{"id":25987,"date":"2015-07-29T12:39:00","date_gmt":"2015-07-29T12:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/valore-dellintuizione-nel-progresso-scientifico-il-caso-di-p-e-botta-e-la-riscoperta-di-ninive\/"},"modified":"2015-07-29T12:39:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:39:00","slug":"valore-dellintuizione-nel-progresso-scientifico-il-caso-di-p-e-botta-e-la-riscoperta-di-ninive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/valore-dellintuizione-nel-progresso-scientifico-il-caso-di-p-e-botta-e-la-riscoperta-di-ninive\/","title":{"rendered":"Valore dell\u2019intuizione nel progresso scientifico: il caso di P. E. Botta e la riscoperta di Ninive"},"content":{"rendered":"<p>Il progresso delle conoscenze scientifiche non \u00e8 sempre dovuto a metodi rigorosi, a pianificazioni razionali, a ferree deduzioni logiche, come s&#8217;immagina gran parte del pubblico dei non specialisti, e come vorrebbero fargli credere certi divulgatori scientifici che poco sanno e meno capiscono di scienza, se non che essa, ai loro occhi, \u00e8 il Dio infallibile da servire ciecamente, ottusamente, dogmaticamente. Spesso, pi\u00f9 spesso di quel che non si creda, esso dipende da audaci intuizioni, da geniali improvvisazioni, da slanci non razionalmente fondati, ma piuttosto ispirati da una specie di sesto senso, quasi di divinazione attinta da un piano di realt\u00e0 soprasensibile. Questo non significa che la conoscenza scientifica proceda per mezzo di sistemi poco scientifici; semplicemente, che dobbiamo considerare il concetto di &quot;scienza&quot; in maniera meno rigida, meno assoluta, meno astratta di come pretendeva la filosofia del Positivismo e come pretendono, dopo di essa, tutte le filosofie neopositiviste, che a quella si ricollegano idealmente.<\/p>\n<p>Un caso alquanto emblematico \u00e8 quello dell&#8217;archeologia. Il progresso delle nostre conoscenze mediante gli scavi che hanno riportato alla luce le citt\u00e0, le fortezze, le tombe del lontano passato, sovente si \u00e8 realizzato mediante inaspettati colpi di fortuna, felici e improvvise intuizioni, circostanze impreviste e imprevedibili, le quali, pur se agli studiosi va il merito d&#8217;averle sapute cogliere al volo, certo non sono state dovute alla loro azione, o alla loro intelligenza, o al loro lavoro. L&#8217;archeologia, un po&#8217; come la meteorologia, possiede, certamente, una metodologia e delle conoscenze di ordine generale, rispondenti a un quadro complessivo scientificamente delineato; parecchio, per\u00f2, in essa \u00e8 soggetto a fattori imponderabili, di molto le sue supposizioni e le sue previsioni possono sbagliare. Se il meteorologo pu\u00f2 sbagliare nelle previsioni, o meglio, nei tempi delle previsioni atmosferiche, l&#8217;archeologo pu\u00f2 sbagliare sulla individuazione dei siti ove effettuare gli scavi: affondare la pala in una certa collina, e non in un&#8217;altra, dipende da un insieme di fattori non sempre rigorosamente scientifici, se con quest&#8217;ultimo termine si intende qualche cosa che risponde a delle leggi sempre verificabili e a delle misurazioni sempre quantificabili.