrollabile e masochista della immaginazione.<\/p>\n<p>Questa impressione \u00e8 stata rafforzata, paradossalmente, dal fatto che lo stesso Moli\u00e8re mor\u00ec di tubercolosi, il 17 febbraio 1763, proprio mentre stava recitando \u00abIl malato immaginario\u00bb e si dice che il grande artista avesse cercato di soffocare sino all&#8217;ultimo le convulsioni della tosse, premendosi un fazzoletto insanguinato sulla bocca: splendido e tragico esempio di dedizione al dovere della propria vocazione letteraria e monito, al tempo stesso, contro tutti i malati immaginari, i quali invece, pur stando benissimo, si rifugiano sotto le lenzuola per farsi accudire, compatire e commiserare.<\/p>\n<p>Ora, la domanda \u00e8 questa: quale linguaggio, quale atteggiamento si devono tenere con una persona affetta da ipocondria: quello della verit\u00e0 o quello della diplomazia?<\/p>\n<p>Dal momento che l&#8217;ipocondriaco \u00e8 convinto, convintissimo di essere gravemente malato, \u00e8 pi\u00f9 utile tentare di persuaderlo razionalmente del contrario, oppure adottare una qualche strategia obliqua, per portarlo, pur mostrando di assecondarlo, a sdrammatizzare le sue preoccupazioni e le sue ansie incontrollabili?<\/p>\n<p>Per chiunque abbia avuto a che fare non solo con questo genere di persone, ma anche con patologie affini, quali ossessioni e depressioni, si tratta di una domanda retorica: egli sa bene che la prima ipotesi \u00e8 da scartare perch\u00e9, se cos\u00ec non fosse, non ci si troverebbe in presenza, appunto, di una persona seriamente disturbata.<\/p>\n<p>Attenzione: il fatto che la malattia supposta dall&#8217;ipocondriaco non esista, non significa che l&#8217;ipocondriaco non sia una persona malata; egli \u00e8 malato, ma non della malattia che immagina di avere, bens\u00ec di quell&#8217;altra, che \u00e8 la sua stessa immaginazione patologica, il suo bisogno compulsivo di credersi afflitto da sempre nuovi malanni.<\/p>\n<p>Il suo male, chiaramente, si annida nelle profondit\u00e0 dell&#8217;anima: perch\u00e9 credersi malati, perennemente e ingiustificatamente, vuol gi\u00e0 dire essere malati; e, se \u00e8 vero &#8211; come noi fermamente crediamo &#8211; che tutte le malattie hanno origine dall&#8217;anima, allora non c&#8217;\u00e8 dubbio che il modo in cui esse si manifestano diviene un fatto secondario rispetto al fatto principale, che \u00e8 la limpida volont\u00e0 di essere sani oppure il segreto desiderio di essere malati.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9, dunque, una persona sana dovrebbe albergare nella propria anima il segreto desiderio di essere malata? Per la pi\u00f9 semplice delle ragioni (a volte le cose sono incredibilmente semplici, molto pi\u00f9 di quello che si potrebbe immaginare), la stessa che spinge talvolta i bambini a mettere il termometro sul termosifone per non andare a scuola, o a strofinarsi, di nascosto, del gesso sulla lingua, per farle assumere un aspetto allarmante e convincere i genitori a tenerlo a casa, nel calduccio del letto, invece di farlo alzare per affrontare i doveri della giornata.<\/p>\n<p>Ci sono dei vantaggi evidenti nell&#8217;essere malati, specialmente se non lo si \u00e8, ma si finge o ci si immagina di esserlo, primo fra tutti l&#8217;attenzione, la commiserazione, la premura che gli altri ci dimostrano e che tanto rassicurano e gratificano il nostro debole ego.<\/p>\n<p>Alla persona malata non si chiede nulla, se non di riposarsi e di guarire (ma con calma, con molta calma); non la si rimprovera se non fa il proprio dovere, non ci si aspetta da lei che faccia questa o quell&#8217;atra cosa; \u00e8 malata: pertanto non si pu\u00f2 fare altro che accudirla, confortarla e darle tutto il tempo necessario per rimettersi in salute.<\/p>\n<p>Non intendiamo dire, con questo, che l&#8217;ipocondriaco sia un simulatore; niente affatto; o, se lo \u00e8, lo \u00e8 in un senso molto particolare, ossia nel senso che la prima vittima del suo inganno \u00e8 proprio lui stesso, nonch\u00e9 il naturale desiderio, che ogni persona sana possiede, di stare bene in salute e di scansare, per quanto possibile, la malattia con le sue spiacevoli conseguenze.