{"id":25995,"date":"2013-05-01T12:46:00","date_gmt":"2013-05-01T12:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/05\/01\/linvidioso-reagisce-a-una-provocazione-ma-reale-o-immaginaria\/"},"modified":"2013-05-01T12:46:00","modified_gmt":"2013-05-01T12:46:00","slug":"linvidioso-reagisce-a-una-provocazione-ma-reale-o-immaginaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/05\/01\/linvidioso-reagisce-a-una-provocazione-ma-reale-o-immaginaria\/","title":{"rendered":"L\u2019invidioso reagisce a una provocazione: ma reale o immaginaria?"},"content":{"rendered":"<p>Ci \u00e8 sempre stato detto e insegnato che l&#8217;invidia \u00e8 una brutta cosa, un sentimento del quale ci si dovrebbe vergognare; e poco importa se, sovente, il comportamento delle persone smentisce questo luogo comune, dato che sono invidiose anche molte di quelle che dicono tali cose e non sempre se ne mostrano afflitte, come sarebbe lecito aspettarsi.<\/p>\n<p>Ora, per poter esprimere una valutazione di carattere complessivo sul fenomeno dell&#8217;invidia, bisogna innanzitutto capire come esso si generi: solo allora potremo farcene un&#8217;idea adeguata e, di conseguenza, assumere una posizione di principio nei confronti di essa.<\/p>\n<p>La prima cosa da tener presente \u00e8 che l&#8217;invidia, come tutti i sentimenti umani, esprime una relazione o, quanto meno, un tentativo di relazione, magari abortito, magari represso, magari frustrato; in altre parole, non \u00e8 qualcosa che riguarda un solo soggetto, ma due: colui che invidia e colui che \u00e8 invidiato.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un fatto notevole, che sovente passa un po&#8217; inosservato. L&#8217;invidioso non fa tutto da solo; o, se anche fa tutto da solo, vive nondimeno un sentimento che si origina nella relazione con un altro essere umano: &quot;relazione&quot; nel senso pi\u00f9 ampio del termine, perch\u00e9 i due possono anche non conoscersi affatto, possono anche esse due perfetti estranei, i quali, per\u00f2, a un certo punto, si trovano a passare, per cos\u00ec dire, per la stessa strada.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 provare invidia per uno sconosciuto che ci passa accanto e che sfoggia un abito pi\u00f9 bello, un fisico pi\u00f9 attraente, un qualsiasi attributo di desiderabilit\u00e0 che fa scattare in noi, appunto, la reazione dell&#8217;invidia; addirittura, si pu\u00f2 essere invidiosi di qualcuno che non si \u00e8 mai visto, ma di cui si \u00e8 sentito parlare in termini un po&#8217; troppo elogiativi &#8212; troppo, beninteso, per i nostri gusti, cio\u00e8 nel senso che quelle lodi ci sembrano eccessive e immeritate e ci par quasi che tolgano a noi quanto ci sarebbe, invece, dovuto.<\/p>\n<p>Dunque, ecco il punto: l&#8217;invidioso non si sente nei panni di un aggressore, ma di un aggredito; non percepisce se stesso come colui che attacca, e sia pure col pensiero, ma come colui che si difende, anzi, che \u00e8 costretto a difendersi, giustamente e legittimamente; per essere precisi, che si difende da una vera e propria provocazione. L&#8217;altro lo provoca, ostentando i propri meriti e il proprio successo, e lui reagisce, per legittima e sacrosanta difesa, per istinto di conservazione.<\/p>\n<p>\u00c8 noto, ad esempio, che in tutte le classi scolastiche c&#8217;\u00e8 uno studente che primeggia, che eccelle, e che, per questo, \u00e8 oggetto della stima e della simpatia degli insegnanti; e che costui \u00e8 malvisto dai compagni; \u00e8, per definizione, l&#8217;antipatico del quale si pensa tutto il male possibile, \u00e8 il secchione, il lecchino, l&#8217;insulso che non sa vivere, ma che, nel mondo artificiale della scuola, supera gli altri a forza di studio, cio\u00e8 assumendo un contegno profondamente innaturale, perch\u00e9 si d\u00e0 per scontato che sia nella natura dello studente &quot;normale&quot; quella di non amare i libri e, perci\u00f2, di puntare al massimo risultato con il minimo sforzo possibile.