<\/p>\n<p>Quindi, l&#8217;archeologia \u00e8 una scienza, certamente; ma lo \u00e8 nel senso che i Greci attribuivano alla parola &quot;epist\u00e9me&quot;, conoscenza certa, contrapposto alla &quot;doxa&quot;, all&#8217;opinione; non nel senso che sia assolutamente infallibile, assolutamente prevedibile e assolutamente rigorosa. Bisogna procedere, in essa, un po&#8217; a tastoni, a naso, a buon senso: l&#8217;archeologo che decide di iniziare gli scavi in un determinato luogo, anzich\u00e9 in un altro, confida certo nella sua preparazione, nello studio delle fonti letterarie, nella considerazione di eventuali rinvenimenti di manufatti; ma non ha la certezza assoluta di trovare quello che cerca, prima di mettersi all&#8217;opera. Procede un po&#8217; alla cieca, almeno all&#8217;inizio, e almeno in un buon numero di casi. Si affida anche, in una certa misura, alla buona sorte: formula voti alla Dea bendata, come i comuni mortali (se pure non vogliamo dire, perch\u00e9 il paragone certo lo offenderebbe non poco, come colui che ha scommesso il suo denaro, puntando sopra certi numeri della lotteria).<\/p>\n<p>La terra che ricopre, nel corso dei secoli e dei millenni, le vestigia delle antiche civilt\u00e0, e magari le conserva beffardamente, pressoch\u00e9 intatte &#8212; come nel caso di Pompei ed Ercolano &#8212; sotto la lava solidificata di una eruzione vulcanica che provoc\u00f2 la morte di tutti gli abitanti, \u00e8 una custode gelosa e anche un po&#8217; capricciosa: quando lascia andare qualcosa di ci\u00f2 che nasconde nel suo grembo, quando solleva il velo e permette agli uomini di scavare vittoriosamente nelle sue pieghe, e di riportare alla luce del sole quel che giaceva sepolto e dimenticato nel cono d&#8217;ombra dei secoli trascorsi, sovente lo fa in maniera capricciosa, imprevedibile: e l&#8217;archeologo che &quot;scommette&quot; sulla presenza di resti significativi in un certo luogo \u00e8 simile, da questo punto di vista, a un geologo che &quot;scommette&quot; sulla presenza di un giacimento di petrolio l\u00ec dove ha deciso di effettuare delle trivellazioni, o a un paleontologo che &quot;scommette&quot; sulla presenza di fossili nel terreno profondo, magari effettuando un carotaggio nel ghiaccio dell&#8217;Antartide. Ma c&#8217;\u00e8 in lui anche qualcosa del rabdomante che va in cerca dell&#8217;acqua mediante il suo bastoncino forcuto; anche se, naturalmente, questo \u00e8 un paragone che non si dovrebbe fare nei salotti buoni della cultura neopositivista oggi imperante, perch\u00e9 quegli archeologi che si sentono puramente e semplicemente degli &quot;scienziati&quot; ne sarebbero offesi a morte, e lo respingerebbero con autentica indignazione.<\/p>\n<p>Ma, per non rimanere troppo nel vago, facciamo un esempio concreto che illustri la nostra tesi circa il valore dell&#8217;intuizione nell&#8217;ambito della scienza archeologica: quello della scoperta dell&#8217;antica civilt\u00e0 assira, e, in particolare, dell&#8217;antica capitale di quell&#8217;impero, Ninive, la grande citt\u00e0 sulla riva sinistra del Tigri, in Mesopotamia, il cui nome ricorre tante volte nei libri della Bibbia e anche nelle pagine degli storici greci, ma che, gi\u00e0 ai tempi di Alessandro Magno, era stata pressoch\u00e9 dimenticata, cancellata dal tempo, dalla sabbia, dal vento. Uno strano destino per colei che aveva dominato gran parte del Medio Oriente antico, e che era stata il simbolo stesso della potenza politica e militare, imponendo il suo duro giogo guerriero su tanti popoli e regioni, finch\u00e9, bruscamente, nel 612 era stata presa e distrutta da una coalizione di Medi e di Caldei, subendo la sorte crudele che aveva inflitto a numerose citt\u00e0 straniere.