{"id":25998,"date":"2019-04-16T10:49:00","date_gmt":"2019-04-16T10:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/16\/io-devo-esser-maciullato-dai-denti-delle-belve\/"},"modified":"2019-04-16T10:49:00","modified_gmt":"2019-04-16T10:49:00","slug":"io-devo-esser-maciullato-dai-denti-delle-belve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/16\/io-devo-esser-maciullato-dai-denti-delle-belve\/","title":{"rendered":"Io devo esser maciullato dai denti delle belve&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Chi sa perch\u00e9, la <em>Passio<\/em> di S. Ignazio detto Teoforo, Padre della Chiesa e Padre apostolico, vescovo di Antiochia &#8212; allora terza citt\u00e0 per grandezza dell&#8217;Impero Romano &#8211; e martire, a Roma, verso il 107, sotto Traiano, ci \u00e8 tornata alla mente mentre ascoltavamo l&#8217;intervista mandata un onda da TV2000, la rete televisiva della C.E.I., al teologo don Paolo Squizzato, nel corso della quale, come esercizio di piet\u00e0 quaresimale, costui ha affermato con la massima tranquillit\u00e0, fra le altre bellissime cose, che l&#8217;<em>Atto di dolore<\/em> \u00e8 &quot;una preghiera assolutamente non cristiana&quot;, &quot;una tremenda preghiera&quot; che, &quot;purtroppo&quot;, viene ancora recitata in molte chiese.<\/p>\n<p>Ecco le sue precise parole:<\/p>\n<p><em>Noi, parlo di Chiesa, Chiesa ufficiale, la Chiesa dei preti, abbiamo credo infangato molto il termine e concetto di peccato; l&#8217;abbiamo pensato anzitutto come una trasgressione, come infrazione a una norma, a un comandamento e quindi come un&#8217;offesa fatta a Dio. Tutto questo \u00e8 rimasto in quella tremenda preghiera che purtroppo viene ancora usata, so, da alcuni catechisti, che \u00e8 l&#8217;Atto di dolore: &quot;perch\u00e9 con il peccato ho offeso Te, infinitamente buono, e per questo merito i tuoi castighi&quot;. \u00c8 una preghiera che non ha nulla di cristiano perch\u00e9 Dio non si pu\u00f2 offendere e poi Dio non castiga, perch\u00e9 Ges\u00f9 \u00e8 venuto a rivelarci un altro tipo di Dio, di Padre&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>Ci riserviamo di tornare poi su queste parole di don Squizzato; per intanto, vorremmo sapere se il collegamento che \u00e8 sorto nella nostra mente con la <em>Passio<\/em> di S. Ignazio di Antiochia \u00e8 casuale e irragionevole, oppure se anche altri, confrontando i due testi, vi troveranno delle corrispondenze, beninteso all&#8217;incontrario, come \u00e8 accaduto a noi; nel senso che l\u00e0 dove il teologo di oggi dice delle cose a proposito del peccato, del pentimento, di Dio che non si offende e che perdona sempre qualsiasi peccato, tanto \u00e8 vero che non castiga mai alcuno, si pu\u00f2 cogliere altrettante verit\u00e0 di segno opposto nelle parole del Santo e martire del II secolo, che affront\u00f2 impavido i denti dei leoni e che lo fece con animo fermissimo e assolutamente sereno, per testimoniare la fede in Ges\u00f9 Cristo, Figlio di Dio.<\/p>\n<p>Ed ecco il passaggio centrale della <em>Passio<\/em> di S. Ignazio (cit. da: <em>Eroi del Cristianesimo<\/em>, a cura di Konrad Kirch; traduzione Antonio Angeli, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1927, vol. 1, <em>Dall&#8217;Antichit\u00e0 cristiana<\/em>, 90-94):<\/p>\n<p><em>SALUTO. Ignazio detto Teoforo alla chiesa che ha ottenuto misericordia dalla generosit\u00e0 del Padre Altissimo e dal suo unico Figliuolo Ges\u00f9 Cristo, alla Chiesa amata e illuminata per volont\u00e0 di Colui che volle tutto ci\u00f2 che esiste, secondo l&#8217;amore di Ges\u00f9 Cristo Signor Nostro; la quale presiede inoltre nella regione dei romani &#8212; degna di Dio, degna di gloria, degna di essere celebrata, degna di elogio, degna di tutti i voti, santa e pura, posta a capo dell&#8217;unione di carit\u00e0, ossequente alla legge di Cristo e insignita nel nome del Padre. Io la saluto in nome di Ges\u00f9 Cristo, Figliuolo del Padre. A tutti quelli che sono uniti ai suoi precetti secondo la carne e lo spirito, a quelli che sono ricolmati e resi invincibili dalla grazia di Dio e purificati da ogni colore alieno, auguro felicit\u00e0 e salvezza in Ges\u00f9 Cristo, Signor nostro.