<\/p>\n<p>Ebbene: anche se i compagni del &quot;secchione&quot; non lo ammetterebbero mai, il loro modo di agire nei suoi confronti \u00e8 vile; essi sovente si abbandonano a comportamenti malevoli e persecutor\u00ee nei suoi confronti, si fanno forti del numero, del loro essere &quot;normali&quot;, cio\u00e8 pigri e svogliati nello studio; lo calunniano e lo disprezzano, lo denigrando e lo svalutano, cercano di ridicolizzarlo, lo escludono, sino a farne un autentico &quot;paria&quot; (salvo, poi, aspettarsi che egli passi loro la versione di latino durante il compito in classe). Si sentono, infatti, la parte lesa, la parte offesa, e si calano nel ruolo di chi \u00e8 costretto ad impugnare le armi per una giusta causa, a combattere una guerra difensiva e, perci\u00f2, assolutamente legittima. Quanto \u00e8 fondata la loro pretesa? Difficile dirlo. Pu\u00f2 darsi che il &quot;secchione&quot;, effettivamente, sia un po&#8217; lecchino, o che si compiaccia di essere nelle grazie dei professori, complimentato e coccolato, nonch\u00e9 continuamente portato ad esempio di eccellenza; pu\u00f2 darsi, peggio ancora, che sia un po&#8217; presuntuoso, che ostenti la sua superiorit\u00e0 su di loro, che lasci trasparire il suo senso di sufficienza.<\/p>\n<p>Per\u00f2 le cose potrebbero anche stare altrimenti. Pu\u00f2 darsi che si tratti di un ragazzo (o di una ragazza) modesto, riservato, precocemente maturo e, perci\u00f2, annoiato dai comportamenti infantili dei suoi compagni, ma che si sforzi di non lasciar trasparire il suo fastidio; che cerchi, anzi, di farsi piccolo quando prende un bel voto, di mettere lo schermo alle sue eccellenti prestazioni scolastiche; pu\u00f2 darsi che la responsabilit\u00e0 maggiore della sua sovraesposizione non ricada su di lui, ma sui professori, che stupidamente lo lodano in continuazione davanti a tutti e, cos\u00ec facendo, mettono in ombra e fanno sentire frustrata e inadeguata l&#8217;intera classe.<\/p>\n<p>E qui sta il grande mistero del&#8217;invidia. Perch\u00e9 l&#8217;invidioso, che si sente un &quot;giusto&quot; provocato e, magari, perseguitato dal successo e dalla fortuna dell&#8217;invidiato, potrebbe avere alcune ragioni per vedere le cose in tal modo; ma potrebbe anche averne pochissime o, forse, nessuna. L&#8217;invidia \u00e8 cieca: chi pu\u00f2 dire se c&#8217;\u00e8 stata realmente una provocazione? L&#8217;invidioso percepisce la presenza dell&#8217;altro, dell&#8217;invidiato, come una provocazione: il solo fatto che egli esista, gli riesce come un oltraggio insopportabile, come una specie di aggressione permanente. Ma se tale aggressione ci sia stata davvero, \u00e8 difficile dirlo: a volte s\u00ec, a volte no; ma a che serve stabilire dei parametri oggettivi, quando la realt\u00e0 dell&#8217;invidioso \u00e8, sempre e comunque, non quella agita dall&#8217;altro, ma quella da lui percepita in maniera soggettiva e, forse, paranoica?<\/p>\n<p>Certo: l&#8217;individuo &quot;normale&quot;, nel senso di psicologicamente equilibrato, che prova sentimenti &quot;sani&quot;, \u00e8 in grado di distinguere e separare la realt\u00e0 oggettiva da quella puramente soggettiva, almeno fino ad un certo punto; \u00e8 in grado di vedere, per usare un linguaggio semplice, ma chiaro, la differenza tra un fatto e una allucinazione. Ma il punto \u00e8 che l&#8217;invidia \u00e8 un sentimento che stravolge la capacit\u00f2 di giudizio, \u00e8 una passione primordiale; e, di conseguenza, l&#8217;invidioso \u00e8 appunto simile ad un allucinato: difficilmente riesce a cogliere la differenza tra ci\u00f2 che esiste realmente e ci\u00f2 che \u00e8 frutto di una sua percezione distorta e aberrante.