<\/p>\n<p>Ninive fu riscoperta verso la met\u00e0 dell&#8217;Ottocento per merito di un archeologo dilettante, Paul \u00c9mile Botta (Torino, 1802-Ach\u00e9res, 1870), un italiano naturalizzato francese, figlio dello storico e uomo politico italiano Carlo Botta (San Giorgio Canavese, 1766-Parigi, 1837). Egli nel 1843 si trovava a Mossul, nell&#8217;Alta Mesopotamia, in veste di rappresentante diplomatico della sua patria d&#8217;azione presso le locali autorit\u00e0 ottomane, allorch\u00e9 si mise a scavare l\u00e0 dove, effettivamente, giaceva sepolta l&#8217;antica Ninive, di cui molti sospettavano l&#8217;esistenza, ma che, ancora, non si era decisa a rivelare agli uomini il segreto della sua ubicazione, insieme ai suoi tesori sepolti. Di fatto, il successo arrise a Botta non nel luogo &quot;giusto&quot;, ossia la localit\u00e0 di Kuyundshik, che corrisponde al sito di Ninive, ma in quello &quot;sbagliato&quot;, cio\u00e8 a Khorsabad, corrispondente al sito di Dur Sarrukin, 20 km. a nord-est. Egli aveva invano scavato, per un anno, a Kuyundshik; fu solo quando un informatore locale gli segnal\u00f2 la presenza di promettenti reperti a Khorsabad, che egli diede ascolto a quella indicazione e trasfer\u00ec il sito principale degli scavi, venendo ricompensato dalla scoperta di notevolissimi resti di edifici e di sculture estremamente suggestive, quali mai erano apparse allo sguardo di un Europeo: la testimonianza della potente arte degli Assiri, con i suoi straordinari, possenti tori alati, con le sue imponenti figure umane dal volto barbuto, con i suoi sovrani ritratti in tutta la loro maest\u00e0 e con le vivacissime, realistiche scene di caccia al leone su bassorilievo, nelle quali \u00e8 raffigurata la fiera ruggente che si accascia, trafitta dalle frecce scoccate dall&#8217;arciere regale.<\/p>\n<p>Gli scavi di Khorsabad accesero la fantasia dei contemporanei, spalancarono a Botta le porte della celebrit\u00e0 e rivelarono al mondo le meraviglie dell&#8217;antica Assiria, anche se la citt\u00e0 di Ninive vera e propria venne pienamente messa in luce solo nel 1847, un anno dopo che Botta aveva inviato a Parigi i tesori da lui dissepolti, e fu dovuta principalmente al suo continuatore, l&#8217;inglese Sir Austen Henry Layard (Parigi, 1817-Londra, 1894), al quale si deve la scoperta, fra l&#8217;altro, del palazzo e della famosa biblioteca di Assurbanipal.<\/p>\n<p>La storia della riscoperta di Ninive, l&#8217;antica capitale degli Assiri, \u00e8 stata magistralmente riassunta da un grande divulgatore scientifico tedesco, Kurt Wilhelm Marek (nato a Berlino nel 1915 e morto ad Amburgo nel 1972), noto in tutto il mondo per i suoi splendidi, avvincenti libri sulla storia dell&#8217;archeologia, dal pi\u00f9 famoso dei quali traiamo la seguente pagina (C. W. Ceram, \u00abCivilt\u00e0 sepolte. Il romanzo dell&#8217;archeologia\u00bb; titolo originale: \u00abG\u00f6tter, Gr\u00e4ber, und Gelehrte. Roman der Arch\u00e4ologie\u00bb, Hamburg-Stuttgart, Rowholt, 1949; traduzione dal tedesco di Licia Borrelli, Torino, Einaudi, 1955, pp. 250-253):<\/p>\n<p>\u00abAncora negli anni di giovent\u00f9, Paul \u00c9mile Botta fece un viaggio intorno al mondo. Nel 1830 entr\u00f2 come medico al servizio di Mohammed Al\u00ec e partecip\u00f2 ad una spedizione egiziana a Sennaar (dove collezion\u00f2 gli insetti). Nel 1833 il governo francese lo nomin\u00f2 console ad Alessandria. Egli fece un viaggio in Arabia e scrisse un voluminoso libro sull&#8217;argomento. Nel 1840 fu nominato agente consolare a Mossul. Questa citt\u00e0 \u00e8 situata sul Tigri superiore. E quando il sole tramontava e Botta fuggiva l&#8217;afa dei bazar per una cavalcata ristoratrice, egli osservava le strane colline&#8230; Non era stato il primo a restarne colpito. Altri viaggiatori, Kinneir, Rich, Ainsworth, avevano gi\u00e0 formulato il sospetto