{"id":25988,"date":"2020-06-02T09:19:00","date_gmt":"2020-06-02T09:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/02\/intuizione-sensibilita-memoria-e-qualcosaltro\/"},"modified":"2020-06-02T09:19:00","modified_gmt":"2020-06-02T09:19:00","slug":"intuizione-sensibilita-memoria-e-qualcosaltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/02\/intuizione-sensibilita-memoria-e-qualcosaltro\/","title":{"rendered":"Intuizione, sensibilit\u00e0, memoria. E qualcos&#8217;altro"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo esiste oggettivamente al di fuori di noi. Questa semplice verit\u00e0 resiste a ogni sofisma solipsistico, non in virt\u00f9 di ragionamenti, ma per la forza stessa dell&#8217;esperienza immediata. Se chiudiamo gli occhi, non lo vediamo pi\u00f9; se ci rechiamo altrove e restiamo lontani per degli anni, le cose che ora vediamo si sottraggono alla nostra percezione; ma basta riaprire gli occhi, basta tornare in quel luogo, e tutto \u00e8 sempre l\u00ec, ad attestare che il mondo \u00e8 rimasto se stesso, con o senza di noi. E tuttavia, proprio il secondo esempio introduce un fatto ulteriore: il tempo, che indubbiamente cambia le cose. Rivedere una persona dopo trent&#8217;anni, significa constatare quanto \u00e8 cambiata da come la ricordavamo; e rivedere, da adulti, i luoghi dell&#8217;infanzia, equivale a misurare l&#8217;ineluttabile scorrere del tempo. Non solo. I luoghi, a trenta, quaranta o cinquant&#8217;anni di distanza, sono cambiati oggettivamente, perch\u00e9 molte vecchie case sono state demolite, altre ne sono sorte di nuove, e l\u00e0 dove prima c&#8217;era un negozio di macelleria, ora c&#8217;\u00e8 un servizio di assistenza informatica. Oltre a questo, tuttavia, ci rendiamo conto che c&#8217;\u00e8 stato anche un cambiamento <em>soggettivo<\/em>: noi non vediamo pi\u00f9 le cose come le vedevamo allora, se non in minima parte; il nostro sguardo non \u00e8 quello di allora. Al limite si direbbe che sia lo sguardo di un altro: che l&#8217;io di adesso non sia lo stesso io di cinquanta anni fa. Possibile? Possibile. Ma cos&#8217;\u00e8 il tempo, allora, se ha la capacit\u00e0 di cambiare non solo il mondo, ma anche noi stessi e il nostro guardo sulle cose? Evidentemente non \u00e8 solo durata; \u00e8 durata e quindi modificazione, <em>pi\u00f9 qualcos&#8217;altro<\/em>. Che cosa?<\/p>\n<p>Prima di provare a rispondere a questa domanda, proviamo a considerare l&#8217;intera questione anche da un altro punto di vista. Si dice: le cose cambiano nel corso del tempo; cambia anche il soggetto che le percepisce. Benissimo. Ma esistono due soggetti che le percepiscono alla stessa maniera? Non lo crediamo. Allora il problema del conoscere la realt\u00e0 non \u00e8 costituito solo dallo scorrere del tempo, che opera una modificazione sulle cose (immaginiamo uno studente di mezzo scolo fa, che pure abbia studiato benissimo tutte le discipline del suo corso di studi, come potrebbe affrontare un esame generale oggi, dopo mezzo secolo di nuove conoscenze), ma anche dalla pluralit\u00e0 dei punti di vista, che rende problematica l&#8217;oggettivit\u00e0 del conoscere. Questo non \u00e8 fare del relativismo, \u00e8 prendere atto della diversit\u00e0 di ogni coscienza, della sua unicit\u00e0 e della sua irriducibilit\u00e0 alle altre coscienze. Noi sappiamo quel che sappiamo, cio\u00e8 noi conosciamo la realt\u00e0, attraverso gli strumenti e le modalit\u00e0 della nostra coscienza: <em>quidquid recipitur, ad modum recipientis recipitur<\/em>, ci\u00f2 che si riceve, lo si riceve secondo il modo d&#8217;essere di colui che riceve. La realt\u00e0 \u00e8 oggettiva e la verit\u00e0 consiste nel cogliere la realt\u00e0 cos\u00ec come essa \u00e8 effettivamente; ma in pratica, esiste sempre un margine di soggettivit\u00e0 nel conoscere, almeno al livello del sapere empirico, mentre quel margine tende a sparire quando si parla delle scienze matematiche, le quali per\u00f2 non si riferiscono alla realt\u00e0 effettuale, ma ad una realt\u00e0 teorica (ed ecco l&#8217;errore di chi scambia la realt\u00e0 dei modelli teorici della fisica per degli elementi di fatto della realt\u00e0 fisica).