<\/p>\n<p>Pertanto, l&#8217;invidiato pu\u00f2 essere realmente una persona che ostenta il proprio valore e i propri meriti, che siano essi veri o presunti; ma, nel momento in cui essi gli vengono riconosciuti, a torto o a ragione, da un certo pubblico, ecco che scatta il pungiglione dell&#8217;invidia nell&#8217;anima di quanti si sentono offesi e sminuiti da quel riconoscimento. Non si invidia colui che, pur vantandosi e ostentando, non ottiene alcun riconoscimento: si prova invidia per colui che \u00e8 oggetto dell&#8217;altrui ammirazione. E, anche in quel caso, bisogna distinguere fra l&#8217;invidia &quot;normale&quot; e l&#8217;invidia maligna. L&#8217;invidia, infatti, \u00e8 di almeno due specie. Esiste una invidia sana, che \u00e8 propria di qualsiasi essere umano: il principiante che assiste alle prestazioni sportive di un campione, di un alpinista, di un nuotatore, di un velista, prova invidia nei suoi confronti, perch\u00e9 vorrebbe essere come lui, vorrebbe essere altrettanto bravo. Ma, fin qui, non si tratta di invidia maligna, perch\u00e9 essa \u00e8 temperata dall&#8217;ammirazione e dal leale riconoscimento che quella persona \u00e8 realmente pi\u00f9 brava e che merita davvero le lodi, le acclamazioni, le medaglie. Inoltre, il principiante spera di poter eguagliare, un giorno, quel livello di bravura; dunque, la sua invidia \u00e8 mitigata anche dal fatto che lui stesso si aspetta di diventare, un giorno, oggetto dell&#8217;altrui ammirazione.<\/p>\n<p>L&#8217;invidia per la ricchezza pu\u00f2 rispondere alle stesse dinamiche, perch\u00e9 la ricchezza \u00e8 una possibilit\u00e0: riguarda l&#8217;avere e non l&#8217;essere, dunque la si pu\u00f2 conquistare, in linea teorica, anche partendo da zero, purch\u00e9 si sia capaci di lavoro, sacrificio ed impegno. Certo, nella ricchezza vi \u00e8 anche un elemento che non dipende dal merito personale, cio\u00e8 la fortuna: una eredit\u00e0 inattesa, una vincita alla lotteria o al tavolo da gioco, ed ecco che il denaro arriva senza un particolare merito: questo tipo di ricchezza \u00e8 spesso oggetto di invidia maligna, anche perch\u00e9 giunge improvvisa. E i poveri, si sa, tollerano pi\u00f9 facilmente colui che \u00e8 ricco da sempre, che non colui che era povero come loro, e si \u00e8 arricchito sotto i loro occhi (anche se col proprio lavoro e con la propria intelligenza): \u00e8 il caso magistralmente illustrato da Giovanni Verga nel \u00abMastro-Don Gesualdo\u00bb.<\/p>\n<p>Ma che dire della bellezza? La bellezza non \u00e8 paragonabile a un vestito che si indossa; \u00e8 molto difficile conquistarla, se non la si possiede naturalmente; e, anche se la si pu\u00f2 conquistare mediante pratiche estetiche e perfino chirurgiche, resta l&#8217;invidia nei confronti di chi, senza dover fare alcuno sforzo, senza bisogno di mettersi a dieta, senza dover fare ore e ore di palestra, di sauna e di sedute dall&#8217;estetista, sfolgora di bellezza e mette in ombra tutti quanti col suo solo apparire, magari appena sceso dal letto, magari vestito col primo abito che capita.<\/p>\n<p>Terribile \u00e8 il sentimento dell&#8217;invidia che le donne nutrono nei confronti delle altre donne, se vedono che queste conquistano l&#8217;altrui ammirazione per la loro bellezza, per la loro freschezza, per la loro giovinezza; ed \u00e8 quasi incredibile il fatto che ci siano cos\u00ec tante donne che farebbero qualunque cosa pur di suscitare l&#8217;invidia delle altre, apparentemente senza rendersi conto di quanta malevolenza, di quanto rancore, di quanto odio si attirano, cos\u00ec facendo.<\/p>\n<p>Osserva in proposito Francesco Alberoni (\u00abGli invidiosi\u00bb, Milano, Garzanti, 1991, p. 97):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;invidiato non si rende conto della ferita, del dolore che provoca nell&#8217;invidioso e on capisce la violenza della sua reazione aggressiva.