che esse celassero delle rovine. [&#8230;]<\/p>\n<p>[Botta] era medico e si interessava di scienze naturali. Era diplomatico e sapeva utilizzare le relazioni sociali. Non era per\u00f2 archeologo. Per il suo futuro compito aveva a disposizione la conoscenza della lingua degli indigeni, l&#8217;abilit\u00e0 acquistata nel corso dei suoi viaggi nell&#8217;intrattenere rapporti amichevoli coi fedeli del profeta, e una illimitata capacit\u00e0 lavorativa, che non era stata spezzata neppure dal clima micidiale dello Yemen o dalla paludosa depressione del Nilo. Con tali premesse Botta si mise al lavoro. Al nostro esame retrospettivo risulta che egli non procedette in base a un piano prestabilito o ad una audace ipotesi, ma che fu semplicemente spinto da una vaga speranza mista a curiosit\u00e0. Difatti egli stesso rimase altrettanto sorpreso del proprio successo quanto il mondo intero. Ogni sera, dopo aver chiuso l&#8217;ufficio, egli esplorava con una costanza senza uguali la campagna intorno a Mossul. Si fermava ad ogni casa, visitava una capanna dopo l&#8217;altra, per porre sempre le stesse domande: Avete antichit\u00e0? Vecchie pentole? Magari un antico vaso? Dove avete preso i mattoni con cui \u00e8 fabbricata questa stalla? Donde provengono questi cocci di argilla con strani segni cuneiformi? Egli comprava tutto quanto poteva. Ma quando supplicava gli uomini di mostrargli il luogo donde provenivano quei pezzi, quelli si stringevano nelle spalle e spiegavano che Allah era grande e ne aveva sparso un poco dappertutto e bastava solo guardare intorno. Botta vide che non riusciva, interrogando gli indigeni, a identificare una localit\u00e0 di scavo particolarmente ricca, e si decise ad affondare la vanga nella prima collina che gli capit\u00f2 sotto mano, presso Kujundshik. Ma non era la giusta. Almeno cos\u00ec parve a Botta, in questo primo anno di scavo. Che proprio qui si nascondesse un castello di Assurbanipal (il Sardanapalo dei Greci), doveva scoprirlo un altro. Botta ci scav\u00f2 invano. Bisogna cercare di immaginare che cosa significhi non scoraggiarsi di fronte a sempre nuovi e vani tentativi, andare avanti senza essere sostenuto da nessuna prova sicura, ma spinto solo dalla vaga idea che queste colline dovevano pur contenere del materiale degno di essere scavato, giorno per giorno, settimana per settimana, mese per mese, e non trovare altro che qualche tegola sbocconcellata ricoperta di segni illeggibili, o qualche torso di scultura, ma ridotto in tanti pezzi da risultare irriconoscibile, o talmente primitivo da non poter alimentare nessuna ipotesi. Pass\u00f2 cos\u00ec un anno intero. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che Botta, al termine di quest&#8217;anno, dopo le innumerevoli notizie false degli indigeni, non prestasse fede a un arabo chiacchierone che con un linguaggio colorito venne a parlargli di una collina ricca di tutte le meraviglie che il francese cercava. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che Botta volesse cacciarlo dal campo, quando l&#8217;arabo, con sempre maggiore insistenza, disse di venire da un villaggio lontano, e di aver udito del desiderio del francese, e di volerlo aiutare perch\u00e9 amava i Francesi. Cercava Botta mattoni con iscrizioni? Nel suo paese, a Khorsabad, ce n&#8217;erano a bizzeffe. Lui lo sapeva, perch\u00e9 di tali mattoni aveva costruito il proprio focolare e tutti avevano fatto lo stesso nel suo villaggio da anni e anni. Botta non riusciva a liberarsi di quest&#8217;uomo, e allora sped\u00ec con lui alcuni dei suoi. C&#8217;erano sedici