<\/p>\n<p>Proviamo a ricapitolare i passaggi fondamentali del nostro ragionamento.<\/p>\n<p>1. Conoscere significa percepire la realt\u00e0 <em>e averne coscienza<\/em> (l&#8217;animale percepisce ma non riflette sul suo percepire).<\/p>\n<p>2. La coscienza individuale \u00e8 caratterizzata da una particolare sensibilit\u00e0 che influisce direttamente sugli atti conoscitivi.<\/p>\n<p>3. Conoscere significa formulare un giusto giudizio sulle cose (il daltonico, che percepisce i colori in maniera errata, ha una conoscenza errata).<\/p>\n<p>4. Ciascuno conosce per mezzo dei propri strumenti percettivi e della propria coscienza, quindi la conoscenza non \u00e8 mai perfettamente oggettiva, per quanto si sforzi di esserlo.<\/p>\n<p>5. Conoscere non \u00e8 solo percepire e aver coscienza, ma anche organizzare il conoscere, cio\u00e8 aver la coscienza di conoscere <em>in un quadro coerente<\/em>. Se il quadro non \u00e8 coerente, come nel caso di un allucinato, il conoscere non \u00e8 attendibile, nemmeno nel caso che si possieda una singola conoscenza esatta.<\/p>\n<p>6. Il mezzo fondamentale di tale organizzazione non \u00e8 il ragionamento, che avviene <em>a posteriori<\/em>, ma un atto d&#8217;intuizione della coscienza, che ha luogo <em>a priori<\/em>: infatti si conosce secondo le modalit\u00e0 specifiche dell&#8217;intuizione, mentre il ragionamento sopravviene solo in un secondo tempo (nel caso del&#8217;adulo, anni dopo che il bambino ha sperimentato una certa conoscenza di una cosa particolare, cos\u00ec come quella delle cose in generale).<\/p>\n<p>7. Poich\u00e9 l&#8217;intuizione ha a che fare con la sensibilit\u00e0, la maggiore o minore sensibilit\u00e0 della coscienza si riflette direttamente sulla profondit\u00e0 e l&#8217;intensit\u00e0 degli atti conoscitivi: a un poeta o un pittore basta un colpo d&#8217;occhio per cogliere l&#8217;essenza di un certo paesaggio, mentre alla persona superficiale e distratta quel paesaggio non dir\u00e0 niente di particolare, neanche se lo vedesse cento volte o addirittura se ci abitasse.<\/p>\n<p>8. La cultura moderna supervaluta la ragione strumentale e calcolante e svaluta, invece, l&#8217;intuizione (sebbene questa abbia gran parte non solo nella creazione estetica, ma anche nell&#8217;attivit\u00e0 logico-matematica, specie lo studio della geometria e la composizione musicale). Pertanto vi \u00e8 in essa una sopravvalutazione del conoscere <em>a posteriori<\/em>, cartesiano, duale e oppositivo, e una svalutazione del conoscere intuitivo, favorito dalla sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>9. Il fattore tempo opera una modificazione sia delle cose, sia della coscienza.<\/p>\n<p>10. Il mutare delle cose e della coscienza sotto l&#8217;opera modificatrice del tempo suggerisce che la conoscenza ordinaria \u00e8 fortemente condizionata da un qualcosa che si sottrae a ogni possibilit\u00e0 di controllo.<\/p>\n<p>Ed eccoci tornati al punto iniziale: il tempo non \u00e8 solo durata e modificazione delle cose, vi \u00e8 in esso qualcos&#8217;altro; cerchiamo di capire cosa sia questo <em>qualcosa<\/em>. Da pi\u00f9 di quattro secoli ci dibattiamo nella prigione del pensiero cartesiano: vediamo la realt\u00e0 in termini di materia e spirito, dentro e fuori, prima e dopo. In realt\u00e0, quando conosciamo, compiamo un atto totale della coscienza, vale a dire un atto che abolisce le differenze fra i singoli atti e, in una certa misura (perch\u00e9 la conoscenza umana, anche la pi\u00f9 perfetta, \u00e8 sempre qualcosa d&#8217;imperfetto) abolisce anche, o attenuta di molto, le categorie ordinarie dell&#8217;esistente. Nell&#8217;intuizione, in particolare, si direbbe che il prima e il poi spariscano in una esperienza del puro presente: quando il matematico intuisce la