<\/p>\n<p>La bella donna che attraversa altezzosa la sala con tutti gli occhi puntati addosso \u00e8 contenta. Sa di ostentare, sa di essere invidiata, ma non afferra fino in fondo la malvagit\u00e0, l&#8217;odio che l&#8217;accompagna. Nella sua mente immagina una serie di commenti postivi, magari strappati a forza,ma positivi. Pensa che, sia pure a malincuore, le altee donne ammettano la sua bellezza, ne siano impressionate. Sarebbe spaventata se sentisse cosa dicono veramente di lei: &quot;Guarda quella schifosa, quel&#8217;arpia, quella svampita, quella profittatrice, quella ladra, quella puttana&#8230; \u00bb<\/p>\n<p>La pratica del malocchio, tanto diffusa non solo nel mondo rurale e pre-moderno, ma anche fra i grattacieli della societ\u00e0 tecnologica (si rimarrebbe stupiti di quante persone ricorrano, al giorno d&#8217;oggi, a fatture contro le rivali o contro individui pi\u00f9 fortunati), nasce da qui, come dice la parola stessa: guardare male qualcuno, cio\u00e8 con invidia, con rancore, con odio.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una conclusione a quanto siamo andati dicendo? Se l&#8217;invidia \u00e8 un sentimento sostanzialmente soggettivo, come proteggersi da essa? Come evitare di esserne l&#8217;oggetto, come evitare di esserne il soggetto? Perch\u00e9 si tratta di due condizioni che sono entrambe poco desiderabili, sia pure per ragioni diverse: l&#8217;invidiato \u00e8 esposto alla reazione dell&#8217;invidioso; e quest&#8217;ultimo si contorce nelle spire della sua frustrazione, della sua rabbia impotente.<\/p>\n<p>Eppure, la via d&#8217;uscita, almeno per l&#8217;invidioso, non \u00e8 difficile da vedere: essa risiede nella sfera dell&#8217;essere, non in quella dell&#8217;avere. Chi si sforza di essere, di essere persona, e di evolvere spiritualmente, non prova invidia per nessuno, se non, casomai, quella forma di sana invidia, non maligna, ma benefica perch\u00e9 stimolante, che \u00e8 propria del principiante nei confronti del maestro.<\/p>\n<p>Resta aperta la piaga dell&#8217;invidiato. Accade che le persone eccellenti siano invidiate anche se non fanno niente per alimentare l&#8217;invidia altrui: perch\u00e9 le simpatie che attirano, l&#8217;ammirazione da cui sono circondate, sono sufficienti a far scattare il serpente dell&#8217;invidia. Non basta: anche se non sono baciate dal successo, anche se il loro valore non viene riconosciuto, esse talvolta sono invidiate ugualmente, perch\u00e9 POTREBBERO essere oggetto di ammirazione. L&#8217;invidioso, di solito, ha le antenne: percepisce se l&#8217;altro \u00e8 migliore di lui e se ne cruccia, non solo se vede che questa superiorit\u00e0 viene riconosciuta dagli altri, ma anche soltanto all&#8217;idea che ci\u00f2 potrebbe accadere, e sia pure un domani, e sia pure in circostanze diverse dalle attuali: per esempio, se l&#8217;attuale capoufficio se ne andr\u00e0 in pensione e ne arriver\u00e0 uno nuovo, libero da pregiudizi e capace di valutare le persone in maniera spassionata, senza favoritismi&#8230;<\/p>\n<p>Che fare, dunque, quando si \u00e8 oggetto di invidia, pur non avendo ostentato per niente le proprie doti, la bellezza, la cultura, la preparazione? Che fare se si ha la sola colpa di essere giovani, davanti ad un vecchio invidioso? Purtroppo, a questa domanda non c&#8217;\u00e8 risposta: la modestia pu\u00f2 servire, ma non sempre \u00e8 sufficiente; la riservatezza potrebbe essere interpretata come superbia; perfino la timidezza, all&#8217;invidioso, potrebbe sembrare arroganza. In simili casi, non resta che seguire il consiglio del gran padre Dante: lasciare che l&#8217;invidioso si gratti la sua rogna, e passare oltre&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci \u00e8 sempre stato detto e insegnato che l&#8217;invidia \u00e8 una brutta cosa, un sentimento del quale ci si dovrebbe vergognare; e poco importa se, sovente,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-25995","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25995","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25995"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25995\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25995"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25995"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25995"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}