chilometri di distanza. Diede precise istruzioni sul da farsi. Non si poteva mai sapere&#8230; Questa piccola spedizione rese immortale il nome di Botta nella storia dell&#8217;archeologia. Il nome dell&#8217;arabo non \u00e8 ricordato. Fu Botta che riport\u00f2 alla luce i primi resti di una civilt\u00e0 fiorita per quasi due millenni e poi sepolta sotto la nera terra e dimenticata dagli uomini per pi\u00f9 di due millenni e mezzo. Una settimana dopo che Botta aveva inviato i suoi uomini in ricognizione, arriv\u00f2 un messaggero tutto eccitato e rifer\u00ec che appena avevano affondato la vanga erano venute alla luce delle mura. E appena queste erano state ripulite del sudiciume pi\u00f9 grosso, erano apparse iscrizioni, figure, rilievi, animali spaventosi&#8230; Botta balz\u00f2 a cavallo e accorse sul luogo. Un paio d&#8217;ore dopo era gi\u00e0 rannicchiato in una trincea di scavo e disegnava le pi\u00f9 singolari figure, uomini barbuti, fiere alate, forme lontane da tutto quanto si poteva immaginare, come non ne aveva viste nemmeno in Egitto e come mai si erano mostrate ad occhio europeo. Qualche giorno pi\u00f9 tardi tutti i suoi operai furono richiamati da Kujundshik. Furono messi in azione picconi e badili. Venivano alla luce mura e sempre nuove mura. E allora Botta non pot\u00e9 dubitare di aver scoperto, se non l&#8217;intera Ninive, almeno uno dei pi\u00f9 splendidi palazzi degli antichi re assiri. E venne il momento in cui non pot\u00e9 pi\u00f9 tener per s\u00e9 questa convinzione, e proclam\u00f2 la notizia al mondo, alla Francia, a Parigi. &quot;Credo &#8212; egli scrisse con orgoglio -, e i giornali pubblicarono la dichiarazione grandi titoli &#8212; di essere il primo ad aver scoperto costruzioni che si possono attribuire a buon diritto al periodo in cui Ninive fior\u00ec!\u00bb<\/p>\n<p>Del resto, siamo gi\u00e0 abituati, almeno a partire dall&#8217;opera fondamentale dell&#8217;epistemologo Thomas Kuhn, \u00abLa struttura delle rivoluzioni scientifiche\u00bb (Chicago, University Press, 1962), a pensare al progresso scientifico come ad un percorso non gi\u00e0 lineare, bens\u00ec fortemente discontinuo, caratterizzato da &quot;salti&quot; pi\u00f9 o meno bruschi e apparentemente improvvisi. In realt\u00e0, essi sono preceduti da un graduale accumulo di elementi &quot;anomali&quot; rispetto al paradigma scientifico dominante, i quali, sommandosi, finiscono per mettere in crisi il paradigma stesso e spingono alcuni scienziati a formulare e proporre non qualche &quot;aggiustamento&quot; parziale (come poteva essere la teoria degli epicicli per spiegare le anomalie nelle orbite dei pianeti, e dunque &quot;rimediare&quot; all&#8217;insufficienza del modello aristotelico dell&#8217;universo), ma un vero e proprio paradigma &quot;nuovo&quot;, incompatibile col precedente non solo quanto ai contenuti, ma anche quanto alle premesse filosofiche, alle metodologie, alla prospettiva culturale di fondo e persino allo stesso linguaggio.<\/p>\n<p>Ora, nei fondatori di nuovi paradigmi scientifici si nota, secondo Kuhn, una notevole disinvoltura a livello strettamente scientifico, almeno secondo i canoni della scienza collaudati e riconosciuti nel &quot;vecchio&quot; paradigma. Galilei che afferma risolutamente il modello eliocentrico dell&#8217;Universo, pur senza averne le prove (l&#8217;unica prova addotta, il fenomeno delle maree, era clamorosamente sbagliata e, comunque, allora indimostrabile); Darwin che sostiene l&#8217;evoluzione continua delle forme viventi per effetto dell&#8217;adattamento all&#8217;ambiente e