soluzione di un problema di geometria, \u00e8 impossibile dire se aver visto la soluzione del problema sia stata la conseguenza o la causa del fatto di averla conosciuta. Lo scorrere del tempo \u00e8 come se venisse fermato; proprio come, se ci \u00e8 lecito il raffronto, lo spazio viene annullato dalla realt\u00e0 del punto, nel quale non vi \u00e8 estensione e diviene impossibile dire se un punto posto lungo una linea sia esterno o interno ad essa. Il pensiero intuitivo \u00e8 vero pensiero ma \u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9 del semplice pensare, \u00e8 un cogliere le cose al volo, oltrepassando gli ostacoli e le obiezioni poste dalla coscienza ordinaria, che vuol sempre sapere se una cosa \u00e8 dentro o fuori di noi, se avviene prima o dopo quel certo evento; e che giudica a propri impossibile oltrepassare i limiti dello spazio e del tempo. Eppure una madre sente che suo figlio sta morendo, anche a migliaia di chilometri di distanza: conosce il fatto, e tanto peggio per la mete razionale che non saprebbe come spiegarlo. Noi conosciamo parecchie cose che, in teoria non &quot;dovremmo&quot; conoscere, ad esempio perch\u00e9 non siamo mai stati in quel certo luogo o perch\u00e9 quel fatto non \u00e8 ancora accaduto <em>nella dimensione del tempo.<\/em> Ma se noi siamo immersi, dal punto di vista fisico, nella dimensione temporale, ci\u00f2 non significa che la nostra coscienza si risolve esclusivamente in essa. A determinate condizioni, il nostro spirito pu\u00f2 uscire al corpo, vedere e conoscere cose che accadono altrove o in un tempo diversa dal presente, nel passato o nel futuro. E ci\u00f2 vale non solo per la dimensione naturale, ma anche per quella soprannaturale. Lo spirito dei santi pu\u00f2 vedere e sentire quel che avviene in altri piani di realt\u00e0 e perfino nell&#8217;Assoluto: pu\u00f2 vedere le anime che hanno lasciato questo corpo e questo mondo, pu\u00f2 parlare con loro, ed esse con lui. Niente a che vedere con le cosiddette visioni di quanti assumono sostanze allucinogene per oltrepassare i limiti della coscienza ordinaria: ci\u00f2 che essi vedono, ci\u00f2 che odono \u00e8 qualcosa di puramente soggettivo, mentre le visioni dei veri mistici sono fatti reali di cose reali.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla dimensione ordinaria dell&#8217;esistenza. In essa due categorie di persone si avvicinano pi\u00f9 di tutte alla conoscenza sovrasensibile, proprio perch\u00e9 la loro maniera di accostarsi alle cose nasce da una particolare sensibilit\u00e0 e quindi si caratterizza per il suo carattere empatico e intuitivo: l&#8217;artista e il bambino. L&#8217;uno e l&#8217;altro hanno la capacit\u00e0 di afferrare al volo <em>l&#8217;essenza<\/em> di una determinata cosa; con la differenza che il primo lo fa da persona adulta, cio\u00e8 muovendosi pur sempre entro precise categorie mentali, fondate sullo spazio e il tempo, sul dentro e il fuori, sulla causa e l&#8217;effetto; il secondo lo fa con tutto lo stupore di chi vede il mondo ancora intatto e misterioso, e un&#8217;apertura coscienziale che ignora le rigide categorie mentali dell&#8217;adulto, per cui ritiene possibile quasi qualsiasi cosa. Questa apertura sul possibile fa s\u00ec che al bambino, e solo al bambino, accadano esperienze di consapevolezza integrale, nelle quali la sua coscienza si dilata fino ad abbracciare, magari per una frazione di secondo, una realt\u00e0 molto pi\u00f9 vasta. Naturalmente stiamo parlando del vero bambino, oggi cos\u00ec raro da incontrare; perch\u00e9 una societ\u00e0 come la nostra, che non rispetta l&#8217;infanzia perch\u00e9 si adopera col massimo impegno a trasformare i bambini in adulti precoci, anche la coscienza infantile perde le sue caratteristiche di spontaneit\u00e0, empatia e apertura coscienziale e viene sostituita anzitempo da quella adulta, secondo la quale la quale certe cose non accadranno mai, semplicemente perch\u00e9 essa ritiene, in base a un quadro