<\/em><\/p>\n<p><em>LA SUA PREGHIERA. A forza di preghiere m&#8217;era stato concesso di poter vedere i vostri volti degni di Dio: del resto persevero ancora nella preghiera per ottenere questa grazia. Spero cio\u00e8 di salutarvi come prigioniero di Ges\u00f9 Cristo, purch\u00e9 Iddio mi degni di rimaner tale sino alla fine. Ma io pavento il vostro amore; esso potrebbe nuocermi. A voi \u00e8 facile condurre a termine il vostro disegno, ma a me \u00e8 ben difficile di giungere a Dio, se voi avete piet\u00e0 di me. Mai potr\u00f2 trovare un&#8217;occasione pi\u00f9 propizia per riunirmi a Dio, n\u00e9 vi potrete legare a un&#8217;azione migliore il vostro nome, che astenendovi dall&#8217;intervenire. Se non direte nulla per me, io diventer\u00f2 del Signore. Ma se voi amate la mia misera carne, ecco che, uscito dalla retta via divengo simile a un traviato. Lasciate ch&#8217;io venga immolato al Signore ora che l&#8217;altare \u00e8 pronto, acciocch\u00e9 riuniti in un coro d&#8217;amore possiate innalzare un inno al Padre in Ges\u00f9 Cristo, perch\u00e9 il Signore si degn\u00f2 di guidare il vescovo della Siria dall&#8217;oriente all&#8217;occidente, \u00e8 bello tramontare al mondo diretti verso Dio, per poter risorgere in Lui. &quot;Quelle cose che si vedono sono temporanee, quelle invece che non si vedono sono eterne&quot; (2 Cor, 4, 18). Il nostro Dio Ges\u00f9 Cristo, dopo che s&#8217;\u00e8 riunito al Padre, brilla d&#8217;un pi\u00f9 vivo splendore. Il cristianesimo non \u00e8 opera di silenzio, bens\u00ec di grandezza, specialmente dal momento che esso viene odiato dal mondo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>IO DEVO ESSERE MACIULLATO DAI DENTI DELLE BELVE&#8230; Io scrivo alle Chiese e dichiaro loro che son pronto a morire per il Signore, se voi non me lo impedite. Vi scongiuro dunque di non dimostrarmi una benevolenza intempestiva. Lasciate c&#8217;io divenga preda delle belve acciocch\u00e9 possa giungere a Dio. Sono frumento di Dio e devo essere stritolato dai denti delle belve per essere trovato puro pane di Cristo. Piuttosto cercate di adescare le belve perch\u00e9 diventino la mia tomba e non risparmino niente di me, affinch\u00e9, dopo morto, non abbia a recar incomodo a nessuno. Allora sar\u00f2 veramente discepolo di Cristo, anche se il mondo non vedr\u00e0 pi\u00f9 nulla del mio corpo.<\/em><\/p>\n<p><em>CREDETELO A ME! Io non vi impartisco ordini come Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io sono un condannato; essi erano liberi, io invece sono ora uno schiavo. Ma se vengo messo alla morte, sar\u00f2 un liberto di Cristo e risorger\u00f2 libero in Lui. In catene, oggi imparo a non desiderare niente di terreno e di vano. Dalla Siria a Roma sostengo la lotta con le bestie per terra e per mare, di notte e di giorno, legato a dieci leopardi, cio\u00e8 a un reparto di soldati che, beneficati, diventano pi\u00f9 malvagi. Dalle loro ingiurie vengo pi\u00f9 ammaestrato ma per questo non sono giusti tifato. Oh! Possa raggiungere le belve che mi sono preparate e che prego di trovare ben disposte! Io le alletter\u00f2 in modo che mi divorino in fretta, e non mi risparmino, per un misterioso terrore, come fecero con alcuni. E se mostreranno ripugnanza verso di me, io le costringer\u00f2. Perdonatemi: io so quello che mi giova. Permettetemi di essere seguace del mio Dio nelle sofferenze. Chi in s\u00e9 lo possiede, consideri quello ch&#8217;io voglio e, sapendo ci\u00f2 che mi preme, abbia di me misericordia. E se anche io stesso, quando sar\u00f2 tra voi, dovessi chiedervi dell&#8217;altro, non datemi ascolto; piuttosto tenete conto di quello che ora vi scrivo. Vi scrivo infatti mentre sono ancor vivo e ardo dal desiderio di morire. Eccovi in poche parole la mia preghiera: credete a me! Se vado alla morte \u00e8 segno che mi avete amato; se vengo liberato vuol dire che voi mi avete odiato.