<\/p>\n<p>Ecco, forse il puto \u00e8 proprio questo: le conseguenze della malattia &#8211; senso di impotenza, inattivit\u00e0 forzata, eccetera &#8211; sono spiacevoli solo per chi abbia chiaro chi egli sia e cosa voglia fare della propria vita; mentre, per chi non sia riuscito ad elaborare alcuna consapevolezza, n\u00e9 di s\u00e9, n\u00e9 del proprio progetto esistenziale (le due cose sono intimamente collegate), la malattia offre l&#8217;illusione di un rifugio dalle responsabilit\u00e0 e dalle aspettative, quelle degli altri e anche quelle della propria parte pi\u00f9 vera, che giace trascurata in qualche angolino della sua anima.<\/p>\n<p>In questo senso, cadere ammalati o ritenere di essere in preda alla malattia (dal punto di vista del percepito, \u00e8 la stessa cosa) offre l&#8217;opportunit\u00e0 di godere di un periodo sabbatico, durante il quale non solo non si \u00e8 tenuti a fare il proprio dovere, ma si \u00e8 anche scusati in tutto e per tutto se non si fa assolutamente nulla.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che, mentre per una persona psicologicamente sana il periodo sabbatico diventa una preziosa occasione di riflessione e di maturazione, per l&#8217;ipocondriaco esso non \u00e8 che una fuga da se stesso e un rifugio nel limbo della (supposta) malattia, che rischia di trasformare in una condizione permanente quella che dovrebbe essere, tutt&#8217;al pi\u00f9, una breve pausa di raccoglimento e di approfondimento del proprio itinerario spirituale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 nostra ambizione, nel breve spazio di queste riflessioni, delineare una strategia di guarigione; ci limitiamo, molto pi\u00f9 modestamente, a domandarci quale sia il giusto atteggiamento da tenere nei confronti di una persona ipocondriaca, una volta che si sia scartata, come noi abbiamo fatto, l&#8217;opzione di dirle tutta la verit\u00e0, ossia che i suoi mali sono inesistenti &#8211; o, per essere pi\u00f9 precisi, che essi esistono soltanto e unicamente nella sua mente.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Epistolario di Pietro Metastasio \u00e8 contenuta anche questa lettera, che il &quot;re del melodramma&quot; sped\u00ec, dalla capitale austriaca, ad una sua nobile amica e corrispondente goriziana, nel 1770 e che si presta in modo esemplare alla nostra presente riflessione (in: \u00abTutte le opere di Metastasio\u00bb, a cura di Bruno Brunelli, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1954, vol. V, pp. 24-25):<\/p>\n<p>\u00abA FRANCESCA MARIA TORRES ORZONI &#8211; GORIZIA<\/p>\n<p>Vienna, 26 giugno 1770<\/p>\n<p>Tutto mi ha sorpreso, gentilissima signora contessa, nell&#8217;ultima vostra lettera, incominciando dalla data della medesima. In mezzo all&#8217;oscurit\u00e0 del misterioso vostro silenzio ho chiaramente capito che la sorgente di tutti i disastri e delle immaginate infermit\u00e0 che vi opprimono \u00e8 quella medesima antica ipocondria ch&#8217;io credeva da voi gi\u00e0 da lungo tempo superata, e trovo con mio stupore smisuratamente accresciuta. Quando l&#8217;infermo \u00e8 giunto al deplorabil segno di conoscere il suo male e di compiacersene e di non volerne guarire, qual medico, qual droga o qual consiglio pu\u00f2 mai esser atto ad assisterlo? Che voi siate in questo compassionevole stato \u00e8 troppo visibile, mia riverita signora contessa. Basta per convincersene il saper qual aria avete scelta per far la vostra cura. Chi mai andrebbe a passar l&#8217;estate in Aquileia per risanar della terzana? Le disperate lamentazioni medesime con le quali esagerate nell&#8217;ultima lettera le vostre malattie, mostrano chiaramente che voi non cercate rimedi per guarirne, ma bens\u00ec pretesti per seconda la morbosa compiacenza di parlarne. Ma Dio buono! (perdonate cara signora contessa l&#8217;escandescenza parziale d&#8217;un vecchio amico) in che si fonda mai cotesta vostra lagrimevole ostinazione? Non v&#8217;\u00e8 alcuna ragione umana o divina che la difenda: e quando fosse ancor vero che nelle persone del vostro sesso (come asseriscono i maligni) abbia poca autorit\u00e0 la ragione; come non l&#8217;ha almeno in voi la superbia? Come non si risveglia almen questa a soccorrervi, irritata dai disinganni da voi medesima esagerati? So che questa lingua vi parr\u00e0 barbara ed inumana: ma p quella che l&#8217;amicizia ed il dovere mi obbligano nel vostro caso unicamente a parlarvi. Il fatale letargo in cui vi trovate sepolta esige scosse indiscrete che l&#8217;interrompano, non cantilene adulatrici che o secondino: ed io aborrisco assai meno (come \u00e8 ben giusto) la taccia di scortese che quella di traditore. E son certo che presto o tardi approverete voi stessa il mio contegno ch&#8217;io sono sempre stato come sono e sar\u00f2 sempre.