di alcune mutazioni genetiche casuali (ma anch&#8217;egli, di fatto, con pochissime prove a conferma della sua teoria, nessuna delle quali realmente decisiva); Wegener che formula la teoria della deriva dei continenti, quando la maggior parte dei geologi stentava ad immaginare che le grandi masse terrestri possano &quot;galleggiare&quot; sopra le rocce pi\u00f9 leggere dei fondali oceanici (e, lui pure, senza poter indicare la causa efficiente di una simile traslazione), si son presi la libert\u00e0 di agire al di fuori dei canoni scientificamente riconosciuti ai loro tempi e, dunque, sfidando il concetto stesso di &quot;scienza&quot;, cos\u00ec come allora era accettato.<\/p>\n<p>Non solo: passando in esame la storia delle rivoluzioni scientifiche, ci si imbatte in un fatto piuttosto sorprendente: molte volte gli autori del nuovo paradigma sono dei dilettanti rispetto al ramo scientifico nel quale operano la &quot;rivoluzione&quot;. Galilei era un matematico e un fisico, non un astronomo: anche se la fama delle sue scoperte al telescopio lo fece ritenere tale presso il grande pubblico, la realt\u00e0 \u00e8 che non aveva fatto studi specifici tali da giustificare l&#8217;opinione che lo volle esperto di astronomia (e, per esempio, i suoi disegni della superficie lunare, come ha osservato il filosofo della scienza Paul Karl Feyrabend, sono cos\u00ec confusi e fantasiosi, da far dubitare della sua capacit\u00e0 di osservazione; mentre nella polemica con Orazio Grassi sulla natura delle comete, lui aveva torto e l&#8217;altro, ragione). In compenso, era un polemista estremamente aggressivo. Darwin non era un vero naturalista, ma semplicemente un ex studente di teologia che si dilettava di studi naturalistici, dei quali, all&#8217;epoca del suo viaggio a bordo del \u00abBeagle\u00bb, conosceva a malapena le basi empiriche: fanno testo, in proposito, i suoi errori clamorosi nella classificazione dei fringuelli delle Galapagos, che la leggenda evoluzionista vorrebbe invece esaltare come il momento rivelatore del suo genio scientifico. Wegener, infine, non era affatto un geologo, ma un meteorologo.<\/p>\n<p>In questa cornice si colloca quanto abbiamo detto di Paul \u00c9mile Botta, che non era affatto, n\u00e9 mai era stato, un archeologo, e che si volle improvvisare tale, da ex medico e da diplomatico in servizio col grado di console: l&#8217;uomo che avvi\u00f2 la riscoperta di Ninive, la capitale assira. Del tutto inesperto dei segreti dell&#8217;archeologia, si mise a scavare furiosamente, ebbe fortuna e strapp\u00f2 un successo clamoroso. Difficile immaginare qualche cosa di meno scientifico, nel senso rigoroso del termine&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progresso delle conoscenze scientifiche non \u00e8 sempre dovuto a metodi rigorosi, a pianificazioni razionali, a ferree deduzioni logiche, come s&#8217;immagina gran parte del pubblico dei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30138,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[92],"class_list":["post-25987","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-archeologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25987","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25987"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25987\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30138"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25987"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25987"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25987"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}