<\/em><\/p>\n<p><em>CONCLUSIONE. Vi saluta il mio spirito e l&#8217;affetto delle chiese che mi accolsero in nome di Ges\u00f9 Cristo, non come un viaggiatore. Poich\u00e9 anche le chiese che non sono a me affidate, mi accompagnano di citt\u00e0 in citt\u00e0 lungo il cammino che debbo compiere secondo la carne.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste parole le scrivo a voi da Smirne, per mezzo degli Efesini, degni di ogni encomio. Per quanto riguarda quelli che, a gloria di Dio, mi precedettero dalla Siria a Roma, credo che li avrete conosciuti. Partecipate anche a loro ch&#8217;io sono vicino. Essi sono in tutto degni di Dio e di vi; conviene che li ristoriate. Questo vi scrivo il 24 agosto. Vi saluto, siate forti fino alla fine per Ges\u00f9 Cristo! Amen<\/em>.<\/p>\n<p>Certo: di primo acchito, parrebbe che i due brani non abbiano alcuna relazione reciproca, neanche alla lontana. Ma la relazione che ci si \u00e8 affacciata spontanea alla mente \u00e8 una relazione al contrario: ci \u00e8 parso che la religione professata da S. Ignazio non sia affatto la stessa professata da don Squizzato. Il quale, sia detto fra parentesi, detesta che si dica che il cristianesimo \u00e8 una religione, parola che a lui sembra brutta e cattiva, ma vuole che lo si consideri tutt&#8217;altra cosa, e cio\u00e8 una fede: come se fede e religione cristiana fossero termini incompatibili. Ma a parte questa stranezza, che, pur nella sua enormit\u00e0, \u00e8 ancora poca cosa rispetto al resto, ci sembra che qui non si parli dello stesso Ges\u00f9 Cristo, dello stesso Dio Padre, n\u00e9 dello stesso Vangelo; ci sembra che si parli di un Ges\u00f9, di un Dio e di un Vangelo radicalmente diversi. Quello di S. Ignazio \u00e8 il Ges\u00f9 che ci \u00e8 stato insegnato a conoscere, amare e adorare fin da bambini, a noi che abbiamo varcato la soglia dei sessant&#8217;anni: si deve dunque pensare che la Chiesa di prima del Concilio ha ingannato i fedeli? E che solo dopo il Concilio, solo dopo Karl Rahner, solo grazie all&#8217;ecumenismo, al dialogo interreligioso e a teologi come don Squizzato, Enzo Bianchi e Vito Mancuso, la fede cattolica sia stata ristabilita nella sua verit\u00e0 e nella sua interezza; che solo allora ne sia stato messo in luce l&#8217;aspetto fondamentale, l&#8217;amore di Dio per gli uomini? Parrebbe di s\u00ec. Se la logica non \u00e8 un&#8217;opinione, non si pu\u00f2 parlare, come mellifluamente e subdolamente dissero i Padri del Concilio Vaticano II, di un <em>approfondimento<\/em> della fede e un aggiornamento della pastorale. E poi, che vuol dire approfondimento della fede? La fede non si approfondisce in quanto Chiesa; si approfondisce in quanto singoli cristiani, perch\u00e9 la fede, nella sua viva luce soprannaturale, \u00e8 un&#8217;esperienza interiore, ed \u00e8 la rivelazione di Dio al Singolo &#8212; come diceva Kierkegaard &#8212; e non alle Folle, alle Masse, al Popolo, o comunque si voglia dire ai tanti. No: Ges\u00f9 si rivolge al Singolo; la fede \u00e8 prima di tutto un&#8217;esperienza di trasformazione interiore. Poi, essa si manifesta nei riti, nella liturgia, nella partecipazione alla Chiesa visibile; ma alla sua origine vi \u00e8 un atto personale, una chiamata di Dio alla singola anima di ciascun uomo &#8212; e l&#8217;eventuale risposta di quest&#8217;ultimo. L&#8217;esperienza interiore e mistica della fede pu\u00f2 consistere in un approfondimento, perch\u00e9 nell&#8217;incontro del Singolo con Dio, Dio consente alla vista umana di diventare pi\u00f9 acuta e scorgere ci\u00f2 che prima, senza