\u00bb<\/p>\n<p>In questo brano di prosa epistolare traspare un tratto tipico della civilt\u00e0 del XVIII secolo, il cosiddetto Secolo dei Lumi: la tirannica egemonia della ragione; la pretesa che essa sia ragion sufficiente &#8211; ci si pedoni il bisticcio di parole &#8211; a se medesima; che niente le debba essere anteposto, in nome di un principio di &quot;verit\u00e0&quot; tanto astratto, quanto apodittico e pretenzioso.<\/p>\n<p>La verit\u00e0, infatti &#8211; come abbiamo cercato di argomentare -, non \u00e8 che l&#8217;ipocondriaco non sia malato: egli \u00e8 bens\u00ec malato, ma non di quella malattia che immagina di avere; \u00e8 malato di sfiducia in se stesso, di angoscia esistenziale, di una carenza della giusta stima di s\u00e9.<\/p>\n<p>Per questo invoca la comprensione e la compassione generale; e i suoi amici non gli rendono un buon servizio allorch\u00e9 lo trattano da visionario e da simulatore, perch\u00e9, dietro la loro pretesa di essere servitori intransigenti della verit\u00e0, sfugge ad essi, invece, la cosa essenziale: la compassione, unica risposta adeguata alla richiesta di aiuto che l&#8217;ipocondriaco disperatamente manda, con i mezzi che pu\u00f2 e con gli strumenti che possiede.<\/p>\n<p>Il fatto che si tratti di mezzi e strumenti impropri e rudimentali; il fatto che la vera malattia non sia quella dichiarata, ma quell&#8217;altra, che si nasconde dietro ad essa, non dovrebbe farci velo al fatto che l&#8217;unica risposta adeguata a una tale richiesta d&#8217;aiuto sta proprio nel mostrare comprensione e solidariet\u00e0 con l&#8217;amico &quot;malato immaginario&quot;, non strappando in maniera brutale la cortina dei suoi auto-inganni, ma accompagnandolo dolcemente, fin dove possibile, verso le soglie della consapevolezza.<\/p>\n<p>Non si tratta, pertanto, di incoraggiarlo a credersi malato, ci\u00f2 che sarebbe un pessimo servizio nei suoi confronti; si tratta, piuttosto, di assecondarlo fin dove ci\u00f2 sia utile e funzionale a trasmettergli la cosa pi\u00f9 importante: la nostra partecipazione, il nostro affetto, che sono la vera medicina di cui egli ha urgente necessit\u00e0; e poi, lentamente e gradualmente, sviare il discorso dalla sua malattia al suo malessere profondo, portandolo, con tatto e delicatezza, ad intuire da se stesso che solo il ristabilimento di un buon rapporto con la sua parte pi\u00f9 autentica e profonda potr\u00e0 restituirgli quell&#8217;equilibrio, quel benessere, quella pace interiore che gli son venuti meno.<\/p>\n<p>Naturalmente, tutto questo \u00e8 pi\u00f9 semplice da dire che da fare: perch\u00e9 vi sono dei casi nei quali il malessere \u00e8 talmente profondo, talmente radicato, talmente inconsapevole, che il soggetto sarebbe disposto ad affrontare qualunque prova, qualunque ulteriore sofferenza, piuttosto di cominciare ad ammettere che, forse, il processo di guarigione \u00e8 nelle sue mani e che, dopo tutto, tentare di intraprenderlo \u00e8 pur sempre meglio che seguitare a vivere quella non-vita, quell&#8217;incubo quotidiano che \u00e8 divenuta la sua ipocondria.<\/p>\n<p>\u00c8 una questione di paura: l&#8217;ipocondriaco si aggrappa all&#8217;idea della propria malattia con tutta la forza della sua disperazione esistenziale; e, se, da un lato, vi trova la sua razione giornaliera di inquietudine e terrore, dall&#8217;altro spera oscuramente di farne lo strumento di una possibile redenzione, sempre attraverso la compassione e l&#8217;amore degli altri.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 dirgli brutalmente la verit\u00e0, metterlo impietosamente davanti a se stesso, senza offrirgli, nel medesimo tempo, quel sostegno affettivo e quegli strumenti di recupero della propria autostima i quali, soli, potrebbero aiutarlo a mantenere saldo il timone della propria vita, non solo non sortisce il minimo effetto, ma rischia di peggiorare le cose.<\/p>\n<p>Una medicina e una psicologia che non tengano conto della dimensione affettiva e spirituale della malattia, non riusciranno mai a guarire veramente le persone; che Dio protegga quegli sfortunati che si affidano a simili pratiche per uscire dal proprio malessere interiore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ipocondriaco &#8211; lo sappiamo tutti perch\u00e9, una volta tanto, il linguaggio comune coincide con quello scientifico &#8211; 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