assai incompleto della realt\u00e0, che <em>non possano<\/em> accadere. Non per nulla Ges\u00f9 Cristo dice che per entrare nel Regno di Dio bisogna tornare ad essere come i bambini: non \u00e8 un&#8217;espressione retorica, ma una precisa descrizione dello stato di coscienza che consente l&#8217;apertura verso l&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro fattore da considerare: la memoria. Conoscere non \u00e8 solo percepire in maniera veritiera e aver coscienza di s\u00e9, ma anche ricordare e istituire un confronto fra le cose ricordate, cio\u00e8 percepite nel passato, e le cose percepite nel presente. Nessuno potrebbe dire: <em>Questa \u00e8 la casa della mia infanzia<\/em>, se la memoria non consentisse questa associazione mentale. Tuttavia, se gi\u00e0 la percezione della realt\u00e0 avviene in forme soggettive, a maggior ragione la memoria opera soggettivamente le sue associazioni mentali. Da ci\u00f2 le discrepanze che si notano quando due o pi\u00f9 soggetti confrontano il dato presente con quello passato, ad esempio una persona conosciuta molti anni prima e ora improvvisamente riapparsa, e ne ricavano impressioni fra loro anche assai diverse. Ma l&#8217;intreccio fra intuizione, sensibilit\u00e0 e memoria genera un complesso di operazioni mentali che possono produrre forme di conoscenza sempre pi\u00f9 personali e irripetibili. Trattandosi di un concetto piuttosto complesso da spiegare, proveremo a esprimerlo per mezzo di un ricordo personale. Da bambini, la gita domenicale pi\u00f9 bella per noi era quella che prendeva la direzione del Nord, verso le montagne; non importava la meta, l&#8217;importante era andare verso i monti. Lasciata la citt\u00e0, il primo paese che s&#8217;incontra \u00e8 Tricesimo, che sorge proprio a fianco della statale Pontebbana. All&#8217;altezza dell&#8217;albergo <em>Boschetti<\/em> il terreno, sul lato destro, si alza di livello, e infatti un muro di pietra domina la strada fino all&#8217;altezza della chiesa, che drizza il suo campanile un poco pi\u00f9 avanti. Ecco, in quel punto preciso &#8212; all&#8217;imbocco di via Marconi &#8212; a noi pareva quasi che il piede di un gigante sceso dalle montagne, arrivasse a lambire la strada che sale verso la Carnia, ci\u00f2 che aveva qualcosa d&#8217;incongruo, trattandosi d&#8217;una zona ancora pianeggiante, salvo alcune ondulazioni che da l\u00ec appunto si prolungano in direzione di Tarcento. Adesso stiamo esprimendo questo concetto in termini chiari e geograficamente precisi, com&#8217;\u00e8 proprio dell&#8217;adulto; ma allora era solo una sensazione, o meglio una intuizione: la tipica forma di conoscenza del bambino. Questi ha un atteggiamento del tutto diverso da quello dell&#8217;adulto di fronte alle cose: prova stupore, perch\u00e9 non ha ancora visto nulla cos\u00ec spesso da essersi assuefatto, e coglie l&#8217;oggetto con tutti sensi, afferrandolo nella sua interezza: colori, odori, sapori, suoni, ecc. Di conseguenza, ogni cosa per lui ha un che di magico: \u00e8 per questo che i giocattoli, nelle sue mani, si animano e gli danno emozioni che, crescendo, non prover\u00e0 pi\u00f9. D&#8217;altra parte non tutti i bambini hanno la stessa sensibilit\u00e0, cos\u00ec come gli adulti hanno forme diverse di razionalit\u00e0. A noi sembrava naturale provare quelle sensazioni quando passavamo accanto a quel luogo e ci pareva che chiunque le provasse, o almeno le avrebbe capite perfettamente se le avessimo espresse. Ora per\u00f2 sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec, che erano solo nostre; e infatti, quando pi\u00f9 tardi abbiamo provato a condividerle con altri, ci siamo accorti che era qualcosa che essi non capivano. E infatti conoscere \u00e8 un atto quanto mai misterioso. Intuizione, sensibilit\u00e0, memoria: <em>pi\u00f9 qualcos&#8217;altro&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo esiste oggettivamente al di fuori di noi. 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