l&#8217;aiuto della Grazia, essa non giungeva a scorgere; ma nel Magistero della Chiesa la fede \u00e8 espressa in termini razionali, \u00e8 una dottrina, e la dottrina non si approfondisce, per il semplice fatto che, se si approfondisse, essa cambierebbe, mentre la dottrina \u00e8 quella e non cambia, possono trascorrere i secoli e i millenni, ma la dottrina \u00e8 sempre la stessa. Certo, vi si possono aggiungere nuove verit\u00e0, come il dogma dell&#8217;Immacolata Concezione di Maria; ma non si tratta di un approfondimento, bens\u00ec di una chiarificazione e di una esplicitazione di una verit\u00e0 che i fedeli gi\u00e0 sentivano, intuitivamente, da sempre: che la Madre di Ges\u00f9, la Madre di Dio, non poteva esser nata con l&#8217;ombra del Peccato originale. Non approfondimento, quindi, ma piena rivelazione e formalizzazione di una verit\u00e0 implicita, in tutto concorde con l&#8217;insieme della dottrina cattolica. Mentre le novit\u00e0 del Concilio, il dialogo interreligioso e l&#8217;ecumenismo, introducono delle idee e delle prassi che si discostano nettamente dal Magistero perenne. Quando mai Ges\u00f9 ha insegnato di venire a patti col mondo, di dialogare coi seguaci delle false religioni, o con gli apostati e gli eretici? Quando mai san Pietro e san Paolo si sono regolati in altro modo? Si pensi all&#8217;episodio di Simon Mago; si pensi all&#8217;episodio della conversione dell&#8217;ambasciatore della regina Candace: la loro norma era sempre la stessa, quella insegnata da Ges\u00f9: <em>Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo e battezzate nel mio nome E chi creder\u00e0, sar\u00e0 salvo; ma chi non creder\u00e0, sar\u00e0 condannato<\/em>.<\/p>\n<p>La fede \u00e8 un dono che entra nell&#8217;anima per mezzo dello Spirito Santo e vi mette le radici con l&#8217;aiuto soprannaturale della Grazia. Non ci sono teologi, si chiamino Karl Rahner o Walter Kasper, che la possono &quot;approfondire&quot;: viene direttamente da Dio. La Chiesa insegna come conservarla e come custodirla, mediante la somministrazione dei Sacramenti e gli atti del culto. Ma nessun Concilio pu\u00f2 cambiare il Deposito della fede, nessun Concilio pu\u00f2 cambiare la Parola di Dio. E la fede che traluce dalle parole dei Santi, come da s. Ignazio di Antiochia, ha qualcosa a che fare con la fede di cui parla don Squizzato? A noi sembra proprio di no. Si tratta di due cose diverse, due mondi diversi. Non \u00e8 questione di sensibilit\u00e0 individuale; non \u00e8 la stessa fede declinata in due maniere diverse, in due epoche storiche diverse: sono due fedi diverse. Una \u00e8 la fede in Ges\u00f9, come appare dai Vangeli, dai Padri, dai Dottori della Chiesa e come \u00e8 testimoniata dalle vite dei Santi e dei Martiri, come Ignazio d&#8217;Antiochia; l&#8217;altra \u00e8 una &quot;fede&quot; a misura del mondo, escogitata da un clero modernista e quindi apostata, che per\u00f2 non ha il coraggio di dichiararsi tale, e cerca di spacciarsi per il custode della fede di sempre. Ma la fede vera, quella che tocca l&#8217;anima e la trasforma, \u00e8 quella di cui parla Paul Claudel, il grande poeta cattolico, nelle sue memorie, quando, il giorno di Natale, entr\u00f2 per noia nella cattedrale di Notre Dame e sulle note del <em>Magnificat<\/em>, incontr\u00f2 Dio: <em>Io ero in piedi tra la folla vicino al secondo pilastro rispetto all&#8217;ingresso del coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capit\u00f2 l&#8217;evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione cos\u00ec grande (&#8230;) che dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede n\u00e9 toccarla<\/em>. \u00c8 la fede di S. Ignazio? S\u00ec, certo. \u00c8 quella di cui parla don Squizzato? No, decisamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi sa perch\u00e9, la Passio di S. 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